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TUTTE LE FORTIFICAZIONI DELLA VALLE D'AOSTA

in sintesi

I castelli della Valle d'Aosta trattati da collaboratori del sito sono esaminati nelle rispettive schede. I testi presentati nella pagina presente sono tratti invece da altri siti internet: della correttezza dei dati riportati, castello per castello, sono responsabili i rispettivi siti.

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Antagnod (casa Challant-maison Fournier)

Dal sito www.lovevda.it   Dal sito www.varasc.it

«Nel centro storico di Antagnod è situata una delle più belle case rustiche di tutta la Valle d‘Aosta: la famosa “Maison Fournier” ancora splendidamente conservata. Si tratta di una piccola casa-forte che fu di proprietà dei Conti di Challant. L‘edificio, che conserva ancora sul lato della strada un bel balcone in legno sorretto da saettoni, è affiancato da una torre scalare cilindrica, con tre finestre sovrapposte decorate col motivo a chiglia rovesciata. Alla metà del XV secolo vi risiedeva il castellano degli Challant. Una curiosità: la zampa fissata alla balconata sarebbe quella dell‘ultimo esemplare di orso abbattuto in valle nel secolo scorso. Attualmente la casa è sede dell‘Istituto Valdostano dell‘Artigianato Tipico e la biblioteca comunale».

http://www.lovevda.it/turismo/prima_di_partire/informazioni/pagina_ricerche_i.asp?tipo=scheda&pk=1244&nomesch=sch_Patrimonio


Aosta (castello e torre di Bramafam)

Dal sito gestionewww.regione.vda.it   Dal sito www.camminideuropa.eu

«Il Castello di Bramafam, comunemente chiamato Torre di Bramafam (in francese Tour de Bramafam), si trova nella città di Aosta, all'angolo tra via Bramafam e viale Carducci, lungo la cinta muraria di epoca romana. È composto da un grande edificio parallelepipedo, un tempo adibito ad abitazione, e dalla adiacente torre cilindrica, la quale si innalzava sul bastione della "Porta principale destra" (Porta principalis dextera) della cinta muraria romana. In alcuni punti alla base della torre è ancora visibile il muro romano originale, mentre sul lato meridionale è ben leggibile la scarpata di epoca medievale. La torre è completata da una merlatura guelfa e presenta alcune strette feritoie. Il fabbricato principale esibisce una serie di finestre a bifora sul lato settentrionale, la cui fattura ricorda le bifore del Castello di Ussel. L'edificio rivela la presenza di due accessi: dal lato occidentale, l'accesso principale si apre con una porta ad arco e un tempo era corredato da un ponte levatoio, mente dal lato orientale si apriva un secondo accesso. Particolarità del Castello di Bramafam era la cisterna dell'acqua, addossata al lato sud dell'edificio principale e non interrata come negli altri castelli della Valle. Torre e fabbricato sono entrambi ridotti in rovina da secoli. I ruderi del castello attuale sono probabilmente databili intorno alla seconda metà del XIII secolo, ma la presenza di una torre in loco è precedente. In origine vi si trovava una torre la cui presenza è testimoniata in alcuni documenti del 1212-1214: era detta Torre Beatrice (Tour Béatrix), dal nome che assunse anche la Porta principalis dextera allorché Beatrice di Ginevra volle convolare a nozze con Gotofredo I di Challant, nel 1223. Sede del viscontato di Aosta, il castello fu riadattato a castello in epoca medievale per volere della nobile famiglia degli Challant. In mano agli Challant, che avevano il controllo su tutta la cinta sud-occidentale delle mura, il castello di Bramafam subì il saccheggio di Giacomo di Quart nel 1253, ma venne ceduto da Ebalo I di Challant al conte di Savoia in occasione della cessione del viscontato, anche se alla famiglia Challant restò qualche diritto sul castello, dato che nel XVIII secolo ne affittava le rovine. L'edificio cambiò molti proprietari nel corso dei secoli e fu spesso conteso tra le varie famiglie della zona. Versò comunque presto in stato di degrado, perdendo importanza politica e amministrativa, e nel XVI secolo era già in rovina. Il termine Bramafam proviene dal patois valdostano "bramé la fam", e significa "gridare per la fame": varie spiegazioni sono state date dalla cultura popolare a questo nome. Una leggenda narra che, per motivi dettati dalla gelosia, vi fu imprigionata e lasciata morire per fame la moglie di un membro della famiglia Challant. Secondo un'altra ipotesi comune, a causa di una grave carestia o in varie occasioni di miseria la popolazione si sarebbe ammassata davanti alla torre (abitazione dei potenti) chiedendo cibo, dando così il nome alla torre».

http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Bramafam


Aosta (castello Jocteau)

Foto di Patafisik, dal sito https://castlesintheworld.files.wordpress.com   Dal sito www.vmv.it

«Il Castello Jocteau, detto anche Castello Duca degli Abruzzi o Castello generale Cantore, è uno dei tre castelli valdostani costruiti nel XX secolo: gli altri due sono il Castel Savoia a Gressoney e il castello Baron Gamba a Châtillon. Il castello fu fatto costruire nel 1907 per volere della baronessa Candida Jocteau Bombrini, moglie di Charles-Albert Jocteau, e restò nelle disponibilità dei baroni per quasi trent’anni. I Jocteau erano un’antica famiglia savoiarda originaria di Grenoble e al servizio del Regno d’Italia a partire dal Risorgimento. Negli anni Trenta si sentiva l’esigenza di accrescere le conoscenze sulle tecniche di armamento ed equipaggiamento alpino e soprattutto di preparare adeguatamente allo sci-alpinismo i quadri che avrebbero dovuto addestrare e guidare le truppe nello scenario alpino. A questo scopo venne inaugurata il 9 gennaio 1934 la Scuola centrale militare di alpinismo (SCMA), la cui nascita fu salutata con benevolenza anche dal papa alpinista Pio XI. Per l’occasione, lo Stato concluse l’acquisto del Castello Jocteau per un milione di lire – una cifra considerevole per l’epoca – considerato sede adeguata e di prestigio per il suo comando fino ad allora allocato in locali di fortuna ad Aosta. Nel 1936, In onore di Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, morto il 18 marzo 1933 in Somalia nel villaggio “Duca degli Abruzzi”, la scuola fu subito ribattezzata Duca degli Abruzzi, così come il battaglione omonimo aggregato alla Scuola centrale militare di alpinismo. Anche il castello, di conseguenza e complice l’iscrizione a lettere d’acciaio sulla massiccia torre cilindrica, venne chiamato con questo nome. La scuola di addestramento sciistico-alpinistico era di eccellenza e passarono al castello i migliori alpinisti e sci-alpinisti italiani dell’epoca. Nel 1938 ricevette la concessione dello stemma araldico, avente per motto Ardisci e credi. Durante il periodo tra il 1942 e l’8 settembre 1943, per la sua buona fama, alla scuola vennero indirizzati per l’addestramento anche reparti che esulavano dalle sue normali funzioni: si addestrarono eccezionalmente “i reparti destinati all’attacco di Malta che non si farà mai”, si sperimentarono “mezzi cingolati da neve che non verranno mai usati” e “infine, l’ordine più strampalato: addestrare cani per farne portaordini”.

Dopo l’armistizio di Cassibile, il castello venne saccheggiato: oltre ai mobili di prego vennero trafugate le attrezzature sportive più all’avanguardia e i volumi più preziosi della biblioteca, mentre si salvò la bandiera dell’istituto. Fino al1945 l’edificio venne trasformato in bivacco e prigione militare. Finita la guerra, il 25 aprile 1945 su iniziativa del colonnello Boffa ospitò il reparto alpino del Corpo di Liberazione Nazionale che riuscì a recuperare una parte del materiale saccheggiato e a risistemare il giardino; in onore di Antonio Cantore il castello prese quindi il nome di Castello generale Cantore. La scuola venne ricostituita il 1º luglio 1948 come Scuola Militare Alpina (SMALP) e riprese le sue attività il 22 agosto 1948, accrescendo la fama già conquistata prima della guerra e richiamando con i suoi corsi alpinisti da tutto il mondo e di tutti gli strati sociali. Nel 1998 la Scuola Militare Alpina passò sotto il controllo del Comando Truppe Alpine e divenne Centro Addestramento Alpino. Il castello non è visitabile se non in rare occasioni: per esempio, il 4 maggio il castello Jocteau da qualche anno aperte le porte del piano terra per l’anniversario dell’Esercito italiano all’interno delle iniziative nazionali delle caserme aperte al pubblico. Il castello, di proprietà del demanio militare e non visitabile, ospita il comando della Scuola Militare Alpina di Aosta e un piccolo museo dell’alpinismo.

Il castello si trova a 654 m s.l.m. sulla collina di Beauregard a nord-est di Aosta e gode del panorama sulle cime del monte Emilius e della Becca di Nona. In posizione rialzata rispetto ad Aosta, il castello è a circa cento metri dall’antico alveo glaciale, per millenni catenaccio (in francese e in patois valdostano verrou) tra le valli del Gran San Bernardo e del Buthier. Le colline intorno al castello non raggiungono i 900 m di altezza e sono coperte di vigneti. Al limitare nord della proprietà militare, in un prato posto su di un rilievo tondeggiante, si conservano tracce di un tumulo funerario dell’età del ferro, probabilmente appartenuto ad un capo dei Salassi. Il castello in un secolo di vita non ha subito rimaneggiamenti architettonici significativi. L’edificio, di tinta chiara e ben visibile anche dall’envers, fu realizzato nei primi del Novecento dall’ingegnere torinese Ottavio Invrea, coordinatore dei lavori eseguiti della ditta Bianchi di Aosta, su progetto dell’architetto Carlo Ceppi. La linea delle torri rimanda visibilmente a Castel Savoia, eretto solo due anni prima e di probabile ispirazione per l’architetto, lo stile architettonico dell’intero edificio è eclettico ed elegante, con una struttura massiccia ingentilita dall’alternanza di torrioni a pianta quadrata e circolare. Nell’ala nord-ovest dell’edificio si trova una cappella in stile neogotico a pianta rettangolare e dalla volte a crociera; la facciata presenta un portico affrescato ed è sovrastata da un piccolo campanile a due campane con finestre a bifora. L’ingresso è caratterizzato da una porta in ferro sopra la quale si trova un bassorilievo, dono Rivetti, raffigurante un sacerdote e due soldati. La cappella si apre a destra su una cappellina e sulla sagrestia. Il castello dispone anche di un suo acquedotto privato. ...».

https://castlesintheworld.wordpress.com/2013/04/24/castello-jocteau/


Aosta (castello di Montfleury)

Dal sito www.corecomvda.it   Dal sito www.naturaosta.it

  

«Il Castello di Montfleury domina un’ampia e suggestiva zona agricola posta ai confini ovest della città di Aosta. Costruito verso la seconda metà del XVIII secolo costituisce, con la sua pianta ottagonale, un originale “gioiello” del vasto e prestigioso patrimonio archeologico e architettonico della Valle d’Aosta. Recenti ricerche hanno ipotizzato che l’edificio fosse in origine destinato ad ospitare un convento delle suore dell’Ordine della Visitazione, acquistato poi nel 1760 dal facoltoso commerciante aostano Claude-Michel Barillier il quale, attraverso una intelligente serie di interventi strutturali, ne fece una vera e propria villa suburbana capace, data la singolarità delle sue caratteristiche, di ospitare, durante la bella stagione, gioiose gite fuori porta. La dimora infatti è legata agli amori romantici dello scrittore francese Xavier De Maistre e di una affascinante donna della borghesia aostana Dauphine Petey, da lui celebrata con lo pseudonimo di Elisa. Nella prima metà del XIX secolo la “villa-delizia” fu acquistata dai Baroni Bich poi, dal 1877 al 1950, divenne di proprietà dei Perrod, facoltosa famiglia di notabili valdostani. Attualmente fa parte del patrimonio dei Canonici del Gran San Bernardo e, dal 2004, è la sede del CoReCom della Valle d’Aosta».

http://www.corecomvda.it/Documenti%20sito/Storia%20Montfleury.htm


Aosta (mura, porte)

Dal sito www.naturaosta.it   La Porta Praetoria, dal sito www.regione.vda.it

  

«La città di Aosta conserva quasi intatta la sua cinta fortificata: questa forma un rettangolo di 727,50 metri sui lati lunghi e di 574 metri su quelli corti. Nel perimetro murario si aprivano ad est la Porta Praetoria, sul lato opposto, la Porta Decumana, a nord la Porta Principalis Sinistra e a sud la Principalis Dextera. Tra le due prime correva il Decumanus Maximus, mentre fra le seconde, il Cardo Maximus, ovvero le due grandi arterie della circolazione viaria urbana. La cinta è costituita da un solido muro in opera cementizia, fatto di ciotoli di fiume annegati nella malta e rivestito all'esterno da blocchetti di travertino. Il muro che è spesso alla base oltre due metri, si sostiene mediante una sequenza di riseghe per raggiungere un'altezza che in origine era di 6,5 metri. All'interno era munito di contrafforti e rinforzato da un terrapieno sostenuto da un muro di controscarpa; il tutto era completato dal parapetto del cammino di ronda. Il sistema difensivo era inoltre dotato di numerose torri a due piani, poste ad intervalli regolari e costruite a cavallo delle mura».

http://www.regione.vda.it/cultura/beni_culturali/patrimonio/siti_archeologici/augusta_praetoria/cinta_muraria_i.asp


Aosta (torre dei Balivi o du Baillage)

Dal sito http://castelliere.blogspot.it   Dal sito www.regione.vda.it

  

«Conosciuta anche come “Tour du Baillage“ e situata in via Guido Rey, all‘angolo nord-orientale della cinta muraria romana, fu costruita nel Medioevo sulle strutture della preesistente torre romana dai nobili De Palatio. Venne realizzata quasi interamente con blocchi di travertino, provenienti dalla spoliazione delle vicine mura romane. Nel 1263 Guglielmo De Palatio vendette la torre al Conte di Savoia, che la destinò a residenza dei Balivi, gli amministratori della città. Il Balivo era un funzionario di nomina reale che sovrintendeva su una circoscrizione territoriale. Nel 1537 i Balivi vennero trasferiti in un edificio più idoneo e la torre, ristrutturata e ampliata, fu adibita a palazzo di giustizia. Dal 1702 divenne il Carcere di Aosta e mantenne questo uso fino al 1937. L’aspetto attuale della torre è la conseguenza di numerosi interventi subiti nei secoli, tra i quali ricostruzioni, ampliamenti, e adattamenti a nuovi utilizzi. Dall’impianto pressoché quadrato, essa si imposta sul preesistente basamento di epoca romana, che si conserva per circa 1,50 mt in altezza rispetto all’attuale piano stradale. A circa 2,5 metri dal piano stradale attuale essa presenta una risega, cioè un arretramento del muro, che dunque sarà meno spesso. Il fusto della torre, che termina con una serie di merli guelfi, è costituito da blocchi di travertino disposti in senso orizzontale. La torre presenta, sui lati est, nord e ovest, delle feritoie molto allungate, alte circa quanto nove conci di travertino, per cui circa due metri. La copertura, a piramide, è in lose (lastre di ardesia) ed è sorretta da travatura lignea. Sulla facciata sud è presente un abbaino. Le aperture hanno un andamento, sia in pianta che in sezione, molto irregolare. Esse hanno forme e dimensioni diverse, alcune sono evidentemente realizzate a strappo, altre risultano essere tamponate, altre ancora modificate nel corso dei secoli. In questi ultimi anni sono iniziati dei lavori di restauro sull'edificio, finalizzati al recupero e alla valorizzazione della torre che dovranno terminare entro il 2013, quando la struttura ospiterà la Fondazione Istituto Musicale della Valle d'Aosta».

http://castelliere.blogspot.it/2012/05/il-castello-di-giovedi-3-maggio.html


Aosta (torre dei Signori di Quart, o dei Signori della Porta di Sant'Orso, o della Vieille Insinuation)

Dal sito www.courmayeur-mont-blanc.com   Dal sito www.ufficiodelturismo.it

«Sul lato settentrionale della cortina interna, la torre romanica di pianta quadrata, dimora nel XII secolo dei signori di Quart, massicciata e ben conservata, è nota anche con altri nomi: torre della Vieille Insinuation o torre dei Signori della Porta di Sant'Orso. Vi si riscuoteva il pedaggio a favore del vescovo di Aosta per le merci introdotte in città; privilegio conservato dai conti di Savoia nel 1191 e nel 1239. Il piano terreno è adibito ad esposizioni fotografiche e pittoriche».

http://www.courmayeur-mont-blanc.com/MuraTorri.htm


Aosta (torre del Lebbroso)

Dal sito www.comune.aosta.it   Dal sito digilander.libero.it/AlexCherudek

  

«Della antica torre romana frontale rimangono visibili i resti dei piani superiori di questa struttura, abitata nel basso medioevo dalla nobile famiglia Friour. Intorno al XV secolo fu eretta la torre nord nella quale si snoda una scala a chiocciola la quale permette di accedere ai piani alti e vennero realizzate le ampie aperture del lato sud. Dopo essere stata occupata dai Friour fu proprietà dei Pléoz e rimase, poi, abbandonata per molto tempo, tanto da mutare il nome da Friour in Frayeur, paura, che la rese celebre tra gli aostani. Nel 1660 la costruzione venne acquistata da Bonifacio Festaz che ne 1682 la lego all’Hospice de Charité d’Aoste. Verso la fine del Settecento il commendatore Lenty acquistò la torre per 2.500 lire. Tra il 1773 e il 1803 vi fu rinchiuso il lebbroso Pietro Bernardo Guasco, nato a San Lazzaro di Oneglia, che vi morì all’età di 52 anni, a cui si deve l’attuale nome. L’incontro tra costui e lo scrittore savoiardo Xavier de Maistre durante un suo soggiorno ad Aosta, ispirò il celebre libro Le Lépreux de la Cité d’Aoste. Durante un’epidemia di colera scoppiata nel 1867 la torre divenne osservatorio e ricovero di poveri e dei parenti dei deceduti a causa del colera. Fu anche osservatorio meteorologico. Il canonico Carrel comunicava ai giornali le temperature rilevate ai 600 m di altitudine della torre. Nel 1893 la torre venne restaurata a spese del Governo italiano, oggi fa parte del demanio regionale ed è sede di importanti esposizioni d’arte. Nel 1963 in occasione del bicentenario della nascita di Xavier de Maistre una targa commemorativa fu apposta sul lato orientale. Come raggiungere: provenendo dall’Arco di Augusto, seguire la rotatoria, proseguire per Via Garibaldi, svoltare a destra in Via Torino, proseguire in Via Festaz fino all’incrocio con Via Torre del Lebbroso».

http://www.camminideuropa.eu/default.asp?s=140&o=765&c=0


Aosta (torri: angolare di Sud-Est, di Avisio o Tournette, Perthuis, Plouve)

Dal sito www.takkapu.com   Dal sito www.courmayeur-mont-blanc.com

«Agli angoli della cinta [muraria], ed ogni 20 metri circa, sorgevano solide torri quadrangolari, a due piani e munite di finestre. Alcune di esse si sono conservate nei secoli: in particolare, quella del Pailleron e quella del Lebbroso. Di queste due torri, e di altre che furono erette in epoca medievale, diamo qualche dettaglio. ... Torre Avisio. Conosciuta anche con il nome di “Tournette”, la torre è singolarmente priva di citazioni storiche. Sembra peraltro che sorga sui resti di una precedente torre romana e che nel tempo sia stata la dimora della potente famiglia dei De Avisio. ... Torre angolare di Sud-Est. Della struttura oggi rimane solo una parte del nucleo. La torre fu riportata alla luce nel 1893, ma solo dopo qualche tempo fu deciso di restaurarla e di valorizzarne i pochi resti rimasti. La parte meglio conservata è quella che si nota in Via Carrel. ... Torre Plouve. I resti di questa torre si trovano tra Via Festaz e Via Torino. In epoca medievale, la torre fu dimora di una nobile famiglia, chiamata “Pluvia” dal nome della località»

Torre Perthuis. «La torre (frontale romana) prese il nome dai nobili "De Pertugio".Verso la metà del 1700 subì una ristrutturazione e mezzo secolo dopo venne confiscata dal regime napoleonico. Nell'anno 1829 l'edifico fu adibito a caserma,conosciuta con i nomi di "Saint-Claire" o di "Maison Blanche". Dal 1855 divenne sede dell'asilo "Monsigneur Jourdain" e verso la fine del XX secolo (sino all'anno 2000) sede dell'Istituto Musicale Regionale».

http://guide.travelitalia.com/it/guide/aosta/cinta-muraria-e-torri-aosta - http://rete.comuni-italiani.it/wiki/Aosta/Torre_Perthuis


Aosta (tour de Pailleron)

Dal sito www.comune.aosta.it   Dal sito www.discoveritalia.it

  

«La testimonianza storica più importante è senza dubbio la Tour de Pailleron con una porzione di mura che si trovano sul lato sud dei Giardini pubblici (oggi separati dal resto dei giardini dopo l'apertura, anni fa, di rue Tour de Pailleron). La torre è una delle poche conservatasi delle 20 che ornavano il sistema murario dell'Aosta romana, tra l'altro mantenendo il disegno originale. Un tempo utilizzata come fienile (prese, per questo motivo, il nome di Pailleron) fino a quando un incendio, nella seconda metà del Settecento, danneggiò parte della copertura. La torre fu restaurata otto anni dopo l'inaugurazione dei giardini, nel 1894. Merita una segnalazione, per la sua originalità all'interno del contesto dei Giardini pubblici, la fontana in roccette situata a pochi passi dalla Tour de Pailleron, risalente ai primi del Novecento e realizzata da manodopera specializzata nella realizzazione di grotte artificiali».

http://www.comune.aosta.it/it/citta-/presente_e_futuro/territorio/giardini_pubblici


Aosta (tour Fromage)

Foto Matteo Ferrari, dal sito www.globopix.net   Dal sito www.ufficiodelturismo.it

  

«Situata a nord della Porta Praetoria, inserita nell‘area archeologica del Teatro Romano ed affiancata da edifici di origine medievale, deve il suo nome ai nobili De Casei (francesizzato poi in Fromage) che la occuparono nel Medioevo. Citata per la prima volta in un documento del 1191, la torre passò in eredità ai nobili Vaudan nel Quattrocento, a seguito del matrimonio di Claude Vaudan con Jeannette du Fromage, ultima discendente del suo casato. A pianta quadrata e non molto elevata, appoggiata da un lato alle mura cittadine e dall‘altro al muro di sostegno dell’agger, conserva la primitiva fisionomia».

http://www.lovevda.it/turismo/prima_di_partire/informazioni/pagina_ricerche_i.asp?tipo=scheda&pk=1315&nomesch=sch_patrimonio&ts=patrimonio


Aosta (tour Neuve)

Dal sito http://gestionewww.regione.vda.it   Dal sito www.naturaosta.it

«Imboccata via de Sales si giunge in via Croix de Ville; svoltando a destra si prosegue per piazza Roncas dalla quale si imbocca via Tourneuve, che costeggia le mura fino all'angolo nord-ovest dove sorge la Tour Neuve. Costruita nel XIII secolo su una base quadrata romana, la torre cilindrica passò di mano varie volte e fu anche cappella dedicata a San Salvatore. Oggi rimane solo la torre, che pende lievemente verso ovest, ma sono state rinvenute tracce di un antico fortilizio».

http://www.discoveritalia.it/cgwe/itinerarioCitta.asp?IDtipoItinerario=3&IDCitta=33&lingua=it


Arnad (casa-forte De La Costa o Costaz)

Dal sito www.gulliver.it   Dal sito www.cm-evancon.vda.it

«Più comodamente situato rispetto a quello "alto", il complesso viene edificato quando i Vallaise decisero di abbandonare il loro primitivo castello. Nel XVII sec., ancora utilizzata, ne venne riparata la galleria che la raccordava al vicino castello Vallaise. Adagiati sul fianco della collina, i due edifici conservano alcune belle finestre e i muri perimetrali parzialmente realizzati sulla roccia stessa.

http://www.cm-evancon.vda.it/it/turismo/attrattive/i-castelli-di-arnad.aspx


Arnad (castello Inferiore o Valleise)

Dal sito http://daxtutto.it   Dal sito gestionewww.regione.vda.it

  

«L’esistenza del castello è chiara già nei documenti più antichi, ove viene indicato come “casa forte della Costa”. Solo nel Settecento se ne parla come château. Il nucleo più antico, comprendente la torre arcaica era di proprietà del conte Roleto di Vallaise, figlio di Bertolino e di Beatrice di Châtelard, che verso il 1380 commissionò dei lavori edili. Le vicende che accaddero negli anni a seguire non sono riscontrabili nei documenti per cui non sono molto attendibili, la sola cosa chiara è che oltre alla torre, vennero realizzati anche un cortile, una stalla per cavalli, delle cucine, un salone, una sala e un loggiato. Durante i tre secoli successivi il castello è stato ampliato fino giungere, verso la fine del Seicento, alla struttura che noi tutti oggi possiamo ammirare. Alla morte del conte Alessandro, i beni di Arnad successero alla figlia Rosalia, che però decise di vederli a Pietro Giacobino. A sua volta la famiglia Giacobino nel 1926 li cedette agli attuali proprietari».

http://www.byitaly.org/it/ValledAosta/Aosta/Arnad/Il_Castello_Vallaise


Arnad (rovine del castello Superiore)

Dal sito www.stidy.com   Dal sito www.gulliver.it

  

«Nel 1214 il castello era di proprietà dei Signori di Bard e dal 1239 venne retto in cosignoria con i De Arnado: verso la fine del XIII sec. esso risulta in possesso ai Vallaise, che come rammenta lo Zanotto, alcuni ritenevano ramo della famiglia stessa. Esso venne abbandonato nel XVI sec., quando la famiglia si trasferì nel castello della Costa. Attualmente il complesso è dotato di due ponteggi interni che permettono di raggiungere sia una sorta di camminamento di ronda aggettante dall'edificio centrale, a pianta rettangolare, che la sommità del corpo adiacente di un piano più basso. Gli autori concordano nell'individuare ad est, cioè nell'area dove venne eretto il donjon, la fase più antica del complesso e risalente al XII sec. Tra il XIII e il XIV sec. vennero edificate le parti residenziali e difensive del settore occidentale;ai signori di Vallaise viene genericamente attribuita la costruzione del corpo merlato (quello visitabile). Due piazzali si susseguono definiti da mura di cinta di cui quello più esterno era dotato di una piccola torre d'avvistamento di forma semicircolare».

http://www.cm-evancon.vda.it/it/turismo/attrattive/i-castelli-di-arnad.aspx


Arvier (castello di La Mothe)

Dal sito www.regione.vda.it   Foto Andrea Vallet, dal sito www.arvier.eu

  

«Il castello La Mothe, risalente alla fine del XIII secolo (1290), sorge su di un’altura rocciosa che domina il borgo di Arvier e sovrasta la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Sulpizio ed Antonio. I resti ancora visibili appartengono ad una cinta muraria, ancora in buone condizioni, ad una torre localizzata ad ovest, ad un corpo di fabbrica ad essa appoggiato e ad una seconda torre, a sud, nella quale era collocata una scala. Dalle risultanze di un’indagine archeologica effettuata di recente, è emerso come il castello abbia subito diverse fasi di trasformazione. Ad oggi, della prima fase, rimane soltanto una grande quantità di legno (datato tramite la dendrocronologia al 1236-1237) che fu riutilizzato nelle successive edificazioni. Il nucleo originario di tutto il complesso, ancora in buono stato di conservazione, risale, invece, alla seconda fase (XIV secolo). Si tratta di una costruzione residenziale dislocata su quattro piani illuminati da diverse aperture e dotata di tetto con merlatura. La terza fase di trasformazione (XV secolo) fu caratterizzata dal rifacimento e dall’allargamento della cinta muraria e dalla costruzione di due corpi di fabbrica posti ad est del torrione principale, i cui scarsissimi resti non permettono un’identificazione riguardo alla loro destinazione. Durante il XVI secolo (quarta fase di trasformazione), furono costruiti due nuovi edifici: il primo, un grande blocco centrale, permetteva il collegamento tra i due corpi di fabbrica già esistenti. Questa nuova struttura abitativa si articolava su tre piani, suddivisi al loro interno da tramezzature lignee. Al primo piano sono stati rinvenuti i resti di un camino di elevata qualità artistica, il che fa supporre che questi ambienti erano abitati da nobili. L’importanza di questo piano è confermata dal fatto che le quote delle sue pavimentazioni hanno condizionato quelle del torrione trecentesco. Il secondo consiste, invece, in un vano scalare, edificato in appoggio, che si sviluppa anch’esso su tre piani. La scala che lo occupava era elicoidale, con gradini in pietra che verso l’esterno s’inserivano nel muro perimetrale, mentre verso l’interno poggiavano su una colonna centrale in muratura.

