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TUTTE LE FORTIFICAZIONI DELLA PROVINCIA DI LECCO

in sintesi

I castelli della provincia trattati da collaboratori del sito sono esaminati nelle rispettive schede. I testi presentati nella pagina presente sono tratti invece da altri siti internet: della correttezza dei dati riportati, castello per castello, sono responsabili i rispettivi siti.

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Abbadia Lariana (la Torraccia)

Foto Ludovico Coronati, dal sito http://rete.comuni-italiani.it   Dal sito http://prolocolario.it   Dal sito www.archiviomandello.it

«Rudere di torre medioevale, probabilmente resto di fortificazione del XII secolo a guardia di Lecco, di cui si sono perse le tracce delle mura con la costruzione dello svincolo della SS36. Rimangono intatte due pareti e in quella Nord si vedono in stretta diagonale due monofore e la scossalina esterna che serviva ad allontanare l’acqua dai muri; originariamente era suddivisa in vari piani con copertura a capanna e le falde rivolte verso nord e sud».

http://prolocolario.it/index.php/Articoli/abbadia


Baravico (torre)

Dal sito www.lombardiabeniculturali.it  

«Torre di Baravico: antica corte in località Baravico, alla quale si accede attraverso un arco Quattrocentesco; il  corpo centrale culmina con la  torre mozzata, con finestrelle».

http://www.comune.oggiono.lc.it/Public/File/DOCUMENTO_DI_PIANO_OGGIONO.pdf


Barzanò (castello di Barzanò, torre di Sigfrido)

Dal sito www.lavalletta.org   Dal sito http://sprea.altervista.org/barzano   Villa Pirovano con il suo parco e la collina del Castello (1823), dal sito http://sprea.altervista.org/barzano

  

«Del castello di Barzanò, di quando sia stato costruito e di quali avvenimenti sia stato teatro, non si hanno che congetture poichè mancano dati e testimonianze sicure. Si ha solo notizia che nel 1222 l'esercito popolare milanese agli ordini del podestà Ardigotto Marcellino, fra gli altri castelli, avrebbe distrutto anche quello di Barzanò, del quale è giunto a noi solo il vecchio, imponente avanzo di torrione, rimasto nella villa già dei nobili Nava, passata successivamente in proprietà dei Della Porta. Nel 1860 si rinvennero i resti delle antiche mura dallo spessore di due braccia e mezzo che avevano una doppia porta, l'esterna era a ponte levatoio. Si dice che il castello fosse fiancheggiato da 15 robuste torri e da formidabili spalti, e sicuramente occupava tutto lo spazio della collina, inglobando anche l'antica chiesa di S. Salvatore. Comunque, si può ritenere che Barzanò medievale consistesse nel castello signorile con poche casupole attorno ad altre sparse nel territorio della corte. Nessun documento è giunto a noi per dirci quando e da chi fosse stato costruito il castello. Si crede eretto da un certo Rothfurt scudiero di Astolfo penultimo re dei Longobardi, da questi creato conte perché nella battaglia della Chiusa delle Alpi contro Re Pipino, ferito, fu da lui sottratto alla mischia ed a morte certa. L'unica notizia sicura, è che alla fine del X secolo il conte Sigifredo, ricchissimo e potentissimo signore, di discendenza franco-borgognona, sceso in Italia dopo la caduta del regno longobardo, oltre a molti beni nel varesotto e fuori del milanese, possedeva anche la corte di Barzanò, ma in quale anno egli fosse venuto in possesso della corte e perché è del tutto ignoto. Si ritiene probabile che la sua morte sia avvenuta alla fine del X secolo, lasciando la successione ai figli Ugo, conte, e Berengario prete fautori di Re Arduino. Questi furono spodestati e cacciati in esilio dall'imperatore tedesco Enrico II nominatosi re d'Italia nel 965.

Alberico vescovo di Como, elettore di Enrico II, pensò bene di appropriarsi del feudo dei profughi, perciò recatosi a Maresburgo, ottenne dall'imperatore l'investitura con diritto di vendere, alienare ecc. la corte di Barzanò, con diploma del 4 novembre 1015: cosa che Alberico non tardò a fare, dato che negli archivi non c'è traccia di alcuno suo atto di autorità. Possiamo dire che con questa carta Barzanò entra nella storia della Brianza ufficialmente, con tutto il suo vasto e fertile territorio, composto di terre colte e incolte, vigne, campi, pascoli, selve, mansi, masserizi, acque, mulini, case, servi e aldi, tutti elencati nel diploma. Ciò che si sa è che tutto l'insieme patrimoniale di Barzanò costituiva, allora, un unico complesso, la "longobarda corte" la cui economia era costituita dai possedimenti terrieri e dal lavoro servile vincolato. ... Dopo la distruzione del castello avvenuta nel 1222, l'area occupata dallo stesso venne forse acquistata da un nobile milanese della famiglia dei Pirovano, già proprietaria di fondi in Barzanò. Delle antiche famiglie della Barzanò medievale sono da ricordare, principalmente, quelle dei Nava e degli Origo di Torricella. I Nava provenivano dal villaggio di Nava, situato sul colle di Brianza, e diedero luogo a due casate: quella di Barzanò e l'altra di Monticello. Quella di Barzanò durò più a lungo, tanto da essere presente ancora nello scorcio del secolo XV, per estinguersi poi nei conti Lurani alla prima metà del XIX secolo. Sin dalla prima metà del 1500 era presente in Barzanò la famiglia Origo di Torricella, proveniente da Paderno Robbiate, che verso la metà del secolo XVIII sarebbe risultata la maggiore proprietaria terriera del comune di Barzanò.  Compresa nel contado della Martesana, agli inizi del 1400, Barzanò divenne sede deI Capitanato. Concessa in feudo ai Pozzo, nel 1650 riscattò la prima libertà dalla infeudazione, ma nel 1732 ne vennero ancora investiti i Nava».

http://www.comune.barzano.lc.it/index.php/territorio/la-storia?start=1


BRENNO DELLA TORRE (torre)

Dal sito www.costamasnaga.altervista.org   Dal sito www.costamasnaga.altervista.org

«...Il primo imponente e dettagliato catasto fu avviato dai governanti austriaci nel 1718 e concluso nel 1757. Il documento sarebbe poi passato alla storia come Catasto Teresiano, poiché al momento della fine dei lavori regnava sull'Austria (e sul Ducato di Milano) l'imperatrice Maria Teresa d'Asburgo. Da esso risulta che a metà del XVIII secolo il tipo di casa rurale di cortile che chiamiamo cascina era ormai ampiamente diffuso in Lombardia. Per le epoche precedenti si possono fare supposizioni basate su accenni nei testi riguardanti magari i possedimenti dei monasteri o dei notabili locali. Molti cascinali, germinarono lentamente intorno a opere militari. Probabilmente si trattò della logica evoluzione di antiche curtes fortificate, che disponevano di torri di guardia cadute poi in disuso verso il 1500. Fra esse è da annoverare, come indica il nome stesso, la Torre di Brenno, a Costa Masnaga. Un cortile a "C", posto su un'altura, e poco oltre un fabbricato che ingloba una torre di vedetta altomedievale, cioè più antica dell'XI secolo. Non si hanno date sicure, si sa solo che la struttura contadina appariva nel 1720 sul catasto austriaco. Non è azzardato supporre che la cascina attuale rispecchi (nonostante rifacimenti e aggiunte settecenteschi) molti tratti di un'originaria curtis. Forse all'epoca più antica risale anche il suo curioso piano interrato che comprende cucine e cantine scavate nella roccia. Situazioni simili si riscontrano in particolare in una zona che abbraccia la Brianza, il Lecchese e parte della Bergamasca, dove fin dall'epoca romana, convergevano strade d'importanza strategica».

http://www.insiemepercostamasnaga.com/index.php?option=com_content&view=article&id=232&Itemid=186


Brivio (castello)

    Foto di Carmen Lafranconi, dal sito http://rete.comuni-italiani.it   Dal sito www.sempreinbici.com

  

«Risalendo il fiume si incontra su piazza Carlo Frigerio il Castello, noto fin dal 968, poi via via dei conti di Lecco, dei vescovi di Bergamo, dei Visconti milanesi, nel ’400 dalla Serenissima. Con la rivoluzione industriale, Cesare Cantù ne fece trasformare un’ala in filanda. Gli appartamenti verso l’Adda erano stati, tra 1835 e 1856, carceri pretorie. Il castello è visibile solo dall'esterno» «Il castello di Brivio domina ancora il paese con la sua struttura a pianta quadrata. Sui due angoli meridionali del castello sono inserite torri a pianta circolare, all'angolo nord-est è situato il maschio a pianta quadrata fronteggiato da un baluardo triangolare; il quarto angolo è privo di torre».

http://it.wikipedia.org/wiki/Brivio#Castello - http://www.visitamilano.it/turismo/arte_storia/index...


Calolziocorte (castello di Rossino)

Dal sito www.castellodirossino.it   Dal sito www.castellodirossino.it

«Il castello di Rossino, tradizionalmente conosciuto come il castello dell’Innominato di manzoniana memoria, è ubicato in posizione dominante su un’altura che sovrasta Calolziocorte. Con ogni probabilità sorgeva lungo il tracciato della antica strada che fin dall’età romana collegava i "municipia" pedemontani di Brescia, Bergamo e Como e presidiava il passaggio di persone e merci. Stando ad un presunto documento riferibile alle visite pastorali, un tempo conservato presso l’archivio parrocchiale di Rossino, la fortificazione in origine era forse munita di più torri (quattro o addirittura sei), collegate da mura difensive, poi distrutte (con parte del materiale recuperato in alcuni rifacimenti presso la Parrocchiale). Purtroppo l’assetto medioevale del castello, a causa del riattamento in forma di maniero operato nel corso dell’Ottocento riscontrabile soprattutto nel recinto merlato, risulta attualmente compromesso e di difficile lettura. Significativo elemento del complesso originario resta, dunque, l’unica torre a cinque piani sopravvissuta al tempo e alla distruzione. Questa rocca è stata attribuita alla famiglia Benaglio, che la deteneva nel corso del Trecento. Poi passò nelle mani della famiglia Rota e nel Settecento la ritroviamo, ormai però in degrado, nel novero della proprietà dei marchesi Solza. Si tratta di una solida costruzione con finestre trilitiche, ad arco a tutto sesto e con copertura a capanna. La sua muratura è costituita da corsi non molto regolari di pietre e ciottoli locali spaccati o leggermente sbozzati, di diversa tipologia e dimensioni; gli spigoli invece sono costruiti con pietre rifinite ma della medesima qualità petrografica. La stessa tecnica si può osservare anche in altre torri della Valle San Martino. Sulla base di questi e altri confronti si può ipotizzare per la torre di Rossino una probabile datazione all’età comunale».

http://www.prolococalolziocorte.info/castelloinnominato.htm


CAMISASCA (torre)

Dal sito www.costamasnaga.altervista.org   Dal sito www.costamasnaga.altervista.org   Dal sito www.costamasnaga.altervista.org

«Già dal 1200 esisteva una chiesetta dedicata a S. Nicola. In un documento del 1416 compare per la prima volta il "castello" di Camisasca (proprietari i De Carcano) dove "forse" si ergeva la Torre che ancora oggi possiamo ammirare» - «Camisasca, insieme a Brenno della Torre, Centèmero, Musico e Samarino, è una delle frazioni di Costa Masnaga. ... Camisasca è situata a 295 metri sul livello del mare, su una collina briantèa veramente panoramica, da cui si vede a nord il Resegone e a sud la valle del Lambro, con i rigagnoli della Bévera (che nasce dal Monte di Brianza) e le colline dolcemente digradanti verso l’alto Milanese. ... L’epoca della torre di Camisasca si fa risalire tra il XII e il XIII secolo con rimaneggiamenti successivi, soprattutto nel tardo Medioevo. Si tratta di un edificio costruito essenzialmente con pietre rustiche di cava e levigati ciottoli di fiume (anche con resti di edifici d’epoca romana), murati con calce, sabbia e terra naturale. Un monumento costituito da un massiccio corpo rettangolare a base quadrata. Esso presenta, nelle forme e nel colore, le caratteristiche principali dello stile romanico: sobrietà, robustezza e assoluta integrazione armonica con l’ambiente. Una stagione architettonica quella del Romanico, che venne espressa in Lombardia e in Brianza a livelli di altissima qualità artistica. Monumenti che ai nostri giorni continuano ad essere non solo motivo di studio, bensì fonte inesauribile di ispirazione per architetti di tutto il mondo, poiché, nonostante i secoli passati, tali costruzioni continuano a rivelare ancora oggi tutta la loro autentica carica di “modernità”. Essendo nata a scopo difensivo (anche se poi trasformata in abitazione) la torre presenta delle piccole finestre “a strombo” (cioè le caratteristiche feritoie). Le mura perimetrali hanno uno spessore formidabile di circa 130 centimetri e l’altezza attuale della torre è di quasi dodici metri. In origine esisteva un tetto in legno a quattro falde, coperto con coppi in laterizio. L’unico motivo “ornamentale” consiste in una sorta di “dentellatura” posta in alto sulla facciata d’ingresso e costituita da una fila di mattoni murati con gli spigoli rivolti verso l’esterno. Il recente restauro [la torre è stata riaperta al pubblico il 28 agosto 2005] ha recuperato con pregevole attenzione gli originali muri in pietra, viceversa ha evidenziato in modo chiaro la parte nuova, costituita dai serramenti, dalle strutture in metallo e dai solai in muratura (perduti e un tempo in legno)».

