Sei in: Mondi medievali ® Medioevo e Medicina ® Per una storia della medicina antica e medievale ® La medicina nell'alto Medioevo ® 5. Le epidemie


     MEDIOEVO E MEDICINA    

a cura di Raimondo G. Russo


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    Premessa  -  1. Alcuni cenni storici  -  2. La medicina barbarica  -  3. La CHIESA E LA MAgia  -  4. La medicina e la chirurgia  -  5. EPIDEMIE  -  6. APPROFONDIMENTI E CURIOSITà


 

5.2.4 LA CURA

   

I malati giungevano all'osservazione per affezioni diversissime, ma avevano tutti in comune o bruciore o arrossamenti che venivano tradizionalmente trattati con la sugna di maiale e con la segnatura.

Antiche consuetudini

Vediamo di percorrere e di spiegare questi gesti terapeutici che vengono ripetuti da secoli.

   

5.2.5 SANT'ANTONIO ABATE

Antonio nacque intorno al 250 a Coma (oggi Quemar), presso Heracleopolis Magna in Fayum,  sulla costa occidentale del Nilo, nel cuore dell'Egitto da genitori nobili, abbastanza ricchi e cristiani. Intorno al 270, quando aveva 20 anni, Antonio decise di seguire completamente  il Vangelo e si ritirò in un luogo solitario.

All'inizio si stabilì non lontano dal suo villaggio: poi si trasferì in un'antica grotta scavata nel fianco di una montagna, la cui ubicazione era nota soltanto ad un suo fedele amico. Nel 285, quando ormai aveva 35 anni, interruppe qualunque relazione umana ritirandosi in un vecchio rudere abbandonato, sul monte Pispir, ad est del Nilo, In quel luogo visse circa 20 anni, isolato dal mondo e vietando l'accesso a chiunque, anche all'amico fedele che gli gettava i viveri al di sopra delle mura di cinta.  

Trascorso questo periodo, molti si recarono da lui e sorsero i primi monasteri abitati da monaci, che si ponevano sotto la guida spirituale di Antonio, per questo è detto "abate" (dall'aramaico: abba, "padre"). Nel 311 iniziò la persecuzione dell'imperatore romano d'oriente Massimino Daia e  Antonio lasciò la solitudine per recarsi ad Alessandria e sostenere ed assistere i suoi fratelli cristiani. Poi si ritirò sul monte Qolzoum, distante trenta miglia dal Nilo, ove si mantenne coltivando un piccolo appezzamento di terreno. La fama della sua santità era ormai nota in tutta la regione e molti si recavano per chiedere grazie e guarigioni. Nel 338, Antonio, all'età di 87 anni, dovette tornare ad Alessandria per combattere l'eresia ariana, condannata dal concilio di Nicea (325), che negava la natura divina di Gesù.

Ritornato al suo eremo, si ammalò e predisse ai due discepoli Macario e Amathas, a cui aveva concesso di far vita comune con lui, la sua morte imminente e lasciò loro il suo testamento con la proibizione di manifestare ad alcuno il luogo della sua sepoltura.

Antonio si spense all'età di 105 anni, il 17 gennaio del 356 nel suo eremo sul monte Qolzoum.

S. Eutimio, abate in Palestina nel 473, ne fece celebrare la festa il 17 gennaio e fu presto imitato da Costantinopoli e dall'Occidente, dal momento che la fama della sua santità si era già diffusa in tutto il mondo cristiano.

Il luogo della sepoltura di Antonio rimase sconosciuto per circa due secoli.

Verso il 561, sotto l'imperatore Giustiniano, fu scoperto il suo sepolcro: le reliquie furono trasportate ad Alessandria nella chiesa di S. Giovanni Battista, e verso il 635 a Costantinopoli. Nel secolo XI esse passarono in Francia (Bourg St. Antoine), recate da un crociato al suo ritorno dalla Terra Santa. In Francia, in quel periodo, sorse l'Ordine ospedaliero degli "Antoniani", approvato da Urbano II (1088-1099), il papa che aveva indetto la prima crociata. Vicino alla chiesa costruita per accoglierle, consacrata da Callisto II nel 1119, sorse un ospedale condotto dagli Antoniani, che accoglieva numerosi pellegrini che vi si recavano per invocare il Santo che godeva la fama di guarire il "fuoco di sant'Antonio".

In seguito, nel 1491, le sacre reliquie furono traslate nella chiesa di Saint Julien e Antonio ad Arles. Da qui, sul finire del secondo millennio, sono state trasferite nella Cattedrale di Saint Trophime, sempre ad Arles.

La festa di sant' Antonio abate ricorre il 17 gennaio: è sorprendente come sia tanto conosciuto in Italia pur non essendo mai venuto nel nostro paese, come risulta dalla biografia scritta dal discepolo sant'Atanasio.

Il santo è di solito raffigurato assieme a un maialino, ed è per questo che viene riconosciuto come protettore degli animali domestici.