Questa scala serviva a mettere in comunicazione i diversi piani e la sua presenza induce ad ipotizzare la mancanza di raccordi interni verticali negli altri edifici. A quest’epoca sono, inoltre, riferibili numerose aggiunte decorative e strutturali, quali l’ulteriore ampliamento della cinta muraria, la realizzazione di un nuovo portale d’ingresso dalla decorazione particolarmente curata e l’esecuzione, nel corpo residenziale, di alcuni affreschi a soggetto naturalistico. Infine, la quinta fase è riconducibile al XIX secolo, quando gli ambienti del castello parzialmente abbandonato vennero ulteriormente parcellizzati con tramezzature o muri interni e destinati ad attività rurali: in particolare il piano terra del torrione fu trasformato in un ricovero per gli animali. L’impronta ruralizzante, concentratasi prevalentemente sui piani terreni, ha in parte risparmiato invece quelli superiori. Nel corso dei secoli il castello appartenne a diverse famiglie nobili. In origine l’edificio, unitamente alle terre circostanti, era un possedimento della locale famiglia nobile de Arverio la cui ultima erede sposò, nella seconda parte del XIII secolo, il nobile savoiardo Aymar de La Mothe, che gli diede il nome. Il castello, sempre per via matrimoniale, passò poi nelle mani dei Signori d’Avise ed, infine, a partire dalla fine del XVII secolo fu tenuto in consignoria dalle famiglie nobili Lostan e Sarriod de la Tour, che, non risiedendovi e non effettuando più alcuna manutenzione, lo ridussero di fatto in uno stato di abbandono. Attualmente, il castello La Mothe è di proprietà del Comune di Arvier che, grazie a finanziamenti regionali ed europei, ha promosso un’approfondita indagine archeologica, ormai conclusa, ed ha provveduto a ricostruirne il tetto, a consolidarne le strutture murarie ed a risistemare l’area adiacente che, in varie occasioni, è stata utilizzata per la messa in scena di spettacoli musicali e teatrali. ...».

http://www.arvier.eu/beni-storico-artistici.html


Arvier (castello di Montmayeur)

Dal sito www.chiesevaldostane.it   Dal sito http://castelli.qviaggi.it

«Questo castello, fondato nel 1271, si erge sui resti di un precedente edificio risalente al X secolo, ed è posto ad un’altitudine di 1150 metri s.l.m., poco oltre l’ingresso della Valgrisenche. Lo si raggiunge tramite un sentiero che parte dal villaggio del Grand-Haury. La sua posizione così elevata rispondeva sicuramente ad un’esigenza difensiva (come suggerisce la presenza di numerose feritoie). Appartenuto in origine ai signori di Avise, il castello di Montmayeur diede il nome al ramo della stessa famiglia nobile che lo possedeva. Nei primi anni del XIV secolo divenne diretto possedimento del conte Amedeo di Savoia, il quale provvide ad una parziale ricostruzione. La famiglia d’Avise ne fu nuovamente investita nel 1359. Il castello risulta abitato ancora nel 1430: non si conosce però la data del suo abbandono. La pianta del sito è di forma quasi circolare con una doppia cortina muraria realizzata in fasi diverse: quella più esterna comprende una torre cilindrica ed un ambiente per il corpo di guardia che doveva controllare l’ingresso, poco distante. Il torrione si sviluppa su tre piani ed il suo ingresso rimane all’altezza del secondo piano. Accanto alla torre si possono ammirare i resti di un edificio quadrangolare, che era probabilmente raccordato al torrione. Il castello di Montmayeur è di proprietà privata».

http://www.arvier.eu/beni-storico-artistici.html


Avise (castello di Avise)

Dal sito www.comune.avise.ao.it   Dal sito www.aostasera.it

  

«Il Castello di Avise è un massiccio castello situato all'ingresso del borgo del comune valdostano omonimo, spesso confuso con il Castello Blonay che si impone nel centro del paese nei pressi della chiesa e che fu la prima dimora dei nobili d'Avise; la famiglia in seguito si spostò in questo castello, che infatti porta ancora il suo nome. Il castello venne fatto erigere nel 1492 da Boniface d'Avise o Rodolfo d'Avise e fu a lungo in mano agli Avise. All'estinzione della famiglia passò ai Bianco di San Secondo, i quali nel 1798 la cedettero a privati. Il castello è ben conservato. Più che di un castello si tratta di una casaforte alla quale venne affiancata una torre quadrata, leggermente più alta del resto dell'edificio, alla cui sommità presenta delle eleganti caditoie decorate dal motivo gotico detto a goccia rovesciata. La facciata è costellata di finestre geminate del XVI secolo di notevole effetto, spesso realizzate con inserti lapidei antichi a fare da cornice. La porta d'ingresso della torre è sovrastata dagli stemmi della famiglia scolpiti e il motto "Qui tost Avise tard se repent". In tutto il castello sono ben leggibili le varie fasi costruttive e le modifiche che si sono succedute nei secoli: alcuni passaggi sono stati murati, mentre sono state nel tempo inserite finestre a dare più luce agli ambienti, in sintonia con i mutati usi nobiliari».

http://www.sguardosulmedioevo.org/2012/09/castello-di-avise.html


Avise (castello di Blonay)

Dal sito gestionewww.regione.vda.it   Dal sito http://it.mirural.com

  

«Il Castello Blonay o Castello di Blonay è un castello medievale non visitabile che si affaccia da un promontorio al centro del borgo di Avise, in Valle d'Aosta, nei pressi della chiesa di San Brizio. È ben conservato. La parte più antica del castello è la torre, i cui lati liberi oggi non presentano né feritoie né ingressi, nonostante sia certo che all'inizio si ergesse sola sul modello dei castelli primitivi valdostani, mentre il lato sud è addossato ad un edificio stereometrico d'aspetto meno severo, in cui si aprono alcune finestre a crociera caratterizzate da cornici in pietra lavorata. La torre è coronata di una merlatura a coda di rondine ed ha le mura di spessore maggiore rispetto al resto del complesso, ulteriore testimonianza delle differenti epoche costruttive e delle mutate esigenze difensive del complesso. Secondo il de Tillier fu la prima dimora dei d'Avise, una nobile famiglia valdostana già presente nel XII secolo. Torre e edificio che compongono il Castello di Blonay non risalgono alla stessa epoca e non ebbero sempre gli stessi proprietari: la torre fu edificata nel XII secolo, e solo nel XV secolo si aggiunse il resto del castello. La torre seguì a lungo le vicende dei d'Avise, mentre il corpo di fabbrica adiacente alla torre venne lasciato in eredità nel 1645 da Prospero d'Avise, senatore del Senato di Savoia, ai suoi nipoti, Claudio e Josuè de Blonay figli di Marie d'Avise e di Jacques de Blonay, della provincia di Chablais. Claudio di Blonay ne fu nuovamente investito alla morte della madre, tra il 20 e il 27 marzo 1649 e successivamente quell'ala del castello restò nelle mani della famiglia Blonay».

http://www.sguardosulmedioevo.org/2012/09/castello-di-blonay.html


Avise (ruderi del castello di Cré, o casa-forte Ducrest)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito gestionewww.regione.vda.it

«A est del paese, posta più in alto rispetto al capoluogo, si trova infine la Cassaforte Le Cré, detta anche Casa-forte Ducrest, di cui rimangono oggi solo i ruderi. Secondo Andrea Canotto l’edificio apparteneva in origine a Pietro di Avise, vicebalivo di Aosta nel 1425. Nella seconda metà dello stesso secolo fu venduta a Bonifacio Ducrest, funzionario ducale di origine savoiarda, la cui famiglia si estinse all’inizio del Settecento. Malgrado lo stato di rovina, presenta ancora alcune belle riquadrature di porte in pietra lavorata del XVI secolo».

http://web.tiscali.it/concadoro/castelli.htm


AYEZ (casa medievale)

Dal sito www.emmeti.it   Dal sito www.localidautore.it

«Piccolo e caratteristico comune montano, situato in splendida posizione soleggiata, Allein (1250 m) si trova sulla sinistra orografica della valle dell'Artanavaz. Il paese non sorge lungo la statale 27, bensì sul versante opposto della valle. Il bivio per Allein si incontra nel tratto fra Gignod e Etroubles. Da vedere: nella frazione Ayez si trova una casa-monumento risalente al XV secolo. La casa è interamente in pietra a vista costruita quasi senza far uso di malta. L'edificio presenta alcune interessanti finestre in pietra lavorata con il caratteristico motivo a chiglia rovesciata. Un'altra casa-monumento, questa del XVI secolo, si trova nella frazione di Allamanaz».

http://www.emmeti.it/Welcome/Valdaosta/Grancombin/Allein/index.it.html


Aymavilles (castello Challant)

Dal sito www.courmayeur-mont-blanc.com   Dal sito www.aymavilles.vda.it

  

«Le prime notizie che possiamo ritrovare sul feudo e sul castello di Aymavilles risalgono al 1278, quando il castello era costituito semplicemente da una torre quadrangolare circondata da una cinta muraria, secondo la diffusa tipologia del castello recinto tipica dei primi castelli valdostani. Della torre duecentesca esistono ancora oggi le grosse murature d'ambito, caratterizzate dall'essere fortemente scarpate, ed un muro di spina che la divide, per tutta l'altezza, in due ambienti. è ipotesi generalmente accettata che la torre fosse conclusa da torricelle sospese agli angoli e da una merlatura corrente. Internamente la torre, coperta da un tetto in legno poggiante sulla merlatura, era divisa in sei livelli dei quali quello interrato, che ospitava la cappella, la cucina e le cantine, era coperto da volte in pietra tuttora esistenti, mentre i restanti erano separati tramite solai lignei. Nel 1357 Aimone di Challant, infeudato tre anni prima del feudo di Aymavilles da parte di Amedeo VI, diede il via ad opere di rinforzo difensivo della struttura, probabilmente ritenuta troppo vulnerabile soprattutto per via dell'andamento pianeggiante del terreno circostante. Vennero quindi realizzate le quattro torri angolari: queste hanno pianta circolare e sono disuguali tra loro per diametro ed altezza; fu inoltre costruita una merlatura con feritoie, oltre ad una cinta muraria doppia dotata di fossato e ponte levatoio. Le quattro torri angolari sono realizzate in blocchi di tufo e di travertino e sono caratterizzate dall'ampio spessore della muratura; almeno due delle torri in origine contenevano delle scale in pietra di cui effettivamente rimane qualche traccia. Nel contempo nella torre quadrangolare le finestre vennero incorniciate in pietra e dotate di sedili, sempre in pietra, analogamente a quanto avviene nel castello di Fénis edificato dallo stesso Aimone di Challant.

Nel 1450 Giacomo Francesco II conte di Challant realizzò un fabbricato semicircolare ad uso residenziale di fronte alla torre di sud est, ma a parte questo intervento il castello non subisce alcuna modifica strutturale per un periodo di circa tre secoli e mezzo. Dobbiamo infatti arrivare al 1713 per trovare il barone Joseph Fèlix di Challant impegnato a trasformare il castello di Aymavilles in residenza signorile, essendo ormai venute meno le esigenze difensive che giustificavano la struttura fortificata; questi interventi ebbero termine nel 1728, come testimonia la data incisa nell'intonaco del sottotetto. Furono realizzate gallerie e logge a collegare tra loro le torri trecentesche, nascondendo così alla vista la primitiva torre quadrangolare. L'accesso al castello, sulla faccia esposta a sud est, è segnalato da una doppia scala che conduce ad un loggiato, con funzione di portico, sormontato da un balcone. Inoltre, l'intervento di Joseph Félix comportò la demolizione del corpo semicircolare eretto nel 1450 da Giacomo Francesco II e delle fortificazioni esterne, mentre il terreno circostante - circa otto ettari - venne trasformato in giardino. Nel 1882, allorché il castello di Aymavilles, dopo numerosi passaggi di proprietà, fu acquistato dal senatore Bombrini, vennero rinvenute nelle soffitte del castello due tavole rappresentanti rispettivamente la Madonna e l'Arcangelo Gabriele. Nel 1970 fu venduto all'Amministrazione regionale valdostana. Nel corso del 2000 sono stati eseguiti importanti interventi di ristrutturazione sul castello di Aymavilles. Il Castello non è visitabile all'interno».

http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelloaymavilles.htm


BARD (forte)

Foto di palclaud3, dal sito travel.webshots.com   Dal sito www.fortedibard.it

«La storia del forte di Bard è antica di secoli. La particolare posizione della rocca - situata all'imbocco della stretta gola attraverso cui si accede alla Valle, lungo il corso della Dora Baltea - permise in passato un agevole controllo del passaggio in entrambe le direttrici da e per la Francia. Il forte come lo si vede attualmente fu edificato sotto il regno di Carlo Alberto di Savoia, tra il 1830 ed il 1838, su una preesistente struttura medievale risalente al X secolo ed a sua volta basata fu fondamenta di epoca romana (poco distante, nei pressi di Pont-Saint-Martin, si trovano resti dell'antica strada romana delle Gallie). Documenti storici testimoniano la presenza di fortificazioni nella zona già nel VI secolo, ovvero all'epoca di Teodorico I. Il passaggio del forte, fino ad allora controllato dalla potente signorìa locale dei conti di Bard, al casato sabaudo avvenne intorno alla metà del Duecento, ma solo nel 1661 Carlo Emanuele I, duca di Savoia, detto il Grande, vi fece installare il presidio del ducato nella Valle, dopo lo smantellamento delle vicine piazzeforti di Verrès e Montjovet. Ulteriori opere di consolidamento e potenziamento delle strutture difensive furono poi portate a termine nei secoli successivi. In particolare, la fortezza - il cui attuale restauro ha richiesto oltre dieci anni - deve la sua fama all'essere stata l'avamposto difensivo dell'esercito austro-piemontese che nell'anno 1800 bloccò la discesa in Italia di Napoleone Bonaparte. Quello che era stato definito vilain castel de Bard fu raso al suolo per ordine dello stesso Bonaparte, indispettito dalla strenua resistenza dei soldati sabaudi.

Dovevano passare trent'anni perché Carlo Felice di Savoia, timoroso di nuove aggressioni da parte francese, affidasse nel 1830 il compito di redigere un progetto di ricostruzione all'ingegnere militare I lavori di riedificazione si protrassero per otto anni consentendo la realizzazione di diversi corpi di fabbrica disposti su piani differenti: poste più in basso, su due distinti livelli e ideate a forma di tenaglia, l'Opera Ferdinando e l'Opera Mortai; nella parte centrale, l'Opera Vittorio; più in alto, l'Opera Gola e l'Opera Carlo Alberto. I soldati che potevano essere ospitati nelle 283 stanze del forte erano 416 (il doppio nel caso di utilizzo di giacigli a terra). Il tutto prevedeva inoltre la costruzione di 176 locali di servizio affacciati su un vasto cortile interno che doveva funzionare da piazza d'armi. Il sistema di strutture autonome e dotate di casematte a protezione garantiva una difesa reciproca in caso di attacco. Munizioni e provviste di cibo per tre mesi erano custodite in ampi magazzini ubicati presso l'Opera Mortai, anch'essi vigilati come il resto della fortezza - che ospitò nel 1831 anche un giovane Camillo Benso conte di Cavour, allora tenente del Genio militare - da una cinquantina di cannoni. Caduto in disuso dalla fine del XIX secolo, il forte fu poi adibito fino al 1975 a polveriera dell'Esercito Italiano, dopodiché la proprietà passò alla Regione Autonoma Valle d'Aosta. Dopo una parziale riapertura nei primi anni Ottanta, hanno avuto inizio i lavori dell'atteso restauro. Nel forte nel 2006 è stato aperto il Museo delle Alpi».

http://www.fortedibard.com/La%20storia/La%20Storia.html


Brissogne (resti del castello)

Dal sito gestionewww.regione.vda.it   Dal sito http://castelliere.blogspot.it

  

«Il Castello di Brissogne è uno dei castelli della Valle d'Aosta, posto nella frazione Neyran del comune di Brissogne, in provincia di Aosta. Il castello di Brissogne venne costruito nel XIII secolo dai signori di Quart che scelsero l'altura su cui sorge come punto strategico per il controllo dell'area. All'estinzione della casata nel 1378, il castello passò ai conti di Savoia che lo infeudarono nel 1405 a Tibaut de Montagny, marito di Margherita, unica figlia di Enrico di Quart, ultimo erede dell'antica casata. Il castello passò quindi in eredità ad Amedeo Genève-Lullin nel 1502 e poi a Gaspar de La Ravoire. Successivamente nel 1700 il complesso venne venduto alla nobile famiglia degli Avise che però si disinteressò a tal punto della fortificazione (che ormai aveva perso ogni scopo strategico) che il castello crollò definitivamente nel 1776 e non venne mai più ricostruito. Attualmente il castello è ridotto a rudere: ciò che rimane dell'antica struttura sono un'antica torre di forma cilindrica (il mastio centrale) e alcuni resti delle mura».

http://www.sguardosulmedioevo.org/2012/09/castello-di-brissogne.html


Challand-Saint-Victor (ruderi del castello di Villa)

Dal sito http://gestionewww.regione.vda.it   Dal sito www.albergolesclochettes.it

  

«è il più antico dei manieri della nobile famiglia degli Challant, una delle più importanti della Valle d'Aosta; fu costruito intorno al X secolo, ma assunse la sua forma definitiva nei primi decenni del Trecento, grazie ai lavori realizzati da Ebalo I di Challant. Il castello controllava, oltre al ricco feudo agricolo che vi era annesso, il transito commerciale lungo la Valle d'Ayas e specialmente il suo collegamento con quella di Gressoney, attraverso il Colle Dondeuil. I ruderi del castello di Villa si trovano all'interno della riserva naturale "Lago di Villa" del comune di Challand-Saint-Victor. Salendo da Verres, 1 chilometro dopo l'abitato di Villa, imboccare a sinistra una deviazione con l'indicazione "strada per il castello". Dal posteggio circa 30 minuti a piedi».

http://www.tiscover.com/it/guide/5,it/objectId,SIG82511it,parentId,RGN29it,season,at1,selectedEntry,sights/intern.html


Challand-Saint-Victor (torre di Bonod, o Tour des Signaux)

Dal sito gestionewww.regione.vda.it   Dal sito www.lovevda.it

«La torre, che si erge in località Bonod a 744 metri di quota, è raggiungibile percorrendo un breve tragitto a piedi dalla frazione di Isollaz. Alta una dozzina di metri, di forma cilindrica e priva di merlature, presenta una sola apertura, utilizzata per l‘ingresso e posizionata a diversi metri di altezza: l‘accesso avveniva attraverso una scala a pioli, che veniva poi ritirata all‘interno. Si dice che fosse utilizzata come torre di segnalazione per porre in collegamento il castello di Graines con quelli di Villa (Challand) e di Verrès, utilizzando fuochi variamente colorati a seconda della notizia da trasmettere, per consentire rapide comunicazioni».

http://www.lovevda.it/turismo/prima_di_partire/informazioni/pagina_ricerche_i.asp?tipo=scheda&pk=1071&nomesch=sch_Patrimonio


Champ Rotard (Maison Carmagne)

Dal sito www.comune.villeneuve.ao.it   Dal sito www.comune.villeneuve.ao.it

«A Champ Rotard si trova la Maison Carmagne, fatta costruire da François Carmagne giunto dalla Savoia in qualità di commissario del conte Amédée VII detto "le Comte Rouge" per il colore delle sue armi. "Le Comte Rouge" era figlio del "Comte Vert" e fu l'ultimo conte di Savoia in quanto suo figlio ottenne il titolo di Duca. La Maison Carmagne è costituita da due torri: la torre quadrata ha circa 700 anni, mentre nella torre circolare vi è una scala a chiocciola in pietra. François Carmagne ebbe cinque figli maschi. Sul muro esterno sud dell'antica chiesa, nel cimitero, è ancora visibile un arco dipinto decorato, che dovrebbe corrispondere alla cappella fatta costruire dal secondogenito Bertholin».

http://www.comune.villeneuve.ao.it/it/turismo/arte-e-cultura/il-basso-medioevo---dal-1200-al-1300.aspx


Champorcher (resti del castello)

Dal sito gestionewww.regione.vda.it   Dal sito www.aostasera.it

  

«La cittadina di Champorcher è un borgo di origine medioevale anticamente difeso da un castello attualmente in rovina, andato distrutto durante il conflitto, avvenuto nel XIII secolo, tra i fratelli di Bard, Guglielmo ed Ugo. La torre di Champorcher è una struttura a pianta quadrata con lato di circa sei metri e alta quindici, originariamente utilizzata per sorvegliare le terre circostanti e scoprire prontamente eventuali intrusioni dei signori confinanti. In prossimità della fortificazione troviamo la chiesa di San Nicola, edificata sulle rovine del castello nel 1400, all’interno della quale sono attualmente conservati dei suggestivi altari in legno decorati con preziose rifiniture realizzate in oro. In fondo alla chiesa troviamo poi un museo in cui sono ospitate alcune statue che raffigurano diversi santi, originariamente appartenenti alle cappelle delle frazioni limitrofe La torre, distrutta nei primi anni del XIV secolo, fu successivamente ricostruita per ordine dei Savoia; l’intera struttura è stata attualmente restaurata grazie all’intervento della Sovrintendenza del Ministero dei beni culturali».

http://www.finesettimana.it/scopri-italia/castelli/valle-d-Aosta/la-torre-di-champorcher-14227


Charvensod (resti del castello)

Un'immagine di Charvensod, dal sito www.comune.charvensod.ao.it   Un'immagine di Charvensod, dal sito www.emmeti.it

«Il territorio di Charvensod fece parte della signoria di Brissogne che appartenne alla nobile famiglia dei signori di Quart, già signori "Porta Sacti Ursi" fino al 1378, quando, a causa dell'estinzione del casato, fu incamerata direttamente dai Savoia. Nel 1405 Amedeo VIII di Savoia cedette in feudo la signoria di Brissogne a Thibaud de Montagny. Con successivi passaggi ereditari la signoria passò, nel 1505, alla famiglia di Aymon de Genève-Lullin e, nuovamente per eredità, entrò in possesso della famiglia de Tollen. Il primo documento in cui è menzionata la chiesa di Santa Colomba a Charvensod è un atto del e giugno 1180 in cui il vescovo di Aosta Guigo la cede la prevosto di Verrès il quale, nel 1248 la cede nuovamente al vescovo di Aosta Pierre de Pra. Il 23 dicembre 1258 la chiesa di Charvensod viene unita ai beni della Mensa episcopale e inizia in questo modo il lungo e proficuo rapporto tra la comunità di Charvensod e i vescovi di Aosta. Il 1 ottobre 1308 la chiesa di Santa Colomba è istituita in parrocchia, per volontà del vescovo beato Emerico di Quart. Anche i vescovi di Aosta sono stati signori di Charvensod. In modo particolare, dal XIII al XIX secolo, hanno avuto giurisdizione sulla quasi totalità dei boschi, possedevano poi terreni, pascoli e alpeggi. Inoltre, nel castello di loro proprietà, ubicato presso la chiesa parrocchiale, hanno trascorso periodi di riposo e riflessione».

http://www.comune.charvensod.ao.it/charvensod/index.cfm/i-vescovi-e-charvensod-_1-24-0-0.html


Château (resti del castello di Châtelard)

Dal sito iside82.altervista.org   Dal sito http://castelliere.blogspot.it

  

