<Tutte le fortificazioni della provincia di Pavia in sintesi, Castelli della Lombardia


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TUTTE LE FORTIFICAZIONI DELLA PROVINCIA DI PAVIA

in sintesi

castelli della provincia trattati da collaboratori del sito sono esaminati nelle rispettive schede. I testi presentati nella pagina presente sono tratti invece da altri siti internet: della correttezza dei dati riportati, castello per castello, sono responsabili i rispettivi siti.


Arena Po (castello)

a c. di Pierluigi Bavagnoli


Dal sito www.comune.bressanabottarone.pv.it

ARGINE (castello)

«Il castello fa parte della frazione di Argine di Bressana Bottarone in provincia di Pavia. La sua costruzione risale al XIV secolo ma venne completato nel secolo successivo, il castello ha subito ulteriori modifiche col passare del tempo ma nel complesso è ancora integro. Argine sorse nel medioevo e appartenne alla podesteria di Casteggio, nell'ambito dei domini pavesi. Separato dal feudo di Casteggio, appartenne ai Visconti di Modrone ora è proprietà della famiglia Fassati che volentieri apre le porte al pubblico in occasione di incontri culturali, conferenze ed niniziative varie. L'elegante maniero del XIV-XV secolo si può ammirare immerso nel paesaggio rurale della pianura padana. Presenta la caratteristica tipica del castello del Pavese: pianta quadrata, rafforzata agli angoli da torri quadrate. Conserva attualmente due torri: una molto più alta rispetto al complesso e un'altra più piccola a sud. Alla torre più alta si accede dalla corte quadrata in sassi e mattoni che rivela tutta la bellezza austera dell'epoca patrizia unita alla semplicità delle comunità agricole. Il complesso comprende anche un basamento scarpato e una decorazione di mattoni a dentello sulle pareti esterne e sulle torri. I diversi interventi sulla sua struttura gli hanno conferito un'aspetto asimmetrico. Esiste anche un piccolo oratorio con raffinati stucchi e a sud e ad est del fortilizio si trova un verde giardino. La costruzione del castello risale al Quattrocento, anche se fu completato nel Cinquecento ed è oggi di proprietà privata».

http://www.icastelli.it/castle-1238165205-castello_argine_di_bressana_bottarone-it.php


Dal sito www.visual-italy.it

BELGIOIOSO (castello)

«Molti paesi del territorio pavese vantano origini antichissime, spesso romane, talora preromane; pochi sono sorti nel periodo barbarico, qualcuno nell'epoca Comunale. Belgioioso invece ha origine tarda; le sue prime notizie risalgono al secolo XIV; non era da principio che una estesa proprietà ove sorgeva un castello ducale; il nome stesso di Zoiosus, non è molto antico; appunto nel secolo XIV cominciarono ad aver voga in Lombardia alcuni nomi di evidente derivazione francese: Bel-gioioso, Bel-reguardo (oggi"Bereguardo" ecc.)

"...Colla tenuta Torre dei Preti confinava un'altra proprietà Joiosus o Zoiosus; forse in origine un centro di coltivazioni, ma venuto poi in possesso dei duchi di Milano, qui attirati dall'abbondante selvaggina, trasformato a fortificazioni, a forma di castellotto, cui convenivano cortigiani, bracconieri, cacciatori, al seguito della Corte Ducale Convennero dai paesi vicini famiglie a sistemarsi, e così si formò l'abitato numeroso da soppiantare anche S. Giacomo: Zoioso ebbe il massimo sviluppo sotto Galeazzo II e Cian Galeazzo". (P. GHIA)

"... dal castello di Belzoiosus il 15 di settembre del 1388, Gian Galeazzo avvertiva il Podestà di Milano di permettere la caccia al cinghiale ma solo coi cani e noia coi lacci ... ... e con lettera del 21 dicembre del 1393, estendeva la proibizione alla caccia dei cervi e di qualunque selvaggina oltre al Ticino, a Bereguardo, a Belgioioso, a Vigevano, ad Abbiategrasso."(C. MAGENTA)

I CONTI DI BARBIANO. Nel 1431 Belgioioso fu infeudato dal Duca Filippo Maria Visconti ai Barbiano. L'antichissimo ceppo dei conti di Cunio e di Barbiano, (ricordati da Dante nel c. XIV del Purgatorio) era noto e potente in Romagna fin dal sec. XI, ove possedette con titolo comitale i feudi imperiali di Cunio (1241), Barbiano, Lugo, Zagonara, Bagnacallo, Fusignano, Donigallia. Fra i vari conti di Barbiano il più celebre è certamente Alberico il Grande. Ricco, potente, signore di vasti feudi, d'animo battagliero, ardente, ambizioso, costituì una compagnia di ventura di 200 lance, partecipò, fra le altre imprese, all'assedio e distruzione di Cesena (sembra però che egli deplorasse questa guerra fratricida), in seguito passò in Lombardia ai servizi dei Visconti. Frattanto la compagnia si era accresciuta, ed era stata battezzata " Compagnia di S. Giorgio "; la costituivano 800 lance scelte. Nessuno straniero però ne faceva parte, poichè Alberico, condottiero di larghe vedute, esperto nell'arte militare, e che assai bene conosceva l'animo dei mercenari, non volle mai accettare che italiani a militare sotto le sue insegne. è noto anzi che il motto dei Belgioioso: "Italia ab esteris liberata" risale, come vedremo, alla sua fama di ricostruttore della Milizia italiana, in tempi in cui i Malatesta, i Farnese, gli Ubaldini, Luchino Dal Verme ed altri signori italiani avevano formato compagnie di ventura, accogliendovi sciaguratamente anche la parte peggiore delle lance inglesi e delle barbute germaniche.

IL XVIII SECOLO. Il castello, nel secolo XVIII, fu ampliato e in parte ricostruito: Don Antonio, primo principe di Belgioioso, in occasione dell'erezione di Belgioioso in principato (1769) edificò il sontuoso cancello del parco e abbellì molte parti del palazzo e dei vastissimi giardini. Era una delle personalità più note nella società aristocratica lombarda del Settecento; tra gli ospiti più illustri del castello ricordiamo Pietro Verri e Don Carlo Trivulzio.... Il suo figlio primigenito fu Alberico XII, colto, intelligente, amico di pensatori, di artisti, di letterati (basterà ricordare il Parini ed il Foscolo), appassionato raccoglitore di rare edizioni, di belle incisioni, di preziosi codici. La sua ricchissima biblioteca e la bella raccolta di stampe - ora nella Trivulziana - attestano il suo gusto e la sua cultura.... Nel 1796 i Francesi, giungendo a Milano, imprigionarono tutti i decurioni, fra i quali il più che settantenne principe Alberico. Appena rimasto libero, egli si ritirò nel suo castello di Belgioioso. Il Beauharnais tentò spesso di attirare Alberico a Milano, "per sfruttare - scrive il Giulini - il prestigio che circondava quell'altro superstite della più antica e pura nobiltà lombarda", ma non vi riuscì. Nel 1806 il Vicerè distribuì in Sant'Ambrogio, con cerimonia solenne, le insegne cavalleresche della Corona di Ferro. Anche al principe Alberico l'onoreficenza era stata assegnata, ma egli non volle presentarsi a riceverla.... Ospiti illustri nel "volontario esilio" di Alberico XII a Belgioioso furono anche il Parini ed il Foscolo; e sotto gli occhi del cantor dei Sepolcri, il 27 Agosto 1813 si spense,più che novantenne, il principe Alberico. Dopo la sua morte il feudo fu diviso; al primogenito toccò il territorio col castello di S. Colombano ed il titolo di Principe, Belgioioso andò al ramo cadetto, col titolo di Conte. ».

http://www.belgioioso.it/secondo.asp?t=3


Dal sito www.lombardiabeniculturali.it

Castello d'Agogna (castello)

«Il castello, situato a quanto pare sul luogo di un'antica postazione militare romana, è di origine certamente assai alta, che può verosimilmente farsi risalire al XII o XIII secolo, sia pure con una notevole serie di modifiche, in varie epoche, che ne hanno profondamente mutato l'aspetto originale. Appartenne alla nobile famiglia dei Della Torre, per poi passare successivamente nelle mani del monastero di Santa Croce di Mortara. In età moderna fu infeudato ai Tarsis. Funge oggi prevalentemente da abitazione. Il complesso presenta il tradizionale impianto quadrato dei castelli di pianura lombarda, però con alcune particolarità, la maggiore delle quali è la presenza di una sola torre angolare (oltre a una piccola torre d'ingresso sul lato sud orientale), che sporge verso il fossato, in pianta, di un paio di metri rispetto alle cortine, e reca ancora le tracce dei bolzoni del ponte levatoio e della vicina ponticella pedonale. L'accesso al cortile oggi avviene anche dal lato sud-ovest attraverso un arco a tutto sesto, inserito entro un riquadro rettangolare intonacato, che conduce ad un androne, coperto con una volta a botte lunettata. I sottarchi raffigurano armi da guerra, decorazioni floreali e animali alati. Tutto l'insieme è stato con ogni evidenza cimato, così da poter ospitare le falde dei tetti. Le finestre sono, con altrettanta evidenza, aperte in rottura di muro in epoca piuttosto recente, variabile dal tardo Settecento al primo Novecento. La torre presenta ancora alcuni fregi in cotto e tracce di monofore a tutto sesto: elementi di notevole importanza per ipotizzare una data di costruzione del complesso».

