Sei in: Mondi medievali ® Castelli italiani ® Puglia ® Provincia di Foggiai

TUTTE LE FORTIFICAZIONI DELLA PROVINCIA DI FOGGIA

in sintesi

I castelli della provincia trattati da collaboratori del sito sono esaminati nelle rispettive schede. I testi presentati nella pagina presente sono tratti invece da altri siti internet: della correttezza dei dati riportati, castello per castello, sono responsabili i rispettivi siti.


Dal sito www.montidaunimeridionali.it

Accadia (borgo, palazzo signorile)

«Il Rione Fossi rappresenta una parte di storia per il comune di Accadia. L'antico borgo è, infatti, sede del più antico insediamento urbano del comune e rappresenta una preziosa testimonianza architettonica e storica di un'antica civiltà contadina. Il borgo è stato abbandonato in seguito al terremoto del 1930 e risulta oggi completamente disabitato. Negli ultimi anni le varie amministrazioni hanno avviato un programma di recupero e restauro che è in fase di completamento. Nell'antichità classica la zona era considerata luogo di culto, era, infatti, area sacra, con templi, cenobi pagani e dimore sacerdotali. In epoca medievale e durante il periodo normanno-svevo-angioino-aragonese, il luogo era, invece, una munitissima piazzaforte, che sfruttava le fortificazioni messe a difesa dei templi classici, con i loro ingenti tesori. I cittadini vivevano casali sparsi attorno a tale piazzaforte. L’antica denominazione “Fossa dei Greci” è dovuta al fraintendimento e adattamento della denominazione greco-latina che era "Fossa Agroecorum" che in realtà si traduce come “Fosse degli orfici” (letteralmente degli asociali, perché gli orfici erano eremiti). Essi abitavano in quelle grotte, sopravvissute e ancora evidenti attualmente nella zona e, da vivi, si preparavano come sepoltura una semplice fossa, nella quale si calavano,avvolti in un candido lenzuolo e con una lucerna. All'interno del borgo le case sono separate da stradine selciate e da vicoli tortuosi, che danno una caratteristica forma a chiocciola. Tali abitazioni sono raccolte attorno alla monumentale chiesa matrice dei Santi Pietro e Paolo, risalente all'epoca bizantina ed attualmente bisognosa di restauro. All'interno del borgo si possono ammirare anche i resti del palazzo ducale».

http://it.wikipedia.org/wiki/Accadia#Rione_Fossi


Dal sito http://puglia.italiaguida.it

Accadia (rovine del castello)

«Solo osservando le architetture che compongono Accadia ci si rende conto di quanti secoli di storia hanno influenzato questi luoghi. Tra gli affascinanti palazzi storici e i ricordi di architetture e strutture ormai cancellate dal tempo e dai frequenti terremoti che hanno afflitto la zona, spiccano le rovine dell’antico castello, sorto nel periodo di fortificazione dell’antico borgo medioevale. Nonostante le poche tracce del castello conservate nei secoli, per lo più inglobate nelle successive abitazioni del rione Fossi, oggi abbandonato, sono sicuramente una tappa suggestiva se si vuole scoprire i tesori storici e culturali di Accadia».

http://www.montidauniturismo.it/jsps/10/Home/11/MENU/154...


Alberona (palazzo e torre del Gran priore)

redazionale


Dal sito www.reciproca.it

Anzano di Puglia (centro storico e cippo "aragonese")

«Numerosi terremoti nei tempi hanno messo a dura prova le architetture del centro strorico, fra questi quello più violento del 1930 che quasi rase al suolo il paese. Per questo motivo gli interventi di ricostruzione sono stati tanti, al punto che oggi l’attuale borgo ha un aspetto moderno. Sopravvissute al passato sono alcune case risalenti all’inizio del Novencento ed alcuni "portali" di abitazioni private. Anzano entra ufficialmente nella storia nell’841 e si presenta come parte di feudo dell’immenso territorio che l’imperatore di Germania Lotario I donò al monastero di Farfa. In epoca tardomedievale il Casale di Anzano si spopolò, forse perché essendo i tempi insicuri gli abitanti si rifugiarono in paesi muniti di fortificazioni quali Trevico e Sant’Agata. Il paese si ripopolò agli inizi del 1700 e masserie e ricoveri per animali sorsero ai bordi della via che unisce Vallata al Regio Tratturo Pescasseroli – Candela, via di Transumanza dei pastori abruzzesi fino alla metà del 1900».

«Lo scavo [in località Riparulo] ha portato alla luce un lungo muro perimetrale, sicuramente appartenente ad un grosso edificio (chiesa?), che insieme ai resti ceramici, fanno pensare all’uso del sito nel periodo tardo romano o paleocristiano (I-II secolo d.C.). Tra i resti ceramici, facilmente reperibili a cielo aperto, affiorano frammenti di impasto grossolano appartenenti a recipienti di medie dimensioni e frammenti di tegole. ... La pietra (Cippo) misura cm. 45x25. Di epoca Aragonese presenta alcune scritte. Essa, secondo l'interpretazione più attendibile, fa riferimento allo ius passum ovvero alla tassazione dei passi per ogni centinaia di animali dall'Irpinia alle Puglie».

http://www.montidauniturismo.it/jsps/10/Home/11/ME...  -  http://www.pugliaturistica.it/info.php?user...


Apricena (castello baronale)

a c. di Felice Clima


Dal sito www.montidauniturismo.it

Ascoli Satriano (centro storico e palazzi)

«La struttura del centro storico è caratterizzata da un assetto organico di case e di vie, di spazi costruiti e aperti, che segue una crescita a raggi concentrici con sviluppo anulare attorno a un nucleo centrale e vie radiali con case e botteghe, bassi e soprani, case contadine e palazzi signorili, agglomerate nella zona Castello. Appare subito all’occhio il labirinto di vie tortuose e di vicoletti (li trasonn), che si aprono improvvisamente in piazzette feudali, che denuncia l’assenza, in passato, di una piazza borghese centro della vita cittadina, sorta solo nel XX secolo con la sistemazione di Piazza Cecco d’Ascoli (Piazza Giovanni Paolo II). Il centro storico ha una estensione di circa 120.000 mq., è delimitata da via Manzoni, via e largo Duomo, Piazza Giovanni Paolo II, via Diaz, largo d’Alessandro, via S. Boccia e via S. Rocco. Le case sono generalmente costruite da un piano seminterrato ed uno superiore al quale si accede attraverso una scalinata esterna con ballatoio. Molto interessanti risultano gli elementi decorativi litei e in laterizi: mensole e sotto mensole di balconi a riseghe rettilinee; le aperture delimitate da stipiti e architravi di pietra in rilievo (portali); comignoli dalle più svariate forme e dimensioni; facciate a vista in ciottoloni, di solo laterizi, di pietra squadrata. Esemplari per l’esperienza e abilità degli antichi maestri sono le volte (li lammie) a botte, a crociera, a vela, ellittiche, paraboliche, iperboliche, ogivali. Al pari delle strade, anche le case hanno subito, purtroppo, danni vari da terremoti, infiltrazioni d’acqua, non felici interventi per riparazioni e restauri e quindi l’ambiente a fatica conserva la sua autenticità e la su magica atmosfera di un tempo».

http://www.ascolisatrianofg.it/ascolisatrianofg/siti_storici_centrostorico.htm

Elenco dei Palazzi storici notevoli: http://www.ascolisatrianofg.it/ascolisatrianofg/edifici_civili_storici_palazzi.htm


Dal sito http://castelloducaleascoli.fotoblog.it

Ascoli Satriano (palazzo ducale)

«L’origine è di epoca normanna; castello dei feudatari di Ascoli Satriano, ha le sue strutture più antiche risalenti al secolo XII. Castello torrito fino all’inizio del XVIII secolo, fu definitivamente trasformato in Palazzo Ducale dagli ultimi feudatari, i Duchi Marulli. Ha un sontuoso portale di ingresso sormontato da una loggia con una serie di finestre ad arco, che rendono molto elegante l’intera facciata, le prigioni restano l’unico ambiente originale intatto. Molto suggestivo è il quadrangolare cortile pavimentato con acciottolato a raggiere con il bel portale interno dal quale si sale alla loggia interna con due imponenti arcate attraverso l’elegante scalinata. All’interno ha vaste camere, porte originali del settecento e due stupende scale a chiocciola una delle quali porta alla torretta».

http://www.ascolisatrianofg.it/ascolisatrianofg/siti_storici_palazzoducale.htm


Dal sito www.montidauniturismo.it

Biccari (palazzo Caracciolo)

«Fu costruito nel 1534 dal conte di Biccari Marcello Caracciolo. Questo palazzo nel corso dei secoli è stato adattato alle diverse esigenze e quindi strutturato in modo tale da snaturare la sua originaria architettura rinascimentale. Ultima ristrutturazione è la sopraelevazione fatta intorno al 1930. Si può affermare che di originario è rimasto solo il balcone a spigolo di Via Carceri. Nel 1860, il palazzo rappresentava il centro del potere. Nel cortile, oggi Piazza del Municipio, c’era il carcere criminale e gli alloggi degli addetti. Nelle stanze dell’ex ufficio postale, c’era la sede della Guardia Nazionale. Dal cortile si accedeva ai piani superiori attraverso una scalinata esterna, che aveva un pianerottolo da cui si entrava nell’appartamento del giudice e nel carcere civile, continuando a salire si entrava negli uffici comunali».

http://www.webalice.it/marcello.fiorentino/origini.htm


Dal sito www.webalice.it/marcello.fiorentino

Biccari (torre cilindrica e centro storico)

«Il nome di Biccari appare per la prima volta nel 1054, in un atto di donazione di una vedova dal nome Sikalgaita abitante di Vaccarizza, che dona i suoi averi al monastero di S. Pietro in Vulgano vicino Vicari (poi Biccari). La nascita del nucleo abitato è senz’altro da porre fra il 1024 ed il 1054. Nei primi anni del XI secolo, durante l’impero Bizantino, a causa della sua posizione ai confini con il ducato di Benevento, il paese fu reso una roccaforte che avrebbe dovuto ostacolare un possibile ritorno dei longobardi nelle nostre zone. In questo periodo furono costruite molte città-fortezza fra cui Troia, dentro i cui confini si colloca il territorio di Biccari. Si può supporre che lo sviluppo di Biccari nel borgo della Torre fu favorito dal Vicario di Troia nel 1024 circa, da questo si può supporre che il nome Biccari derivi da Vicari o Vicarii (cioè del Vicario). ... Costruita a 480 metri di quota, si presenta per quasi due terzi cilindrica e per l’altro a lenta scarpata. Ha un diametro esterno di oltre 12 metri, l’altezza di 23 metri ed i suoi muri superano lo spessore di metri 3. è una costruzione massiccia ed imponente a pietre irregolari. Solo lo zoccolo, che gira sulle fondazioni oramai scoperte presenta blocchi squadrati. Era divisa in quattro vani di cui uno interrato al quale oggi si accede attraverso una porticina praticata nelle fondazioni. I piani erano sorretti da grosse travi di legno infisse nei muri, alle quali se ne incrociavano altre più sottili che reggevano il pavimento anch’esso in legno. Sotto il pavimento del pianterreno vi era, nelle fondamenta, un rifugio, da cui partiva un cunicolo che conduceva fuori delle mura del paese. Questo cunicolo è andato distrutto a causa dello sterro effettuato per diminuire la pendenza della collina, al fine di costruire altre abitazioni per la successiva crescita del paese. Sopra le fondamenta, ora alla luce, si può vedere l’ingresso originario della torre, con i suoi tre gradini, che oggi si trovano a circa tre metri dal piano stradale, mentre l’ingresso alla torre attualmente avviene attraverso la porticina del cunicolo sopra citato».

http://www.webalice.it/marcello.fiorentino/origini.htm


Bovino (castello)

a c. di Luigi Bressan


Dal sito www.nardino.it

Bovino (villa e masseria Casalene)

A circa 4 km da Bovino, su un pendio presso la strada, sorgono i resti di un insediamento produttivo, villa in età tardoromana, masseria in età medievale. La masseria sino a qualche decennio fa è stata abitata.

http://books.google.it/books...


Dal sito www.parcogargano.it

Cagnano Varano (centro storico e palazzo baronale)

«Sappiamo che durante il Medioevo la città era cinta da mura ma oggi non restano molte tracce di quel periodo. Nel corso dei secoli il centro fu feudo di alcune famiglie di cui resta una testimonianza nel Palazzo Baronale, antica fortezza normanna, ristrutturato più volte nel corso degli anni».

http://www.reciproca.it/Turismo/comuni/cagnano.htm


Candela (castello)

redazionale


Candela (palazzo Doria)

redazionale


Dal sito www.puntodistella.it

Carlantino (borgo)

«Carlantino è uno dei borghi più piccoli della provincia di Foggia, situata all'estremo limite settentrionale della Puglia dove segna i confini con il Molise. Il toponimo deriva dal nome di persona, Carlo Gambacorta, detto Carlentino. Gli abitanti si chiamano Carlantinesi. Il primo nucleo urbano si formò alla fine del 500, attorno ad un casale del Quattrocento denominato San Giovanni Maggiore, ad opera di Carlo Gambacorta, feudatario della vicina Celenza Valfortore, con lo scopo di estendere e popolare il suo feudo. Il Gambacorta fece erigere anche la Parrocchiale. Ma i primi insediamenti umani del territorio risalgono al periodo romano-imperiale o addirittura a epoche ancora più remote (forse IV-V secolo avanti Cristo). Dopo il Cinquecento fu feudo dei Giliberti e di altri signori, ma non raggiunse mai rilevanza demografica ed economica».

http://www.gopuglia.it/guida-turistica/foggia/carlantino/comune-carlantino.html


Dal sito www.sul-gargano.it

Carpino (centro storico, resti del castello)

«Ed è proprio ai Normanni che si deve la costruzione del Castello, che con la sua imponente mole domina tutto il centro storico. Essi, infatti, tra il 1150 ed il 1160 estesero la loro dominazione su tutto il versante settentrionale del Gargano, per questo eressero dapprima il torrione come segno di possesso del territorio, a cui seguì la costruzione del castello e del sistema murario a protezione del borgo. Successivamente con gli Svevi, fu restaurato ed ampliato, accentuando la sua funzione difensiva».

http://www.comunecarpino.it/la_storia.html


Casalvecchio di Puglia (Torre dei Briganti)

a c. di Alberto Gentile


Dal sito www.comune.castellucciovalmaggiore.fg.it

Castelluccio Valmaggiore (torre cilindrica)

