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In alto, la Torre di Belloluogo; in basso la Torre del Parco

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Epoca: del secolo XIV la torre di Belloluogo; del successivo quella del Parco.

Conservazione: buone condizioni.

Come arrivarci: da Bari la S.S. l6 in direzione sud conduce direttamente a Lecce.

  

Cenni storici.  

Dal sito Monumenti di Lecce: «Costeggiando il viale Otranto, parallelo al viale Lo Re, si imbocca, sulla destra, il viale Don Minzoni in fondo al quale già appare la Torre del Parco, eretta nella metà del XV secolo da Giovanni Antonio del Balzo Orsini, conte di Lecce e principe di Taranto, figlio di Maria q'Enghien. Questa torre, a struttura circolare, ripete lo schema della Torre di Belloluogo; non esiste più il fossato che è stato colmato, è stata ristrutturata per essere abitata e ora si presenta in discreto stato di conservazione. Qui Giovanni Antonio aveva collocato la sua zecca, vi riposava e ospitava la nobiltà leccese.

  

Usciti dal Cimitero si imbocca, a destra, la via Taranto e poi a destra la via vecchia Surbo dove in aperta campagna appare la trecentesca Torre di Belloluogo, costruita da Gualtiero o da Ugo di Brienne. Singolare esempio di architettura militare angioina, è a forma cilindrica con merli e fossato colmo d'acqua (ancora esistente), dove la Regina Maria d'Enghien trascorse in serenità l'ultima parte della sua tumultuosa vita, godendo dei bagni che faceva nel sottostante ninfeo. 
La torre, nonostante il logorio del tempo, conserva al suo interno ancora alcune stanze ed una piccola cappella riccamente affrescata dove si vedono scene della vita di S. Maria Maddalena del Calvario, i quattro evangelisti, sette profeti e un Cristo benedicente».
 

  

Dal sito Trova Salento: «Nella Torre di Belloluogo, in un piccolo oratorio, le Storie della Maddalena, opera di maestranze post-giottesche napoletane della fine del XIV secolo, sembrano un omaggio alla dinastia angioina, particolarmente devota della santa che aveva evangelizzato la Provenza, tanto è vero che Carlo II aveva promosso un pellegrinaggio da Napoli alla Provenza sui luoghi che erano anche quelli di provenienza dei Brienne. Lo spazio è rigorosamente diviso tra le Storie dei Vangeli e quelle, di tradizione popolare, della Legenda aurea di Jacopo da Varagine. Inserite entro cornici a racemi e a cosmatesche, le scene hanno la raffinata coloritura tipica delle miniature, specie negli episodi delle Pie donne al sepolcro, Noli me tangere, e soprattutto della Partenza dalla Palestina».

   

   

©2004

   


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