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TUTTE LE FORTIFICAZIONI DELLA PROVINCIA DI COSENZA

in sintesi, pagina 2

I castelli della provincia trattati da collaboratori del sito sono esaminati nelle rispettive schede. I testi presentati nella pagina presente sono tratti invece da altri siti internet: della correttezza dei dati riportati, castello per castello, sono responsabili i rispettivi siti.

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Mandatoriccio (castello dell'Arso)

Foto di Marzelom, dal sito www.panoramio.com   Dal sito www.upmilcastello.altervista.org

«Il castello o torre dell’Arso costituisce una delle emergenze architettoniche di maggior rilievo presenti su tutto il territorio dell’Alto Jonio cosentino. L’edificio si caratterizza per le sue quattro splendide facciate a vela in pietra. Le mura si presentano concave verso l’interno, il peso dell’intero edificio viene scaricato interamente sugli angoli che costituiscono dei veri e propri torrioni triangolari. Il primo nucleo risale alla seconda metà dell’anno mille ed era una torre di vedetta normanna fatta innalzare dal Guiscardo dopo la resa di Cariati: l’originario elemento normanno-bizantino è stato occultato con l’arrivo di Svevi, Angioini ed Aragonesi. I finestroni a balconcino presenti sulla facciata che guarda il mare, sono di stile ottocentesco».

http://www.calabriaturistica.it/torri_e_castelli.php


Mandatoriccio (castello feudale)

Foto di SerDjuk, dal sito www.comune-italia.it   Foto di SerDjuk, dal sito www.comune-italia.it

«Il castello di Mandatoriccio è ubicato nella zona più elevata del paese e rappresenta il nucleo principale del centro storico; la sua costruzione viene fatta risalire intorno alla metà del 1400, inizi del 1500, ma incerte e discordanti sono le vicende che hanno caratterizzato la storia dell’immobile nel corso dei secoli. È presu­mibile che il primo nucleo abitato, formatosi attorno al Castello, fosse anticamente munito di cinta muraria, così come si evince da alcuni resti di bastioni rinvenuti nelle vicinanze. Il Castello è stato recentemente restaurato ed è ora diventato residenza municipale».

http://www.calabriaturistica.it/torri_e_castelli.php


Mandatoriccio (castello neomedievale Flotta)

Dal sito http://bettylafeaecomoda.forumcommunity.net   Dal sito http://bettylafeaecomoda.forumcommunity.net

«Situato su di una collina in prossimità della costa jonica gode di una vista panoramica sullo splendido mare. Castello multisala da ricevimento su stile barocco, dotato di quattro sale con ampia capienza e di quattro suite di circa 70mq l'una posizionate nelle torri del castello. Si estende su di una superficie totale di circa 30000 mq, riproducendo fedelmente nei minimi particolari un vero "castello medievale". Inoltre il Castello Flotta viene caratterizzato, nonché reso unico, dalle sue sculture in marmo pregiato di artisti internazionali e dai suoi affreschi meravigliosi. ...».

http://bettylafeaecomoda.forumcommunity.net/?t=49312683


Mangone (borgo, palazzo Mauro, palazzo Montemurro)

Palazzo Mauro, dal sito www.comune.mangone.cs.it   Palazzo Montemurro, dal sito www.casalicosentini.it

«Conosciuto per le antiche tradizioni (culinarie e lavorative) che ancora coltiva e valorizza, Mangone è uno dei centri della provincia di Cosenza tra i massimi produttori di ottimo pane; in esso l’abitato è diviso in due parti: ‘nsusu (parte alta) e ‘mpede (parte bassa) e si caratterizza per la presenza di palazzi signorili e residenze del clero, nella parte alta, e abitazioni più modeste nell’altra. ... Nella parte alta del paese, sede della locale nobiltà di un tempo, si ergono ancora gli antichi palazzi gentilizi tra i quali spiccano il palazzo Montemurro, probabilmente il più antico di Mangone; il palazzo Mauro sotto il cui pavimento della stalla è stato trovato un cunicolo che conduce alla chiesetta della Madonna dell’Arco (che verosimilmente risulta la cappella di campagna della famiglia Mauro e, prima ancora, Mangone da cui, per cambiamenti etimologici, essa deriva)».

http://www.retemuseale.provincia.cs.it/index.php?option=com_content&view=article&id=131&Itemid=386


Marano Marchesato (borgo, palazzo Zupi)

Foto di Giovanni Tenuta, dal sito www.ugo.cn   Dal sito www.cmserrecosentine.it

«Le origini di Marano Marchesato, sebbene per alcuni studiosi affondino in epoca medievale, sono certe a partire dal 1638 quando un terribile terremoto abbattutosi sulla Calabria settentrionale provocò la fuga di numerose colonie di abitanti dalle cittadine del circondario. La comunità sorta pertanto nell’attuale territorio di Marano era diventata presto numerosa e molto attiva nella coltivazione dei campi perciò inevitabili furono le questioni legate alla giurisdizione del borgo; questioni intercorse tra la casata dei Sersale, signori di Cerisano, e quella dei Mendoza, marchesi di Rende. Il dominio fu affidato agli Alarçon y Mendoza e, verosimilmente per questa ragione, il comune di Marano fu detto Marchesato per distinguerlo dal Principato. Il borgo seguì pertanto le vicende feudali di Rende e ai tempi della Repubblica Napoletana (1799) quando il generale Championnet intese concepire il riordinamento amministrativo delle contrade meridionali, fu denominato “Marano grosso” aggregato al Cantone di Cosenza per poi divenire Universitas sotto il governo di Rende durante il periodo napoleonico. Nel 1811 fu definitivamente sancito il nome di Marano Marchesato. Un episodio terribile fu il terremoto del 1905 le cui rovine sono state ricostruite dalle cronache coeve, una delle quali, recita: “(…) i maranesi furono vittima altre volte di simili rovine ma il terremoto di venerdi, con le sue conseguenze, non si ricorda neanche dai più vecchi cittadini. (…) Ci fu chi, dopo la scossa di struggitrice, volle correre alla chiesa parrocchiale di M.S. del Carmine, altri alla chiesa dell’Assunta, di S. Francesco, di S. Antonio: ma si arrestarono esterrefatti dinanzi alle rovine di quelle che poche ore prima potevano dirsi splendidi templi di Marano (…)”. Templi che oggi, sebbene abbiano subito rifacimenti consistenti a causa dei terremoti, costituiscono il patrimonio storico-artistico di Marano Marchesato. ... Anche i palazzi sono numerosi e testimoniane la storia feudale e gentilizia di Marano; essi sono il palazzo Baratta, il palazzo Fiumara, De Rose, il bellissimo palazzo Zupi oggi Tenuta».

http://www.retemuseale.provincia.cs.it/index.php?option=com_content&view=article&id=132&Itemid=389


Marano Principato (borgo, palazzi)