«Anticamente l'abitato aveva forma di triangolo isoscele ed era chiuso da una cinta muraria costituita da abitazioni fortificate. Alla base del triangolo si aprivano le due porte, dette del Pozzo (a occidente) e del Piscero (a oriente). Al vertice del triangolo, più vulnerabile, fu edificato il castello bizantino, del quale resta solo la torre, eretta nel 1019 dal catalano Basilio Boioannes. Questa poderosa costruzione è attualmente alta 20 metri e consta di un fondamento pieno a forma poligonale e un cilindro alto 16 metri e di 6,20 metri di diametro. Lo spessore dei muri circolari è di 2,50 metri. L'intera costruzione venne realizzata in pietra locale legata con litocolla, ossia malta fatta con solo idrato di calce, senza sabbia. Dei tre piani originari della torre, ne sono rimasti solo due. Il terzo piano fu demolito ed i cornicioni furono usati per la grondaia del palazzo del principe, edificio situato di fronte alla Chiesa, nel cui portale vi sono vari segni araldici senza data, e aderenti al muro e ai fianchi del portone vi sono dei piloni per legare i cavalli. Al primo piano della torre si accedeva esclusivamente attraverso una finestra balcone, o saracinesca, con una scala esterna, mentre per scendere giù c’era una botola laterale a sud, con un grande anello di ferro a cui si legava una corda con cui si scendeva, o si conducevano i prigionieri. Per la luce e la circolazione dell’aria, c’erano piccoli spiragli, a forma di feritoie, molto alti dal suolo che, per la grossezza dei muri, ne somministravano una quantità appena sufficiente al mantenimento della vita. Mediante una scalinata in pietra a chiocciola incassata nel muro ovest, si sale dal secondo piano al terrazzo, che domina la campagna circostante e da cui si gode di una visuale meravigliosa e vastissima. Successivamente, Castelluccio fu feudo anche dei Normanni che, per la posizione a dominio della valle del Celone, vollero farne un centro fortificato e autonomo dalla diocesi di Troia. Subentrarono poi gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi, con i quali passò sotto la baronia di Valle Maggiore nel Quattrocento. Fu quindi infeudata ai Caldarola di Bari, ai Piccolomini di Amalfi, ai Caracciolo e ai Sanseverino».

http://castelliere.blogspot.com/2011/06/il-castello-di-martedi-14-giugno.html


Dal sito www.mi.ingv.it

Castelnuovo della Daunia (borgo)

«Le origini del borgo storico di Castelnuovo della Daunia non sono chiare, i primi documenti certi risalgono all’XI secolo, periodo in cui il paese appartenne a Rogerio de’ Parisio; in seguito il dominio passò nelle mani di Roberto II Conte di Loritello, che nel 1118 donò il paese al vescovo di Bovino. Dal 1187 si succedettero diverse signorie fino a diventare marchesato dei de’ Sangro nel XV secolo, mutando il suo nome in Castelnuovo, fino al 1806. Nella seconda metà del ’400 nell’abitato si riversò un numero cospicuo di profughi albanesi sfuggiti al dominio dei Turchi, che nei primi anni del ’500 si spostarono nel vicino casale, l’odierna Casalvecchio di Puglia. Oggi rinomato centro termale, l’abitato è caratterizzato da un assetto urbano in cui larghe strade giugono in ampie piazze intercalate dalle ripide viuzze del centro storico, arricchito da case in pietra bianca locale, palazzi signorili e dal ricco patrimonio d'arte delle Chiese di Castelnuovo».

http://www.montidauniturismo.it/jsps/10/Home/11/MEN...


Dal sito www.montidauniturismo.it

Castelnuovo della Daunia (resti del castello)

«Oggi sede comunale, l’edificazione di questo edificio può esser fatta risalire all’XI secolo. La sua finalità militare di fortificazione e difesa nello scorrere delle epoche si attutì influenzandone l’architettura, che da castello si trasformò in palazzo gentilizio. Un arioso ballatoio a cui si accede da un’ampia rampa ne costituisce l’ingresso. L’interno riporta sulle volte decorazioni del XVIII secolo. Il palazzo divenne proprietà comunale nel 1937».

http://www.montidauniturismo.it/jsps/10/Home/11/MENU...


Castelpagano (resti del castello)

a c. di Felice Clima


Dal sito http://xoomer.alice.it/celenzaesanmarco/

Celenza Valfortore (castello dei Gambacorta)

«Il castello dei Gambacorta, presenta la classica disposizione topografica. Ubicato sulla cima della collina con due torri e tre bellissime loggie, è al centro del tipico rione medioevale da cui si dipanano i vicoli lungo i quali si sviluppa la parte feudale del paese con case arroccate l’una all’altra, attraversata da caratteristiche stradine. E' proprio qui, nel cuore di Celenza che si respira l'atmosfera antica di un passato custodito. Nel borgo ci sono la Chiesa Madre, la piazza, le boteghe, le lampade e i suoi angoli più pittoreschi. La costruzione (di epoca aragonese) fu iniziata nel 1467 da Giovanni Gambacorta e completata nel 1519 dal figlio Carlo e trasformato nel 1575 dal nipote Carlo Gambacorta di Gianpaolo in dimora gentilizia. Andrea Gambacorta (1600), esperto di architettura, pittura e scultura, rifece le mura del giardino pensile, completò gli appartamenti del palazzo baronale, arricchendolo di pitture ornamentali. Oggi Celenza conserva ancora gran parte del piccolo centro storico feudale tra cui alcuni portali risalenti ai secoli XVI e XVII. Troneggia poi un Torrione cilindrico con base scarpata e un cornicione merlato. La seconda torre fu incendiata nel 1799 e, sotto di essa, vi era il carcere in epoca feudale. Le torri antiche inizialmente erano cinque come si rilevano dallo stemma di Celenza».

http://xoomer.virgilio.it/celenzaesanmarco/celenzaesanmarco/celenza/castello.htm


Dal sito http://celenzavalfortore.blogspot.com/

Celenza Valfortore (centro storico e porte urbane)

«La città conserva integri alcuni elementi della sua epoca medievale: la torre merlata con palazzo baronale, fatti erigere dai Gambacorta e residenza degli stessi tra XV e XVI secolo, e due delle quattro porte di accesso al palazzo baronale (Porta Nova o Nuova e Porta S. Nicolò). Delle epoche successive risaltano, tra le altre, la chiesa parrocchiale di Santa Croce, quella di San Francesco ed il settecentesco santuario di Santa Maria delle Grazie».

http://it.wikipedia.org/wiki/Celenza_Valfortore#Monumenti_e_luoghi_di_interesse


Dal sito www.hipuglia.com

Celle di San Vito (centro storico, porta dei Provenzali)

«Nel 1269 Carlo I d’Angiò, per completare la conquista dell’Italia meridionale, si prefisse di sconfiggere i Saraceni asseragliati a Lucera; da qui distaccò 200 soldati e li inviò al Castello di Crepacuore (Castrum Crepacordis), antica fortificazione sita sull’altura del Castiglione e posta a controllo della via Traiana. A questo lungo assedio, secondo gli storici locali, sono da ricondurre le origini di Faeto, quando, vinti i Saraceni Carlo d’Angiò concesse ai suoi soldati di restare nel vicino e quasi disabitato Casale Crepacore, facendoli raggiungere dalle loro famiglie. Successivamente i coloni francesi abbandonarono il Casale Crepacore per cercare un rifugio più sicuro e diedero origine alle attuali Celle San Vito e Faeto, poste entrambe in posizione più sicura. A distanza di oltre sette secoli gli abitanti di Celle San Vito e quelli della vicina Faeto parlano ancora il francoprovenzale. I due paesi rappresentano un’isola linguistica che suscita curiosità ed interesse ed è spesso meta di glottologi e studiosi. Il Centro storico di Celle San Vito è davvero caratteristico per le stradine strette ed i vicoli che si inerpicano tra le case arredate da mattoni di pietra a vista. L’abitato si divide lungo un’unica strada centrale che percorre tutto il paese da un punto panoramico all’altro da dove si ammira lo splendido scenario del Tavoliere»

«La porta dei Provenzali è formata da due portali in pietra, a tutto sesto. Il più grande, largo m. 4,25 ed alto m. 3,70, precede, di circa 1 metro, quello più piccolo, largo m. 2,05 e alto m. 2,50».

http://www.montidauniturismo.it/jsps/10/Home/11/ME...  -  http://www.pugliaturistica.it/info...


Foto Zito, dal sito www.ba.itc.cnr.it/OFANTO2004

Cerignola (borgo e posta di Salpi)

«Vitruvio (De arch., I, 4, 12) ci parla del trasferimento in età romana della Salapia vetus in un luogo più salubre: la nuova città fu costruita quattuor milia passus ab oppido veteri (Km 6 ca), con le sue mura ed il porto aperto sul mare. La distanza che intercorre tra Torretta dei Monaci (Loc. Lupara- Giardino) dove è stata individuata la Salapia preromana è pari, infatti, alle quattro miglia di cui ci parla Vitruvio. La fotointerpretazione di G. Schmiedt e le indagini archeologiche condotte da F. S. Tinè Bertocchi e da A. Geniola nella parte nord-occidentale della città hanno confermato l'identificazione della Salpi romana con il Monte di Salpi. Sull'altura restano evidenti testimonianze di un abitato tardoantico, a cui sono riferibili una strada acciottolata, resti di una struttura abitativa,pozzi poi utilizzati come fosse di scarico. è stata individuata anche l'area Cimiteriale tarda, caratterizzata da numerose sepolture contrassegnate da lastrine infisse verticalmente o da cordoli di pietre».

http://www.ba.itc.cnr.it/CRN/CRG0230.html#CRG0230


Dal sito it.wikipedia.org

Cerignola (borgo medievale "Terra Vecchia")

«Il borgo antico, meglio noto con l'appellativo di Terra Vecchia, è il nucleo originario da cui si è sviluppata la città; la sua origine risale con tutta probabilità all'epoca romana, durante cui il centro era un insediamento di scambio. Situato a nord, in passato era circondato da una cinta muraria con castello e torri, è caratterizzato da viuzze tortuose e strette e presenta abitazioni molto diverse tra loro; l'eterogeneità dei nuclei abitativi è imputabile al periodo in cui essi sono stati costruiti ed al ceto che li abitava. Tra i monumenti maggiori del centro storico troviamo la chiesa madre, ovvero l'antica cattedrale, intitolata a san Francesco d'Assisi, che risulta essere anche l'edificio religioso più antico della città. La mancanza di molte testimonianze del passato è ascrivibile al terremoto del 1731, che danneggiò gran parte degli edifici del borgo, quale il castello che rimase semidistrutto».

http://it.wikipedia.org/wiki/Cerignola#Borgo_Medievale_.28Terra_Vecchia.29


Foto Piemontese; dal sito www.ba.itc.cnr.it/OFANTO2004

Cerignola (masseria fortificata I Pavoni)

«La masseria sorge isolata su una piccola altura; la sua attuale configurazione risale ai primi anni del XX secolo, anche se la masseria con le sue terre figura nelle proprietà del Capitolo della chiesa di Cerignola già nel 1743. Ubicazione: Strada comunale Cerignola - Pozzo Terraneo Km 6+000».

http://www.ba.itc.cnr.it/CRN/CRG1380.html


Dal sito www.ba.itc.cnr.it

Cerignola (masseria fortificata La Cerina)

«Ubicazione: S.S. 544 Km.34+500. La masseria sorge isolata in posizione dominante una zona pianeggiante. Ha un solo piano fuoriterra, sul lato a valle sono state ricavate delle cantine seminterrate. L'architettura risale alla metà del XIX secolo, i quattro angoli sono definiti da garitte di fortificazione pensili, realizzate insieme alla struttura della masseria».

http://www.ba.itc.cnr.it/CRN/CRG1369.html


Dal sito www.ba.itc.cnr.it

Cerignola (masseria fortificata Lupara)

«Complesso formato d+E2937a tre corpi di fabbrica uniti, tipica forma di accrescimento nel corso del tempo delle strutture abitative rurali. La masseria è dotata di sistema difensivo costituito da feritoie poste sui lati ed in prossimità degli ingressi. Ubicazione: S.S. 544 Km.30+700».

http://www.ba.itc.cnr.it/CRN/CRG1370.html


Dal sito www.ba.itc.cnr.it

Cerignola (masseria fortificata Montaltino)

«Architettura rurale fortificata sec. XVIII-XIX. Ubicazione: S.P. 66 Km.4+00. La masseria sorge in posizione isolata su un piccolo rilievo del terreno, da qui l'origine del toponimo, consiste in diversi locali terranei un tempo adibiti a stalle, magazzini, frantoi oleari; al piano superiore l'alloggio padronale. La masseria aveva anche una posta, ovvero un ricovero edificato per il ricovero degli armenti, della presenza di ovini transumanti rimane anche l'enorme cappa con comignolo del locale addetto alla trasformazione del latte, la cosiddetta casara. Esiste una garitta pensile e i terrazzi esterni sono dotati di feritoie difensive poste sui lati dei parapetti».

http://www.ba.itc.cnr.it/CRN/CRG1368.html


Dal sito www.ba.itc.cnr.it

Cerignola (masseria fortificata San Giovanni di Zezza)

«Architettura rurale fortificata sec. XIX. Ubicazione: S.P. 83 Km 13+00. Importante esempio di residenza fortificata dall'aspetto di castello turrito, realizzato in mattoni laterizi. La masseria è organizzata su due piani fuoriterra: al primo magazzini e case operaie; al secondo gli alloggi padronali. Si distingue dalle altre masserie fortificate perché la fortificazione è stata prevista dall'origine; usualmente tali opere (garitte pensili e feritoie) sono interventi successivi su costruzioni risalenti al XVII secolo e seguenti».

http://www.ba.itc.cnr.it/CRN/CRG1365.html


Foto Piemontese; dal sito www.ba.itc.cnr.it/OFANTO2004

Cerignola (masseria fortificata San Marco)

«Complesso architettonico composto da casa padronale e magazzini per i cereali e la paglia. La masseria ha struttura portante tradizionale con orizzontamenti a volte composite. Ubicazione: S.S. 98 Km.3+500».

http://www.ba.itc.cnr.it/CRN/CRG1358.html


Dal sito www.delcampe.it

Cerignola (Palazzo Ducale)