http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A130-00022/?view=tipologie&offset=2&hid=1.9&sort=sort_int


Dal sito www.infolomellina.net

Celpenchio (castello)

«Vicino a Cozzo si trova la frazione di Celpenchio, piccolo e grazioso borgo, un tempo sede comunale e ora frazione, ha sempre seguito le sorti dell'attuale capoluogo, pervenendo, nel 1465, ai Gallarati, signori di Candia e Cozzo, ai quali appartenne per lungo tempo. Del castello, della cui epoca di costruzione non è possibile fare ipotesi, sussistono poche e scarne informazioni; esso viene ricostruito nel secolo XIV, in seguito a vicende belliche non meglio precisate. è costituito da tre corpi di fabbrica disposti a "U" con la fronte principale volta a nord-est e il lato aperto in direzione sud-ovest, verso il vicino Sesia. Il tessuto murario esterno denuncia numerosi rimaneggiamenti: sulla facciata principale si possono osservare tracce di tre archi a tutto sesto, in forma di loggiato, attualmente murati; ai due angoli superiori della stessa facciata si conservano due piccole torri quadrate pensili, evidentemente mozzate all'altezza del tetto che poggia sull'antica merlatura, pure murata. Il complesso, che per le sue caratteristiche generali è assimilabile più alle costruzioni fortificate piemontesi - novaresi e vercellesi in particolare - che ai coevi manieri lomellini, è adibito ad abitazione e a magazzino rurale e versa in gravi condizioni di degrado, ma rimane di grande interesse e di sicuro fascino».

http://www.infolomellina.net/html/cozzo.htm


Dal sito web.tiscali.it/marcpoli/it

Chignolo Po (castello Procaccini)

«La parte più antica del Castello, nato come fortezza su di un'altura, è la grande Torre, dalla quale si controllava un lungo tratto del Po (Cuneulus super Padum). Si ritiene che essa fu fatta costruire dal re Liutprando intorno al 740 d.C., allorché Pavia era capitale dei Longobardi, con lo scopo di servire da fortezza di difesa e di presidio sul Po e sulla Via di Monte Bordone, successivamente denominata via Francigena-Romea che collegava il Nord Europa con Roma. Davanti al fortilizio, verso settentrione, sorge il Borgo (Ricetto), che fu interamente riedificato nel 1600. Esso si connota come un complesso architettonico protetto all'ingresso da un fossato, da due garitte, e da quattro rivellini (torrioni) ai lati estremi. Il Castello, in poco tempo, a partire dal XIII secolo, divenne uno dei maggiori feudi lombardi, su cui si insediarono dapprima i Pusterla, fino a quando, nel 1340, tale famiglia fu coinvolta in una congiura antiviscontea e ferocemente sterminata. Vennero in seguito i Federici e i Cusani, i quali aumentarono al massimo la potenza del Castello, ricevendo altresì continui privilegi e concessioni dai re e dai duchi di Milano. Dal 1700 al 1730 esso fu ampliato e trasformato da fortezza medioevale in una vera e propria reggia settecentesca, dove soggiornarono papi, imperatori, re, principi e arciduchi. Ad artisti di scuola tiepolesca venne affidata la realizzazione degli stucchi e dei dipinti che impreziosiscono le sale di rappresentanza del Castello. L'opera fu realizzata per volere e finanziamento del proprietario dell'epoca, il cardinale Agostino Cusani Visconti (1655 - 1715), che fu Ambasciatore del Papa presso la Repubblica Veneziana ed alla Corte di Luigi XIV a Parigi, nonché vescovo di Pavia. A seguito di tale grandiosa opera, il Castello di Chignolo Po venne denominato e conosciuto nel mondo come la "Versailles della Lombardia"».

http://www.castelloprocaccini.it/cenni_storici.aspx


Dal sito http://lombardiainunclick.blogspot.com/

CIGOGNOLA (castello)

«La costruzione del castello di Cigognola viene fatta risalire al secolo XIII, ad opera dei Sannazzaro, in una posizione strategicamente importante, a guardia della Valle Scuropasso. Oltre alla sua posizione strategica per l'avvistamento, il castello possedeva anche due cerchia di mura atte, l'una, meno fortificata,ancora oggi ben visibile sul versante della Chiesa parrocchiale, a dar rifugio al popolo in caso di attacco. L'altra, più robusta, corrispondente al manufatto volto a sud, nel quale fu ricavato il portale d'ingresso al cortile del castello a difendere il castello stesso. La costruzione era anche dotata di un ponte levatoio che serviva ad attraversare uno scavo, detto "falsa braza", posto fra le due cerchia murarie e completamente diverso dai tradizionali fossati dei castelli di pianura. La parte più antica della costruzione si presenta verso nord-est, ed è contrassegnata da mattoni di cotto a vista e pietre di notevole dimensione. La rocca si accresce materialmente, adeguandosi alle esigenze difensive, ma la sua posizione la pone al centro delle continue lotte locali che devono lasciare vistosi segni se tra il 1444 e il 1447 la famiglia Astori, investita dallo Scaramuzza Visconti della terra di Cigognola, fa "riparare il castello che andava in rovina". La parte di edificio volgente a sud è di epoca successiva. Essa dovrebbe risalire al 1663, come testimonia una lapide in pietra bianca infissa nella muratura; la sua formazione fu certamente dovuta alle mutate esigenze d'uso del castello che, da prettamente difensivo si fece, col trascorrere dei secoli, residenziale.

Nel cortile del castello è presente un finto pozzo con una sottostante cisterna, usata un tempo per la raccolta dell'acqua piovana, nella quale, durante il periodo nazifascista, venivano gettati, dopo averli torturati, i partigiani. Il vero pozzo si trova a poca distanza e forniva acqua potabile per gli abitanti del castello. Il più consistente rimaneggiamento, effetto dell'epoca romantica ottocentesca, è dovuto alla famiglia Arnaboldi. è grazie agli Arnaboldi si intraprendono una serie di lavori per "ridurre all'antica" il fortilizio. Con queste opere di risanamento il castello fu definitivamente trasformato in una dimora di villeggiatura. L'intervento, svoltosi in tempi differenti, riguarda inizialmente il ripristino dell'immagine medievale della rocca: le mura vengono ornate alla ghibellina e si procede alla costruzione dell'imponente torre quadrangolare conclusa alla sommità da beccatelli coronati da merli ghibellini. Sotto a tanto coronamento vengono aperte, su ogni lato, due finestre ogivali. La torre viene eretta seguendo le forme di quella superstite della rocca di Stradella. Alla fine dell'800 il conte Bernardo Arnaboldi prosegue l'intervento. L'attenzione si sposta sul cortile e su alcune sale interne che vengono ornate con decori di gusto medievaleggiante. Labili tracce di queste decorazioni sono ancora visibili dopo l'incendio del 1982 che distrusse completamente l'interno del castello».

http://web.tiscali.it/marcpoli/it/storia_cultura/cultura/castellocigognola.htm


Dal sito www.romanotassini.it

Cozzo (castello Gallarati Scotti)

«Nel Medioevo, per la sua posizione in prossimità del corso del Sesia, Cozzo fu dotato di un forte castello, ricostruito dai Milanesi nel 1214 e rifatto nel XV secolo, quando divenne possesso della famiglia Gallarati. In questa occasione fu dotato di due ponti levatoi, di un'alta torre, di una merlatura ghibellina, che ancora corona il fabbricato, e di numerosi abbellimenti interni come modanature in cotto ed affreschi a graffito. Ma i lavori non erano ancora terminati quando, nel settembre del 1499, il castello ospitò addirittura il re di Francia Luigi XII, che guidava il suo esercito verso Milano, di cui rivendicava il ducato come discendente dei Visconti. L'incontro fu talmente importante e solenne da essere documentato in un affresco nella sala maggiore del castello "avvincente e suggestivo, come testimonianza di un fatto storico e come specchio di vita". Vi sono raffigurati due cortei che si incontrano: da una parte il sovrano francese accompagnato dai Cardinali Giorgio d'Amboise e Giuliano della Rovere scortati da soldati con lance ed alabarde, dall'altra una dama, Maria Roero, il marito Pietro Gallarati, feudatario di Cozzo, con altre dame e uomini di corte, nei fastosi abiti del tempo».

http://it.wikipedia.org/wiki/Cozzo#Il_castello


Dal sito www.lombardiabeniculturali.it

FORTUNAGO  (rocca e borgo)

«Fortunago, di origine romana, storicamente nota fin dall'alto Medioevo, fu capoluogo di un vasto marchesato, passato nel 1548 ai Malaspina e durato fino alla fine del Settecento. In quell'epoca era uno dei principali centri dell'Oltrepò collinare. In cima al colle si instaurava il castello, degno esempio dell'architettura del tempo, di cui oggi si conservano solo i resti. La chiesa che domina la sommità collinare risale al 1644, mentre l'edificio dell'attuale sede municipale sorse probabilmente come casa forte. La parte antica del paese è splendidamente conservata, grazie ai continui ed attenti interventi di ristrutturazione e manutenzione, rendendo Fortunago uno dei luoghi più pittoreschi e panoramici dell'intero Oltrepò. Le origini sono antiche, come testimoniano i resti del castello e delle mura di cinta nella parte alta del paese. Il nome, Fortunago, data la presenza del suffisso "-aco", risalirebbe, secondo alcuni studiosi, alla dominazione celtica e significherebbe "casa presso l'acqua"; questa tesi è avvalorata peraltro dall'esistenza di una sorgente di acqua. Fortunacum è invece la forma latina che compare per la prima volta in un documento della metà del X secolo, in cui si fa riferimento alla sua appartenenza al comitato di Tortona. Passato alla famiglia Malaspina nel 1164, divenne in seguito proprietà dei Dal Verme, ai quali subentrò, sul finire del XV secolo, Gerolamo Riario. Nel 1546, tuttavia, i Malaspina riuscirono a riaverne il possesso, conservandolo fino alla seconda metà del Settecento. ...».