Dal sito www.cmserrecosentine.it   Dal sito www.retemuseale.provincia.cs.it

«Alcuni studiosi propongono l’ipotesi che l’attuale Marano Principato sorga sui resti dell’antica Pandosia, di epoca bruzia, tuttavia le prime notizie documentarie sull’abitato si possiedono relativamente al Seicento allorquando molteplici famiglie di Castelfranco (Castrolibero) e Rende ivi si rifugiarono a seguito del terremoto del 1638 dando vita ad un nuovo borgo, in località Troiano. Gli studi che promuovono l’eredità di Pandosia si fondano su approfondite ricerche e sulla persistenza di alcuni toponimi pantosini nel territorio di Marano Principato e, seppure non siano dimostrabili rigorosamente, essi consentono di ritenere che Marano, insieme ad altri territori, rappresenti una delle eredi di Pandosia. Alcuni atti notarili evidenziano tuttavia l’esistenza del borgo in epoca successiva e, già per gli inizi del XVII secolo, è segnalata la presenza di due baronie distinte a Marano Principato e a Marano Marchesato, territori così suddivisi per evidenziare la differente appartenenza ai Sersale, il primo, e agli Alarçon y Mendoza il secondo. Ricaduto fino al 22 ottobre 1800 sotto la giurisdizione di Castelfranco, Marano Principato se ne distaccò in questa data con Atto ufficiale di separazione. La caratteristica del sito è l’ampiezza delle zone abitate: sulle colline, nella contrada Savagli e nelle campagne che circondano il territorio. Nel centro storico meritano di essere visitate la chiesa matrice di Maria Santissima Annunziata costruita tra il XVIII e il XIX secolo e la cappella di campagna intitolata a Sant’Antonio. L’antica chiesa parrocchiale presenta una facciata sobria e severa, tripartita e con la navata centrale notevolmente più elevata; essa presenta tre portali sormontati da altrettanti rosoni e un campanile a cupola. Altrettanto importanti sono i palazzi nobiliari quali, in primis, il palazzo Savaglio e quello Vincenzo Tenuta. ... La ricchezza e varietà del paesaggio di Marano Principato va dai vicoli interni del borgo dove si avverte ancora il sapore di antico ai sentieri lungo la travagliata geografie delle sue rocce fino alla ricca flora (faggi, querce, castagni e abeti) che colorano il paesaggio montano principatese e giungono fino ai fitti boschi e alle radure per l’allevamento».

http://www.retemuseale.provincia.cs.it/index.php?option=com_content&view=article&id=133&Itemid=392


MARINA DI Villapiana (torre saracena)

Dal sito http://castelliere.blogspot.it   Dal sito www.villapianavacanze.com

«È ben visibile dalla strada provinciale (S.S. 106). Si trova vicina al mare,alla pineta 112, al centro della piana di Sibari. Recentemente la torre è stata restaurata dall’architetto Mario Severini. La torre è costruita per volere di Fabrizio Pignatelli, su ordine dell’imperatore Carlo V presso il torrente Saraceno da cui prende il nome, nell’anno 1535. Ha una forma cilindrica con coronamento a mensole con archetti di tipo aragonese».

http://www.lapanoramicavillapiana.it/villapiana_centro.html


Mendicino (borgo, palazzo Campagna Del Gaudio)

Dal sito www.cmserrecosentine.it   Dal sito http://ik8qiz.blogspot.it

«Nel centro storico, denominato Castello, si erge il palazzo che fu della nobile famiglia Del Gaudio, oggi conosciuto come Palazzo Campagna. Fu costruito intorno al 1774 dalla famiglia Del Gaudio; passò poi ai Campagna che lo restaurarono nel 1809 aggiungendo le arcate e le logge visibili sulla parte laterale. Palazzo Campagna fu centro d’alta cultura nel corso dell’800 per la presenza del poeta Giuseppe Campagna, che volle chiamare a Mendicino i migliori intelletti del tempo. ... Poco lontano dall’attuale centro abitato, rimangono i resti dell’antico borgo di Mendicino che si sviluppa su tre alture. In passato, uno di questi cozzi era dotato di una cinta muraria di cui rimangono soltanto i resti. All’interno dell’area circoscritta dalle mura, sono visibili i resti di abitazioni direttamente scavate nella roccia. Nel punto più alto sorge una torretta di avvistamento nota come u casalinu. Proseguendo nella visita della zona interna alle mura, è possibile notare un insieme di celle scavate nella roccia che, probabilmente, servivano come dimora agli eremiti in epoca medievale. La presenza di questi religiosi è confermata anche dai resti di un complesso monastico. Al di fuori della cinta muraria, presso l’attuale cimitero, sono visibili reperti di antiche abitazioni raccolte intorno al rudere dell’antica chiesa di San Cristoforo».

http://www.cmserrecosentine.it/marketing/mendicino/storico.artistico.pdf


MIRTO (castello del barone Mandatoriccio)

Dal sito http://bettylafeaecomoda.forumcommunity.net   Dal sito http://castelliere.blogspot.it

«Durante il periodo feudale, Crosia fu dominio di 33 feudatari, tra i quali i più importanti furono i Matteo, i Cariati e i Sambiase. Nel 1596 il Barone GiovanMichele Mandatoriccio (nato a Rossano nel 1570 e 1° Barone di Crosia) acquistò da Laudomia Grisara anche il fondo Mirto, che insieme alla Mastrodattia di Caloveto fruttava 800 ducati all'anno. Due anni dopo ingrandì il feudo con l'acquisto da Vespasiano Spinelli della baronia di Calopezzati per 25.500 ducati. Al nobile sembra dovuto il cambio di titolo dell'arcipretura, da lui dedicata a S. Michele Arcangelo, mentre, certamente fino al 1596, come si evince da un Regesto Vaticano, era intitolata genericamente a S. Angelo. Gli atti del notaio Francesco Greco di Bocchigliero, fanno riferimento a una torre di origine normanna con frantoi, che costituiscono il primo nucleo dell'attuale masseria, meglio nota come castello, ubicata sull'altura della frazione di Mirto e fatta edificare dal Mandatoriccio all'inizio del 1600. Le motivazioni che hanno portato il Barone ad edificare, se pur in diverse fasi, tutte quelle strutture, sono da ricercare nelle esigenze del grosso feudo di Crosia (del quale facevano parte Calopezzati, Caloveto, Campana, Mandatoriccio, Bocchigliero e Pietrapaola) le cui attività erano prevalentemente agricole. La vastità dei territori impiantati ad uliveti, determinava una produzione d'olio per centinaia di quintali, gran parte del quale veniva esportato ed ecco la necessità di impiantare le strutture per lo stoccaggio oltre al frantoio per la molitura delle olive. La produzione massiccia di cereali e la loro commercializzazione impose la costruzione di enormi magazzini non solo sotto il palazzo baronale di Crosia ed a Calopezzati, ma soprattutto a Mirto, che era il cuore delle attività. Tutto ciò, oltre alla mania delle cose in grande, che era caratteristica del barone, fece nascere attorno alla vecchia torre diversi nuovi edifici: la dimora padronale ancora oggi visibile, l'abitazione del fattore, le case per il personale di servizio e per gli operai salariati, le rimesse e le stalle, i magazzini ed un grande locale dove trovavano posto i lavoratori stagionali. Venne costruita anche la sala degli "ordini", così chiamata perchè vi venivano impartiti gli ordini per il giorno successivo dal fattore. Il castello aveva una cappella all'interno del cortile padronale (ormai diruta), presso la quale nel 1635 il Duca ottenne uno speciale indulto papale. Le necessità crescevano con l'ingrandirsi del feudo e sorgevano nuove costruzioni attorno alla corte, finché la struttura assunse le dimensioni e l'aspetto attuale, in fase di degrado. Presenta una pianta rettangolare e l'accesso è garantito da due porte ad arco; una grande scalinata è sormontata dallo stemma nobiliare caratterizzato dall'immagine del Drago; le stanze per la residenza sono venti. Morto Francesco Mandatoriccio senza figli (1676), il feudo passo alla sorella Vittoria e per essa al marito Giuseppe Sambiase. L'imponente struttura fu anche teatro dei tragici fatti della "restaurazione borbonica" del 1799. Nei pressi della "Cibbia" del giardino è ancora visibile il muro del martirio degli antiborbonici. L'imponente torrione con la finestra dalla quale Francesco Ruffo assisteva all'esecuzione dei ribelli (Pasqua 1799)».

http://castelliere.blogspot.it/2012/06/una-poderosa-masseria-fortificata-in.html


Mongrassano (palazzi)

Palazzo del Municipio, dal sito http://mongrassano.asmenet.it   Palazzo Miceli, dal sito http://mongrassano.asmenet.it

