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TUTTE LE FORTIFICAZIONI DELLA PROVINCIA DI MANTOVA

in sintesi

castelli della provincia trattati da collaboratori del sito sono esaminati nelle rispettive schede. I testi presentati nella pagina presente sono tratti invece da altri siti internet: della correttezza dei dati riportati, castello per castello, sono responsabili i rispettivi siti.


Dal sito www.corteonida.it

Asola (resti del castello e delle mura)

«Asola è attestata per la prima volta in un documento dell'anno 930, in cui la sua corte, situata nella contea di Brescia, è ceduta in livello dal monastero di Nonantola al conte Sansone, forse legato da rapporti di parentela con la stirpe di conti che durante il medioevo dominerà il territorio asolano: gli Ugonidi o Longhi. Da essi discenderanno numerose famiglie stanziate al confine delle attuali province di Mantova, Brescia e Cremona, come i Casalodi. Questi ultimi in particolare potrebbero aver lasciato una traccia della loro presenza ad Asola nello stemma del comune: esso è infatti molto simile all'arma che distingueva i conti di Casaloldo. Durante il consolidarsi delle Signorie, la città fu soggetta all'influenza bresciana, ma seppe ritagliarsi uno spazio d'azione formando, con i borghi limitrofi, un distretto relativamente autonomo, denominato "quadra" il quale, con confini leggermente modificati, ottenne in seguito anche il distacco e l'autonomia dalla Diocesi di Brescia cui era soggetto. La città fu a lungo contesa dai Gonzaga, signori di Mantova, dai Visconti di Milano e da Brescia. Nel 1440 scelse di assoggettarsi alla Repubblica di Venezia. La Serenissima seppe valorizzare la strategica posizione di confine della cittadina e la trasformò in fortezza. Promosse inoltre l'economia e la cultura, rispettando libertà autonomia, lasciando intatto l'antico privilegio di città nulli subdita. ...».

it.wikipedia.org/wiki/Asola_(Italia)


Dal sito http://ilove-italynet.blogspot.com

Castel d'Ario (castello scaligero, torre "della fame")

«Il patrimonio-simbolo del paese è il castello medievale, ricco di storia millenaria come attestano il rinvenimento delle ossa di sette prigionieri (tre membri della famiglia Pico della Mirandola e quattro della famiglia Bonacolsi) morti di fame ad inizio Trecento nel mastio interno, o gli affreschi con gli stemmi scaligeri della seconda metà del Trecento al piano nobile del palazzo pretorio, l’unico edificio recentemente restaurato e utilizzato come luogo di rappresentanza e di spettacoli, oltre che sede della Biblioteca comunale e Sala Consigliare. La imponente ed articolata struttura del castello conserva intatti anche il perimetro delle mura e la mole della torre interna, che da metà Ottocento, data del rinvenimento, è detta Torre della Fame. ...».

http://www.comune.casteldario.mn.it/com/site/index.asp?v=v_page_detail&itm_id=cnt_soc_par


Foto di Lemonelle, dal sito http://rete.comuni-italiani.it

Castel Goffredo (Palazzo Gonzaga-Acerbi)

«Palazzo Gonzaga-Acerbi è uno storico palazzo del centro di Castel Goffredo, in provincia di Mantova ed occupa l'intero fronte settentrionale di Piazza Mazzini. È stato la residenza di tutti i signori che si sono succeduti a Castel Goffredo, iniziando dai Gonzaga di Mantova. L'originaria costruzione di residenza castellata, soggetta a varie aggiunte e modificazioni, è incastonata tra la torre civica a ovest e il Torrazzo ad est e risale al 1350 circa. Di proprietà del comune (domus comunis), che effettuò opere di ampliamento e riattamento. Era sede del vicario dei Gonzaga, che abitava nell'annesso Torrazzo, comunicante col palazzo. Una pergamena del 1480 parla del passaggio in proprietà al marchese Ludovico Gonzaga, che iniziò le opere di miglioramento dell'edificio. Nel 1511 divenne la residenza del marchese Aloisio Gonzaga, che ne fece una corte sfarzosa, ospitando personaggi illustri, tra cui il capitano imperiale Luigi Gonzaga "Rodomonte", il poeta Pietro Aretino nel 1536, dal 1538 al 1541 lo scrittore Matteo Bandello (che qui conobbe Lucrezia Gonzaga di Gazzuolo) con Cesare Fregoso, Costanza Rangoni e i loro figli, l'imperatore Carlo V (28 giugno 1543) e lo studioso di chiromanzia frate Patrizio Tricasso da Ceresara. Ad Aloisio si deve la formazione del giardino interno, ora ricco di alberi secolari. Il marchese fece dipingere la facciata con il fregio ad intreccio di amorini e la scritta: Fortitudo mea, Amor populi, Potentiorum reverentia, ora scomparse. Anche i tre figli di Aloisio videro la luce nel palazzo: Alfonso nel 1540, futuro marchese di Castel Goffredo; Ferrante nel 1544, futuro I marchese di Castiglione e Orazio nel 1545, futuro marchese di Solferino.