«Secondo lo storico Jean-Baptiste De Tillier, venne edificato intorno al 1235 da Rodolfo Grossi, vescovo di Aosta nel 1243 e arcivescovo di Tarantasia nel 1246. Citato per la prima volta in un atto del 1248 ("omaggio feudale"), dove è definito come una torre con edifici adiacenti, appartenne a lungo alla famiglia Grossi, , che prese quindi il nome di Grossi di Châtelard. Costruito a scopo prettamente difensivo, è posto su un picco roccioso dal quale domina il paese e il fondovalle. La sua funzione era probabilmente quella di controllare la strada che scendeva dal Piccolo San Bernardo, sbarrando la strada ad eventuali invasori. Come altri castelli edificati nella Valle in quel periodo, mostra la caratteristica torre cilindrica centrale chiamata "donjon", circondata da una cinta muraria. Tale elemento è presente infatti in diverse costruzioni fortificate del conte Pietro II di Savoia, di cui Grossi era intimo consigliere. Questo tipo di torre, a pianta circolare, era quella più efficace e resistente, ma venne utilizzata solo per un breve periodo intorno al 1200 e poi abbandonata in favore della più famosa pianta quadrata, probabilmente a causa delle difficoltà costruttive che presentava. La cinta muraria era forse costituita da tre anelli, edificati a quote crescenti intorno al donjon, di forma irregolare per meglio adattarsi alla conformazione del terreno. La torre centrale, alta quasi 18 metri e del diametro di appena 5.60, è ancora intatta, mentre del resto del castello e della cinta muraria restano soltanto rovine, ma nonostante tutto Chatelard conserva ugualmente il suo fascino. L'accesso alla torre era posto ad una decina di metri dal suolo, per renderne più difficile la conquista in caso di attacco. Nel 1269 a nord del complesso venne costruita la cappella del castello, ma fu trasformata nel 1824 in una stanza. Il castello appartenne a più signori in consignoria e sono numerosi i passaggi di proprietà nei secoli per via non ereditaria: un documento attesta che il 17 ottobre 1323 Pietro di Châtelard cedette la sua parte al conte di Savoia, mentre nel 1371 un altro documento riporta che Giovanni di Châtelard vendette il suo dodicesimo a Emerico II di Quart. Nel 1558 i nobili Bernardino e Michele di Châtelard donarono la loro parte a Stefano e Giovanni d'Avise. Nel 1608-1609 Gaspare e Melchiorre di Châtelard e la madre Francesca Gilly, vedova Châtelard, cedettero i loro diritti a Leonardo d'Avise. I nobili Châtelard si estinsero nel 1691, quando l'ultimo erede fu ucciso dai francesi durante un'invasione. Diroccato dai Francesi nel 1793, il castello, come già detto ridotto a rudere, non è visitabile».

http://castelliere.blogspot.it/2012/11/il-castello-di-venerdi-30-novembre.html


Châtillon (borgo medievale)

Dal sito www.lovevda.it   Dal sito http://it.bergfex.com

«Châtillon fu un centro assai importante: da qui passava la strada consolare delle Gallie della quale restano, oltre al ponte sul torrente Marmore, il torrente che dai piedi del Monte Cervino scende sino a Châtillon terminando inesorabilmente il suo scorrere nel fiume Dora Baltea, alcune sostruzioni ai piedi del castello Gamba e in località San Valentino. Nel Medioevo fu il centro della Signoria omonima, sottoposta alla giurisdizione della potente e nobile famiglia degli Challant, e divenne il centro più importante della Regione, dopo Aosta, costituendo luogo obbligato di transito e di pedaggio. La “città” di Châtillon (come reca scritto il Coutumier, raccolta di leggi e di usi che regolarono la vita dell’antico Ducato di Aosta sino al 1773, i borghi racchiusi da mura e muniti di porte avevano il diritto al titolo di “città”) era circondata da mura nelle quali si aprivano quattro porte: la Porta Marmorea all’imbocco del ponte sul torrente Marmore, la Porta Senal a sud, la Porta Tollen a nord e la Porta Ivrea verso Saint-Vincent. Oggi di queste mura purtroppo non rimane più nulla. …Via Emile Chanoux, ci conduce alla scoperta di un borgo ricco di testimonianze storiche e religiose; è un susseguirsi di edifici gli uni stretti agli altri, di antiche dimore oggi profondamente trasformate, ma che recano ancora numerose tracce di un nobile e illustre passato. Portali in pietra, ringhiere in ferro battuto, lunette che sovrastano i portoni d’accesso con date e monogrammi arricchiscono i palazzi un tempo appartenuti alle famiglie dell’aristocrazia. Ma orsù dunque, iniziamo la nostra esplorazione e superiamo, aiutati da un po’ di immaginazione, l’antica Porta Ivrea che si apriva nella cinta muraria, oggi completamente scomparsa. Oltre a svolgere l’importante funzione di collegamento interno, Via Chanoux, che attraversava il borgo per tutta la sua lunghezza, era luogo di passaggio obbligato per merci e persone che risalivano la Valle d’Aosta transitando lungo il Grand Chemin (o Chemin Royal). ...».

http://www.7mates.com/it/racconti-di-viaggio/europa/italia/valle-d-aosta/chatillon/chatillon-un-paese-da-scoprire.html


Châtillon (castello del Baron Gamba in località Cret de Breil)

Dal sito gestionewww.regione.vda.it   Dal sito www.eventiesagre.it

«Il Castello, costruito tra il 1901 e il 1903 dal barone Carlo Maurizio Gamba, appartiene alla Regione autonoma Valle d'Aosta dal 1982 e, dopo un complesso intervento di restauro, ospita la collezione di arte moderna e contemporanea regionale che comprende oltre 1.500 opere. ... Il restauro architettonico del Castello, realizzato tra 2002 e 2005, ha conservato e valorizzato l'originale uso abitativo potenziando il rapporto con l'esterno sia per la contemplazione del paesaggio alpino circostante sia per l'utilizzo del futuro spazio espositivo all'aperto nel parco. Il parco di circa 7.000 metri quadrati ospita due alberi monumentali: la sequoia ai piedi del castello, e il cipresso calvo lungo la recinzione. L'edificio è composto da due piani parzialmente interrati - destinati all'ingresso e all'accoglienza dei visitatori oltre che a locali tecnici - e da tre fuori terra ai quali si accede mediante l'ampio scalone e l'ascensore. Le 13 sale espositive sono situate al primo e al secondo piano in uno spazio complessivo di 600 metri quadrati e accolgono dipinti e sculture - in media una decina di opere, corredate da materiale informativo, per ciascun ambiente - secondo uno sviluppo sia cronologico che tematico. Nel salone centrale del primo piano sono allestite le sculture di grande formato mentre il secondo piano ospita il deposito di conservazione delle opere - uno spazio di 150 metri quadrati, visitabile su appuntamento - un'aula di consultazione attrezzata, gli spazi per le mostre temporanee e gli uffici. Il notevole sviluppo in altezza della ex cappella al centro del secondo piano ha consentito l'inserimento di un soppalco per aumentare la superficie espositiva e il collegamento con una scala allo spazio dell'altana panoramica del terzo piano. Il Castello Gamba si presenta al pubblico come un luogo di arte e di cultura dotato di una serie di servizi programmati per avvicinare le diverse fasce di visitatori (famiglie, adulti, scuole, bambini, giovani) all'arte moderna e contemporanea attraverso attività di laboratorio, visite guidate e una serie di eventi ideati per offrire occasioni di scoperta, emozione e apprendimento dell'arte».

http://www.regione.vda.it/cultura/beni_culturali/patrimonio/castelli/castellogamba_i.asp


Châtillon (castello di Châtillon o Passerin d’Entrèves)

Dal sito http://castelli.qviaggi.it   Dal sito www.htdufour.com

  

«Collocato in pieno centro del paese, a ridosso della Chiesa Parrocchiale, il Castello Passérin d'Entrèves si presenta ai visitatori con una lunga ed interessante storia che pare risalga all'epoca romana, poiché il nome stesso di Châtillon, che trae origine da "castrum" (castello), indica una località in cui sorgeva un accampamento. Nel luogo in cui si eleva l'attuale castello, doveva quindi esserci una fortezza romana. Dopo essere passato tra le mani di diverse famiglie nobiliari, alla fine del XIV secolo il castello divenne proprietà dei Visconti di Aosta, in seguito divenuti Signori di Challant. Nel 1400 Jean de Challant lo fece ingrandire. Di quest'epoca rimangono ancora la sala dell'archivio con il soffitto in legno e gli affreschi delle pareti, simili a quelli del castello di Fénis. Nel 1435, François di Challant, si fece autorizzare dai Savoia a fare testamento a favore delle figlie. Catherine ne divenne dunque l'erede, ma gli altri membri della famiglia richiesero nuovamente l'intervento del Duca di Savoia che, allora, nominò nuovo erede Jacques de Challant, nipote di Jean, e dichiarò ribelli Catherine e il suo sposo Pierre d'Introd. I due, decisi a resistere, fortificarono il castello di Châtillon, ma poco dopo dovettero arrendersi all'esercito di Jacques, che demolì le mura di cinta e danneggiò seriamente il maniero. Da Jacques il castello passò a Louis che lo restaurò completamente. Durante le invasioni francesi del 1691 e del 1704 le truppe si installarono nel castello con conseguenze disastrose sia per l'edificio sia per gli alberi del parco e nel 1717 Paolina Solaro di Govone, moglie di Georges-François, intraprese la terza ricostruzione del castello. Modificato e ampliato, non solo cambiò il suo aspetto esterno ma divenne anche molto più confortevole. A Paolina si deve anche la realizzazione del viale dei tigli e del giardino alla francese. Nel 1770 la Contea passò a François-Maurice che morì un anno dopo la nascita del suo unico figlio Jules-Hyacinthe. Quest'ultimo ne divenne quindi l'erede universale sotto la tutela della madre Gabriella Canalis di Cumiana; ma il 2 maggio 1802, all'età di sette anni, anche l'ultimo dei discendenti dei Challant morì. Nel 1814, dopo 18 anni di vedovanza, Gabriella sposò Aimé Passerin d'Entrèves, discendente di una famiglia originaria di Firenze che, verso il 1400, a causa delle lotte fra Guelfi e Ghibellini, si era stabilita sulle montagne della Valtournenche. Nel 1841, dopo la morte della moglie, Aimé ereditò tutto il patrimonio degli Challant. I suoi discendenti fecero eseguire altri lavori: fecero demolire la torre esagonale situata all'ingresso ed il ponte levatoio sostituendoli con l'edificio del custode, la serra e le stalle. Fecero inoltre costruire una torretta finestrata per illuminare la grande scalinata che conduce al piano superiore e delimitarono il parco con una recinzione. L'ultimo Passerin d'Entrèves che abitò il castello di Châtillon fu Ettore-Onorio, nato a Torino nel 1914».

http://www.insaintvincent.it/da-veder/arte-e-cultura/castello-passerin-d-entreves


Châtillon (castello di Ussel)

Dal sito http://gestionewww.regione.vda.it   Dal sito www.icastelli.it

«Il castello di Ussel è il primo esempio di castello monoblocco ( a corpo unico) in Valle d'Aosta e si configura come un'architettura intermedia tra l'austero castello di Verrès e quello più articolato di Fénis. Ha un grande valore da un punto di vista storico perché, non avendo subito altri interventi edilizi dopo la costruzione, ha potuto conservare le sue caratteristiche originarie. L'edificio rappresenta una svolta nell'architettura militare e costituisce l'ultima fase evolutiva del castello medievale. Questa grande evoluzione nella tipologia architettonica, evidente ad Ussel, non è così visibile nel contemporaneo castello di Fénis. Il motivo è forse da ricercarsi nel fatto che la costruzione di Ussel è stata eretta ex-novo, mentre gli interventi di Fénis o di Aymavilles sono stati vincolati dagli edifici preesistenti che hanno fortemente condizionato le scelte progettuali. Tuttavia il progettista della forma monoblocco che caratterizza il castello di Ussel potrebbe aver tratto ispirazione, oltre che dagli edifici siriani (magari incontrati durante le crociate), anche da fabbricati valdostani quali il corpo residenziale del castello di Bramafan o la casaforte di Planaval. Il castello, situato su un costone roccioso posto su un precipizio, costituisce una delle maggiori attrattive della zona. L'edificio, visitabile nel periodo estivo, domina dall'alto i comuni di Châtillon e Saint-Vincent, offrendo ai visitatori un panorama eccezionale. Fu costruito da Ebalo II di Challant nel 1343 al termine delle intricate vicende per questioni ereditarie che coinvolsero la famiglia Challant alla morte di Ebalo Magno. Frutto di una costruzione ex-novo, il castello conserva ancora la struttura originaria, poiché nei secoli successivi non fu più oggetto di altri interventi edilizi.

Il castello di Ussel venne abitato dai Challant fino al 1470. Dopo la morte dell'ultimo signore di Ussel, Francesco di Challant, la famiglia decise di trasferirsi in altre dimore più confortevoli, così l'edificio venne adibito prima a prigione e poi a caserma. Nel corso del XVI secolo fu completamente spogliato del materiale bellico e degli arredi e definitivamente abbandonato. Nel 1556 fu acquistato dal Capitano Paolo di Madruzzo, ma nel 1573 ricomprato dagli Challant. Nel 1846, con l'estinzione della potente famiglia, tutti i possedimenti furono ereditati dai Passerin d'Entrèves. Nel 1963 vennero intraprese delle operazioni di consolidamento durante le quali si inserirono delle "chiavi" allo scopo di evitare il crollo del muro a valle. La famiglia Passerin d'Entrèves nel 1983 donò il castello alla Regione, che ne intraprese il restauro grazie ad un cospicuo finanziamento del barone Bich, famoso industriale originario di Châtillon. I lavori, iniziati nel 1988, sono rimasti fermi per diversi anni e terminati solo nel 1999. In quell'anno è avvenuta l'inaugurazione del castello, adibito a struttura espositiva, con una mostra dedicata alla vita del promotore, divenuto famoso per le sue penne (Bic!). Ogni anno il castello di Ussel ospita al suo interno un'esposizione. A partire dal 2000, anno della mostra sul passaggio di Napoleone in Valle, i visitatori possono accedere anche al tetto dell'edificio e, percorrendo il nuovo "cammino di ronda", hanno il privilegio di poter ammirare lo splendido panorama».

http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castelloussel.htm


Châtillon (resti del castello Des Rives in località Saint-Clair)

Dal sito www.templariaosta.org   Dal sito www.templariaosta.org

«Di fronte alla stazione, su una collina, si erge la bianca cappella di Saint-Clair e i resti di un antico muro appartenuto al castello des Rives. La tradizione popolare vuole che nel medioevo sulla collina di Saint-Clair doveva elevarsi una casaforte appartenente all’ordine dei templari: era forse il castello des Rives? La cappella, che vanta origini antichissime, era dedicata a santa Maria o a Notre Dame du Châtelard. Ormai in rovina, fu ricostruita nel 1663 per volontà di Alessandro Beffa e intitolata a Saint-Clair. Nuovamente in pessime condizioni, fu riedificata nel 1878 a spese di mons. Joseph-Auguste Duc e benedetta dal parroco di Châtillon, Basile Ruffier, il 14 ottobre 1879. Come da antica tradizione, il lunedì di Pasqua, i fedeli procedono lentamente, tra canti e preghiere, verso la cappella incapace ad accoglierli tutti tra suoi banchi. Alla base della collina, si distendeva un agglomerato di case, il Bourg des Rives, totalmente distrutto da una grande inondazione della Dora Baltea in epoca medioevale».

http://www.7mates.com/it/racconti-di-viaggio/europa/italia/valle-d-aosta/chatillon/chatillon-un-paese-da-scoprire.html


Chenal (castello)

Foto di Massimo Martini, dal sito www.inalto.org   Dal sito www.naturaosta.it

«Il secondo maniero della zona è quello di Chenal o, come scrisse Renato Willien, Chinal: un toponimo derivante dal cognome di una importante famiglia nobiliare della zona, il cui ultimo signore, Filippo, concesse saggiamente la propria figlia Alexia o Alessia ad Ebalo di Challant. Il castello sorge a nord del maniero di Saint Germain ed immediatamente sopra, ed a sud, di Chenal e di Champérioux, a 650 metri di altezza. Viene indicato da più fonti come una sorta di caserma, in favore del vicino maniero di Montjovet, oppure come punto di segnalazione verso i manieri di Cly e di Ussel. Attualmente, ne rimangono solo i muri esterni, di spessore pari ad un metro; la sagoma, vista anteriormente, ricorda vagamente per collocazione ed aspetto i ruderi del castello di Villa-Challand. Si tratta di un massiccio castello più rettangolare che trapezoidale, dotato di ampie feritoie ed un bell’archivolto in pietra ad abbellire la porta d’ingresso; non rimane quasi traccia dell’antica torre, che doveva essere massiccia e simile al mastio di Montjovet, ma si notano ancora due ampi saloni. Nel 1323 Ebalo Magno di Challant, nelle disposizioni testamentarie, lo lasciò in eredità ai propri figli, indicandolo semplicemente come chateau neuf de Chinal. La struttura venne parzialmente demolita nel 1540, secondo Jean-Baptiste De Tillier; oltre alle rovine ivi descritte, il castello vanta un piccolo tesoro naturale, la pulsatilla, che la tradizione popolare riconduce al frutto di una strega o maga particolarmente versata per la botanica. La donna, impietosita dalle suppliche dei popolani di Emarèse terrorizzati dall’assedio dei lupi, creò misericordiosamente in un solo inverno la pulsatilla o fiour dou Lou, dotata del potere di scacciare queste fiere».

http://www.varasc.it/montjovet.htm


Cly (castello)

Dal sito gestionewww.regione.vda.it   Dal sito www.iside82.altervista.org

  

«Il castello di Cly è costruito su di un picco roccioso a strapiombo sul borgo di Chambave, in una posizione chiaramente strategica dalla quale era possibile, oltre a controllare e difendere i campi coltivati e gli abitanti dei villaggi circostanti, osservare il fondovalle da Saint Vincent ad Aosta. Il castello di Cly è una delle roccaforti più antiche di tutta la valle d'Aosta. Indagini dendrometriche su alcune strutture in legno ancora conservate hanno permesso di datare il mastio centrale - la costruzione più antica - al 1027. Allo stesso secolo risalgono anche gli ambienti abitativi meridionali e la cappella romanica. La prima menzione ufficiale del castello riguarda proprio la piccola cappella, dedicata a San Maurizio, annoverata in un documento del 1207 tra i beni del convento di Saint-Gilles a Verres. Il castello, sede di una signoria piuttosto vasta che comprendeva le parrocchie di Chambave, Saint-Denis, Diemoz, Verrayes, Torgnon e tutta la Valtournenche, appartenne alla famiglia degli Challant fino alla fine del XIV secolo. Nel 1376, dopo il rifiuto dell'allora signore Pierre II di Challant di prestare giuramento di fedeltà, i Savoia ripresero il dominio diretto del castello e vi costituirono una castellania. Sono stati trovati alcuni accurati registri spese, risalenti ai primi decenni della castellania, con elencate nel dettaglio tutte le spese sostenute per la manutenzione del castello, quali l'acquisto di legna o di calce per l'intonaco dei muri. Una rilevante voce di spesa riguardava l'approvvigionamento idrico del castello. Il castello disponeva infatti di acqua corrente, intercettata da una sorgente sulla collina alle sue spalle e trasportata attraverso tubature costituite da tronchi di larice scavati e uniti da giunti metallici. La tubatura era interrata per renderne più difficoltosa l'interruzione in caso di assedio, e per questo necessitava di soventi manutenzioni. All'interno del castello l'acqua veniva conservata in una cisterna e in botti nella torre centrale e in una cisterna posta sotto una torre a ridosso della cinta muraria occidentale. Il castello fu abitato fino al 1600, quando fu abbandonato dall'allora proprietario Pietro Filiberto Roncas, che lo fece in parte demolire per ricavare il materiale da costruzione per un più comodo palazzo nel borgo di Chambave. Da allora il castello fu lasciato cadere in rovina e subì un lento declino, finché agli inizi del 1900, grazie all'aiuto dello storico valdostano Tancredi Tibaldi, venne acquistato dal comune di Saint-Denis.

In origine il castello presentava due ingressi, uno a nord e uno a sud. Lo schema costruttivo è quello dei castelli di tipo "primitivo", costruiti principalmente per la difesa delle terre circostanti. Esso era costituito da un'ampia torre centrale a pianta quadrata (il donjon risalente probabilmente al 1027) circondato da un'ampia cinta muraria, che racchiude un'area di circa 2800 mq. All'interno delle mura trovavano posto, oltre al mastio centrale, gli edifici abitativi e di servizio e la cappella. Queste costruzioni si trovavano essenzialmente nella zona meridionale e orientale, mentre la zona occidentale era lasciata sgombra da edifici probabilmente per poter accogliere la popolazione in caso di necessità. Tra le costruzioni della zona orientale, al momento non visitabile, si trovavano le stanze più nuove del castello, riservate all'abitazione del signore, come la sala nova costruita nella seconda metà del XIII secolo. Attualmente il castello è allo stato di rudere. E' parzialmente visitabile (l'ingresso nord, la spianata a ovest e la cappella) tramite una visita guidata, mentre sono in corso lavori di messa in sicurezza delle parti non agibili. Un tempo si entrava nel castello percorrendo una mulattiera che fiancheggiava le mura a partire dal lato meridionale, in caso di attacco costantemente esposta al tiro dei soldati sulle mura di cinta. Attualmente si accede al castello tramite l'ingresso nord, dopo aver percorso a piedi una brevissima salita. Una volta entrati è subito possibile notare l'imponente torre centrale a pianta quadrata, le cui mura nella parte inferiore sono costituite da pietre poste a lisca di pesce. Un tempo era possibile entrare nella torre attraverso un ingresso posto all'altezza del primo piano, ma attualmente non è accessibile. Osservando la torre è possibile notare le tracce di una porta e di diverse finestre, murate quando interno al 1400 il donjon era stato adibito a prigione, e in esso sono state rinchiuse anche presunte streghe. Immediatamente ad est della torre si trova la piccola cappella a pianta rettangolare dedicata a San Maurizio, risalente all'XI secolo. Un tempo essa doveva essere quasi interamente affrescata, come riprodotto in alcuni disegni di Alfredo D'Andrade alla fine del 1800, ma ormai rimangono solo alcuni frammenti di affreschi, risalenti presumibilmente al XIII secolo, nel catino absidale. Essi probabilmente raffiguravano gli Evangelisti e alcune figure di angeli, ormai appena intuibili. Da una porta della cappella è possibile osservare i resti delle costruzioni della zona meridionale, ormai completamente in rovina e non visitabile. Osservando la cinta muraria che circonda la spinata ad ovest è possibile notare alcune feritoie dall'insolita forma circolare, uniche di questa forma tra i castelli della Valle d'Aosta. Per raggiungere il castello di Cly uscire dall'autostrada a Chatillon (se si arriva dal Piemonte) o a Nus (se si arriva da Aosta) e dirigersi verso il paese di Chambave. Da qui seguire le indicazioni per il castello di Cly».

http://www.iside82.altervista.org/Cly.htm


Cogne (castello Reale)

Dal sito www.icastelli.it   Dal sito www.iw2nzx.it

«Le prime tracce relative all'esistenza del Castello Reale a Cogne risalgono al 1191. In quell'anno il vescovo di Aosta Gualberto, ottenne dal Conte Tommaso di Savoia l'autorizzazione a erigere un castello. Non si sa con precisione quando Gualberto abbia fatto costruire l'edificio difensivo. è accertato che tra il 1245 e il 1246 esisteva il castello, costruzione che dovrebbe risalire al 1202, anno in cui fu consacrata la nuova chiesa parrocchiale. Da questo importante luogo il vescovo di Aosta, in qualità di signore spirituale ma anche di conte di Cogne, poteva amministrare i diritti temporali e spirituali sulla vallata. Durante i secoli la torre fu occupata dal castellano del vescovo che, in veste di luogotenente amministrava la contea in vece del prelato. Successivamente ospitò anche un presidio fisso di guardie. Nel castello venivano discussi i problemi e la comunità locale, convocata al suono del campanile, vi si riuniva in udienza generale, così come riferito in diversi documenti del Quattrocento. Nel maniero vi era anche una cappella dedicata a Santa Caterina .... Le cronache riportano che nel 1531 ci fu un grave incendio: non è però chiaro se l'incidente colpì il castello o la torre. Si sa che la torre fu ricostruita nel 1533 grazie al vescovo Gazin.  Tra il Seicento e il Settecento l'edificio fu trascurato tanto da essere considerato in precarie condizioni. Nel 1741 il castello fu innalzato di un piano e dopo la visita di Carlo Emanuele III di Savoia fu trasformato da casaforte cintata in casa disarmata. Il complesso perse quindi la sua funzione difensiva, motivo che contribuì al progressivo abbandono. Nel 1829, dopo l'affrancamento del Comune di Cogne, la torre rimase nelle mani del prelato. Da allora le sue stanze furono utilizzate per diversi scopi: come alloggio per turisti, appartamento del medico condotto Argentier, sede della Rettoria, stazione dei Regi Carabinieri. Inoltre, sino al 1865, la parte superiore ospitava il primo osservatorio meteorologico alpino diretto dall'Abbé Carrel. Nel 1867 il castello fu messo all'incanto ma rimase invenduto. L'idea allora fu quella di interessare il re che si recava a Cogne per le battute di caccia. Così nel 1873, Vittorio Emanuele II lo acquistò e lo trasformò in palazzina di caccia. Nel 1874, fu costruita una scuderia attigua e il I° agosto il re entrò per la prima volta nel "palais royal de Cogne". L'importanza che assunse la dimora e il fatto che il re vi trascorresse parte dell'estate, richiese l'installazione di un ufficio telegrafico che entrò in funzione nel 1875. Nel 1900, con l'avvento al potere di Vittorio Emanuele III, il castello fu venduto. L'acquisizione fu fatta nel 1915 dalla Società Ansaldo che lo cedette nel 1924 a un privato che lo adibì ad albergo. Successivamente, dopo essere stato occupato dalla congregazione delle Suore di San Giuseppe, fu ceduto alla Regione Autonoma Valle d'Aosta».

http://www.icastelli.it/castle-1280572870-castello_reale_a_cogne-it.php


Cogne (resti della torre di Mougne o castello di Tarambel)