«Palazzo del Municipio. Il Palazzo, oggi diviso in due ali, una anteriore e una posteriore, presenta una notevole corte interna utilizzata probabilmente come chiostro. L’ala posteriore, la più antica, fu l'ultima sede del Convento di Santa Maria dei Benedettini. Il convento, probabilmente fondato dai Basiliani in contrada S. Maria (accanto alla cappella di S. Maria), cambiò possesso con l’avvento di Roberto il Guiscardo e fu spostato in paese, appunto nell’ala posteriore dell’attuale palazzo municipale, che l’ospitò fino al 1542. L'ingresso del convento era prospiciente alla Chiesa Madre ed il convento stesso era collegato tramite un passaggio a ponte alla chiesa dei Carmelitani. L’ala anteriore del Palazzo, invece, venne edificata nel 1630 ed ospitò, sin dal 1649, il Convento dei Carmelitani di Antica Osservanza. campanile. Con decreto di Gioacchino Murat, dell'8 Agosto 1809, il convento fu soppresso. Il Palazzo oggi si affaccia su quella che è la piazza principale del paese: Piazza Tavolaro. Palazzo Miceli. Nel rione Serra di Leo (Sardalia), venne edificato per il barone omonimo nel 1750. Da analisi architettoniche è possibile ipotizzare che il palazzo già esistesse, cosicché nel 1750 fu solamente ristrutturato e adattato alle esigenze dei nuovi proprietari. Oggi il Palazzo è di proprietà del Comune e al suo interno hanno sede la Biblioteca Comunale, il Centro Iconografico Arbëresh (C.I.AR.), lo Sportello Linguistico Comunale e la Mostra permanente delle Tradizioni e Cultura Arbëreshe. Palazzo Sarri. Imponente complesso architettonico del XVIII secolo, con un bellissimo portale scolpito a mano da artisti della scuola fuscaldese e ringhiere di ferro battuto in stile spagnolo. Proprietà privata. Fu sede della famiglia Sarri, tra le più importanti del centro mongrassanese».

http://mongrassano.asmenet.it/index.php?action=index&p=353 - 354 - 355


Montalto Uffugo (centro storico)

Dal sito http://movieart.altervista.org   Dal sito www.montaltouffugobox.it

«Il centro storico di Montalto Uffugo, ricco di vicoli, archi, possenti mura e magnifici portali, è certamente uno dei luoghi più suggestivi e interessanti dell'intero paese. Una delle parti più antiche è il rione Castello, al quale si giunge attraverso la caratteristica via Turano, e dove si può ammirare l'imponente Torre Campanaria, che conserva ancora intatta la vecchia campana fabbricata nel 1521 che fu fusa e riformata altre tre volte: nel 1781, nel 1924 e nell'Anno Mariano del 1954 a spese del barone Alimena. Era proprio quest'ultima che chiamava a raccolta gli abitanti di Montalto in caso di pericolo o li avvertiva del verificarsi di eventi straordinari. Risalente al XIV-XV secolo, la torre era un tempo parte di un possente edificio, detto "castello novo", fatto costruire dal conte Giordano Ruffo; la dimora, già gravemente danneggiata nella prima metà del XIX secolo, venne infine addirittura demolita. Le strette viuzze, le ripide gradinate, i sottopassaggi si intersecano creando un'atmosfera rarefatta, d'altri tempi; e così si giunge davanti al convento e alla chiesa dei Carmelitani, con la loro sobria struttura architettonica, e subito dopo, in largo Zavarrone, dinanzi al palazzo che fu dimora del casato d'Aragona, con il suo bel portale litico. Numerose sono poi le altre residenze nobiliari di cui è disseminato il centro storico, come quella Alimena, e quella Carelli, il cui portale in pietra proviene probabilmente dalla vecchia chiesa di Santa Maria Maggiore. Assai suggestivo il panorama che si può godere dal belvedere di via Petralta Foscarini che, posto tra la bella chiesa di S. Domenico e antiche abitazioni, spazia sulla vallata sottostante fino ai monti dell'altopiano silano. Infine, nella zona periferica del centro storico, si possono ammirare due pregevoli portali litici del XVI secolo».

http://www.montaltouffugobox.it/index.php?option=com_content&view=article&id=161:centrostorico&catid=153:centrostorico&Itemid=57


Montalto Uffugo (resti del castello, porte)

Dal sito http://movieart.altervista.org   Dal sito http://calabriajudaica.blogspot.it

«Fu fatto edificare dal conte Giordano Ruffo nel sec. XIV, sui resti di una preesistente fortificazione. La rovina del castello iniziò nel sec. XVII e nel secolo successivo, quando i feudatari di casa Moncada, decisero di risiedere in Sicilia. Già nell'800 era diventato quasi un rudere e, alla fine del secolo, venne demolito per ricavarne materiali da costruzione. Dai resti e dalle ricerche effettuate, risulta che il castello dovesse essere un imponente sistema difensivo, formato dalle abitazioni del feudatario, da una torre quadrata e da una torre circolare rivolta verso mezzogiorno, a Porta Pietralta (oggi via Petralta Foscarini) sulla quale si issava la bandiera di guerra. Vi erano le prigioni sotterranee e la torre campanaria costruita tra il 1400 e il 1500. Nel 1300, con l'edificazione del Castello, l'abitato incominciò ad assumere un preciso assetto: le casette erano addossate le une alle altre, le stradine (vinelle) ripide e lastricate in selce, delle quali spravvivono ancora oggi i nomi: Piazza, Manca, Crocevia, Campanaro, Ponticello, Timpone, Acqua della Corte, Piano del Duca e cosi via. L'antico borgo, inoltre, era circondato dalle mura, erette a fortificazione: alte, merlate turrite e di forma quasi trapezoidale, così come si può vedere salendo per via S. Martino, dove si trova la Porta Superiore, con il portale e lo stemma degli Alimena ed un breve tratto di mura merlate. Le porte erano: Petralta (supa Pitravutu) Santo Siprito o degli Ultramontani (valdesi) nel rione Pirrerio ('a Pirrera), S. Nicola nel rione San Pasquale, della Cotissa, della Manca e Porta Superiore presso il borgo San Martino. Ognuna di essa aveva una torretta circolare di guardia. Attualmente se ne può ammirare una sola, quella di Pietralta, trasformata in abitazione».

http://www.montaltouffugobox.it/index.php?option=com_content&view=article&id=161:centrostorico&catid=153:centrostorico&Itemid=57


Montalto Uffugo (torre campanaria)

Dal sito http://movieart.altervista.org   Dal sito www.montaltouffugobox.it

«L'imponente Torre Campanaria, che conserva ancora intatta la vecchia campana. Era proprio quest'ultima che chiamava a raccolta gli abitanti di Montalto in caso di pericolo o li avvertiva del verificarsi di eventi straordinari. Risalente al XIV-XV secolo, la torre era un tempo parte di un possente edificio, detto "castello novo", fatto costruire dal conte Giordano Ruffo; la dimora, già gravemente danneggiata nella prima metà del XIX secolo, venne infine addirittura demolita».

http://www.montaltouffugobox.it/index.php?option=com_content&view=article&id=117:torrecampanaria&catid=110:ruderi&Itemid=57


Montalto Uffugo (torre normanna)

Dal sito http://movieart.altervista.org   Dal sito www.montaltouffugobox.it

«La torre normanna di Montalto Uffugo faceva parte dell'antico circuito murario che in epoca medioevale circondava l'intero paese. Lungo la cinta si aprivano ben sei porte, difese da torri a pianta circolare. Quella ancora visibile in via Petralta Foscarini, conosciuta come Torre Normanna perché edificata nell'XI o XII secolo, è oggi in parte circondata da abitazioni. Probabilmente un tempo le torri erano presidiate da sentinelle e, secondo uno storico locale, venivano annualmente benedette in quanto determinanti per la difesa della cittadina».

