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SIRE UT... FAMI RE!

Musiche di re e di cialtroni

a cura di Olimpia Amati


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Introduzione - Il flauto nel Medioevo - Il flauto nel Rinascimento - Il flauto nel barocco e nel Settecento - Dall'Ottocento ai giorni nostri - Fiffari storici - Esempi per immagini - L’angolo dell’ascolto - Corsi


Il flauto nel Rinascimento

Nel 1535 a Venezia, a pochi anni dall’invenzione della stampa (1501. Nel 1521 Petrucci brevetta il nuovo metodo per stampare le intavolature), Silvestro Ganassi dal Fontego pubblica il trattato che ancor oggi affascina musicologi e musicisti di tutto il mondo: l’Opera intitulata Fontegara3.

Fig. 3. Frontespizio dell’Opera intitulata Fontegara

è il primo libro che descrive minuziosamente l’uso del fiato, della lingua e delle dita con numerosissime lezioni ritmiche (secondo il sistema delle prolazioni da me già ampliamente descritto nella pagina sull’Ars Nova) legate all’arte della diminuzione e dell’ineguaglianza4 con l’uso del flauto diritto. Grazie alla precisione dell’autore nelle descrizioni dei modi di usare il fiato (cercando di imitare il più possibile la voce umana, quindi alterando la pressione diaframmatica quando occorre), la lingua (tecniche derivate dall’accostamento di sillabe che permettono varie forme di articolazione: te-che, te-re, le-re) e le dita (numerosissime sono le diteggiature peraltro rappresentate anche con il disegno dello strumento e le indicazioni sui fori da aprire e chiudere) si è riusciti a ricostruire non solo il modo di imparare a suonare uno strumento nel 1500, ma anche la prassi esecutiva dell’epoca.

Siamo negli anni in cui la polifonia trova maggior splendore nel madrigale (dal ’21 in poi i fiamminghi hanno lasciato numerosissimi madrigali di notevole spessore, ancor oggi con grande piacere vengono spesso eseguiti in concerto brani di M. Agricola, Gombert, Willaert e Arcadelt) e la musica può essere cantata et sonata chon tutte le sorti di stromenti di fiato et chorda et di voce humana: a tale esigenza i flauti (diritti e traversi) si adattano allungandosi ed accorciandosi a seconda dell’estensione della voce umana da imitare fino a formare ensemble costituiti da intere famiglie, dai soprani (in do o in sol) ai tenori e dai bassi ai gran bassi. L’invenzione della stampa ha permesso la trasmissione di numerosissimi trattati che si occupano anche del flauto diritto e della sua costruzione, tanto che oggi se ne costruiscono vari modelli basati su disegni e diteggiature dei libri cinque e seicenteschi: il modello Ganassi, cilindrico con una lieve scampanatura esterna ed interna all’altezza del piede ed a fori larghi per una corretta intonazione; il modello Rafi, cilindrico esternamente, con una strozzatura interna all’altezza del piede per correggere i suoni acuti; il modello Praetorius, il modello Kinseker e tanti altri. Dei più importanti trattati di prassi esecutiva rinascimentale al quale un flautista non può rinunciare sono da annoverare ancora il Tratado de Glosas5 sobre Clausulas y otros generos de puntos di Diego Ortiz di Toledo (Roma 1553) ed Il vero modo di diminuir con tutte le sorti di stromenti di fiato et corda di Girolamo Dalla Casa (Venezia 1584).

Fig. 4. Carro allegorico, Pietro da Birago, secolo XV (Biblioteca Trivulziana, Milano)

 

Il flauto nel barocco e nel Settecento

Finalmente gli autori si occupano del flauto in quanto strumento con una timbrica particolare e con possibilità tecniche differenti dal canto. Musicisti come Giovanni Grabrieli, Giovanni Bassano e lo stesso Monteverdi rendono onore ai flauti diritti e traversi collocandoli in opere in musica e addirittura scrivendo ricercate ad uso esclusivo di esso.

Questo nuovo modo di scrivere musica è dovuto anche (ma non solo) alla diffusione del metodo di scrittura dell’intavolatura6 che permette di far leggere ad un solo strumento tutte le voci sottostanti. La musica che fino al secolo precedente veniva eseguita da vari strumenti monodici può essere eseguita con facilità anche solo con una tastiera (o con un liuto) e così si diffonde un nuovo gusto sonoro: piccoli e grandi ensemble per strumento solista (generalmente flauto diritto o violino), clavicembalo e viola da gamba come rinforzo del basso continuo. I flauti diritti a questo punto vengono perfezionati ed il contralto domina la scena negli intermezzi delle opere come solista. Ora il flauto è costruito in tre parti: la testa, il corpo ed il piede. Spesso è ornato di fregi e bombato esternamente nelle zone più pericolose in caso di urto (piede e testa) ed i flauti di grosso taglio sono corredati delle prime chiavette che permettono una maggiore agilità delle dita. Il traverso addirittura costruito in quattro parti (siamo ancora ai flauti traversi di legno) ha la chiavetta metallica al piede per il mignolo.