Dal sito www.iw2nzx.it   Dal sito www.petitgiles.com

«Il patrimonio architettonico di Cogne può contare su numerose abitazioni costruite in una certa epoca, edificate seguendo un tipico carattere alpino. Sono invece poche, oltre le chiese e il castello reale, le costruzioni storiche di particolare interesse. Una di queste è il castello di Tarambel, per la gente locale castello di Mougne. Si tratta di una "casa forte" ubicata tra la frazione di Epinel e la frazione di Cretaz. L'epoca di costruzione è sicuramente antica, molto prima del 1191, e quasi sicuramente sovrapposta ad una precedente costruzione difensiva. L'utilità di un castello in quella posizione geografica è difficilmente spiegabile. Due sono le principali ipotesi: 1) transito obbligato sulla via Valle d'Aosta-valli del Canavese (Campiglia e Soana); 2) fortificazione a servizio della popolazione di un vicino villaggio a difesa di gruppi provenienti dall'alta valle di Cogne. La struttura versa oggi in precarie condizioni conservative. Si trattava di un castello suddiviso in almeno quattro livelli: un piano seminterrato, un piano terreno e due piani superiori destinati a cucina, dormitorio e granaio. L'accesso al piano terreno era rialzato di almeno due metri da terra e vi si poteva accedere da un a scala movibile. L'interno era invece collegato da scale traenti collegate con botole. Lo stato di degrado a cui è andato incontro il monumento non permette più di far rilevare i merli che probabilmente ornavano un tempo sia la struttura che il muro di cinta, quest'ultimo oggi completamente distrutto. Particolarmente interessanti sono due storie create dalla gente locale che nell'ultimo secolo hanno accompagnato la vita di questo castello. La prima voleva che il monumento fosse collegato ad un locale interrato dove sarebbe stato custodito un prezioso tesoro. La seconda storia invece parlava di un cunicolo sotterraneo che avrebbe collegato il castello al pianoro delle "Sèrves", nei pressi di Gimillan. Nessuno è però mai riuscito a dimostrare che queste credenze popolari avessero un'origine credibile».

http://www.petitgiles.com/artGiorno.php?id_giorno=132


CONOZ (torre)

Dal sito www.visititaly.it   Dal sito http://tapazovaldoten.altervista.org

  

«La torre di Conoz o Cono (tour de Conoz in francese) è la più importante delle torri della frazione omonima del comune di Châtillon, in Valle d'Aosta: quella settentrionale. A vedetta della collina tra Châtillon e Saint-Vincent, la torre si trova lungo il sentiero panoramico n. 6 che partendo dalla chiesa parrocchiale di Châtillon, costeggiando il parco del castello Passerin d'Entrèves, porta a Promiod. Delle tre torri appartenenti alla nobile famiglia Barmaz, poste a nord, a sud e a est di Conoz, quella a nord è l'unica ancora riconoscibile come tale, mentre la costruzione ad est del paese solo impropriamente viene definita torre. Secondo una leggenda, le tre torri vennero fatte costruire dalle tre sorelle nubili ultime discendenti della famiglia, ricchissime e anziane. I nobili Barmaz, dalle oscure origini e non censiti nei volumi che trattano di nobiltà valdostana, si estinsero alla fine del XVII secolo. L'ipotesi tradizionale attribuisce la torre al XVII secolo, poco prima dell'estinzione della famiglia, ma lo studioso di castellologia valdostana André Zanotto, analizzandone gli elementi strutturali e stilistici, ritiene che la torre nord, quella che comunemente viene chiamata torre di Conoz, sia più antica e di epoca feudale. A favore di questa ipotesi ci sarebbe anche un indizio in un documento del 1305 che cita il nome di Brunetus de Cono de Labarme, uomo fedele ai signori di Cly e servitore del vescovo di Aosta. Per Lin Colliard, la torre settentrionale e la torre meridionale risultavano in buono stato di conservazione negli anni settanta, mentre la torre ad est della frazione sarebbe rimasta incompiuta fin dalla sua costruzione per la morte prematura della proprietaria committente. Per la riqualificazione e il restauro delle torri di Conoz e d'Emarèse il comune di Châtillon nel 2012 ha indetto un bando di idee. Il graduale recupero delle torri prevede il cambio di destinazione d'uso, probabilmente adibendole a strutture ricettive extra-alberghiere. La torre presenta una base quadrangolare e nella struttura sono ancora leggibili le feritoie. Oggi il complesso comprende la torre vera e propria e un altro corpo successivo, ad essa conglomerato; è composto da piano interrato, piano seminterrato, piano rialzato, primo e secondo piano e sottotetto».

https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Conoz


Courmayeur (casa-forte Passerin d'Entrèves)

Dal sito www.hotelaigle.it   Dal sito www.pilierdangle.it

«Situata nel centro del villaggio di Entrèves, questa tipica casaforte di campagna del secolo XIV (datata 1351), assurse a dimora aristocratica più per il rango turistico della località che per le sue caratteristiche originarie. Nel 1711 l‘edificio fu acquistato dai nobili Passerin, i cui discendenti, ancora oggi proprietari, vi hanno apportato trasformazioni esterne e interne che l‘hanno salvata dalla rovina. Le caratteristiche finestre gotiche con motivo a chiglia rovesciata sono un rifacimento. Notevoli la scala a chiocciola per l‘accesso ai piani, gli archi ogivali di alcune porte ed una buona collezione di oggetti d‘arte. La casaforte è abitata durante la stagione estiva».

http://gestionewww.regione.vda.it/turismo/scopri/cultura/castelli/altri_castelli_i.asp?tipo=scheda&pk=916&nomesch...


Courmayeur (torre Malluquin)

Dal sito www.hotelaigle.it   Dal sito http://w3.valdigne.com

«Situato in piazza Petigax, a pochi passi dalla chiesa evangelica valdese, questo edificio nel Medioevo appartenne ai signori Malluquin, la cui presenza è attestata a Courmayeur sin dal XIII secolo. La dimora è citata per la prima volta in un verbale di consegna dei castelli ai Savoia del 1351: in occasione delle Udienze Generali, ovvero dell‘incontro del Conte di Savoia con i feudatari e la popolazione, i proprietari locali di dimore fortificate consegnavano le loro abitazioni nelle mani di emissari del Conte, che le prendevano in custodia per tutto il periodo in cui egli si tratteneva in Valle, ponendovi all‘interno una piccola guarnigione. A tale rituale, detto “redditio castrorum” (letteralmente “consegna dei castelli“) si sottopose anche “Hugonetus Maluquini de Curia Majori”, cioè Ugoneto Malluquin di Courmayeur. Nel XV secolo la torre divenne proprietà della famiglia D‘Avise, a cui appartenne fino al XVIII secolo. Attualmente al suo interno vengono organizzate mostre di varia natura. L‘edificio, a pianta quadrata, è composto da sette piani molto bassi divisi da solai in legno; l‘accesso al piano terreno è recente, mentre quello originale, sul lato opposto a circa otto metri da terra, è sormontato da un architrave con arco di scarico a tutto sesto».

http://www.lovevda.it/turismo/prima_di_partire/informazioni/pagina_ricerche_i.asp?tipo=scheda&pk=976&nomesch=sch_patrimonio&ts=patrimonio


Derby (castello giudiziario)

Dal sito www.chiesevaldostane.it   Dal sito www.chiesevaldostane.it

«Il castello giudiziario di Derby sorge, isolato, nelle vicinanze dell’omonima frazione. Sono giunti fino a noi i resti della cinta muraria e una torretta angolare dotata di feritoie. In passato era utilizzato come tribunale e nei sotterranei vi erano le prigioni. Oggi l’edificio è stato adibito a fattoria».

http://www.fenisweb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=290&Itemid=462&lang=en


Derby (castello notarile)

Dal sito www.chiesevaldostane.it   Dal sito www.chiesevaldostane.it

  

«Sorge isolato, a monte della strada che attraversa il villaggio di Derby per tutta la sua lunghezza. Chiamato anche castello giudiziale o casaforte di Derby, venne costruito nel XIII secolo e in origine appartenne ai canonici di Aosta, ma non è certo se fosse sotto il controllo dei canonici di sant'Orso o dei canonici della cattedrale. In epoca medievale fu il centro giurisdizionale della signoria ecclesiastica di Derby, oggi frazione di La Salle. Era solo uno degli edifici fortificati di Derby, l'unico edificio di un certo rilievo conservatosi insieme al palazzo notarile. Il castello si presenta con una struttura massiccia a pianta quadrata, di tre piani; è dotato dei resti di una cinta muraria (o un recinto) con torretta angolare a sezione circolare che presenta alcune feritoie: secondo Carlo Nigra, in origine le torrette sospese erano probabilmente due. Presenta ancora belle finestre in pietra lavorata. L'accesso, non rialzato se non di qualche scalino, è protetto da una caditoia. Un tempo, i vari piani erano raggiungibili solo tramite una scala alla cappuccina: la scala a chiocciola fu aggiunta successivamente. Nei sotterranei, adibiti a prigione, venivano portati i rei in attesa di giudizio qui lasciati nel caso in cui fossero ritenuti colpevoli. Tra le cause di lite per le quali si poteva essere condotti in giudizio è citato il furto di legname. Secondo la tradizione, una galleria sotterranea condurrebbe dal castello giudiziario al palazzo notarile di Derby, posto sulla stessa strada. Oggi la struttura si presenta trasformata in fattoria».

http://castelliere.blogspot.it/2015/06/il-castello-di-martedi-30-giugno.html


Donnas (borgo medievale)

Dal sito www.comunedidonnas.info   Dal sito www.valledaostacitta.it

«è uno dei primi comuni che si incontrano risalendo la Valle d'Aosta dal Canavese: si estende sui due lati del corso della Dora Baltea, dividendosi in due parrocchie, quella sulla sinistra orografica (adret) del fiume, corrispondente all'antico borgo medievale, e quella sulla destra, più estesa di superficie (envers) che fa capo alla frazione di Vert. Tra il 1693 ed il 1783 Donnas e Vert erano anche separate dal punto di vista amministrativo, costituendo due diversi comuni. Il paese è ricco di vestigia del passato, che vanno dalle incisioni su roccia ai misteriosi massi coppellati, tracce di epoche remote di cui si ignora quasi tutto. I conquistatori romani, invece, hanno lasciato un'impronta significativa del loro passaggio (al di là dello stesso toponimo di derivazione latina): si conserva infatti un tratto della via delle Gallie, la strada che da Roma raggiungeva Aosta, per poi biforcarsi in direzione dei due valichi oggi conosciuti come Piccolo e Gran San Bernardo. Si tratta di circa duecento metri di strada che costeggia una roccia strapiombante, appositamente tagliata per lasciare posto alla carreggiata. Vi è stato anche scavato un arco di quattro metri di altezza ed altrettanti di spessore, che in epoca medievale veniva utilizzato come porta del borgo. A testimoniare della bontà del sistema viario romano vi è anche, poco distante, una colonna miliare che riporta la distanza dal capoluogo Augusta Praetoria (36 miglia). Come per tutti comuni valdostani, la storia successiva, dal Medioevo al XIX secolo è ricca soprattutto di contrasti tra famiglie nobili, sia fra loro che nei confronti dei sovrani di Savoia».

http://www.valledaostacitta.it/comuni/donnas.html


Doues (castello di La Crête)

Dal sito www.chiesevaldostane.it   Dal sito it.wikipedia.org

«In una bella conca di prati, a 1176 metri di altitudine, probabilmente di fondazione celtica, Doues all'epoca romana era un paese noto con il nome di "Dovia", cioè "Duae viae". Il nome starebbe ad indicare che in questa località si biforcavano due strade che portavano al di là delle Alpi. La prima, divenuta poi la più importante, è quella del valico del Gran San Bernardo; la seconda è quella che conduce al colle che si trova nell'alta valle di Ollomont. Nel periodo medioevale passò dai signori di Gignod a quelli di Quart. La popolazione, per la maggior parte, è dedita ad attività agricole, favorite anche dalla presenza del "Ru de By", antico acquedotto artificiale che convoglia le acque raccolte dal vallone di Ollomont. Tracce di storia si intravvedono nel castello di La Crête: era l'abitazione dei signori di La Crête. La parte più interessante è la torre circolare, ben visibile dal cortile interno dell'antico edificio».

http://www.turismonews.it/comuni/Doues/browse_comune/7416/home.html


Echarlod (casa-forte Aragon)

Dal sito www.chiesevaldostane.it   Dal sito http://gestionewww.regione.vda.it

«Sita nella frazione Echarlod, appartenne agli Aragon, famiglia nobilitata nel secolo XVI. Come testimonia la data incisa a lato della porta, fu costruita nel 1608, verosimilmente da Filiberto Aragon, che ebbe poi la disgrazia di perdere ben cinque figli durante la peste del 1630. La casata si estinse di lì a poco. La casa forte presenta una bella serie di finestre in pietra lavorata. L‘ingresso è sul lato occidentale, sormontato da caditoia».

http://gestionewww.regione.vda.it/turismo/scopri/cultura/castelli/altri_castelli_i.asp?tipo=scheda&pk=924&nomesch=sch_patrimonio...


Ecours (castello di Ecours)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito http://www.geocaching.com/seek/cache_details

  

«Seguendo la strada verso est, si sale al villaggio d’Ecours. Sulla piazza, la cappella è abbellita da affreschi rappresentanti la Visitazione della Vergine e un grande San Cristophe (S. Cristoforo); affiancata da un fontana, è compresa tra una serie di antiche abitazioni rurali, fortemente raggruppate le une contro le altre, ed il corpo possente della torre quadrata medioevale, costruita dai nobili De Curiis che hanno dato il proprio nome al villaggio. La torre è il cuore di una grande fattoria tuttora attiva. Nel vallone a monte di Ecours, un mulino sfruttava un tempo le acque del “ru” (canale irriguo) di Moyes. Una volta restaurato, diverrà accessibile attraverso un passaggio ombreggiato a partire da Prarion, in direzione di Moyes».

http://www.lovevda.it/turismo/scopri/la_tradizione/architettura_tradizionale/la_salle_i.asp


Fénis (castello

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.lovevda.it

  

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Costante Bonvini (https://www.facebook.com/costante.bonvini)

«La nascita e le prime fasi di sviluppo del castello di Fénis continuano a restare del tutto sconosciute. All'estrema appendice sud-occidentale di quella splendida sequenza di prati dolcemente inclinati che si chiude, a sud, alle pendici del monte Saint Julien, col villaggio di Pommier, l'edificio occupa quella che sembra molto più la collocazione ideale per il centro direzionale di un'azienda agricola che non per una fortezza. Come nel caso di Issogne è abbastanza immediato chiedersi se la sua origine più antica non possa essere stata una villa rurale romana, anche se, a differenza di Issogne dove questa origine è testimoniata archeologicamente, nulla permette di confermare quella che per ora resta una semplice ipotesi teorica. Di fatto ignoriamo la storia del castello fin oltre il 1200, tanto che prima di quelle date non possiamo neppure affermarne l'esistenza. Bisogna infatti scendere oltre l'inizio del XIII secolo per trovare le prime citazioni del castrum Fenitii che fa già parte del patrimonio della famiglia dei visconti di Aosta, per la precisione dal 1242, fino alla fase matura della signoria di Aimone di Challant, oltre il 1330. Le fonti storico narrative antiche attribuiscono la "costruzione" del castello, così come lo si vede oggi, ad Aimone di Challant. Sebbene non si posseggano documenti contabili al riguardo il fatto è confermato dalle vicende storiche della famiglia e dai caratteri linguistici dell'edificio. Ancora una volta i documenti legali redatti al castello citano di una sala "nova" a partire dal 1342, ciò ci permette di fissare al 1340 circa la data del primo intervento di Aimone. Sicuramente il periodo che va dal 1320 al 1420 circa, che vede il susseguirsi delle due lunghissime signorie di Aimone e di suo figlio Bonifacio I, è determinante per l'edificio che assume veramente un assetto quasi definitivo. Tutto ciò avviene però gradualmente, in almeno tre e probabilmente quattro fasi successive. Una di queste, la campagna di restauri ordinata da Bonifacio I tra il 1393 e il 1395, è conosciuta tramite un libro di conti che permette non solo una ricostruzione abbastanza dettagliata dei lavori svolti, ma anche, una ricostruzione degli assetti del castello trasformato da Aimone a partire dal 1340.

Possiamo considerare appurato che sia stato proprio Aimone, attorno al 1340, forse anche agganciandosi in parte ad edifici preesistenti, ad aver fatto assumere al nucleo centrale dell'edificio l'assetto attuale dalla pianta vagamente pentagonale. L'intero perimetro esterno del corpo centrale del castello deve aver preso forma in questa occasione, fatta eccezione per la torre meridionale, a ridosso dell'ingresso, che nel 1340-1345 non doveva esistere ancora. Le cortine murarie del corpo erano quindi a quel tempo intervallate da tre sole torri fondate - invece delle attuali quattro -, quella dell'ingresso interno orientale, quella cilindrica dello spigolo nord-ovest, e il donjon occidentale, e dalle tre torrette pensili degli angoli sud-ovest, sud-est e nord-est. La torre cilindrica e il donjon erano ancora privi del coronamento a caditoie e più bassi di quanto non siano oggi. Soprattutto completamente diverso doveva essere poi l'interno del castello. Entrando dal duplice portale alloggiato al piano terreno della torre prismatica orientale il visitatore doveva accedere ad un unico cortile di dimensioni più che doppie di quelle attuali. A pianta trapezoidale, questo cortile doveva essere fiancheggiato da due lunghi edifici, divergenti tra loro, corrispondenti agli attuali corpi nord e sud nella loro estensione completa, fino al muraglione occidentale. Le facciate di questi due edifici, probabilmente più basse di quelle attuali e forse percorse per tutta la loro lunghezza da un ballatoio, dovevano terminare contro il muraglione esterno ovest che doveva chiudere, col suo profilo merlato e col donjon incastonato al suo centro, il lato estremo della corte. Rispetto ad oggi dovevano mancare tutto il secondo piano dell'edificio nonché tutto quel corpo fabbricato che sta dietro alla parete di fondo dell'attuale cortile. Quello che è oggi il corpo di ingresso, col suo anticortile, coperto ma aperto verso la corte in due belle arcate acute, doveva essere invece sostituito da una semplice tettoia lignea, base dell'incastellatura di scale a pioli che dovevano permettere l'agibilità della torre di ingresso. Nel castello si dovevano essere già condotte alcune campagne decorative. Una malandatissima Madonna nello sguancio di un'antica monofora della grande sala potrebbe benissimo datarsi a quegli anni attorno al 1340 che devono aver visto la grande ricostruzione di Aimone. Sembra anche certo che in anni imprecisati ma sicuramente posteriori di almeno un ventennio rispetto al suo primo intervento, Aimone abbia ordinato una seconda campagna di restauri e trasformazioni. È però molto probabile che nel corso di questa seconda campagna di Aimone si fosse anche posto mano ad un ulteriore intervento che cominciava a modificare la struttura primitiva del cortile interno. ...

La parsimoniosa correttezza del grande restauro D'Andrade-Bertea-Seglie del 1897-1920 sarebbe poi stata cancellata dalla successiva campagna De Vecchi-Mesturino condotta, dopo D'Andrade, negli anni tra la prima e la seconda guerra mondiale, per la precisione con inizio nel 1935. A questa fase risale anche il riarredo del castello. A tutte queste diverse campagne, a partire dal 1897 ovviamente, avrebbe partecipato ancora una volta buona parte della popolazione del comune. Da qui comincia la storia più recente del castello di Fénis, che è quella, fino ad oggi, di monumento amato e visitato da valdostani e turisti. Fénis è infatti uno dei monumenti più visitati dell'Italia settentrionale e la sua immagine, assurta a vero e proprio simbolo della Valle d'Aosta feudale e medievale da un lato, del medioevo stesso dall'altro, è tra le più usate e forse anche abusate».

http://www.comune.fenis.ao.it/cfe/index.cfm/le-origini.html ss.


GABY (case-forti)

Architettura rurale a Gaby, dal sito www.turismo-gaby.it   Panorama di Gaby, dal sito www.vacanze-monterosa.it

«Casa Jaccond, Maisonnasse o Soala. Costruita probabilmente nel XII secolo, alta più di cinque metri, servì forse da lazzaretto durante la peste del 1630: fu forse in quell‘occasione che gli abitanti abbandonarono il villaggio primitivo di Lihrla, sulla riva sinistra del fiume Lys, di cui restano oggi solo i ruderi di questa casa forte. Gli abitanti scesero allora verso Kiamouseyra (denominato anche Chamboursiere o Chamousiere, “campo degli orsi” oppure “campo dei camosci“), dove si formò l‘attuale capoluogo. Palatz. Nome popolare della casa forte appartenuta ai nobili di Troc-Drisquer, che risale al 1632 e riporta sulla trave del tetto la scritta in tedesco: “Der Haus - Drisquer hat das lessen - Machen - MDCXXXII“. Questa costruzione viene anche menzionata tra le case della “pouhrta“, termine che nel patois locale significa portale: attraverso una grande porta infatti si accedeva ad un cortile interno, che raccoglieva a sua volta due o tre case intorno a sé. Il portale, in legno di larice, a due battenti, era sormontato da un arco in pietra e ricoperto da una tettoia formata da lose. Casa forte di Fourvill. È forse la più famosa».

http://www.lovevda.it/turismo/prima_di_partire/informazioni/pagina_ricerche_i.asp?tipo=scheda&pk=1110&nomesch=sch_Patrimonio


Gignod (torre)

Dal sito www.inalto.org   Dal sito http://gestionewww.regione.vda.it

  

«Un altro significativo monumento è la torre a pianta quadrata posta a sud del capoluogo. Questa può essere raggiunta, dopo aver percorso un breve tratto di strada statale n. 27, risalendo il sentiero che si stacca nei pressi dell'incrocio con la vecchia strada statale. Giunti alla base della costruzione, è possibile contornarne il perimetro per osservare la poderosa struttura. La costruzione risale probabilmente al secolo XII-XIII. Dall' altura della torre si nota, ad ovest in basso lungo l'antica strada per il Gran San Bernardo, l'armoniosa casa forte della nobile famiglia Archiery che presenta alcune finestre artisticamente lavorate. In frazione Caravex, è ammirabile l'immobile denominato casa Caravex, prossimamente adibita a sede museale-espositiva. La struttura attuale si inserisce in modo armonico e complementare nel progetto di realizzazione di un'area espositiva più ampia che interesserà la zona compresa tra quest' ultima e la Torre medioevale».

http://www.comune.gignod.ao.it/TurismoedIniziative/IlPaese/LaStoria/tabid/640/Default.aspx


Graines (resti del castello)

Dal sito www.courmayeur-mont-blanc.com   Dal sito www.inalto.org

«Il castello di Graines si erge su un promontorio roccioso dal quale domina il vicino abitato di Brusson e gran parte della Val d'Ayas Si hanno notizie del feudo di Graines, uno dei più antichi della Valle d'Aosta, fin dal VI secolo, quando il re barbaro Sigismondo fondò l'abbazia vallese di Saint Maurice d'Aguane e donò ai monaci alcune terre, tra le quale appunto il feudo di Graines. Successivamente, intorno all' XI secolo, i monaci di Saint Maurice d'Aguane fecero costruire il castello, per controllare e difendere meglio i ricchi possedimenti circostanti. Come è facile immaginare osservandolo, il castello fu costruito in un luogo altamente strategico. Lo sperone di roccia sul quale sorge gli concedeva infatti un'ottima posizione da un punto di vista difensivo e inoltre, grazie alla sua posizione sopraelevata, attraverso il castello di Villa (situato più in basso nella valle, vicino al paese di Challand-Saint Victor) il castello era in grado di comunicare per mezzo di specchi o di bandiere con il fondo valle. Nel 1263 i monaci cedettero quindi i diritti del feudo agli Challant, che lo amministrarono fino al 1700. Sotto gli Challant il castello potenziò le sue strutture difensive ed ebbe importanti funzioni belliche. Fu, ad esempio, uno dei luoghi in cui si concentrò la resistenza di Caterina di Challant contro i Savoia per poter mantenere il controllo del maniero di Verres. Dopo il 1700 il castello fu abbandonato e lasciato cadere in rovina fino a che, agli inizi del 1900, Alfredo d'Andrade si occupò della sua conservazione. Attualmente il castello è ridotto allo stato di rudere, ma conserva ugualmente un certo fascino, grazie anche alla splendida vista della valle che si gode dalla sommità del promontorio roccioso. I resti sono completamente visitabili, e di notte sono inoltre stupendamente illuminati grazie a delle lampade alogene.

L'impianto architettonico del castello è molto semplice: esso era infatti costituito da una irregolare cerchia di mura che circondavano la sommità dello sperone roccioso, all'interno delle quali trovavano posto la torre e l'abitazione del signore, la cappella e le altre costruzioni. Percorso il sentiero che porta sulla sommità del promontorio roccioso, si accede a quello che resta della fortificazione attraverso un doppio ingresso di chiara funzione difensiva. Entrambi gli ingressi sono sormontati da archi a tutto sesto e ai loro lati è possibile notare due rientranze, dove probabilmente appoggiava il portone. Superato anche il secondo arco ci si ritrova in un ridottissimo pianoro, al centro del quale si trovano la maestosa torre a base quadrata e la cappella. La torre misura quasi 6 metri di lato e un tempo costituiva l'abitazione del signore. Essa era probabilmente divisa in tre piani, con l'unico ingresso posto ad alcuni metri da terra, al quale era possibile accedere grazie ad una scala a pioli. In un secondo tempo, per ingrandire l'abitazione, venne aggiunta alla torre una più bassa costruzione rettangolare. A pochi metri di distanza dalla torre si trova la cappella dedicata a San Martino. Di essa è rimasta soltanto la muratura in pietra, mentre è crollata la copertura a capanna. La cappella è probabilmente l'edificio più antico del complesso, menzionata già nel 1100. Di stile romanico, è costituita da un'unica navata lunga circa 8 metri che termina in un abside semicircolare. Addossati al muro vicino all'ingresso si trovano i resti degli altri edifici che componevano il complesso, di cui restano però solo tracce dei muri perimetrali, dalle quali non è possibile ricavare con sicurezza quale fosse la loro destinazione. Dai piedi della torre e dalle feritoie delle mura perimetrali è possibile godere di una splendida vista sui vicini abitati di Graines e di Brusson e sulla parte bassa della Val d'Ayas. Come raggiungerlo. Raggiungere il castello di Graines non è semplicissimo: partendo da Verres si deve percorrere la strada che sale lungo la Val d'Ayas. A circa 13 km da Verres, subito dopo l'abitato di Arcesaz, si trova sulla destra la deviazione che porta a Graines. Dopo un altro paio di km di tornanti, prima di raggiungere il paese, si arriva finalmente al castello. Non ci sono grandi parcheggi, ma è possibile lasciare l'auto in uno slargo della strada alla base dello sperone roccioso. Quindi si segue a piedi per qualche minuto il sentiero che porta al castello».

http://www.iside82.altervista.org/Graines.htm


GRESSAN (castello della Tour de Villa o Torre dei Poveri)

Dal sito www.chiesevaldostane.it   Foto di Pier Francesco Grizi, dal sito http://chateautourdevilla.altervista.org

  

«Tour de Villa è il nome di un pregevole castello valdostano sito nel comune di Gressan e risalente al lontano XI secolo. Il Castello, detto anche Tour des pauvres, sorge su di un costone roccioso non lontano dalla Côte de Gargantua, un maestoso deposito nivo-glaciale. è un castello di epoca medievale in ottimo stato di conservazione ed è tuttora abitato dagli attuali proprietari che ne stanno curando una nuova campagna di restauri. Dal castello sono raggiungibili, con una breve passeggiata, la chiesa di Sainte Marie Magdelaine de Villa e la Tour de la Plantaz. Il castello è di proprietà, dagli anni 40, della famiglia milanese Arruga che lo ha recentemente scelto anche come propria abituale residenza. Alcune prestigiose stanze patronali sono attualmente a disposizione dei clienti del Bed and Breakfast gestito dai castellani. Il castello è utilizzato anche come prestigiosa sede per video, convegni, cene, eventi culturali, concerti e matrimoni Il castello, in frazione Tour de Villa, è raggiungibile dopo aver percorso circa un chilometro lungo la strada che, partendo in corrispondenza del fabbricato che ospita il comune di Gressan, porta verso la località sciistica di Pila. ... Il castello prende il nome dai Seigneurs de la Tour De Villa de Graciano (o da La Tour de Villa au/de/en Gressan) che lo edificarono attorno al XI secolo. I de La Tour de Villa de Graciano risultano tra i più antichi e potenti casati nobili valdostani: la famiglia è tra le prime 10 comparse in Valle e tra le poche a potersi vantare del rango di nobili pari. ... Il castello passò in seguito al casato degli Aymonier, signori di Saint Martin de Corléans ad Aosta, e poi ai nobili Carrel, Baroni di Brissogne (vedasi citazioni storiche) finendo poi acquistato dal Canonico della Collegiale Jean Antoine Francois Cheillon de Porossans che, nel 1749, diede in testamento il castello ai poveri della parrocchia di Saint Laurent ad Aosta. Il castello prese in questo periodo il nome di Tour des pauvres poiché la parrocchia lo utilizzò come casa ospitaliera per gli indigenti. Caduto in rovina, il castello fu venduto nel 1864 all'agricoltore Vincent Carlin che, a sua volta, lo vendette nel 1885 al vescovo di Aosta mgr. Auguste Duc. Questi iniziò una profonda campagna di restauri trasformandolo in propria residenza privata fino al 1916. Il castello divenne in seguito proprietà del canonico Louis Gorret che, nel 1921, lo vendette ai baroni Gerbore di St. Nicolas i quali, a loro volta, lo rivendettero nel 1945 alla famiglia Arruga di Milano, attuale proprietaria. Il castello, in quasi mille anni di storia, è stato conseguentemente posseduto da solo otto gruppi famigliari.

