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GLOSSARIO RAGIONATO DELLE OPERE DI FORTIFICAZIONE

a cura di Ester Lorusso, con la collaborazione di Alfredo Magnatta

 

Fig. 1. Particolare del maschio ottagonale di Civitavecchia (Roma).


Significato

Torre principale di un complesso fortificato, in caso di pericolo rappresenta, con la sua mole e le sue difese, l’ultimo e solido rifugio per la famiglia signorile in attesa di un aiuto esterno che scongiurasse l’altrimenti certa capitolazione.


Origini ed evoluzione storica

L’adozione del torrione come massiccio elemento centrale di una struttura difensiva variamente articolata risale alla dominazione normanna della fine del X secolo, ma il suo utilizzo come dimora protetta, dimensionalmente maggiore rispetto alle altre torri dello stesso circuito murario che domina sia all’esterno che all’interno, trova ampia diffusione solo nel XII secolo.

Solitamente realizzato vicino all’edificio padronale il mastio, in quanto ultimo riparo in caso di caduta in mano nemica delle restanti difese, risulta essere contemporaneamente abitazione, palazzo e ridotta, per cui ospita, negli ambienti distribuiti su più livelli: il tesoro, l’armeria, talvolta la cappella, la cisterna dell’acqua e le provviste di viveri a lunga conservazione (rinnovate periodicamente in vista di probabili assedi) costituite da: frumento, vino, sale, olio, orzo, miglio, fave, ceci, carne salata, formaggio e, in alcuni casi, “tonnina”, un alimento a base di tonno.

Tuttavia con il passare del tempo le mutevoli esigenze difensive inducono funzioni tanto diverse a separarsi ed insediarsi in più edifici specifici, che però continuano a garantire reciproche e rapide comunicazioni interne coperte e protette.


Caratteristiche costruttive

In principio il mastio rappresenta soltanto una torre di avvistamento, ma ben presto si trasforma in torre-residenza e, in seguito, in una sorta di saldo castello situato all’interno del complesso castellare vero e proprio, in posizione solitamente decentrata (ad esempio un angolo) o, al contrario, centrale (per sfruttarne le difese) o ancora, più spesso, a cavaliere della cinta muraria per facilitare l’arrivo dei soccorsi o una eventuale fuga. In quest’ultimo caso, quando non si oppongano ragioni legate alla tattica difensiva e alla topografia, spesso un lato della costruzione risulta orientato a Nord, al fine sia di consentire, nell’opposta facciata prospiciente la corte interna (meno esposta alle insidie nemiche), l’apertura di finestrature sia di evitare l’ombra nel recinto murato.

Nella maggior parte dei casi il mastio consiste in un robusto torrione di forma cubica o cilindrica dotato di piccole aperture, accessibile mediante  un proprio ponte levatoio, distributivamente caratterizzato da ambienti organizzati in maniera piuttosto elementare e spesso poco consona alla funzione residenziale, protetto da feritoie e terminante con un coronamento merlato.

Quello tipico dell’XI secolo è rappresentato da una torre a pianta quadrata alta circa trenta metri, internamente suddivisa su tre livelli ospitanti ciascuno un ambiente unico, di cui solo quello intermedio raccordato ad una scala esterna per mezzo di un piccolo ponte levatoio.


Esempi

Dalla specializzazione dei vari settori costituenti il mastio nasce il collegamento tra Castel S. Angelo ed il Vaticano, ma altri edifici tipologicamente più organici sorgono in numerose località dell’Italia centro-meridionale.

Certamente e tipicamente normanni sono il torrione del castello di Deliceto (Foggia) (fig. 10) ed il cosiddetto “torrione maestro” del castello di Conversano (Bari); duecentesco è, invece, quello della rocca di Sermoneta (fig. 3).

Il mastio medievale dominante il castello di Alvignano (fig. 11), in Campania, è inglobato in strutture del XV secolo, mentre quello angioino del castello di Copertino (Lecce) ha impianto quadrangolare organizzato su tre livelli collegati da una scala a chiocciola interna.

Alla fine del ’400 risalgono il mastio ottagonale, alto 24 metri, del forte di Civita Castellana, fortificata da Antonio da Sangallo (figg. 4-5), quello della rocca montefeltresca di S. Leo nel Pesarese (figg. 6-7), formalmente raffinato dal punto di vista architettonico e ideato per avviluppare e difendere una sontuosa dimora, ed il possente torrione merlato e munito di piombatoie del castello di Ceglie Messapico (Brindisi).

Altrettanto degni di interesse sono: il mastio a pianta rettangolare del castello di Avetrana (Taranto), quello ottagonale del forte di Civitavecchia (figg. 1 e 2-3), con lato di 12 metri, il torrione della rocca di Bagnara di Romagna nel Ravennate (figg. 8-9), ottimamente conservato e caratterizzato da casamatte a filo di fossato, ed infine quello quadrato, con interposte cortine, del castello di Venafro, in Molise (figg. 12-13).


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Figg. 2-5. A sinistra la rocca di Civitavecchia (Roma) (visibile a sinistra il mastio ottagonale) e quella di Sermoneta (Latina); nelle ultime due immagini la fortezza di Civita Castellana (Viterbo).

     

Figg. 6-9. Nelle due prime immagini la rocca di San Leo (Pesaro); nelle ultime due quella di Bagnara di Romagna (Ravenna).

     

Figg. 10-13. Nelle prime due immagini, nell'ordine, il castello di Deliceto (Foggia) e quello di Alvignano (Caserta); nelle ultime due il castello di Venafro (Isernia).


Indicazioni bibliografiche

AA.VV., La Puglia tra Medioevo ed Età Moderna città e campagna, vol. III, Milano 1981.

Cassi Ramelli A., Dalle caverne ai rifugi blindati. Trenta secoli di architettura militare, Bari 1996.

Coccia S. - Fiorani D. -  Rizzello M., Castelli del Lazio Meridionale, a cura di G. Giammaria, Bari 1998.

Licinio R., Castelli medievali. Puglia e Basilicata: dai Normanni a Federico II e Carlo I d’Angiò, Bari 1994.

Luisi R., Scudi di pietra, I castelli e l’arte della guerra tra Medioevo e Rinascimento, Bari 1996.

Santoro L., Castelli angioini e aragonese nel Regno di Napoli, Milano 1982. 

      

       

©2003 Ester Lorusso 

       


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