«In età medievale il borgo originario di Cerignola, cioè la Terra Vecchia, era circondato da mura che correvano lungo gli attuali assi di via Tredici italiani, di via Torrione, di via Piazza Vecchia ed erano chiusi da un castello. Solo successivamente questo castello fu trasformato in palazzo, ospitando i vari feudatari della città di Cerignola, in particolare i Caracciolo, feudatari di Cerignola dal 1417, e i Pignatelli dal 1616. Edificio a pianta quadrata con cortile interno, il palazzo ducale presenta oggi la facciata principale divisa in due ordini. Al pianoterra vi è un grande ingresso ad arco, in pietra, modanato e contornato da conci rettangolari in pietra. Nella sezione ad arco, una grata in ferro lavorata a volute presenta al centro un cerchio con all'interno alcune pignatte, stemma della famiglia ducale Pignatelli.
A un lato e l'altro dell'ingresso principale, poste in posizione simmetrica, vi sono 4 finestre con architravi e stipiti in pietra e mensola aggettante. Due sole finestre conservano la struttura a balconcino, mentre altre due hanno subito un rifacimento nella grata e l'eliminazione del balconcino. La zoccolatura è in mattoni, la facciata in tufi e i cantonali in pietra. Il pianoterra presenta anche, all'estrema sinistra rispetto a chi guarda, un ingresso ad arco ad una grande sala, forse adibita un tempo a stalla. Al primo piano, al di sopra e in asse con l'ingresso principale vi è un balcone con balaustra in ferro lavorato con richiami alla grata dell'arco. Ai lati del balcone vari balconcini: quattro su un lato e due sull'altro. Su questa facciata dell'edificio, a sinistra dell'ingresso, è murata una lapide dedicata al musicista Pasquale Bona, nato a Cerignola e al quale è stata intitolata la piazza antistante. La facciata laterale destra che si affaccia su piazza Giuseppe Tortora, presenta anch'essa due ordini: a pianoterra una serie di ingressi con arco a sesto ribassato e piano rialzato. Al primo piano si ripete la serie di balconcini, stilisticamente diversi però da quelli della facciata principale, sia per la maggiore ampiezza della base dei balconi, sia per essere questi retti da mensole, sia ancora per la diversa configurazione della balaustra in ferro. L'altra facciata laterale, che un tempo si affacciava su un grande giardino chiamato Villa Ducale, presenta sempre due ordini, uno dei quali oggi non più visibile per l'adiacenza di una nuova costruzione. Al primo piano un balcone, principale ma non centrale, in pietra, con la balaustra sorretta lateralmente e frontalmente da gruppi di due colonnine e due semicolonnine laterali alternate a piccoli pilastri. L'ingresso al balcone è ad arco in pietra con stipiti anch'essi in pietra modanati a lesene non aggettanti. Il balcone poggia su un arco costruito come corpo avanzato. A un lato e l'altro del balcone, balconcini con balaustra in ferro battuto, diversi nella foggia dai balconi delle altre facciate, con stipiti e doppio architrave in pietra. La facciata posteriore è caratterizzata sempre da due ordini, ma con moderne modifiche sostanziali sia a pianoterra che al primo piano con un corpo avanzato. Varcato l'ingresso principale, un breve androne, su cui si affacciano le antiche stanze delle guardie, presenta una volta a botte adorna di un artistico lume in ferro lavorato. Poi ci si immette nel cortile interno dove si aprono due scalinate, una sul lato sinistro e l'altra sul lato destro e un porticato frontale. Sempre nel cortile è presente un tombino in pietra attraverso il quale ci si può calare in un cunicolo che portava al vecchio fossato del castello. Oggi l'edificio è sede della Guardia di Finanza e dell'Ufficio del Registro».

http://www.itaspavoncelli.it/Inventario%20rurale/archivio/cerignola/palazzoducale.html


Foto Piemontese; dal sito www.ba.itc.cnr.it/OFANTO2004

Cerignola (Palazzo Manfredi)

«Il Palazzo Manfredi ha uno stile architettonico che si richiama ai palazzi del '400. Esso si affaccia su Piazza Duomo ed è sistemato di fronte alla Cattedrale. Il palazzo è stato terminato nel 1908, come recita l'iscrizione su una delle facciate laterali. La facciata è divisa in tre ordini. Al piano terra vi sono quattro ingressi con arco a sesto acuto, che si ripete anche negli altri ordini. Ogni arco è sagomato a conci con chiave di volta e due archetti, anch'essi a sesto acuto, inscritti nell'arco principale e rientranti rispetto ad esso, ma aggettanti dal fondo. Una delle estremità di ciascun arco piccolo poggia su una colonnina, montata sulla zoccolatura dell'edificio e con capitello di stile corinzio. Nello spazio risultante dall'unione dei due archetti sono presenti a rilievo degli scudi che portano vari simboli: una colonna con sovrapposta una stella e a dividere i due elementi una banda diagonale, nell'altra arcata una braccio che brandisce un bastone e una banda diagonale decorata a motivi floreali, poi un braccio che regge una fiaccola accesa ai lati della quale vi sono due visi soffianti, rilievi che riprendono in modo figurato il motto di famiglia riportato, assieme alla raffigurazione di una grossa fiaccola accesa, sulla facciata laterale destra. Infine nell'ultimo arco è riportata un'aquila con sul capo una stella. Alle due estremità dell'edificio sono scolpiti a rilievo uno scarabeo, sulla sinistra e un'aquila bifronte, sulla destra. Al primo piano vi è una balconata centrale, con balaustra traforata che al centro si modula in modo ricurvo, e due trifore simmetriche ai lati con archi e archetti interni all'arco principale poggianti su colonnine e al di sopra aperture quadrilobate. Gli ingressi alla balconata ripetono stilisticamente il motivo ad archi delle finestre, tranne che per la colonna centrale mancante. E al di sopra degli ingressi, poggiato sull'arco centrale, vi è lo stemma formato da cimiero e da scudo con aquila e stella. La stessa modalità di successione è presente nell'ordine superiore ma senza balconata e con bifore che si innestano sulla continuità di una fascia decorativa a volute, interrompendola ritmicamente. Alla sommità dell'edificio archetti con basamento quadrangolare formano una dentellatura, come cornice dell'intero fabbricato. Quattro di questi archetti, aperti, a differenza degli altri che sono ciechi, fanno da finestre a stanze di sottotetto. Nella parte posteriore si affaccia un terrazzo all'altezza del primo piano».

http://www.itaspavoncelli.it/Inventario%20rurale/archivio/cerignola/palazzomanfredi.html


Dal sito it.wikipedia.org

Cerignola (Torre Alemanna)

«Il nome di Torre Alemanna compare, come riferimento topografico, in un documento del "Codice diplomatico barlettano" del 1334. Nella delimitazione dei confini di una proprietà si fa riferimento ad una "viam qua itur a Turri de Alamagnis". In documenti più tardi, ma anche nella cartografia di epoca moderna, il luogo è spesso citato con il toponimo Torre de la Manna. Per essere già nota in quell’epoca significa che essa esisteva da tempo. Va ricordato che, a breve distanza dalla Torre Alemanna, c'è il Monte Maggiore, luogo in cui si svolse nel 1041 la battaglia di Montemaggiore, con i Normanni ed i Longobardi che sconfissero i Bizantini. L'appellativo di Alemanna rinvia inoltre ai suoi fondatori, i Cavalieri Teutonici, ai quali Federico II donò (come attestano documenti del XIII secolo) delle terre presso Corneto, antico borgo medievale (distrutto nel 1349, nel corso delle guerre dinastiche che videro opposti Giovanna I di Napoli e Carlo III di Napoli), i cui resti distano difatti poco più di un chilometro dal complesso. Il complesso di Torre Alemanna, è ritenuto dagli storici il più fiorente delle balie teutoniche in Puglia. Un centro talmente ricco (fra il XIV ed il XV secolo, possedeva oltre 2.800 ettari di terre) da consentire con la sua produzione zootecnica e cerealicola il sostentamento anche di San Leonardo di Siponto, da cui dipendeva, e degli altri insediamenti pugliesi aventi perlopiù valenza strategica e politica. L'intero possedimento fu nel 1483 ceduto dai Cavalieri alla Chiesa che, trasformandolo in Commenda concistoriale, lo gestì per mezzo di procuratori.  ... Torre Alemanna appare oggi come un complesso masseriale dotato, per l'appunto, di una torre d’avvistamento a pianta quadrangolare di circa 10 metri di lato e 24 di altezza e di una serie di corpi di fabbrica edificati nel corso dei secoli per ospitare numerose destinazioni d'uso (residenziale, produttiva e di culto). Il vano di piano terra della torre, la cui altezza si estende fino al livello del 1º piano del complesso, è coperto con volta a crociera costolonata poggiante su quattro colonnine con capitelli gotici "a crochet”. Esso, pregevolmente affrescato su tre lati e caratterizzato da un arco trionfale sulla parete ovest, è stato da sempre ritenuto una preesistente cappella, sulle cui mura, opportunamente raddoppiate, fu eretta la torre. La scoperta degli affreschi, datati alla seconda metà del XIII secolo, avvenne nel corso dei primi lavori di restauro nel 1989. Con il prosieguo dei lavori (1997-2000), operando alcuni saggi conoscitivi all’interno dei muri, si è in realtà constatato che le modanature dell’arco trionfale svoltano nella muratura verso ovest rivelando che si tratta addirittura del presbiterio a pianta quadrata di una chiesa, probabilmente cistercense, la cui navata è oggi riconoscibile nella parte adiacente sul lato ovest. Inoltre, gli scavi archeologici operati nel 2003 nel presbiterio stesso hanno rivelato la preesistenza di un'ulteriore abside da relazionare ad una chiesa ancor più antica. Dunque è plausibile l’ipotesi che i Cavalieri, venuti in possesso dei terreni, abbiano eretto una torre sui resti di una chiesa edificandone, qualche decennio più tardi (XVI secolo), una nuova (oggi ancora esistente) dedicata prima a Santa Maria dei Teutonici, poi a San Leonard».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Alemanna


Foto Piemontese; dal sito www.ba.itc.cnr.it/OFANTO2004

Cerignola (torre della masseria fortificata San Michele alle Vigne)

«Elemento architettonico con torre angolare di fortificazione, notevole per mole e tecnica costruttiva. Ubicazione: S.P. 72 Km 7+00. Epoca: sec. XVII-XVIII».

http://www.ba.itc.cnr.it/CRN/CRG1375.html


Dal sito http://chieuti-pages.com

Chieuti (borgo, mura turrite, torre antica)

«Vanno ricercate nel borgo denominato Nuova Cliternia le tracce più remote del passato di Chieuti. Su quella collina, da cui si gode una bella vista sul mare e, sullo sfondo brillano, le Isole Tremiti, pullulava di vita la città italica di Cliternia, ricordata già da Plinio. Nel 1400 vi si stanziarono, provenienti dalle coste dell’altra parte del mare Adriatico, gli albanesi di Skandemberg. Da questa ondata di profughi, cui fece seguito un’altra più copiosa nel 1800, è derivata l’abitudine di parlare una lingua a forte influenza albanese. Chieuti ha visto svilupparsi, nel corso degli ultimi anni, una discreta industria turistica attraverso la sua Marina più volte premiata con l’ambìta “Bandiera Blu” dell’Unione Europea a conferma della brillantezza del suo mare, considerato alla pari di altri luoghi, il più pulito d’Italia. Il paesino ha un caratteristico centro storico, animato da viuzze, archi e balconcini fioriti. Da vedere la Chiesa di San Giorgio, le mura turrite e l’antica torre, anche se oggi fortemente degradata».

http://www.dauniadafavola.it/comune.php?action=view&nome_comune=Chieuti


Dal sito www.apulialand.eu

Deliceto (castello normanno)

«è il monumento più emblematico di Deliceto, poiché racchiude in sé gran parte della sua storia. è stato dichiarato Monumento Nazionale nel 1902. Generalmente viene chiamato “Normanno-Svevo”, ma sia dalle fonti storico-letterarie, sia da alcuni tratti di costruzione, la sua nascita è da farsi risalire alla seconda metà del IX secolo, cioè all’età longobarda. Le fonti letterarie che determinano l’inizio della sua costruzione sono: Leone Ostiense, in “Cronicon Cassinensis” e Giuseppe Bracca, in Memorie storiche di Deliceto. Ha subito nel corso dei secoli ampliamenti, rifacimenti e ricostruzioni, che si sono protratte fino al periodo aragonese. Fu costruito sulla punta rocciosa che domina il paese. A levante l’ampia vallata del torrente Gavitello, a oriente la rupe scoscesa il cui dislivello supera i cento metri e a occidente la vallata del torrente Fontana. Situato in un luogo la cui posizione facilita l’osservazione e la difesa, esso ha avuto per molti secoli la funzione di una fortezza di grande importanza strategica e militare, più che essere stabile dimora nobiliare. Il castello oggi presenta una forma del tutto diversa dall’originale, quella cioè di un trapezio irregolare con tre torri agli angoli. Ma anticamente, come ci riferisce il Bracca, doveva avere la forma triangolare. Tutta la costruzione è costituita da pietre calcaree prese nelle contrade circostanti e legate tra di loro secondo un intreccio irregolare, come avviene del resto in tanti altri castelli della Puglia. Le volte e gli archi interni sono costruiti in mattoni color ocra o giallo, anch’essi provenienti da fornaci locali. è privo purtroppo di elementi decorativi ed architettonici caratteristici. La cortina N.E., che misura 55 metri di lunghezza, è incastrata tra le torri tronco-coniche del “Molo” e del “Parasinno”, entrambe costruite durante la dominazione angioina, come si evince dalle caratteristiche e dal tipo di costruzione. La cortina Est, che edificata a filo di roccia sul precipizio de “la Ripa”, strapiomba sul sottostante torrente Fontana, ha una lunghezza di 66 metri. è costruita a forma di scarpata, ed inizia dalla suddetta torre “Parasinno” per arrivare fino all’estremità occidentale terminante a spigolo.

Le altre due cortine, le più brevi, si incrociano con la torre Normanna, il “Donjon” o “Torrione”. L’ingresso è sormontato da uno stemma calcareo di forma rettangolare dei Piccolomini d’Aragona, risalente all’anno 1444. L’interno del castello è occupato da un grandioso cortile o piazza d’armi costruito in mattoni disposti a spina di pesce e da ciottoli di forma irregolare. Al centro vi è una cisterna di forma ottagonale, che serviva per la raccolta dell’acqua piovana. Sotto il pavimento del cortile sono state scoperte due “neviere”. Subito dopo l’ingresso, sulla destra, una lunga scalinata in pietra immette in un sotterraneo lungo e buio, che un tempo era adibito a scuderia, magazzino e cantina. Proprio in questa zona durante i lavori di restauro è stata scoperta la parte più antica del castello risalente al IX secolo, costituita da “Domus” o “Castra Longobarda”, che ha una lunghezza di circa 50 metri. Essa era costruita a due piani sovrapposti ed aveva due porte d’ingresso con archi a tutto sesto e stipiti in pietra serena. Erano rivolte l’una verso l’abitato e l’altra verso la torre “Parasinno”. Al piano sovrastante (livello cortile) si conservano gli alloggi del feudatario composti da sei stanze intercomunicanti, la cappella in cui vi erano conservate le statue di santa Barbara, protettrice dell’artiglieria, e di san Vito, patrono della rabbia. I due mezzo-busti sono attualmente conservati nella chiesa di San Rocco.

Proseguendo sempre verso destra, ci si trova dinanzi ad un portale sormontato dallo stemma di Alessandro Miroballo d’Aragona, marchese di Deliceto. Varcato il primo portale se ne incontra un secondo, anch’esso in pietra, che mostra chiaramente nei due angoli in alto una “mezzaluna”, simbolo dei Duchi Longobardi di Benevento. Certamente questo portale, come altri due fregi scolpiti sugli stipiti di alcune finestre dell’aula magna, erano parte integrante dell’antica costruzione longobarda, e solo successivamente furono riutilizzati e sistemati nell’attuale posizione. Questo portale immette nell’aula magna del castello, molto ampia e piena di luce. Al centro della sala, lungo la parete destra, vi è un grosso camino che reca sulla cappa lo stemma dei Bartirotti, datato 1602. andando ancora oltre, si giunge al termine della cortina, dove si trova la torre tronco-conica, detta del “Parasinno”. Questa è un luogo tetro e angusto. La tradizione popolare vuole che anticamente in essa vi fossero le prigioni e uno strumento di morte chiamato “Mulino a rasoio”, che doveva servire a punire e ad eliminare chi fosse caduto in disgrazia del feudatario. In alcuni locali della torre si possono ancora notare, incise sull’intonaco, croci benedettine e latine, il sole, scudi recanti scritte, mani, foglie, nonché iscrizioni redatte in lingua italiana, latina e greca. Invece, sul lato interno della cortina orientale, si incontrano gli alloggi degli ufficiali e dei militari. Nel piano sottostante vi è un lungo androne, con tante finestre lungo la parete esterna, che funzionava da deposito, ed era preceduto da uno stanzone con caratteristiche volte a vela in mattoni color ocra d’epoca angioina. Nella parte più alta della cortina c’è un camminamento di ronda, che conduce alla torre tronco-conica detta del “Molo”, anch’essa risalente al periodo angioino, che prende il nome dal rione sottostante. Alla sua base, dal lato interno si può notare un semiarco gotico risalente al primitivo portale del periodo normanno, che era l’antica porta d’accesso al castello. Questo tratto fu l’unico, secondo Bracca, ad aver subito nei secoli uno sfondamento da parte dei Saraceni, perché era quello più facilmente accessibile e vulnerabile. A partire da qui verso il torrione, si distende l’ultima cortina del castello, quella settentrionale. Dalla parte interna del cortile si snoda una serie di arcate, l’arco maggiore serviva di ingresso al forno, mentre gli altri davano adito a piccole stanze, che erano destinate ad usi diversi.