http://www.calabriaturistica.it/torri_e_castelli.php


Montegiordano (castello)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.ottoterrealtojonio.it

  

«A Piano delle Rose (località Castello), che si trova sopra la Marina di Montegiordano, sorge un castello seicentesco, costruito dai Pignone del Carretto, come residenza invernale e di caccia. Il castello è dotato di vasti locali, una volta adibiti a stalle e magazzini, disposti attorno ad un bel cortile pavimentato a massicciata, con pozzo centrale. Una scala ed un ampio arco a tutto sesto, danno accesso al piano superiore. Poco più a valle del castello, sorge quella che una volta era la cappella gentilizia dedicata alla Madonna del Carmine. Questa cappella, abbandonata perché fatiscente, risale al principio del secolo scorso, e fu ricostruita in seguito allo sbancamento di un'altra precedente, la quale ne sostituiva ancora un'altra. Le diverse riedificazioni, dovute ai continui smottamenti del terreno, hanno portato ad un trapianto topografico radicale per cui l'attuale Cappella del Carmine è stata posta molto più a nord del castello. Nella località Piano delle Rose, alcuni studiosi, propongono di identificare il monastero di S. Anania e il castello di Petra Ceci, nominati in una carta del 1015 relativa ai possessi della chiesa di S. Pietro di Brahalla, presso Oriolo: in tale documento Nicone, monaco e il figlio Ursulo, turmarca di Oriolo, donano a Luca, egumeno di S. Anania, il suddetto castello, perché, in caso di incursioni degli Infedeli (incursioni saracene 916-1048), i monaci ed il popolo vi si possano ritirare. Se così fosse, sul Piano delle Rose, già all'inizio dell'XI secolo, ci sarebbe stato un abitato accentrato attorno ad un castello e a un monastero greco. L'attuale castello seicentesco, quindi, sarebbe stato ricostruito sui resti di quello più antico. Nella sua Cronaca (scritta nel 1695), Giorgio Toscano, ricorda che in questa località, vi era “un castello forte e munito di cui oggi non si riconoscono altre vestigia in fuori di alcune mura dirute”. In un altro passo, egli sostiene che il Castello della Marina, dove i Pignone solevano risiedere in alcuni mesi dell'anno per deliziarsi nelle bellissime cacce di fiere selvatiche “era quasi del tutto diruto, ma poi rifatto e ristaurato dai suoi Posteri”. Purtroppo, il Toscano non dà datazioni, ma, da quel che scrive si evince chiaramente che il castello, esistente all'epoca sua, era stato ricostruito dai Pignone sui ruderi di uno precedente».

http://it.wikipedia.org/wiki/Montegiordano#Il_castello


Morano Calabro (castello)

Dal sito www.camperweb.it   Dal sito www.calabrialiving.it

«Col secolo XIII, in cui si ricorda il primo feudatario del luogo, Apollonio di Morano, i discendenti del quale, come quella Signora di Morano che nel 1287 in questa fece prigioniero Manfredi di Chiaromonte, si distinsero sotto Carlo I e II d’Anjou dovette elevarsi il castello. Allora alla primitiva fortificazione, che forse, si componeva di un rude e possente torrione, è probabile si sostituisse il castello vero e proprio dal quale partivano mura qua e là rinforzate da torri. Tre di queste, una quadrata altissima e due cilindriche più tozze, e qualche porta rimaneggiata posteriormente si vedono ancora, unici resti di una cintura murale, nel centro abitato. Tre cerchie di mura, sono ricordate dal Tufarello, che scriveva nel 1599, ed anche l’ultima, alla quale si riferiscono le vestigia nominate, è per lui una cosa remotissima. Dagli Aragonesi il castello, secondo un diploma dell’Archivio L’Occaso di Castrovillari, era considerato regio, ed il primo maggio 1481 la carica di castellano era data a Sansonetto Musitano di Castrovillari familiare della Corte. Al Castellano per consuetudine, dice la Platea di Morano del 1546, il primo gennaio di ogni anno il Commendatario di S. Giovanni da Castrovillari, doveva «portare et consegnare unum porcastrum rotulorum decem ed octo thumulum unum panis boni ed albi et barili unum vini boni». Da Pietro Antonio Sanseverino principe di Bisignano il castello fu poi riedificato tra il 1515 e il 1546. Dopo passò, nei primi del 1600, agli Spinelli principi della Scalea fino a che, si dice, cominciò ad andare in rovina perché bombardato dai francesi nel 1806. La tradizione sembra giusta, perché se Morano onorò in più occasioni Giuseppe Bonaparte che passava per suo il territorio, nei primi giorni dell’insurrezione calabrese, temeva non poco i francesi forse per la distruzione avvenuta. Ciò appare da alcuni documenti contenuti in un registro di pagamenti del 1806 dell’Archivio Municipale. Ma la vera distruzione del magnifico castello fu voluta dagli stessi principi proprietari, che nel secolo scorso permisero di asportare dall’edificio travi e blocchi di tufo».

http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=1158 (a cura di Mauro Diana)


Morano Calabro (centro storico, palazzi gentilizi)

Dal sito http://baiadegliangelicustodi.forumfree.it   Dal sito http://baiadegliangelicustodi.forumfree.it

«La bellezza di Morano sta nella delicata combinazione di arte e bellezze naturali: la pietra degli archi, dei torrioni, dei contrafforti, delle case abbracciate le une alle altre, si sposa con la maestà dei monti circostanti creando uno scenario davvero unico. La maglia urbana, fitta e intricata, fa di Morano uno dei centri storici più suggestivi e integri dell'intera Calabria. La visione d'insieme è quella di un presepe, con le case in architettura povera degradanti verso il basso, con i tetti rossi dei coppi e il dedalo di viuzze che sale verso il Castello. ... Morano è anche ricca di palazzi gentilizi, costruiti per lo più tra '700 e '800 dalle famiglie benestanti grazie alla proprietà della terra o all'esercizio delle professioni liberali. Hanno prospetti regolari e simmetrici, portali in pietra, scalinate ampie con grandi arcate, il seicentesco Palazzo Rocco, l'elegante Palazzo Salmena, Palazzo Serranù, Palazzo Scorza-Aronne, Palazzo Cozza col suo loggiato angolare, il Palazzo dei Cavalieri Marzano nel rione Giudea, con le facciate dal caratteristico colore rosso, il Palazzo Lauria col bel portale barocco, e molti altri. Spesso bastionati sono invece i palazzi nati all'interno del nucleo medievale accorpando o sopraelevando edifici adiacenti, come il Palazzo Guaragna-Cappelli o Palazzo Coscia, sopraelevato nel 1793 su una struttura originaria del '400».

http://www.borghitalia.it/html/borgo_it.php?codice_borgo=671


Mormanno (borgo)

Foto di Adi Vastano, dal sito http://ysvoice.tumblr.com   Dal sito www.calabriaonline.com