http://www.costamasnaga.altervista.org/camisasca.htm - http://www.ibrianza.net/pagineverdi/da-vedere-in-brianza/torre-di-camisasca


Capiate (castello o corte di S. Ambrogio)

Dal sito www.facebook.com/media/set/?set=a.860871320632650.1073741828.860860110633771&type=3   Dal sito www.facebook.com/media/set/?set=a.860871320632650.1073741828.860860110633771&type=3   Dal sito www.facebook.com/media/set/?set=a.860871320632650.1073741828.860860110633771&type=3

«Capiate era un importante centro agricolo già nell'antichità ed era il luogo dove risiedeva il dominus. Villa Capiate - oggi Villa San Carlo - era il borgo dove era insediata la popolazione. Caromano è collocata tra le due località sopra indicate e, con ogni probabilità, il suo nome deriva dal longobardo harimann che significa "uomo libero/signore combattente". Verosimilmente vi era collocata una arimannia, cioè un corpo di guardia con il proprio comandante, una vera e propria guarnigione a custodia della residenza signorile di Capiate. Questo assetto risalirebbe all'epoca longobarda, quando i guerrieri si insediarono in prossimità dei centri più ricchi e produttivi, imponendo la propria dominazione alle popolazioni contadine autoctone, romano-bizantine, a cui fu imposto il pagamento di un tributo. Anche durante il Medioevo le località di Capiate e Caromano costituivano il centro del potere, mentre Villa Capiate era il nucleo abitato dove viveva la popolazione asservita. Le località risultavano fisicamente distinte ma complementari per funzione e quindi costituivano le diverse componenti insediative di un'unica comunità. Il comune medioevale di Capiate comprendeva anche Villa Capiate, Caromano e Carsaga, anche se i documenti antichi non sempre indicano in modo così chiaro questa unione. L'assetto funzionale descritto rimase inalterato probabilmente sino a quando la famiglia D'Adda acquistò queste terre, nella seconda metà del '300, e portò Capiate a gravitare nell'orbita del loro maggior possedimento, Olginate, che poi diverrà anche loro feudo. ...

Nel XVI secolo la proprietà di Capiate risultava alquanto frazionata: diversi rami della famiglia D'Adda detenevano circa il 40% del territorio, mentre il rimanente 60% era distribuito fra una molteplicità di altri soggetti del luogo, che dai D'Adda avevano acquistato. La Basilica di San Nazaro, come del resto il Castello, era ormai in stato di abbandono e venne definitivamente chiusa al culto nel 1577. Nello stesso periodo San Carlo Borromeo favorì l'edificazione di una nuova parrocchiale a Villa Capiate, che in seguito, a ricordo di queste insigne patronato, prenderà il nome di Villa San Carlo. Tra il 1591 e il 1595 quanto restava del Castello di Capiate, insieme a circa duecento pertiche di terreno, fu acquistato da Francesco Spini, di Lecco. Francesco era originario della bergamasca o forse del bresciano, ma aveva sposato la ricca lecchese Aurelia Bellingardi e gestiva a Lecco una fucina e un maglio, quindi era un produttore di metalli. Possedeva molti beni, tra i quali anche quella che in epoche successive sarebbe diventata la villa di Alessandro Manzoni. Ebbe diversi figli, maschi e femmine, e varie nipoti. Lo Spini ristrutturò completamente il Castello di Capiate e provvide all'inserimento di nuovi fabbricati, trasformandolo in tal modo in un palazzo. Forse intendeva farne la residenza di uno dei suoi figli dal momento che i lavori furono eseguiti con dispendio di notevoli risorse, ricercando soluzioni di particolare effetto quali la realizzazione di volte ai vari piani della torre e la costruzione di un bel loggiato con affaccio a sud al primo piano dell'ampliamento. Dopo la sua morte però la famiglia non avrà fortuna: qualche rovescio finanziario o anche la necessità di fornire di dote le numerose discendenti femmine dissestarono notevolmente il patrimonio di famiglia, i cui componenti ad un certo punto vennero a trovarsi al limite dell'indigenza. A metà del XVII secolo, dopo una serie di complesse cause legali, il Castello di Capiate passò alla famiglia Mornico, un componente dei quali era stato creditore degli Spini proprio a causa di una dote non saldata. ...

Nel corso del XVII secolo il Castello di Capiate divenne l'oggetto di aspre e lunghe battaglie legali. Il contenzioso ebbe origine dal matrimonio di Violante Spini con Ottavio Mornico. Dopo aver promesso una cospicua dote, Francesco (senior) Spini, padre della sposa, non tenne fede ai patti e pertanto il genero avviò una causa legale affinché gli fosse pagato quanto pattuito. Morti gli attori iniziali, la lite proseguì coinvolgendo da un lato un nipote, unico erede maschio e omonimo di Francesco Spini; dall'altro, essendo deceduti anche Violante Spini e Ottavio Mornico, il fratello di quest'ultimo, Lelio. La causa si protrasse più o meno dal 1625 al 1670, coinvolgendo molti altri soggetti oltre ai membri delle due famiglie. Tra l'altro, vi si inserirà anche il Regio Fisco, che vantava crediti tributari nei confronti di Francesco Spini. Alla fine, la proprietà passerà alla famiglia Mornico di Varenna. I membri di questa famiglia erano ricchi possidenti e professionisti legati al governo spagnolo del Ducato di Milano. Possedevano, tra l'altro, la villa Monastero a Varenna, famosa già all'epoca per la sua bellezza e imponenza. ... Nel 1901 l'ultimo erede della famiglia Mornico vendette al suo massaro, Carlo Figini, la proprietà di Villa la Torre, ex Castello di Capiate. La Villa ormai era già stata quasi interamente destinata ad abitazione per i contadini, e il padrone manteneva per sé soltanto un paio di stanze in cima alla torre. Il Figini sfruttò ogni locale per creare alloggi per nuovi affittuari lavoranti. Nel 1928 il Comune di Capiate - sorto nel 1632 - cessò di esistere a seguito dell'accorpamento con Olginate. Nel 1941 la famiglia Nobili di Milano acquisì il complesso, per poi rivenderlo nel 1952 alla proprietà attuale. Il dopoguerra vide Capiate crescere sia in termini di nuova edilizia residenziale che di insediamenti industriali, di nuove strade e moderne infrastrutture, che oggi stringono da ogni lato quello che rimane degli antichi monumenti. Ormai il palazzo del Monastero, il Castello, la Villa signorile non esistono più. Solo alcune loro parti rimangono visibili all'occhio attento. Conoscendone la storia, però, questi luoghi riescono ancora a raccontare le vicende del passato, a mantenere viva la memoria e a trasmettere il senso di una identità. ...».

http://www.capiate.org/Sito/CapiateVilla.htm e ss.


Ceregallo (resti della torre)

Dal sito www.green-building.it   Dal sito www.lombardiabeniculturali.it

«A Ceregallo, località posta su un’altura dalla quale è possibile osservare un ampio panorama, ancora oggi sono visibili i resti di un’antica torre-osservatorio ed è presumibile che il sottosuolo ne nasconda altri. Le fortificazioni di Ceregallo consistono in una sovrapposizione romana a strutture galliche già esistenti. Il nome stesso del luogo, deriverebbe da agger gallicus che significa terrapieno gallico; in epoca romana, narra sempre lo stesso libro, il paesaggio naturale subisce innumerevoli trasformazioni sia per motivi militari che economici. Si realizzano terrazzamenti e livellamenti per adattare il terreno collinare alle attività agricole, i cui prodotti principali risultano essere il grano, la vite, il miglio e l’orzo. Con l’espansione dell’impero romano Sirtori diventa conosciuto in quanto situato lungo la famosa via Ulteria che rappresenta un passaggio obbligato per raggiungere località importanti. La località è probabilmente di origine romana, derivando il toponimo dalla “gens sertoria”, dedita nella Gallia Cisalpina al commercio ed alla vita militare. Infatti in due iscrizioni del I secolo a.C. è fatta menzione di Caio Sertorio Tertullo, veterano della XVI legione e responsabile dei cittadini romani a Monza, e di Lucio Sertorio, pure veterano; le due iscrizioni portano l’emblema della famiglia Sirtori».

www.green-building.it/Progetti/Urbanistica/Sirtori/index.htm


Cernusco Lombardone (resti del castello)

Dal sito www.comune.cernuscolombardone.lc.it   Foto di Kronos1951, dal sito www.comune-italia.it

«Sull'altura in cui si ergono le rovine del castello doveva esistere una fortificazione edificata dai Romani e riutilizzata dai Longobardi. I resti che possiamo ammirare risalgono alla prima metà del XIV secolo. La torre situata sullo spigolo sud-est è di origine trecentesca edificata con pietre sagomate. L'altra torre, mancante di due lati, situata sullo spigolo nord, fu edificata con pianta rettangolare e ha un'altezza di dieci metri. Il palazzo baronale vero e proprio, costruito in ciottoli e mattoni disposti a spina di pesce, presenta finestre monofore e un loggiato».

http://www.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c


Cogoredo (torre Vecchia, villa Nava Brusadelli)

Dal sito www.comune.dolzago.lc.it   Dal sito www.lakecomo.it   Dal sito http://iluoghidelcuore.it   Villa Nava Brusadelli, dal sito www.lombardiabeniculturali.it

«Lungo l'antica strada per Cavonio si trovano reminiscenze e manufatti storici di rilievo come la vecchia torre, il vecchio palazzo Nava (ora Brusadelli). ... La Villa Brusadelli è costituita da corpi non omogenei, aventi complessivamente l'immagine di una U non regolare aperta verso monte, sulla strada; la testata delle ali, tra loro assai diversificate formalmente e volumetricamente, è raccordata appunto sulla strada da un muro di cinta caratterizzato da una cancellata mediana baroccheggiante. Questo schema planimetrico è di tipo tradizionale, la rielaborazione normale dell'ala nord e del blocco mediano – qui invero ridotto quasi alla funzione di una semplice quinta chiusa – risale all'Ottocento, dopo questo intervento il gruppo di monache che risiedeva a Cogoredo se ne andò. La razionalizzazione compositiva dei corpi più antichi è del resto abbastanza evidente denotando un'impronta gradevolmente eclettica non solo negli elementi formali, ma anche nella somma di parei stilisticamente e temporalmente integrate solo nell'impianto complessivo. Difatti, a parte il fabbricato del primo medioevo con la torre, la sola ala meridionale mantiene l'aspetto barocchetto di derivazione monastica, con un loggiato a quattro luci ad archi ellittici, ma altezza e proporzioni piuttosto diverse dagli altri corpi che completano il cortile e che furono aggiunti nell'Ottocento, almeno nell'aspetto architettonico attuale».

http://www.comune.dolzago.lc.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/3


Colico (forte di Montecchio)

Dal sito www.visual-italy.it   Dal sito www.ilgiorno.it

«Nel 1912, alla vigilia della Grande Guerra, l’Alto Comando del Regio Esercito Italiano, diede avvio alla costruzione di un forte sul colle del Montecchio, nel breve tratto di costa tra Colico e la foce dell’Adda. Il forte venne completato alla fine del 1914 e rappresenta la più tecnologica istallazione italiana della Prima Guerra Mondiale. La sua funzione principale era quella di sorvegliare ed eventualmente sbarrare le vie di comunicazione per i passi dello Spluga, Maloja e Stelvio. In realtà il forte rimase inattivo nonostante i due conflitti mondiali. Gli unici colpi partiti dai suoi cannoni furono sparati dai partigiani, che si erano impossessati del forte, in direzione di una colonna tedesca che risaliva la sponda comasca del lago. Il Forte Montecchio è l’unico forte rimasto intatto in Italia. Le attrezzature originali sono perfettamente conservate e funzionanti: l’impianto elettrico, gli interfoni, i montacarichi, i volanti. I quattro cannoni, modello 149/35 Schneider, sono collocati in cupole in grado di ruotare a 360° e hanno un alzo che va da – 8° a + 42°. Il forte è una struttura in cemento armato e pietra».

http://www.fortemontecchionord.it/forte.php


Colico (forte Fuentes)

Dal sito www.valtellina.it   Dal sito it.wikipedia.org

«Il Forte di Fuentes sorge sul Montecchio Est, nel Pian di Spagna. Fu costruito tra il 1601 e il 1605. nel 1603 però il Forte era già attivo nonostante restassero da terminare alcune strutture. Gli ultimi lavori (in particolare la Chiesa di Santa Barbara) furono terminati nel 1608. Il Forte fu voluto dal governatore spagnolo di Milano, Don Pedro Enriquez de Acevedo, Conte de Fuentes, per difendere il confine con i Grigioni che allora si trovava a poca distanza da Colico. La posizione del Forte è strategica poiché, trovandosi alla confluenza di Val Chiavenna e Valtellina, può agevolmente controllare le due direttrici. Il Forte rimane in mano agli spagnoli fino al 1735 quando il ducato di Milano passa sotto la dominazione austriaca. Nel 1769 sarà giudicato “militarmente inutile” dall’Imperatore Giuseppe II e nel 1782 viene definitivamente chiuso e il colle diventa, dopo un’asta, proprietà privata. Nel 1796 Napoleone, entrato in Milano, invia un gruppo di guastatori a distruggere il forte, ritenuto ancora pericoloso, per facilitare i rapporti diplomatici con i Grigioni. La fortezza, che ormai era utilizzata a scopo agricolo, viene distrutta. Il forte è stato usato anche durante la prima guerra mondiale. In quegli anni vengono costruite le due cannoniere in cemento armato per pezzi di medio calibro (149) che puntano le due direttrici della Val Chiavenna e della Valtellina. Queste postazioni sono costruite in appoggio al Forte Montecchio Nord costruito in una posizione vicina e più arretrata rispetto all’imbocco delle valli. Oggi il Forte di Fuentes è proprietà della Provincia di Lecco e costituisce un’importante testimonianza della storia del territorio dell’alto lago.