Al termine della cortina, si erge maestosa la “Torre Normanna”, cioè il Mastio, detto volgarmente il “Torrione”, perché la più alta di tutte. Ha forma prismatica a pianta quadrata e misura un’altezza di circa trenta metri. Ha gli angoli scolpiti con pietre bugnate, pareti molto spesse e solidamente cementate. La torre, orientata verso il paese, anticamente era circondata da un fossato con relativo ponte levatoio, che ne impediva l’accesso agli eventuali assalitori. è suddivisa in quattro piani a vani sovrapposti, due con volta a sesto acuto e due con il relativo pavimento in legno. Venne costruita sulle fondamenta di una preesistente torre longobarda. Il piano interrato, cioè quello a contatto con il terreno roccioso, era adibito a deposito viveri e aveva una cisterna coibentata per la raccolta dell’acqua piovana, che serviva da approvvigionamento in caso di assedio o di guerra. Il piano terra, al quale si accede tramite una botola del pavimento, per lungo tempo è stato adibito a carcere. Il piano sovrastante, a volta gotica, era diviso in due settori da un solaio in legno ed era in origine l’abitazione vera e propria del feudatario. Ad esso si accedeva tramite l’unica porta d’ingresso che, in caso di pericolo, veniva chiusa dall’interno tramite argani o funi. Conserva ancor’oggi gli originali camini in pietra ed incassata nel muro che porta alla sommità della torre, da dove lo sguardo spazia all’infinito. Sia sopra la porta d’ingresso della torre, sia sopra la seconda finestra della stessa, quella che guarda verso il paese, sono incastonati nel muro due stemmi identici scolpiti in arenaria e con la stessa tecnica, di cui uno più abraso e rovinato dalle intemperie. Essi rappresentano un fiore, forse un giglio, composto da sei corolle e da un bocciolo centrale, collocati lì dai primi feudatari.

Sulla scia degli eventi storici del sud il castello fu dato in concessione a signori appartenenti alle seguenti casate: gli Altavilla, i Loretello, i De Caprosia, i De San Giorgio, gli Acciaroli, i De Sangro, i Piccolomini, i Bartirotti e i Miroballo. L’ultimo ad abitarlo è stato il marchese di Deliceto Cesare (Francesco) Miroballo, che morì in giovane età nel 1790. dopo, il maniero venne incamerato dal Demanio comunale e subendo alterne vicende finì col ridursi in pessimo stato di conservazione, tanto da essere adibito a deposito di paglia, legna, ecc. Agli inizi degli anni ’50 fu sottoposto a lavori di restauro conservativo, che gli hanno dato la forma e l’aspetto attuale. Da diversi anni il castello non è visitabile per lavori di restauro strutturali ma che sono in fase di ultimazione e presto sarà restituito al popolo delicetano».

http://www.comune.deliceto.fg.it/Default.aspx?frame=CittaTerritorio\Monumenti\Castello.ascx&


Dal sito www.myrec.tv

Deliceto (cinta muraria)

«Intorno al 1400 il nucleo originario di Deliceto fu fortificato da una cinta muraria, che includeva tutto quello che allora era il centro abitato. Molto probabilmente la necessità di tale fortificazione derivava delle incursioni esterne, tipicamente dei saraceni, che a quell’epoca stanziavano in numerose parti della Puglia, della Campania e di altre regioni meridionali. Le mura che costituivano la cinta erano in sostanza un susseguirsi di case appoggiate l’una sull’altra a formare una struttura unica, che si affacciava sulla scarpate (dove scorrono i burroni attraversati dalle fiumare Gavitelle e Fontana) che delimitivano il borgo originario di Deliceto. Le zone più vulnerabili della cinta muraria erano fortificate con dei semplici terrapieni (barbacane). La cinta aveva tre porte per permettere la comunicazione con l’esterno. Partendo dal lato Sud-Ovest, la cinta costeggiava Via Castello, Vico Primo Castello, Rione Calabria e poi, scendendo per Via San Cristoforo, raggiungeva Porta Scarano, una delle tre porte d’accesso. Porta Scarano è rimasta intatta nei secoli ed ancora oggi è possibile ammirare il suo arco gotico a sesto acuto, affiancato da una torretta (Torretta (architettura)) semicilindrica che serviva da guardiola per avvistare i nemici in avvicinamento. Proseguendo a semicerchio lungo via Loreto, la cinta raggiungeva l’attuale via Porta Caspio dove si trovava la Porta Caspia poi ribattezzata Porta Miroballo (in onore del Marchese Miroballo che la fece ricostruire). Sempre procedendo a semicerchio (da ovest verso nord-est), la cinta poi raggiungeva la terza porta chiamata Cavutello o Risciolo, che metteva in comunicazione l’attuale via Casati (“la stred r sott” in dialetto delicetano) con l’esterno del borgo, oggi chiamata piazza Europa (in dialetto delicetano ancora oggi chiamata “affuor a la port”). L’ultimo tratto delle mura si estendeva lungo il ciglio del burrone che sovrasta il torrente Gavitello; esso dopo aver tagliato via Molo terminava al torrione orientale (torre Molo) del castello. Per circa 200 anni, dal 1400 al 1600 Deliceto si è sviluppata all’interno di questa cinta muraria. Successivamente, venuta meno la necessità di protezione da attacchi esterni ed aumentata la popolazione, il paese prese lentamente a svilupparsi all’esterno della cinta muraria. Oggi esso si estende su una superficie molto più vasta, che comprende, tra le altre, Borgo Gavitelle, zona Fontana e Aia Sant’Antonio. Tuttavia gran parte del fascino e della bellezza di Deliceto risiede nel suo borgo medievale sovrastato dal magnifico castello».

http://it.wikipedia.org/wiki/Deliceto#La_Cinta_Muraria


Dragonara (castello)

a c. di Alberto Gentile


Dal sito www.prolocofaeto.it

Faeto (palazzo del Capitano)

«L’edificio risale probabilmente al XV secolo e, secondo le fonti storiche, questo era la sede del locale governatore. Secondo la leggenda, al contrario, la Casa del Capitano altro non era che la residenza del capo dei briganti che imperversavano in questa zona. L’accesso a questo edificio avviene da Vico Valentino, e senza dubbio il suo elemento più pregevole è rappresentato da una finestra bifora affacciata su via Vittorio Emanuele. Grazie alle sue peculiarità storiche ed architettoniche, nel 1969 la Casa del Capitano venne annoverata dall’allora Ministero della Pubblica Istruzione fra i monumenti “di interesse particolarmente importante”. Il Museo Etnografico territoriale, ospitato proprio all’interno della Casa del Capitano, rappresenta il luogo ideale per scoprire le caratteristiche del territorio di Faeto. Il Museo, che è anche sede dell’Archeoclub delle Comunità Francoprovenzali di Faeto e Celle di San Vito, venne inaugurato nel 1988 sulle basi della locale sede dell’Archeoclub già esistente due anni prima. Nel Museo Etnografico sono conservate numerose testimonianze storiche e culturali riguardanti il territorio faetano che da sempre è stato incentrato sulle attività pastorali, contadine ed artigianali. Fra di essi si possono ammirare attrezzi utilizzati sino a pochi decenni fa per la coltivazione della terra, per l’allevamento del bestiame e per la produzione di formaggi ed altri prodotti tipici come, ad esempio, il pane e la pasta fatta a mano. Nel museo sono anche presenti oggetti utilizzati per il trasporto come, ad esempio, calessi e slitte, ed arnesi tipici delle lavorazioni artigiane».

http://www.prolocofaeto.it/turismo-2/luoghi-di-interesse-turistico-di-faeto


Fiorentino (sito archeologico e domus federiciana)

a c. di Alberto Gentile


Dal sito www.viaggiareinpuglia.it

Foggia (palazzo De Maio De Vita)

«Questo edificio prospiciente la piazza della Cattedrale fu costruito dopo il 1545, anno in cui il nobile Cesare de Maio, già proprietario di una palazzina, acquistò dal Capitolo di Foggia i ruderi di due botteghe, con l'intento di creare un unico corpo di fabbrica. L'edificio fu alienato poi nel 1696 al reverendo Giuseppe De Vita di San Marco in Lamis, il quale soprelevò il terzo piano fuori terra arricchendolo di un bel loggiato. A ricordo della sua realizzazione fece incidere sul cornicione la seguente iscrizione, ancora oggi leggibile: UT VIDEAT ET VIDEATUR D. JOSEPH DE VITA A S. MARCO IN LAMIS OPUS HOC BONUM EREXIT A.D. MDLCXVIII. Il palazzo, acquistato dalla famiglia Vigilante di Lucera, fu poi alienato all'avvocato Vincenzo Celentano. L'immobile, fra i più interessanti del centro antico di Foggia, si distingue per la linea architettonica e soprattutto per gli elementi decorativi che abbelliscono la sua facciata prospiciente via Arpi. Il portale è delimitato da due lesene scanalate a concavo e terminanti con capitelli ionici che sostengono un cornicione modanato con al centro il balcone. La eccellente resa plastica dei particolari ornamentali risalta con limpidezza soprattutto nelle lesene scanalate e fregiate da capitelli corinzi. Il balcone d'angolo con vico Peschi ha una cornice in pietra ornata da motivi a treccia. L'architrave - arricchito da motivi floreali a rilievo con sovrastante timpano curvo - è sormontato da uno stemma in pietra a dentello».

http://www.manganofoggia.it/palazzi.htm


Dal sito it.wikipedia.org

Foggia (palazzo Dogana)

«La Dogana ha inizialmente sede a Lucera e poi a Serracapriola, sede destinata però solo alla conta delle pecore; nel 1468 si trasferisce a Foggia, in un edificio che affaccia sulla "strada maestra di Pozzo Rotondo" (Piazza Federico II). L'edificio, a tre piani fuori terra e cantinati, ha muri di spessore considerevole, al piano terra trovano posto le scuderie e la rimessa della carrozza del Governatore, il Corpo di Guardia e le carceri (carcere criminale, nuovo carcere dei locati, carcere della corsea, carcere delle donne, carcere di S. Francesco e carcere di S. Antonio). Al primo piano la Sala delle Udienze del Governatore e il grande Salone dei locati o del teatro, l'alloggio del Governatore, i servizi di cucina e dispensa, la segreteria e il libromaggiore, la percettoria, il Tribunale con cui comunica la stanza della Ruota (sorta di camera di consiglio), la stanza della Corda (dove gli inquisiti sono energicamente interrogati) e la cappella. Al secondo piano vi sono gli archivi della Dogana, mentre i sottotetti sono adibiti a granai».

http://www.manganofoggia.it/palazzi.htm


Foggia (resti del palatium federiciano)

a c. di Alberto Gentile e Luigi Bressan


Dal sito www.parcogargano.it

Ischitella (palazzo Ventrella e borgo)

«Nel centro storico, sulla sommità di un alto colle, è il Palazzo Pinto (oggi Ventrella), grandiosa mole a tre piani con imponente portale sulla facciata principale. Voluto nel 1714 da Francesco Emanuele Pinto, principe mecenate, che lo fece edificare sui ruderi di un antico castello svevo, crollato in seguito al terremoto del 1640 e di cui incorpora a sud un solo torrione. Arricchì la struttura con una facciata monumentale e finestre elegantissime; aggiunse stanze al primo piano ed innalzò il secondo piano. L’antica fortezza divenne così residenza signorile lasciando traccia ai posteri, nonostante il terribile incendio che lo colpì nel 1840, del mecenatismo di questo principe di origine portoghese».

http://www.viaggiareinpuglia.it/at/1/castellotorre/1452/it/Castello-di-Ischitella-%28Palazo-Ventrella%29-


Dal sito www.volipindarici.it

Isole Tremiti (isola di San Nicola, muraglia di Fortezza e castello dei Badiali)

«Il corso Roma e il corso Diomede, paralleli fra loro, sono dominati dal castello e dalla fortezza ai quali si arriva attraverso una breve e larga strada a scaloni. Il Castello, costruito attorno al secolo XV, e più tardi a difesa del monastero, comprendeva "L'habitatione de' Canonici, e da alcuni Officiali, artisti e manuali: come sono i medici, barbieri, spetiali, sartori, calzolai, panettieri, vignaiuoli, legnaioli, muratori ed altri serventi in diverse cose ed i passeggeri; il Capitano co' soldati habitano fuori giorno e notte." La fortezza, opera veramente colossale, rappresenta l'ultimo baluardo di difesa del castello della Badia. Un alto e lungo muraglione con merlature, chiude il collo difensivo della testata dell'isola da Nord a Sud, lato sul quale il castello aveva 3 porte successive. A destra di questo muraglione frontale della fortezza, sormontato dallo stemma crociato, fiancheggiato e protetto dal solido Torrione del Ponte, avanzo della antica rocca costruita da Carlo II d'Angiò, coronato superiormente da piombatoi, si apre la prima d'esse munita un tempo del ponte levatoio sul profondo fossato, scavato per tutta la lunghezza del muraglione, largo circa 10 metri, di cui una vestigia della parete esterna si nota al lato sinistro del piazzale sottostante detto "Contro Fosso", oggi adibito a campo sportivo. L'altezza del muraglione, nonché quella del Torrione del Ponte dal fondo del fossato era considerevole e quindi il castello si poteva ritenere inespugnabile anche da parte di assalitori numerosi e ben armati. Sulle pareti del muraglione frontale si notano feritoie per moschettoni, finestroni per colubrine, mentre in alto si estendono gli spalti, grandiose terrazze aperte su sconfinati orizzonti. Sul lato sinistro sono i ruderi delle torri chiamate Cavaliere dell'ospedale e a sinstra del portale si alza maestosa una torre quadrata. Varcato il primo portale del Castello si apre l'ingresso del Torrione Angioino che era un altro corpo di guardia. La stradella a scaloni, detta "Salita della Chiesa", è fiancheggiata a destra da muraglia che termina alle pareti dell'alta torre quadrata, girando subito a sinistra, attraverso una piccola rampa, si arriva sui Bastioni del Torrione Angioino con i piombatoi da dove i frati versavano sugli assalitori olio, acqua bollente, piombo fuso ed altri espedienti per la difesa. Qui si ammira il panorama abitato dell'isola con gli allineati capannoni del Corso Diomede, di fronte e del Corso Roma più a sinistra, con in fondo l'isola di San Domino e più a destra il Cretaccio. A completare la difesa del castello verso la parte del levante si erige la Torre del Cavaliere di San Nicola sotto la quale esiste una grande "Tagliata" nel vivo sasso, molto profonda, eseguita che doveva arrivare in profondità fino a farvi comunicare il mare per dividere il castello dallo scoglio di San Nicola e far si che rimanesse isolato da tutti i lati non offrendo più il fianco ad un attacco da terra, più difficile a contenersi dai pochi uomini della difesa».