«Il De Leo [P. De Leo, Mormanno, in Il Pollino, storia, arte, costume, ed. Editalia, Roma 1984, p. 148] dice che "La tradizione vuole che Mormanno sia sorta in età longobarda come saldo presidio tra il ducato di Benevento e il territorio soggetto all'impero bizantino. Alcuni studiosi sostengono, tuttavia, che esso abbia origini assai più remote, come avamposto bruzio a sorveglianza del passo montano su cui sorge l'attuale abitato. Del resto il rinvenimento, nella vicina contrada di Donna Bianca, di numerosi cocci di vasi ellenici, alcuni anche di eccellente fattura, lascia ragionevolmente supporre una frequentazione greca e romana, probabilmente da mettere in relazione all'antico percorso della via Annia. In questo quadro anche l'etimologia del toponimo Mormanno potrebbe essere legato all'espressione Murum Anniae, ad indicare le caratteristiche impervie del sito verso il quale si inerpicava l'antico percorso, dal fondo valle del Lao per Campo Tenese. In ogni caso il centro si sviluppò soprattutto per essere, dal XII sec., un polo feudale ecclesiastico, (…). Il rione denominato Costa raccolse il primo insediamento, come si può rilevare dalle costruzioni che dalla Chiesa dell'Annunziata scendono sul fianco della collina e dai resti di una costruzione anche più antica, di epoca da accertare, situata di fronte alla Chiesa, proprio sulla sommità del colle. Scendendo verso il rione S. Anna si leggono gli ampliamenti subiti dal nucleo originario. Sono infatti evidenti le tracce di diverse cerchie di mura e porte, in successione dalla sommità verso il vallone". Troviamo registrato Mormanno in un documento medioevale greco del 1094, e nel secolo XII riscontriamo i termini di Miromanum, Mirimanda, Miromanda, ... per l'anno 1324 è riportato come Maromandi: "in castro Maromandi"».

http://www.parcopollino.it/index.php?option=com_content&view=article&id=84%3Amormanno&catid=42%3Aversante-calabro&Itemid=89&limitstart=1


Mottafollone (castello feudale)

Dal video www.youtube.com/watch?v=YvX5ivbN05A   Dal sito http://mottafollone.wordpress.com

«Il castello di Mottafollone sorge sulla collina del centro storico, "La Motta" medievale. Viene edificato nel medioevo come dimora del principe feudatario e a difesa del vasto e ricco territorio. All'ombra del castello si è man mano formato il nucleo più antico dell'attuale abitato. Anche se è stato sempre denominato "castello", segno di dominio e di ricchezza, non presenta carattere di costruzione strategico-militare, come il castello di Malvito e la torre normanna di S. Marco Argentano, di cui tuttavia è in vista, formando così un triangolo difensivo con le predette costruzioni. La sua caratteristica rimane comunque quella di dimora fortificata del feudatario. Conserva ancora sul lato sinistro del muro di cinta le torrette dei "rivellini" (da repello, respingere) lungo il camminamento di difesa intorno al castello. C'era anche il fossato dalla parte dell'entrata al maniero, ma è stato colmato da tempo ricavandone una rampa d'accesso. Restano ancora i muri di contenimento. Il portale d'ingresso è ad arco in pietra intagliata ed era coperto con una volta a mattoni. Sull'ingresso c'era la cappella. Segue un atrio quadrato intorno al quale sono disposti gli appartamenti su due piani. Nel cortile si notano altri archi in pietra. A piano terra vi sono ampi magazzini: servivano a contenere le provviste e a alloggiare i dipendenti. Vi era una grande cucina con un'enorme cappa. AI piano superiore i saloni con i caminetti per il riscaldamento e gli alloggi dei signori, disposti su tre ali attorno al cortile, con finestre prospicienti sull'atrio. L'intera ala esposta a settentrione era invece adibita a soggiorno, con numerosi finestroni ad arco senza infissi. L'elemento architettonico è appunto l'arco a tutto sesto. È usato pure per dividere gli ambienti e renderli nello stesso tempo intercomunicanti. Anche le comuni porte di passaggio sono ad arco. L'ala di nord-ovest è caduta da molto tempo e resta solo parte dei muri perimetrali. Le stalle e le scuderie sono sul lato destro, nell'interrato ricavato dal dislivello tra il cortile d'ingresso e la rampa d'accesso. Al centro d’una stalla è conservato un abbeveratoio in terra, intonacato.

Dopo l'eversione della feudalità avvenuta nel 1806, il castello è passato in mano ai privati che hanno diviso tra loro i numerosi vani, chiudendo gran parte degli archi che rendevano intercomunicanti le ali dell'edificio. Negli ultimi tempi, con precari adattamenti, è stato adibito a scuola pubblica. Fortunatamente sono rimaste intatte e sgombre da rifiuti le ampie cisterne a volta, intonacate, ricavate sotto l'acciottolato del cortile. Opera di gran pregio e molto funzionale, serviva per una abbondante riserva di acqua e di altri liquidi. Le caratteristiche con cui si presenta oggi il castello di Mottafollone lo fanno risalire intorno al XIV secolo, ma una finestrella romanica in pietra lavorata, venuta fuori da sotto l'intonaco su una parete dell'ala di centro, lo riporta più indietro nel tempo, o almeno vorrà indicare che un primo nucleo dell'edificio, quello centrale, sarà sorto in concomitanza con l'abitato, verso il X-XI secolo. Sono in corso i lavori di recupero e restauro da parte della Sovrintendenza di Cosenza. La presenza del castello è legata ovviamente al territorio e al feudo. Già possedimento di una famiglia normanna omonima, cioè Motta Falone o Folone, nel 1343 veniva alienato ai Sangineto dai quali, per successione femminile, ai Sanseverino, da cui fu subinfeudato alla famiglia Arcella. Nel 1580 veniva venduto ai Pescara, nel 1605 ai Firrao, nel 1611 ai Della Cava, nel 1616 ai Telesio che lo tennero fino al 1740. Comprato dai Van den Eyden (1740 -1743) per successione femminile perveniva ai principi di Belvedere, che lo tennero fino alla eversione delta feudalità (1806). (Cfr. G. Valente: Dizionario dei luoghi della Calabria). Infine è opportuno tenere presente che il castello e il centro storico di Mottafollone sorgono su una preesistente area di stanziamenti di epoca greca e romana. Sul retro del castello, nel declivio settentrionale della collina, c'è ancora il borgo antico, che conla sua denominazione originale la "Gorga" menzionata pure dai poeta greco-italiota Licofrone, IV sec. a.C., nel suo poema Alesandra. È stato inoltre tramandato che il castello avesse un'uscita segreta sotterranea, che portava fuori dalle mura di cinta. Sempre sul versante settentrionale disponeva dì un fossato naturale costituito da! cosiddetto "Gafaro di Corcillo”».

http://www.comune.mottafollone.cs.it/Guidaalpaese/tabid/12734/Default.aspx?IDPagina=5058


Nocara (resti del castello)

Dal sito http://nocara.asmenet.it   Dal sito www.comune.nocara.cs.it

«L'antico centro abitato di Nocara si è sviluppato seguendo un asse tracciato tra la chiesa e il castello, tra i due poli che regolavano tutte le manifestazioni della vita cittadina: Dio e il signore locale. La conformazione urbana si deve, fondamentalmente, alle esigenza difensive. Il paese sorge su una collina circondata da pendici ripidissime, difficilmente raggiungibile. Le fortificazioni seguono l'andamento dei limiti naturali della cima collinare con qualche torre costruita sugli speroni rocciosi. All'interno delle mura, negli spazi lasciati liberi dai due edifici principali, le abitazioni si affacciano frontalmente sulle stradine strette e scoscese che seguono, a loro volta, l'andamento naturale del terreno. Nello spazio che occupava il castello resta solo una piazza e tracce di muri. Rimangono una torre poligonale, probabilmente trecentesca e una torre più antica (XI-XII secolo). Le murature a blocchetti sono simili a quella della cinta bizantina di Presinace. Nel Seicento furono costruiti fuori dall'asse medievale, contemporaneamente all'espansione dell'abitato all'esterno dalle ridotta cerchia antica; in quest'epoca il centro storico prese l'aspetto così come è arrivato fino ad oggi. Una diversa matrice insediativa caratterizzò le costruzioni che sorsero a partire dalla metà di questo secolo, che generò spazi urbani diversi, immediatamente riconoscibili come moderni L'espansione novecentesca si strutturò lungo la via che unisce il paese alla marina, nuovo punto di attrazione e passaggio della strada statale e della ferrovia. Vi si costruirono la sede municipale ed altri uffici pubblici, spostando il baricentro del paese dal nucleo antico verso la periferia. Alla centralità dell'asse castello-chiesa, ubicati nei punti più alti e difficilmente accessibili, subentrò l'apertura verso altri paesi. Così come successe allora per tutti gli altri paesi calabresi, la nuova configurazione fisica rifletté la volontà di uscire dall'isolamento secolare, la stessa che aveva provocato l'emigrazione di massa».