L'ingresso. La Porta Principale era l’entrata del Forte. L’apertura più ampia, centrale, era destinata al transito dei carri mentre l’apertura laterale, più piccola, fungeva da passaggio pedonale. All’opposto di questa vediamo una falsa apertura murata che aveva solamente funzione estetica. Anche l’aspetto era infatti ritenuto importante. Questa falsa apertura fu fatta per dare all’entrata del Forte un aspetto simmetrico. La scala in pietra davanti alla Porta è stata aggiunta di recente. In origine si accedeva grazie ad un ponte levatoio per fini difensivi.

La Piazza d'Armi. Circondata dai vari edifici la Piazza d'Armi si estende per circa 5.000mq. La Chiesa. Sul lato Ovest della Piazza d’Armi si trova la Chiesa di Santa Barbara, una costruzione raffinata, con volta a botte (ora distrutta). Ai lati della Chiesa c’erano gli alloggiamenti per il Cappellano e per il Tenente del Forte. La Chiesa era riccamente decorata e conteneva arredi e utensili preziosi necessari per il Culto. Oltre all’ambiente principale la Chiesa era dotata di due cappelle laterali a testimonianza dell’importanza della religione nella vita dell’epoca. Dai documenti pare che la Chiesa sia stata ultimata nel 1608.

Il Palazzo del Governatore. L'edificio occupa il fronte della Piazza d’Armi. È una sontuosa residenza costruita su due piani con sette stanze per piano. All’interno c’era un imponente scalone di pietra oggi perduto e all’esterno un portico. Sappiamo che una delle stanze del primo piano era usata come chiesa (probabilmente una cappella privata). Si può ancora vedere parte del camino principale, costruito in pietra proveniente da Como, al quale si aggiungevano camini più piccoli nelle stanze adiacenti. Il Palazzo del Governatore non fu mai abitato in pianta stabile. Il Governatore preferiva risiedere a qualche chilometro di distanza dal Forte a causa della malaria che nel Pian di Spagna imperversava.

Le Cannoniere della Grande Guerra. Le cannoniere furono costruite nella Prima Guerra Mondiale come difesa da un’eventuale invasione dalla Valtellina o dalla Val Chiavenna. Sono strutture in cemento atte a ospitare cannoni campali di medio calibro (149). Le Cannoniere hanno una struttura a L in modo da poter posizionare quattro cannoni in direzione della Valtellina e quattro in direzione della Val Chiavenna. In quel periodo il territorio di Colico non subì nessun attacco e le Cannoniere restarono quindi disarmate. Al di sotto delle Cannoniere si trova un magazzino per i munizionamenti necessari ai cannoni. In prossimità delle Cannoniere si nota una grande Vasca. Essa faceva parte della struttura originaria del Forte e fungeva da cisterna per l’acqua necessaria al sostentamento del contingente e alla vita del Forte. L’acqua veniva portata fino a qui a dorso di mulo in botti e versata nella cisterna».

http://fortedifuentes.it/fuentes.php ss.


Colico (torrette)

Dal sito www.turismocolico.it   L'area delle torrette, dal sito www.google.it/maps

«Essendo stata nei secoli passati crocevia di importanti vie di comunicazioni, tutta l'area di Colico fu munita fin dall'età medievale di numerose fortificazioni, ancora prima della costruzione del Forte di Fuentes. Sul Montecchio settentrionale sono ancora visibili due torrette di guardia, che costituivano il cosiddetto Castello di Colico, di epoca comunale, ma largamente rimaneggiate, a controllo delle strade provenienti dalla Valtellina. Più importante sotto il profilo strategico della Torre di Fontanedo, che faceva parte di una più complessa opera di fortificazioni edificata nel corso del XIV secolo dai Visconti. Dalla torre era possibile dominare tutto l'Alto Lago, l'entroterra di Colico e la zona dell'attuale lago di Novate Mezzola» - «Sullo sperone sud occidentale della collina denominata Montecchio Nord, poco distante dalla foce del torrente Inganna, a circa 270m di altitudine, sorgono a una trentina di metri di distanza tra loro due piccole torri denominate “Torrette”, legati a tratti da una muraglia che farebbe pensare ad un recinto di collegamento o una cortina di difesa. Alcuni storici avanzano l'ipotesi che sul colle vi fosse già una vedetta romana, in seguito occupata dai Longobardi, da cui si originò il castello dei Vicedomini, signori della Valtellina. Le torrette odierne farebbero parte della linea di fortificazione voluta da Bernabò Visconti nel 1357 a vigilare il passaggio sulla via del lago. La torre sud è stata ampiamente rifatta nella parte superiore, mentre nella parte inferiore evidenzia un paramento medioevale. Meglio conservata, se pur cimata, quella settentrionale, dagli spigoli accurati. Sulla faccia sud esisteva anni fa un grande portale inferiore a tutto sesto e decentrato, forse opera del XVI sec. attuato in rottura, ma l'ingresso doveva essere costituito dalla porta finestra centinata del lato est, per il cui accesso si è poi creato un avancorpo a scala. La tessitura muraria, con qualche finestrella trilitica, ricorda quella di Fontanedo. Ai piedi della rocca sorgeva il borgo "de colego", che fu distrutto dal torrente Inganna, durante l'alluvione del giugno 1469. Le due Torrette attualmente sono di proprietà privata e non accessibili al pubblico».

https://it.wikipedia.org/wiki/Colico#Torrette - http://www.turismocolico.it/jhome/mnu-luoghi-e-monumenti/mnu-torrette-montecchio-nord.html


Colle Brianza (borgo di Campsirago)

Dal sito www.retenatura.it   Dal sito http://adottauncomunelombardo.ilcannocchiale.it

«Importante centro rurale e artigianale, viene citato dalle fonti documentarie a partire dal 1329, allorché la comunità di Campsirago venne chiamata a versare la decima alla chiesa di Brianza. L'abitato si distingue in tre settori, il più antico dei quali risulta quello allungato a fianco della chiesa di San Bernardo verso oriente, caratterizzato da corpi di fabbrica dalle murature massicce attribuibili ai primi secoli del basso medioevo. Nel nucleo di nord-est sopravvivono invece strutture dei secoli XIV e XV fra le quali spicca un arco ogivale in pietra che introduce in una splendida corte. Su di essa si affaccia la cosiddetta "Casa del forno", costituita da tre lati di fabbrica disposti intorno al cortile. La chiesuola di San Bernardo, costruita forse sulle rovine di un piccolo edificio di culto e attestata in un documento del 1607, si presenta oggi in forte degrado. Si notano comunque il presbiterio a crociera ribassata di inizio Seicento, la campata anteriore di pieno Settecento nonché resti di stucchi e affreschi nei pressi del coro».

http://www.comune.collebrianza.lc.it/cultura_storico_campsirago.asp


Colle Brianza (torre di Campanone di Brianza)

Dal sito http://etvoi.la   Dal sito www.comune.collebrianza.lc.it

«Oggi proprietà della famiglia Bassetti, ha ben conservato il volto architettonico del complesso. Molti sono i manoscritti antichi e i riferimenti soprattutto medioevali, che addirittura gli attribuiscono una Università (dal punto di vista artigianale), ma rari riscontri concreti. Pochi infatti sono stati i ritrovamenti archeologici che confermerebbero questa o quella tesi. Probabilmente gran parte della storia del Monte di Brianza è ancora conservata sotto terra. Parecchi elementi attestano l'importanza delle sue fortificazioni addirittura già in età tardomedioevale. Dal 1200 fino a tutto il Medioevo la Chiesa di S. Vittore esercita una forte autorità tanto da avere un rettore, molti possedimenti e una notevole supremazia sulle Chiese circostanti. Nel corso dei secoli a partire dall'invasione spagnola la parrocchia di Brianza (così è denominata nei manoscritti), conosce un lento ma incessante declino fino all'abbandono. Da qui si può ammirare un meraviglioso paesaggio, costellato di monti e laghi. Il giardino e i boschi oggi ben tenuti , sembrano coronare un sogno d'altri tempi. Nelle giornate limpide, la catena delle Alpi, e in particolare il Monte Rosa, appaiono come stupenda cornice a quella torre che su tutto domina piena di mistero, di leggenda e di sacralità, diventata il simbolo dell'intera Brianza.

Da vedere: 1. L'intero complesso è antecedente al 900 ed è di enorme interesse archeologico. La Chiesa di S. Vittore risale al XIII secolo. Sotto il suo altare nel 1500 fu ritrovata un'importante epigrafe probabilmente del V secolo che parla di un certo Merebaudo lì sepolto. La Chiesa di Brianza era quindi un ambito centro di potere, di prestigio e con una forte tradizione. 2. Il Campanone è un rifacimento sicuramente posteriore al XVI secolo di una precedente torre della cui funzione ci sono tutt'oggi pareri discordi. 3. Nel giardino che circonda gli edifici si può notare un coperchio di sarcofago romano di tipo Ravennate».

http://www.comune.collebrianza.lc.it/storia.asp (a cura di Valerio Sala)


Corenno Plinio (castello Andriani)

Foto Ermes Corti, dal sito rete.comuni-italiani.it   Dal sito www.dervio.org

«Nel X secolo venne meno l'unità territoriale determinata prima dall'Impero Romano, poi dal Sacro Romano Impero; le singole comunità, in modo indipendente, si fornirono di nuove fortificazioni nei possibili punti di attacco. In questo periodo a Corenno venne edificato il castello attorno al quale sorse tutto il paese. Durante la lotta tra l'arcivescovo di Milano Ariberto da Intimiano e l'imperatore Corrado, nel 1040 Corenno e Dervio, legati a Milano, subirono un assedio da parte dell'armata delle Tre Pievi Lariane (Sorico, Gravedona e Dongo) unita ad un centinaio di abitanti della Valsassina. Pur cercando di resistere, per mancanza di provviste gli assediati nella rocca di Corenno dovettero arrendersi. Il Castello è costituito dal solo recinto con due torri ed è posto vicino alla Chiesa Parrocchiale di san Tommaso di Canterbury (xii-xiii sec.) con uno dei monumenti funebri Andriani (xiv sec.) addossato alle mura. La torre a sud-ovest è del tipo detto a vela con l'ingresso rivolto verso la piazzetta di Corenno e sormontato dallo stemma Andriani. Invece la torre a nord-est fu realizzata in un momento diverso. Con il tempo il Castello perse ogni funzione difensiva e secondo il Catasto Teresiano del Settecento il terreno interno (segnato al n. 20) era destinato alla coltivazione a vigna; inoltre l'abbattimento della muratura verso ovest permise una magnifica vista sul Lago di Como».

http://www.dervio.org/vedere/visita/corenno.pdf


COSTA MASNAGA (casa-torre di Petana)

Dal sito www.costamasnaga.altervista.org   Dal sito www.costamasnaga.altervista.org

«...Nel 1870 Centemero, Tregolo e Brenno della Torre diventano un unico comune: Costa Masnaga. Agli inizi del '900 viene modificata la struttura di quella che doveva essere la casa-torre di Petana e la torre demolita. Nelle foto sopra (2009) quella che forse era la casa-torre (sul tipo di quella di Brenno)  risalente al 1560 ,oggi però senza la torre centrale, demolita agli inizi del '900. ... Solo nel 1946 la frazione sarà collegata all'acquedotto e alla rete elettrica. Nel 1960 don Luigi Misani assegna alla frazione il nome S. Cristoforo, in onore del compianto prevosto don Cristoforo Allievi. ...».

http://www.costamasnaga.altervista.org/scristoforo.htm


COSTA MASNAGA (torre Beretta o di Tregolo)

Dal sito www.costamasnaga.altervista.org   Dal sito www.costamasnaga.altervista.org   Dal sito www.costamasnaga.altervista.org

