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a cura di Vito Ricci
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scheda
cenni
storici

Immagini della masseria e della torre.



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Epoca:
probabilmente
tra
XV e XVI secolo.
Conservazione: abbandonata, è ridotta a rudere.
Lungo la via parallela alla Ferrovia Bari-Nord che da via Torre di Brencola conduce alla strada provinciale Santo Spirito-Bitonto, si possono ancora vedere gli imponenti ruderi di Torre Ricchizzi. La masseria fortificata presenta un'alta e possente torre a base rettangolare e ha un caratteristico tetto "a chiancarelle" ormai crollato e irrimediabilmente perduto. Un'alta recinzione circonda l'intero edificio, cui si può accedere da un portale con arco a tutto sesto. Un tempo era uno tra i più importanti frantoi della Terra di Bari.
La masseria appare in alcuni catasti con il nome di "torre Calò" e questo lascia supporre una proprietà in epoca non definita della masseria con annessa torre da parte della nobile famiglia di Bitonto (proprietaria di estesi fondi agricoli tra Bari, Modugno e la stessa Bitonto) che proprio durante i secoli XV e XVI fece realizzare grandi progetti edilizi nella sua città.
Anche il successivo nome Ricchizzi con cui la masseria è giunta fino a noi risulta appartenere ad un'altra nobile famiglia bitontina che tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX possedeva anche una villa a S. Spirito che poi cedette a Giacinto Giannone de Maioribus. Alcuni fanno risalire tale masseria al periodo della dominazione spagnola delle nostre terre e fu fatta costruire da un nobile Ricchizzi che aveva notevoli interessi nella zona a riguardo di olio e frantoi. La torre Ricchizzi è sottoposta a vincolo ai sensi del D.M. del 21/01/91.
Architettura della torre
Il complesso, realizzato in dura pietra calcarea squadrata in modo irregolare, è costituito da un'alta e snella torre a base quadrata, un edificio a base rettangolare e l'annesso cortile.
L'alta costruzione rientra in quel sistema di torri di avvistamento interne rispetto alla costa, che furono realizzate a guardia dei casali circostanti. Essa risulta realizzata in due tempi, come dimostra il tipo di paramento murario in calcare che si interrompe a due terzi dell'altezza con un cordolo bombato a sezione torica, per proseguire con semplici conci di tufo verso l'alto; qui un tempo si poteva vedere un ammirevole lavoro di copertura a chiancarelle, inevitabilmente crollato a causa del tempo e soprattutto per l'abbandono del sito.
Tra due cornicioni modanati al limite con il tetto, la torre presenta strette feritoie per archibugi. La restante parte dell'edificio che si sviluppa a nord della torre fu realizzata in un secondo tempo, per meglio gestire la coltivazione e la raccolta di derrate dai campi; questi dovevano produrre soprattutto olive, da quanto si deduce dai resti del frantoio realizzato in due grandi vani voltati a botte presenti al piano terra, in cui sono ancora visibili botole per il deposito delle olive appena raccolte.
Un portale a tutto sesto incorniciato da ghiera in bugnato rustico permetteva l'accesso nel cortile da nord ovest. Nella chiave di volta del portale si nota un vuoto lasciato da uno stemma araldico, non più in opera, probabilmente risalente al XV secolo.
Le finestre, architravate e con leggero rilievo degli stipiti, sono evidentemente successive nel corpo della torre, e coeve alla parte dell'edificio realizzata tra i secoli XV e XVI.
©2004 Vito Ricci per il testo, già pubblicato in www.modugno.it. Le immagini sono tratte da quest'ultimo sito, da www.barisera.it e da
http://digilander.libero.it/PaleseMacchie/Monumenti/Masserie&Torri/torre_ricchizzi.htm