Importanti opere interne furono eseguite nel 1526 e nel 1598 da Alfonso Gonzaga, che dotò il palazzo di finestre a vetri. Dopo la sua uccisione il 6 maggio 1592 da sicari di Rodolfo Gonzaga, che occupò militarmente Castel Goffredo, nel palazzo vennero imprigionate e tenute segregate per giorni la figlia di Alosio Caterina e la moglie Ippolita Maggi. Furono liberate grazie all'intervento dal duca Vincenzo Gonzaga e condotte a Mantova. Anche Rodolfo Gonzaga soggiornò per poco tempo nell'edificio, perché il 3 gennaio 1593 fu ucciso sulla porta della Chiesa Prepositurale di Sant'Erasmo con un colpo di archibugio. Dopo l'aggregazione al ducato di Mantova nel 1603 nessun Gonzaga abitò più nel palazzo. Rimase a lungo disabitato sino al 1756, quando passò di proprietà del comune di Castel Goffredo che lo cedette, con rogito nel notaio Giacomo Cima, il 13 aprile 1776 al colonnello Giacomo Acerbi. Nel palazzo dimorò anche il figlio di Giacomo, Giuseppe Acerbi, nato il 3 maggio 1773 dalla moglie Marianna Riva, che divenne scrittore ed archeologo. A Giuseppe Acerbi è intitolato il Premio Letterario Giuseppe Acerbi del comune di Castel Goffredo. Ad opera del bresciano Gaspare Turbini, il palazzo subì una radicale modificazione verso lo stile neoclassico: venne chiusa la merlatura [19], cancellati gli elementi architettonici rinascimentali ed ampliate le finestre. Il palazzo fu anche luogo di nascita, il 14 novembre 1825, di Giovanni Acerbi, figlio di Battista Acerbi e Domenica Moneta, patriota ed intendente dei Mille, destinato a scrivere una delle pagine più importanti del Risorgimento italiano: i Martiri di Belfiore. Nei giorni 27-28-29 aprile 1862 il generale Giuseppe Garibaldi fu ospite del patriota Giovanni Acerbi. All'interno è presente una loggia retta da colonne in marmo dai volti finemente affrescati a grottesca (scuola di Giulio Romano). Una scalinata, dalla volta affrescata, conduce al piano nobile. Di pertinenza del palazzo erano anche alcune case e la filanda (fatta costruire da Giacomo Acerbi) con annesso filatoio, delimitate dall'attuale vicolo Cannone. Del palazzo facevano parte anche le mura dell'antica fortezza di Castel Goffredo, oggi ancora in parte conservate e occupanti la parte nord. La Famiglia Acerbi ne detiene tuttora la proprietà».

http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Gonzaga-Acerbi


Dal sito it.wikipedia.org

Castel Goffredo (torre civica)

«La struttura è situata in Piazza Mazzini, nel centro storico cittadino, ovvero nella parte che delimitava l'antica fortezza di "Castelvecchio" (castellum vetus). Posta a fianco sinistro del Palazzo Gonzaga-Acerbi e del Palazzo della Ragione, è testimone da secoli del centro politico della città ed è popolarmente considerata il simbolo di Castel Goffredo. Appartenente alla prima cinta muraria della città, chiudeva il borgo medievale di "Castelvecchio" nella parte meridionale. La sua fondazione risale al XIII secolo e dal 1438 vi è alloggiato l’orologio pubblico. Sull'arco passante della torre è affisso lo stemma marmoreo con l'arma dei Gonzaga[6]e sui fianchi sono collocate due epigrafi volute da Aloisio Gonzaga nella prima metà del Cinquecento. Inizialmente coperta da tetto e alta circa 20 metri, fu sottoposta a interventi di ampliamento che le permisero di raggiungere gli attuali 27 metri di altezza. Era dotata di una scala esterna, sul fianco est, che metteva il comunicazione la piazza con l'interno della torre. Nel 1492 fu rialzata con una nuova cella campanaria che ancor oggi ospita il concerto di otto campane, alcune delle quali risalenti al Cinquecento, della Chiesa Prepositurale di Sant'Erasmo. Nel 1925 fu rifatta la copertura e realizzata la merlatura ghibellina. Per le sue caratteristiche tipicamente medioevali la rendono inoltre uno dei monumenti principali della città, tanto da essere ben visibile in avvicinamento a Castel Goffredo».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_civica_di_Castel_Goffredo


Dal sito en.wikipedia.org

Castellucchio (torre civica)