http://www.comunedifortunago.it/Info%20storiche.htm


Dal sito www.comune-italia.it

Frascarolo (castello

«Il Castello ha pianta quadrilatera, con fossato intorno e quattro torrioni cilindrici sporgenti ai quattro angoli. Il tessuto murario mostra evidenti ristrutturazioni ottocentesche che hanno interessato l'intero piano superiore della costruzione, originariamente meno sviluppata in altezza; le torri stesse evidenziano il sopralzo, distinguibile nel terzo superiore dei quattro corpi cilindrici. L'ingresso all'antico maniero è ricavato nel centro del fronte ovest, sovrastato da un massiccio torrione - in forma di rivellino - che supera di un piano l'altezza della cortina muraria. Un ponte in muratura - caratteristica comune alla maggior parte dei castelli lomellini - sostituisce l'antico ponte levatoio, le cui tracce (si vedano le sedi dei bolzoni) sono comunque ricostruite, e attraversa il fossato, trasformato in giardino, conducendo a un semplice portale con arco a tutto sesto, vigilato da due leoni accucciati posti ai suoi lati; sopra l'arco sono visibili la già citata targa marmorea e il biscione viconteo. Da un punto di vista architettonico la caratteristica più rilevante della costruzione, splendidamente conservata, è costituita dalla presenza di una serie ininterrotta di loggette poggianti su beccatelli tra i quali sono interposti balconcini su cui s'affacciano finestre - di cui alcune false, frescate sull'intonaco di fondo dei balconcini ciechi, chiusi nella parte alta da archivolti schiacciati - in linea con lo stile ottocentesco che domina l'opera di restauro. Il loggiato è uniformemente distribuito su tre lati dell'edificio; il lato posteriore, rivolto a oriente, in gran parte mancante in seguito alle antiche vicende belliche, è meno elaborato essendo il loggiato presente solo in una piccola porzione della parete che fa capo alla torre sud-est. Interessante è la triplice dentellatura dei torrioni. L'interno è completamente arredato. Il castello di Frascarolo è monumento nazionale fin dal primo decennio del XX secolo».

http://www.infolomellina.net/html/frascarolo.htm


Foto di Paola S., dal sito http://rete.comuni-italiani.it

Gambolò (castello Litta)

«Intorno all’anno 1000, nel periodo dei Comuni, sorse il “Castrum“, nucleo fortificato del castello, luogo di protezione per gli abitanti del villaggio e dei territori. In origine il castello era una rocca realizzata a scopi prettamente difensivi, e nel corso dei secoli subì numerosi saccheggiamenti e venne semidistrutto nelle campagne militari dei secoli XII e XIII. Tra il 1412 e il 1475 il feudo di Gambolò venne concesso ad Antonio Beccaria. Il castello presenta i caratteri essenziali delle rocche visconteo - sforzesche con pianta quadrilatero/trapezoidale e torri sia nei “cantoni“ che al centro. Da ogni lato i muri di cinta, lungo cui si snodavano i cammini di ronda, erano completati da merli ghibellini. Il 30 gennaio 1573 il marchese Litta Agostino acquistò, dal fisco spagnolo, per 60.400 lire il feudo di Gambolò. La Casa del Signore di cui entrò in possesso misurava circa 350 m² e occupava il lato nord - ovest del castello. L’idea del Conte era quella di trasformare il castello in villa di campagna con un ampio giardino e un ingresso rappresentativo. Pertanto l’11 aprile 1573 il conte, successivamente elevato al titolo di marchese, incominciò ad acquistare le proprietà private poste all’interno del castello iniziando da quelle prossime al palazzo. Tra il 1614 e il 1680 venne realizzato, a est della rocca, il nuovo viale di ingresso previo rifacimento dei due fronti della via allora esistente con svasamento poligonale della contrada di Mangrate, l’attuale Corso Vittorio Emanuele. Il nuovo viale sfociava di fronte al torrione principale sul cui arco è ancora in parte leggibile la centinatura della facciata con le feritoie dei bolzoni del ponte levatoio, trasformato, nel 1680 in portale d’ingresso con arco a sesto ribassato e dentellato.

Il palazzo si elevava circa 50 metri ad ovest con ingresso ad arco ribassato a tutto sesto, con fronte bugnato ed estradosso a dentelli. Oltre si trovava il cortile con due colonnati affacciati e una muraglia cieca. Prima della fine del secolo i Litta eliminarono dalla cinta muraria del castello i merli e i cammini di ronda, iniziando a costruire a ridosso del muro una galleria, oggi chiamata “Manica Lunga“. Purtroppo a seguito di controversie i lavori si interruppero con la costruzione della torre quadrata posta al centro del lato che congiungeva il palazzo con la torre Mirabella e, solo nei primi anni del 1700, con l’acquisto degli ultimi sedimi si portarono a termine i lavori arricchendo la torre Mirabella di un belvedere con ringhiera. Il corpo della “Manica Lunga“ si sviluppa su due piani per un’altezza complessiva di m 10.00 circa. Il piano terra è costituito da una galleria della lunghezza di circa m 50.00 costituita da 15 colonne binate poggianti su un parapetto interrotto da un’alternanza di vuoti e di pieni che trovano definizione nella continuità materica delle mensole poggianti su pilastrini centrali in pietra. Appoggiate sui capitelli delle colonne si trovano le travi in pietra, per la prima parte in ceppo e per la seconda in granito quasi a testimoniare le fasi successive di esecuzione dei lavori. In corrispondenza degli archivolti si aprono delle finestrature che si affacciato sulla porzione di fossato ora coperta. Le pareti sono intonacate a eccezione della parte delle vecchie mura che si presenta in mattoni a vista. Il soffitto della galleria è in cannicciato con volte a sesto ribassato con alternanza di vela e botte, mentre la soletta è in assito poggiante su una orditura in legno. Nei decenni successivi furono apportate altre modifiche come ad esempio la fontana ottagonale, ora distrutta, fatta erigere nel 1776 al centro del giardino in prossimità della galleria. Successivamente il castello fu donato dalla famiglia Robecchi, avente causa dai Litta, al Comune. Al piano primo del complesso della Manica Lunga vi è la sede del Museo Archeologico Lomellino».

http://it.wikipedia.org/wiki/Gambol%C3%B2


Dal sito www.comune.lomello.pv.it

Lomello (castello)

«Il Castello, detto "nuovo", rappresenta l'ultimo atto di una certa importanza architettonica della città; conserva alcuni affreschi cinquecenteschi di pregevole fattura e due mosaici romani ritrovati, con numerosi altri reperti archeologici, nel sottosuolo del paese. Il monumento ospitò nel 1800 il generale austriaco Melas, il russo Suvarov e il granduca Costantino, che furono sconfitti dai francesi a Marengo. Nel 1859 vi pose il suo quartier generale, per qualche giorno di maggio, il generale austroungarico Gyulai. L'edificio ha l'aspetto di una massiccia casa-forte, più che di tradizionale castello per uso militare. Nel paramento murario, in mattoni a vista, sono inserite numerose aperture di varie forme e stili; la base è solo parzialmente a scarpa, ma la posizione sopraelevata dell'ingresso, cui adduce un ponte in muratura che in epoca imprecisabile - sorte comune alla maggior parte delle costruzioni fortificate - sostituì il precedente ponte levatoio, lascia ipotizzare l'esistenza di un antico fossato. L'angolo sud-orientale è rinforzato da un torrione di poco più alto delle strutture principali. In un secondo corpo avanzato sul fronte est, anch'esso in forma di torre, è l'ingresso nobile, sovrastato da due scanalature - la sedi dei bolzoni. che sono le lunghe travi in legno cui erano collegate le catene di sollevamento del ponte levatoio - tra le quali è osservabile una strana apertura trapezoidale fortemente incassata nel tessuto murario, dove s'intravedono resti di affresco, inscritta nelle tracce di un arco centinato. Il settore nord-occidentale dell'edificio mostra evidenti segni di una ristrutturazione successiva, forse seicentesca, che ha contribuito a modificare i caratteri castrensi della fabbrica a favore di un più elegante stile da palazzo residenziale».

http://www.infolomellina.net/html/lomello.htm


Dal sito www.skyscrapercity.com

MONTESEGALE (castello)