http://www.comune.nocara.cs.it/storia_territorio/beni_culturali.htm


Oriolo (castello feudale)

Dal sito www.comune.oriolo.cs.it   Foto di Bruno Brunetti, www.facebook.com/brun.brunetti?fref=photo   Dal sito www.provinciaproducecosenza.it

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Antonio Fraudatario (https://www.facebook.com/antonio.fraudatario)   Foto di Antonio Fraudatario (https://www.facebook.com/antonio.fraudatario)   Foto di Antonio Fraudatario (https://www.facebook.com/antonio.fraudatario)   Foto di Antonio Fraudatario (https://www.facebook.com/antonio.fraudatario)  ---  Foto di Giovanni Sollazzo (https://www.facebook.com/gsolazzo1)

«Nella rete delle torri di guardia e dei castelli, costruiti lungo la costa e nell'entroterra calabrese dell'Alto Jonio, una delle più significative strutture, attualmente ben conservate, è certamente il castello-fortezza di Oriolo (CS). Culmina il Centro storico di cui è il manufatto più importante insieme alla Chiesa di S. Giorgio martire. Venne abbandonato in periodo barbarico per aver perso la sua funzione di difesa delle vie commerciali e ricostruito in periodo bizantino sulla pianta del primitivo impianto. La necessità della sua ricostruzione fu dettata dall'esigenza di difendersi da eventuali invasioni saracene. La città fortificata, già di per sé sicura, aveva bisogno di un centro di difesa che la rendesse inespugnabile. Inizialmente il castello aveva quattro torri angolari cilindriche ed il mastio, attorno a cui si snodava il corpo di fabbrica. Oggi, insieme alla vecchia struttura, restano tre torri,compreso il mastio. Dalla metà dell'800 manca un piano,come si evince da un esame attento del sottotetto, come ancora è viva la memoria storica del crollo, negli anni trenta, di un terzo del manufatto. L'abbassamento in altezza della struttura fu dettata da motivi sismici. Il periodo normanno, maggiormente interessato alla costruzione di fortezze, fu quello di Roberto il Guiscardo che, conquistata la Calabria, intorno al 1050 e dopo l'accordo di Melfi del 1059 con papa Niccolò II, divenne duca di Puglia e di Calabria. Fino al 1085, anno della morte, Roberto spese tutte le sue forze per fortificare il regno. Nel 1265 era già posseduto da Carlo II d'Angiò. Dopo la rivolta dei baroni cui era parte integrante il Signore di Oriolo, Barnabò Sanseverino, il castello passò ai Pignone. Nel 1647 giunse in Oriolo l'eco della rivolta di Masaniello e il castello, trovatosi al centro della sommossa, venne assediato dai rivoltosi. ... Ripristinato l'ordine nel Regno di Napoli, i Pignone tornarono e rimasero a Oriolo, con sede stabile nel castello».

http://www.comune.oriolo.cs.it/index.php?action=index&p=91


Orsomarso (resti del castello di Mercurio)

Dal sito www.mpsrl.net   Dal sito www.culturame.it

«In epoca medievale Orsomarso assunse particolare importanza per aver ospitato una miriade di monaci italo-greci, a cui si deve la nascita e l’affermazione di una famosa eparchia (provincia) monastica. Il monachesimo italo-greco, divenuto poi noto come monachesimo Basiliano, a seguito dell’avanzata dell’Islam in Asia Minore e in Egitto e con la persecuzione iconoclasta da parte degli Imperatori d’Oriente a partire dal VI secolo d.C., concentrò la sua presenza in Calabria e, precipuamente in quello che oggi costituisce il territorio del Comune di Orsomarso. Tale fenomeno andò sempre più sviluppandosi, tanto da interessare una vasta area geografica in territorio non solo calabrese, ma anche lucano e campano, facendo sì che la famosa EPARCHIA MONASTICA DEL MERCURION, nel XII secolo estendesse i propri confini fino al territorio cilentano, oggi ricadente nel comune di Vallo della Lucania (SA). L’attuale centro abitato di Orsomarso ospitò igumeni illustri, quali Fantino il Giovane, Giovanni soprannominato “il grande”, e Zaccaria, detto “l’Angelico”, noti per aver accolto il giovane Nilo di Rossano, che dal 940 al 952/53 visse prevalentemente da eremita nella grotta dell'Arcangelo S. Michele sul timpone della Simara, dominante il centro abitato, e monaci famosi, quali Luca fratello di Fantino, Stefano, Giorgio e Procolo, anch’essi di Rossano, Nicodemo di Mammola e i monaci siciliani Leoluca, Vitale, Cristoforo, Macario e Saba, proclamati Santi da parte della Chiesa. Fonti storiche segnalano nel 1262 la fortezza ed il casale di Mercurio come facenti parte dei possedimenti di Martino e poi di Bertuccio Vulcano, già signori del castello di Abatemarco nei pressi dell’attuale S. Maria del Cedro. Mentre il feudo di Orsomarso appartiene a tal Costantino Minutolo in seguito nominato Generale dei Balestrieri del re Carlo I d’Angiò. I due possedimenti resteranno a lungo separati, fino al 21 settembre 1439, quando Mercurio entra a far parte di Orsomarso. In tale data, infatti, esso viene elencato tra le terre e i castelli compresi nella contea di Lauria che Alfonso d’Aragona conferma a Francesco Sanseverino».

http://www.mpsrl.net/pubblicazioni/comunita-montana-alto-tirreno-appennino-paolano/orsomarso/90-cenni-storici.html


Orsomarso (torre dell'Orologio)

Dal sito www.vacanzelandia.com   Dal sito www.vacanzelandia.com

«Una torre medievale, un tempo ospitante probabilmente una porta di accesso al borgo fortificato (forse Porta La Terra), costituisce la base del campanile. Se lo si guarda dal portone di ingresso del palazzo baronale, si noterà che la parte culminante del campanile, è di costruzione più recente della torre che le fa da base e la sua disposizione, forse a causa dei continui terremoti che hanno interessato la regione, non è più corrispondente alla base ma ha subito una traslazione al punto che il suo spigolo destro si distacca sensibilmente da quello della torre sottostante».

http://www.mpsrl.net/pubblicazioni/comunita-montana-alto-tirreno-appennino-paolano/orsomarso/91-uno-sguardo-alle-bellezze-naturalistiche-e-artistiche.html


Paludi (fortificazioni di Castiglione di Paludi)

Dal sito www.comunepaludi.it   Dal sito www.comunepaludi.it

«Vincenzo Padula è il primo a ricordare nella propria opera (1860-1880) le rovine di Castiglione. La documentazione d'archivio attesta che la presenza di resti antichi a Castiglione di Paludi fu segnalata nel 1927 dall'Ispettore Onorario alle Antichità ed Arte Giacinto d'Ippolito. Esplorazioni sistematiche furono condotte tra il 1950 ed il 1956, in seguito all'avvio di indagini non autorizzate lungo un tratto della cinta muraria. I lavori, diretti dal Soprintendente Giulio Iacopi e seguiti dall'Ispettore Giuseppe Procopio, interessarono ampi tratti del circuito murario di fortificazione del colle, che subì parziali interventi di restauro. Si mise in luce l'area della monumentale Porta Est con le due torri circolari, la torre ubicata sul versante Nord della collina, una seconda porta d'accesso lungo il tratto Sud-Est delle mura (Porta Sud-Est). Nell'area interna al circuito murario venne indagata un'area pubblica: vi furono sterrati una struttura a pianta semicircolare in cui si riconobbe un teatro ed alcuni edifici vicini a pianta rettangolare; ad Est di essi fu messa in luce una poderosa struttura muraria in blocchi, nota come " Lungo Muro". Ci si concentrò, inoltre, nella ridotta spianata immediatamente esterna alla Porta Est, dove venne intercettata una stipe votiva. Infine in località Piana Agretto, ubicata a valle della grande Porta Est, fu parzialmente scavata una necropoli con sepolture databili al IV-III sec. a.C., le quali coprivano più antiche tombe enotrie dell'età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.). Dopo un ridotto saggio di verifica eseguito nel 1973 nell'area antistante la Porta Est, la ricerca è proseguita dal 1978 sino al 1995. ...».