«La costruzione della torre civica di Castellucchio risale al 900. Alta circa 24 metri e con base quadrata (8 x 8 metri), riporta le classiche merlature e, subito sotto, la cella campanaria. Questa grande stanza ha su ogni lato una trifora che permette al suono delle campane di espandersi. Posta sul punto più alto del paese, piazza Arturo Pasotti, costituisce ancora oggi porta d’accesso al borgo Castello. Viene catalogata tra le costruzioni tipicamente difensive; la sua posizione permetteva infatti la protezione del territorio dalle incursioni dei Visconti di Milano e dai cremonesi. Castellucchio, in quei tempi, era una grossa corte e pertanto facilmente attaccabile per ruberie. Nel 1100 la torre pare fosse di proprietà della famiglia Canossa, che la fortificò con grosse mura, camminamenti e torri di guardia. è documentata la prima incursione subita ad opera di Feltrino Gonzaga (1359) venuto da Reggiolo con 300 cavalieri e 200 fanti per rubare nei possedimenti dei suoi parenti. Lodovico Gonzaga (1370-80) rafforzò le fortificazioni esistenti nel Mantovano e ne costruì di nuove per difendersi dagli assalti di Bernabò. Anche la torre di Castellucchio beneficiò dei lavori di miglioria. Successivamente assalti sono segnalati nel 1514-1516, in occasione della guerra tra francesi e veneti da una parte, spagnoli e austriaci dall’altra. Nel 1707, l’amministrazione austriaca prese possesso del ducato dei Gonzaga, esaminò lo stato di torri e castelli per una più funzionale organizzazione della strategia militare. La torre di Castellucchio vista la precaria staticità, venne elencata tra le fortezze da demolire. Si iniziò con l’abbattimento delle mura di cinta. Il materiale ricavato venne impiegato per consolidare e fortificare i castelli e le residenze dei nobili vicini.

L’ingegner Jacopo Martinelli nel 1844, su incarico dell’amministrazione comunale, operò notevoli interventi per rafforzarla e ne modificò anche l’aspetto. Il tetto venne abbassato – in origine sormontava le merlature – e fu realizzata la cella campanaria con relativa intelaiatura in ferro. Le campane del paese furono fuse nel 1844 da Pietro Cavadini e figli e benedette dal vescovo. Il loro peso varia dagli 800 ai 240 chilogrammi. Si chiamano San Giorgio la prima, in onore del patrono del paese; San Vincenzo la seconda; Santa Maria la terza (di proprietà del comune); San Francesco d’Assisi la quarta e San Giovanni Battista la quinta. Il concerto di queste campane è sulla nota fondamentale do maggiore. Nel 1978, venuta a mancare l’opera manuale del campanaro fu installato un impianto elettrico. La ditta Melloncelli di Sermide automatizzò il suono delle campane. L’orologio solare "meridiana" – contrapposto a quello meccanico – reca la scritta latina: "dividit umbra diem" (l’ombra divide il giorno). La lapide che si affaccia a piazza Pasotti (molto malandata e solo nella parte finale decifrata) porta la scritta: "Nel 1844/ unendosi a questo municipio/ la fabbriceria parrocchiale/venne ristrutturata/ed a miglio vita/ridotta". Nel 1987 l’amministrazione comunale ha deciso importanti lavori di restauro conservativo della torre. L’architetto Paolo Barsoni ha diretto i lavori di ristrutturazione tenendo conto dell’idoneità d’uso (sede della biblioteca, sala mostre e museo) ma conservando il più possibile l’identità storica. Sono state recuperate le feritoie esistenti nei lati pieni,la scala in mattoni che da sulla strada, la scala in legno alla "cappuccina" per i piani superiori, le travi portanti dei solai».

http://www.comunecastellucchio.it/museodellearmi.asp


Dal sito www.lombardiabeniculturali.it

Castiglione delle Stiviere (castello)

«Edificato ai tempi delle incursioni barbariche (sec. VII° - IX°) su un precedente "castrum" romano (da qui infatti deriva il nome della città: Castiglione da "castrum" e Stiviere dal latino "ab estivis", ovvero accampamento nei mesi estivi), raggiunse il suo massimo splendore al tempo della Signoria della famiglia dei Gonzaga quando il duca Ferrante Gonzaga, padre di S. Luigi, ne fissò la dimora di famiglia facendolo divenire sede della sua corte. In questo periodo il Castello venne ampliato (venne aggiunto anche il palazzo della Zecca in quanto la città nel 1567 ottenne il privilegio di battere moneta) e venne abbellito, trasformando le grandi stanze del castello in eleganti appartamenti residenziali. In seguito alla guerra di successione spagnola, nel 1706 venne distrutto dai francesi in ritirata; i ruderi dello stesso, vennero successivamente reimpiegati nella costruzione del nuovo Duomo. Oltrepassata la torre d'ingresso, nella modesta corte, si può notare sul lato sinistro la piccola chiesa di San Sebastiano; essa, che rappresentò ai tempi della signoria la cappella di corte del Palazzo, venne eretta nel 1577 da Ferrante Gonzaga, come ringraziamento a S. Sebastiano per lo scampato pericolo della peste dell'anno prima, che molte vittime procurò in Lombardia ma che invece aveva risparmiato la città di Castiglione».