«Il castello sorge a Montesegale (52 chilometri dal capoluogo) in Valle Ardivestra (Oltrepò). Datazione: XII secolo. Situato su di un'altura da cui domina il paese, il castello ebbe notevole peso nelle vicende storiche locali. La rocca, così come l'abitato, dal 1164, quando Federico Barbaraossa l'assegnò al Comune di Pavia, fu quasi sempre dei Conti Gambarana (ad opera dei quali subì pesanti interventi di restauro nel corso del XVIII sec). Espugnata nel 1415 dal Conte di Carmagnola, capitano al soldo dei Visconti, osteggiati dai signori di Montesegale, tornò più tardi in possesso della nobile famiglia locale che lo ebbe fino all'estinzione della casata.
Verso la fine del secolo scorso, il castello fu ceduto ai Belcredi ed infine acquistato dalla famiglia Gambarotta nel 1918. Il castello trecentesco, nonostante i successivi rimaneggiamenti, conserva la sua impronta medievale. La parte più antica è l'ala Sud, ovvero la porzione più elevata del complesso, costituita da una rocchetta e da una torre (che rappresenta la parte originaria del maniero e accorpa porzioni preesistenti risalenti al XI secolo) che si ergono su un terrapieno bastionato. Il resto del complesso, che ha subito notevoli interventi e radicali trasformazioni soprattutto per volere del conte Senatore Andrea Gambarana, risale invece al secolo XVII. Il fortilizio si presenta oggi come un insieme articolato di corti ed edifici di epoche diverse racchiusi da una massiccia cinta fortificata dotata di torri quadrate e di mura scarpate con merlatura. Vi si accede dalla piazzola antistante la chiesetta (del XVII sec.) attraverso un caratteristico portale. In uno dei cortiletti si trova un pozzo sormontato da un curioso cappello-pinnacolo, che fa da cariatide all'architrave di una delle campate del porticato di colonne ottagonali; in un secondo cortile si conserva un portale arcuato con ghiera di mattoni nudi alternati a scacchetti di intonaco. All'interno è ospitato il Museo d'Arte Contemporanea. Proprietà privata».

http://www.miapavia.it/risorse/monumenti/scheda.cfm?IdMonumento=95


Dal sito motoltrepo.com

Montù Berchielli (fraz, di Ruino, castello)

«l castello, attribuibile nel suo impianto al XII secolo, fu già dei Belcredi. Venne modificato a più riprese, e non sempre felicemente, nei secoli seguenti. Con il tempo si è ridotto all'attuale stato di rudere. È stato restaurato negli ultimi decenni del secolo scorso, quando è stato riadattato ad abitazione privata. La pianta della parte costruita è ad "L", con un andamento irregolare. Sul tutto vigila una torre con funzioni di mastio. I due corpi di fabbrica delimitano una corte chiusa sui restanti lati da mura. La struttura muraria è in pietra locale e mattoni. Bella la posizione, isolata e dominante, sulla cima della collina, il castello è adibito ad abitazione privata».

http://www.podilombardia.it/index.php/risorse/scheda/id/388


Dal sito http://agipapress.blogspot.com

Oramala (castello dei Malaspina)

«Il castello di Oramala è un fortilizio situato nel comune di Val di Nizza in provincia di Pavia. È posto su uno sperone roccioso a 758 m. s.l.m. affacciato sulla valle Staffora. Venne costruito nel X secolo dalla famiglia Malaspina, nel 1029 possesso del ramo Obertengo. Dopo un passaggio, nel 1157, nelle mani dei marchesi D’Este e nel 1161 del vescovo di Tortona, ritorna, nel 1164, grazie a Federico Barbarossa ad Obizzo I. Verso la fine del XII secolo, con le fortune dei Malaspina, vede il momento di maggior splendore, diviene centro di diffusione culturale ospitando trovatori provenzali. Nel 1474 la rocca viene fortificata da Manfredi Malaspina, per adeguarla alle nuove esigenze difensive dovute all'entrata in uso dell’artiglieria. Fuori dai flussi della storia il fortilizio rimane alla famiglia Malaspina sino alla fine del XVIII secolo, quando i marchesi di Oramala, trasferendosi a valle, ne decretano il declino; abbandonato, cominciò ad andare in rovina. Nel 1985 gli attuali proprietari, i fratelli Panigazzi, iniziano la ristrutturazione e il ripristino delle parti crollate, che è tuttora in corso. Nel 2005 viene aperto al pubblico il Museo dell’arte contadina e degli attrezzi del ferro. La struttura del castello è molto cambiata nel tempo: all'inizio piccola fortificazione, prende l'aspetto attuale con gli interventi del 1474. Il torrione semicircolare, i muri di 2,4 m. di spessore vengono edificati per poter resistere ai colpi di artiglieria. Ai suoi piedi giace un piccolo borgo che fa parte del circuito de i borghi più belli d'Italia».

http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Oramala


Dal sito www.tekne.ws

PAVIA (broletto)

«Il broletto (dal latino brolo, cortile o campo recintato) o arengario si identifica nelle città lombarde, a partire dal XI secolo come un’area recintata dove si solevano svolgere le assemblee cittadine e dove si amministrava la giustizia. In seguito il termine venne usato per identificare il palazzo dei consoli, del podestà e genericamente il palazzo municipale. Il Broletto di Pavia è situato in Piazza della Vittoria, esso risale al XII secolo. Venne eretto, secondo la tradizione, per volere del vescovo San Damiano, che lo elesse a sede vescovile, anche se l'edificio divenne, in seguito a numerose modifiche, sede del potere temporale, in qualità di palazzo comunale. Sopra un'area che ospitava costruzioni o almeno resti di insediamenti romani, come testimoniato da alcune pavimentazioni riportate alla luce durante gli scavi, venne edificato il palatium Novum, sede del Comune. Prima sorse l'ala sud dell'edificio, seguita immediatamente da quella est. La parte più antica è verosimilmente il basamento, che presenta un portico sorretto da arcate a sesto acuto; la parte superiore invece, di gusto rinascimentale, ospita una loggia a doppio ordine, sulla quale si apre una sala che un tempo veniva adoperata per le adunanze (ossia il brolo che in seguito ha dato nome all’ intera costruzione) L'impianto dell'edificio, che era in un primo tempo a ferro di cavallo, venne modificato alla fine del XIII secolo dalla costruzione delle absidi del Duomo ad ovest, l'aggiunta delle quali creò l'impianto a forma di quadrilatero intorno alla corte interna. L'orologio che orna la facciata, di origine più recente del resto dell’ edificio, risale al 1872 quando alla cappella della Madonna si sostituisce il coronamento mistilineo».

http://it.wikipedia.org/wiki/Broletto_%28Pavia%29


Foto Mauro Piergigli, dal sito www.medioevo.org

PAVIA (castello visconteo)

«Il Castello di Pavia fu iniziato nel 1360 sotto la guida del grande ingegnere Bernardo da Venezia. Era quadrato, con quattro torri e con un largo fossato che veniva riempito d'acqua derivata dal naviglio: una costruzione enorme per una città che faceva allora circa 20.000 abitanti. Per la sua realizzazione erano adibiti giorno e notte oltre 500 operai a suon di sferza e i lavori procedevano così rapidamente che, dopo soli 5 anni, era già abitato dal Duca. Le belle finestre sono ancora quelle dell'epoca, mentre la parte alta dei merli ghibellini è stata rifatta. Anche le torri e il corpo centrale sono stati coperti da un tetto per evitare le infiltrazioni d'acqua. La torre di sinistra è chiamata "della Biblioteca" perché in essa vi lavorò Francesco Petrarca, ordinando e commentando i preziosi libri scritti a mano. La torre di destra è detta "delle Reliquie" perché nella Cappella Ducale venivano conservate le reliquie dei Santi che molto spesso i Nobili in visita portavano ai Duchi. Nell'atrio, agli angoli, sono conservate delle grosse sfere di granito: sono le bombe che venivano lanciate dalle catapulte e dai mangani francesi contro il castello durante la battaglia di Pavia del 1525. Nel bombardamento andarono distrutte le due torri posteriori ed anche i due lati del castello che si vedono chiaramente rifatti in diverso stile nel 1600 e nel 1700. Una delle torri abbattute era chiamata "degli specchi" perché in essa le Dame in arrivo andavano a mettersi in ordine prima di essere ricevute dai Duchi; l'altra era "la lunga dimora". la prigione di Stato, ove ben 103 cittadini subirono la cosiddetta "quarantena", cioè quaranta giorni di tortura. Durante i 150 anni che il castello fu abitato dai Visconti e dagli Sforza, tutti i grandi Signori italiani e stranieri lo visitarono per andare a caccia nel bellissimo parco che si estendeva dal castello stesso fino alla Certosa. Nel 1495 Ludovico il Moro, appena divenuto Duca, chiamò a decorare le sale del Castello Leonardo da Vinci e il Bramante: Leonardo fece dipingere i saloni in color azzurro cielo e vi fece applicare delle stelle in oro zecchino; Bramante fece porre ai lati del ponte levatoio alcuni guerrieri con scimitarre e dei paggetti che avevano la funzione di ricevere gli ospiti. Nel 1600 e 1700 i saloni furono sbiancati per disinfettarli dalle frequenti epidemie di peste e colera e attualmente sono sede dei Musei del Risorgimento e gallico romano».

http://www.comune.pv.it/certosadipavia/altri.htm


Dal filmato www.youtube.com/watch?v=fZ7tjZjSyj0

PAVIA (torre civica)