Dopo la traslazione della salma in Francia, si diffuse la voce del potere del santo sul fuoco di sant'Antonio; gli ammalati affluivano talmente numerosi che si dovette istituire l'ordine religioso degli 
Antoniani (che portavano come emblema la gruccia di sant'Antonio). Tra l'altro gli Antoniani allevavano maiali e con il grasso di questi ultimi curavano le lesioni cutanee, specie quelle dovute all’ergotismo
.

Uno dei villaggi dove sorse un convento di S. Antonio come ospedale e centro di cultura fu Isenheim, in Alsazia: sull’altare della chiesa dedicata al santo Gunewald dipinse due santi, S. Antonio e S. Sebastiano, che venivano raffigurati come miracolosi soccorritori contro le malattie; in particolare S. Antonio veniva indicato come guaritore del fuoco di sant'Antonio; sempre nell'altare di Insenheim nella terra 'visuale", alla "destra", viene anche raffigurato un ammalato di ignis sacer, tra l'imperversare di mostri infernali che assalgono il santo da tutte le parti.

   

Fede nel miracolo

In quelle zone esisteva già una divinità celtica, il dio Lug che riportava la luce, la primavera, ed era garante di rinascita dei morti.

Questi poteri del dio Lug nel passaggio da una cultura pagana ad una cristiana vennero trasferiti a sant'Antonio che doveva riportare il fuoco e la luce agli uomini (non a caso la festa del nostro santo cade a poche settimane dal solstizio d'inverno).

I Celti veneravano Lug a tal punto da portare una statuetta di cinghiale (animale con il quale veniva sempre raffigurato) sull'elmo e sugli stendardi. Il culto di sant'Antonio-Lug si diffuse prima in tutte le aree di cultura celtica e poi, dopo l'XI secolo, in tutta Europa.

La festività di sant'Antonio sta quasi a significare una purezza di luce, di vita e di liberazione dalle fiamme, dalle malattie urenti quali appunto erano tipicamente l'ergotismo e l'Herpes zoster.

Tutto questo ci fa capire quanto fosse importante durante il Medioevo il bisogno del miracolo.

Ciò che accadde per sant'Antonio può essere configurato come il risultato di un'operazione sincretistica avvenuta dopo la traslazione delle reliquie. Che originariamente l'animale che accompagnava sant' Antonio fosse il cinghiale del dio Lug si vede nella iconografia medievale e anche nel dipinto Apparizione della Madonna ai santi Antonio abate e Giorgio del Pisanello conservato alla National Gallery di Londra.

Questo non impedì però il ripetersi di epidemie in tutta Europa, specialmente in Francia e in Germania; con il progressivo diminuire delle patologie legate all'ergotismo, il termine di Ignis sacer venne progressivamente usato per le affezioni erpetiche di natura virale, che ancora potevano e sono in grado di dare una sintomatologia talmente violenta e dolorosa da richiedere, oltre alle terapie mediche più avanzate, ancora oggi l'intervento della "segnatura".

La Chiesa cattolica ha fatto coincidere la festività di sant'Antonio all'incirca con il solstizio d'inverno, per rinascere dalla luce (fuoco), e il fuoco diventa il mezzo con cui si porta materialmente la benedizione dal santo.

In alcune zone della Lunigiana persiste nelle campagne il rito della segnatura che ferma la malattia e la fa seccare: si raccolgono numerosi rametti d'erica se ne scelgono tre e si bagnano in acqua; con essi si tracciano segni di croce sulla parte ammalata recitando la formula e poi  li si getta nel fuoco. L'identificazione malattia-fuoco è costante ed è suggerita dal bruciore provocato dalla malattia; molto spesso ancora oggi i pazienti delle campagne che giungono all'osservazione continuano a usare più che l'Aciclovir in vena, proprio sugna di maiale.

   

5.2.6 LA SEGNATURA

Nasce come filosofia spirituale secondo la quale tutto ciò che è presente in natura fosse ad uso e consumo dell'uomo e, per farne capire l'utilizzo, il Creatore aveva posto un segno sulle piante che ha creato che per questo possono servire a curare le malattie, con uno sguardo all'astronomia, che era considerata una superstizione dalla medicina scientifica ma che nella storia rappresenta un importante aspetto del pensare medico.

Considerata una superstizione dalla medicina scientifica, nella storia rappresenta un importante aspetto del pensare medico a partire dalla metà del Seicento fino alla fine del XIX secolo.

Le piante della Segnatura erano probabilmente già state riconosciute nell’antica Cina, dove la classificazione correlava le caratteristiche con gli organi:

·        Giallo e dolce = milza

·        Rosso e amaro = cuore

·        Verde e acido = fegato

·        Nero e salato = polmoni

Si può fare una allusione a questa teoria già negli scritti di Galeno (131-200), ma non fu prima della pubblicazione del libro di Jacob Boehme, Signatura Rerum (La segnatura delle cose) nella prima metà del XVII secolo che essa assunse forma di una filosofia spirituale. Essa non fu originariamente formulata per la professione medica.