http://www.castiglionedellestiviere.info/castello.htm


Dal sito www.gardacolline.it

CAVRIANA (castello)

«Cavriana, borgo fortificato in provincia di Mantova, sorge su una delle colline meridionali dell’anfiteatro morenico del Garda, luogo ideale per un insediamento umano grazie alla posizione dominante sul territorio circostante e di conseguenza. Già nel neolitico il sito e le sue adiacenze risultano ampiamente antropizzate; in epoche successive la zona fu abitata da popolazioni galliche e successivamente dai Romani come testimoniato dalla presenza nelle vicinanze della domus di San Cassiano. Dell’esistenza del borgo le prime testimonianze scritte risalgono agli inizi del X secolo, in particolare nel 905 d.C. Cavriana è citata nell’inventario dei beni del Monastero di S. Giulia di Brescia, successivamente il paese è citato nel 1045 d.C. in un diploma imperiale di Enrico II nel quale è confermato il possesso della Corte di Cavriana al Vescovo di Mantova. Dalla seconda metà dell’XI secolo compare sui documenti il toponimo Capriana, che rimarrà in uso fino agli inizi del XVIII secolo.

All’XI secolo durante la dominazione dei Canossa, successiva a quella della Curia Mantovana e terminata nel 1115 d.C. con la morte della contessa Matilde, è attribuita la prima fase di fortificazione del borgo, quasi contemporaneamente o immediatamente posteriore è l’edificazione della Pieve dedicata alla Madonna Immacolata e dei due oratori, quello di San Sebastiano sorto esternamente a ridosso del lato meridionale della muratura della fortificazione e quello di San Biagio in Castello che risulta documentato già nel 1181 d.C. In epoca comunale Cavriana fu concessa dal Comune di Mantova alla famiglia Riva attribuendole funzioni difensive per contrastare la minaccia rappresentata dalla crescente potenza di Verona. La distruzione del castello avverrà intorno al 1270, durante il conflitto tra i Riva e i Bonacolsi che risultarono vincitori e assunsero il dominio sul paese fino a che non vennero a loro volta sconfitti e sterminati dai Gonzaga nella prima metà del XIV sec.

Proprio all’epoca dei Gonzaga risale la seconda fase di fortificazione di Cavriana, il borgo era infatti compreso nel sistema difensivo organizzato da Mantova contro la pressante minaccia Viscontea, costituito da un sistema di torri d’avvistamento poste in comunicazione tra loro che permetteva di far giungere alla città in breve tempo messaggi di eventuali pericoli incombenti. Pertanto fu costruito un alto giro di mura difensive attorno al castello al cui interno si trovava il borgo e in posizione sopraelevata la Rocca che dai documenti dell’epoca risultava dotata di quattro torri angolari d’avvistamento. Da una di queste è stata ricavata dopo successive ricostruzioni l’attuale torre campanaria, risalente al XVII sec., della chiesa parrocchiale di Santa Maria Nova.

Cavriana sarà teatro, per lungo tempo, di numerosi scontri tra i Gonzaga e i Visconti. Nella seconda metà del XV secolo fu affidato l’incarico all’architetto Giovanni Da Padova di potenziare le strutture difensive, rinforzando le mura oltre che circondarle con un sistema di fossati. Contemporaneamente, grazie al lavoro dell’architetto Luca Fancelli, il palazzo viene arricchito ed ingentilito con loggiati e decorazioni eleganti. Succede un periodo di splendore tanto da far risultare agli inizi del XVII secolo il castello di Cavriana il più importante dello Stato, questo felice momento è però destinato a durare poco, infatti durante la prima metà dello stesso secolo il castello viene preso d’assedio, occupato ed in parte demolito, il paese è colpito dalla peste e la popolazione decimata. L’entità della gravità della situazione è ben comprensibile se si considera che nel 1650 nel censimento delle strutture difensive dei Gonzaga, il castello di Cavriana viene considerato ormai caduto. La caduta dei Gonzaga avviene nel 1708, il territorio di Cavriana viene annesso ai domini austriaci ma il castello ormai in rovina viene escluso dai progetti di ricostruzione dei sistemi difensivi stabiliti dopo il trattato di Utrecht del 1713. Al 1749 risale una parziale ristrutturazione della loggia del castello ed al 1771 l’ordine, da parte del governo austriaco, dell’abbattimento del della rocca in seguito ad un fallito tentativo di vendita della stessa. Ad oggi si possono ancora vedere in piedi alcuni tratti delle mura difensive del castello, una delle porte d’accesso, i resti della Rocca ed una delle sue torri d’avvistamento ricostruita nel corso del XVII secolo ed adibita alla funzione di torre campanaria».

http://www.universitaeuropeadiroma.it/index.php?option=com_content&view=article&id=713&Itemid=111


Dal sito www.corteonida.it

MANTOVA (castello di San Giorgio)