«La caratteristica che le diversifica [le torri di Pavia] da quelle delle altre città d'Italia è la loro snellezza: con basamento e forma quadrata di soli sei metri si innalzano fino a 53 metri di altezza. Le fondamenta sono molto profonde e formate dalla stessa torre riempita da sassi calcinati assieme. Si narra che durante una festa al Castello data da Filippo Maria Visconti il Conte Del Maino promise di far edificare una torre capovolta se il figlio si fosse laureato; la torre in questione fu costruita nell'angolo della Casa del Maino, che è l'attuale Scuola Magistrale. Aveva un basamento di quattro metri e a una certa altezza si allargava formando balconi sovrapposti dai quali si poteva vedere la città da diverse altezze. Dove c'era lo sbalzo, vi era una fascia di granito bianco finemente lavorato che sembrava un pizzo e fu chiamata "la Torre del Pizzo in giù". Purtroppo questo capolavoro di ingegneria fu fatta abbattere da un governatore spagnolo nel 1715 perché, passandovi accanto, aveva l'impressione che gli cadesse addosso. Le torri non servivano più a scopi bellici, ma erano solo segno di potenza e di ricchezza: quando nasceva il figlio maschio di una nuova generazione ne veniva elevata una, più alta era e più grande era in prestigio della famiglia. In Pavia che era chiamata la città delle Cento torri, perché secondo lo storico Spelta più di cento sovrastavano i campanili, ve ne sono ancora 72; la gran parte è stata "tagliata" dagli avversi partiti durante le lotte comunali tra guelfi e ghibellini: chi vinceva faceva saccheggiare le case dei rivali e tagliare le loro torri».

http://www.comune.pv.it/certosadipavia/altri.htm


Dal sito web.tiscalinet.it/teses/places

Robbio (castello)

«Il Castello sorge su uno spalto naturale del terreno; costituisce uno dei luoghi più interessanti di Robbio e si tratta di un esempio unico in Lomellina. Robbio conserva, insieme al castello e alle chiese romaniche, un intero quartiere di aspetto tipicamente medievale, frutto di una serie di rifacimenti operati nei primi decenni del secolo XX. L'insieme delle costruzioni, peraltro gradevole e di notevole fascino, rappresenta un esempio del gusto in voga negli anni Venti-Trenta per il Medioevo, architettonicamente trasposto anche su edifici niente affatto antichi. Il castello, a impianto quadrangolare aperto sul lato occidentale, circondato da fossato, già più volte rimaneggiato tra basso Medioevo e Rinascimento, ha conservato intatta qualche porzione del paramento murario esterno (si riconosce, in qualche punto, la merlatura, tamponata), mentre interamente ricostruita è la snella e alta torre, con apparato a sporgere sommitale. Intatto anche l'ingresso, sopra al quale sono visibili le tracce di un antico ponte levatoio. Nel centro storico della cittadina sono riconoscibili altri resti, anche rilevanti, di costruzioni fortificate di varie epoche».

http://www.infolomellina.net/html/robbio.htm


Dal sito www.castellosangaudenzio.com

San Gaudenzio (castello)

«Il castello di San Gaudenzio racconta, nelle forme della pianta rettangolare con le quattro torri merlate angolari, la frequente architettura dei castelli quattrocenteschi in Lombardia. Racconta, nelle belle monofore gotiche, ad arco o quadrate, l’antica trasformazione da maniero di difesa a residenza delle delizie. Vocazione recuperata ed enfatizzata nelle sale che già furono teatro di sfarzosi balli e feste organizzate dalle nobili famiglie proprietarie (Beccaria, Taverna, Trotti). Gli ambienti, sapientemente restituiti all’originale sfarzo, sono eleganti e regali, consentono un tuffo nella storia. A cominciare dal cortiletto interno, quadrato, di modeste dimensioni, custode di un antico pozzo in pietra e di suggestivi affreschi, alla galleria delle armi con volta a crociera, alle sale dei cigni, dei fiori, delle dame, alla biblioteca, allo studiolo delle foglie, tutto parla il linguaggio della storia nelle sue espressioni di piacevolezza. Oggi è un hotel-ristorante 4 stelle...».

http://castelli.qviaggi.it/italia/lombardia/castello-di-san-gaudenzio


Dal sito it.wikipedia.org

Sartirana Lomellina (castello)

«Il castello di Sartirana Lomellina venne fatto costruire verso la fine del 1300 su volere di Gian Galeazzo Visconti e progettato dal capitano Jacopo dal Verme. La costruzione appare per questo motivo piuttosto sobria ed essenziale. Solamente nei secoli successivi, causa diversi rimaneggiamenti, il maniero divenne più raffinato perché modificato con diversi abbellimenti. Rafforzato verso la fine del 1400 dagli Sforza, che aggiunsero altre parti al corpo principale e che tale rimase fino al 1500, venne poi trasformato dalla famiglia Gattinara in una comoda residenza. Sartirana e il suo castello passarono quindi agli Spagnoli con Mercurino Arborio sino morte avvenuta nel 1530. Il maniero è appartenuto alla dinastia degli Arborio sino al 1934, e quindi al Duca D'Aosta Amedeo di Savoia. Dopo alcuni decenni dalla seconda guerra mondiale passò a proprietà privata. Particolarità in un impianto architettonico standard quadrilatero, con fossato, cortile interno e quattro torri, è costituita da una delle quattro torri angolari, che ha forma circolare e non quadrata come le altre tre. Il castello di Sartirana Lomellina ha vissuto anni bui e se oggi lo possiamo ammirare e vedere in buone condizioni, è grazie ad importanti lavori di restauro che lo hanno interessato molto di recente. Il castello è la maggior attrazione del borgo e attualmente ospita il Centro Studi e Documentazione della Lomellina, la Fondazione Sartirana Arte, con i Musei delle collezioni di argenti, gioielli, oggetti di cultura contadina, grafica d'arte».

http://castelli.qviaggi.it/italia/lombardia/castello-di-sartirana-lomellina/


Dal sito http://postecode.com

Scaldasole (castello)

«Il complesso monumentale di Scaldasole, una delle presenze d'architettura fortificata medioevale più significative della provincia di Pavia e dell'intera regione, è composto da un castello e da un ricetto. Tale tipologia edilizia, unica nel panorama lombardo, è frequentissima nel vicino Piemonte. Il nucleo originale del castello fu eretto alla fine del X secolo. Nel 1404 Ardengo Folperti, alto dignitario visconteo ed appartenente ad una nobile famiglia pavese, fece erigere il ricetto dagli architetti Milanino de Saltariis, Bernardo e Martino de Soncino, assegnandogli la funzione di piazza d'arme e di rifugio popolare, mentre il castello divenne la dimora signorile. Nella seconda metà del secolo i marchesi Malaspina, nuovi feudatari di Scaldasole, lo abbellirono con un portico ed una loggia. Il complesso edilizio, con le sue sette torri medioevali, le volte e i camini rinascimentali, alcune sale ottocentesche, ospitò alcuni illustri personaggi: nel 1491 Isabella d'Aragona, figlia di Alfonso duca di Calabria e promessa sposa di Gian Galeazzo Sforza duca di Milano, nel 1497 l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo e nel 1533 Carlo V d'Asburgo; nel XIX secolo il ministro Camillo Benso conte di Cavour e diversi altri statisti risorgimentali. La proprietà del castello e del feudo di Scaldasole passò dai marchesi Sannazzaro ai nobili Campeggi e, nel XIV secolo, ai Folperti. Quindi venne trasferita da Filippo Maria Visconti, nel 1436, al camerario ducale messer Jñigo d'Avalos conte di Ribaldeo e nel 1444 a Giovanni Pietro da Sesto, che la restituì ai Folperti nel 1451. Cinque anni dopo pervenne a Francesco Pico della Mirandola conte di Concordia e nel 1461, per atto di successione, a suo genero Giacomo Malaspina marchese di Fosdinovo. Nel 1577 fu ceduta al conte Rinaldo Tettoni, il quale la vendette al cardinale Tolomeo Gallio di Como nel 1582. Gli eredi, i Gallio Trivulzio duchi d'Alvito, alienarono le proprietà locali al loro livellario Carlo Brielli nel 1799 che, tre anni dopo, le diede in investitura perpetua al nobile Giovanni Antonio Strada di Garlasco. Il cardinale Tolomeo Gallio, segretario alle lettere ed ai brevi di papa Pio IV e, successivamente, segretario di Stato di Gregorio XIII, sistemò il giardino fastosamente, ma purtroppo dell'opera tardorinascimentale non rimangono che due enormi magnolie sul lato settentrionale del fossato, colmato per l'occasione, nonché una scalinata in sasso, adornata da due statue di Vicenza, che scende ad occidente. A poca distanza dall'ingresso settentrionale il prelato fece costruire delle bellissime scuderie, ancor oggi ben conservate. Di particolare interesse sono: il portico e la loggia del castello; i lunghi spalti merlati alla ghibellina del ricetto; la cappella oratorio del cardinale Tolomeo Gallio; la quattrocentesca Camera Longa dove il feudatario amministrava la propria giurisdizione e il Consiglio della Comunità locale si riunì fino all'inizio del XIX secolo; la sala da ballo in stile Luigi Filippo affrescata nel 1846 dal Maggi, allievo dell'Appiani. All'interno del ricetto si possono inoltre ammirare delle carrozze del XIX secolo, splendidamente conservate, un'armatura medievale ed una raccolta di armi d'epoca».

http://www.castellodiscaldasole.it/ita/storia_home.htm


Dal sito www.italiamedievale.org

STEFANAGO (castello)

