| Sei in: Mondi medievali ® Castelli italiani ® Umbria ® Provincia di Perugia |
a cura di Daniele Amoni

Due vedute del castello
clicca
sulle immagini in basso per ingrandirle
Epoca:
fine XIV secolo su precedenti strutture.
Conservazione: restauri incorso, dopo il sisma.
Come arrivarci: percorrendo la provinciale Perugia-Gualdo Tadino, all'altezza di Casacastalda dirigersi verso Carbonesca: il castello è in questa frazione di Gubbio, al numero 104.
Ubicato sotto il Comune di Gubbio, in provincia di Perugia, vi si accede dalla provinciale che da Perugia conduce a Gualdo Tadino e Fossato di Vico. All'altezza della frazione di Casacastalda (Valfabbrica), si prende la strada che conduce a Gubbio attraverso le frazioni di Carbonesca e Colpalombo. A ridosso del Chiascio, dal quale attingeva l'acqua per il funzionamento del molino, prospiciente al castello di Schifanoia, costituì nel Medioevo il fulcro della difesa eugubina verso Perugia insieme ai castelli di Colpalombo, Torre di Carlo, Caresto e S. Stefano de Arcellis.
Nel 1368 era classificato come villa in cui risiedevano Butus Vannis e Lumenella Alevutii Primoli, sua consorte. Il 15 luglio 1373, il tesoriere generale della Chiesa, Francesco di Incisa, chiedeva per tutti i castelli un contributo per la Lega contro Perugia ed anche Magrano fu tassato secondo il numero delle famiglie che lo abitavano.
A partire dall'8 dicembre 1375 Gubbio si ribellò al potere della Chiesa, affidando il governo della città ai Gabrielli che lo gestirono secondo criteri di equità e democrazia. I fuoriusciti eugubini si riversarono nelle terre del contado e assoldarono il capitano di ventura Boldrino da Panicale che cominciò a razziare il bestiame e a sottrarre ai contadini i campi coltivati. Anche Magrano non si sottrasse a questi eventi tanto che i contadini furono costretti a rifugiarsi all'interno della città aumentando il fenomeno dell'urbanesimo.
Divenuto nel 1384 signore di Gubbio Federico da Montefeltro, egli assegnò il feudo di Magrano a due suoi fedelissimi: Gioacchino (podestà di Cesena nel 1393) e Melchiorre del fu Jacopo Montaini (o Montaiti), originari di Pergola, che il 7 ottobre 1390 giurarono di nuovo fedeltà al conte. Fu quasi certamente in quegli anni (1384-1391) che la villa venne fortificata con la costruzione e l'adattamento delle preesistenti strutture alle nuove esigenze militari.
Nel 1391 Melchiorre Montaiti si ribellò insieme ai feudatari dei castelli di Serra Brunamonti, Palazzo d'Achille e S. Stefano. Magrano, inevitabilmente, fu attaccato, ma la valida difesa approntata respinse i fanti del Montefeltro, guidati dal conte Galasso di Federico I, ai quali non rimase altro che distruggere il molino.
Tra il dicembre 1392 e l'aprile del 1393 il Comune di Gubbio riscattò diverse terre, tra cui i castelli di Serra Brunamonti e Magrano, pagando 400 fiorini d'oro a Bartolo da Castello, Forabosco da Nocera e Melchiorre da Magrano.
Seguirono anni di pace sotto Guidantonio da Montefeltro che nel 1431 inviò come castellano Pietro Bartoli, il quale provvide ad aumentare il contingente armato del castello che rischiava di essere assalito dalle milizie di Niccolò della Stella.
Dopo un breve dominio di Oddantonio I, nel 1444 Gubbio passò sotto Federico da Montefeltro che, attraverso l'alleanza con Firenze e successivamente con la Chiesa, cercherà di mantenere inalterati i suoi confini verso Perugia e fece così di Magrano la sua residenza di caccia preferita. Si narra che il duca si lasciasse trascinare in maniera sfrenata con tutta la sua corte in lunghe battute di caccia a daini e cinghiali che ancora oggi popolano la proprietà; queste si concludevano immancabilmente con lauti banchetti in cui i suoi commensali potevano apprezzare i frutti più preziosi di questa terra tra cui primeggiava il tartufo.