«Costruito a partire dal 1395 e concluso nel 1406 su committenza di Francesco I Gonzaga e su progetto di Bartolino da Novara, è un edificio a pianta quadrata costituito da quattro torri angolari e cinto da un fossato con tre porte e relativi ponti levatoi, volto a difesa della città. L'architetto Luca Fancelli, nel 1459 su indicazione del marchese Ludovico III Gonzaga, che liberò ambienti di Corte Vecchia per il Concilio indetto da Pio II, ristrutturò il castello che perse definitivamente la sua primitiva funzione militare e difensiva. Nel 1810 fu rinchiuso nelle prigioni del maniero il patriota tirolese Andreas Hofer prima di essere giustiziato. A partire dal 1815 con l'occupazione austriaca della città, il castello divenne il carcere di massima sicurezza in cui vennero richiusi gli oppositori. Dal 1852 nel castello vennero rinchiusi alcuni patrioti legati ai Martiri di Belfiore.

La Camera Picta (Camera degli Sposi), meravigliosa stanza del piano nobile del torrione nord est del Castello di San Giorgio, è opera di Andrea Mantegna. Il Mantegna l'ha realizzata nell'arco di nove anni, dal 1465 (data incisa sulla parete) al 1475 (data incisa sulla lapide celebrativa all'ingresso della sala), e riadatta lo spazio angusto della stanza cubica con volte su lunette in un susseguirsi di realtà e finzione conferendo all'ambiente un'atmosfera en plein air (dando quindi un'idea di trovarsi in un finto loggiato). Lo spazio di ogni parete della camera è stato diviso dall'artista in tre aperture che trasmettono allo spettatore, attraverso ampi archi, paesaggi bucolici e tende mosse dal vento una forte antitesi con il ridotto ambiente architettonico. Gli affreschi sono stati realizzati sia a secco (parete nord; questa tecnica permette una cura minuziosa dei particolari) sia a fresco(parete sud; l'affresco obbliga il pittore ad optare per un gusto più sintetico). Due sono le scene dipinte raffiguranti componenti della famiglia Gonzaga, la "Scena dell'Incontro" e la "Scena della Corte". Con esse Mantegna rende omaggio ai mecenati che tante committenze gli hanno procurato. Nella stanza, non si può stare più di 5-10 minuti perché (usando la tecnica della pittura a secco) l'umidità e l'aria espirata, rischiano di staccare gli affreschi dai muri. ...».

http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Ducale_%28Mantova%29#Castello_di_San_Giorgio


Dal sito www.mynet.it

Mantova (Palazzo della Ragione, torre dell'Orologio)

«Il Palazzo della Ragione fu edificato quand'era podestà Guido da Correggio (1242), in epoca comunale, con funzioni pubbliche e allo scopo di consentire le assemblee e le adunanze cittadine. Al piano terreno il palazzo ospitava, come ora, numerose botteghe, mentre nell'ampio salone al piano superiore, si amministrava la giustizia. Sulle pareti di questo ambiente sono visibili i resti di affreschi medievali della fine del XII e del XIII secolo recentemente restaurati. A questo salone si accede tramite una ripida scala posta sotto la Torre dell'Orologio innalzata nel Quattrocento, epoca alla quale risalgono anche i portici che si affacciano su Piazza Erbe. Il Palazzo è ora adibito a sede espositiva ospitando mostre d'arte organizzate dal Comune di Mantova».

http://it.wikipedia.org/wiki/Mantova#Palazzo_della_Ragione


Dal sito http://agriturismo.agraria.org

MANTOVA (Palazzo Ducale)

«Il Palazzo Ducale è stata la residenza principale dei Gonzaga, signori, marchesi ed infine duchi della città di Mantova. Assunse la denominazione di Palazzo Reale durante la dominazione austriaca a partire dall'epoca di Maria Teresa d'Austria regnante. Ambienti distinti e separati tra loro furono costruiti in epoche diverse a partire dal XIII secolo, inizialmente per opera della famiglia Bonacolsi successivamente su impulso dei Gonzaga. Fu il duca Guglielmo ad incaricare il prefetto delle Fabbriche Giovan Battista Bertani perché collegasse i vari edifici in forma organica così da creare, a partire dal 1556, un unico grandioso complesso monumentale e architettonico, uno dei più vasti d'Europa (34.000 m² circa), che si estendeva tra la riva del lago Inferiore e Piazza Sordello, l'antica Piazza di San Pietro. Morto Bertani nel 1576, l'opera fu proseguita da Bernardino Facciotto che completò l'integrazione di giardini, piazze, loggiati, gallerie, esedre e cortili, fissando definitivamente l'aspetto della residenza ducale. L'interno del palazzo è quasi spoglio perché una volta impoveritisi, i Gonzaga dovettero vendere opere d'arte (soprattutto a Carlo I d'Inghilterra) e arredi, parte dei quali furono successivamente sottratti da Napoleone.