Il castello in origine era costituito della sola torre difensiva a base quadrata. Alla torre, nel corso dei secoli, vennero aggiunti in successione un corpo di fabbrica con cinta muraria ed un cortile. La torre si trova al centro del castello e fu la prima ad essere eretta verso l'XI secolo. Alcuni studiosi reputano però che la data di edificazione possa essere retrodatata nell'eventualità, ancora tutta da verificare, di una possibile e preesistente torre romana. Degno di nota risulta essere l'imponente basamento della torre, costituito da enormi blocchi di tufo e conci granitico-scistosi di pietra locale tagliata capaci di raggiungere pesi di diverse tonnellate risultando ineguagliati in Valle per le loro dimensioni. La porta originaria, sul lato nord ed a cui si accedeva tramite una doppia scala mobile di legno, si trova a 7 metri di altezza rispetto a quella odierna, fatta aggiungere dal monsignor Duc e dotata di una pregevole doppia scalinata. Sopra la porta originale sono ancora presenti le mensole che reggevano il dormiente, ossia la trave di legno che reggeva il balcone esterno da cui si accedeva alla porta. La torre termina con una copertura di piombo. Addossato alla torre fu successivamente aggiunto un corpo di fabbrica in due sezioni. La struttura complessiva testimonia bene anche le trasformazioni dal modello esclusivamente difensivo della fase medioevale a quello residenziale e signorile del periodo rinascimentale. Il castello-torre, tramontate le necessità meramente difensive, fu infatti ampliato, nel XII e nel XV secolo, con un importante corpo di fabbrica per complessivi tre piani. Tale stabile si presentava anticamente in due sezioni distinte l'una dall'altra. Una sezione, ancora in essere, era deputata a residenza dei nobili e delle truppe, una seconda sezione, oggi scomparsa, era adibita a fabbricato rurale.

La pianta del corpo di fabbrica ha forma semicircolare irregolare, circondata da una robusta cortina di mura difensive che segue l'andamento curvilineo del corpo di fabbrica.  Tra i particolari architettonici di pregio spiccano le preziose finestre binate a pilastrino, di tradizionale stile valdostano ed una pregevole bertesca. Monsignor Auguste Duc, vescovo di Aosta, volle trasformare a fine ottocento il castello in residenza estiva recuperandolo ed ingentilendolo con numerosi restauri di forte impatto architettonico: alla torre fu aggiunta una porta a livello della strada, i fabbricati rurali crollati furono sgomberati ampliando il cortile interno. Il castello della Tour de Villa fu purtroppo scarsamente manutenuto durante il periodo di proprietà dei Carlin e durante il periodo di gestione dell'Hospice rischiando di diventare un rudere. Durante questo periodo di abbandono si perse purtroppo la sezione del fabbricato adibita alle attività rurali. Fortunatamente Monsignor Duc avviò una campagna di restauro che si concentrò in questa parte del castello dove il terreno venne rialzato allargando il cortile interno ed impiantando alcuni tigli tuttora presenti. Il cortile costituisce una terrazza privilegiata sulla piana di Aosta ed è attualmente meta ambita per eventi all'aperto. Degna di nota per la sua imponenza risulta essere infine la grande cinta muraria. La cinta è dotata di merlature (aggiunte nel periodo Duc) e dei resti di un bastione. La cinta si sviluppa in due sezioni separate: una con andamento nord-ovest/nord/nord est, contorna una sezione anticamente senza entrate (e quindi inaccessibile) del corpo di fabbrica e non ha importanti finalità difensive come evidente dalla sua ridotta altezza (1,5 mt.); la parte di cinta rivolta a sud-est/sud/sud-ovest, che protegge una sezione di fabbricato ricca di entrate, svolgeva invece un importante ruolo difensivotestimoniato dalle imponenti mura che superano in alcuni punti i 5 metri di altezza. ...».

http://chateautourdevilla.altervista.org e ss.


Gressan (Tour de la Plantà)

Dal sito www.comune.gressan.ao.it   Dal sito www.naturaosta.it

  

«A qualche centinaia di metri a valle del castello de La Tour de Villa e all’ovest della chiesa della Magdelaine, si erge la torre de La Plantà su un piccolo promontorio situato nella piana che si stende verso Jovençan. Questa torre apparteneva ai nobili De La Plantà (de Plantata) che l’abitarono dal XIV al XV secolo. Verso la metà del XVI secolo, facendo parte della dote dell’ultima ereditiera, Maria, passò alla famiglia Bardonanche, originaria del Delfinato che l’abitò all’incirca per un secolo. In seguito diventerà proprietà dei nobili Vallaise fino verso la metà del XIX secolo, epoca in cui fu comprata dal curato di Jovençan, Gaspard-Antoine Girodo, che la rivendette nel 1886 agli attuali proprietari, la famiglia Impérial di Gressan. Massiccia e imponente, la torre de La Plantà presenta una struttura quadrata di 10,51 m di lato. Alta circa 14,50 m senza la torre centrale, della quale è stata amputata, i suoi muri spessi 2,60 m alla base e 2,15 in cima, sono di una qualità eccezionale. La torre contava tre piani. Sulle pareti esterne perfettamente a piombo, nessuna apertura appare sui tre lati, a parte delle feritoie che presentano all’interno larghe strombature realizzate con dei cunei di tufo a forma d’arco a mezzo sesto. Le sole aperture sulla facciata nord-ovest sono costituite da due porte che presentano un infisso e un architrave massiccia e lavorata: la prima situata all’altezza del primo piano a 5,10 m da terra, ornata d’un ballatoio in legno, costituiva la porta di entrata della torre alla quale si accedeva da una scala movibile; la seconda porta, all’altezza del secondo piano, dava su un altro ballatoio dal quale partiva una scala esterna che portava al piano superiore, il cammino di ronda, ormai non più esistente. Secondo Guglielmo Lange, questa torre, che presenta le stesse caratteristiche delle torri situate sulle mura romane di Augusta Praetoria, sarebbe di costruzione romana risalente al I secolo a.C. e serviva a quei tempi come torre di controllo della via che percorreva la piana, più in basso. Questa teoria attende di essere confermata da futuri scavi. Nel Medioevo, altre costruzioni furono aggiunte alla torre fino a formare il maniero dei De Plantata circondato da un muro di cinta. Questa parte abitata è crollata ed è scomparsa nel corso del tempo, così come la cascina del castello situata ad ovest. Solo la torre è rimasta, sfidando il tempo. C’è da notare con un certo interesse la presenza sul territorio di Gressan di una e di una vecchia miniera di ferro».

http://www.comune.gressan.ao.it/territorio-e-cultura/caseforti-e-castelli/torre-de-la-planta


Gressoney-Saint-Jean (castel Savoia)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal video www.youtube.com/watch?v=rAcYQjteWMI

«Il Castello Savoia sorge al Belvedere, una località ai piedi del Colle della Ranzola (2.170 metri), nel comune di Gressoney Saint Jean. Venne costruito per volontà della regina Margherita; i lavori, iniziati il 24 agosto del 1899, con una solenne cerimonia in occasione della posa della prima pietra, terminarono nel 1904. Purtroppo la regina non ebbe la possibilità di vedere con il marito la fine della lunga opera di costruzione, infatti re Umberto I venne assassinato a Monza, da Gaetano Bresci, il 29 luglio del 1900. Il castello è formato da un corpo centrale, quasi rettangolare, e da 5 differenti torri al suo perimetro; la struttura esterna è completamente composta da pietre che vennero tagliate nelle cave di Gressoney, Gaby e Vert. L'edificio è costituito da 3 piani e dalle cantine nel sotterraneo. Il pianterreno accoglie un ampio atrio dal quale si accede alla sala da pranzo, alle sale da gioco, ai salotti di soggiorno collegati alla veranda semicircolare. Una larga scala, sapientemente realizzata in legno, conduce al piano superiore, il cosiddetto "piano nobile"; qui l'atrio dà accesso agli appartamenti reali. Tra questi è certamente quello della Regina Margherita ad avere l'esposizione più bella; infatti dalle finestre del delizioso salottino situato nella torre settentrionale, è straordinaria la veduta del Monte Rosa e della vallata. L'ultimo piano era riservato ai gentiluomini di corte ma, attualmente, non è aperto alle visite. Nel parco del castello vennero edificate anche delle dipendenze. Una di queste, la Villa Belvedere, fu adibita a gendarmeria e foresteria; un'altra più vicina, invece, venne destinata a cucina, e collegata al castello da un corridoio sotterraneo. Il motivo determinante per la scelta del Belvedere, come punto favorevole per la realizzazione del Castello Savoia, fu la fortunata posizione di totale dominanza della vallata, e l'eccezionale vista del Monte Rosa e dei suoi ghiacciai. Si tenga presente, inoltre, che ai tempi il posto era privo di fitta vegetazione d'alto fusto e quindi la sorveglianza era estremamente facilitata. Ai giorni nostri, invece, una pineta avvolge il Castello Savoia, ad eccezione dello "spiraglio" che ancor oggi consente di contemplare il Rosa. Questo breve pendio, facente parte del parco del castello, accoglie un giardino botanico con centinaia di specie di flora alpina. Ceduto alla Regione Autonoma Valle d'Aosta nel 1981, in determinati orari e periodi, il Castello Savoia è aperto al pubblico per la visita di gran parte delle sale interne; in alcune occasioni è anche sede di concerti e manifestazioni».

http://www.monterosa4000.it/gressoney/castelli


Hône (palazzo Marelli)

Un'immagine di Hône, dal sito www.comune.hone.ao.it   Un'immagine di Hône (sullo sfondo il castello di Bard), dal sito www.gulliver.it

«Si tratta della dimora, costruita nel 1689 nei pressi della chiesa parrocchiale di San Giorgio, dal Conte Jean-Pierre Marelli, sovrintendente generale delle armi e munizioni di Casa Savoia, che pochi anni prima aveva ricevuto in feudo il territorio di Hône. L‘edificio si sviluppava in senso orizzontale ed era caratterizzato dalla presenza di giardini e orti interni. Fin dai primi tempi, però, quello che era stata concepito come un palazzo signorile, fu adibito a cascina e già nei primi decenni del ‘700, era pesantemente deteriorato nella struttura. A metà dell‘800 Giovanni Antonio Colliard, a lungo sindaco di Hône, acquistò il palazzo e ne rimase proprietario fino alla metà del secolo successivo. Negli ultimi decenni l‘assetto architettonico del palazzo è stato completamente stravolto da pesanti trasformazioni».

http://gestionewww.regione.vda.it/turismo/scopri/cultura/castelli/altri_castelli_i.asp?tipo=scheda&pk=1171&nomesch=sch_patrimonio...


INTROD (castello Sarriod d'Introd)

Dal sito gestionewww.regione.vda.it   Dal sito www.naturaosta.it

  

«Il castello di Introd sorge su un promontorio protetto dalle aspre gole del torrente Savara e della Dora di Rhêmes (il nome di Introd, infatti, deriva da “entre-eaux”, ovvero “tra le acque“) e risale probabilmente al XII secolo; come il castello di Graines, all’origine consisteva probabilmente in un mastio quadrato circondato da una cinta di mura. Verso il 1260 Pierre Sarriod di Introd trasformò il castello primitivo, che in seguito alle modificazioni del XV secolo assumerà la forma poligonale quasi arrotondata che lo distingue tuttora dagli altri castelli valdostani. Queste trasformazioni segnano l’apogeo del casato Sarriod, nelle cui mani erano state riunite le signorie di Introd e di La Tour (Saint-Pierre). Il castello subì due rovinosi incendi nella seconda metà dell’800 e venne poi restaurato all’inizio del ‘900 dal cavalier Gonella che si avvalse dell’opera dall’architetto Chevalley. Di proprietà dei cConti Caracciolo di Brienza e concesso in comodato al Comune di Introd, la gestione del Castello è stata affidata alla Fondation Grand Paradis che ne garantisce la fruizione. Aperti al pubblico il piano terra ed il parco. L‘edificio accanto al castello, chiamato oggi “Cascina L‘Ola” servì in passato come stalla e pagliaio dei Signori d‘Introd. Più recente è la parte del vecchio stabile che è sostenuta da cinque grandi colonne e coperta da tetto aggettante. Di rilievo, sul lato ovest, l‘architrave di una porta, decorato da un motivo ad arco carenato. Sulla spianata di fronte al castello si è conservata una magnifica struttura, uno dei rari esempi pervenutici di costruzioni interamente in legno tipiche dell’architettura del basso Medioevo valdostano: è il granaio quattrocentesco, dove si immagazzinavano il grano e le sementi. Attraverso una piccola porta, dotata di un‘interessante serratura gotica che raffigura un castello medievale riccamente merlato, si accede alle due sale che si trovano nel sottosuolo; queste, munite di feritoie, oggi sono completamente interrate».

http://www.lovevda.it/turismo/scopri/cultura/castelli/introd_i.asp?tipo=scheda&pk=895&nomesch=sch_Patrimonio


ISSOGNE (castello)

Dal sito gestionewww.regione.vda.it   Dal sito http://trama-e-ordito.blogspot.it

«Le prime notizie relative alla fortificazione del luogo in cui sorge il castello di Issogne risalgono all'anno 1151, quando una bolla di papa Eugenio III documenta la presenza di un dominio del vescovo di Aosta in Issogne. In realtà sullo stesso sito già dal I secolo a.C. era esistito un edificio romano, di cui si conservano i muri perimetrali di alcuni vani nel sottosuolo delle cantine dell'attuale castello. Nel 1255 la casaforte di Issogne è ancora sotto il controllo ecclesiastico, ed infatti in quest'anno l'allora vescovo di Aosta, Pierre di Pra, concede un regolamento di giustizia per la regolamentazione dei suoi rapporti con la comunità e della convivenza tra gli abitanti dei territori del suo dominio. Ma questo non è sufficiente per garantire che la pace regni nei domini del vescovo, ed infatti tra il 1280 e il 1350 circa un aspro conflitto contrappone al vescovo i signori di Verrès, fino all'evento clou dell'incendio appiccato ala casaforte, che comporterà gravi danni alla struttura. Come risultato di tutto ciò il vescovo di Aosta nel 1379 infeuda della giurisdizione di Issogne Ibleto di Challant, che era signore di Verrès per aver acquisito i territorio degli omonimi signori. Ibleto tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo inizia la costruzione di una casaforte in luogo della casaforte vescovile, dando vita ad una struttura complessa di torri e corpi di fabbrica di forme e dimensioni differenti, il tutto racchiuso da una cinta muraria; pare che il complesso, più che un castello fosse una elegante dimora improntata ai dettami del gotico cortese -o internazionale- che si sviluppò proprio tra la metà del '300 e la metà del '400. ...

Piano terreno. Il bel portone in pietra con il profilo a chiglia e lo stemma della famiglia Challant costituiva, in origine, l'ingresso principale al castello; tuttavia essendo aperto nella torre orientale del complesso, si affaccia sulla piazza del paese di Issogne e motivi pratici hanno consigliato di disporre l'ingresso ai visitatori sul lato ovest, come è ampiamente indicato in loco. Dall'ingresso primitivo si aveva accesso diretto al portico che si apre sul cortile e sul giardino e che distribuisce agli ambienti della sala da pranzo, della cucina e ad un disimpegno che conduce alle altre ali del complesso. Il portico è coperto con volte a crociera e l'incrocio dei costoloni è segnato dallo stemma degli Challant; sulle pareti del porticato possiamo ammirare gli affreschi che rappresentano un corpo di guardia e, particolarmente interessanti, le sette lunette che rappresentano le botteghe artigiane. A metà circa della lunghezza del porticato si apre la porta che conduce alla cosiddetta sala da pranzo, la quale comunica direttamente con la cucina tramite un passapiatti aperto nella parete sotto la cappa del camino. Il grande ambiente della cucina è diviso in due da una doppia arcata ed è caratterizzato dalla presenza di tre grandi camini. Entrambi gli ambienti, sala da pranzo e cucina, sono coperti con volte che poggiano su un fitto intreccio di costoloni in pietra a vista, i quali si dipartono da peducci a forma d'angelo. ...

Il castello di Issogne è ricco di decorazioni pittoriche, eseguite da artisti differenti, non sempre noti o identificabili, in un arco di tempo relativamente breve, a cavallo tra la fine del XV e la prima parte del XVI secolo. Entrando nel castello si incontrano subito le lunette delle botteghe artigiane e del corpo di guardia sotto le volte del portico. Questi affreschi che ci mostrano la bottega del sarto, la farmacia, la macelleria, il corpo di guardia, il mercato di frutta e verdura, la bottega del fornaio, dello speziale, del pizzicagnolo sono nitidi squarci sulla vita quotidiana dell'epoca: le scene sono rappresentate vivacemente e insieme con realismo, spontaneità e a volte con un pizzico di umorismo. Il ciclo delle botteghe artigiane è attribuito al pittore Colin, che troviamo a volte citato come Magister Collinus, in virtù di un graffito, presente proprio al di sopra della panca nella lunetta del corpo di guardia, che appunto indica il suo nome come autore dell'opera. Nel 1499 Colin lavora ad Aosta al decorazione delle volte nella collegiata dei Santi Pietro ed Orso, che era sottoposta a restauro per volere del suo priore, lo stesso Giorgio di Challant che dirige anche i lavori nel castello di Issogne. Colin giunge in Val d'Aosta da Ivrea, dove aveva realizzato, presumibilmente nel 1493, il fondale della pala con l'Adorazione dei Magi per la cappella dei Tre Re; è un pittore di buone qualità, cresciuto in Piemonte ma, come abbiamo visto, trasferito in Val d'Aosta, chiamato da Giorgio di Challant. ... Il Castello di Issogne non è solo un pregevole esempio di architettura ed un ricco catalogo di decorazioni pittoriche, ma davvero se lo guardiamo con attenzione e cercando di calarci nella mentalità del XV-XVI secolo, ci si svela come un libro su cui possiamo leggere la storia della famiglia Challant; e poiché questo libro è stato scritto proprio da un membro della famiglia, il priore Giorgio di Challant, non può che tendere ad una compiaciuta autocelebrazione. ...».

http://www.issogne.vda.it/castello.htm (a cura di Sonia Furlan; testi dal sito http://www.inalto.com/)


Jovençan (ruderi del castello)

Foto di Patafisik, dal sito it.wikipedia.org   Foto di Patafisik, dal sito it.wikipedia.org

  

«Nel Medioevo troviamo le tracce di due famiglie di signori locali: i Pompiod e i Jovençan. Dei primi non si hanno notizie sicure. Dei secondi, stando allo storico De Tillier, si hanno dati certi a partire dal XIV secolo, anche se la loro origine è sicuramente precedente. I Jovençan furono coinvolti nella politica di spoliazione dei feudi iniziata sin dal 1191 da Casa Savoia che, con il pretesto di esercitare la giustizia, si appropriò di molte signorie locali. Anche i Jovençan vennero privati con queste motivazioni di qualsiasi si diritto sul territorio di Charvensod; Amedeo VI rase addirittura al suolo il loro castello e nel 1354 lo cedette ad Aimone di Challant, signore di Fénis, insieme alla Signoria di Aymavilles. Nel 1550 il grosso feudo, eretto a baronia, comprendeva Chevrot, Gressan, La Madeleine in Gressan, jovençan, Saint-Léger e Saint-Martin d'Aymavilles. Ben quindici fra conti e baroni di Challant si susseguirono alla guida di questa giurisdizione sino al 1789. In questo anno infatti, il 28 gennaio, i comuni di Gressan, Jovençan e Aymavilles firmarono il contratto col quale si liberavano da tutti gli obblighi verso gli Challant in cambio di 71.500 lire da pagare in venti anni. Oggi del Castello di Jovençan, situato su un picco a strapiombo sulla Dora Baltea, rimangono pochi resti del mastio del XIII secolo. Sono ancora visibili le fondazioni del bastione a base cilindrica ed alcune mura che consentono di individuare il perimetro dell'originaria struttura».

http://castelliere.blogspot.it/2011/10/il-castello-di-venerdi-21-ottobre.html


La Crête torre Colin)

Dal sito http://comunivda.it/villeneuve/   Dal sito http://comunivda.it/villeneuve/

  

«La Torre Colin, in lingua francese Tour Colin, è una torre medievale che si erge in località La Crête, sulla destra orografica della Dora Baltea, nei pressi del ponte che dà accesso al borgo di Villeneuve, lungo la strada statale 26. È in collegamento visivo con Châtel-Argent, che si trova su di un promontorio a picco sulla sinistra orografica del fiume. La torre, meglio definibile come casaforte, è una massiccia costruzione fortificata medievale che come altre torri dell'epoca, quali la tour des Cours di La Salle o il donjon del Castello Sarriod de la Tour di Saint-Pierre, nasce già con funzione residenziale oltre che difensiva. La torre, in una descrizione novecentesca dell'architetto Carlo Nigra, «mostra ancora ben conservati e robusti muri costrutti con accurato apparecchio». La torre è stata anche comparata da Bruno Orlandoni alla domus episcopalis del Castello di Issogne, al castello di La Mothe di Arvier e alla casaforte Villette di Cogne per il caratteristico parallelepipedo massiccio che la compone, ma Mauro Cortellazzo evidenzia come la Torre Colin sia stata ancora troppo poco studiata per articolare delle ipotesi. La torre è cinta da una merlatura ancora intatta sotto il tetto, mentre la facciata est mostra i buchi di quella che è stata la colombaia. ... Alla torre è stato nel tempo addossato un edificio. La Torre Colin, del XIII secolo, secondo alcuni studiosi è stata edificata su antichi resti romani. ... Appartenne alla famiglia dei Gontard ed è citata per la prima volta in un documento del 1267 come casaforte Gontard, in occasione della "presa in consegna da parte dei Commissari del Conte di Savoia". I Gontard sfruttavano la posizione strategica della torre per chiedere il pedaggio a chi passasse sul ponte sulla Dora, passaggio obbligato per i mercanti e i pellegrini che attraversassero la Valle d'Aosta lungo la strada che collegava i valichi alpini alla Pianura padana. ...».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Colin


La Ruine (castello Pascal de la Ruine)

Foto di Rollopack, dal sito it.wikipedia.org   Disegno di Francesco Corni, dal sito www.francescocorni.com

«Castello Pascal de la Ruine è uno dei castelli della Valle d'Aosta, posto nella frazione Le Ruine comune di Morgex, in provincia di Aosta. Il castello è situato nella città di Morgex, presso la frazione di La Ruine la quale si trova strategicamente sopraelevata rispetto all'abitato ed è attraversata da un torrente. Il castello, secondo lo storico valdostano de Tillier, sarebbe stato fatto costruire dal notaio Giovanni Pascal de la Ruine attorno al 1450, ipotesi supportata dalla presenza all'interno di una serratura in ferro battuto rappresentante una cicogna e datata 1457. Il castello è un complesso composto da vari edifici: sul lato est si trova l'edificio più antico, ovvero una casaforte con finestre in pietra lavorata ed architravi lignee».

http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Pascal_de_la_Ruine


La Salle (maison Gerbollier o casa Viard)

Dal sito http://courmayeur.soloaffitti.it   Dal sito www.cm-valdigne.vda.it

«Il municipio (maison communale) è il punto di partenza di un breve percorso che conduce alla scoperta di alcuni punti forti dell’architettura locale. Restaurata in maniera esemplare dall’Ingegner Jaccod, la “maison Gerbollier” oggi ospita il centro amministrativo di La Salle. Si tratta di un antico casale nobiliare, casaforte della famiglia Viard, composta da diversi corpi edificati che circondano una corte interna, alla quale è possibile accedere da sud, attraverso un magnifico portale in pietra tagliata. Alcuni profili di porte e finestre, nell’antico corpo dell’abitazione, hanno forme che richiamano gli splendori dell’edificio del XVI secolo, mentre, per converso, le travi degli edifici del casale mostrano come il complesso rurale abbia conosciuto forti trasformazioni attorno al 1713 ed al 1819».

http://www.lovevda.it/turismo/scopri/la_tradizione/architettura_tradizionale/la_salle_i.asp


La Salle (torre di Favray)

Dal sito www.chiesevaldostane.it   Dal sito www.chiesevaldostane.it

«Sorge a levante del borgo di La Salle ed affianca una cascina di bella architettura della prima metà del secolo scorso. La torre non presenta elementi formali che ne permettano una datazione. Mancano notizie storiche».

http://www.lovevda.it/turismo/prima_di_partire/informazioni/pagina_ricerche_i.asp?tipo=scheda&pk=919&nomesch=sch_Patrimonio...