«La Torre Beretta inizialmente faceva parte di un castello. La torre venne costruita nel XI secolo, ed era un edifico fortificato che aveva la funzione di sorvegliare tutta la zona circostante. All'inizio del Novecento della torre rimasero solo alcuni ruderi, sopra i quali venne costruita una villa secondo in stile eclettico aulico, chiamata Villa Beretta» - «La torre di Tregolo (sec. XI), a pianta romboidale, ora inglobata nel parco dell’eclettica Villa Beretta, apparteneva al castello costruito attorno al Mille e distrutto nella prima metà del XVI secolo, che sovrastava la valle del torrente Bevera, affluente del fiume Lambro. La pergamena, Memorie storiche di Monza e sua corte, è scritta in latino dal canonico Antonio Francesco Frisi e parla di un castello a Tregolo, comandato da un certo Guitardo, edificato probabilmente intorno all'anno 1000. Nel 1500 risulta proprietaria del castello di Tregolo la famiglia di Gerardo Bonacina. In un atto del 1537 si legge che il governo spagnolo, subentrato al ducato di Milano, istituì i feudi consegnando, dietro compenso, al conte Giuseppe Valeriano Sfondrato numerose terre: Somarino, Petana, Masnaga e Tregolo. Non è chiaro se in quell'anno il castello di Tregolo esistesse ancora ma di certo non avrebbe superato l'anno 1556 quando il capitano Pozzo, su ordine del governo spagnolo che non poteva presidiarli, demolì la maggior parte dei castelli esistenti lasciandone solo alcuni a difesa dei nemici».

http://www.visititaly.it/info/955076-torre-beretta-costa-masnaga.aspx - http://castelliere.blogspot.it/2016/01/il-castello-di-venerdi-8-gennaio.html


Crebbio (torre)

Dal sito http://prolocolario.it   Dal sito www.homeaway.it

«...La torre di Crebbio si erge lungo la direttrice di contro crinale che da Abbadia Lariana sale verso il crinale ad E, si posiziona a circa 360 m slm rispetto i nuclei di Abbadia Lariana e Mandello del Lario, per i quali fungeva da seconda linea di avvistamento assieme alla torre di Maggiana, anch’essa sita a circa 340 m slm, la torre di Crebbio era a diretto contatto visivo con i nuclei di avvistamento di Abbadia Lariana e Mandello, con i quali, come noto su tutto il territorio italiano, comunicava tramite codificati segnali di fumo durante il giorno e cifrature luminose per mezzo di fuochi ritmicamente oscurati durante la notte, detto sistema permetteva di trasmettere notizie relative a imminenti pericoli e messaggi di natura amministrativa, creando di fatto una rete strutturalmente omogenea di nuclei sparsi sul territorio in grado di rappresentare un organismo di controllo distribuito.  Il connettivo storico nel quale si innesta lo sfruttamento funzionale della torre è da ricercarsi nei secoli centrali del medioevo, periodo che vede la riaffermazione di vecchi percorsi di crinale, favorendo lo sfruttamento di posizioni elevate maggiormente difendibili, utili nella vitale attività di avvistamento e segnalazione. Contestualmente si registra il progressivo abbandono dei nuclei di fondovalle minori. In questo quadro geoantropologico, il Lario si cristallizza come un importante nodo di percorsi lacustri e terrestri, presidiati da un sistema di fortificazioni collegate tramite una fitta rete di torri di avvistamento a difesa da potenziali invasioni. Erano tre le gradi vie di comunicazione con l'Europa del nord: la via Regia (poi Regina), che serviva Como, la Riviera sul ramo di Lecco che fiancheggiava il lago, di elezione ai traffici diretti in pianura padana e la Oria, ad ovest, che collegava la Padania alla Gallia. Un ulteriore impulso allo sviluppo di un articolato sistema a matrice militare, lo si ebbe con il cruento conflitto noto come Guerra Decennale (1117-1127) che vide fronteggiarsi Como e Milano, a causa delle particolari condizioni in cui verteva il vescovado comasco e di insormontabili ed incompatibili interessi economici sul territorio; Lecco ed alcuni centri del Lario alleati di Milano, fronteggiarono direttamente Como ed i suoi centri alleati, tra cui Mandello, fornendo al contempo un’importante sistema di controllo alla città ambrosiana sulla contendente nemica. Lecco e parte del Lario saranno poi protagoniste per almeno altri tre secoli sullo scenario bellico che vedrà come protagonisti Como e Milano, con presenze di spicco sul territorio come Federico Barbarossa; la pace di Lodi del 1454 porterà infine una labile stabilità nell’assetto territoriale. La torre di Crebbio è un parallelepipedo a sezione quadrangolare di circa 5,20 m di lato per circa 9 m di altezza dal p. di c. moderno, lo sviluppo verticale risulta chiaramente abbassato in epoca moderna per il posizionamento di una copertura trabeata lignea a doppia falda, appoggiata alla demolizione del paramento murario, che alla sommità appare smontato dei corsi lapidei per generare approssimativamente una linea diagonale, compatibile con l’inclinazione delle falde del tetto. ...».

http://www.spolia.it/online/it/argomenti/archeologia/archeologia_societa_medievale/2012/crebbio.htm  (testo di Mirko Traversari, in collaborazione con il prof. Cesare Alippi)


CRIPPA (castello o villa)

Dal sito www.green-building.it   Dal sito www.contestvolta.it

«L’intero edificio, di ragguardevoli dimensioni, è stato recentemente ristrutturato e parcellizzato in numerose unità immobiliari adibite ad abitazione privata per villeggiatura. I corpi di fabbrica si organizzano intorno ad una corte completamente chiusa sui quattro lati dalle abitazioni e da edifici accessori un tempo destinati a fienile o deposito mentre oggi sono a disposizione del condominio per riunioni o altre attività sociali. L’edificio si sviluppa su due e tre piani seguendo il crinale del colle su cui si attesta. Sul lato a nord oltre all’accesso alla corte vi sono alcuni accessi a locali seminterrati. La corte si trova infatti ad un livello superiore rispetto a quello dell’entrata del complesso. Dal portone una rampa di mattoni e cordoli di pietra supera il dislivello e raggiunge il piano della corte dal quale si accede alle varie unità immobiliari. La cascina faceva parte delle dipendenze della grande villa nobiliare adiacente, e aveva sviluppato delle strutture difensive, come le ridotte finestre ad arco a sesto acuto e la grande torre angolare con funzione di maschio. Sulle pareti esterne, che non sono intonacate, è possibile leggere la storia degli interventi di trasformazione e ristrutturazione. L’intorno è caratterizzato e nord da un’edilizia residenziale rada a villette mono-bifamiliari, ad ovest invece incide la presenza di alcuni insediamenti industriali, con grandi capannoni in calcestruzzo; ad est e a sud la cascina è immediatamente adiacente al parco privato della villa e a boschi e prati. L’edificio è stato completamente ristrutturato. La strada di accesso è stata allargata per consentire il parcheggio delle autovetture degli inquilini. Per la sua posizione dominante il colle, definita dall’antica funzione di presidio militare difensivo, la vista della cascina è una costante percettiva da tutto l’intorno».

http://www.green-building.it/Progetti/Urbanistica/Sirtori/index.htm


Curcio (torretta)

Territorio di Curcio visto dal satellite, dal sito www.google.it/maps   Territorio di Curcio visto dal satellite, dal sito www.google.it/maps

«A difesa dell'antica strada che collegava il Lago di Como con la Valtellina, nel territorio di Curcio, troviamo un'altra torre di vedetta, probabilmente collegata al Forte Fuentes e oggi trasformata in abitazione agricola e chiamata la Torretta di Curcio» - «Edificata dagli Spagnoli attorno al 1610 come parte della linea difensiva del Forte di Fuentes, la torre di Curcio è stata protagonista nella storia di diversi episodi. Nella notte del 27 dicembre 1635 e del 18 febbraio successivo, i soldati francesi del Duca di Rohan la torretta di Biasett, per avere la via libera in direzione Colico: gli Spagnoli vengono sconfitti e i superstiti fuggono su "per i monti" di Colico».

https://it.wikipedia.org/wiki/Colico#Torrette - http://www.turismocolico.it/jhome/mnu-luoghi-e-monumenti/mnu-torretta-di-curcio.html


Dervio (castello di Orezia)

Dal sito www.dervio.org   Dal sito www.montagnavissuta.it

«Su uno sperone di roccia che domina la piana di Dervio, è ben visibile la torre del Castello di Orezia, anche se sarebbe più esatto chiamarlo mastio, dato che la fortificazione attorno alla torre era data dalle mura degli edifici circostanti. La prima citazione risale al 1039−40, quando subì un lunghissimo assedio. Non si conosce l'origine del nome di Orezia, ma con tale nome la località era già citata alla fine del '200 insieme alla vicina Chiesa di san Leonardo ("In plebe deruio loco castrum goleza ecclesia sancti leonardi"). Nei documenti latini il nome aveva alcune varianti: orezia, oretia, horetia, holetia, olletia. Il luogo era legato alla famiglia Cattaneo; nel 1397 un Giacomo Cattaneo del fu ser Anselmo cedette vari terreni e beni a Dervio, molti attorno a Castello: vigne e campi, piante (fichi, salici, marroni e castagni) e parte di una costruzione; proprio a Castello un'intera casa con tetto in pietra e con una loggia. I vicini di queste proprietà erano tutti Paruzzi o Cattaneo. Agli inizi del XV sec., durante un periodo di lotte tra Milano e Como, gli abitanti acquistarono una bombarda per difendere il Castello. Con una processione del giorno 8 dicembre 1954, sulla sommità del Castello venne posizionata una statua della Madonna».

http://www.dervio.org/vedere/visita/castello.pdf


Dervio (il Castelvedro)

Dal sito www.dervio.org   Dal sito http://picasaweb.google.com

«In località Mai (detta ad Mayum già nel '400), in posizione dominante su Dervio e il Lago di Como, sono ancora visibili i resti di un antico recinto (V-VI sec.). Viene considerato parte del sistema di difesa creato sulle sponde del Lario a causa delle scorrerie di barbari dalla Rezia: tramite numerosi castelli, erano trasmesse segnalazioni da Colico a Como o a Lecco. La fortificazione già all'epoca dello Statuto era considerata antica: in un atto di vendita del 1405 è indicato un bosco con molte piante di castagno posto ad castrum vetus. La storpiatura di questa dizione latina portò al nome di Castelvedro. Si stima che coprisse circa 1500 metri quadrati, con a sud una muratura arrotondata, base di una torre da avvistamento. In alcuni tratti sono ancora visibili murature alte anche 4 metri».

http://www.dervio.org/qd/luoghi/visite/vedro.htm


Dolzago (villa Calderara Montecuccoli)

Dal sito www.lombardiabeniculturali.it   Dolzago dal satellite, dal sito www.google.it/maps

«La villa Calderara Montecuccoli appartenuta nel settecento ai nobili Annoni è un edificio signorile di forme lontane dall'aulicità rappresentativa di altre residenze anche non lontane, ma certo ben più importante ed emergente di quanto non lo faccia apparire Ignazio Cantù, che lo descrive come un "casamento colonico dipinto a guisa di palazzo". Infatti, nonostante nel tempo le sale del piano terreno siano state destinate a magazzino, la villa mantiene con evidenza un aspetto decoroso, con impianto architettonico di rilevanza urbanistica, centrato sul viale d'accesso e caratterizzato dal basso corpo d'ingresso con reggigronda a guscio e portone mediano passante illegiadrito da un coronamento mistilineo e da pilastri laterali sagomati, raccordati ai corpi laterali da 'piccole orecchie' barocchette pur con qualche disomogeneità formale. Oltre questo corpo si apre il cortile d'onore, delimitato sui due lati da modesti corpi bassi di forme e aspetto analoghi a questo d'ingresso, mentre la palazzina padronale è sul fondo, di fronte all'ingresso, appena risvoltante sul lato ovest».

http://www.comune.dolzago.lc.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/3


ESINO LARIO (torre)

Foto di laghee70, dal sito www.panoramio.com   Foto di Carlo Maria Pensa - Archivio Pietro Pensa, dal sito it.wikipedia.org

«Il territorio rappresentava un punto strategico con distaccamenti di guerrieri-pastori. Solamente sotto Augusto vennero sottomessi all'Impero Romano i popoli interni delle Alpi. Per difendersi dalle scorrerie dei barbari, i romani apprestarono linee protettive di capisaldi che comunicavano tra loro con fuochi notturni e con fumate diurne. Il castello di Esino – di cui oggi resta una torre – era uno dei punti fortificati inserito in una catena difensiva».

https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Esino_Lario


Fontanedo (torre)

Dal sito https://vacanzeacolico.wordpress.com   Dal sito www.turismocolico.it   Foto di Blau Clemens, dal sito www.panoramio.com