http://www.lecinqueisole.it/fortezza.html


Dal sito www.comunelesina.it

Lesina (borgo)

«La cittadina di Lesina è situata sulla sponda sud-occidentale dell’omonima laguna; ripartita sulla parte più alta di una piccola penisola che si protende sulla laguna. La città ha da sempre legato le sue vicende e la sua vita a quelle della laguna. Le prime notizie risalgono all’epoca romana. Notizie certe del borgo si hanno quando venne si elevò al rango di Castaldato, quindi sede della più vasta ed importante tra le 34 contee in cui Arechi, principe longobardo, divise nel 780 il ducato di Benevento. Molti storici concordi nell’affermare che la popolazione si incrementò nel VII secolo quando, numerosi cittadini di Lucera, distrutta dall'Imperatore Costante II, si rifugiarono a Lesina con il loro Vescovo. Inoltre la pescosità del lago richiamò molta altra gente dai dintorni e probabilmente anche da posti molto lontani, come dall'isola di Lesina in Dalmazia. Il piccolo centro era recintato da un antico muro di protezione contro le passate scorrerie dei Saraceni e dei pirati Slavi. Già in quei tempi i pesci della laguna erano rinomati, specialmente a Napoli nel periodo di Natale, dove i traìni (carri trainati da quadrupedi) carichi andavano in due giorni. Ed anche allora quei pesci erano considerati migliori di altri di diversa provenienza. Essi erano così abbondanti che si mettevano sotto sale per conservarli ed esportarli all'estero».

http://www.parcogargano.it/vecchiosito/www.parcogargano.it/web/gargano/dettaglio-tema-19058.html?_spp_mpg=./dettaglio-tema-1&_spp_pgcorr=3&_spp_bkurl=http://www.parcogargano.it/web/gargano/tema-1-livello&_spp_idlista=9478&_spp_iditem=16844


Dal sito www.destinazionegargano.it

Lesina (ex palazzo vescovile)


«Il Palazzo Vescovile è situato nel piccolo centro storico di Lesina. Il Palazzo sorge ad angolo tra l’inizio di via Vittorio Veneto e Piazza Annunziata, nella quale sorge la Chiesa parrocchiale edificata sul substrato dell’antica Chiesa Cattedrale. La facciata del palazzo e il suo artistico portale costituiscono uno dei più interessanti esempi di edilizia settecentesca in Lesina. è probabile che il nucleo originario dell’edificio, danneggiato dal terremoto del 1627 e poi ricostruito e ampliato nelle sue forme attuali nel 1733, sia stato effettivamente la sede dell’Episcopio. Ciò è confermato dalla presenza dello stemma di Orazio Greco, riposizionato in loco dopo la ricostruzione del palazzo avvenuta nel 1733. Il portale è costituito da un arco circondato da un alto fornice, raccordato con ampie volute laterali. Lungo la fascia del fornice si svolge un bassorilievo caratterizzato da un’interrotta concatenazione di motivi ornamentali finemente scolpiti. Nel 1850 il Palazzo fu acquistato dal sig. Vincenzo Panunzio e profondamente restaurato. Il Palazzo fu sede vescovile dal 1254 al 1459. Nel 648 d.C. l'Imperatore bizantino Costante II emise il Typos, un'ordinanza che imponeva il suo punto di vista sulla volontà di Cristo. Durante il Concilio Laterano del 649 d.C., il Papa Martino I condannò apertamente tale ordinanza. Il pontefice fu arrestato, tradotto a Costantinopoli e poi esiliato in Crimea dove morì. Cominciò così, da parte dell'Imperatore, la persecuzione contro coloro che non accettarono la sua volontà. Fra questi anche il Vescovo di Lucera, il quale scappò verso Lesina, insieme a buona parte dei suoi concittadini, a causa della devastazione della propria città da parte di Costante II, nel 663 d.c.. Non si sa con certezza se la destinazione fu scelta per motivi strategici o dal fatto che, forse, Lesina era anch'essa sede Vescovile. Viene citato, infatti, un Vescovo di Lesina durante il Concilio Laterano del 648 d.C.. Da quanto si evince il mandato vescovile di Lesina è indubbiamente antico e per questo ricco di particolari e, purtroppo, di imprecisioni. Infatti, secondo alcuni storici, la sede vescovile a Lesina fu istituita nel 1254 da Papa Innocenzo IV, e che l'ultimo suo presule fu Orazio Greco, il quale partecipò al Concilio di Trento sotto il pontificato di Pio IV. Sempre secondo gli storici, in particolar modo l'Ughelli, il vescovado di Lesina, durò in tutto due secoli, ossia dal 1254 al 1459, anno in cui la sede vescovile fu unificata all'Arcivescovado di Benevento ad opera di Pio II».

http://www.parcogargano.it/vecchiosito/www.parcogargano.it/web/gargano/dettaglio-tema-1a6ff.html?_spp_mpg=./dettaglio-tema-1&_spp_pgcorr=3&_spp_bkurl=http://www.parcogargano.it/web/gargano/tema-1-livello&_spp_idlista=9478&_spp_iditem=16568


Lucera (castelli svevo e angioino)

a c. di Luigi Bressan


Lucera (castelli svevo e angioino)

approfondimento di Alberto Gentile


Lucera (castelli svevo e angioino)

approfondimento di Stefania Mola


Manfredonia (castello)

a c. di Luigi Bressan


Manfredonia (cinta muraria, torri, porte)

a c. di Marilena di Padova


Dal sito www.mattinata.it

Mattinata (borgo)

«Mattinata è uno dei più piccoli centri abitati del Gargano, è situata a 78 m s.l.m. su una collina ai margini di un’ampia piana coltivata ad olivo. Il paese le cui origini rurali risalgono al XVIII secolo, presenta un assetto a scacchiera. L’agglomerato urbano manca di manufatti rilevanti dal punto di vista storico e architettonico. Palazzi di qualche rilievo, più per la mole che per l’architettura, sono: il palazzo Mantuano nel rione Iunno, il più povero del paese; il palazzo Barretta, attualmente sede Municipale e la chiesa parrocchiale. Il palazzo Mantuano è il più antico di tutti, risale al 1840. E’ costituito da un piano rialzato, da un seminterrato e dallo scantinato. Molto caratteristici sono il portale, un comignolo, alcune finestre e un balconcino che da sulla piana e il mare. Una certa importanza Mattinata l’ebbe in epoca romana (Matinum), quando dal suo porto partivano navi cariche di olio e di vino. A quell’epoca risalgono i resti di una villa scoperti in prossimità del porticciolo, ma il luogo fu abitato già in epoche molto più remoti, come testimoniano le tracce di un insediamento dell’età del bronzo scoperto vicino a Monte Saraceno».

http://www.parcogargano.it/vecchiosito/www.parcogargano.it/web/gargano/dettaglio-tema-1cf63.html?_spp_mpg=./dettaglio-tema-1&_spp_pgcorr=3&_spp_bkurl=http://www.parcogargano.it/web/gargano/tema-1-livello&_spp_idlista=9478&_spp_iditem=15543


Dal sito www.bbtorresaracena.it

Mattinata (Torre Saracena)

«La Torre Saracena (anticamente di Matinata) venne costruita nel 1569 sotto l'ordine del viceré spagnolo don Pedro di Toledo. È la terza torre costiera appartenente al territorio della Capitanata. Ecco la descrizione 25 anni dopo la sua costruzione, tratta dal manoscritto di Carlo Gambacorta Visita delle Torri di Capitanata nel mese di dicembre 1594: "Questa 3a Torre detta Matinata è ben collocata di buona fabbrica guarda il porto di Matinata e le vigne di Montisant'angelo. Bisogna un mezzo sacro per guardia di detto porto. È necessario anco una scala con la corda che costarà docati tre". Nel 1685 la torre "ha bisogno dell'astrico di sopra, e resarcire quello di sotto e accomodare la cisterna." Un tempo isolata nella splendida e spaziosa campagna di Mattinata, la sua parte sommitale è oggi ampiamente compromessa da una moderna sopraelevazione. Attualmente è sede di una attività turistica».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Saracena_%28Mattinata%29


Monte Sant'Angelo (castello)

a c. di Luigi Bressan


Monte Sant'Angelo (castello)

approfondimento di Alberto Gentile


Dal sito www.viesteonline.it

Monte Sant'Angelo (quartiere medievale Junno)

«...Il Centro Storico di Monte Sant'Angelo, sito nel tipico rione Junno, si presenta con un sistema urbanistico a cellula. Le case sono costruite a grappoli, saldate insieme e riallacciate da fronte a fronte con archi, strade strette e tormentate e larghe scale. Quasi tutte le case hanno ampie arcate e alte loggette di tipo arabo con eleganti comignoli dalle forme più bizzarre. Il più delle volte esse sono precedute da un cortile che da direttamente sulla strada. Ogni abitazione, generalmente, monocellulare, formata da un vano, a volte da due, ha la sua cisterna e il suo camino, simbolo dell'unione familiare e di un alto senso comunitario che si estende a tutto il vicinato. Ciò che ha determinato l'ubicazione delle case è il terreno, con forte pendenze e notevoli dislivelli. Ciò ha dato origine ad una struttura urbanistica di cresta fino al XVI secolo nei rioni dello Junno e di San Francesco. Intanto nella parte alta della città, in contrapposizione alla struttura dei rioni bassi si formano le case baronali con l'architettura provinciale tipica di tutto il napoletano. Le case baronali si dispongono quasi tutte lungo le strade principali di Corso Vittorio Emanuele, con la rottura e il superamento della cinta delle antiche mura. Qui abitarono i Galantuomini, la cui ideologia era ispirata a interessi agrari e a scelte in direzione della conservazione, sul piano sociale. In sede tipica il nuovo modello urbanistico rispecchia la struttura funzionale delle masserie. Il prospetto centrale generalmente è caratterizzato da un elegante portale. Dall'ingresso, con arco a tutta sesto, si passa, tramite il vestibolo e la scalinata, nei locali superiori, con camere da letto, sala da pranzo, soggiorno, cantine e depositi. Erano due modi e tipi di abitare, quello dei Galantuomini e quello dei lavoratori, con vani sovrastanti piccoli e stretti, con poca aria e poca luce. Alle case rurali del Rione Junno e alle case baronali del centro, seguirono le case a Schiera dei quartieri Coppa e Sotto Sant'Antonio Abate. La casa a schiera è caratterizzata da vano utile unico, coperto con volta a tutto sesto. I muri perimetrali sono costruiti da due filari di conci di tufo calcareo, con tramezzature interne ed opere murarie. Molto spesso in queste cellule un tramezzo divide la zona pranzo-cucina-soggiorno. I punti di maggiore importanza strutturale, architravi, pilastri di sostegno delle porte e delle finestre, sono realizzati in massello di calcareo, molto spesso intagliati e decorati. Si accede ai piani superiori attraverso una serie di scalette in blocchi calcarei prefabbricati, disposti in senso a volte longitudinali, a volta radiale rispetto alla strada. In corrispondenza con il Portoncino di ingresso le scale si arrestano formando un piccolo vano intermedio dal quale si ripartono i rimanenti gradini che raaggiungono il pavimento del piano superiore. Il vano stradale, nel tessuto urbanistico definito dalle schiere, assume l'aspetto di un grande solco aperto nell'ambiente circostante: solco che è pavimento ed è casa nello stesso tempo. ...».

http://www.montesantangelo.es/index.php?option=com_content&view=article&id=81&Itemid=80


Monterotaro (borgo)

a c. di Leonardo Perretti


Motta Montecorvino (torre)

a c. di Alberto Gentile


Dal sito http://orsarainforma.blogspot.com

Orsara di Puglia (mura, casali e palazzi)

«Il paese, che molto probabilmente risale ad epoca assai remota, fu fondato su un pianoro circondato da tre torrenti che ne costituivano la difesa naturale contro gli assalti dei nemici. Ad est scorre il Canale Catella, proprio a poca distanza dalla cinta muraria, che ancora si erge con le sue maestose torri, ad ovest scorre il Canale Botte e a Nord il torrente Canale della Grotta, nel quale i primi due confluiscono chiudendo la magnifica difesa naturale con un notevole dirupo. A sud le mura di cinta e il terreno scosceso chiudevano l'abitato come una sorta di castello. I resti delle mura, così come li possiamo ammirare, sono indubbiamente dell'alto medioevo. Di esse, però, abbiamo notizie antecedenti in vari scritti. ... Ma da quante porte si poteva accedere nel paese? Le fonti storiche e quelle fotografiche ci dicono che ne erano quattro. Porta S. Pietro, Porta S. Giovanni (poi S. Domenico), Porta di Greci (o porta Aecana?), Porta Nuova. La prima si apriva là dove comincia Corso della Vittoria, la seconda (scomparsa all'inizio del secolo scorso) all'inizio di via S. Rocco attaccata alla chiesa di S.Giovanni Battista, la terza, tuttora esistente, alla confluenza di Via Serg. G. Volpe con via Trento e la quarta ubicata in via Napoli (l'attuale strada di collegamento tra via C. Alberto e via Indipendenza, proprio laddove nel XVII secolo vi era l'abitazione della famiglia Scalzi). A queste probabilmente bisogna aggiungerne un'altra e che la tradizione ci ha conservato come "Portella delle Monache", che quasi certamente si apriva di fronte alla chiesa della Madonna della Neve. ...».

http://www.orsara.it/STORIA/LEPORE_MICHELE/STORIA_LEPORE_MURA_1.htm (a cura di Michele Lepore).

Sui casali e sui palazzi: http://www.comune.orsaradipuglia.fg.it/cms/cms_arg.php?idarg=25  -  http://www.montidauniturismo.it/jsps/10/Home/...


Dal sito www.montidauniturismo.it

Orsara di Puglia (palazzo baronale)

«Quello che oggi è noto come Palazzo dell’Annunziata o Palazzo Baronale era in origine il monastero dell’ex complesso abbaziale, la cui più antica attestazione si trova in un documento troiano del 1125 da cui si evince che, all’epoca, il complesso doveva avere già raggiunto una certa floridezza. L’antico monastero fu costruito al di sopra della grotta di San Michele da pellegrini spagnoli diretti al santuario di Monte Sant’Angelo. Alle sue origini fu popolato di monaci spagnoli, come dimostra la bolla di Gregorio IX del 1229 con la quale il monastero fu affidato all’Ordine di Calatrava, la cui presenza durò fino al 1294. Il monastero subì varie vicissitudini fino a quando nel 1524 fu venduto ai Guevara, che lo trasformarono in residenza gentilizia modificandone l’interno secondo le loro esigenze e costruendo sulla parete posta a ridosso della chiesa dell’Angelo un balconcino che permetteva di assistere alle sacre funzioni senza uscire dal palazzo».

http://www.montidauniturismo.it/jsps/10/Home/11/MENU/154/Da_fare_e_da_vedere/70/Storia_e_cultura/73/Siti_architettonici_e_storici....