La differenza fra flauti diritti e traversi ora è chiara: i primi prendono il nome di  Blockfloeten, gli altri sono Querfloeten (Praetorius). Il flauto traverso trova maggior successo in Francia, poi l’uso dello strumento si diffonde in Italia sotto il nome di traversiere (pronunciato all’italiana) e comporta l’abbandono totale del flauto diritto.

Nella prima metà del Settecento Quantz  aggiunge una chiave al mignolo destro per creare una netta distinzione fra re diesis e mi bemolle e con l’andar del tempo le chiavi aumentano. Lo strumento ora perfezionato permette passaggi sempre più agili e musiche più complicate da eseguire. I flauti del Settecento spesso erano dotati di varie parti del corpo (più lunghe o più corte) intercambiabili in modo da essere sempre intonati con qualsiasi strumento (siamo ancora lontani da un’intonazione standard)7.

Dall'Ottocento ai giorni nostri

Ho comprato, una vera occasione, un flauto traverso della marca Ziegler (Vienna), un modello che ha convissuto contemporaneamente al flauto di Boehm tanto che fino agli anni Cinquanta del 1900 è stato utilizzato nelle bande di paese dell’Italia meridionale, per questo è ancora facile da reperire (sempre ch’io non passi di lì per caso!). è estremamente sonoro, dato il foro dell’imboccatura (largo) ed il diametro del cilindro. L’Ottocento è il secolo delle grandi orchestre e questo strumento tende ad essere costruito in modo che non solo risulti più agevole da suonare, ma anche più udibile. è diviso in tre parti e rinforzato da anelli di metallo ed addirittura rivestimenti di metallo all’interno (all’altezza dell’attaccatura del tenone con il resto del corpo). Boehm costruì un flauto ad 11 chiavi, ma sempre con il corpo in legno, di differente diteggiatura. Siamo intorno alla metà dell’ottocento e la diteggiatura differente creò non pochi problemi ai flautisti dell’epoca, lo stesso Tulou usava uno strumento antecedente a questo (con 6 chiavi). Perfezionato da Coche arriva addirittura a 14 chiavi! Il flauto di Boehm, nonostante le varie contestazioni da parte di flautisti e costruttori famosi, rimane col suo sistema il padre dell’odierno flauto traverso in metallo.

Ma… che fine ha fatto il flauto diritto?

Nel Novecento finalmente viene riutilizzato in composizioni addirittura per flauto a becco solo!

Esempi ci sono dati da Hans Martin Linde con MUSIC FOR A BIRD, composizione per flauto diritto solo dal sapore vagamente evocativo, Sylvano Bussotti con RARA, per flauto diritto ed accompagnamento di mimo8 e Stockhauser con IN FREUNDSCHAFT.

Se già nel Settecento il flauto diritto è stato via via abbandonato, grazie allo studio della moderna musicologia in Europa sono riapparse nel novecento scuole ed associazioni per valorizzare questo strumento che dal Medioevo in poi ha allietato miliardi di uditori dalle danze agli intermezzi fino a vere e proprie composizioni oggi conosciute solo perché eseguite con il flauto traverso moderno.


3 Sottotitolo: La quale insegna a sonare di flauto chon tutta l’arte opportuna a esso instrumento massime il diminuire il quale sarà utile ad ogni instrumento di fiato et chorde: et anchora a chi si dileta di canto, composta per Sylvestro Ganassi dal Fontego sonator della Ill.ma S.a D.V.a. Il trattato porta la dedica dell’autore al doge di Venezia: Andrea Gritti. Anche se nel ’35 il metodo economico di stampa di Attaingnant (ogni nota impressa col segmento del pentagramma) era già noto in Francia, a Venezia giunse solo nel ’38 grazie ad Antoine Gardane (Antonio Gardano per i veneziani). La stampa alla Gardano si diffonderà intorno ai primi del ‘600.

4 Che diventerà nel 1700 francese il famoso abbellimento denominato inégal. Fra le varie forme di imitazione vocale qui citate è particolare l’uso della galanteria: un tremolo eseguito con le dita che può alzare l’intonazione (al contrario del fluttement settecentesco) da un minimo di un quarto di tono fino ad oltre un intervallo di terza.

5 Las glosas sono le diminuzioni, in Inghilterra chiamate divisions e consistono nella suddivisione di un suono lungo in tante note di minor valore. è la forma di abbellimento più in voga nel Cinquecento.

6 L’uso del basso continuo numerato scatenò una diatriba fra Gioseffo Zarlino, ancorato al vecchio modo di scrivere e concepire la musica, e Vincenzo Galilei (padre del famoso Galileo) che apprezzava molto il contrasto fra voce sola ed accompagnamento. Siamo nel periodo del “recitar cantando”, sobrio di abbellimenti ma carico d’espressione. Anche Frescobaldi si dimostrò contrario alla facilità di lettura del basso numerato.

7 Nel Sei e Settecento la costruzione interna risulta prevalentemente a cilindro.

8 Nell’edizione Ricordi appare anche una interpretazione di Michael Vetter. Rara lo si trova anche in trascrizioni per altri strumenti.

 

©2002 Olimpia Amati

 


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