«Alle pendici del monte Legnone, lungo la sponda destra del torrente Inganna, su un poggio a circa 500 metri d’altitudine, sorgono i resti di un complesso fortificato noto come Torre di Fontanedo. Si tratta di un piccolo borgo che segue l’orografia rocciosa del luogo ed è disposto su due livelli, una parte alta su cui si trova la torre e una parte più bassa, verso Colico, con una serie di edifici in linea. è ragionevole ipotizzare che, a partire dalle costruzioni fortificate originarie, si siano poi succeduti diversi interventi. L’analisi tipologica individua infatti una serie di murature che definiscono il perimetro di un recinto di fronte all’ingresso della torre, sul lato sud-ovest, a cui si sono poi susseguiti nei secoli aggiunte e potenziamenti. Sulla base della scarsa documentazione finora disponibile, sappiamo che questa imponente fortificazione fu edificata per volere di Bernabò Visconti nel 1357, sulla linea difensiva dell’Alto Lario che comprendeva anche le due torrette del Montecchio Nord. Tuttavia, l’impianto planimetrico, alcuni particolari architettonici e il posizionamento geografico ne collocherebbero l’origine in epoca precedente, attorno al secolo XII. La fortificazione svolgeva il compito di controllo dell’antica strada a mezza costa del monte Legnone, che collegava la Valvarrone alla Valtellina (l’antica Scalottola), e mantenne la sua importanza strategica nei secoli successivi, quando venne ampliata e inglobata nel sistema difensivo del Forte di Fuentes, divenendone l’opera accessoria più elevata. La tipologia di alcune murature ne conferma infatti la datazione secentesca. Il torrione è circondato e da edifici di supporto, ora abbandonati e diruti. Il borgo comprendeva anche una cappella da cui è stato staccato un affresco raffgurante la Madonna col Bambino, probabilmente risalente al XV secolo, attualmente conservato nella chiesa dei Santi Angeli Custodi a Curcio. La torre ha una pianta pressoché quadrata di circa 7,50 metri per lato e presenta, per motivi difensivi, un ingresso solo al primo piano con numerose feritoie disposte lungo le possenti mura. Nonostante sia stata leggermente abbassata durante un intervento di messa in sicurezza e consolidamento effettuato all’inizio degli anni ’80, con i suoi 15 metri d’altezza, la torre domina ancora oggi tutto l’alto lago e il vicino Pian di Spagna. Il pianoro antistante offre infatti un vasto panorama, purtroppo in parte rovinato dalla presenza di una linea di alta tensione, che ripaga lo sforzo della breve salita. Il borgo fortificato era collegato all’abitato di Fontanedo, che si trova poco più a monte in prossimità della sponda, e a Colico, da diverse mulattiere. Oggi la fortificazione è inserita in una rete di sentieri ben segnalati e facilmente accessibili tra cui il noto Anello di Fontanedo del CAI di Colico che tra l’altro collega la torre con la vicina chiesa di Sant’Elena situata a quota 600 metri. ...».

http://prolocolario.it/index.php/2013/04/colico-torre-di-fontanedo


Imbersago (torre Bellavista)

Foto di Kingleo, dal sito http://rete.comuni-italiani.it   Dal sito comune.imbersago.lc.it

«L’impianto di vedetta che vede in questa costruzione sicuramente un baluardo di difesa della valle e del corso dell’Adda, ha un aspetto che ci riconduce alla lotta tra guelfi e ghibellini. Gli spalti a paniere della sommità con la corona di merli sono dichiaratamente di foggia ghibellina. Modificata attraverso i secoli, la forma massiccia della odierna torre viene ingentilita da bifore e da uno stemma gentilizio in pietra. Fondamentale e interessante risulta la sua collocazione geografica che vedeva sull’altra sponda bergamasca una analoga torre detta “Torre dei Musei” che si ergeva, a Calusco d’Adda, sulla sommità del colle. Questa torre venne distrutta nell’anno 1953 per dare posto alle cave del cementificio».

http://www.comune.imbersago.lc.it/sa/sa_p_testo.php


Imbersago (villa Mombello)

Dal sito www.villaorsinicolonna.it   Dal sito comune.imbersago.lc.it

«Villa Mombello, costruita dai conti Andreotti nel XVII sec., era stata posta su una precedente costruzione abitativa che la famiglia Airoldi aveva edificato nel XVI sec. L’impianto di questa splendida costruzione è caratteristico delle grandi dimore patrizie disseminate nella verde Brianza. Posizionata sopra un alto poggio, estende le sue ali sui quattro punti cardinali e da questi prende rilievo nelle vedute a cannocchiale dei suoi fronti. L’accesso d’onore, posto sul fronte ovest, è preceduto da due braccia parallele nelle quali si trovano le funzioni di servizio delle stalle, delle cucine, degli alloggiamenti della servitù. Il fronte principale è costituito al pianterreno da sale affrescate affacciate su un ampio portico colonnato con volte a crociera, ingentilito al centro da colonne binate. Il piano superiore è caratterizzato da un ampio balcone sormontato dall’orologio affrescato sulla facciata mentre le due grandi ali laterali racchiudono il giardino di rappresentanza “all’italiana”. La caratteristica architettonica delle strutture del verde, nelle quali si riconosce la sapiente opera dell’uomo nel piegare a schemi geometrici i bossi, i cipressi, i tassi, è uno degli elementi di estrema bellezza di questo complesso monumentale. Dal giardino di rappresentanza, attraverso una scalinata scenografica a due braccia, si scende degradando nel giardino con il labirinto e infine nel giardino “segreto” e delle rose».

http://www.comune.imbersago.lc.it/sa/sa_p_testo.php


Introbio (torre degli Arrigoni)

Dal sito www.lakecomo.it   Dal sito www.paesidivaltellina.it

«Degna di ricordo è l'alta Torre quadrata che ancor oggi si ammira nel centro del paese; costruita verso il secolo XI, è testimone della lotta contro i Barbari, che spesso invadevano in quei tempi l'Italia, passando proprio per Introbio. Memorabile è l'assalto di 6000 Grigioni nel 1531 contrastato dagli introbiesi che, riuniti nella Torre, seppero respingerli. Nella travatura del tetto ancor oggi vi sono i proiettili lanciati dai Grigioni. Da qualche decennio la Torre è di proprietà privata ed è stata oggetto di intelligenti restauri conservativi. Prende il nome dal proprietario originario, Leone Arrigoni, allora ambasciatore del casato dei Medici presso il papa» - «"La Valsassina aveva un governo proprio. Il podestà o pretore, nominato dal governatore di Milano, vi durava in carica due anni, potendo però essere confermato per un altro biennio. Anticamente sedeva a Primaluna, di poi ad Introbbio nel palazzo detto pur oggi il Pretorio". Così nelle Vicende della Brianza di Ignazio Cantù. E dal Larius di Anton Gioseffo della Torre di Rezzonico apprendiamo che il villaggio di Introbio, "inter Saxinates nobilior", "ferreis celebratur fucinis". Raccontando poi del passaggio delle truppe del Rohan, nel 1636, Anton Gioseffo dice che allora a Introbio questi apprezzatissimi forni per la fabbricazione delle palle d’artiglieria furono rovinati dal suddetto capitano "admiranda celeritate". La Guida del Fermo Magni annota che "nel mezzo del paese sorge ancora ben solida l’antichissima torre, che pare si debba far risalire all’undicesimo o al dodicesimo secolo; intorno a questa si stringeva nei momenti di pericolo la difesa del paese... Si ricorda l’assalto di seimila Grigioni, calati dalla Val della Troggia, sostenuto e respinto eroicamente dagli Introbiesi nel 1531. Nella travatura del tetto sonvi ancora i proiettili che i Grigioni vi lanciarono"».

http://www.lakecomo.it/territorio/luoghi_interesse/torre_degli_arrigoni - http://www.valsassinacultura.it/scheda.php?idcontent=94&id=8


Lecco (castello, torre viscontea, mura)

Dal sito www.lombardiabeniculturali.it   Dal sito http://rota.files.wordpress.com

«Intorno al 1450, la fortificazione di Lecco aveva un andamento pressoché triangolare, con la base sul lago e il vertice un po' sopra l’odierna biblioteca, costituite da un cinta esterna formante lo spalto e dal bastione: così rappresentavano la prima difesa, cui seguiva la fossa, e in fine le mura. Queste ultime erano formate da due muri pressoché paralleli e congiunti tra loro da aperture comunicanti con un corridoi circolare, dove si distaccavano, verso la fossa, alcuni piani inclinati, di dimensioni variabili. Per il riempimento del fossato si utilizzava l’acqua della Fiumicella e del Gerenzone, che in corrispondenza della “Porta Nuova”, al vertice del triangolo, si dividevano in due rami, e li vi erano dei muri traversi che servivano per non farli scorrere troppo rapidamente verso il lago. Il Fiumicella attraversava anche il borgo per tutta la via Nova, muovendo con la sua acqua tre mulini posti all’interno del borgo stesso, veniva infatti anche chiamato "Acqua delli molini".

Le mura partivano dal lago, in corrispondenza dell’attuale molo dove sorgeva la “Porta di S. Stefano” con un ponte levatoio, proseguivano verso l’odierno oratorio maschile e raggiungevano la prima torre, detta torrione, la cui parte inferiore esiste ancora e sulla quale si innalza il campanile. Le mura piegavano quindi per un breve tratto verso la punta del triangolo, poi si spingevano verso l’attuale Via Bovara, raggiungendo al vertice la “Porta Nuova o Porta del Soccorso”, difesa da due ponti levatoi, qui sorgeva la casa del comandante della piazzaforte. Da quel punto aveva inizio l’altro ramo della fortificazione, Stemma presente nella Torre che con un andamento regolare discendeva attraverso le attuali via Volta e via Cavour fino a via Mascari per poi ripiegare verso il lago, dove si trovava la terza porta detta “di Milano o del Castello o di San Giacomo”, munita anch’essa di ponte levatoio e rivellino antistante. Per entrare nel borgo si dovevano superare ben due ponti levatoi, difesi da un sistema di torrioni. Un terzo ponte levatoio proteggeva il vicino castello, circondato dall’acqua che nella parte verso il lago formava un porto difeso per le barche. Al suo interno si vedeva il Maschio del Castello, la torre ancora esistente, posta tra il lago e la piazza XX Settembre. Essa subì diversi restauri e l’attuale è un ingrandimento di una precedente. Con un progetto dell’architetto Bovara, nel 1820 fu addirittura adattata a carcere.

La torre controllava la principale porta aperta verso Milano ed al suo fianco era presente un corpo di guardia, nonché una cappella della Madonna di Loreto, ora completamente trasformata in locale con attività commerciale. Il Castello occupava un’area di mq.1150, con un fronte di m.53,50 circa verso l’attuale Piazza XX Settembre, dove s’apriva la porta del castello. Sulla destra della torre si riscontrava un magazzino grande e un cortile verso l’interno del borgo per i soldati . Lateralmente v’erano tre botteghe, con retrostante entrata, fossa e scala di entrata ai quartieri. Sulla sinistra della torre vi era corpo di guardia che sorvegliava la porta del borgo, e dal quale a mezzo Pianta castellodi scala, si accedeva al bastione del molo dove vi era la garrita della sentinella. Verso il lago si trovava il molo militare, che poteva essere sorvegliato e difeso attraverso feritoie che si aprivano da una galleria che occupava tutta la lunghezza del castello.

Nel castello c’era un luogotenente o castellano, che aveva ai sui ordini una ventina di soldati. Nel 1533 c’erano 25 fanti; nel 1578 15 erano nel castello, mentre 6 erano di ronda sulle mura del borgo; nel 1587 erano 29 e muniti di 5 cannoni, e 33 moschetti di bronzo; nel 1608 erano 27 più un bombardiere. Però nei momenti difficili il numero saliva di molto, per esempio nel 1624, quando cominciavano le calate dei Lanzichenecchi, c’erano 200 moschettieri armati di cannoni. A testimoniare la permanenza di famiglie di soldati spagnoli sono alcuni cognomi che ancora oggi sono presenti come: Anghileri, Bodega, Crespi, Verga ecc. Poche modifiche si ebbero nei secoli futuri, anche con l'arrivo degli spagnoli, che si preoccuparono solo di chiudere le porte del borgo e di estendere gli spalti fuori le mura, ponendovi un governatorato, dove oggi sorge la biblioteca comunale, e una forte guarnigione. In questo periodo le vecchie torri e i vecchi castelli o vanno in rovina oppure si trasformano in abitazioni o ville. L'introduzione dell'artiglieria a fuoco fece lentamente cadere l'importanza delle mura di Lecco, così nel 1782 l'imperatore austriaco Giuseppe II abolì ufficialmente la Piazzaforte di Lecco. ...».

http://www.scoprilecco.it/fortificazioni/le%20mura.html


Lecco (palazzo Belgioioso)

Dal sito www.visual-italy.it   Dal sito www.geoplan.it

«Fu costruito dal marchese Giacomo Locatelli nel 1773 su un preesistente edificio. Successivi proprietari furono i principi Belgiojoso d’Este che, dopo aver comprato il palazzo nel 1794, apportarono delle modifiche al vasto giardino sotto le direttive dell’architetto Pollak. Nel 1830 fu poi acquistato dagli Stampa di Soncino. Presenta la tipica pianta a U aperta verso il giardino, con corpo centrale porticato e ala orientale incompiuta. Negli anni Trenta il palazzo ospitò l’allora liceo scientifico A. Manzoni, sede distaccata di quello classico. L’atrio porticato d’accesso al palazzo e il cortile che immette nell’ampio giardino servirono da vero scenario per rappresentazioni teatrali di buon livello. Dal 1928 vi sono ospitati due importanti musei della città: il Museo di Storia Naturale ed il Museo Archeologico».

http://www.larioonline.it/lagodicomo/lagodicomo.asp?name=Palazzo%20Belgioioso


Lecco (palazzo del Pretorio feudale, palazzo delle Paure)

Il medievaleggiante Palazzo delle Paure, dal sito www.naturamediterraneo.com   Piazza Cermenati nel 1930, dal sito www.naturamediterraneo.com

  

«Il palazzo del Pretorio feudale di Lecco fu la sede del Podestà della città fino alla sua soppressione avvenuta con l'avvento del dominio asburgico in Lombardia. La figura del podestà era stata già stabilità negli antichi statuti di Lecco scritti intorno al 1224, ma mutò profondamente nel tempo scemando di autorità fino a divenire nel 1647 solo un magistrato di primo grado nominato direttamente dal conte feudatario. Il palazzo è sito in piazza Cermenati. Esso si presenta nelle forme ottocentesche (successive quindi alla soppressione del podestà) che gli furono impresse nei rifacimenti del 1826, del 1839, su progetto di Giovanni Carcamo, e nel 1842 su progetto di Adriano Gazzari».