Le Pont (casa-forte Bovet)

La Salle, dal sito www.charmemaison.it   La Salle, dal sito www.charmemaison.it

«La casaforte Bovet (in francese Maison-forte Bovet) si trova nella frazione di Le Pont nel comune di La Salle, in Valdigne. La casaforte Bovet, con una solida struttura in pietra a pianta quadrangolare, si sviluppa per 4 piani; le mura perimetrali sono rafforzate da contrafforti anch'essi in pietra. L'ingresso antico nella facciata nord presenta un'arcata con architrave decorato a chiglia rovesciata, e un elemento difensivo aggettante sopra l'ingresso mostra una feritoia; a fianco a questa, sulla stessa facciata, in parte tamponate, ci sono una finestra in pietra decorata, una bifora del XV secolo e una quadrifora. Due elementi difensivi aggettano dal lato del Monte Bianco. All'interno, una imponente scala elicoidale in pietra e legno sale per tre piani. All'esterno, nel cortile interno non visitabile, si trova un albero monumentale, un Sambucus nigra di circa 250 anni. Condizione attuale: in restauro. Proprietario attuale: Regione Valle d'Aosta. Visitabile: no».

http://www.sguardosulmedioevo.org/2012/09/casaforte-bovet.html


Machaby (forte)

Dal sito www.fortedimachaby.it   Dal sito www.fortedimachaby.it

«Salendo la mulattiera, che attraversa un bosco di castagni secolari, si raggiunge in poco tempo l'antico villaggio di Machaby, situato a monte della parete rocciosa denominata Courma di Machaby. La località è molto conosciuta in quanto è caratterizzata dal suo Santuario dedicato alla Madonna delle Nevi, meta costante di pellegrinaggi e visite. Inoltre, è frequentata da tempo da appassionati scalatori, che si cimentano in percorsi di arrampicata sulla palestra di roccia di Arnad, una tra le più famose di tutto l'arco alpino. Numerose sono le vie di arrampicata che dal fondo valle si inerpicano sulla la parete rocciosa, raggiungendo così la Courma. In un'ampia conca a margine dell'abitato, troviamo il forte “Tenenza Lucini” recentemente adibito ad ostello della gioventù. La costruzione risalente presumibilmente tra il XVII e XVIII secolo è stata realizzata quale fortificazione per la sicurezza del forte di Bard. Nel XVIII secolo furono adattate ad uso militare alcune strade tra le quali anche quelle che collegano Arnad a Machaby e Machaby a La Cou. Strade utilizzate dalle armate di Napoleone che giunsero nel giugno del 1800 per porre l'assedio al forte di Bard. Successivamente, la fortificazione di Machaby fu utilizzata quale punto logistico per i campi estivi del Battaglione Alpini Aosta. Cessato tale utilizzo la costruzione venne abbandonata e subì un progressivo e costante degrado, incrementato da atti di vandalismo e da furti che hanno interessato parti di rifinitura. L'amministrazione comunale è proprietaria dell'edificio dal febbraio del 1968, quando fu acquisito dai beni dello Stato. Al fine di recuperare un edificio in avanzato stato di degrado, ridotto a rudere e aggredito dalla vegetazione spontanea anche di alto fusto, sia all'interno che all'esterno, l'amministrazione comunale ha presentato un progetto per la creazione di un ostello della gioventù. Il progetto, finanziato dai fondi Fospi della regione (fondo speciale programmi di investimenti), vede la partecipazione del comune per una quota pari al 20% del costo dell'opera. ...».

http://www.regione.vda.it/gestione/riviweb/templates/aspx/environnement.aspx?pkArt=1481


Morgex (casa-forte Bozel)

Foto di Patafisik, dal sito it.wikipedia.org   Disegno di Francesco Corni, dal sito www.francescocorni.com

«In località isolata, a est del villaggio Villair, è un fabbricato a pianta rettangolare, di due piani fuori terra. L'ingresso è sul lato sud, al secondo piano: accanto alla sottostante porta del vano interrato è incisa la data 1751. Il lato est presenta due latrine aggettanti quasi sovrapposte. L'edificio appartenne alla famiglia Bozel (de Bosellis), originaria della Tarentaise, stabilitasi in Valle d'Aosta nel secolo XIV ed estintasi nel secolo XVII».

http://www.lovevda.it/turismo/prima_di_partire/informazioni/pagina_ricerche_i.asp?tipo=scheda&pk=928&nomesch=sch_patrimonio...


Morgex (tour de L'Archet)

Dal sito www.regione.vda.it   Dal sito www.aostasera.it

«Questo edificio sorge nella piazza omonima all'estremità occidentale del paese. I lavori di ristrutturazione del complesso, protratti per alcune decine d'anni a causa di molteplici vicissitudini, hanno portato alla realizzazione della nuova sede della Fondazione "Centro di studi storico-letterari Natalino Sapegno", istituita con legge regionale n°33 del 23 agosto 1991, su iniziativa della Giunta regionale della Valle d'Aosta e della famiglia Sapegno, per onorare e perpetuare la memoria del prof. Natalino Sapegno (Aosta 10/11/1901 - Roma 11/04/1990), critico letterario e storico italiano, tra i maggiori studiosi del Trecento letterario italiano. Tra gli anni 1986-1988 una serie di indagini archeologiche erano state condotte sia sulle murature che con lo scavo di alcuni settori. I dati conseguiti, ancora in corso di rielaborazione, sebbene parziali hanno permesso di datare la Torre, tramite l'analisi dendrocronologica, all'anno 998, con una successiva fase di sopraelevazione di pochi decenni posteriore. Attorno a questo primitivo corpo si aggiunse una prima cinta muraria con un grande salone di rappresentanza al primo piano collegato, probabilmente con un ballatoio ligneo, ad una seconda torretta a pianta quadrata posta nell'angolo nord-orientale. Sulla cinta si sono rinvenuti, su tutti e quattro i lati, numerosi merli posti a quote diverse, forse per una differente distribuzione interna degli spazi. Ad una fase successiva appartiene l'"invasione" del cortile con l'edificazione di altri corpi di fabbrica tra cui si riconoscono, al piano terreno, una cucina ed un vano per il corpo di guardia. L'articolazione dei percorsi viene poi arricchita dall'inserimento di una tramezza con due grandi archi, uno dei quali a protezione di un pozzo di cui rimane la vera. Brandelli di resti pittorici rimangono sulla cappa del camino tardo del salone di rappresentanza.

Originariamente l'accesso alla Torre avveniva tramite una porta, posta ad alcuni metri da terra, collocata sul lato sud; costruita con grossi blocchi squadrati ha un architrave sormontato da un arco cieco che funge da motivo decorativo. Due altre aperture sono all'ultimo piano della Torre, ma si tratta in entrambe i casi di due latrine poste sui lati est ed ovest. Le murature della Torre sono molto imponenti e massicce (2.50 x 0.60 metri) e la posa delle pietre è per coltello e per testa praticamente senza uso di malta; solo all'interno, come finitura delle pareti, restano delle tracce di un intonaco rosato molto compatto e liscio. Alcune feritoie, poi trasformate in finestre, sono ricostruibili al primo piano, ma ora sono visivamente obliterate dell'inserimento delle strutture che occuparono via via il cortile. Non si può escludere l'ipotesi dell'esistenza di una seconda cinta muraria, maggiore rispetto alla precedente, che inglobasse la piazza meridionale e che raggiungesse il perimetro abitativo, attualmente delimitato da Via Lavancher. Su di essa, infatti, si apre un grande portone al di sopra del quale, fino a pochi anni or sono era ancora visibile un bell'affresco con Crocefissione e scritte gotiche distrutto durante i lavori di ristrutturazione della casa; questo portone è allineato con quello della chiesa parrocchiale, quasi a suggerire un percorso diretto tra i due complessi. Della famiglia degli Archet, cui apparteneva la Torre, si è rinvenuto lo stemma araldico inciso sull'architrave a chiglia rovesciata di una finestra a crociera sul lato sud; altre tipologie di finestre tardo gotiche sono riconoscibili sugli altri lati del fabbricato».

http://www.comune.morgex.ao.it/it/men-patrim-cult/men-tour.html


néran (torre)

Dal sito www.facebook.com/pages/Chatillon-SIAMO-NOI/   Foto di M. Cortelazzo, dal sito www.cortelazzomauro.it

«La Torre di Néran indica un antico complesso architettonico fortificato in frazione Néran al confine del comune di Chatillon con quello di Saint Vincent. Il sito è delimitato ad est dal torrente Neyran, ed è caratterizzato da una massiccia torre a pianta quadrata, dai resti di una cinta muraria coeva e da un insieme di edifici aggiunti successivamente. Oggi è in fase di restauro. Il mastio, a pianta quadrata di 7,5 m di lato, è alto 14,60 m. ed è stato costruito con grandi conci litici che secondo il castellologo André Zanotto permettono di attribuirla al XII secolo. Lo spessore delle mura di 1,85 metri, secondo Mauro Cortellazzo e colleghi e confrontandosi con studi precedenti (quello controverso di Guglielmo Lange, 1969, e quello di Andrea Zanotto, 1980), la torre di Néran presenta numerose analogie con altre torri valdostane: le mura di spessore notevole, la struttura massiccia e la tecnica costruttiva, ossia l'uso di due paramenti con opera centrale a sacco. In Valle parecchie torri sono state edificate in zone che non presentano alcun elemento morfologico che possa facilitare la difesa, anzi appare chiara la scelta di spazi pianeggianti, aperti e non sempre in prossimità di percorsi viari.  L'antica porta è rialzata di 8 metri sulla facciata meridionale della torre, com'era in uso nel medioevo per scopi difensivi, ed è sovrastata da un arco cieco quasi invisibile sotto all'intonaco, di epoca posteriore. Il tempo ha reso di difficile lettura un graffito realizzato sull'intonaco e raffigurante uno stemma araldico, per il Berton attribuibile ai nobili Chandiou. L'accesso nei secoli è stato corredato da un ballatoio in legno, trasformandone la funzione, da difensiva a semplice porta di passaggio del piano rialzato. All'altezza di una risega, ad un metro dal suolo attuale che non corrisponde al livello del pavimento originario, si apre una soglia successiva. La torre sul lato est, verso il torrente, presenta una singola feritoia, mentre dagli incavi per le travi di costruzione e quelli di sostegno si possono ipotizzare quattro piani interni. La torre e le mura, corrispondenti alla tipologia del castello primitivo valdostano, sarebbero il nucleo più antico della struttura e risalirebbero al XII secolo. È del 1268 un documento relativo a Filippo I conte di Savoia che indica la Turre de Neran cum claustro. La famiglia Chandiou, che fu la prima proprietaria della torre, ha per capostipite il notaio Pietro Chandiou, sposo di una figlia illegittima di un nobile Challant la quale con le nozze gli portò una ricca dote. A distanza di una sola generazione, la famiglia Chandiou riuscì a farsi nobilitare, nel 1581, scegliendo come motto la locuzione latina cattolica Sub umbra alarum tuarum (traducibile in italiano come all'ombra delle tue ali, o più liberamente protetto dalle tue ali). Nel 1520-21 si diede il via ad una serie di lavori nel complesso fortificato di Néran. Nel 2008 è partito un progetto di recupero della torre e nel 2013 è in corso il processo di riqualificazione ad opera della Tour Néran s.r.l., proprietaria dell'immobile, su richiesta della Sopraintendenza Regionale».

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=915012645187558&id=740055039349987


Nus (castello di Nus o dei Baroni)

Dal sito http://viaggioneltempo.eu   Dal sito www.comune.nus.ao.it

  

«Il castello sorge isolato sulla roccia nella zona collinare a nord-ovest del borgo di Nus. Dalla sua altura (a 683 metri d'altitudine) domina l'intero paese ed un tempo permetteva di esercitare un controllo diretto del transito nella valle di Saint-Barthélémy. La costruzione è complessa ed irregolare, formata dall'aggregazione di più fabbricati differenti tra loro per periodo di realizzazione, aspetto, funzione originaria e stato di conservazione. L'insediamento originario risale almeno al XIII secolo poiché è già menzionato in un documento del 1287. In quell'anno, nel mese di dicembre, il castello viene ceduto ai rappresentanti inviati dal conte di Savoia in occasione delle udienze generali. Secondo la tradizione infatti, nel periodo in cui il conte si recava in Valle d'Aosta per amministrare la giustizia tutti i signori locali dovevano cedere le loro fortificazioni. Questo obbligo nasceva probabilmente dall'esigenza di proteggere il conte impedendo ai vari signori di rappresentare un eventuale pericolo (senza il loro castello essi non potevano infatti rappresentare una grande minaccia). Purtroppo non si hanno notizie circa la composizione dell'edificio primitivo; l'unica testimonianza è un documento di divisione tra due fratelli, signori di Nus nel XIV secolo. Dallo scritto si desume che il complesso fosse già allora separato in diversi corpi. In uno di questi era collocata una grande sala dipinta. Questo dimostra come già all'epoca il castello svolgesse una funzione sociale, di rappresentanza. Gli altri locali che fanno parte del complesso in quell'epoca sono la torre quadrangolare, la cappella di San Michele, il forno ed una fontana. Altri lavori all'interno del castello ebbero luogo nella seconda metà del XV secolo, ma il più grande intervento, che stravolse il precedente complesso, venne realizzato alla fine del XVI secolo. In quell'occasione il castello fu trasformato in dimora signorile per ospitare i signori di Nus in seguito all'incendio del castello di Pilato. I lavori si possono datare al 1595 che è la data incisa sul portale di ingresso al cortile. In quell'occasione i singoli edifici esistenti furono uniti per costituire un unico corpo presumibilmente a forma di "T", ed è in quest'epoca che venne realizzata la torre cilindrica.

Attualmente possiamo individuare i seguenti corpi di fabbrica: innanzitutto il corpo centrale, un edificio di forma allungata che appoggia su murature a scarpa e che si sviluppa su tre piani. All'interno di questo edificio è tuttora presente l'antico salone di rappresentanza, caratterizzato da fregi, decorazioni murali e dal soffitto decorato, il tutto con soggetti mitologici, biblici e allegorici e con stemmi araldici della famiglia di Nus, eseguiti per i baroni di Nus nel 1680. Questa struttura è arricchita da una duplice serie di finestre, tra cui anche una a crociera e, rispetto all'intero complesso, è quella che presenta il miglior stato di conservazione, è abitata ed adibita a casa colonica. Su questo corpo, che si sviluppa lungo l'asse est-ovest, si innesta la torre cilindrica, che si presenta in buono stato di conservazione ed è decisamente interessante poiché è caratterizzata dalla presenza del viret. Il viret è una particolare tipologia di scala elicoidale interna, ampiamente diffusa nell'architettura valdostana del XIV-XV secolo. In questo caso si tratta di una vera e propria torre scalare, con la particolarità che i primi gradini del viret sono scavati direttamente nella viva roccia, così come tutto il nucleo centrale della struttura fortificata. Al suo interno, la torre culmina in una stanza centrale di forma cilindrica, ricoperta da un tetto uniforme; la porta di accesso alla torre e' di notevole eleganza, realizzata a chiglia rovesciata. La torre cilindrica, oltre a contenere il viret, funge da raccordo con una ulteriore costruzione quadrangolare, attualmente diroccata, conclusa a monte da una muratura merlata; all'estremità orientale del complesso si trovava inoltre un'altra torre, a pianta quadrangolare, più antica rispetto a quella cilindrica e ormai ridotta a macerie. Nel corso di nuovi interventi tra il XVI ed il XVII secolo il nuovo accesso fu spostato più verso sud. La parte orientale del castello, avente una funzione difensiva, è stata progressivamente abbandonata per privilegiare la porzione residenziale situata ad ovest, iniziando così il degrado della torre quadrangolare, crollata all'inizio del XX secolo. Verso ovest invece, si realizzarono dei giardini su terrazzamenti per rendere ancora più confortevole il complesso residenziale. In seguito all'abolizione dei redditi feudali, gli ultimi discendenti dei signori di Nus vendettero il castello e si trasferirono in Piemonte. Nel corso del XIX secolo si susseguirono diversi proprietari, che non furono in grado di impedire il degrado del castello, adibito a deposito agricolo e caduto ben presto in rovina. Il castello è sempre stato in possesso della famiglia dei baroni di Nus, che ne realizzò il nucleo più antico già a partire dal XIII secolo. ... Nel corso del XIX secolo il castello venne abbandonato dai discendenti della famiglia di Nus, che si trasferirono in Piemonte, e venne venduto a diversi proprietari. Per l'assenza di una costante manutenzione, cadde ben presto in rovina. Attualmente la parte residenziale del castello è abitata da privati e pertanto non è visitabile».

http://www.inalto.org/cultura/beni_culturali/castello_di_nus


Nus (castello di Pilato)

Dal sito www.comune.nus.ao.it   Dal sito www.inalto.org

  

«è situato nel borgo di Nus. è un edificio a pianta rettangolare, con muratura a pietra a vista, del quale restano solamente tre muri perimetrali ed alcuni stipiti di finestra in pietra lavorata. Il lato nord è sormontato da due torrette angolari cilindriche. La sua costruzione è collocabile intorno al XIV secolo. Il nome "Castello di Pilato" deriva da una leggenda secondo la quale l'ex-procuratore romano avrebbe soggiornato nella casa-forte in mezzo al borgo di Nus nel suo viaggio verso Vienne - in Francia - dopo l'esilio inflittogli dall'imperatore Caligola. E la leggenda appare verosimile soltanto se si immagina che a Nus potesse già esistere, da quelle parti, una casa, tredici secoli prima, poiché questo castello, appartenuto alla famiglia dei Baroni di Nus, viene citato, per la prima volta, nell'omaggio feudale prestato nel 1337 da Alessandro e Giovanni di Nus: "Confessi fuerunt... tenere ad feudom... Domun merlatam sitam in burgo de Nus in introitu villae veniendo de Augusta" ("Riconobbero... di avere in feudo... la casa merlata sita nel borgo di Nus all'ingresso del paese verso Aosta"). In seguito ad un incendio scoppiato verso la fine del XVI secolo i nobili "de Nus", oltreché perdere molto dei loro documenti feudali, dovettero abbandonare questo castello e ripararsi nell'altro, sulla collina».

http://www.comune.nus.ao.it/cnu/index.cfm/castello.html


Oyace (la Tornalla)

Dal sito www.gransanbernardo.net   Dal sito www.comune.oyace.ao.it

  

«Torre a pianta ottagonale che secondo la tradizione sarebbe stata edificata dai Saraceni. Sopra un cocuzzolo quasi isolato tra il torrente e la montagna si eleva la torre ottagonale del castello d'Oyace. La Torre ha un diametro interno di m. 3,50 ed i muri dello spessore di quasi 2 metri onde il diametro esterno raggiunge m. 7.50. Essa è alta m. 11.70 e la sua porta d'ingresso è situata a notevole altezza dal terreno circostante. La torre castellata di Oyace è già stata citata in un documento del 1197 nel quale si legge che un certo Ricalmo regala alla chiesa di sant'Orso un allodio ad Ayacy. La Tornalla appartenne prima a dei non meglio precisati signori di Oyace. Amedeo IV conte di Savoia, figlio di Tommaso I, fece smantellare il castello per presunta iniquità del signore di Oyace. Lo smantellamento della Tornalla si verificò all'incirca tra il 1233 e il 1253. Tra questa data e il 1287 i baroni di Quart estesero la loro giurisdizione sull'alta Valpelline. Il fatto viene menzionato nelle udienze generali tenute in Valle d'Aosta da Amedeo V, nel 1287. Nel corso dei secoli la Tornalla ha acceso la fantasia popolare, e ha dato vita ad alcune leggende come quella che sarebbe stata costruita da un gruppo di Saraceni, rifugiatisi in Valpelline forse intorno al 1000 d.C. Complice di questa fantasiosa ipotesi è la pianta ottagonale della torre, unico esempio di questa sezione in tutta la Valle d'Aosta».

http://www.comune.oyace.ao.it/IlPaese/LaTornalla/tabid/762/Default.aspx


Perloz (castello Charles)

Dal sito www.4communes.it   Dal sito www.4communes.it

  

«Il castello Charles, anticamente appartenuto alla famiglia dei nobili Vallaise, sito all'ingresso del borgo è formato da tre corpi affiancati. Nel corpo centrale sono presenti due bifore e altre finestre in pietra. L'ingresso si trova a monte ed è protetto da una caditoia. Da questa porta si accede ad una scala a chiocciola realizzata in pietra risalente all' inizio del XVII secolo. All'inizio del XVIII secolo il castello fu infeudato dal notaio e giudice Jean Charles noto per aver liberato nel 1706 il castello di Bard dall'assedio francese. Nel 1793 il castello Charles venne locato a un tal Pierre-Francois con le clausole di un d'affitto di tipo agricolo».

http://www.4communes.it/e107_plugins/content/content.php?content.2624


Perloz (castello e casa-forte dei Vallaise)

Dal sito www.perloz-peonia.it   Dal sito www.4communes.it

«Situato al centro del capoluogo, è il castello più antico del comune di Perloz, che risale sicuramente al XII secolo, dato che un documento del 1195 parla di una “sala domini” in Perloz. Ancora ai nostri tempi viene chiamato l’“Ohtal” (dal latino “hospitalis” e dal francese antico “ostel“), cioè dimora comoda con tutti i servizi. La costruzione è imponente, con cinque piani fuori terra, e queste dimensioni dovevano avere anche un significato politico: l‘imponenza della casa-forte doveva infatti colpire lo sguardo di quanti risalivano la Valle del Lys, dando prova della potenza della famiglia Vallaise. Interessanti sono una serie di finestre a bifora, trilobate, a tutto sesto e a crociera, bordate di pietra grigia. All‘interno il palazzo era dotato di un pozzo a cui attingere acqua fresca. Due camini monumentali sono ancora visibili: su uno di essi lo stemma dei Vallaise, scolpito nella pietra grigia. Il castello fu incendiato durante il rastrellamento nazi-fascista del 30 giugno 1944: il tetto è stato rifatto, ma non è stato possibile ripristinare i due piani di pavimento in legno».

http://gestionewww.regione.vda.it/turismo/scopri/cultura/castelli/altri_castelli_i.asp?tipo=scheda&pk=1115&nomesch=sch_patrimonio...


PLANAVAL(casa-forte dei signori di Avise)

Foto di Patafisik, dal sito it.wikipedia.org   Foto di Nathalie Luboz, dal sito www.arvier.eu

  

«La casaforte di Planaval sorge su di uno sperone roccioso ad un’altezza di 1560 metri s.l.m., a picco sulla vallata sottostante, in una posizione strategica di controllo. Fu costruita da Rodolfo di Avise, già signore di Rochefort e Montmayeur, agli inizi del XIV secolo, probabilmente nel 1330. La signoria di Avise, una delle più antiche della Valle, era molto estesa e comprendeva anche la Valgrisenche che, grazie al Col du Mont, era all’epoca molto frequentata per recarsi in Savoia. Le fortezze di Rochefort dominante il borgo di Leverogne, di Montmayeur all'imbocco della Valgrisenche e Planaval in posizione centrale, permettevano di sorvegliare il transito sulle vie commerciali verso la Francia oltre ad affermare la giurisdizione dei signori. ... Si tratta di un unico edificio rettangolare: degli originali quattro lati possiamo ancora ammirarne tre, mentre il muro posto verso sud, successivamente ricostruito, così come il tetto, risultavano già crollati all’inizio del XX secolo. L’interno, in origine, era suddiviso in tre grossi ambienti sovrapposti, separati da tramezzature. L’insieme era coperto da un tetto a doppio spiovente. L’ingresso si trovava su uno dei due lati lunghi, all’altezza del primo piano. Sul lato opposto, vi era una porta secondaria di “soccorso” che si apriva su uno stretto sentiero a strapiombo sul precipizio sottostante. Nel XX secolo, la casaforte ha subito un pesante ammodernamento che ha condizionato il suo aspetto attuale, caratterizzato dall’accostamento di parti in cemento armato e di parti originali in muratura. Attualmente la casaforte di Planaval è di proprietà privata».

http://www.arvier.eu/beni-storico-artistici.html


Pont-Saint-Martin (casa-forte "l Castel", già della Rivoire)

Dal sito www.lovevda.it   Foto di Mauro Cortellazzo, dal sito http://www.academia.edu/9465002/Una_Maison_Forte...