Dal sito www.puntodistella.it

Orsara di Puglia (Torre Guevara)

«Il palazzo di Torre Guevara si trova nella piana compresa tra i due affluenti Sannoro e Lavella, a nord del torrente Cervaro, nel territorio di Orsara di Puglia. La costruzione rientrava nell’elenco delle dimore reali della corte aragonese. Il palazzo è eretto sul versante nord della conca attraversata dal torrente Cervaro, in un’area ricca di cacciagione. La zona, oltre a fornire relax ai vari feudatari e regnanti di passaggio, veniva utilizzata per il ripopolamento faunistico. Torre Guevara ha trecento anni di storia. Il palazzo fu eretto nel 1680. I Guevara, signori di Bovino, acquisirono il Territorio di Orsara di Puglia e decisero di regalarsi un edificio degno della loro dinastia. Fu Giovanni, quinto duca di Bovino, a far costruire Torre Guevara, per i soggiorni di caccia nel territorio di Montellare. Fece erigere l'imponente edificio nel cuore stesso di un'area geografica delimitata a nord dall'antica città di Troja, a sud ovest da Orsara, a sud da Bovino e ad est da Castelluccio dei Sauri. Una zona ricca di cacciagione, immersa nel verde e nella poesia di un paesaggio dolce come le linee delle colline daune. Il Palazzo fu utilizzato come sontuosa tenuta di caccia. Ospitò re e regine. Nelle sue stanze trovarono ristoro Carlo III di Borbone e la regina Amalia di Valbussa. Il palazzo ha un impianto rettangolare di sessanta metri per venti, con tre piani coronati da un imponente cornicione. è caratterizzato da una spessa muratura in pietra, con volte a botta».

http://orsarainforma.blogspot.com/2008_02_01_archive.html


Dal sito www.pianatavoliere.it

Orta Nova (masseria ex Gesuitica, domus federiciana)

«L’esistenza del sito di “Orta” sembra ascrivibile al XII secolo: tale toponimo viene infatti citato per la prima volta in un documento del 1101 e poi in un contratto del 1157. Ma è in epoca sveva che l’insediamento visse il suo momento di maggior gloria. L’imperatore Federico II ... scelse infatti questo luogo per fini residenziali e produttivi: edificandovi il suo palacium, individuando una defensa (la zona boschiva dove solo lui poteva cacciare), creando una masseria e una marescallia (allevamento di cavalli) per l’utilizzo agricolo del territorio. ... Scomparsa, purtroppo, l’antica chiesa di Santa Maria delle Grazie, eretta dai Gesuiti nel 1620, come pure il Palazzo Arcieri, che cingeva l’antica masseria gesuitica ed esibiva una iscrizione lapidea relativa alla edificazione del palacium di Federico II, Orta Nova conserva invece il palazzo ex gesuitico, con la sua piccola cella campanaria e il campanile a vela: un edificio innalzato sulle rovine della residenza imperiale, poi divenuto sede del prosegretario della Regia Dogana delle Pecore, sede dell’Amministrazione Comunale, caserma dei Carabinieri, scuola e Pretura, e oggi sede della biblioteca comunale e di associazioni culturali».

http://www.pianatavoliere.it/ortanova.asp


Panni (resti della torre)

a c. di Luigi Bressan


Panni (resti della torre)

approfondimento redazionale


Peschici (castello)

a c. di Luigi Bressan


Peschici (torre del Ponte)

redazionale


Pietra Montecorvino (castello)

a c. di Luigi Bressan


Poggio Imperiale (palazzo de Cecco)

redazionale


Ponte Albanito (castello dei diavoli)

a c. di Gianfranco Piemontese


Rignano Garganico (resti del castello baronale e torre cilindrica)

redazionale


Rocchetta Sant'Antonio (castello d'Aquino)

a c. di Andrea Gisoldi


Rocchetta Sant'Antonio (resti di Castel Sant'Antimo)

a c. di Andrea Gisoldi


Rocchetta Sant'Antonio (Sedile)

a c. dell'Associazione LiberaMente


Dal sito www.settemuse.it

Rodi Garganico (borgo)

«Il centro storico di Rodi Garganico conserva le caratteristiche di un antico borgo marinaro e non ha costruzioni di rilevante valore artistico. Unico scopo di questa antica popolazione di pescatori era difendersi dal nemico proveniente dal mare. Le abitazioni, pertanto, sono edificate le une accanto alle altre quasi a volersi sovrapporre. Dai rossi coppi spiccano per singolarità e bellezza i comignoli, "superstiti sentinelle di generazioni che credevano nei genuini valori della vita". Da visitare è la pittoresca zona sotto il castello, dove un tempo dominava, circondato dal fossato e accessibile tramite un ponte levatoio, il famoso castello aragonese del quale sono ancora visibili le due torri. Non è possibile ricostruirne la storia in quanto le fonti sono imprecise e contrastanti; pare fu costruito su commissione di Pietro Toledo, viceré di Napoli, nel 1535 ed abitato fino al 1806 dai feudatari Cavaniglia. Di un membro di tale famiglia si fa menzione in un'iscrizione del '600 che attesta Girolamo Onero Cavaniglia quale fondatore della biblioteca, restauratore della rocca e riarmatore dell'arsenale. L'epigrafe è murata su di un arco noto anche come l'Arco del Tramonto in quanto all'imbrunire è ivi possibile assistere ad un incantevole spettacolo: una rossa palla di fuoco che sembra spegnersi nell'azzurro mare. Proseguendo per i vicoli ripidi e scoscesi si scende al vuccolo, piccolo rione dal nome longobardo dove nel '600 sorgeva una chiesa dedicata a San Michele Arcangelo. Da questa caratteristica balconata le donne si affacciavano per vucculare (chiamare) i mariti intenti a sistemare le reti. Altro angolo suggestivo è il belvedere dove anticamente si apriva la principale porta cittadina. Deve il suo nome alla magnifica veduta che spazia dal biancheggiare del Convento Cappuccino tra i verdi oliveti, alla spiaggia dorata ed i profumati aranceti».

http://www.rodigarganico.info/italiano/citta.html


Dal sito www.vieste.it

Rodi Garganico (resti del castello)

«Solide mura, munite di torri quadrangolari, cilindriche o poligonali, con diverse porte difendevano la città. In posizione strategica, avanzata verso il mare, in un angolo delle mura, dominava il castello. Sulle origini del castello non si hanno notizie certe, ma di sicuro si sa che nel 1461 il castello già esisteva, perché fu abitato da Ferdinando d'Aragona. Secondo alcune fonti esisteva un nucleo duecentesco che fu successivamente ampliato e trasformato. Dopo il 1806 il castello fu venduto a diversi proprietari che lo ristrutturarono ognuno a proprio modo al punto da compromettere la forma originaria».

http://www.pugliacitta.it/comuni/rodigarganico.html


Dal sito www.montidauniturismo.it

Roseto Valfortore (torre del palazzo Marchesale)

«Palazzo Marchesale o baronale, posto di fronte al lato sinistro della chiesa Madre, è un edificio ben distinguibile grazie al maestoso torrione che lo caratterizza; fu fatto costruire da Bartolomeo III di Capua, che fra il XIII e il XIV secolo portò Roseto Valfortore al suo massimo splendore. Oggi restaurato, ospita delle abitazioni».

http://www.montidauniturismo.it/jsps/10/Home/11/MENU/154/Da_fare_e_da_vedere/70/Storia_e_cultura...


Dal sito www.padrepioesangiovannirotondo.it

San Giovanni Rotondo (borgo, palazzi)

«La città di San Giovanni Rotondo nacque nel 1095 sulle rovine di un preesistente villaggio del IV secolo a.C., di questo borgo restano dei segni visibili, come alcune tombe ed un battistero circolare (l'epiteto "Rotondo" deriva proprio da questo) che anticamente era destinato al culto di Giano, Dio bifronte, e in seguito fu consacrato a San Giovanni Battista. Durante il basso medioevo ha sempre ricoperto incarichi importanti nell'organizzazione economica del Meridione; sotto il Regno delle Due Sicilie ad esempio, ha ricoperto l'incarico di stabilire i prezzi della mercanzia commercializzata nel regno ...».

http://www.travelplease.it/Dett_Prod.aspx?ID=32&Tip=150&Pro=377

I Palazzi: http://www.padrepioesangiovannirotondo.it/?page_id=1543  -  http://it.wikipedia.org/wiki/San_Giovanni_Rotondo#Architetture_civili


Dal sito www.visitsangiovannirotondo.com

San Giovanni Rotondo (torri, cinta muraria, porte)

«San Giovanni Rotondo, nel Medioevo, era circondato da mura possenti, con 15 Torri e 4 porte, edificate tra XII e XIV secolo; oggi restano ben poche tracce della fortificazione e delle torri. Porta Maggiore: edificata da Federico II di Svevia. Era una delle quattro porte della Città, la più grande, munita di un ponte levatoio; Porta dei Comuni: edificata tra il 1150 e il 1234. Detta anche "Portami Suso - portami in alto". Era la porta più importante e rappresentava il Comune-Università. Inserita nella maestosa torre quadrangolare. Porta del Lago: edificata tra il 1150 e il 1234. La porta detta "del Lago" perché prospiciente una vasta zona lacustre che si stendeva ad ovest delle fortificazioni. Era composta da archi semicircolari e con volta a forma gotica munita. Venne demolita nel 1876. Portella: era la più piccola delle quattro porte delle fortificazioni di San Giovanni Rotondo. Torre Quadrangolare: era una delle 15 torri edificate fra il 1150 ed il 1194, completate e consolidate verso il 1234 dall'imperatore svevo Federico II. Torre Cilindrica: era una delle 15 torri edificate tra il 1150 e il 1234, un tempo merlate. Ora è sede del Museo delle Arti Popolari. Tracce Murarie di età normanno-sveva: facevano parte delle antiche fortificazioni di San Giovanni Rotondo, oggi sono inglobate negli edifici del centro storico della città e, quelle che restano, sono visibili in alcune strade».

http://it.wikipedia.org/wiki/San_Giovanni_Rotondo#Architetture_militari


Foto Fajarama, dal sito www.eurekabooking

San Marco in Lamis (borgo, palazzo badiale)

«Sotto il profilo storico-artistico è da ricordare il quartiere detto “la Palude o Padula”, che costituisce il primo nucleo abitativo di San Marco in Lamis: è una denominazione di antica origine che richiama le caratteristiche primitive del luogo in cui sorse la città, disseminato appunto di paludi o lame. Altro quartiere antico della città è quello inteso come “Lu Casalotte”, che conserva tracce di una piccola chiesa. Entrambi i quartieri hanno una particolare conformazione di edilizia popolare arrivata ai nostri giorni col nome di mugnali, ovvero scale esterne di accesso alle abitazioni, di varia altezza, terminanti con un piccolo ballatoio. Degno di nota è il “Palazzo Badiale”, un tempo sede della badia, oggi Municipio. Risalente al XV-XVI sec. si presentava come un imponente complesso comprendente anche il carcere con la torre e una cappella dedicata a S. Rocco. Nel tempo ha subito vari rimaneggiamenti, soprattutto dopo il cambiamento di sede della badia».

http://iisgiannone.it/La%20Citta/Le%20Origini/index.htm


Foto di Ludovico Centola, dal sito http://rauzino.files.wordpress.com

San Marco in Lamis (torri normanne)

«La torre più imponente e meglio conservata è quella di via San Giuseppe, la quale è annessa al Palazzo Badiale, le cui origini sono sconosciute anche se sappiamo esser di vecchia costruzione. Del palazzo sappiamo solamente che nel corso dei secoli ha subito notevoli trasformazioni, la più imponente durante il periodo fascita. Fortunatamente la torre, nonostante sia stata riadattata ad abitazione nel XIX secolo, da quanto riportato nelle carte catastali, resta l’unica parte della costruzione che più delle altre conserva quelle caratteristiche anticheggianti che la fanno apparire ancora tale dopo secoli. ... Le altre sono solo il basamento di una vecchia torre e non la torre come doveva essere un tempo. Bisognerebbe conoscere anche la posizione esatta delle altre torri per capire meglio cosa esse potevano essere e di quale struttura più complessa potessero far parte. Non esiste ad oggi un documento dove siano riportate queste strutture ed io personalmente, mi son permesso di fare delle ricoricostruzioni basandomi su personali riflessioni ed analogie. Una delle torri è stata abbattuta pochi anni fa, con molto rammarico da parte mia per non potervi offrire materiale multimediale in merito, ed era situata quasi di fronte al palazzo dell’Arciprete (quello unito alla chiesa della Collegiata), dove un tempo si trovava il forno a legna più grande di San Marco In Lamis, alcuni dicono addirittura di tutto il Gargano, “lu furne a ‘mpèrne”. Per comprendere meglio la situazione bisognerebbe avere almeno un riscontro grafico con delle direttrici tra le torri, ma prima di far questo è cosa buona ritornare sul nostro Palazzo Badiale. Abbiamo certezza che nel 1600 vi fosse una struttura imponente dove ora sorge il palazzo, questa struttura doveva essere molto diversa da come la vediamo oggi se è vero che nel XIX secolo c’era già una struttura simile19 a quella poi modificata nel XX secolo20. Certamente per molti anni è stata la costruzione più grande e più in alto che si poteva trovare nella valle dello Starale, quasi a voler sovrastare tutta la parte restante. Per quanto riguarda le torri, il nome da me dato è di pura convenienza e non di certo un nome attestato in qualche epoca o arrivato a noi oggi. Le uniche torri di cui si ha certezza, o per esistenza o per documentazione, sono le seguenti: Torre San Giuseppe, Torre Monte Zebio, Torre del Forno, Torre Pozzo Grande,Torre ai Pozzi. ...».

http://rauzino.files.wordpress.com/2010/08/centola.pdf (a cura di Ludovico Centola)


Dal sito www.montidauniturismo.it

San Marco La Catola (residenza fortificata dei Pignatelli)

«Domina il borgo un imponente palazzo fortificato di cui oggi restano soltanto i ruderi. Sul periodo di costruzione ci sono tesi discordanti, ma la più accettata è quella che sia un’opera risalente alla dinastia angioina, ovvero al XIII secolo. La forma irregolare fa pensare ad una costruzione in diverse fasi. è costituito da tre ingressi con due torri e da mura alte rafforzate da contrafforti e bastioni. All’interno ci sono i resti di un’abitazione centrale, dimora del feudatario e di modeste abitazioni destinate ai coloni. Si racconta che all’interno ci fosse anche un mirabile giardino pensile. La cappella del palazzo dedicata a San Marco Evangelista, risalente al 1548 e voluta dalla baronessa Lucrezia Surrento, è stata restaurata e rimane ancora l’originale portale di ingresso decorato. Il castello restò di proprietà della famiglia Pignatelli fino al 1821, quando Giovanni Pignatelli, Duca di Montecalvo e Marchese di San Marco la Catola, lo vendette a Nicolangelo Cipriani. Oggi il castello è di proprietà del Comune».

http://www.montidauniturismo.it/jsps/10/Home/11/MENU/154/Da_fare_e_da_vedere/70...