Il palazzo del Capitano che si affaccia su piazza Sordello, è l'edificio più antico del palazzo Ducale voluto da Guido Bonacolsi sul finire del duecento. Inizialmente costruito su due piani e separato dalla Magna Domus da un vicolo, nei primi anni del 1300 fu rialzato di un piano ed unito alla stessa Magna Domus dalla monumentale facciata con portico, sostanzialmente rimasta tale fino ad oggi. Il secondo piano aggiunto è costituito da un unico enorme salone (m 67x15) detto Dell'Armeria, appellato anche come Salone della Dieta, in quanto ospitò la Dieta di Mantova del 1459. Tale insigne ambiente è ora abbandonato e bisognoso di restauro. La Magna Domus e il palazzo del Capitano costituiranno il nucleo originario che dette forma alla Corte Vecchia. A metà del XIV secolo in alcune delle sale, Pisanello mise mano a un maestoso ciclo di affreschi di soggetto cavalleresco arturiano, avente per soggetto la battaglia di Louverzep, che aveva lo scopo di glorificare il casato del committente Gianfrancesco Gonzaga, non casualmente lui stesso raffigurato nel dipinto. Si deve al sovrintendente Giovanni Paccagnini la clamorosa scoperta e il conseguente restauro della grande opera del Pisanello, avvenuti nel corso degli anni ‘60-‘70. Le sale del Pisanello accolgono frammenti degli affreschi e le relative sinopie preparatorie.

Corte Vecchia riacquistò un suo nuovo prestigio quando nel 1519 Isabella d'Este lasciò la dimora nel Castello e si trasferì al piano terreno di questo antico settore della reggia gonzaghesca, nell'appartamento detto vedovile. L'appartamento di Isabella era costituito da due ali ora divise dall'ingresso al Cortile d'Onore. Nell'ala della Grotta, più privata, con la principessa si trasferirono gli arredi lignei e le collezioni d'arte dei due celebri studioli, la grotta e lo studiolo. Quest'ultimo conteneva dipinti, conservati al Museo del Louvre, provenienti dallo Studiolo di Castello commissionati tra il 1496 e il 1506 al Mantegna (Parnaso e Trionfo della Virtù), a Lorenzo Costa il Vecchio (Isabella d'Este nel regno di Armonia e Regno di Como) e al Perugino (Lotta tra Amore e Castità) ai quali si aggiunsero opere del Correggio (Allegoria del vizio e Allegoria della virtù). Altro celebre ambiente di questa ala è la "Camera Granda" o "Scalcheria" affrescata nel 1522 dal mantovano Lorenzo Leonbruno. L'appartamento comprendeva altre sale nell'ala detta di "Santa Croce" dal nome di una antica chiesa di epoca matildica sui resti della quale furono ricavati ambienti di rappresentanza come la Sala delle Imprese Isabelliane, la Sala Imperiale o Sala del Camino, la Sala delle Calendule, la Sala delle Targhe e la Sala delle Imprese. ...».

http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Ducale_%28Mantova%29


Dal sito www.settemuse.it

MaRIANA MANTOVANA (castello)

«La prima citazione di Mariana Mantovana si ha nell'anno 1111, quando il Conte Alberto di Mariana Mantovana fu testimone dell'investitura dell'abate Pietro del Monastero della Gironda. Per alcuni secoli le vicende del Borgo seguirono quelle di Brescia al cui territorio il contado apparteneva e della cui diocesi faceva parte la parrocchia. Dopo la scomparsa dei Conti di Mariana Mantovana il comune di Brescia concesse Mariana Mantovana in feudo alla famiglia Sali di Brescia, la quale conservò il feudo sino all'inizio del 1400 quando una parte venne concessa a Carlo, Conte di Prato dichiarato poi decaduto per aver parteggiato per Mantova nel corso di una delle tante guerre che investirono questa zona di confine tra i due stati. Non ci sono notizie certe di Mariana Mantovana per un lungo periodo, ma probabilmente le sue vicende furono strettamente legate a quelle di Brescia, contesa a lungo tra i Visconti di Milano e la Repubblica di Venezia. Nel 1427 Asola, il principale centro del territorio, passò sotto il dominio di Mantova, ma un'insurrezione popolare cacciò le milizie gonzaghesche e la comunità decise di darsi spontaneamente alla Repubblica veneta. I tentativi di Venezia di assoggettare anche i borghi limitrofi portarono a una lunga controversia con Mantova per la delimitazione dei confini. Dopo una serie di conflitti le parti affidarono il compito di arbitro a Francesco Sforza, che divise il territorio marianese in due settori: la Rocca di Mariana Mantovana, con parte della contrada, restò con i Gonzaga, il resto andò alla Repubblica di San Marco. è da allora che si aggiunse a Mariana l'aggettivo Mantovana, per distinguerla dalla porzione presa dai veneziani.