«In località Stefanago, sorge su di un poggio elevato a controllo delle valli dei torrenti Schizzola e Coppa, nella zona oltrepadana attinente al Comune di Borgo Priolo. Il nucleo più antico del castello che, risalente all'XI secolo, costituisce la caratteristica architettonica dominante del complesso. Ampliato con l’ala sud nel XIII secolo, periodo in cui si trasforma in struttura residenziale, il complesso viene completato nel '600. L'edificio ha subito pochissimi rimaneggiamenti, se non la ricostruzione della cima della torre, danneggiata nel '500 nelle guerre che contrapposero la Francia e la Spagna per il possesso del territorio e che la vide coinvolta in quanto punto strategico che controllava le comunicazioni di Milano con Genova. Il castello non ha mai vissuto la solitudine e l’abbandono di molte delle antiche strutture e dimore che hanno fatto la storia di questo territorio. Di proprietà dei Corti o De Curti fino al '600, nel '300 godeva di statuti propri. Nel '600 passa dai Corti alla famiglia Rossi e nell'800 ai Conti Baruffaldi, che tutt'ora lo occupano e che qui gestiscono l’omonima azienda agricola. Oltre alle sale ben conservate, nei momenti di apertura meritano una visita il bel giardino all'italiana, la prigione, il cortile nobile e la suggestiva chiesetta. Di proprietà privata, il castello viene aperto al pubblico in occasione di alcune manifestazioni.».

http://www.miapavia.it/risorse/monumenti/scheda.cfm?IdMonumento=108


Dal sito www.lombardiabeniculturali.it

Torre degli Alberi (castello Dal Verme)

«Torre degli Alberi aveva un castello di incerta datazione (ma comunque collocabile prima della metà del XV secolo, allorché risulta citato in un documento), eretto probabilmente dalla famiglia Dal Verme, da cui tuttora prende il nome. L'edificio è stata completamente trasformato nel corso del tempo; rimane allo stato originario, o quasi, l'alta torre quadrata, ben visibile anche da lontano» La torre è costruita in opera mista, di pietra e laterizio, ed è dotata di apparato a sporgere. Le altre parti del castello sono state molto trasformate, dando al complesso veste di residenza di campagna nobiliare, peraltro ben tenuta. Molto rimaneggiate le finestre, restaurate alcuni decenni fa. Eccellente la situazione ambientale, sulla cima di una ripida collina, da cui si domina un amplissimo territorio intorno.

http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00218/


Dal sito www.infolomellina.net

VALEGGIO (rocca)

«L'attuale paese, formato in gran parte da cascinali, accoglie il visitatore con l'inconfondibile ed imponente mole del duecentesco Castello (a destra), che domina il centro abitato. Le sue torri, ben sette, non sono distribuite regolarmente, come di solito avviene, lungo il perimetro esterno, ma disposte in modo abnorme: tre sul solo lato meridionale, una (in cui trova collocazione l'ingresso) su quello rivolto a ovest, due nella zona centrale del maschio e una sola, l'ultima, sul lato ovest. All'aspetto arcigno e compatto, da edificio ben protetto, del lato sud, si contrappone una maggior morbidezza di linee, quasi da edificio rurale, del settore che si protende verso nord-ovest. Sopra l'attuale ingresso, insieme ad un affresco in pessime condizioni, è posto uno stemma nobiliare scolpito su lastra di marmo bianco, nel cui angolo in alto a sinistra è ancora leggibile la data 1354, presumibilmente relativa a una ricostruzione o a un rimaneggiamento dell'edifico preesistente. Lo stile del complesso è eterogeneo. Il torrione da cui si accede all'interno dell'edificio è costituito da un corpo di fabbrica avanzato, appartenente a una tipologia molto diffusa in Lomellina (ad es. Villanova, Pieve del Cairo, Tortorolo, Frascarolo), nel quale sopravvivono le sedi dei bolzoni del ponte levatoio principale, di quello pedonale e della pusterla stessa, alla destra dell'ingresso carraio. La sommità è conclusa da una loggia - che poggia su beccatelli con caditoie - in cui si aprono quattro finestre arcuate a tutto sesto, mentre non sono osservabili tracce di merlatura.

Le due torri angolari del lato sud - il più corto - sono di forma cilindrica, con caratteristiche dimensionali diverse per altezza e diametro, coronate nella parte sommitale da lunghi beccatelli nei quali, come nel rivellino d'ingresso, sono visibili le aperture della caditoie, a dimostrazione dell'origine effettiva, cioè difensiva, delle torri stesse. Fra queste, al centro della parete si alza una terza torre, quadrata e più piccola, che presenta però le stesse particolarità architettoniche; le tre torri mostrano nella parte terminale, coperta da un tetto, in luogo dei merli, delle aperture, in parte tamponate, difformi nello stile dal resto dell'edificio, probabilmente di datazione posteriore. Meno significativi i settori settentrionale e nord-occidentale, apparentemente ricostruiti in età moderna seguendo schemi di architettura rurale. L'angolo di nord-ovest è munito di torre cilindrica, priva però di aperture o altre caratteristiche degne di nota. Il piccolo cortile è dominato dalla mole dell'alta torre interna, sovrastata a sua volta da un campaniletto, quadrato come il sottostante corpo maggiore. Sul lato volto a oriente un secondo torrioncino costituisce l'unica opera difensiva dell'ingresso secondario, aperto verso le campagne, in direzione di Alagna. Sulle pareti interne sono riconoscibili tracce di aperture centinate e occluse. Non resta alcun segno visibile del fossato del castello, la cui antica esistenza è provata dalle tracce del ponte levatoio. Un accenno di carpatura alla base delle torri dimostra come il terreno circostante abbia subìto un interramento di rialzo. Nel corso degli anni la costruzione riceve, nelle sue imponenti sale, grandi personaggi, tra i quali Francesco I, Carlo V e certamente Gian Pico della Mirandola, che, diciassettenne, inizia qui i suoi studi. Appartiene ad illustri famiglie della nobiltà italiana, quali i Malaspina, gli Arcimboldi e, appunto, i Pico della Mirandola; molto spesso segue le sorti del vicino castello di Scaldasole, a cui, secondo una leggenda, era collegata da un lungo sotterraneo. Il complesso attende da vari anni l'inizio delle ormai improcrastinabili opere di restauro».

http://www.infolomellina.net/html/valeggio.htm


Dal sito www.appennino4p.it

Varzi (castello, torre Malaspina)

«La data di costruzione del castello di Varzi non è certa. I Malaspina, dopo l’investitura fatta dall’Imperatore Federico Barbarossa, nel 1164, dei territori che dall’inizio delle colline di Rivanazzano si spingono a sud, fino all’attuale parte settentrionale della Toscana, scesero dalla protetta ma scomoda Oramala per insediarsi a Varzi. La prima data che testimonia la proprietà di una casa dei Malaspina in Varzi è del 1168, quando, in un atto stilato nella stessa casa, viene venduto il feudo di Pizzocorno all’Abbazia di S. Alberto. Da quella data e per molti secoli quella struttura è stata periodicamente ampliata e modificata. L’impulso maggiore lo ebbe dopo il 1275, quando, in seguito ad una divisione dei Malaspina, si formò il feudo di Varzi. Attualmente il complesso architettonico si colloca al centro dell'abitato di Varzi e ne costituisce il nodo edilizio più significativo. Il corpo di più recente costruzione delimita, con la sua facciata settecentesca impreziosita da una caratteristica meridiana, un lato della piazza. Questo prospetto, interamente in pietra a vista, come tutto l’insieme architettonico di cui si tratta, rivela, nell’ordinata cadenza dei vuoti e dei pieni, la sua matrice.

L’edificio si sviluppa su due piani ed è coronato da un sottotetto, nel quale si apre una fila di piccole aperture rettangolari, in corrispondenza delle finestre sottostanti. Il portale, che dalla piazza dà accesso al primo cortile, ha cornice intonacata, modanata, di chiara fattura settecentesca Il secondo edificio, databile del secolo XV, si trova sul lato destro di uno stretto vicolo al quale si accede dalla piazza. Di altezza uguale al precedente, presenta in facciata una regolare sequenza di aperture e, a sinistra, un portale ad arco a sesto acuto, in conci di pietra squadrata con, nel concio in chiave, lo stemma dei Malaspina del ramo "Spino secco". All’interno, un passaggio coperto da quattro voltine a crociera, immette in un cortiletto quadrato, dal quale si possono osservare, sulla facciata interna, due ampi archi a tutto sesto decorati da una ghiera in cotto, poggianti su un plinto di pietra squadrata. Volte unghiate al piano terreno, al piano superiore soffitti in legno. Il terzo edificio, più antico (secolo XIII), si innesta trasversalmente a quello descritto e conclude il vicolo con la sua massiccia facciata. Il suo prospetto è aperto unicamente dal portale di accesso ad arco a tutto sesto e da piccole finestre di recente fattura. Coevo alla torre, è collegato ad essa da un passaggio nel sottotetto, dove, scansi nel muro, fanno presumere l’esistenza di una merlatura di coronamento.