Alcuni esempi

William Cole ("College of Physicians in London") così scriveva dell'acqua distillata di biancospino.

Hepatica nobilis 

Acqua distillata di biancospino: «(...) si è scoperto che bagnando delle compresse di garza in detta acqua e applicandole nei punti in cui sono penetrate delle spine, queste fuoriescono; si può affermare che la spina dà il rimedio alla sua stessa puntura». In questo caso la segnatura è proprio nella spina.

Piante con fiori gialli, come la calendula, servivano a curare l'ittero mediante la segnatura del colore, mentre le piante rosse venivano usate per le malattie del sangue.

John Gerard nel suo Erbario (1597) consigliava di mettere le foglie, i fiori e i semi di iperico a macerare in un bicchiere con olio d'oliva, posto poi in un luogo caldo e assolato. Dopo qualche settimana il liquido veniva filtrato e nuovamente posto al sole; se ne otteneva un olio di colore del sangue che veniva usato per le ferite profonde. 

I petali dell'iris erano comunemente usati come poltiglia in caso di contusioni (segnatura del colore).

Se una parte della pianta riproduceva la forma di un organo o di una parte del corpo umano, poteva essere usata per curarne le patologie (segnatura della forma). 

I frutti della Portulaca venivano usati per curare le patologie renali proprio perché hanno una forma che assomiglia a quest'organo. 

L'equiseto, o coda cavallina, veniva impiegato per la cura delle malattie originanti dalla colonna vertebrale. 

L’iperico era usato per curare le patologie cutanee perché le tasche lisigene che caratterizzano le foglie di questa pianta, assomigliano a delle bolle. La contraddizione risiede nella possibilità di comparsa di discromie cutanee, dopo esposizione solare, nelle persone che usano questa pianta come antidepressivo.

Nicholas Culpeper (1616-1654), erborista inglese, sviluppò una versione scientifica della dottrina della segnatura. Il sistema di diagnosi si articolava in queste fasi:

1 - Considera quale pianeta causa la malattia.

2 - Considera quale parte del corpo è colpita dalla malattia e se fa parte di uno di questi sistemi: carne, sangue, ossa, ventricoli.

3 - Considera da quale pianeta è governata la parte ammalata.  

4 - In tal caso puoi curarla utilizzando le erbe dominate dal pianeta a esso contrario.  

Cipolle

Nel suo Erbario Culpeper faceva riferimento anche all'astrologia per raggiungere la diagnosi, la classificazione delle piante medicinali, la preparazione dei rimedi terapeutici e il momento in cui somministrarli. Culpeper riteneva che solo gli astrologi fossero adeguati agli studi medici (essendo egli stesso un astrologo).

Ecco la suddivisione astrologica del regno botanico, secondo Culpeper:

Sole

Governa il cuore, la circolazione e la colonna vertebrale, gli occhi (destro per l'uomo e sinistro per la donna). Piante considerate solari sono quelle di colore giallo come la calendula e il girasole, quelle che seguono il percorso del sole (girasole e eliotropio), quelle che producono calore come l'aglio e il pepe e che hanno un effetto tonico sul cuore.

Luna

Influenza la crescita, la fertilità, il torace, lo stomaco, l'utero, il ciclo mestruale. Estende la sua influenza anche sul cervello e la memoria. Tutti i fluidi corporei e le secrezioni sono sotto il controllo della luna e in un certo senso tutto il regno botanico ne e' influenzato dal momento che la semina e la raccolta sono in dipendenza delle fasi lunari. Sono prettamente lunari le piante ad azione diaforetica e quelle con frutti globulari.

Mercurio

Controlla il sistema nervoso, il linguaggio, l'udito, la respirazione. Le piante mercuriali innalzano il tono dell'umore, risvegliano l'intelligenza, la capacità di comunicare e sono caratterizzate da un odore particolarmente acuto.

Venere

è associata alla bellezza e alla sensualità femminile, alle ovaie, alla circolazione venosa, alla pelle femminile, alla fertilità. Governa l'idratazione, la carnagione, il viso, il seno, l'addome, i reni.

Marte

Governa le difese del corpo, l'energia muscolare, l'aggressività, la libido, il sangue. Le piante tipicamente marziane sono stimolanti il sistema nervoso, le difese dell'organismo, la sessualità e sono, per così dire, riscaldanti.

Giove

Digestione e crescita sono governati da questo pianeta. Sono interessati anche il fegato, la milza, i reni, la circolazione arteriosa. Le piante consacrate a questo pianeta sono essenzialmente commestibili, antispasmodiche, balsamiche, antinfiammatorie, emollienti.

Saturno

Nel corpo Saturno è associato allo scheletro, alle unghie, ai denti, alle articolazioni. Tra le piante saturnine vi sono quelle funerarie, quelle velenose come la cicuta e la belladonna. Gli effetti sono sedativi, antidolorifici, cicatrizzanti, antifebbrili, coagulanti.

  

©2005 Raimondo G. Russo

  


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