«Il Palazzo delle Paure è un edificio di Lecco, sorge nella piazza XX settembre affacciandosi anche sul Lungolario e su piazza Cermenati. Il palazzo fu costruito nel 1905 in stile eclettico neomedioevale per divenire sede dell'Intendenza di Finanza. Per questa sua funzione ottenne l'appellativo di "delle Paure". L'edificio si erge su quattro piani con il piano terra in bugnato. Su di un lato presenta una leggiadra torre rettangolare in cui è stato incastonato uno stemma dei Visconti proveniente dal vicino Pretorio feudale. Il complesso di Palazzo delle Paure comprende anche il contiguo edificio porticato realizzato nel 1902 dall'architetto Adriano Gazzari per divenire la sede della Camera di Commercio poi trasferitasi presso il Palazzo Falk situata poco distante in Piazza Garibaldi. Attraverso i suoi fornici sono in collegamento diretto il lungolago e piazza XX settembre. Il Palazzo è stato ristrutturato per poi essere stato inaugurato il 9 ottobre 2012 alla presenza delle Autorità cittadine».

http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_del_Pretorio_feudale - http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_delle_Paure


Lecco (ponte Azzone-Visconti)

Dal sito http://members.virtualtourist.com   Dal sito www.zerodelta.net

«Fu edificato tra il 1336 e il 1338, per volere di Azzone Visconti, per facilitare il collegamento fra Lecco, la Valsassina e il nord con il ducato di Milano. Originariamente era una struttura ad otto arcate, con torri alle estremità e ponte levatoio. Nel 1349 e nel 1354 furono aggiunte delle arcate per agevolare il deflusso delle acque fluviali. L’undicesima arcata fu costruita dai comaschi nel 1440. Il ponte fu più volte manomesso per allargarlo e rinforzarlo e, dopo questi ampliamenti presenta diciotto arcate, due torricelle alle testate ed un ponte levatoio distrutti nel 1799. Nel periodo del dominio del Medeghino fu rovinato da Francesco II Sforza, ma nel 1609 il Conte di Fuentes provvide a farlo ristrutturare. A tutt’oggi lo storico ponte, detto ponte Vecchio, permette ancora l’ingresso l'ingresso in città a chi giunge dalla Brianza, da Como o da Milan».

http://www.larioonline.it/lagodicomo/lagodicomo.asp?name=Ponte%20Azzone%20Visconti


Lecco (prime fortificazioni)

Resti della torre sul Colle S. Stefano, dal sito www.scoprilecco.it   Dal sito www.scoprilecco.it

«I primi castelli di cui si abbia notizia sono quelli che i Celti, prima dell'arrivo dei Romani, avevano eretto sulle alture delle montagne, in luoghi impervi e difficili da raggiungere. Essi erano formati però solo da un recinto di grosse pietre ed erano soprattutto il simbolo dell'unità di ogni tribù e contenevano un altare sacro. Le indagini archeologiche pongono sul colle di Santo Stefano la prima fortificazione di Lecco, di epoca tardoromana o alto medioevale. In una vasta area sono stati identificati tratti di muratura probabilmente pertinenti a un "castrum", formato da un recinto fortificato esterno, di forma pentagonale, costruito in pietre di calcare locale legate con malta. Un secondo muro interno delimitava la parte alta del colle, dove vi sono tracce di torri, che di solito erano di forma quadrata e senza porta d'ingresso (si entrava da un'apertura molto alta mediante scale a pioli che venivano poi ritirate) e di una cappella.

Nel 1790, durante la demolizione della cappella, fu rinvenuta una lapide con iscrizione, intitolata a un "presbyter Virgilus", sepolto in quel luogo nel 535 d.C. Poco più in alto, alle pendici del monte San Martino, è stato ritrovato un insediamento di cui sono riconoscibili alcune abitazioni, almeno dodici, scavate parzialmente nella roccia sono stati portati alla luce numerosi frammenti ceramici e frammenti di tegole e pietre oleari; questo insediamento risale al VI-VII secolo d.C. Nel periodo romano si venne invece a preferire un altro sistema di fortificazione, la torre isolata di segnalazione. Una di esse è quella sulla collina di S. Stefano, a nord della chiesetta dei Cappuccini di viale Turati, oggi mezza diroccata. Lecco, allora chiamata Leucera, si trovava in una posizione a guardia di un incrocio di strade molto importanti. Infatti passava la strada che da Milano risaliva verso i passi alpini di Chiavenna ed anche quella militare che da Bergamo si dirigeva su Como e le valli del Ticino. Con il periodo delle invasioni degli Ungari, all'inizio del X secolo nasce il primo castello a Lecco. Questo era un recinto che stava intorno al paese di Castello e serviva in realtà a proteggere i magazzini di raccolta dei prodotti della corte della città. Nell'età comunale, che a Lecco sembra formarsi già nel 1073, il borgo sulla riva del lago si rinnova, torna a essere il centro del comune: il suo porto si arricchisce di cantieri navali, il mercato assume un grande richiamo. Nel XII secolo il territorio viene fortificato in modo complesso. Il borgo viene cinto di mura e vengono rafforzate le torri a guardia del porto. ...».

http://www.scoprilecco.it/fortificazioni/le_fortificazioni_di_lecco.htm


Lierna (castello)

Dal sito www.montagnelagodicomo.it   Dal sito www.montagnavissuta.it   Dal sito www.prolocolierna.it

«Il Castello fu concepito inizialmente come una fortezza militare su fondamenta romane e qualche studioso ne vede la pianta come quella di un villaggio di coloni romani della misura di sedici piedi quadrati divisi in sedici lotti. Un'accurata indagine topografica effettuata sugli spessori delle murature ha permesso di constatare che in alcuni tratti nel fronte sud-ovest verso lago, dove esistono ancora tracce delle garritte, i muri in pietrame irregolare, non intonacato, misurano esattamente un cubito (44,4 cm), mentre in altre porzioni più interne, dove forse sorgeva la torre, ne misurano due sul lato nord e tre su quello sud. Con questo si può concludere che la prima edificazione della fortificazione, con funzione difensiva lungo la strada dei passi alpini, risale all'epoca romana. Il Castello sorge su un promontorio naturale che ne accentua il carattere insulare e difensivo e presenta tuttora una cinta muraria con resti di epoca medioevale. Almeno fino al secolo XII possedeva anche una torre nella sua parte nord occidentale, la cui base è ancora in parte visibile in Piazzetta Dogali. Tutto il complesso ha subito nel corso dei secoli molti rimaneggiamenti che ne hanno cambiato il volto e la funzione. Caduto in disuso come opera difensiva delle acque, assunse carattere di borgo residenziale e commerciale. In passato aveva giocato un ruolo importante nelle vicende economiche, politiche e militari per la popolazione che abitava e coltivava il suo territorio. Era il luogo dove la comunità rurale locale si rifugiava per sommare le forze difensive richiamate dai borghi sparsi nella campagna. Serviva inoltre per conservare le derrate alimentari prodotte in loco (olio e vino) e per commerciarle attraverso la navigazione, usufruendo della facilità di approdo e sicurezza sulla Riva Bianca e sulla Riva Nera. Il borgo non è una struttura compatta ma un insieme di case accostatesi e aggregatesi nel tempo in seguito a successive aggiunte e modifiche, a seconda delle necessità che si presentavano ai proprietari. è ancora evidente, conglobato in molti punti della struttura, il riutilizzo di materiale preesistente derivante da abbattimenti (gradini, avanzi di capitelli, macine da torchio). La sezione più compatta verso nord-est, dove scendeva la Via Ducale e la parte inferiore del casamento sei-settecentesco mostrano mura del secolo XII. Verso nord-ovest corre una specie di spalto e alcune alte case mostrano accurati spigoli lavorati come resti di torri. A sud ovest restano delle mura con torricelle a recinzione di orti. Sullo spigolo esterno a est si notano le strutture quadrate come di un impianto di torre. Le costruzioni molto eterogenee, databili dal XVI al XVIII secolo, presentano ancora interessanti strutture e arredamenti esterni e interni: portali in pietra scolpita, inferriate, affreschi, soffitti a involto e a vela, pavimentazioni in sasso e camini di raffinata fattura con gli stemmi delle famiglie locali Panizza e Venini. Si segnalano anche alcuni affreschi sei-settecenteschi, purtroppo molto deteriorati, sulla facciata di un'antica abitazione prospiciente un giardino sul lago, raffiguranti la Madonna delle Nubi sorretta dagli angeli, una meridiana e uno stemma imperiale. La struttura interna del Castello è fatta di vicoli e cortiletti. Vi si accede attraverso un androne a lago, sovrastato da un insolito giardino pensile, oppure da un grande portico con scalinata verso la Riva Bianca. Nel muro del portico sono ancora ben evidenti i cardini che sorreggevano anticamente un portone e i fori in cui si infilavano le spranghe che chiudevano l'accesso. Si parla in proposito dell'esistenza di un ponte levatoio nel Medioevo. ...

Le prime notizie documentate riguardano la guerra decennale tra Como e Milano, svoltasi quasi tutta sul lago dal 1117 al 1127 e che coinvolse la maggior parte dei paesi rivieraschi. Gli episodi del conflitto sono stati raccontati da un anonimo poeta dell'epoca, conosciuto come "Anonimus Cumanus." Egli narra nel suo poema l'assalto alla torre del Castello sulla cui sommità crescevano folti lauri e tra le cui mura gli abitanti del luogo avevano stivato il vino. Alcuni Liernesi ebbri, saliti sul fortilizio, coprirono di ingiurie i comaschi che si erano avvicinati e che avevano poi incendiato il tetto e distrutto gli spalti. Dalle botti sfasciate il vino fluiva abbondante e andava ad arrossare il lago fra i lamenti dei coloni. Dopo una lunga resistenza di dieci anni, il 27 agosto 1127 Como capitolò per il moltiplicarsi dei nemici e Milano si liberò di un'antagonista potente. I comaschi subirono l'abbattimento delle mura cittadine e il pagamento di un tributo a Milano a cui furono sottoposti fino al 1154. Nel 1147 tutto il territorio di Lierna apparteneva al Monastero di S. Dionigi in Milano, a cui era stato donato dall'arcivescovo Ariberto nel 1035. Nel 1202 i consoli del paese vendettero a Pietro Brancesari, podestà di Varenna, alcuni terreni precedentemente posseduti dal monastero. Nello stesso anno furono vendute a Varenna tutte le terre del paese con giurisdizione e diritti annessi, dopo averle riscattate dal Monastero di S. Dionigi. Anche il Castello passò così ai varennesi. Nel 1415 la penisola del Castello è citata fra le fortificazioni del Ducato di Milano atte a difendere la Riviera Orientale del Lario contro un'eventuale invasione veneta. Il Castello pare fosse una base di appoggio nel XVI secolo per le incursioni sul lago di Giangiacomo Medici detto Medeghino (n. 1485), il cui fratello Angelo sarebbe diventato pontefice col nome di Pio IV, e il cui nipote sarebbe stato S. Carlo Borromeo. Nel 1522 il Medeghino era riuscito ad impossessarsi del feudo di Musso e del suo castello, facendosi nominare dapprima Castellano e poi Marchese. Fortificò il castello, facendone una rocca inespugnabile e da qui iniziò a compiere scorrerie sul lago con la sua flotta armata composta da veloci natanti. Ingrandì in breve il suo dominio con battaglie navali e terrestri fino a conquistare il Contado di Chiavenna, di Lecco, delle Tre Pievi, della Val d'Intelvi, della Valsolda, della Valassina, della Valsassina e della Pieve d'Incino. ...».