Essa divenne dunque terra di confine tra due Stati che, tranne in momenti particolari, conservarono buone relazioni e quindi non c'era bisogno di apparati difensivi rilevanti. Non per questo la rocca venne trascurata. Era un recinto di potenti mura, circondato da un ampio fossato, con un'alta torre di avvistamento di pianta quadrata coronata da tre merli per lato. A lato della torre si trovavano l'ingresso carraio con ponte levatoio e il passaggio pedonale; a destra dell'ingresso, sotto l'arco, una lapide in marmo con leone rampante e le scritte MCCCCLXVI e IACOBUS. D. E. FRAHONO ricorda un capitano del castello che smessa l'armatura si stabilì nel paese. La data del 1466 può essere collegata a Ludovico, secondo Marchese (1444-1478) che si avvalse dell'abilità di Giovanni da Padova per dotare la rocca di Mariana Mantovana di un sistema difensivo idoneo anche a sopportare i tiri delle bombarde. La zona di muratura non interessata dalla torre era coronata da merli ghibellini, alcuni dotati di feritoie verticali mentre nella torre all'altezza dei merli suddetti, verso sinistra, si apre una feritoia orizzontale. All'interno della rocca vi erano poche abitazioni, probabilmente la residenza del comandante della guarnigione ed i locali per ospitare soldati, cavalli e forse il deposito delle derrate. La popolazione abitava all'esterno e veniva ospitata all'interno della rocca solo in caso di pericolo. Notizie sulle strutture difensive di Mariana Mantovana appaiono anche nelle lettere inviate al Marchese da Giorgione di Guastalla, altro architetto militare al servizio dei Gonzaga, in cui si parla dei lavori iniziati per rafforzare la rocca che risultava dotata di rivellino, pilastri e sostegni. Attualmente della fortificazione si conservano solo la grande torre (che successivamente venne dotata di orologio) e l'ingresso con il relativo tratto di mura».

http://castelliere.blogspot.com/2011/11/il-castello-di-martedi-1-novembre.html


Foto di Alessandro 1978, dal sito www.comune-italia.it

Piubega (torrione)

«La Torre di Piubega è un edificio storico di Piubega, in provincia di Mantova. Alla fine del XII secolo Piubega, circondata da mura e fossato di difesa, possedeva uno dei più importanti castelli del mantovano con torre di ingresso. Intorno al 1400 il castello fu acquisito da Carlo Albertini da Prato, consigliere alla corte di Gianfrancesco Gonzaga. Fu da questo incarcerato per aver tramato contro di lui e, nella prima metà del XV secolo, il marchese provvide a confiscare l'edificio e a rinforzare la struttura di confine. Agli inizi del Settecento gli austriaci provvidero ad abbattere la struttura e a conservare la torre».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Piubega


Foto di MP75, dal sito http://rete.comuni-italiani.it

redondesco (castello)

«Il Castello, per certi aspetti simile a quello di San Giorgio a Mantova, testimonia l’importanza dell’influenza medioevale. Risale, infatti a tale periodo ed è l’edificio a scopo difensivo più antico rimasto a Redondesco. Il Castello, o quanto di esso rimane, è costituito da una cortina, in parte merlata, anche se i merli, ghibellini, sono interamente rifatti. La torre d’ingresso è alta, sovralzata mediante una cella campanaria munita di due aperture arcuate su ogni lato. Ma già prima di tale sopralzo la torre possedeva una cella superiore, pure dotata di due finestre arcuate per lato, eccetto quello frontale oggi occupato dal quadrante dell’orologio. Malgrado le varie riprese, questa poté essere l’originaria torre d’ingresso al borgo, tardo medievale; davanti ne venne eretta un’altra, più larga e più bassa. Tale avantorre è a sua volta doppiamente forata a destra da una porta arcuata già dotata di ponte levatoio (restano le sedi dei bolzoni), a sinistra da una pusterula (oggi murata), anch’essa già dotata di passerella levatoia. Rimangono la torre principale (affrescata interamente nel ‘300) e quattro torrioni. Oggi è di proprietà comunale. Il castello fu residenza dei conti di Redondesco e dopo la loro cacciata divenne sede del pretorio e residenza dei giudici municipali. Ebbe un ruolo molto importante anche durante il dominio dei Gonzaga: essendo posto in posizione strategica, era infatti determinante per controllare o fermare movimenti militari sulla Postumia».

http://www.comunediredondesco.it/cultura.html


San Benedetto Po (borgo)

a cura di Stefano Favero


Dal sito www.comune-italia.it

Villimpenta (castello scaligero)

«Opera indiscussa degli Scaligeri nel mantovano, la pianta è costituita da un pentagono irregolare dal quale si conservano due torri poligonali ed una massiccia torre d'angolo alta 25 metri che ne caratterizza l'imponenza e la solidità. Era munito di una torre ad ogni angolo più una lungo i lati maggiori, per un totale dunque di sei. Tutte erano quadrilatere, anche se con angoli non esattamente retti, soltanto quella a sud-ovest può dirsi pentagonale. Il mastio, posto all'angolo nord-ovest, è alto circa 42 metri ed è coronato da merli e piombatoie a costituire la parte più possente e solida del castello, ha base quadrata di 9 metri con spessore di 2,30 della muratura. Originariamente era circondato su tutti i lati dal fiume Tione sulla linea del quale si installarono, intorno all'anno 1000, in epoca anteriore alla costruzione della fortezza, i monaci dell'abbazia benedettina di San Zeno di Verona».