Nel 1462, dopo la sua nomina a capitano generale delle milizie pontificie e a gonfaloniere di Santa Romana Chiesa, Federico da Montefeltro inviò a Magrano come castellano Pero di Betto. Nel 1477 Francesco Raffaelli, fattore del duca, con l'approvazione del nobiluomo Giovan Battista Griffi di Milano, revisore dello stesso duca, cedette in affitto a Ugolino di Pietro di Naio, del contado di Cagli, il molino, la gualchieria e i terreni di pertinenza del castello per 6 anni.
Nel Cinquecento, sotto la signoria di Francesco Maria I della Rovere (1508-1538), il castello passò a Francesca Bartolini dei conti di Biscina che sposerà nel 1526 Giovanni Maria I della Porta, nobile di Modena ed ambasciatore di Francesco Maria I, stabilitosi a Gubbio a partire dal 1516.
Il della Porta, nel 1530, ottenne dal duca di Urbino l'investitura del ducato di Frontone, castello nelle vicinanze di Cagli, quale contropartita per tutte le somme di denaro che erano servite al Della Rovere per la riconquista del suo Stato occupato da Lorenzo de' Medici.
Pur avendo queste due proprietà, una in Umbria e l'altra nelle Marche, Francesca Bartolini e Giovanni Maria I della Porta si trasferirono a Roma in quanto il marito era stato nominato dal duca ambasciatore presso la corte pontificia; lì nacquero i figli Giulio, Onofrio, Eleonora e Virginia. La tenuta rimase come dimora estiva, quando la famiglia era solita ritornare fuggendo dalla calura romana.
Il feudo di Magrano era diventato proprietà di Francesca Bartolini in quanto, morto in giovane età in un torneo cavalleresco l'erede maschio, Ippolito Bartolini, le quattro sorelle si dovettero spartire tutto il cospicuo patrimonio della famiglia. Giovanna, monaca nel convento della SS. Trinità di Gubbio, rinunciò a favore delle altre tre sorelle, tutte sposate: Francesca con Giovanni Maria I della Porta, Costanza con Roberto della Branca e Laura, prima con Girolamo Gabrielli e, in seconde nozze, con Orazio di Carpegna.
Dopo la morte di Giovanni Maria I, Magrano passò al figlio Giulio I (1530 ca-1591), maggiordomo di Francesco Maria II della Rovere (1549-1631) che aveva sposato Francesca di Carpegna. Nel 1570 Giulio I ereditò anche l'intero patrimonio della zia Costanza Bartolini (tra cui Biscina) che, rimasta vedova e senza eredi, era andata a vivere presso la sorella Francesca.
Giulio I e Francesca ebbero quattro figli: Francesco (1578-1654), Laura, sposata a Angelo Boncambi di Perugia, Elisabetta, sposata all'eugubino Vincenzo Biscaccianti, Costanza a Camillo Vallemani di Fabriano.
Francesco, sposato appena diciassettenne con l'eugubina Fausta Baldinacci che gli portò in dote 9000 scudi romani, ereditò il feudo di Magrano. Ebbe nove figli tra maschi e femmine: Laura, monaca; Virginia, morta adolescente; Eleonora sposata con Cristoforo Pamphily di Gubbio; Ippolito sposato con Clarice Cantalmaggi, Onofrio paggio del duca Farnese di Parma; Bartolomeo paggio del conestabile Colonna, Giammaria paggio del duca di Urbino; Tommaso; Giulio (1599-1652), il primogenito.
Purtroppo la morte di Giulio II (1599-1652), primogenito di Francesco della Porta e sposato con la possidente Modesta Beni, avvenuta due anni prima del padre, cambiò l'asse ereditario, per cui Magrano passò sotto i fratelli di Giulio che amministrarono il patrimonio a turno: Onofrio (1654-1665), Tommaso (1665-1669) e Ippolito (1670-1685).
Giulio aveva avuto da Modesta quattro figli: Girolama, Fausta e Teresa che si fecero suore, e Giovanni Ardicino. Alla morte dello zio Ippolito della Porta (1685), Giovanni Ardicino (1649-1732) ereditò tutto il patrimonio.
Non sappiamo esattamente l'anno preciso in cui Magrano cambiò proprietario: presumiamo che ciò avvenne nella seconda metà del '600 quando il castello divenne proprietà dei conti di Carpegna, parenti dei vescovi eugubini Pietro (1628-1630), prefetto di Norcia nel 1621, e Ulderico (1630-1638), figli del conte Tommaso e di Vittoria Landriani. Ulderico, successo al fratello al vescovado eugubino, istituì a Gubbio il tribunale dell'Inquisizione, divenne cardinale nel 1634 e resse la dicesi di Todi (1638-1643), Albano (1666), Frascati (1671), Palestrina, Sabina e Porto. Morì a 84 anni nel 1679.