La torre, anch’essa costruita fra il XII e XIII secolo, è un manufatto dal perimetro quadrato di notevole robustezza; i suoi muri hanno uno spessore medio di m 2,5. La stretta scala di servizio è ricavata all’interno dei muri perimetrali e permette l’accesso a quattro camere di sicurezza sovrapposte l'una all’altra. L'imponente edificio termina con un terrazzo coperto dal quale si può ammirare l’interessante, ampio, suggestivo panorama di tutto il borgo di Varzi, dei monti che lo circondano, della valle dello Stàffora e del castello di Oramala. La torre, fino agli anni Sessanta, è sempre stata adibita a prigione: è già citata con questo uso negli statuti malaspiniani del 1320. è chiamata "Torre delle streghe", perché risulta che nel 1460 vi furono imprigionate dalla Sacra Inquisizione venticinque donne ed alcuni uomini, accusati di stregoneria, i quali furono successivamente bruciati nella pubblica piazza. Attualmente il castello è di proprietà del conte Faustino Odetti di Marcorengo, mentre la torre è di proprietà comunale».

http://www.varziviva.net/malaspina.htm


Dal sito www.vidigulfo.altervista.org

Vidigulfo (castello dei Landriani)

«L'attuale castello è un edificio trecentesco sorto sul luogo di un precedente castello dell'XI secolo, del quale forse ha incorporato parte dei muri. Nei secoli successivi trasformazioni e rimaneggiamenti ne hanno poi grandemente alterato l'aspetto. Caduto in grave stato di abbandono fino agli anni Novanta del secolo scorso, è stato oggi in gran parte riscattato dal meritorio restauro dei suoi proprietari, dopo essere giunto sulla soglia della completa rovina. Il castello, che doveva svilupparsi in forma quadrilatera intorno a un cortile, è ora composto da 3 ali (nord, est e sud). Manca infatti l'ala di ponente dove si trova un muro di sostegno del terrapieno del cortile. L'accesso avviene dal lato sud attraverso una torre che si spinge fuori dalla linea di facciata. Risulta essere in parte ricostruito, in seguito ai recenti lavori non ancora terminati, come la parte alta della torre, tutta l'ala nord e gran parte dell'ala sud. Si sviluppa su 3 piani (p.terra, primo piano e piano sottotetto). Le strutture di orizzontamento sono costituite da solai in legno e da una volta a crociera nella torre d'ingresso. Il fossato che circonda il castello e' stato scavato recentemente. La costruzione, situata all'esterno dell'abitato, sopra un terrazzamento alluvionale interposto tra l'Olona e il Lambro, presenta una pianta ad "U", aperta verso sud-ovest, essendosi perduto, con molta probabilità, il quarto lato. In conformità al probabile impianto originario, rientrerebbe nel tipo dei castelli a pianta quadrangolare, dotato di un'unica torre passante in corrispondenza dell'ingresso (come per esempio i castelli di Cusago e di Peschiera Borromeo). Vi si accede infatti attraverso una torre che reca sulla fronte un alto arco a sesto acuto e che possiede una volta a vela con decorazioni pittoriche a stemmi».

http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A130-00023/


Dal sito www.braidense.it

Vigevano (castello sforzesco)

«Il Castello Sforzesco di Vigevano è un complesso di edifici, inseriti in un perimetro comune, che occupano un’area di più di due ettari sul terrazzo naturale della valle del Ticino, nel punto più alto della città, dove la conformazione orografica del luogo, di altura modesta ma egualmente dominante nella pianura lombarda, ne ha favorito la fondazione. Visibile esternamente solo in alcune parti, totalmente separato dalla città e occultato alla vista dalle case che vi si addossano, appare nel suo insieme grandioso e molto suggestivo solo salendo lo scalone, posto sotto il porticato sud della piazza, e passando oltre l’arco d'ingresso principale della torre visibile dalla piazza, oppure entrando dal portone d'ingresso carraio di corso della Repubblica. Il complesso è costituito da: la torre d'ingresso detta del Bramante;  tre grandi scuderie, di cui quella vicina alla torre detta "di Ludovico"; un atrio d'ingresso neogotico; un corpo con loggiato detto falconiera; un ponte con loggia aerea; l'edificio principale detto maschio; due corpi ottocenteschi posti tra il maschio e la torre; il grande edificio della strada sopraelevata coperta; la rocca vecchia posta ad est che racchiude una grandiosa cavallerizza; edifici tutti legati tra di loro in modo tale da apparire come una struttura unica con molte articolazioni.

La storia del castello collima per alcuni secoli con quella del borgo di Vigevano,chiamato anticamente "Vicogebuin". Fino alla metà del Quattrocento infatti l’area del promontorio, racchiusa dagli edifici che compongono l’attuale castello, era il sito dove sorgevano le case dell’antico borgo con il primo palazzo comunale e le primitive chiese. Il borgo circondato in origine da un rudimentale impianto di difesa in terra e legno, sostituito poi da una muraglia, aveva sul lato est un castello o recetto di forma quadrata, costituito inizialmente da una struttura in legno, sostituita prima del X secolo da muri in mattoni e separato dall’abitato da un fossato. Tale struttura, corrispondente all’attuale maschio, all’inizio svolse le funzioni di ricovero di foraggi e animali e di estrema difesa in caso di pericolo, ma con il passare del tempo e con i continui aggiustamenti e trasformazioni divenne, tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, sede e dimora signorile dei Visconti, i quali cominciarono a prendere possesso anche delle case dell'antico borgo, iniziandone la demolizione. Svuotamento e demolizione proseguiti e conclusi poi dagli Sforza nella seconda metà del XV secolo, quando il maschio, ulteriormente ampliato e abbellito, diventa un palazzo ducale circondato da scuderie ed edifici di servizio.

Luchino Visconti, podestà di Vigevano nel 1319 e nel 1337, inserisce il villaggio nel suo piano di dominio territoriale, decidendo di farne una roccaforte difensiva inserita nello scacchiere territoriale dei castelli posti lungo l’Adda e il Ticino a difesa del ducato di Milano. In quest’ottica, nel 1341, realizza una rocca di difesa (in origine detta inferiore, prende l'attuale nome di rocca vecchia in contrapposizione alla rocca nuova edificata alla fine del XV sec.), posta ad una certa distanza dal castello, sul limite est del borgo che si stava ormai allargando fuori dal perimetro originale. Nel contempo inizia l’opera di trasformazione del vecchio castello in nuovo fortilizio sede e dimora ducale, edificio che nella nuova conformazione si presenta con pianta quadrangolare formata da muri merlati con tre corpi di fabbrica, torri agli angoli e una torre d'ingresso al centro della cortina anteriore. I lavori di ampliamento ed abbellimento del maschio proseguono poi per tutto il dominio visconteo. Nel 1347 i due fortilizi vengono uniti dalla cosiddetta "strada coperta", un grande edificio fortificato lungo 164 metri e largo 7,50 che, stagliandosi nel panorama cittadino, permetteva un rapido collegamento tra il castello e le campagne circostanti.

Nel 1447, alla fine del dominio visconteo, la stessa popolazione di Vigevano, conquista la libertà comunale e distrugge la rocca esterna. Libertà che finisce già nel 1449, quando Vigevano viene cinta d’assedio da Bartolomeo Colleoni e Francesco I Sforza, marito di Bianca Maria figlia di Filippo Maria Visconti, e nuovo signore di Milano. Dopo la conquista lo Sforza ripara i danni dell'assedio e raddoppia la parte centrale del maschio verso l'esterno inglobando i resti della torre di sud-est distrutta proprio durante l'assedio. Galeazzo Maria Sforza nel 1466, appena succeduto al padre Francesco, ordina nuovi interventi che trasformano definitivamente il maschio in palazzo ducale e, prendendo atto della cessata funzione difensiva delle mura dell'antico borgo, concede la costruzione di case nel fossato esterno, di altezza non superiore al muro. Nel 1472 il nuovo Duca interviene su due antichi edifici, posti lungo la muratura sud dell'antico borgo e utilizzati a stalla, sopralzandoli e modificandone il piano terra con l'inserimento di un doppio colonnato con volte a crociera e nuove finestre. Nel 1475 realizza il ponte con loggiato, posto a sud del maschio, mentre poco prima della morte dà l'inizio alla costruzione dell'edificio della falconiera , completato poi da Ludovico il Moro, reggente il ducato a nome del nipote Gian Galeazzo Maria Sforza.

Con Ludovico il Moro, nato proprio a Vigevano, il progetto sforzesco si attua in interventi di proporzioni e qualità rilevanti, completando il processo di trasformazione del castello in residenza dinastica. Il cortile, occupato in origine dall'antico borgo, viene svuotato dalle residue costruzioni, si costruiscono la terza scuderia, detta per questo di Ludovico, e l’edificio delle cucine, realizzato con la demolizione dell’antica chiesa di S. Ambrogio e collegato al maschio da un edificio a ponte, chiudendo così il circuito di edifici a contorno dell’ampio cortile. Il maschio viene ampliato sul lato est con la realizzazione di un giardino pensile racchiuso da due edifici porticati progettati dal Bramante e aperto verso est. Del complesso bramantesco rimane oggi, dopo il crollo del loggiato addossato alla strada coperta e lo svuotamento del giardino con l’abbassamento al livello attuale, solo l'edificio sud chiamato “loggia delle dame”. Ad opera del Bramante si deve anche parte della decorazione pittorica che abbelliva il complesso di edifici prospiciente il cortile, di cui oggi rimangono tracce sulle pareti della scuderia di Ludovico, e il sopralzo dell'antica torre comunale, che verso il 1476 era già stata rialzata con nuovi merli e beccatelli per ospitare le campane della demolita chiesa di S. Maria, realizzato in tre parti di cui la seconda con una cella campanaria e la terza con un corpo ottagonale coperto da una guglia. I fasti del dominio sforzesco terminano con Francesco II Sforza il quale completa le decorazioni pittoriche del palazzo ducale.