http://www.lierna.net/pages/turismo/arte%20e%20cultura/il%20castello%20di%20lierna.html  (da Franca Panizza, Il castello di Lierna, Lierna 2003)


Maggiana (torre del Barbarossa)

Dal sito www.lakecomo.it   Dal sito www.bbdormire.com   Dal sito http://prolocolario.it

  

«Il nucleo storico del paese si sviluppa intorno all'antica e alta torre medioevale oggi nota come Torre di Federico in quanto secondo la tradizione orale qui soggiornò - ospite della famiglia Mandelli - l'imperatore Federico I Hohestaufen (detto “Barbarossa”), nel tentativo di sottomettere i Comuni del Nord Italia all’autorità imperiale e di affermare la propria supremazia sul papato. La forma della torre è quadrata, l'altezza è di 40 braccia e la larghezza di dieci. Le mura hanno da ogni parte finestre ogivali che si alternano con delle feritoie. Si accede per un ampio portone medioevale, che immette in un cortiletto d'ingresso dal quale, per una comoda scala, si entra al primo piano della torre. Quivi, murata nel camino, si osserva una lapide che porta incisa una dicitura su Federico Barbarossa ora resa illeggibile dagli anni, dalla fuliggine e ancora dagli uomini, poiché la pietra ora è scomparsa forse per tre quarti nella base del camino e la poca emergente non lascia scoprire altro che qualche consonante sconnessa. Dal primo piano si sale ai piani superiori fino all'ultimo, un tempo tutto ornato di affreschi che ora si sono andati affievolendo fin quasi a scomparire: solo dei trofei d'armi dipinti negli angoli resistono al tempo, quasi a testimoniare ai visitatori odierni il soggiorno che vi fece l'imperatore Federico I. Verso il 1800, la torre passò in proprietà al signor Francesco Alippi, il quale, orgoglioso di possedere un monumento tanto storico, la restaurò, ornando la sommità di un comodo terrazzo con quattro pilastrini granitici agli angoli congiunti fra loro da riquadri in ferro lavorato, sormontato in un angolo dal parafulmine, mettendo così l'interno al riparo dall'azione corruttrice delle intemperie. Il 5 maggio 1828 un muratore che stava smurando il camino al primo piano, rinvenne addossata al muro una lapide di granito tutta annerita dal fumo; pulita e lavata convenientemente, vi si lessero le parole: FRIDERIC - IMPERAT - GERMAN HIC - TUTUS - QUIEVIT - ANNO 1158 (Federico, imperatore di Germania, qui sicuro riposò - anno 1158). La lapide è però andata perduta. La scoperta accrebbe a dismisura la considerazione di Alippi per la torre di cui, orgoglioso, si sentiva proprietario. ... La torre attualmente è sede del Museo di Arte Contadina ...».

http://castelliere.blogspot.it/2014/04/il-castello-di-giovedi-17-aprile.html


MAGGIOLINO (resti del castello)

Dal sito www.lombardiabeniculturali.it   Dal sito www.cartografia.regione.lombardia.it

«Maggiolino era già comune nel 1228 e aveva 2 consoli che venivano legittimati da un delegato dell’arciprete dì Monza. Inoltre vi esisteva una chiesa dedicata a S. Pietro ed un castello che viene menzionato in un atto notarile del 1442, i cui signori è probabile fossero i Canonici di Monza. Il piccolo villaggio restò per secoli fieramente autonomo e possedeva diversi molini».

http://www.me4you.it/comuni/storia.asp?ID=97072


Merate (castello Prinetti)

Dal sito http://ame-imnotanironman.blogspot.com   Dal sito it.wikipedia.org

«Il Palazzo Prinetti si trova nel cuore di Merate e si affaccia sulla più importante piazza della città che porta lo stesso nome. Il palazzo è stato costruito sulle rovine di un antico castello che fu di Ariberto d’Intimiano, distrutto nel 1275 durante la lotta tra Torriani e Visconti insieme a quello di Sabbioncello, altra frazione del comune di Merate. L’antico maniero aveva sicuramente un fossato e un ponte levatoio, come testimonia una lapide murata sulla attuale facciata: “Qui vi era il ponte levadore e dal muro fino alle colonnette vi era la fossa”. Il Palazzo Prinetti nella sua forma attuale è stato edificato all’inizio del Settecento dall’abate Ercole Visconti secondo la tipologia del palazzo abbaziale. L’aspetto complessivo è severo negli esterni lavorati a bugne. Sembra che nel progetto iniziale fossero previste quattro torri angolari, ma alla morte di Visconti solo una era stata edificata: quella che vediamo ancora oggi. Si tratta di una torre cilindrica, a sette piani, con basamento in pietra e fusto in mattoni che culmina con una loggetta Neorinascimentale. Nel 1796 il palazzo è stato acquistato da privati e nel 1810 dalla famiglia Prinetti. L’edificio è a due piani e si sviluppa attorno al cortile nobile, al centro del quale c’è un pozzo. Nel 1892 l’Onorevole Giulio Prinetti, più volte Ministro del Regno, vi apportò notevoli modifiche fra cui la realizzazione del salone d’onore con soffitto in legno a cassettoni. Un cortiletto più piccolo, comunicante con il primo, introduce alla cappella dedicata a San Dionigi. Nel 1946 fu acquisito dalla Parrocchia di Merate, alla quale appartiene attualmente. Oggi viene utilizzato soprattutto per mostre e concerti. La Torre che si ammira anche prima di raggiungere la Piazza è diventata l’emblema della Città».

http://www.italiamappe.it/arte_cultura/palazzi_ville_castelli/104969_Palazzo--Prinetti


OLGINATE (borgo fortificato, torri urbane)

Dal sito www.lakecomo.it   Veduta di Olginate nel 1588, dal sito www.academia.edu/11018471/La_Torre_dei_d_Adda

«Nel XIV secolo Olginate era un agglomerato urbano piccolo ma molto compatto le cui linee essenziali sono tuttora visibili nella struttura del vecchio nucleo, in quanto si può intravedere un impianto a isolati perpendicola-ri al fiume, precedenti alla costruzione della chiesa di Santa Margherita. In questo contesto l’attuale via Barozzi doveva essere quella che collegava il villaggio con la via maestra proveniente da Milano, che correva a monte dell’abitato. Questo schema urbano, tipico dei paesi rivieraschi e di pesca era probabilmente protetto da una linea di fortificazioni, di cui si trovano richiami in alcuni toponimi contenuti in atti notarili che partendo dalla riva dell’Adda seguiva il corso del torrente Aspide arrivando fino alla località di Gambate, situata a metà collina chiamata anticamente “Gambalo seu in Seraliis”, cioè luogo sbarrato, sprangato. In un documento del 1383 si cita una di queste fortificazioni nominando un terreno detto "ad fossatum", nel 1416 è citata una "portam novam", forse una apertura, ricavata solo pochi anni prima, nel "terraglio" (terrapieno) che chiudeva il paese a nord. Documenti di varie epoche, fanno riferimento a una grande arcata, ora prossima alla diga di regolazione del lago di Como e che, probabilmente, ingloba la testata sinistra dell’antico ponte romano, chiamandola “bastia”. Chiaro riferimento a un baluardo difensivo eretto, probabilmente, dopo la distruzione del ponte, per contrastare e bloccare un eventuale tentativo nemico di attraversare l’Adda. Anche i terreni circostanti a questa costruzione sono detti,“alla Bastia” nel 1483; alla “Gueia overo Bastia” nel 1577; ed ancora nel 1914 “alla Bastia”. Tutte queste opere difensive erano situate nella zona dell’abitato confinante con il vicino borgo di Garlate e probabilmente servivano a difendere l’importante, a quel tempo, villaggio, e risalgano forse al tempo delle guerre gotiche-bizantine o anche prima.

A questo proposito esiste una leggenda che vuole che Olginate sia stata fondata da un capitano goto di nome Olgina che vi costruì un castello a difesa e guardia del passaggio del fiume. Questa arcata di ponte, o “bastia” ha poi nei secoli subito numerosi cambiamenti del suo utilizzo; ha ospitato un mulino da grano a due ruote caduto in disuso già nella prima metà del 1500. Poi, alla metà del 1700, venne trasformata in una palazzina di piacere ad abbellimento del parco del palazzo dei signori Testori de Capitani. In seguito, verso la metà del 1800, venne anche usata come sostegno per un piccolo filatoio da seta che funzionò fine alla fine del secolo. Oggi, ripulita da tutte le infrastrutture aggiunte nel corso dei secoli, fa bella mostra di sé nel parco di villa Elena ed è considerata dagli storici una “pseudo arcata del ponte di epoca romana”. Nell’alto medioevo in Olginate le famiglie più autorevoli erano raggruppate in separati quartieri dell’abitato. Il casato dei Crotti, a cui apparteneva Galeazzo il costruttore della casa-torre poi passata ai D’Adda, occupava il versante settentrionale del paese, quello probabilmente formante il primo nucleo dell’abitato. I D’Adda occupavano il quartiere sorto attorno alla chiesa di S. Margherita e i Lavelli de Capitani, probabilmente di più recente stanziamento, l’estesa zona a sud del paese, fuori dall’antico nucleo abitativo. A monte, nella zona dove verrà poi costruita la chiesa parrocchiale di San Agnese, avevano la loro casa i Capitani della Beretta probabilmente prove- nienti dalla bergamasca Valle Beretta o Bretta all’epoca delle cruente dissociazioni tra guelfi e ghibellini. Questa sud-divisione in quartieri era tipica delle città e borghi altomedievali. Naturalmente, come in ogni abitato del tempo, ogni casata aveva la sua casa-torre di cui una sola è ancora oggi integra, quella dei d’Adda situata in piazza Garibaldi. Di altre rimangono i resti e la documentazio-ne della loro esistenza. Una di queste casa-torre era situata sul lato nord dell’abitato in fondo all’attuale via Barozzi, chiamata un tempo “via caminata”; era quella appartenente al casato dei Crotti. Oggi si presenta troncata e adattata a comune abitazione, solo una pietra angolare che reca incisa la scritta “A.D. 1406” ci ricorda la sua origine».

https://www.academia.edu/11018471/La_Torre_dei_d_Adda_in_Olginate_The_DAdda_tower_in_Olginate  (da Giovanni Aldenghi - Gianluigi Riva,  La Torre dei d’Adda in Olginate)


OLGINATE (villa Sirtori, torre dei D'Adda)

La torre di piazza Garibaldi, dal sito www.academia.edu/11018471/La_Torre_dei_d_Adda   La torre dei Crotti ridotta a terrazzo, dal sito www.academia.edu/11018471/La_Torre_dei_d_Adda   Villa Sirtori, dal sito www.lombardiabeniculturali.it

«Posta sul lungolago, era un tempo una casa-forte costruita direttamente sulle rive dell’Adda per volere del mercante laniero Galeazzo Crotti , della quale è ben visibile la torre costruita nella metà del XIV secolo. Verso la fine del XV secolo l’edificio venne acquistato dai d’Adda i quali la trasformarono in una sontuosa dimora signorile. Nel XVIII fu adattata allo stile del tempo mentre oggi ospita la Biblioteca Civica» - «Nell’antica piazza, ora intitolata a Giuseppe Garibaldi, ed un tempo detta del “Porto” e intitolata a Santa Margherita, è ancora in piedi la torre che faceva parte del complesso altomedioevale appartenuto ai d’Adda, e in seguito, a partire dal secolo XVII, ai Lavelli de Capitani; dei quattro piani tuttora esistenti, l’ultimo è stato certamente aggiunto in epoca posteriore, forse alla fine del 1400. Nella stessa piazza vi era poi la torre della Comunità, la cui costruzione si può anch’essa fare far risalire all’alto medioevo; posta sulla sponda dell’Adda veniva a trovarsi proprio dietro l’abside dell’antica chiesa di S. Margherita, per cui in molti documenti viene impropriamente citata come il campanile della stessa. In realtà la chiesa aveva anch’essa la propria campana collocata su un pilastrello posto sulla facciata. Questa torre veniva usata come punto di avvistamento e di allertamento, era dotata di una campana e, a partire dal secolo XVI, valorizzata di un orologio. In epoca antica accanto ad essa si tenevano le assemblee della comunità (il luogo era anche detto “alla maiola”). Venne rialzata di circa 2 metri e mezzo nell’aprile del 1499 a spese della Co-munità, forse in vista dell’imminente guerra con i veneti alleati coi francesi. In quell’occasione si decise anche di multare di 4 ducati d’oro le persone che, abusivamente, usavano la campana posta sulla sua sommità per segnalare funerali e altre funzioni tenute nella chiesa conventuale di S. Maria la Vite. Purtroppo, per la sua ubicazione sulla riva del fiume, già nella seconda metà del 1500 veniva periodicamente invasa dalle acque dell’Adda, come succedeva alla contigua chiesa di S. Margherita, il cui corso col passare dei secoli si era gradatamente spostato verso la riva milanese; diverse case private che le sorgevano accanto, non avendo solide fondamenta, finirono inghiottite dal fiume. Malgrado questo sgradevole inconveniente venne usata per tutto il 1600 e oltre come torre di avvistamento e di guardia contro le bande dei malviventi che infestavano la zona. Venne abbattuta nel 1784, assieme alla contigua antica chiesa di S. Margherita, per ricavare una più ampia piazza ad uso dei traffici commerciali che confluivano al vicino traghetto. La sua campana e anche l’orologio pubblico vennero collocati sul campanile della chiesa di S. Agnese».

http://www.comune.olginate.lc.it/zf/index.php/musei-monumenti/index/dettaglio-museo/museo/2 - https://www.academia.edu/11018471/La_Torre... (da Giovanni Aldenghi - Gianluigi Riva, La Torre dei d’Adda in Olginate)


Robbiate (castello Ganzana)

Dal sito www.geodruid.com   Dal sito http://pgt.comune.robbiate.lc.it

«L’edificio fu una grande casa colonica appartenuta ai conti Corio e deve il suo nome all’aspetto di casa-forte che la caratterizza. Le mura sono in pietre miste a mattoni».

http://pgt.comune.robbiate.lc.it/files/PGT_Approvazione_definitiva_09012012...