«Anticamente denominato della Rivoire, il castello fu costruito in diverse fasi ed utilizzato come residenza dai signori di Pont-Saint-Martin a partire dalla fine del secolo XV. Più volte rimaneggiata, mantenendo tuttavia ancora vari aspetti significativi, nelle sue forme primitive la struttura poteva essere identificata come una fortificazione rurale (da cui la denominazione di casaforte), ma la sua funzione, oltreché difensiva, era anche ostentativa, venendo incontro all’esigenza di sottolineare il prestigio di cui godevano i proprietari. L’edificio si sviluppa su quattro piani: un vano seminterrato, con funzione di magazzino o locale per la lavorazione di prodotti agricoli, due piani che rappresentano i piani nobili ed un terzo, con finestre a sedile, dalle caratteristiche abitative più modeste. Sul lato sud-ovest si nota un corpo aggettante che poggia su mensole sovrapposte di pietra squadrata. A nord-ovest, verso via Castello, è ben visibile la struttura muraria originaria, in pietrame e malta di calce; in alto spicca un caratteristico camino. Sul lato nord-est si trovano l’ingresso ed il vano scale da cui si accede al piano rialzato ed ai due sopraelevati. Vari elementi interessanti presenta anche il lato sud-est, che si affaccia sul cortile interno: tre finestre con inferriata, un balcone in legno poggiante su un sistema di mensole, travi e saette ed infine la piccionaia. Il restauro realizzato nel 2012 ha permesso di recuperare il fabbricato sottraendolo all’incuria e ai segni del tempo e permettendone la restituzione alla popolazione e a tutti coloro che sono interessati alla storia del paese. Dopo la ristrutturazione, la casaforte dei signori di Pont-Saint-Martin è divenuta dimora non più di nobili famiglie, bensì di talenti e cultura, un museo e polo culturale che riconsegnano degnamente alla collettività questo edificio storico in tutto il suo splendore. La struttura ospita in maniera permanente i disegni del maestro Francesco Corni, tre opere dello scultore Cristiano Nicoletta, messe a disposizione dalla Soprintendenza per i Beni e le Attività Culturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta ed un allestimento di arredi d’epoca appartenuti alle collezioni dell’Amministrazione regionale».

http://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/pont-saint-martin/casaforte-l-castel/1894


Pompiod (resti della torre dei Salassi o casa-forte di Pompiod)

Dal sito http://castelliere.blogspot.it   Dal sito http://castelliere.blogspot.it

«La Torre dei Salassi o Tour de la ville de Cordèle o casaforte di Pompiod (Maison forte de Pompiod) è una torre medievale ridotta a rudere che si incontra in località Pompiod, percorrendo la strada regionale 20 tra Jovençan e Aymavilles, nel comune di Jovençan, in Valle d'Aosta. La torre è immersa tra i mandorli del piccolo promontorio di Châtelair che declina verso la Dora Baltea, ma l'area in cui si trova, seppure negli anni duemila sia stata oggetto di interventi e sia in progettazione un nuovo piano di recupero, è in stato di degrado. Sono numerosi i cumuli di pietre a testimoniare edifici crollati intorno al sito e alcune strutture murarie mostrano ancora le reali dimensioni del complesso. Sulla cima del promontorio, accanto ad un traliccio dell'alta tensione, si trovano i ruderi di un'altra antica torre quadrata, internamente cilindrica, probabilmente l'ultimo resto leggibile del castello di Jovençan. Sotto al promontorio si sviluppa la "Galleria Les Cretes" dell'autostrada A5. Quest'area di Jovençan viene indicata dalla tradizione, senza che vi siano supporti storici e reperti a conferma, come il luogo in cui sorgeva l'antica capitale salassa di Cordelia (fr., Cordèle). Sono per quest'ipotesi sia l'abbé Amé Gorret che il barone Claude Bich e altri. Anche se è probabile che i primi insediamenti nell'area risalgano piuttosto all'epoca romana, non è escluso che la popolazione dei Salassi possa avervi lasciato qualche traccia. Per quanto riguarda la torre, secondo alcune fonti fu probabilmente eretta prima o durante il XIII secolo, mentre secondo l'esperto di castellologia valdostana André Zanotto non sarebbe anteriore al XIV-XV secolo. Quindi, non necessariamente fu coeva al mastio del castello di Jovençan fatto radere al suolo dal Conte Verde. La cappella era invece la cappella di servizio del castello; ricostruita in seguito alla peste del 1630 è oggi detta Chapelle de Saint-Georges-en-Châtelair. Al momento mancano studi approfonditi sull'area. La Torre dei Salassi si compone oggi dei soli muri perimetrali, mentre il tetto è crollato; la torre è internamente riempita di detriti per il collasso dei piani al suo interno. Si conservano sul lato ovest una latrina mentre sul lato est si apre una porta a livello del terreno, rimaneggiata in epoca successiva alla costruzione. Sulle mura si aprono anche varie feritoie che il Nigra dichiara essere di notevoli dimensioni rispetto alle feritoie dell'epoca, e sono ancora visibili i buchi pontieri, ossia i fori di supporto in cui si inserivano le travi di legno per i ponteggi, a reggere i tre piani di cui si componeva l'edificio. Nel sotterraneo probabilmente era installato un camino».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dei_Salassi


Pont-Saint-Martin (castello Baraing)

Dal sito http://freeforumzone.leonardo.it   Dal sito www.etineris.net

«Al Crestas, cornice rocciosa strapiombante sull'abitato, sulle rovine di un'antica cappella dedicata a San Nicola, il medico Annibale Baraing, sindaco del paese, decise di costruire una villa. L'abitazione, detta castello Baraing, è in puro stile neogotico, con due torri più elevate posteriormente e altre due più basse sulla fronte, merli a coda di rondine e finestre a bifora con decorazioni in terracotta. Ampie serre vetrate e un giardino con fontane completavano l'insieme. L'inaugurazione ebbe luogo nel 1894. La moglie del proprietario, Delfina Bianco, benefattrice del paese, lasciò il castello per testamento al Comune di Pont-Saint-Martin, che lo ha destinato a sede della Comunità Montana Mont Rose».

http://www.comune.pontsaintmartin.ao.it/il-paese/monumenti-e-luoghi-di-interesse/castello-di-baraing/?searchterm=castello


Pont-Saint-Martin (ruderi del Castello Vecchio o di Suzey o Castellaccio)

Foto di mowkup, dal sito www.ugo.cn   Foto Bertola Simone, dal sito www.comune.pontsaintmartin.ao.it

     

«Sul promontorio roccioso sovrastante il capoluogo appaiono le rovine del Castello Vecchio. Da qui si ha un'ottima veduta delle cime Bec Renon (2266 metri), Bec delle Strie (2544 metri), Mont Glacier (3186 metri) e Mont Dela (3139 metri). La parte più antica della costruzione è la primitiva cinta muraria esagonale, con porta al livello del suolo: essa conteneva un probabile "donjon", ora scomparso, e potrebbe risalire all'XI secolo. Entrando nel castello da una porta a tutto sesto protetta da feritoie si può vedere a sinistra un corpo abitativo risalente al XIII-XIV secolo, con grandi finestre a crociera. Nei diversi vani si possono riconoscere resti di camini monumentali, tra cui quello della cucina, la cui volta ora crollata presentava un'apertura centrale. A lato della dimora signorile, nel cortile, si trova una cisterna dall'intonaco rosato, pressoché intatta. A est un altro corpo di edifici distrutti conserva la prigione in cui, secondo la leggenda, venne lasciato morire il cugino di Caterina di Perloz rapita da Guglielmo di Bard e rinchiusa nella torre d'angolo».

http://www.comune.pontsaintmartin.ao.it/il-paese/monumenti-e-luoghi-di-interesse/il-castello-vecchio/?searchterm=castello


Pramotton (torre Pramotton o d'Aviès)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.ncc1701a.polito.it

«Sul versante destro della Dora Baltea, su uno sperone roccioso che domina il fondovalle, si erge la Torre di Pramotton o torre d’Aviès (ossia d‘avis, di avvistamento). Fu edificata nel XIII secolo dai signori di Bard, il cui feudo fu diviso nel 1214, dopo lunghe ed estenuanti lotte, o meglio una vera e propria guerra tra i fratelli Ugo e Guglielmo. Successivamente, nel 1242, con la complicità della famiglia più potente ed influente della Valle, gli Challant, il duca Amedeo IV di Savoia costrinse Ugo di Bard a cedergli tutti i suoi possedimenti tra cui anche la Torre; a Guglielmo, che accettò di sottomettersi, furono invece lasciati i possedimenti avuti nel 1214 tra cui dei territori siti a Donnas. Torre massiccia, di forma esagonale, con sei merli in corrispondenza di altrettanti spigoli, rappresenta il primo presidio che si incontra arrivando in Valle dal Canavese. L'ingresso è posto, per motivi difensivi, ad una altezza di 4 metri da terra. Sono visibili anche i resti di una cortina difensiva. Per il panorama che si gode dal luogo in cui sorge, essa è conosciuta anche come Tour de Bellegarde. Fu usata probabilmente come punto di controllo e per collegare visivamente i Castelli di Pont-Saint-Martin e Bard, infatti fu sempre presidiata da uomini armati».

http://www.comunedidonnas.info/2008/index.php?option=com_content&view=article&id=99&Itemid=117


Quart (casa-forte di Povil o castello la Tour Povil)

Foto di Patafisik, dal sito it.wikipedia.org   Foto di Patafisik, dal sito http://commons.wikimedia.org

«Con Casaforte di Povil, Tour Povil o Castello la Tour Povil si indica un complesso medievale fortificato che si trova in località Povil, sulla collina del comune di Quart, in Valle d'Aosta. Meno noto dello scenografico Castello di Quart, sito nel medesimo comune, il Castello la Tour Povil si colloca a 693 m s.l.m. circa, lungo la strada che dal Villair porta in località Cleyves. Secondo una suggestiva ipotesi, si troverebbe a un miglio romano dalla presunta pietra miliare di Saint-Eusèbe della frazione Villair di Quart, sull'antica via delle Gallie, a cinque miglia da Augusta Praetoria: la salita della strada rispetto alla frazione di Villefranche si spiegherebbe con la necessità di evitare le esondazioni della Dora Baltea in presenza del restringimento della valle centrale. La corte Povil, di proprietà privata e non visitabile, sembra oggi una fattoria ma allo sguardo attento rivela la struttura fortificata originaria. è composta da un insieme di case medievali, a cui si accede dal portale sul lato est sormontato da un arco ogivale, all'angolo del quale spicca la torre. Se ne ha una prima testimonianza in un documento del XIV secolo. Sulla facciata orientale dell'esterno si trova un affresco raffigurante l'Annunciazione, del XV secolo e mal conservato. La torre, sul lato orientale del complesso, è composta di tre piani fuori terra e presenta una notevole porta ad arco e alcune finestre lavorate. Il corpo abitativo principale si affaccia sul cortile interno con due finestre tufacee in stile gotico e presenta sull'ingresso lo stemma dei Piquart de la Tour, datato 1627. La casaforte fu in origine dei signori di Quart; nella seconda metà del XIV secolo fu venduta a Giovanni Michele Piquart de la Tour di Courmayeur, all'epoca castellano di Quart. La famiglia dei Piquart de la Tour si estinse nella seconda metà del XVII secolo: i loro beni, tra cui la casaforte di Povil, passarono al barone di Quart Carlo Filippo Perrone, nel 1680».

http://it.wikipedia.org/wiki/Casaforte_di_Povil


Quart (castello)

Dal sito www.naturaosta.it   Dal sito www.naturaosta.it

  

«Il castello di Quart sorge su un promontorio scosceso da due lati all’imbocco del vallone di Valsainte. La struttura attuale risale ai secoli XIV-XVI quando faceva parte dei possedimenti dei Savoia, come si può notare all’esterno delle mura, dove sono disegnati enormi simboli della casata. La struttura venne però eretta già nel 1185 dalla famiglia che dominava il territorio e che si trasferì dalla città di Aosta, quartiere di Porta S. Orso, nei possedimenti di Quart. Il castello divenne centro giurisdizionale di un vasto territorio a sud del capoluogo valdostano fino ad arrivare nella Valpelline. Nel 1378, morto l’ultimo erede maschio della casa (Enrico), il maniero passò di proprietà ai Savoia. Nel 1550 il duca Carlo II cedette il feudo di Quart al presidente Laschis che l’anno successivo lo rivendette a Carlo Francesco Balbis. Nel 1610 il castello cambiò di nuovo proprietario: il conte Nicola Coardo lo cedette, dopo due anni, alla potente famiglia dei Perrone di San Martino. Questa famiglia tenne il castello fino al 1800 quando fu donato al comune di Quart. Nel 1874 passò nelle mani di un privato e infine nel 1951 divenne proprietà regionale. Nel percorso preparato da una straordinaria equipe scientifica il visitatore potrà accedere direttamente al cantiere archeologico che sta operando da alcuni anni all’interno della struttura. Si potrà così entrare nelle strutture e vedere e capire l’opera degli studiosi, che vi faranno assistere anche alle operazioni di scavo e setacciatura che hanno riportato alla luce notevoli affreschi ma anche parti dell’edificio risalenti alla prima edificazione dell’XI. Un viaggio nella storia non solo artistica ma anche antropologica se si pensa che durante gli scavi in quella che si può definire la discarica del maniero sono stati ritrovati centinaia di reperti ossei di animali che hanno dato la possibilità allo studioso di comprendere le abitudini alimentari degli ospiti del castello. Fate molta attenzione alla visita del "maschio" del castello dove stanno ritornando alla luce molti reperti artistici di grande valore. Da godere la cappella del maniero che è stata dopo un faticoso restauro riportata al suo iniziale splendore e alla "Magna Aula " dove si tenevano i consigli e i processi dell’epoca e nei secoli malamente ristrutturata dai proprietari che si sono succeduti.

Fuori dalle mura si possono anche ammirare le splendide strutture idrauliche e i naturali corsi d’acqua che lambiscono il castello con suggestive cascatelle. Un'occasione da non perdere, visto che il castello verrà chiuso ai visitatori, dopo questo evento, per continuare gli scavi e le ricerche. La parte più antica del castello fu eretta nel 1185 a scopi difensivi da Jacques de la Porte de Saint Ours capostipite della Signoria di Quart. Il castello subì, in epoche diverse, parecchie trasformazioni. Le più rilevanti risalgono all'epoca in cui fu occupato dai Savoia (1378-1550). Adibito a cascina per circa un secolo perse molto del suo carattere originario. Il castello, ancora in restauro, non è visitabile. Al termine dei lavori ospiterà il Museo Etnografico Valdostano. Il suo stesso nome (QUART) è legato al capoluogo e significa "ad quartum lapidem", cioè posto alla quarta pietra miliare a partire da Aosta. A Vollein, caratteristico villaggio della collina di Quart, nel 1968 si scoprirono i resti di una necropoli di epoca neolitica che rappresentano, secondo gli archeologi, le prime tracce di insediamenti umani in Valle d'Aosta. Inaugurato nel fine settimana di Ferragosto in occasione della manifestazione enogastronomica 'Quart Formage', il nuovo impianto di illuminazione esterna del castello di Quart nasce per valorizzare l'antico maniero valdostano attualmente oggetto di un vasto progetto di recupero. L'intervento permetterà la valorizzazione del monumento rendendolo visibile nelle ore serali e notturne, negli stessi orari degli altri castelli di proprietà regionale. La realizzazione dell'impianto ha comportato la soluzione di diversi problemi illuminotecnici cagionati sia dalla complessità architettonica del monumento, costituito da numerosi e diversi corpi di fabbrica, sia dalla particolare morfologia montuosa del sito, con versanti rocciosi molto ripidi e non accessibili. Il castello di Quart, negli ultimi anni, è stato oggetto di vari interventi di tutela. In particolare, sono state effettuate importanti indagini archeologiche per comprenderne le fasi evolutive, è stato predisposto il restauro della cappella e della decorazione a stucco seicentesca e il recupero delle pitture murali del donjon risalenti al XII secolo. Nel mese di agosto, inoltre, sono state completate le procedure di affido del servizio di progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, nonché il coordinamento della sicurezza per il restauro dell'intero complesso monumentale per una spesa prevista di 5,7 milioni di euro».

http://darkgothiclolita.forumcommunity.net/?t=32247892


Rhins (casa-forte o castello)

Dal sito gestionewww.regione.vda.it   Dal sito www.comune.roisan.ao.it

«La Casaforte di Rhins, talvolta chiamata anche castello di Rhins, è una casaforte medievale che si trova nella località omonima, nel comune di Roisan, in Valle d'Aosta. Nata nel medioevo, la piccola signoria di Rhins era stretta tra la baronia di Gignod e quella di Quart: territorialmente era sbilanciata verso la baronia di Gignod, mentre dal punto di vista religioso faceva parte della parrocchia di Roisan, afferente alla baronia di Quart. Secondo la tradizione, furono i primi signori, i Rhins, a dare il proprio nome alla signoria, ma non si hanno notizie certe; lo storico de Tillier ipotizza che questi signori fossero presenti già prima dell'arrivo in Valle d'Aosta dei Conti di Savoia, avvenuto nel 1032.  Per Giuseppe Giacosa il castello di Rhins sarebbe del X secolo; altre fonti concorda sul fatto che venne costruito intorno al 1100: faceva parte del feudo di Rhins, del vescovo di Aosta, e ne costituiva il centro giurisdizionale. A lungo sotto il dominio dei signori di Quart, infeudati dal vescovo e suoi vassalli, nel 1406 la casaforte passò a Pantasilea di Saluzzo, vedova di Enrico di Quart, che non aveva avuto figli maschi. Pochi anni dopo, alla morte di lei nel 1414, Il Conte di Savoia entrò in possesso dei beni dei signori di Quart e si impadronì del feudo divenendone egli stesso signore. Nel 1799 rientrò sotto la diretta dipendenza della mensa vescovile, ossia nelle disponibilità del vescovo di Aosta. Rimaneggiata in epoche successive, anche negli ultimi decenni, la casaforte è stata oggetto di alcuni interventi di restauro. Trasformata in abitazione rurale da molto tempo, è di proprietà privata e non visitabile».

http://it.wikipedia.org/wiki/Casaforte_di_Rhins


Saint-Christophe (castello Sorreley o Passerin d'Entrèves)

Dal sito www.comune.saint-christophe.ao.it   Dal sito http://daxtutto.it

«Il castello è disteso, quasi isolato da altre abitazioni, in un dolce e soleggiato pendio della collina di Saint-Christophe, opportunamente riparato dai freddi venti invernali provenienti dalla vicina valle del Gran San Bernardo e circondato da moderne vigne e frutteti, ad appena tre chilometri dalla città di Aosta. La completa esposizione a sud dell’edificio, posto a circa 700 m di altezza, non solo ne permette una costante insolazione anche nei mesi invernali, ma consente anche la vista di una maestosa cerchia di montagne le cui cime principali sono il Ruthor ad ovest, il Monte Emilius a sud, la Becca- Torché ad est e la Becca-de-Viou a nord. Nelle giornate terse, inoltre, dietro i contrafforti del Colle del Drink fa capolino l’inconfondibile punta della Grivola. Non è attualmente noto a chi si debba la prima costruzione del castello e in quale epoca essa possa essere collocata, anche se è certo che fu eretto su di un insediamento romano, probabilmente attorno al XIV secolo. L’edificio doveva essere allora di dimensioni più ridotte rispetto a quelle attuali, sia nel senso della lunghezza che della larghezza, e doveva ricordare altre abitazioni ancora presenti in Valle d’Aosta caratterizzate sostanzialmente da una o due torri angolari e da un corpo di fabbricato centrale su due piani. Nella seconda metà del Cinquecento il castello passò in proprietà alla famiglia dei nobili de Superlege (de Sorreley) di cui si hanno informazioni tutto sommato scarse e frammentarie. Nobilitata attorno al 1570, la famiglia ebbe poca fortuna e breve durata, anche a causa della peste del 1630. L’ultima discendente della famiglia, Mencia, sposò Jean Jacques De Pléod cui lasciò, morendo, tutti i suoi beni, compreso il castello di Saint-Christophe. ... Ritornato alle finanze ducali, il castello di Saint-Christophe con i beni annessi, venne poco più tardi acquisito dai Passerin d’Escalier, un ramo della nobile famiglia Passerin, strettamente imparentato con i De Pléod, infeudato di parte della signoria di Scalero (Escalier) e Ferrera in Canavese».

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=Saint-Christophe%20castello%20Sorreley%20o%20Passerin%20d%27Entr%C3%A8ves&source...


SAINT-GERMAIN (resti del castello)

Foto di daisybenito, dal sito http://gazzaspace.gazzetta.it   Dal sito www.naturaosta.it

  

«Proseguiamo ora per raggiungere il castello di Saint-Germain, o castello vecchio, di impianto classico dei castelli primitivi con cinta muraria che racchiude la torre, le strutture difensive e un nucleo residenziale. La disposizione della cinta sul colle di Montjovet è perpendicolare alla valle a ribadire la sua funzione di dominio e di controllo, Sul lato della chiesa si aprono a nord la porta e l’antiporta. Il nucleo originario risale al X e XI secolo ed è costituito dalla torre e dal piccolo recinto che la circonda. La torre a pianta quadrata è alta diciannove metri con merlatura quadrata a due spioventi e misura alla base sei metri di lato e di spessore di più di un metro e mezzo. Il locale a piano terra aveva una volta a crociera ma è probabile che essa abbia subito numerose modifiche e rialzata in epoca tardorinascimentale. In questo periodo venne edificato il doppio bastione interno alla cinta muraria che nella parte sommitale della torre presenta un cordolo in pietra modanato a toro, che si ritrova anche nel doppio bastione realizzato da Amedeo VIII nel 1554. Una porticina nell’angolo della torre dà accesso alla cisterna dell’acqua perfettamente conserva, un ambiente a volta intonacato a cocciopesto (miscela di intonaco e polvere di mattoni). Il padiglione a ovest ad uso residenziale era il palazzo del governatore della fortezza e ne possiamo vedere le murature d'ambito all’estremità a sudovest. Si notano ancora il portale con l'archivolto in pietra lavorata ed i fori della colombaia nella muratura al di sotto del colmo. Il rimanente spazio è occupato dalla poderosa struttura del doppio bastione, con i due segmenti sfalsati in modo che chi entrava prestasse il fianco ai difensori del castello. La tipologia muraria finalizzata alla massima resistenza è rotta dall’elemento decorativo della lista in pietra con modanatura a toro che corre lungo la cima delle mura, poco al di sopra della scarpa di base.

Anche il Castello di Saint-Germain passò agli Challant con le nozze di Ebalo con Alexia, ma la sua storia è più antica e durevole. Questo maniero sorge in posizione strategica e, molto prima della sua edificazione, fu sito di necropoli e fortificazioni del neolitico, poi dei Salassi e dei romani. Intorno al mille si iniziò la sua costruzione ad opera di una famiglia legata agli Chènal ma di cui non conosciamo il nome. Nel 1240 appartiene, almeno in parte, a Bermond di Montjovet e dal 1261 furono comproprietari Ebalo di Challant e Feidino di Montjovet. Il comportamento opprimente e le esagerate gabelle imposte da quest’ultimo fornirono la scusa a Amedo V di Savoia di ricusarlo dalle cariche ed infeudarlo a Coazze. In seguito al matrimonio di Ebalo di Challant, proprietario del castello di Chenal, con Alexia di Montjovet, questi scambiò con Amedeo V il viscontado di Aosta con il pieno possesso del feudo di Saint-Germain, dando il via al rapporto di fiducia tra le famiglia di Challant e Savoia. Il castello di Saint Germain tornerà ai Savoia nel millequattrocentotrentotto quando Francesco di Challant vende castello, borgo e castellania di Montjovet a Amedeo VII che inizia la sua ristrutturazione. La crescita del Castello di Verrès e, soprattutto, della fortezza di Bard riducono l’importanza del castello di Saint Germain che nel 1661 ospitava solo sei soldati e viene smantellato. Oggi l’affascinante e grandioso complesso di ruderi ci narra attraverso le sue pietre la storia dei tempi in cui la sua forza e possanza dominavano la valle e la via delle Gallie e ancora adesso i suoi ruderi si impongono all’attenzione di chi transita sulla statale o sull’autostrada».

http://www.centronuovomillennio.it/veilla/archivio%20006.htm


Saint-Marcel (castello)

Dal sito www.aostasera.it   Foto di Patafisik, dal sito http://commons.wikimedia.org

  

«Questo castello è stato legato per un breve periodo alla figura di Adriana Costa di Trinità che sposa Giorgio Challant barone di Chatillon e signore di Saint Marcel. Presso l’Archivio Regionale di Aosta si trovano molti documenti relativi ad Adriana Costa, in particolare a partire dalla morte di Giorgio Challant che fa sì che la moglie si occupi degli affari di famiglia e dei figli dei quali, con il proprio fratello Ferriolo, è tutrice. Di probabile fondazione trecentesca, esemplare dei cosiddetti castelli monoblocco, il castello di Saint-Marcel si colloca sul lato della destra orografica della Valle d'Aosta, in un punto di snodo viabilistico dei percorsi diretti lungo il fondovalle e verso il vallone posto a meridione, noto per l’estrazione della pietra ollare e per la presenza di miniere ferro-cuprifere e di manganese sicuramente già conosciute in periodo medievale. Insieme con la torre oggi inglobata nel campanile della parrocchiale, è stato il presidio della famiglia Challant sul vallone delle miniere. Nella sua forma attuale il castello è costruito sui resti di questa antica casa forte da Giacomo di Challant-Aymavilles, tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI secondo l'impianto di castello rurale-residenza. Saint-Marcel è alle dipendenze del feudo di Ussel, di cui condivide la storia della proprietà: entrambi sono fin dalle origini proprietà della potente famiglia degli Challant. Il primo signore di Saint-Marcel noto fu Ebalo Magno, visconte di Aosta, che ai possedimenti di Challant, Graines e Fenis aggiunge le signorie di Saint-Marcel, Ussel e Chenal di Montjovet. Nel XVII secolo è preso dal barone Paolo Emanuele di San Secondo come garanzia della dote della futura moglie per essere successivamente posseduto da Carlo Emanuele di San Secondo. Resta un possesso dei conti Bianco di San Secondo di Pinerolo fino all'acquisto, nel XVIII secolo, da parte della Società esploratrice delle miniere di Saint-Marcel. Nel XX secolo, quando entra tra le proprietà comunali, è ormai in completa rovina. Durante le opere di ristrutturazione del castello è emerso che la pianta del castello è quadrata a cui è aggiunto un corpo occidentale a pianta rettangolare per ospitarvi un appartamento. La struttura è dominata da una torre a sezione quadrata posta a nord-ovest mentre il corpo principale è stato ingentilito da due torrette montate su beccatelli che sporgono dagli angoli nord ed est. Le sale in origine, sono coperte di soffitti lignei e in vari interni sono ancora visibili i resti di grandi camini. Interventi recenti, patrocinati dall’Assessorato Istruzione e Cultura, per tramite della Soprintendenza per i beni e le attività culturali, hanno impostato le basi per una prima messa in sicurezza delle parti più danneggiate dell’edificio. ...».