Foto archivio fotografico fotogramma, Bari, dal sito www.ambienteambienti.com

San Menaio (torre dei Preposti o dei Doganieri)

«La Torre dei Preposti o dei Doganieri è un' imponente torre costiera situata presso la rinomata località balneare di San Menaio, nel comune di Vico del Gargano, in provincia di Foggia. Costruita nel XIV secolo, venne rinforzata nel 1569 durante il rafforzamento di difesa delle coste dell'Adriatico meridionale ad opera del viceré spagnolo don Pedro di Toledo dopo il 1532. La torre, che vanta un discreto stato di conservazione, strutturalmente è costituita da un basamento tronco-piramidale sormontato da parallelepipedo a due livelli. Il coronamento è formato da una serie di “mensoloni” sporgenti, tuttora visibili, che sorreggevano le caditoie estese a tutto il perimetro della torre. La Torre dei Preposti, che è di proprietà del demanio, è ceduta in locazione al Comune di Vico del Gargano. Incredibilmente però, l'edificio risulta abusivamente occupato da privati che non permettono alla comunità di fruire legittimamente del prezioso monumento, e soprattutto impediscono di dar luogo agli interventi di restauro conservativo di cui la torre necessita con urgenza».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dei_Preposti


San Nicandro Garganico (castello)

a c. di Gianfranco Piemontese


San Nicandro Garganico (torre Mileto)

a c. di Gianfranco Piemontese


Foto Enzo Perrone, dal sito www.comune.sanpaolodicivitate.fg.it

San Paolo di Civitate (palazzo baronale dei Gonzaga)

«Menzionato per la prima volta nel 1570, il Palazzo Baronale fu fatto costruire dal feudatario Giovanni Battista Carafa e completato successivamente da Cesare Gongaza. Nella relazione del Tavolario Vinaccia si legge: “… che in stanza del suo palagio leggevasi 1640, e dietro in una lapide A.D. 1640, per segno che in quell’anno fu ristaurato da lui. Questo palagio dell’ultimo Principe D. Giulio fu venduto a D. Michelangelo Picucci per doc. 3000. Guarda con sei finestre, senza balconi all’Est la gran Piazza, contiguo al Sud colla Parrocchia di San Giovanni, sul cui ingresso in un carretto con gelosie su due colonne, assisteva il Principe a’ divini uffici. Ha tre piani laterizi con breccioni, il portone inarcato di saxo quadrato, donde si entra in un cortile lamiato con 16 sottani per magazzino, ed altro, poi in un altro scoperto, quadro, e selciato di braccioni, con pozzo in messo e cantina. A sinistra la gradinata scoperta monta alle sedici stanze divise in quattro braccia, quadre, ed alte palmi 23 e ben soffittate. Intorno ha le colombaie; all’ovest dietro quattro finestre oltre due torrette bislunghe di palmi 12 negli angoli sud e ovest con saettiere su, e giù ne’ tre loro lati; quella nel sud è diruta in parte: nel lato sud-est vi sono quattro finestre, nel nord il giardino è lungo 30 e largo 20. Nel frontespizio nell’angolo contiguo al giardino sporge nella gran Piazza altra torretta dislunga con due finestre oltre una ne’ lato, dov’era il carcere Baronale, e fa ala al palagio col campanile della Parrocchia, il quale sporge 15 palme al pari di essa con palmi 100 circa intermedi sino a questa torretta, incluso il frontespizio della Chiesa”.  Nel 1720, la torre che delimitava anteriormente a sinistra il palazzo, già in stato precario, venne abbattuta per la realizzazione del campanile della Chiesa. Anche la torre posteriore del palazzo venne abbattuta in tempi recenti in quanto pericolante. Un’unica torre si è conservata, quella che oggi si vede dalla piazza centrale del paese e che delimita il palazzo baronale nella parte destra della sua facciata. Di forma quadrangolare, a tre piani di cui il primo e il terzo voltato a botte, il secondo a voltine, costruita con materiale di reimpiego proveniente dalla vicina Civitate, nel corso del tempo la torre è stata privata del piano merlato e dotata di finestre».

http://www.comune.sanpaolodicivitate.fg.it/it-it/citt%C3%A0/lacitt%C3%A0moderna.aspx


Dal sito it.wikipedia.org

San Severo (borgo, mura e "castello")

«La cinta muraria d'età angioina, quella costruita dopo che Federico II fece abbattere le vecchie mura (che insistevano sul circuito stradale detto Giro Interno), era di forma ovoidale, circondata da un ampio fossato corrispondente all'incirca all'odierno anello viario noto come Giro Esterno. Le mura angioine, in mattoni e prive di terrapieno (non furono mai ristrutturate "alla moderna"), erano intervallate da torri. Si aprivano in sette punti, a distanza più o meno regolare, in corrispondenza di altrettante grandi porte urbiche, tutte turrite e con ponte levatoio. A seconda delle località cui si giungeva seguendo le strade che da esse partivano, ovvero da particolari luoghi di culto o pubblici che si trovavano in loro prossimità, le porte si chiamavano (da ovest, in senso antiorario): Castello, per il vicino fortilizio (o Torremaggiore, per la direzione); Lucera, per la direzione; Sant'Antonio, per la chiesa di sant'Antonio abate (o Castelnuovo, per la direzione); Foggia, per la direzione; San Nicola, per l'omonima chiesa (o San Marco, per la direzione); del Mercato, per la piazza del Mercato; Apricena, per la direzione. Accanto alla prima porta si ergeva il cosiddetto Castello. Era costruito «a guisa di fortezza», di pianta quadrata, di notevole altezza e con una torre cilindrica ad ogni angolo. Rispetto alle mura, sporgeva notevolmente verso i campi e aveva diverse stanze superiori. Il corpo centrale, edificato in pietra squadrata, aveva funzione di caserma, con dormitori, forno, cucina e pozzo. Questo fortilizio fu realizzato adeguando i resti della domus federiciana, andata in rovina e fatta parzialmente demolire dal clero cittadino, che nel 1296 aveva chiesto a Carlo II d'Angiò di utilizzarne le pietre squadrate per ristrutturare le chiese parrocchiali della città».

http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_San_Severo#Le_mura_e_il_.22Castello.22


Dal sito www.apuliatv.it

Sant'Agata di Puglia (borgo, cinta muraria, torre dei Pronzi)

«Il sistema difensivo medioevale realizzato a protezione del centro urbano di Sant'Agata di Puglia, consiste in una doppia cinta murata. La prima, di fondazione longobarda, venne eretta a protezione del Castello. La seconda, collegata al castello, venne costruita per difendere da attacchi militari il centro abitato, che lungo il perimetro esterno venne racchiuso. La cinta murata urbana, dalla forma triangolare, era lunga circa 1000 mt e le altezze variavano circa da mt 8 a mt 20; la fabbrica con cui è stata edificata consiste in pietra delle cave locali, malta e blocchi di arenaria, ciottoli dei fiumi Frugno e Speca e da mattoni. Edificata attorno ai secoli XI e XII, la cinta murata urbana proteggeva un determinato numero di case e abitanti, tra cui le chiese di S. Andrea, S. Michele Arcangelo e S. Nicola. Originariamente le porte del paese erano due, Porta S. Angelo verso la Campania (Principato d'Ultra) e Porta Perillo, verso le Puglie (terra di Capitanata), ambedue fortificate e poste ai limiti della direttrice principale che percorreva tutto il centro. A seguito dell'aumentare della popolazione fu aperta un'altra porta principale, Porta Nova, all'esterno della quale, alla fine del 1500, vi era un ospedale, inoltre furono aperte tre portelle: Portella S. Andrea, Portella S. Nicola e Porta La Salvia. Nei punti nevralgici la cinta era rinforzata da torri e bastioni. Le mura sono documentate nell'anno 1443. Molti tratti di mura sono stati inglobati nelle abitazioni durante le fasi di edificazione edilizia. ... La torre è inglobata nell'abitazione di Via Alfieri n. 6, presso il Perillo. Essa è di età medioevale, faceva parte della cinta muraria urbana affiancata alla porta del Perillo. E' documentata nel 1754 con il toponimo dì "Torre dei Pronzi". Presenta la pianta circolare; il suo interno è in conci di pietra e la base poggia sul tipico conglomerato roccioso locale. La parte superiore è stata troncata per realizzare il solaio dell'abitazione superiore. ...».

http://www.comune.santagatadipuglia.fg.it/CMpro-p-p-44-page.html (a cura di Pietro Bove)


Sant'Agata di Puglia (castello)

a c. di Luigi Bressan


Dal sito kirschbaum-online.de

Serracapriola (borgo)

«Questo antico borgo, situato sul Tavoliere settentrionale a poca distanza dal mare, è citato per la prima volta nel 1046 come Castellum de Serra. Di fatto Serracapriola sorse attorno ad un imponente castello, di origine medievale, nel tempo ripetutamente danneggiato. Dopo il periodo normanno, il paese venne dato in feudo a diverse famiglie potenti: dapprima agli Sforza, poi ai Guevara, ai D'Avalos ed infine ai Maresca. Prima di pervenire a quest'ultima famiglia, però, Serracapriola venne attaccata e distrutta dai Turchi nel 1566. Un altro triste evento colpì il paese nel 1627, quando la città fu quasi rasa al suolo da un forte terremoto. E' un centro che rimane ancora incontaminato e preservato dagli abituali circuiti turistici, sebbene disti pochi chilometri sia dalle più rinomate località di villeggiatura: Termoli, Isole Tremiti, Lago di Lesina, Pugno Chiuso (Gargano, ecc....). Meriterebbe una visita, se non altro, per quell'aspetto caratteristico che si coglie percorrendo le vie del centro storico e di Piazza Castello. Così come una visita meriterebbe almeno una delle chiese che il paese custodisce: San Mercurio, risalente al XVIII secolo, dove sono conservate antiche tele ed un bellissimo altare ligneo dorato. L'antichità del luogo è infine comprovata dalla presenza, a pochi chilometri dal centro abitato, di un importante villaggio neolitico. Agricoltura e industria del legno sono al centro delle sue principali attività economiche. Il corso Garibaldi e le costruzioni che vediamo oggi sono nate dopo la metà del XVIII secolo in seguito ad un progetto disegnato dal duca dell’epoca che consisteva in un grandissimo viale che somigliasse ai “Campi Elisi” di Parigi. Il “borgo”, come veniva chiamato in passato, doveva essere orientato a nord ed avere come obbiettivo finale l’imbocco in corrispondenza del portale nord del castello. L’idea ambiziosa del duca però non poteva trovare una soluzione migliore dall’attuale (con un orientamento di circa 15 gradi verso nord-ovest), perché la direzione nord desiderata dal duca andava a scendere lungo la valle sottostante. Targhe civiche, ancora ben leggibili, situate ai lati del viale, testimoniano una sorta di taglio del paese in “borgo In ogni caso il corso, orgoglio e vanto degli abitanti di Serracapriola, col tempo e con la crescita urbanistica, soppiantò il paese “vecchio” portandosi dietro tutte le attività, artigiane e commerciali, compresa la consueta passeggiata, o “struscio” lungo i suoi settecento metri. Nel 1883 fu eseguita l’intera pavimentazione del borgo ed il suo “arredo” corredandolo di marciapiedi alberati inizialmente da acacie e poi da lecci. Oriente” e “borgo Occidente”, termini ancora in uso nella parlata serrana. ...».

http://residenzagonzagabbserracaprio.beepworld.it/borgoantico.htm


Serracapriola (castello baronale)

redazionale


Tertiveri (torre)

a c. di Anna Castellaneta


Torremaggiore (castello ducale)

a c. di Antonio Di Cesare


Torri costiere del Gargano

redazionale


Dal sito www.teleradioerre.it

Troia (castello d'Oriente, poi convento di S. Domenico)

«Costruito sulle mura di cinta della città, il Castello è menzionato in una pergamena del 1042. Probabilmente, ingloba la Chiesa e il Convento di San Bartolomeo, poi intitolati a San Girolamo o a San Domenico. Dopo l'abbattimento del 1230, operato da Federico II, il Castello è ricostruito per trasformarlo in monastero benedettino e nel 1312 è affidato ai frati di Montevérgine. Nel tempo lo stabile subisce subito gravi rimaneggiamenti, ma conserva ancora l'aspetto di luogo fortificato. Accanto c'era una delle quattro porte d'ingresso alla Città, detta Porta d'Oriente o Porta San Girolamo. Una colonna e un fregio restano murati nella parte posteriore visibile della Chiesa di San Domenico. La Chiesa, con l'annesso Convento ampliato nel 1700, è gestita dai Domenicani sino al 1810, quando le leggi napoleoniche soppressero il Convento. Nel 1842, al Decurionato di Troia è concesso l'insediamento di un Orfanotrofio femminile sotto il titolo di Maria Santissima del Rosàrio, gestito dalle suore di Carità di S. Giovanna Antida Thouret che ha vita sino al 1977».

http://www.pugliaturistica.it/info.php?user=&pw=&luogo=PGL&cod_luogo=PGLFGTRO00000&cod_pe=1


Archivio del sito

Troia (castello normanno-svevo demolito negli anni '60)

«Non si conosce l’anno della sua costruzione, ma si sa che è realizzato dai Normanni tra la prima e la seconda metà dell’XI secolo. Qui Roberto I, il Guiscardo, (1015-1087), fissa la sede del suo ducato e fa celebrare le nozze di sua figlia. Nel 1082 Ruggero (?-1111) si chiude nel Castello perché minacciato dai Troiani. Il Castello Normanno è rovinato dall’ira di Federico II (1194 -1250) tra il 1229 e il 1230. Si ha notizia del suo riutilizzo solo nel 1617, quando il sindaco F. Ciantro e il mastrogiurato G. Siliceto accolgono i frati cappuccini. I Frati completano “il nuovo monastero su parte delle rovine dell’antico castello, del quale oggi ancora possono notarsi alcune traccia di mura” (N. Béccia). Nel 1964 l’ex convento è abbattuto per far posto allo stabile della Scuola media statale. La Chiesa di Sant’Andrea apostolo in Sant’Anna e parte dei bastioni che danno a sud sono risparmiati dalla frenesia costruttiva degli anni Sessanta».

http://www.pugliaturistica.it/info.php?user=&pw=&luogo=PGL&cod_luogo=PGLFGTRO00000&cod_pe=2


Dal sito www.ecole-francaise.it

Troia (insediamento murato di Vaccarizza)

«A circa 7 Km dalla città di Troia, in località monte Castellaccio, si conservano i resti di un insediamento d’altura, noto dalle fonti, con il nome di Vaccarizza, per una battaglia che vi si svolse agli inizi dell’XI secolo tra Bizantini e Normanni. Questo insediamento fu occupato fra X e XIII secolo e poi definitivamente abbandonato e ciò ha favorito la conservazione nei secoli di parte delle strutture che sono rimaste a vista, come una porzione del circuito murario, o che sono state portate in luce nelle campagne di scavo archeologico condotte a partire dagli anni Ottanta. L’area era occupata da un abitato posto su uno sperone che dominava la valle del Celone, che, nel X secolo, fu interamente circondato da mura dai Bizantini, nell’ambito degli interventi di fortificazione di diversi centri condotti per creare una rete difensiva sul territorio. Sul lato sud-ovest si sviluppava la cittadella bizantina, sede amministrativa e politica di tutto l’abitato, che risultava recintata. Nell’XI secolo i Normanni seppellirono le strutture della cittadella per la realizzazione di una motta, un rialzo artificiale, su cui costruirono il castello, costituito da una torre, con funzione militare, e da un’aula in cui risiedevano i signori, e a cui si affiancava la bassa corte dove erano sistemati la cappella e le strutture produttive. Il complesso fu ristrutturato nel XII secolo poi, nel corso del XIII secolo, tutta l’area fu progressivamente abbandonata, probabilmente perché aveva subito la concorrenza della vicina città di Troia».

http://www.dif.tno.it/rome/guide/it/troia/cosa_vedere/archeologia.asp


Dal sito www.foggiaweb.it

Troia (palazzo D'Avalos)

«Il meraviglioso Palazzo d’Avalos, sede del Museo Civico, del Municipio e del comando di Polizia Municipale, ha una lunga storia. Edificato nel XVI secolo ha subito diversi restauri. Uno dei più importanti nel 1643 per opera di Francesco d’Avalos, principi di Troia fino a tutto il 1700. Nel secolo scorso invece due volte negli anni Cinquanta ed infine Novanta. Si accede al suo interno attraverso un sontuoso portale liteo affiancato da colonne corinzie su basamento e sormontato da tre stemmi araldici in pietra uno raffigurativo della città ai lati quelli della famiglia d’Avalos. Molto interessante il cortile interno e l’Aula Consigliare sita al primo piano, dove si può ammirare anche una piccola Cappella e la Sala dei Cesari».

http://www.montidauniturismo.it/jsps/10/Home/11/MENU/154/Da_fare_e_da_vedere/70...