http://www.comunepaludi.it/Castiglione/storia_di_una_scoperta.html


Paola (castello aragonese)

Dal sito http://tropeaperamore.fotoblog.it   Dal sito www.bncs.beniculturali.it

«La Torre del Castello sorge su di una struttura rocciosa in declivio sovrastante la fascia costiera tirrenica, in una delle zone paesisticamente e storicamente fra le più interessanti della Calabria. Di forma cilindrica su bastione quadrilatero, costituiva l'elemento principale di un sistema collaborante di fortificazioni, di cui le torri costiere rappresentavano gli estremi puntuali di controllo esterno, garantiti dal presidio posto a monte e a difesa dell'abitato, destinato anche ad accogliere il feudatario al quale offriva pertanto residenza ufficiale. Oscure sono le origini dell'impianto che, da vaghe e limitate fonti desunte dalla storiografia locale verrebbero attribuite all'età normanna e successivamente al periodo svevo. Di forma cilindrica con coronamento superiore, è tipologicamente assimilabile ad altre strutture consimili come la Torre Drogone di San Marco Argentano, di costruzione normanna, ed alla torre all'interno del Castello di Isola Capo Rizzuto, ascritta al periodo angioino. La caratteristica assolutamente diversa ed unica, è rappresentata dall'evidente ristrutturazione interna con il ridisegno totale della sala al primo piano a pianta ottagonale, sulla quale si imposta una volta a "spicchi" dall'inedita impennata con accenno di flesso di ispirazione islamica. Il "segno" architettonico denuncia una espressione culturale tipica dell'età sveva. Se eventuali documenti storici dovessero confermare la già citata origine normanna, il successivo apporto federiciano sarebbe confermato nell'attuale composizione spaziale dell'interno, che in ogni caso registra, pur in assenza di verifiche ed ascrizioni storiche certe, una espressione stilistica tra le più significative e valide dell'intero meridione d'Italia. Nel XV e XVI secolo iniziarono le poderose aggiunte e innovazioni che determinarono l'attuale condizione dell'impianto fortificato. Motivi di natura militare legati al controllo delle vie di collegamento e necessità difensive ne stimolarono lo sviluppo e l'accrescimento, per rendere meglio adatto il manufatto alle mutate esigenze delle diverse "gestioni" succedutesi nei secoli. ...».

http://www.vacanzeitinerari.it/schede/castello_normannoaragonese_sc_2437.htm (a cura di Fulvio Terzi)


Paola (torre del Soffio)

Dal sito www.bebcolledegliulivi.it   Dal sito www.mobitaly.it

«La Torre del Soffio è una costruzione militare tra le tante che sorsero sugli oltre 700 km di coste della Calabria a partire dal Basso Medioevo. Sappiamo che si iniziò a costruirla nel 1530 e che deve il suo nome (Torre del Soffio o del Sussio) alle forti raffiche di vento che sono spesso presenti in quest’area. Si tratta di una tipica ‘Torre Cavallara’, così denominata perché al suo interno vi erano delle milizie a cavallo con il compito di difendere la città ma soprattutto di correre presso le mura a dare l’allarme non appena avessero scorto un pericolo dal loro osservatorio privilegiato. Questo sistema di allerta permise a Paola di scongiurare in molte occasioni i violenti attacchi dei turchi a cui furono invece soggette numerosi altri centri costieri della Calabria. A partire dal secolo XVIII cadde in un progressivo stato di abbandono, anche a seguito delle mutate condizioni socio-politiche, sino alla rivalutazione dell’edificio in tempi più recenti».

http://www.mobitaly.it/DettaglioPoI.aspx?IId=337


Paola (torre dell'Orologio, palazzo Valitutti)

Dal sito www.mobitaly.it   Dal sito www.mobitaly.it

«La Torre Civica, detta anche Torre dell’Orologio, si erge maestosa nel centro storico di Paola, dando l’accesso ad un caratteristico dedalo di vicoli. La costruzione si sviluppa su tre livelli ed ha alla base un arco a tutto sesto sorretto da colonne per il passaggio pedonale. Edificata nel XVII secolo da maestranze locali appartenenti all’ordine gesuita, la Torre conserva ancora l’originale sistema campanario e l’orologio a quadrante circolare ancora perfettamente funzionante. Le campane sono invece di fattura più recente: su una di esse compare la datazione 1882. ... Il Palazzo Valitutti di Paola sorge proprio accanto alla Torre dell’Orologio, nel centro storico della città. Questo bel palazzo signorile, che prende il nome dall’importante famiglia che per secoli lo abitò, fu edificato nel Settecento e fu a lungo sede dell’Università di Paola. Il Palazzo si sviluppa su tre livelli e vi invitiamo a notare le due serie di archi triplici che incorniciano il primo piano: sono interamente realizzati in blocchi tufo scolpito da maestranze locali».

http://www.mobitaly.it/DettaglioPoI.aspx?IId=355 - http://www.mobitaly.it/DettaglioPoI.aspx?IId=354


Papasidero (resti del castello, mura)

Dal sito http://bettylafeaecomoda.forumcommunity.net   Dal sito www.papasidero.info

«Situato su uno sperone roccioso a 210 metri sul livello del mare, Papasidero è riserva naturale e fa parte del Parco Nazionale del Pollino. Il centro storico si presenta con un impianto urbanistico tipicamente medioevale, si è costituito all'incirca tra il XI e il XIII secolo prendendo avvio da una rocca longobarda diventata Castello in epoca Normanno-Sveva (1190-1250) ampliato nel periodo Angioino (1300) ed Aragonese (dal 1400 al 1500). ... Da vedere: i ruderi del Castello (XI-XIII sec.). Di pianta all'incirca rettangolare con una sola torre semicircolare , doveva essere il punto di raccordo di un'ampia cinta muraria; resti della cinta muraria (XI-XIII sec.), sono ancora visibili in molti tratti, così come alcune porte d'ingresso al borgo».

http://adanazionale.viaggicalabria.it/localita-papasidero-140.aspx


Paterno Calabro (palazzo Spada)

Dal sito www.cmserrecosentine.it   Dal sito www.casalicosentini.it

«Dominio degli aragonesi fu, in seguito, feudo di Casa Firrao ma presto passò al dominio regio sotto Cosenza. Divenne comune nel 1811. L'abitato vanta un panorama stupendo sulla Sila e sui paesini situati sui primi contrafforti della Sila, tanto da consigliare fortemente escursioni e passeggiate nei vicini monti alla ricerca di porcini, ovoli, rositi, prataioli. Il patrimonio artistico-storico ed archeologico è costituito dal Santuario di San Francesco di Paola, che dopo quello di Paola è il secondo Santuario costruito dal Santo (1444 d.c.) e il Palazzo Spada, dichiarato monumento nazionale in quanto è una rara testimonianza di complesso ambientale di tipo "floridiano"».

http://www.paternopolionline.it/index.php?option=com_content&view=article&id=547:paterno-calabro-cosenza-calabria&catid=181...