Francesco Maria di Carpegna, fratello dei due prelati, fu un grande mecenate delle arti e nel bimestre maggio-giugno 1630 fu eletto a Todi Priore del Popolo.
Sul finire del XVII secolo, il castello, ormai ridotto in cattive condizioni, fu sottoposto a lunghi lavori di restauro dall'architetto eugubino Carlo Perugini (Gubbio 1640 - Fano 1707), coadiuvato dallo scultore Biagio Vantaggi (1639-1713). La famiglia dei conti di Carpegna si estinse nel conte Francesco Maria il quale con testamento del 25 settembre 1747 nominò suo erede, con l'obbligo dell'assunzione del titolo, il nipote Antonio Gabrielli, figlio di Laura di Carpegna e di Mario dei marchesi Gabrielli. Nel 1751 il conte Antonio Gabrielli di Carpegna, signore di Magrano, chiese al vescovo di Gubbio mons. Giacomo Cingari il permesso di costruire una chiesa dedicata a S. Filippo Neri, nella parrocchia di S. Angelo di Carbonesca.
Nel 1830 la proprietà fu ereditata dalla principessa Giulia Bonaparte, moglie del marchese Luigi del Gallo di Roccagiovine, figlia di due cugini di primo grado nipoti di Napoleone, Carlo Luciano Bonaparte (Parigi 1803-1857), principe di Canino, figlio primogenito di Luciano (Ajaccio 1775-Viterbo 1840), e Zenaide Bonaparte (1801-1854), figlia di Giuseppe Bonaparte (Corte 1768-Firenze 1844), già re di Napoli e di Sicilia, e di Giulia Clary. I due si erano sposati a Bruxelles il 29 giugno 1822 ed ebbero una nutrita discendenza - che costituì il cosiddetto "ramo romano" dei Bonaparte - composta da: Giuseppe (Filadelfia 1824-Roma 1865); Luciano (1828-1895), cardinale; Napoleone Carlo (1839-1899) sposato nel 1859 con Maria Cristina Ruspoli (1842-1907); Carlo Alberto (1843-1847); Alessandrina (Point Breeze, Usa 1826-Leghorn 1828); Giulia (1830-1900) sposata nel 1847 a don Alessandro del Gallo, marchese di Roccagiovine (1826-1892); Carlotta (Roma 1832-Ariccia 1901) moglie (1848) del conte Pietro Primoli di Foglia (1821-1883); Leonia (Firenze 1833-Ariccia 1839); Maria (Roma 1835-Spoleto 1890) sposata nel 1851 con il conte Paolo di Campello della Spina (1829-1917); Augusta (1836-1900) sposata nel 1856 alle Tuileries con don Placido Gabrielli (1832-1911); Batilde (Roma 1840-Parigi 1861) sposata nel 1856 con il conte Louis de Cambacérès (Parigi 1832-Chamonix 1868); Albertina (Firenze 12 marzo 1842-Roma 3 giugno 1842).
Alessandro acquistò nel 1832 anche la proprietà di Mandela (Roma), antico feudo dei Prosperi, dove Giulia Bonaparte era solita trascorrere le sue giornate da vera mecenate con un proprio "salotto culturale" dove ospitò frequentemente lo scrittore Joseph Ernest Renan (1823-1892), il pittore Albert Besnard (1849-1934), l'archeologo Pietro Rosa.
Da Giulia Bonaparte, il castello passò al figlio, marchese Luciano di Roccagiovine, personaggio estroverso, poliedrico, frequentatore dei salotti perugini, che maturò il suo impegno anche nella vita politica eugubina. Nel gennaio 1878 il sindaco di Gubbio, Angelico Fabbri, insieme agli assessori Gabriele Stirati e Luciano Del Gallo di Roccagiovine, rappresentò il municipio e la Congregazione di Carità alla cerimonia funebre del re Vittorio Emanuele II. Nel 1879, durante il XII Congresso Alpino Italiano di Perugia, condusse alcuni partecipanti sul monte Cucco, calandoli nella famosa grotta con corde e pulegge.