Dal sito www.puntodistella.it

Vico del Gargano (castello)

«Nella sagoma quadrilatera del castello moduli architettonici diversi evidenziano tempi, funzioni e culture artistiche che si succedono, dai Normanni agli Aragonesi. Motivi di difesa sono alla base del primo impianto del complesso, che in età sveva assume gli ideali residenziali di una domus solaciorum, di una dimora signorile per gli svaghi di cortigiani e forse anche dello stesso imperatore Federico II. Questi, nel 1234, aveva dato in dote alla terza moglie, Isabella d'Inghilterra, Vico e i paesi garganici compresi nell'Honor Montis Sancti Angeli. Il nucleo più antico del castello si sviluppa sull'asse NE-SE, chiuso agli angoli da torri quadrate. Quella di NE si eleva su di una scarpa di base a blocchi sagomati e smussati, evidenziata da un costolone marcapiano; l'altra di SE culmina con un'elegante bifora, descritta da A. Haseloff ("un capitello a foglie piatte e grossi bulbi obliqui"), e con l'originaria merlatura. Quasi a rinsaldare quest'ultima slanciata struttura angolare, un bastione circolare di fortificazione, la cosiddetta torre maestra, ricorda il periodo aragonese. E gli adattamenti per bocche di fuoco, accanto alle balestriere, riportano al ricorrente dramma della guerra, all'assedio e al cannoneggiamento di Vico nel 1529, da parte degli Spagnoli. Nella quotidianità di oggi il castello rimane un simbolo, dominante sulla composizione urbanistica del paese. Muri incrostati di storia, volte a crociera, portali sfidano ancora il tempo e conservano il segreto di eventi che nessun archivio ha raccolto».

http://old.dlf.it/vicodelgargano/monumenti.htm#Castello


Dal sito www.guida-gargano.it

Vico del Gargano (cinta muraria, palazzi)

«Nel 1292 Teodisco de Cuneo maestro dei balestrieri, uomo d’armi, provvede Vico di un organizzato sistema di difesa con una superba cinta muraria guarnita di circa venti torri. Questa la descrizione che se ne fa nella Relazione d’apprezzo del Feudo di Vico: "La maggior parte di essa che forma il pieno di detta terra sta racchiusa da mura ad uso di fortelizio, ripartito di quando in quando da torri rotondi e quadre, mercè dei quali mura non si permette altro ai cittadini, che l’entrare ed uscire a detta terra per una sola porta, della quale ne tiene il dominio la Casa Marchesale, e questo ad oggetto di impedire qualche incursione dei Turchi che per l’addietro si dice essere giunti fino al recinto di detta terra, per la qual causa nacque l’uso di farsi eliggere dal Barone una persona sotto nome di Camberlengo, affinché invigilasse all’apertura e chiusura di detta porta, e di camminarsi la notte con suoi Giurati e Soldati e ritrovando persone fuori delle loro case da due ore di notte in avanti dopo li tocchi della campana, può quelli carcerare, e n’esigge la pena la Casa Marchesale ducati 6".

Palazzo Della Bella. L'elegante sagoma della costruzione signorile introduce a Vico, all'aprirsi del secolo XX, una parentesi "fiorentina". Voluto da D. Ignazio Della Bella, il progetto, che si ispirava al modello trecentesco di Palazzo Vecchio, si collocava nella corrente neo-gotica. Su due piani scanditi da cornici marcapiano e coronati da una merlatura a coda di rondine, presenta due corpi di fabbrica lungo Salita Della Bella e due antiche torri circolari. Sul sito dell'originaria torre d'angolo, di cui la famiglia Della Bella conserva documentazione fotografica, svetta oggi l'imponente torre, allungata da due bifore e coronata da ballatoio e merli guelfi (la merlatura del palazzo vi chese inverte i tipi rappresentati in Palazzo Vecchio). Pure il corpo di fabbrica parallelepipedo, verso la chiesa di San Giuseppe, sembra, infatti, richiamare una preesistente torre, di cui il progettista volle forse conservare l'idea».

http://old.dlf.it/vicodelgargano/monumenti.htm#Cinta


Dall'archivio del sito

Vieste (borgo medievale)

«Il Centro abitato di Vieste è antichissimo. ... In età classica, assunse una piccola strutturazione urbana con mura di cinta e al suo interno vi troviamo il centro antico, che si presenta raccolto sulla groppa del costone che sale da sotto la Basilica con cattedrale fino al Castello ed è delimitato dal mare lungo due lati e da un muro di cinta che a tratti si estende dal Castello al baluardo della punta di San Francesco. Dopo il dedalo di viuzze del centro storico ci si imbatte nella penisoletta di San Francesco su cui si erge l'omonimo antico convento e l'annessa chiesa. Fonti storiche riportano che nel 1438 due coniugi Patrizi viestani, Algragio e Narda, fondarono e donarono a proprie spese un monastero di suore Clarisse sotto il titolo di S. Caterina d'Alessandria. Il monastero durò pochissimo tempo. Forse andò distrutto già nel 1480 in seguito all'invasione di Bassà Acomatte Pascià o più probabilmente restò incenerito nel 1554 in seguito alla feroce distruzione di Vieste operata da rais turco Dragut. In ogni caso, dopo il 1554 fino al '600 inoltrato non abbiamo più notizie dell'antico monastero. Il convento fu soppresso per ordine di Giocchino Murat nel 1809 ... Attraverso linde stradine, si scende alla “Chianghë Amérë” ( la tradizione popolare vuole che durante il saccheggio di Dorghutré-is (1554), gli inabili e i vecchi che non potevano essere trasportati e venduti come schiavi furono trucidati dai turchi su di una roccia, che prese il nome “Chianghë Amérë” cioè pietra amara. Appena furono aperte le porte: pirati irruppero forsennati nelle vie, abbatterono le mura, saccheggiarono case e chiese. Vecchi, donne, bambini furono torturati e trucidati senza pietà: la Chianca Amara, tra il bagliore delle scimitarre, rosseggiò orribilmente di sangue, che fluì come torrente nelle vie cittadine, mentre giovani e le ragazze incatena: venivano trascinati sulle navi e fatti oggetto di commercia e di schiavitù. Da qui proseguendo si arriva nella pittoresca piazzetta Petrone, da cui si ammira lo spettacolare scenario della costa Viestana fino a Testa del Gargano, folta di verdi pinete. In tutto il centro antico troviamo archi medievali che racchiudono le piccole vie, dove un tempo vi erano ghetti di artigiani e commercianti ebrei, oggi come allora questi piccoli chetti sono stati occupati da graziosi negozi artigianali che in estate richiamano numerosi visitatori».

http://www.vieste.it/centro_storico_vieste.htm


Vieste (castello)

a c. di Luigi Bressan


Dal sito www.moveaboutitaly.com/

Vieste (torri costiere)

«Le torri costiere del Gargano sono strutture cinquecentesche, fatte erigere per lo più dal vicerè spagnolo Don Pedro di Toledo, al fine di difendere le coste dalle invasioni turche. Per questo motivo le torri furono edificate ad una distanza tale le une dalle altre da consentire, in caso di pericolo, la comunicazione visiva, con fuochi, ed acustica, con l'uso di cambane etc. Queste torri hanno per lo più piccole dimensioni e sono formate da un unico ambiente voltato all'interno e sopraelevato rispetto al terreno per motivi di difesa. Una scala di legno veniva all'occorrenza calata dall'alto della porta di accesso, sempre sul lato moni. Esse sono prive di decorazioni e si aggirano normalmente intorno ai 12 m. di altezza».

http://www.vieste.it/itinerario_trabucchi_torri.htm


Dal sito www.ebay.it

Volturara Appula (palazzo ducale dei Caracciolo)

«Tra le architetture storiche che raccontano il passato del Borgo di Volturara è da ricordare il Palazzo Ducale, costruzione fortificata risalente al XVI secolo, edificata su un precedente fortilizio, che nel corso del tempo, in seguito a numerosi rimaneggiamenti, ha celato le finalità difensive tra le architetture di residenza nobiliare. Per molto tempo è stato proprietà della famiglia Caracciolo».

http://www.montidauniturismo.it/jsps/10/Home/11/MENU/154/Da_fare_e_da_vedere/70...


Dal sito www.flickr.com

Volturino (borgo medievale di Serritella)

«Unico avanzo del medievale borgo di Serritella resta la chiesa dedicata alla Natività di Maria. Del borgo, che sorgeva sulla piana a oriente di Volturino, si hanno notizie che risalgono all'inizio di questo millennio. Nel sec. XII fece parte, insieme ad Alberona ed altre terre, del vasto feudo dei Cavalieri Templari. Questi vi costruirono un monastero fortificato con annesso ospizio per i pellegrini. Poi i Templari, come si sa, nel 1312, per la cupidigia di Filippo IV il Bello re di Francia e la condiscendenza del papa Clemente V, furono soppressi, i loro beni confiscati; molti Cavalieri, a cominciare dal loro Gran Maestro Giacomo di Molay, dopo processi sommari furono messi a morte. Già dal 1307 in Francia e nei paesi politicamente dipendenti da essa i beni dei Templari erano stati confiscati. Dopo vicende alquanto confuse, il territorio della Serritella, all'inizio del sec. XIV, finì unito a quello di Volturino di cui da allora seguì le sorti. L'abitato cominciò a svuotarsi quando, verso il 1324, divenne terreno di razzia di un superstite gruppo di Saraceni ancora esistente a Lucera. Nel 1458 le milizie di Ferdinando I d'Aragona, poiché Volturino, partigiana di Giovanna d'Angiò, aveva resistito ai ripetuti assalti, si vendicarono mettendo a ferro e fuoco tutta la zona e ciò che restava del borgo della Serritella. L'abbandono definitivo fu consumato lungo il sec. XV. Gli immensi cumuli di pietre, insieme alla chiesa, sono i muti testimoni di così drammatica vicenda. ...».

http://www.sipuglia.com/scheda_itinerario.php?id_prodotto_itinerario=264


Dal sito www.incomingpuglia.com

Volturino (palazzo Ducale)

«Tra le antiche architetture che raccontano la storia di Volturino si può ammirare il Palazzo Baronale con un prezioso portale. Palazzo appartenuto alla nobile famiglia dei Montalto, la cui presenza è testimoniata dai molteplici stemmi che arricchiscono architravi dei portali e delle architetture interne. Si accede al palazzo da un cortile coperto e le piccole gradinate laterali portano al piano superiore, sicuramenta adibito a suo tempo a dimora della nobile famiglia».

http://www.montidauniturismo.it/jsps/10/Home/11/MENU/154/Da_fare_e_da_vedere/70...


Dal sito www.zapponeta-fg-patrimonioculturale.it

Zapponeta (palazzo baronale Zezza)

«Quando nell’antichità Siponto era il porto di Arpi, sempre sul mare ma un po’ più a sud, sorgeva Salapia vicino all’attuale cittadina di Zapponeta. Ma i primi insediamenti urbani del piccolo borgo tra Manfredonia e Margherita di Savoia, si ebbero nel 1768, quando il villaggio di Zapponeta nacque grazie al barone Zezza, padrone del feudo della zona, il quale incoraggiò i contadini del luogo a stabilirsi nella valle dove essa è locata. Una via del piccolo centro dauno ricorda il suo fondatore, il barone Michele Zezza per l’appunto, che all’epoca fece costruire, interamente in pietra, il primo palazzo, chiamato “Posta Zezza”, ed in seguito anche la Chiesa di San Michele Arcangelo ed alcune case in quel luogo. ...».

http://www.viaggiareinpuglia.it/at/2/castellotorre/3366/it/Bastione-di-San-Giacomo-


Dall'archivio del sito

Zapponeta (torre Rivoli)

«La Torre di Rivoli (anticamente di Rigoli) venne costruita nel 1568 ed è la prima torre costiera appartenente al territorio della Capitanata. Ecco la descrizione 26 anni dopo la sua costruzione, tratta dal manoscritto di Carlo Gambacorta "Visita delle Torri di Capitanata nel mese di dicembre 1594": "Questa prima Torre detta di Rigoli in territorio di Manfredonia sta distante dalla Torre della Preta verso Bari otto miglia, e dal Castillo di Manfredonia verso Tremiti dieci miglia. È ben collocata, e di buona fabbrica. Ha corrispondenza con detta Torre della Preta, e verso Tremiti con lo castillo di Manfredonia, e la Torre de monte sarracino 14 miglia distante. Bisogna un mascolo per dare avviso che con doi archibuggini non bastano. È necessario far la camisa all'astraco della piazza scoverta, et intonicar la cisterna che ci vuole di spesa la somma di docati trenta". Costruita nel 1569, risulta nell' "Atlante delle Locazioni" di Antonio e Nunzio di Michele completato intorno al 1700. Nel 1685, dalla relazione dell'ingegnere Onofrio Papa, si apprende che "necessita alli due artiglierie resarcire le Muraglia, e parapetti, accomodare la cisterna e garrina e la scala di fuora a guarda ponte". È tra le più grandi e meglio conservate torri garganiche, con cinque caditoie e proporzioni simili alla Torre Mileto».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Rivoli

                

     

      

©2012

     


su  Puglia  provincia di Foggia

Home