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1000879670000912&id=893298174092396


Saint-Oyen (château Verdun)

Dal sito http://dilia.splinder.com   Dal sito www.chateauverdunao.com

«L’edificio, situato lungo la strada che scende verso Flassin, eretto tra X e XI secolo, nel 1137 fu donato da Amedeo III di Savoia ai Canonici dell’Ospizio del Gran San Bernardo, che se ne servirono come stazione di sosta e fattoria alle dipendenze dell’Ospizio stesso. L'edificio, ancora oggi proprietà dei canonici del Gran San Bernardo, col tempo diventò anch'esso un ospizio per i viandanti lungo la strada per il colle. Oggi Château Verdun ospita, oltre ad alcuni canonici, singoli e gruppi interessati a periodi di studio, di riflessione o di riposo, nonché qualche incontro scientifico. L’edificio, a pianta quadrata con la caratteristica copertura a quattro spioventi, possiede arredi di notevole interesse. I locali interrati presentano pregevoli volte a botte e a crociera. Visitabile su richiesta».

http://www.tiscover.com/it/guide/5,it/objectId,SIG82512it,parentId,RGN29it,season,at1,selectedEntry,sights/intern.html


Saint-Pierre (castello di Saint-Pierre)

Dal sito comune.saint-pierre.ao.it   Dal sito www.naturaosta.it

«Molti sono i castelli che sorgono sulle alture e in cima a poggi scoscesi e isolati, ma nessuno ha raggiunto, per questa caratteristica, la notorietà e la popolarità del castello di Saint Pierre, che a quello di Fénis contende la palma di simbolo dei castelli della valle di Aosta. Questa (quasi) indiscutibile supremazia di immagine sugli altri suoi pari della Valle, gli deriva indubbiamente dalla posizione dominante, a picco sul paese, ma anche - e questo per i cultori e studiosi di architettura castellana si tratta di un inaccettabile inquinamento stilistico - per il suo aspetto attuale di castello da fiaba, frutto di una libera e ardita interpretazione dell'architettura di castelli valdostani. In realtà gli interventi di ristrutturazione non sono poi stati più radicali e devastatori nei confronti della primitiva costruzione di quanto non siano stati quelli compiuti in altri castelli, per esempio a Sarre e Aymavilles, dove poco o nulla è rimasto dei fabbricati originari. A Saint Pierre però è bastato aggiungere al maschio centrale quattro torrette circolari sporgenti, collegate da un camminamento esterno sorretto da archetti e beccatelli, perché tutta la fisionomia classica dei castelli valdostani fosse rivoluzionaria e l'insieme acquistasse così una scenografia da studio cinematografico, storicamente falsa ma senza dubbio suggestiva e spettacolare.

Il castello è di origine antichissima e già nel 1911 era nominato in alcuni documenti ufficiali. Esso appartenne a varie signorie: da quella de Sancto Petro, che gli diede il nome, ai Quart, Sarriod, Challant, nello loro varie ramificazioni famigliari. In origine il castello era probabilmente formato da due corpi di fabbrica distinti: la casa-forte e la torre. Poi, con l'aggiunta di altri edifici destinati a usi civili e militari, il complesso divenne unico e occupò l'intera sommità del promontorio sul quale si trovava. Dai Challant il castello passo ai Morgex e poi nuovamente ai Saint Pierre (de Sancto Petro). Da questi, per altri passaggi intermedi pervenne, verso il 1600, alla famiglia Roncas, la quale portò a termine gli ultimi ampliamenti arredando con gusto e magnificenza tali gli ambienti interni, da suscitare l'ammirazione del celebre studioso e storico De Tillier, che definì il castello "Une Maison Dèlices"… in cui … "Les Appartaments, les peintures et les meubles, tout y était magnifique et bein ordonné...". Dai Roncas il castello passò in proprietà di alcune famiglie nobili, che lo trascurarono a tal punto da lasciare che si disperdesse tutto il patrimonio artistico e di arredo che tanto aveva entusiasmato il De Tillier. Quando nel 1873 il barone Emanuele Bollati lo acquistò dando inizio ai lavori di restauro, su progetto dell'architetto Camillo Boggio (autore delle famigerate torrette), il castello era in condizioni di degrado molto avanzato, con varie parti completamente in rovina. Si deve quindi al Bollati, anche se non si possono condividere alcune sue scelte architettoniche, se il castello di Saint Pierre, attualmente di proprietà del Comune, è oggi in buone condizioni di agibilità. Nelle sue stanze interne, che hanno conservato la tipica struttura medievale, è ospitato il museo della flora e della fauna. Di notevole interesse artistico è anche la chiesa, che si trova poco sotto il castello, con il bel campanile romanico».

http://www.courmayeur-mont-blanc.com/castellispierre.htm


Saint-Pierre (castello di Sarriod de la Tour)

Dal sito www.lovevda.it   Dal sito comune.saint-pierre.ao.it

«L’esistenza della nobile famiglia Sarriod, legata politicamente ma non da vincoli di parentela ai signori di Bard, è attestata fin dal XII secolo. Rimangono comunque oscure le origini del castello, situato a Saint-Pierre in una zona pianeggiante a poca distanza dalla strada statale. L’impianto più antico comprendeva la cappella e la torre centrale a pianta quadrata (donjon) circondata da una cinta muraria, configurazione tipica dei castelli valdostani risalenti al X-XII secolo. Nel 1420 Jean Sarriod fece costruire, dove già esisteva la torre denominata fin dal XIV secolo “turris Sariodorum”, un vero e proprio castello con funzioni di rappresentanza mediante l’aggiunta di una serie di corpi al donjon preesistente. A questo intervento risalgono la realizzazione della scala a chiocciola della torre (viret) e l’inserimento delle finestre crociate in pietra da taglio caratteristiche del Quattrocento valdostano. Nel 1478 il figlio di Jean, Antoine Sarriod de la Tour, trasformò la cappella intitolata alla Vergine e a San Giovanni Evangelista, occasione in cui furono realizzati gli affreschi esterni con la Crocifissione e San Cristoforo e fu elevato il piccolo campanile. Nell’ala nord, al piano terreno, si apre un vasto locale di servizio con copertura in legno; al primo piano è situata la cosiddetta ”sala delle teste”, che prende il nome dalla decorazione del soffitto ligneo. Nel tardo XV secolo la cinta muraria venne munita di torri difensive a pianta circolare e semicircolare e fu aperto sul lato orientale il nuovo ingresso al castello con portale a sesto acuto e archivolto scolpito recante lo stemma dei Sarriod. La discontinuità fra le quote di livello nei vari ambienti attesta i diversi interventi succedutisi nei secoli successivi. Nel XVI secolo sorse l’ala che oggi costituisce il prospetto orientale, la torre all’angolo nord risale al XVII secolo e alcuni frammenti di pitture murarie e un camino in stucco sono della prima metà del ‘700. Il castello rimase di proprietà dei Sarriod de la Tour fino al 1923 quindi passò alla famiglia Bensa di Genova. Dal 1970 appartiene all’amministrazione regionale».

http://www.lovevda.it/turismo/scopri/cultura/castelli/sarriod_i.asp?tipo=scheda&pk=901&nomesch=sch_Patrimonio


Saint-Rhémy-en-Bosses (casa-forte di Chez-Vuillen)

Dal sito www.lovevda.it   Dal sito www.lovevda.it

«Un altro complesso fortificato, appartenuto anch’esso ai feudatari di Bosses, sorge a monte dell’abitato, in località Chez-Vuillen. Tale edificio costituisce uno dei migliori esempi di casa-forte, articolata in nuclei di età diversa: quello più antico, stimabile al XIII secolo o al successivo, consta di due volumi, l’uno a forma di parallelepipedo e l’altro cilindrico, entrambi coperti da volte (a botte ribassata il primo, conica il secondo), su cui poggia il manto di scandole in pietra».

http://www.comune.saintrhemyenbosses.ao.it/IlTurismo/Davedere/LaCasafortediChezVuillen/tabid/1594/Default.aspx


Saint-Rhémy-en-Bosses (castello di Bosses)

Dal sito www.regione.vda.it   Dal sito www.comune.saintrhemyenbosses.ao.it

  

«Una delle attrattive storiche del Comune è indubbiamente il castello medievale, costruito intorno al 1400, che sorge vicino alla Chiesa di Saint Léonard. Il Castello di Bosses, appartenuto all'omonima famiglia fin dal XII secolo, è un'armoniosa costruzione, la cui attuale conformazione risale al XV secolo. La sua solida struttura monoblocco poggia su di una pianta rettangolare. La facciata principale presenta una serie di finestre a crociera e due doppie catene di immorsatura predisposte forse per ampliamenti mai realizzati. Il lato nord conserva una vasta apertura tamponata che suggerisce un possibile uso agricolo. Nel 1300 la torre del castello fu distrutta per ordine del Balivo di Aosta. Tale parziale abbattimento rientra nel quadro delle punizioni inflitte ai vassalli più riottosi, non sempre rispettosi delle disposizioni di Duchi e Conti. è infatti probabile che verso la fine del 1200 fossero sorti alcuni contrasti tra i Signori di Bosses ed il Conte di Savoia Amedeo V il Grande. Il castello rimase di proprietà dei signori di Bosses sino al 1742, quando la famiglia si estinse. L’edificio del castello è stato di recente sottoposto a massicci lavori di ristrutturazione realizzati nel quadro del progetto di cooperazione transfrontaliera Interreg II Italia -Svizzera, volto a promuovere e sviluppare strategie comuni di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio naturale e storico-culturale dell’area del Gran San Bernardo. Tale progetto ha consentito inoltre di allestire al suo interno un centro di documentazione, alcuni spazi espositivi per la realizzazione di mostre tematiche e alcuni punti per l’informazione e l’accoglienza turistica. L’allestimento degli interni, degli arredi, del sistema informatico e audiovisivo ha completato l’intervento di recupero, che destina il castello a sede e a centro di riferimento per le diverse attività di promozione e informazione dell’area».

http://www.comune.saintrhemyenbosses.ao.it/IlTurismo/Davedere/CastellodiBosses/tabid/1593/Default.aspx


Sarre (castello Reale)

Dal sito www.ortaturismo.net   Dal sito www.comune.sarre.ao.it

  

«Ubicato in posizione elevata, l'antico maniero è costituito da un grande edificio dal quale si erge una torre quadrata. La costruzione primitiva, di cui oggi non rimangono che i basamenti della torre, venne iniziata nel 1242 da Giacomo di Bard, fondatore della casata dei Sarre. Appartenne a questa famiglia sino al 1364, anno in cui, in seguito alla morte di Pietro di Sarre, ultimo erede maschio, Amedeo VI di Savoia lo affidò a Enrico di Quart. L'edificio ebbe poi diversi proprietari fino agli inizi del 1700, quando venne acquistato dal barone Jean-François Ferrod, socio del conte Perrone di San Martino nello sfruttamento delle miniere di Ollomont. Il Ferrod modificò radicalmente l'edificio demolendo le mura in rovina e conservando solo la torre. A lato dell'edificio, nel 1713, edificò la cappella dedicata a santa Barbara e a san Nicola. Interessante, al suo interno, la tavola in legno intagliato, del XIV secolo, raffigurante il Mistero dell'Annunciazione. Fallito il Ferrod, il castello pervenne ai Rapet, ai Nicole di Bard e ai Gerbore. Nel 1869 re Vittorio Emanuele II acquistò il castello, per il prezzo di 55.000 lire, dal notaio Gerbore Leonardo di Aosta. Il re fece costruire le scuderie e sopraelevare l'antica torre, trasformandola in osservatorio. Divenne residenza del sovrano durante i suoi soggiorni di caccia in Valle d'Aosta e i trofei venatori andarono a riempire le pareti di alcune stanze. Una linea telegrafica permetteva i collegamenti con l'accampamento di caccia di Orvieille, in Valsavarenche. Dopo vari interventi decorativi effettuati da Umberto I, il castello fu abitato dai Principi di Piemonte, Umberto e Maria Josè, durante i loro soggiorni di villeggiatura in Valle d'Aosta. Nel 1989 il complesso fu acquistato della Regione Valle d'Aosta e, dopo lavori di adeguamento normativo, di restauro e di allestimento, curato dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali, è oggi nuovamente aperto al pubblico. Al piano terra, un museo illustra la storia del castello, il suo rapporto con le più antiche dimore sabaude di caccia, le fasi di ammobiliamento e di rinnovamento abitativo, attraverso disegni e inventari storici. Al piano nobile, è possibile percorrere la galleria monumentale, visitare la gran sala del gioco e dei trofei venatori e alcune stanze private. Ritratti, cimeli, fotografie, stampe, libri, oggetti preziosi, dipinti, sculture e arredi di pregio accompagnano il visitatore lungo il percorso museale».

http://www.comune.sarre.ao.it/datapage.asp?id=144&l=1


Tour d'hereraz (castello, torre)

Dal sito www.perloz-peonia.it   Dal sito www.regione.vda.it

«Il sentiero che collega Tour d'Héréraz con il borgo medievale di Perloz, attraversando il ponte di Moretta, è stato utilizzato per secoli in alternativa al tracciato di fondo valle che, seppur più agevole, richiedeva tempi maggiori. Il percorso è stato recentemente oggetto di interventi di manutenzione da parte dell'amministrazione locale di Perloz e sono state posizionate anche alcune staccionate nei punti più pericolosi. La passeggiata inizia dalla frazione di Tour d'Héréraz dove si trova l'antica torre da cui il paesino prende nome. Nel medio evo era qui presente un piccolo castello appartenente alla famiglia de Hereriis, che venne trasformato in chiesa nel XIX secolo. L'unica parte ancora riconoscibile è il "donjon". La grande torre, probabilmente una delle più antiche della Valle d'Aosta, fu sormontata da una cella campanaria e oggi funge da campanile mentre il corpo d'abitazione è stato trasformato e adibito a casa parrocchiale».

http://orsostanco.altervista.org/perloz.html


Vachéry (torre)

Dal sito gestionewww.regione.vda.it   Dal sito www.chiesevaldostane.it

  

«Ubicata nella frazione Vachéry, da cui ha preso nome la famiglia proprietaria della torre, è un massiccio parallelepipedo a pianta quadrata, con mura in pietra spesse quasi due metri e aperture caratterizzate da particolari architettonici degni di nota. La torre, costruita nel XII secolo, su fondamenta romane, appartenne ai nobili De La Tour d'Etroublese e ai De Vacheria. Nata in origine come torre per le segnalazioni, assunse poi funzioni residenziali come provano i rimaneggiamenti delle aperture. Sul fronte occidentale conserva il profilo dell’accesso, ora murato, a notevole altezza dal suolo, con stipite e architrave monolitici e arco di scarico a tre conci. Durante la guerra la frazione di Vachéry fu bruciata a seguito di una rappresaglia nazista e la torre venne donata alla popolazione per ricavarne materiale per la ricostruzione; le operazioni di demolizione risultarono però troppo complesse e la struttura fu salvata. ...».

http://castelliere.blogspot.it/2011/12/il-castello-di-giovedi-15-dicembre.html


Valpelline (casa-forte La Tour)

Foto di Patafisik, dal sito it.wikimedia.org   Foto di Patafisik, dal sito http://commons.wikimedia.org

«Costruita intorno al 1100, la casa forte apparteneva alla nobile famiglia La Tour di Valpelline; passò in seguito ai signori di Quart che vi stabilirono la scuderia, il granaio e vi esercitavano la giustizia. La Tour fu anche, tra il 1400 e il 1800, la sede della locale confraternita dello Spirito Santo. Nel XVIII secolo la casa forte fu ceduta alla famiglia Ans... di Valpelline, che la ristrutturò, conferendole l'attuale aspetto, segnalato dalla data del 1709 posta sull'architrave dell'ingresso».

http://www.comune.valpelline.ao.it/IlPaese/IMonumenti/tabid/293/Default.aspx


Valpelline (torre La Tornalla)

Dal sito www.regione.vda.it   Dal sito www.comune.valpelline.ao.it

«Torre a pietra rotonda, situata a nord della chiesa parrocchiale; si tratta di una costruzione dalle oscure origini, risalente al XV-XVI secolo».

http://www.comune.valpelline.ao.it/IlPaese/IMonumenti/tabid/293/Default.aspx


Verrand (Grand Bâtiment o castello)

Dal sito www.facebook.com/proloco.pre   Dal sito http://flickr.com

«Casa antica sita nel villaggio del Verrand, è detta “grand bâtiment” o anche “castello del Verrand“. Presenta alcuni elementi di epoche antiche, quali le finestre gotiche in pietra lavorata e, all‘interno, la scala a chiocciola. Mancano notizie storiche».

http://www.lovevda.it/turismo/prima_di_partire/informazioni/pagina_ricerche_i.asp?tipo=scheda&pk=929&nomesch=sch_patrimonio...


Verrès (castello Challant)

Dal sito http://gestionewww.regione.vda.it   Dal sito it.wikipedia.org

  

«Il castello di Verrès, eretto in posizione dominante su un promontorio roccioso a strapiombo sul torrente Evançon, all’imbocco della Val d’Ayas, fu edificato a partire dal 1360 per volere di Ibleto di Challant, rappresentate di una delle più nobili casate valdostane, nonché governatore e capitano generale del Piemonte a partire dal 1372, quando i duchi di Savoia gliene affidarono la giurisdizione feudale. Alcuni documenti attestano la presenza sul sito dove venne costruito il castello di una precedente fortificazione militare risalente al 1287 di proprietà dei signori di De Verretio. Una volta terminata la costruzione, attestabile al 1390, come ricorda un’iscrizione scolpita su un architrave di una porta del primo piano, Ibleto utilizzò il castello non solo come potente baluardo militare, ma anche come residenza privata. Nel XVI secolo, per volere di Renato di Challant, vennero aggiunte le mura esterne munite di bastioni adatti al posizionamento delle artiglierie. Renato di Challant, grande signore rinascimentale, fece aggiungere anche alcune finestre che ne ingentilirono la struttura severa e marziale Non avendo figli maschi, Renato lasciò il castello in eredità alle figlie femmine, trasgredendo così all’uso del ducato di lasciare le eredità feudali esclusivamente ai figli maschi. Per tale motivo il castello fu requisito dai duchi di Savoia e adibito a sede di una guarnigione. Nel 1660 fu smantellato l’apparato difensivo e il castello venne abbandonato e lasciato andare in rovina. Nel 1894 fu acquistato dallo Stato, restaurato e dichiarato monumento nazionale.

Il castello ha la forma imponente di un poderoso monoblocco cubico in pietra i cui lati misurano 30 metri ciascuno. L’intera struttura è coronata da fitti beccatelli tra i quali si aprono caditoie per la difesa piombante. I beccatelli sostengono la merlatura a coda di rondine, in seguito coperta da un ampio tetto. Le pareti hanno uno spessore di circa 2,5 metri. Su tutti i lati del castello si aprono bifore riccamente e variamente ornate che ingentiliscono l’aspetto severo del castello. L’edificio è strutturato intorno ad un cortile quadrato dove si trova uno scalone monumentale in pietra ad archi rampanti, accesso ai piani superiori. Al piano terreno si trovano due grandi saloni simmetrici che occupano i lati est de ovest del castello, a sud si trovano le cucine. Il salone posto sul lato est è coperto da una volta a botte e in passato fu presumibilmente usato quale magazzino per l’artiglieria. Il salone occidentale, invece, la sala d’Armi, voltato a sesto acuto, ospita due camini monumentali. Il primo piano era completamente riservato al signore e alla sua corte. Oltre alle camere, di notevole interesse è la grande sala da pranzo, collegata alla cucina padronale da un passavivande. La cucina padronale ospita l’unica copertura originale ancora presente nel castello: una volta in pietra a vele multiple ricostruita ai tempi di Renato di Challant. Questo ambiente è dotato di tre grandi camini, uno dei qual9, in particolare, quello posto sul lato nord, di dimensioni monumentali e riccamente decorato. Al secondo piano (non visitabile) vi sono gli appartamenti di servizio, collegati grazie ad una scala in legno al piano delle caditoie. L’essenzialità dell'edificio, la regolarità della pianta e le scarse decorazioni, rappresentate unicamente da alcuni particolari in pietra verde e bianca, sottolineano il carattere prettamente militare dell’edificio, d’altro canto non va dimenticato che la famiglia Challant era proprietaria di una dimora molto più confortevole di questa: il castello di Issogne. Nel 1536 Renato di Challant affidò ad un esperto architetto militare spagnolo, Pietro de Valle, la costruzione di una cinta muraria, resasi necessaria per difendere il castello dall’uso delle nuove armi da fuoco. La cinta muraria venne munita di cannoniere e di torrette poligonali da offesa, mentre l’ingresso fu reso più sicuro grazie a un’antiporta con ponte levatoio. Inoltre nel castello vennero aperte, in aggiunta a quelle già esistenti di tipo gotico, nuove finestre a crociera e alcune porte in stile moresco, di chiaro influsso spagnolo».

http://www.castit.it/pagine/00home/castellodelmese/verres.html


Ville (casa-forte e torre)

Dal sito http://gestionewww.regione.vda.it   Dal sito gestionewww.regione.vda.it

«La torre di Ville si presume sia stata edificata nel 1969 dall’architetto Guglielmo Lange assegnandole funzioni difensive legate al ponte sul torrente Prouve. Questa ipotesi però non è propriamente esatta, perché dal punto di vista strategico non si giustificherebbe la presenza della torre a difesa di un passaggio che poteva essere aggirato poco più in là verso il torrente. La tesi certa è che la torre costituirebbe un gruppo di reperti monumentali risalenti alla fine del X o inizio dell’XI secolo. Nel 1239 era di proprietà dei Vallaise, che in occasione della guerra contro Ugo di Bard ottennero dal visconte Boso l’aiuto di 10 soldati da tenersi nella torre sino alla fine del conflitto. L’imponente costruzione a pianta quadrilatera è alta ben dodici metri. Gli spigoli esterni sono perfetti anche se lo spessore dei muri è disuguale. Il piano inferiore era privo di aperture, al contrario il primo piano presenta quattro feritoie. L’ultimo piano ha tre feritoie analoghe a quelle del piano sottostante, mentre nel lato sud si apre la porta di accesso originaria, sormontata da un arco cieco».

http://www.byitaly.org/it/ValledAosta/Aosta/Arnad/Torre_di_Ville


Villefranche (casa-forte)

Foto di M.E. Vuillermoz, dal sito www.auxpiedsduchateau.it   Foto di M.E. Vuillermoz, dal sito www.auxpiedsduchateau.it

«è un edificio a forma di cubo di modeste dimensioni che si presume risalga all’ultimo quarto del XV secolo. Il lato è inferiore ai dieci metri, con alcune finestre rettangolari di piccole dimensioni e cornici in pietra lavorata. Le pavimentazioni sono tutte in legno e all’ultimo piano il soffitto, a botte, è in muratura. è affiancato da una torre cilindrica della stessa altezza, che originariamente era più alta. La porta di accesso si apre al piano terreno, con arco a tutto sesto. I piani superiori sono dotati di poche aperture rettangolari molto strette e le finestre sono provviste di inferriate. Salendo attraverso una scala a chiocciola in pietra, della torre scalare, si raggiungono quattro locali, uno in ogni piano, della stessa grandezza e una cantina. Si ritiene potessero essere utilizzati come magazzini per le derrate alimentari o per le armi. L’edificio è privo di camini, canne fumarie o bracieri, si può, pertanto, escludere che al suo interno potessero soggiornare delle persone se non per brevi soggiorni o pernottamenti in caso di necessità ed anche, da piccoli contingenti armati, in guerra. Si presume, infatti, che potesse trattarsi di un “pied-à-terre”, che il rappresentante dell’autorità pubblica usava per ricevere i sudditi, redigere documenti e riscuotere le “redevances”, oppure di un Tribunale. Anche se radicali trasformazioni rendono difficile un confronto, pare proprio che la casaforte di Villefranche abbia similitudini con “la Tornalla” di Valpelline e le caseforti “Chez-Willien” di Bosses e Grand-Bâtiment di Verrand a Pré-Saint-Didier».

http://www.auxpiedsduchateau.it/quart_torri.html


Villefranche (tour de Chétoz)

Dal sito www.naturaosta.it   Foto di Patafisik, dal sito it.wikipedia.org

Nel Comune di Quart «il medioevo ha lasciato altre opere di rilievo come la bella casa forte di Povil o la piccola torre di controllo (tornalla) che sovrasta Villefranche, borgo di origine medievale».

http://www.naturaosta.it/itinerari2.htm


Villeneuve (ruderi del castello di Châtel-Argent)

Dal sito gestionewww.regione.vda.it   Dal sito www.grand-paradis.it

  

«Il terrazzo roccioso, a picco sulla Dora Baltea, sul quale si ergono i ruderi del castello era già occupato in epoca preistorica (lo confermerebbe il ritrovamento di una stele antropomorfa protostorica), e successivamente fu occupato in epoca salassica e poi romana da una fortificazione posta a guardia della valle, in difesa dei confini dell'Impero dalle invasioni dei Barbari. Secondo alcuni studiosi il nome sarebbe dovuto al fatto che questo castello fu sede di una zecca ("argent" in francese significa "denaro"), come testimoniato dal ritrovamento di monete coniate. Indagini più recenti confermano che il toponimo Castrum Argenteum fosse già in uso intorno al 1175. I ruderi del castello oggi visibili risalgono al XIII secolo, più precisamente la sua costruzione, avvenuta utilizzando materiali preesistenti dell'epoca romana, sarebbe datata 1275 per opera dell'architetto del conte Pietro II di Savoia, James of Saint Georges, già attivo nel Galles. Diversamente dagli altri castelli valdostani, Châtel-Argent per la sua posizione strategica fu sempre sotto la giurisdizione di Casa Savoia, anche se la baronia di Châtel-Argent ebbe numerosi signori: i Bard, gli Challant, i Roncas, e altri. L’accesso alla rocca di Châtel-Argent è rappresentato dalla “rampa”, così chiamata dai Veullatsu (gli abitanti di Villeneuve): si tratta di una strada a scaloni ricavata nelle pareti di roccia che sovrastano il borgo di Villeneuve. L'area rinchiusa da ciò che resta della cinta muraria, spessa cm 0,85, è di circa 90 x 70 metri; si calcola che potesse contenere 2000 uomini. Per quanto riguarda l’antica costruzione si trovano, all'interno della cinta, nella posizione più elevata del sito, i resti di un corpo di fabbrica e di una cisterna; la parte meglio conservata, che caratterizza l'aspetto del sito, è rappresentata dal dongione di forma cilindrica, alto circa 16 metri e coronato da merlatura, avente un diametro di 9,50 metri misurato all'esterno. La porta d'ingresso era posta a diversi metri d'altezza, mentre le uniche luci sono le feritoie quasi invisibili esternamente. Sul fronte est dell'area fortificata si trova una piccola chiesa castellana dedicata a Santa Colomba in stile romanico che si ritiene costruita tra verso il 1050-70. La chiesa ha un aspetto alquanto arcaico: la facciata presenta tre specchiature verticali coronate da archetti degradanti; l'abside che sporge otre la cinta muraria, è ornata da lesene e archetti pensili in cotto. All’interno della chiesetta si conservano labili tracce di affreschi databili al XIII secolo. Oggi il castello è visitabile e gestito dalla Fondation Grand Paradis, che organizza visite guidate al rudere e lungo un itinerario detto "Vivre Châtel-Argent". Il Castello è diventato anche luogo di suggestive manifestazioni in costume in occasione del "Festival del Medioevo" di Villeneuve».

http://castelliere.blogspot.it/2012/08/il-castello-di-lunedi-6-agosto.html


            

     

      

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