Il 15 settembre 1898, mentre stava transitando per porta S. Pietro a Perugia con il calesse, perse una ruota e il cavallo impaurito trascinò il marchese per un lungo tratto a galoppo sfrenato, finché non venne fermato da una guardia municipale. L'anno successivo sul purosangue "Massaua" vinse una gara dei gentleman riders e una prova di steeple-chase ad ostacoli battendo il conte Tiberio Rossi-Scotti.
Nel 1905 il marchese Luciano del Gallo di Roccagiovine, amico e parente del conte Pompeo di Campello, fu protagonista di un celebre processo, durato per ben quattro anni, per il ferimento di Odoardo Franzini, maestro elementare di Grello, frazione di Gualdo Tadino. Il fatto, che all'epoca suscitò grande scalpore per la caratura del personaggio coinvolto che recriminava il diritto di difendere liberamente la sua proprietà, era stato esacerbato da una serie di episodi di bracconaggio che, nella tenuta del castello all'epoca estesa ben 1000 ettari, ogni giorno comportavano la morte di numerosi capi di selvaggina. Il marchese, abilmente difeso da due principi del foro perugino suoi amici come Umberto Angeloni e Cesare Fani (Perugia 1844 - Palermo 1914), cercò una transazione: il processò terminò con la remissione di querela e l'accordo tra le parti. Il Franzini, nato a Palanzano nel 1864, si era trasferito a Gualdo dove aveva sposato Giuseppa Felizianetti, figlia di Michele e Carmela Vecchiarelli.
La figlia del marchese, donna Zenaide di Roccagiovine, sposò Francesco Giunta (San Piero a Sieve, Firenze 1887-Roma 1971), personaggio che ebbe un ruolo di primo piano durante il periodo fascista. Dopo una breve esperienza nella sezione fiorentina dell'Associazione Nazionale Combattenti, riversò tutto il suo impegno nell'Alleanza di difesa cittadina, di cui organizzò e capeggiò le squadre d'azione, composte in genere da ex arditi, che in seguito costituirono i nuclei originari dello squadrismo fascista fiorentino. Trasferitosi a Trieste, venne subito inserito nel comitato direttivo del fascio locale e diresse «Il Popolo di Trieste» dal 1920 al 1923. Deputato, membro del Gran Consiglio e segretario del PNF (1924-1924), fu vicepresidente della Camera (1927-1932) e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
La tenuta di Magrano, dopo la morte di Francesco Giunta, è passata al figlio Luciano Filippo Giunta di Fiume, sposato con Adele Tremi.
La costruzione, al centro di una vasta tenuta agricola e di una riserva di caccia incontaminata, è stata più volte ampliata e riadattata in base alle esigenze abitative delle varie epoche. Oggi si presenta come un massiccio e superbo palazzo residenziale immerso in un parco lussureggiante, su cui svetta una massiccia torre quadrata coperta, dalla quale si dominava il percorso che, attraversando il Chiascio, portava a Perugia.
Oggi tutta la proprietà è guidata dal figlio Remo Luciano Giunta di Fiume che, dopo gli ultimi eventi sismici, sta provvedendo a restaurare il castello con grande capacità nel rispetto della sua secolare vicenda storica. La tenuta di Magrano produce attualmente formaggi, salse, creme ed oli basati su due elementi principi della cucina umbra, il tartufo e l'olio extravergine di oliva, unici e prelibati frutti di sapori antichi e autentiche tradizioni ma, nello tempo, realizzati con le più moderne tecnologie e con il più stretto controllo igienico-sanitario.
Per gli amanti del "brivido" segnaliamo che il castello è stato al centro di un certo interesse a causa del manifestarsi di strani fenomeni secondo le affermazioni del sig. Luciano Filippo Giunta: «più volte ho assistito come ad improvvise folate di vento gelido; la presenza di un fantasma non mi inquieta più in quanto - come abbiamo scoperto in seguito grazie all'intervento di una medium - si tratta di un giovane di appena venticinque anni, Viberto di Lupone, discendente dai fondatori del castello che intorno all'anno 1100 fu ucciso per possedere ogni suo bene. Egli è sepolto sotto la torre del castello accanto ad un libro di preghiere e ad una misteriosa spada insanguinata portatrice di una maledizione... è, comunque, uno spirito benevolo e protettivo che chiede solo preghiere per la sua anima».
©2003 Daniele Amoni. La seconda immagine di copertina è tratta dal sito www.castellodimagrano.com.