http://www.comune.villimpenta.mn.it/oldsite/castello2.html


Dal sito www.comune.villimpenta.mn.it

Villimpenta (villa Zani)

«Una corte a Villimpenta è documentata fin dal 1528, ma è nel 1587 che essa diviene di proprietà dei Gonzaga. Tale corte è entrata nella storiografia artistica come opera di Giulio Romano. Il piano nobile, elevato su un basamento con una scalinata a tre rampe, è governato da due assi di simmetria. La fascia centrale è occupata da un salone a doppia altezza, prolungato da una coppia di logge biabsidate. Nelle facciate di Villa Zani appaiono molti elementi in genere associati allo stile di Giulio Romano: il rivestimento di opera rustica, l'ordine dorico e l'attico che sovrasta l'ingresso sono, infatti, reminescenze di palazzo Te di Mantova».

http://www.comune.villimpenta.mn.it/oldsite/VillaZani.html


Dal sito www.lagodigardamagazine.com

Volta Mantovana (Palazzo Gonzaga)

«Il palazzo venne fatto edificare dai marchesi di Mantova Ludovico Gonzaga e Barbara di Brandeburgo come villa di campagna, verso la metà del 1400: vi lavorarono come capomastri un certo "mastro Juliano" e un "mastro Giovanni" che innalzarono la nuova costruzione sfruttando precedenti abitazioni nonchè una torre e un tratto delle mura di cinta. Passato in proprietà a Rodolfo Gonzaga e poi ai suoi figli Aluigi e Gianfrancesco, fu da questi donato il 28-2-1515 a Ludovico Guerrieri. Ristrutturato e ampliato, rimase proprietà della nobile famiglia dei Guerrieri fino alla metà del 1800, quando venne ceduto ad Achille Gonzaga di Vescovato: passa a Carlo Cavriani nel 1929 e viene acquistato, a metà degli anni '80, dal Comune di Volta che ne fa la sede municipale. Il palazzo ha una facciata asimmetrica con portale in pietra e due file di finestre: sui tetti si innalzano tre comignoli dalla struttura veramente originale. All'interno vi sono alcuni soffitti lignei di pregevole fattura, con decorazioni cinquecentesche; affreschi sono conservati al piano terreno ma soprattutto nelle sale del primo piano. Di particolare interesse sono gli affreschi posti sulla volta dell'abside dell'antico Oratorio dedicato alla Madonna, poi trasformato agli inizi del 1900: un'opera di indiscusso valore. Suggestivo è il giardino della villa, costruito a partire dal 1500 sulle fosse del centro fortificato e abbellito nei secoli successivi dalla famiglia Guerrieri. Nel piazzale antistante vi sono le antiche scuderie del palazzo, dove attualmente vengono allestite mostre di vari artisti e sono organizzate manifestazioni culturali».

http://www.comune.volta.mn.it/index.php/Turismo-e-cultura/Monumenti/Palazzo-Gonzaga.html


Dal sito www.incamminoperfrancesco.it

Volta Mantovana (resti del castello)

«I resti del castello fondato nel X secolo – tra cui una torretta, tratti di cinta muraria e un ingresso fortificato – costituiscono il fulcro dell’abitato antico di Volta Mantovana. Nel corso del XV secolo, Ludovico Gonzaga fece erigere all’interno delle mura un palazzo di campagna che, tutt’ora recintato dai bastioni, è stato adibito a sede municipale. All’inizio del secolo successivo la residenza dei Gonzaga fu ceduta a Ludovico Guerrieri, il vicario che amministrava il territorio di Volta Mantovana per conto della dinastia mantovana; i discendenti del vicario restarono proprietari del palazzo per oltre tre secoli e, in questo lunghissimo arco di tempo, alterarono a più riprese l’originario assetto dell’edificio. Il favoloso parco, modello esemplare di giardino all’italiana, fu elaborato a partire dal XVI secolo, attraverso la scenografica sistemazione “a terrazze” del fossato che in origine circondava il castello; sul piazzale antistante si affacciano invece le antiche scuderie. Poco distante si erge la Parrocchiale di Santa Maria Maddalena, costruita nel XVIII secolo sui resti della pieve medievale e terminata solo nel 1960 con il completamento della facciata; al suo interno un altare di marmo intarsiato, di gusto settecentesco, si accompagna a pregevoli pitture e affreschi quattro e cinquecenteschi; in una delle cappelle laterali si venera inoltre il corpo della Beata Paola Montaldi, pia donna nativa del luogo, vissuta nel XV secolo».

http://www.incamminoperfrancesco.it/site/index.php?q=it/content/da-vedere-tra-cavriana-e-rivalta-sul-mincio

  
     

      

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