Dalla prima metà dell'Ottocento si compiono le modifiche più consistenti. Prima del 1824 avviene l’interramento del lato ovest del fossato e la demolizione della cortina muraria del maschio con il rivellino, mentre nel 1824 viene chiusa e soppressa la porta che apriva verso la chiesa di S. Pietro Martire. Nel 1855, a seguito di un crollo di parte del corpo centrale del maschio e dell’antico scalone posto a ridosso della manica sinistra (che non fu più ricostruito), viene riedificata, ad opera dell'ing. Inverardi, la parte crollata con la modifica della parte verso la corte che ha comportato il rifacimento della facciata in stile Tudor, lo spostamento dell'accesso ai piani cantinati da destra a sinistra e la realizzazione di un nuovo scalone posto all'interno; lo stesso ingegnere progetta in stile neo-gotico l'ingresso da corso della Repubblica con un atrio che ingloba una campata della scuderia est. Nella seconda metà del secolo si completa l'interramento del fossato e si attua lo sterramento del giardino pensile, oggi chiamato cortile della duchessa con la ricostruzione del corpo a ridosso della strada coperta, ricostruzione che ha determinato la scomparsa della cappella ducale di epoca sforzesca e il trasferimento di nove affreschi (di cui otto attribuiti a Bernardo Ferrari) nel Municipio. Altri interventi vengono compiuti per adattare il complesso alle nuove funzioni militari dotandolo di nuove strutture. Nel 1836 nella parte sud della rocca vecchia viene realizzato un grande edificio ad uso maneggio coperto oggi chiamato “cavallerizza”, una seconda cavallerizza (demolita a seguito di un crollo verificatosi nel 1979) di dimensioni minori venne costruita nella parte nord della rocca alla fine dell’Ottocento. Nel corso della seconda metà del secolo i locali del “prestino” (antico forno comunale situato ad est della torre e acquistato dall'amministrazione militare nel 1837) e quelli delle cucine ducali vengono ristrutturati, sopralzati di un piano e adibiti a circolo ufficiali; vengono interrate le parti rimaste del fossato; totalmente trasformato in portico terrazzato il ponte verso le ex cucine, mentre quello verso la falconiera viene rimaneggiato con la realizzazione di tre arconi al posto della muratura; svuotato fino alla quota attuale il giardino pensile, già parzialmente sterrato all'inizio del secolo; ricostruito il corpo addossato alla strada coperta e rimaneggiati gli interni delle scuderie.

Nel 1980, dopo un decennio di abbandono a seguito del cessato uso da parte dei militari, iniziano i lavori di restauro e recupero del grande complesso di edifici chiamato castello».

http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Sforzesco_di_Vigevano


Dal sito www.castit.it

Vigevano (torre del Bramante)

«L'origine della Torre, situata nel punto più alto della città (45°19'01.53"N, 8°51'24.90"E), presso il castello, risale al 1198 e fu terminata dal Bramante alla fine del XV secolo, mentre nel XVII secolo venne aggiunto il cupolino barocco "a cipolla" in sostituzione dell'originaria guglia conica. La Torre ha una forma originale che, nell'800, fu il modello per la torre del Filarete nel Castello Sforzesco di Milano; è costituita da sezioni graduali che vanno restringendosi avvicinandosi alla cima. Dal primo terrazzo è possibile ammirare un'ottima visuale della Piazza Ducale, del Castello e di tutta la città. La cella campanaria, inaccessibile al pubblico, ospita "il campanone", una grande campana seicentesca "fessa" per necessità! Ha infatti una storia curiosa: nell'Ottocento non esistevano i moderni sistemi elettronici per controllare le campane, e l'orologio della Torre, all'epoca meccanico, batteva ogni mezz'ora anche di notte. Pare che il suono del "campanone" fosse così forte, che gli abitanti delle case addossate al Castello e alla Piazza fossero praticamente impossibilitati a prendere sonno. Così presentarono in Comune una petizione in cui si chiedeva di "zittire" il bronzeo disturbatore! Alla fine si raggiunse un compromesso: dalla campana, con precisione quasi chirurgica, venne asportato uno spicchio in modo da renderla fessa ed attutire il suono. Ed è così che ancora oggi la si può ascoltare battere i rintocchi ogni quarto d'ora. Alta ben 75 metri dal livello della Piazza, la Torre del Bramante è l'attuale Torre Civica della città di Vigevano, di cui da sempre ne è il simbolo».

http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Sforzesco_di_Vigevano


Dal sito www.terraitalia.org

Voghera (castello visconteo)

«Il castello di Voghera venne fatto innalzare da Azzone Visconti nel 1335, ma fu poi rafforzato e completato da Galeazzo II nel 1372. Si tratta di uno dei più importanti castelli viscontei urbani della Padania, ricollegabile nel suo impianto difensivo originariamente connesso all'anello delle mura urbane, ai castelli di Novara, Vercelli, Abbiategrasso, Milano, Pavia e Cremona. Il complesso si presenta però oggi fortemente compromesso per effetto delle mutilazioni e modifiche subite nei secoli scorsi; le quattro torri angolari sono state cimate e la torre posta nel mezzo dell'ala a nord (ossia quella verso la città) venne demolita dai Francesi nel 1647. La stessa ala settentrionale venne trasformata in palazzo nel Settecento, mentre il fossato venne colmato alla fine dell'Ottocento. Il castello ha inoltre subito pesanti manomissioni per l'utilizzo a carcere dall'epoca napoleonica fino ai giorni nostri. Attualmente abbandonato e in disuso è in fase di restauro da parte della Soprintendenza: la parte finale, forse, di un lungo percorso iniziato nel 1926 e ripreso nel 1935 dall'ingegner Vittorio Paron di Voghera, che predispose un primo progetto di restauro che prevede l'utilizzo del castello come sede della Civica Biblioteca e di altre istituzioni di arte e di storiaIl suo organismo architettonico è quello tipico [...] con pianta quadrangolare e cortile interno circondato da portici con archi a sesto acuto (in questo caso però solo su tre lati essendo il lato occidentale costituito da una semplice murata) e con torri quadrate in corrispondenza dei quattro angoli. Inoltre il fortilizio era caratterizzato dalla presenza di due alte torri intermedie anteposte ai corpi di fabbrica meridionale e settentrionale le quali, essendo il castello ubicato a sud della città, assolvevano alla funzione di ingresso dalla campagna (quella a sud) e dalla città (quella a nord) e come tali quindi erano munite di ponti levatoi sul fossato che circondava il castello. La localizzazione del castello (che rappresenta senz'altro il più importante monumento di Voghera) all'incrocio tra due ampi viali alberati (quello di circonvallazione a sud e quello ad ovest sulla direttrice piazza del Duomo valle dello Stàffora) offre notevoli risorse sul piano urbanistico e le premesse per una spontanea apertura del monumento alla vita della città. Anche gli spazi circostanti e la grande piazza a nord, oggi destinati a parcheggio, dovranno avere uno stretto legame con il restauro del castello».

http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00254/?view=tipologie&offset=117&hid=1.9&sort=sort_int


Dal sito www.zavattarello.org

Zavattarello (castello Dal Verme)

«Interessante ed emblematico castello la cui origine risale al X secolo, allorché il monastero milanese di S. Ambrogio fece innalzare in luogo una fortificazione a difesa del territorio circostante, che gli apparteneva. Venne conteso, nell'XI e XII secolo, tra Bobbio e Piacenza finché passò, nel 1327, a Manfredo Landi. Il nuovo feudatario lo fece ricostruire e ampliare, dandogli la conformazione che mantiene tuttora. Il feudo, e il castello ad esso legato, passarono nel 1390 ai Dal Verme, che mantennero ininterrottamente la proprietà dell'edificio per oltre sei secoli, fino al 1975, anno in cui la stessa famiglia Dal Verme donò l'avito complesso fortificato al Comune di Zavattarello. L'edificio subì gravi danni nel Settecento, quando venne preso d'assalto e incendiato da soldati francesi nel corso della guerra di successione austriaca. Venne tuttavia riattato nell'Ottocento. Fu ulteriormente restaurato e arricchito nel corso degli anni Trenta del nostro. secolo, ma patì poi una pesante devastazione durante l'ultima guerra ad opera delle truppe tedesche. Un'intera ala venne del tutto svuotata: ne rimasero solo i muri. L'organismo ha le tipiche caratteristiche della fortificazione di montagna: pianta poligonale irregolare, per adattarsi al terreno, struttura muraria in blocchi (squadrati) di pietra locale. Al centro, un'ampia corte, nel cui mezzo si apre un pozzo. Notevolmente interessante è il sistema di muraglie perimetrali esterne poste a difesa del castello. Degno di nota è anche lo sviluppo in altezza del basamento a scarpa. Al castello si accede dal lato settentrionale, attraverso una pusterla preceduta da un ponte levatoio a quota elevata, a sua volta raggiungibile per mezzo di una scala esterna. La difesa maggiore è invece data dalla massiccia torre maestra che si innalza in corrispondenza dell'angolo sud orientale. La posizione del complesso è dominante, dall'alto di un poggio di arenaria posto a settentrione del paese, a controllo delle valli dei torrenti Morcione e Tidone. Il castello è in relazione visiva con parecchi altri castelli della zona (Montalto Pavese, Rocca de' Giorgi, Romagnese, Valverde, Trebecco, Pietragavina): è ipotizzabile una rete di controllo del territorio, affidata a segnalazioni tra una fortificazione e l'altra».

http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00258/?view=tipologie&offset=4&hid=1.9&sort=sort_int

      

     

      

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