ROBBIATE (palazzo Brugnatelli)

Dal sito www.artesaporicatering.com   Dal sito nuke.fotoromagna.it

«Nell’antica contrada di santa Teresa, al limite dell’abitato verso Terzuolo, i Corio diventati feudatari di Robbiate nel 1647, avevano già da tempo una loro dimora. Di fronte ad essa, nel 1638 il conte Giovanni Antonio fece erigere un oratorio dedicato alla santa, più tardi incluso nel nuovo palazzo. Nel Settecento l’edificio aveva già la conformazione attuale ad alle, anticipato dal viale che proseguiva oltre l’androne nel retrostante giardino all’italiana. Il palazzo ha veste neoclassica riferibili agli ultimi anni del Settecento».

http://www.prolocorobbiate.org/aboutme.htm


Rongio (casa-torre dei Lanfranconi)

Dal sito www.montagnavissuta.it   Dal sito www.montagnavissuta.it

«Rongio ha la sua torre, anzi una casa-torre, tipica abitazione nobiliare del Medioevo: è detta dei “Lafranconi”, dalla famiglia di latifondisti che l’ha posseduta. Nel 1500 i Lafranconi possedevano molti terreni e case, attività mercantili e artigianali» - «Arrivando a Rongio da Maggiana si noterà sicuramente questa particolare casa-torre posta poco a monte dell'abitato, in posizione dominante sulle altre case (ma ora circondata da recenti costruzioni). Si tratta di una struttura rintracciabile anche in altre zone (come in Valbrona o nel comune di Perledo). Questa di Rongio risale forse al XIII secolo e viene assegnata alla locale famiglia dei Lanfranconi. Le case-torri avevano probabilmente una funzione difensiva e di avvistamento. Il sentiero che proviene da Maggiana entra a Rongio sulla piccola piazza San Giacomo, dominata dall'omonima chiesa. è un edificio seicentesco che presenta un interno classicheggiante con altare barocco in marmo. A sinistra della chiesa si osserva il lavatoio con una bella fonte in pietra del 1798, caratterizzata da una protome leonina di recupero. Attraversata la piazza con la chiesa di San Giacomo si segue una stretta viuzza verso la piazzola dove si affaccia l'oratorio di Sant'Antonio (foto sotto). Ad un centro punto, sulla sinistra, si noterà il piccolo androne di un edificio cinquecentesco. Vale la pena di raggiungerlo per osservare una rara raffigurazione popolare di Sant'Abbondio a cavallo. ...».

http://www.archiviomandello.it/Public/Pdf/1807346c-76e6-4357-b067-300f1d26b652.pdf - http://www.montagnavissuta.it/viandante-rongio.htm


SOMASCA (castello dell'Innominato)

Dal sito http://castelloinnominato.altervista.org   Dal sito www.facebook.com/IlCastelloDellInnomiinato/   Foto di Adry57, dal sito http://rete.comuni-italiani.it

  

«Posto nel punto più alto della frazione di Somasca, su un'altura naturale, si trova un antico complesso di fortezza risalente a tempi antichissimi che domina tutta l'area di Vercurago e del lago. Le prime notizie storiche giunteci riguardo a questo castello risalgono al XIV secolo quando lo sappiamo essere proprietà dei Visconti anche se con tutta probabilità esso venne ricostruito a partire da fortificazioni precedenti risalenti all'epoca carolingia, di cui si ha ampia testimonianza nel torrione centrale (ove attualmente si trova una cappella dedicata a san Girolamo, costruita nel 1902 recuperando parti dell'antico castello). La fortezza è oggi conosciuta meglio col nome di "Castello dell'Innominato" in quanto la tradizione vuole che questa struttura fosse stata una delle residenze di Francesco Bernardino Visconti al quale Alessandro Manzoni si ispirò ne I Promessi Sposi per la creazione della figura dell'Innominato. Il complesso, oggi perlopiù ridotto a un rudere, era stato con tutta probabilità eretto nel merito delle fortificazioni che il paese subì durante gli anni degli scontri tra Milano e la Serenissima, ma sappiamo che già al tempo di San Girolamo Emiliani esso aveva perso gran parte della propria importanza strategica se lo stesso santo poté utilizzarne alcune parti per accogliere i suoi orfanelli e stabilirvi delle strutture create dalla congregazione. La struttura venne in gran parte smantellata nel 1509 ad opera delle truppe francesi e la popolazione locale se ne servì successivamente al fine di ricavarvi del materiale da costruzione, fatto che ha pesantemente alterato il complesso nei secoli. Si conservano ancora intatti il muro perimetrale, parte dei bastioni difensivi e alcune torri, mentre gli spazi coperti e le cappelle presenti sulla sommità sono state in gran parte ricostruite in tempi successivi. Originale è anche la lunga scalinata per giungere al castello, direttamente scavata nella roccia!».

https://www.facebook.com/IlCastelloDellInnomiinato


Vescogna (villa La Vescogna)

Dal sito http://lavescogna.com   Dal sito http://lavescogna.com

«Villa Calchi Marliani, Ghislanzoni, Fossati Bellani, meglio conosciuta come Villa La Vescogna è un antico palazzo del XVII secolo esempio di residenza di campagna signorile situata in posizione rilevata sull'omonimo poggio nel borgo superiore del paese di Calco nel cuore della Brianza a pochi chilometri dal Lago di Como. L'origine dello strano nome è sconosciuta, Giovanni Maria Dozio (sacerdote e storico del XIX secolo) lo dice di origine spagnola, ma da cosa lo deduca non lo specifica. Il nome Vascogna come si trova scritto nei documenti più antichi fa pensare, più che alla Spagna, alla francese Guascogna. La Vescogna conserva forme semplici e arcigne verso l'esterno che rimandano al suo turbolento passato di castello (XIII secolo) della nobile famiglia dei Calchi posto sul confine del fiume Adda tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. L'impianto planimetrico è articolato in una sorta di H, ottenuta peraltro con ali contrapposte di diversa conformazione e dimensione con la canonica articolazione delle ville barocche verso l'esposizione più favorevole al sole. Sul lato opposto lo schema ad U è appena accennato da una sorta di stretto cortile d'ingresso che manifesta una delle più notevoli singolarità: quella della presenza di forme e moduli di evidente derivazione castellana risalenti al medioevo [Il Castellaccio, così era denominata questa prima residenza posta in prossimità del cortile sul lato di Levante dell'attuale villa]. All'interno si distende armoniosamente verso sud con forme tipicamente barocche nei giardini all'italiana a tre ordini di terrazze con rampe, balconi, decorazioni in pietra, siepi di bosso modellate con arte topiaria e piante di pregio che caratterizzano anche il "Bosco Romantico" creato nel XIX secolo che si sviluppa sul pendio laterale del poggio. Nella parte più riparata, esposta a mezzogiorno, si trova l'antica limonaia che si affaccia sulla piscina realizzata alla metà del XX secolo, circondata da lussureggianti siepi di ortensia».

http://lavescogna.com/1


VeZIO (castello)

Dal sito www.castellodivezio.it   Dal sito it.wikipedia.org

  

«Tra le tredici località che compongono il comune di Perledo, la frazione di Vezio è una delle più interessanti sia dal punto di vista turistico che sotto il profilo storico. è un piccolo agglomerato di case costruite per la maggior parte in sasso ed e' abitato da una cinquantina di persone suddivise in 20 famiglie. Ha mantenute le antiche caratteristiche e nel centro dissimula, tra gli edifici ristrutturati, le vestigia di un periodo che si perde nella notte dei tempi. ... A Vezio, dunque, venne eretta una fortificazione che facilitava il controllo della via della Riviera e delle sponde del sottostante lago, sul cui promontorio, nel frattempo, era sorta Varenna, punto d'attracco del naviglio commerciale e militare della zona. Il perimetro delle mura e delle opere difensive di Vezio si estendeva presumibilmente dalla Foppa allo sperone a strapiombo su cui si erge il castello. All'interno di questo perimetro sorgevano le abitazioni ed i magazzini delle cui fondamenta sono visibili tutt'oggi l'imponenza e la perfezione muraria in molte cantine del centro storico. Che fosse stato teatro di cruenti ed accaniti scontri lo dimostrano i rinvenimenti di armi e di resti umani di varie epoche ed origini. I reperti più importanti si trovano nei musei di Como, Sondrio, Lecco ed Esino. Nel 1891 vennero alla luce alcune tombe dell'età del ferro e nel 1955-56, durante i lavori di ricostruzione del castello ad opera della famiglia Greppi, attuale proprietaria, affiorarono punte di frecce in ferro con cuspide triangolare, spade ed elmi.

La torre presenta una merlatura quadrata uguale a quella del castello di Cly in Valle d'Aosta. A detta del prof. Bodo Abcard, esperto in materia, essa è uno degli esemplari più tipici nel suo genere. Nulla si sa di Vezio e delle vicissitudini ch'ebbe a superare dalla calata dei barbari all'affermarsi dei Longobardi prima e dei Franchi poi. Certo è che non poté sottrarsi al susseguirsi degli avvenimenti incalzanti e luttuosi di quei tempi calamitosi. La rocca seguì verosimilmente le sorti di Varenna, alla quale era stata unita da mura che, come due lunghe braccia, scendevano fino al lago a difesa del borgo lacustre. La leggenda raccontata da Anton Gioseffo della Torre di Rezzonico nel suo libro Larius provvede alla mancanza di informazioni riguardanti quel citato periodo. Egli narra che la famosa Teodolinda, regina dei Longobardi, trascorrendo i suoi ultimi anni a Perledo, avrebbe fatto costruire la chiesa di San Martino con l'antico campanile a forma di torre, ed il castello di Vezio unitamente all'oratorio di Sant'Antonio per lasciare una traccia visibile della sua fede nel Cristianesimo. In Lombardia molte sono le località che rivendicano tale tradizione, tuttavia si deve tener conto che l'ordinamento longobardo doveva munirsi di migliori difese militari. Nel caso di Vezio è evidente l'interesse alla ricostruzione del castello andato distrutto a seguito di eventi bellici non precisati.

L'edificio, così com'è giunto ai nostri giorni, presenta caratteristiche costruttive di epoca medievale. Ogni comune allora era cinto da spesse mura, e i castelli e le torri, disseminate sulle alture, avevano per lo più funzione di avvistamento o di punti obbligati per la riscossione dei pedaggi. Il fatto che l'Anonimo Cumano non citi il castello di Vezio nei suoi commentari relativi alla guerra decennale (1118-1127) tra Milano e Como a causa della nomina del vescovo di questa città, non significa che il castello non fosse precedentemente esistente. è evidente che quando le soldatesche avverse cercarono di penetrare in Varenna, provenendo dal lago, non trovare nessun castello davanti a sé, bensì solide mura e validi difensori. Il castello non si trovò coinvolto, se non marginalmente, nemmeno nel 1244, quando per la prima volta Varenna fu distrutta dai comaschi, ai quali si era ribellata. La popolazione trovò rifugio nel maniero che, per la sua posizione, era inespugnabile ed in esso i varennesi ritemprarono gli animi e la forza per ribellarsi di nuovo, quattro anni dopo, durante il giogo comasco. Anche in questa occasione Varenna venne messa a ferro e fuoco, ma il castello resistette. Vezio vide trascorrere le Signorie dei Visconti e dei Torriani, le dominazioni dei francesi e degli spagnoli, così come sopportò i decreti dei veneti e dei signori di Bergamo. Divenne, con Varenna, un feudo vescovile, quindi passò ai Dal Verme e ad altri ancora sinché non ne vennero investiti il conte Francesco Sfondrati ed i suoi eredi. L'investitura della costruzione passò nel 1631 a Giovanni Antonio de' Tarelli e l'affittanza, venticinque anni dopo, ad Antonio Tarelli. In questo periodo il castello venne addirittura riedificato più che riattato. Lo si deduce da due iscrizioni, dettate dal poeta Parlaschino, le cui ceneri si trovano tuttora a Riva di Gittana, nel territorio perledese. ...».

http://www.castellodivezio.it/storia.php


 
     

      

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