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CAstelli, FORTEZZE, ROCCHE, torri, borghi E EDIFICI fortificati, palazzi DEL POTERE

MARCHE

Il Territorio delle Rocche

Terra di passaggio, posta da sempre fra confini di entità politiche forti - da nord a sud e ad ovest - e divisa anch’essa al suo interno fra potenti signorie spesso contrapposte, la “Marca” mostra ancora oggi con le sue numerose rocche i segni della sua storia politica.

Una storia di aspre difese ed offese, denunciata dalla puntiforme distribuzione di strutture militari edificate a presidio delle città e del territorio, che può essere oggi ripercorsa in un itinerario affascinante che abbraccia tutta la regione. 

La tipologia della “rocca”, presidio di piccole guarnigioni armate, caratterizzata  da un ridotto circuito murario fra torrioni perimetrali contenente l’estrema difesa del mastio, ben si adattava infatti sia al controllo dei passi intervallivi che alla difesa dei centri urbani, e spesso anche al loro occhiuto controllo.

Di dimensioni e morfologie variabili, attrezzata con più o meno eleborati escamotages tipologico-costruttivi (masti, rivellini, battiponte, ecc.) si adattava spesso anche a residenza temporanea del signore. Le Marche ne mostrano esempi qualificati dal Medioevo al Rinascimento anzi, in quest’ultimo periodo, ne diventano il laboratorio esemplare.

Le prime costruzioni risalgono alla presenza del Legato pontificio Egidio Albornòz, delegato da Innocenzo VI alla riconquista dei territori della Chiesa (1353). Abile negoziatore quanto deciso stratega, il cardinale castigliano costellerà la regione di potenti rocche in pietra, delle quali rimangono sporadici esempi leggibili e molti reperti archeologici. Fra i primi si segnalano la Rocca di Sassoferrato (1368),  mentre fra i secondi quella di Urbino (terminata nel 1371) oggi inglobata in ristrutturazioni cinquecentesche, come quella di Senigallia (1355). Ma la più eminente doveva essere quella di S. Cataldo in Ancona  (1356-61), distrutta a furor di popolo nel 1383.

Rocche medievali suggestive sono anche quella dei Varano a Sfercia (Camerino), di Naro (presso Cagli), Castel di Luco ad Acquasanta, Rocca Priora a Falconara; come anche i caratteristici insediamenti fortificati rurali del Castello della Rancia a Tolentino e di Monte Varmine a Carassai.

Nel Rinascimento si esercita nelle Marche l’avanguardia degli architetti militari della “transizione”, che rivoluzionano l’aspetto e la funzionalità antibalistica delle strutture difensive. Spiccano il senese Francesco di Giorgio Martini ed il fiorentino Baccio Pontelli, al servizio rispettivamente dei Montefeltro e del Papa. Loro capolavori e prototipi internazionali vanno considerati le rocche di Mondavio e di Acquaviva Picena, dalle complesse geometrie planimetriche. Del primo si segnalano anche quelle di Sassocorvaro, S. Leo e Cagli, del secondo quella di Offida.

Caratteristiche e ben conservate rocche di transizione sono anche quelle di Urbisaglia, di Arquata del Tronto e di Montefiore di Recanati. Articolate e di maggiore dimensione si mostrano quelle di Gradara (1431-94) - con spiccata vocazione residenziale - e di Fano (1452);  mentre spiccano, per la loro paradigmatica tipologia quadrilatera bastionata di “rocche di pianura”, la Rocca Costanza di Pesaro (Antonio Marchesi da Settignano, 1474) e quella roveresca di Senigallia (Luciano Laurana e Baccio Pontelli, 1478), quest’ultima esemplarmente restaurata e fruibile.

(da: Fabio MARIANO, Guida Verde / Marche, Touring Club d’Italia, Milano 1998).

    

Le schede qui presentate sono di due tipi: 1) analitiche, con immagini e dati storici (schede firmate); 2) di semplice segnalazione (con link a pagine e siti esterni per approfondimenti specifici): queste ultime possono essere successivamente sostituite da schede analitiche.

 


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