PETRINI (torrione)

Dal sito www.comunediluzzi.it   Dal sito www.comunediluzzi.it

«Il cosiddetto "Turriuni", o meglio la casa-torre, è una torre a pianta quadrata su base scarpata, delimitata nell'interpiano mediante una cornice torica in pietra. Questo edificio contiene due ambienti sovrapposti, collegati fra loro da una scala a chiocciola realizzata in pietra tufacea. Questo singolare monumento del territorio di Luzzi è stato trascurato e sottovalutato per lungo tempo dai luzzesi e dai responsabili ai Beni Artistici e Architettonici, cioè non ci si è resi conto che questa casa-torre, dopo la Sambucina, rappresenta la costruzione più antica e più importante che abbiamo oggi nel nostro territorio; tale edificio, pertanto, va salvaguardato e tutelato prima che sia troppo tardi» «...il Torrione di Petrine, piccola località ricadente nel territorio luzzese, così descritto dal Firrao nel 1694: Ne la mea proprietà de li Petrine havvi vicino a lo torrione uno conniculo sotterraneo formato a lamia, alto sette parmo et largo quattro, havvi anco lastricato solido ma humido con bastioncelle et autre cse sacre a li dei. Habere sondato brazza ottanta et quinci non habere potuto più esaminare omnia cose ac lo pantanu et obscuritate».

http://www.comunediluzzi.it/psg.asp?id=6 - http://www.retemuseale.provincia.cs.it/index.php?option=com_content&view=article&id=126&Itemid=369


Piane Crati (palazzi gentilizi)

Palazzo Serra, dal sito http://xoomer.virgilio.it/64.ronin   Palazzo Abenante, dal sito http://xoomer.virgilio.it/64.ronin

«Palazzo ex Ciacco (ora Ivano). Imponente costruzione su tre livelli, circondata da una recinzione in ferro battuto finemente lavorato che riprende il motivo geometrico dei balconi. Palazzo Serra. Risale al XVII secolo. Si eleva su due livelli, ha un portale in pietra liscia, sovrastato da un balcone in ferro battuto. Palazzo Cozza. Su due livelli, conserva un portale in pietra e balconi in ferro battuto. Palazzo Barracco. Costruito nel XVII secolo, si eleva su tre livelli. Vi si accede tramite una scala esterna balaustrata, sovrastata dallo stemma lapideo di famiglia. All’interno una serie di archi creano un piccolo tunnel. Qui avrebbe soggiornato Mattia Preti. Palazzo Sisca. Conserva un portale in pietra chiara con stemma. Palazzo Abenante. Su due livelli, ha un balcone lapideo finemente scolpito. Il portale è in pietra chiara. Palazzo Quintieri. Si eleva su due livelli e ha un portale in pietra chiara liscia».

http://xoomer.virgilio.it/64.ronin/chiese_monumenti.htm


Pietrapaola (fortificazioni)

Dal sito www.comunepietrapaola.it   Dal sito www.retemuseale.provincia.cs.it

«Vista la sua posizione strategica Pietrapaola è stata un punto di grande importanza per il controllo dei mari e questo si denota anche dallo stile architettonico della città vecchia, con struttura fortificata ed arroccata intorno ad una rupe, con annessa cinta muraria. Tra Castiglione di Paludi e Cariati, in localítà Muraglie di Pietrapaola, rimangono tracce consistenti della fortificazione dell'altura. Non si hanno notizie storiche del centro, che faceva parte del sistema di fortificazione e controllo brettio di questa fascia costiera dello Ionio, tra IV e III a.C. Nella tradizione popolare le strutture difensive sono note come 'Muraglie di Annibale'. Dell'insediamento resta un tratto delle mura, costruite con blocchi squadrati di arenaria, che difendevano la terrazza alta di una collina nel suo versante marino; una sola porta, con architrave decorata da un listello a rilievo, ne interrompeva il circuito».

http://www.italia-italia-hotels.com/Cosenza/7018-comune-pietrapaola.php


Policastrello (resti del castello normanno)

Foto di Ponzo Severino, dal sito www.goladelrosa.eu   Dal sito digilander.libero.it/donatodininea

Del castello di Policastrello, posto a 453 sul livello del mare presso la strada statale 105, affacciato su una roccia e per tre lati su uno strapiombo, si ignora quasi tutto. Ne rimangono alcuni resti, tra cui il notevole arco d'onore posto all'ingresso della struttura. Si pensa che sia stato edificato dai conquistatori normanni, ma non ci sono documenti scritti che possano attestarlo.

http://books.google.it/books... (tratto da Vincenzo Condino, I castelli della provincia di Cosenza: itinerari tra i paesaggi castellani, Luigi Pellegrini editore)


Praia a Mare (Fortino o torre del Fumarulo)

Dal sito www.lespiaggedipraia.it   Dal sito www.calabriaturistica.it

«Il forte difensivo del Fumarulo di Praia, conosciuto come "Fortino", fu costruito nel XVI sec. dai signori di Aieta e destinato alla difesa del litorale. Di forma rettangolare, oggi conserva integre le mura merlate di cinta. Durante il periodo napoleonico fu ampliato e rifortificato. Il Fortino, una volta disarmato dal governo borbonico, fu di proprietà del Comune di Aieta e del demanio statale. Successivamente venduto a privati, dal 1935 fu sede del Ginnasio statale per più di trent'anni. Oggi, ristrutturato, è residenza privata».

http://www.calabriaturistica.it/torri_e_castelli.php


Praia a Mare (rocca di Praia)

Dal sito www.calabriaintour.it   Dal sito http://castelliere.blogspot.it

«è un edificio militare il cui impianto architettonico originale risalirebbe al XII-XIII secolo. Il castello venne edificato su di una piccola altura di fronte al mare, in una posizione centrale nella baia di Fiuzzi di Praia a Mare. Di fronte si trova l’isola Dino ed una delle numerose Torri di avvistamento cinquecentesche che caratterizzano tutto il paesaggio del Golfo di Policastro. La planimetria è tipica dei castelli medievali: pianta rettangolare con due torri cilindriche angolari collegate da ampie mura e rifinite con merlature. La rocca normanna presenta, tuttavia, rifacimenti risalenti all'età Sveva. Lo stemma gentilizio dei marchesi Cosentino d'Aieta è ancora visibile sul portale d'ingresso. è di proprietà privata ed oggi destinato ad uso di accoglienza turistica. L’edificio è circondato da tipica macchia mediterranea ed alti cipressi che rendono l’ambiente ombreggiato e rilassante. All’esterno della costruzione si trova una piccola cappella che può essere utilizzata per piccole cerimonie. Il castello si presta infatti molto bene ad essere utilizzato anche per matrimoni e cerimonie private».

http://castelliere.blogspot.it/2011/03/il-castello-di-martedi-1-marzo.html


Praia a Mare (torre dell'Isola di Dino)

Dal sito www.isoladino.it   Dal sito www.isoladino.it

«La Torre dell’isola di Dino, di forma quadrangolare e di origine normanna, fu utilizzata in epoca Angioina e Borbonica come punto di avvistamento contro le numerose invasioni della costa. Non è da confondere con la Torre di Dine o Dina di Capo Scalea. Poteva ospitare un presidio di otto uomini e un caporale. Fu costruita sulla punta occidentale dell’isola (denominata Frontone), a quota 73 metri sul livello del mare, come torre di avvistamento, di comunicazione e di allarme. Dalla torre si può ammirare lo splendido panorama del golfo e le nidificazioni degli aironi grigi e dei falchi pellegrini, il tutto condito dai versi dei numerosissimi gabbiani reali».

http://www.isoladino.it/lisola


Praia a Mare (torre di Fiuzzi)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.altico.it

«Relativamente alle torri e al castello occorre precisare che Praia rientrò, nel XV-XVI secolo, nel programma di fortificazioni che coinvolse la costa tirrenica per ovviare al pericolo delle incursioni turche. La Torre di Fiuzzi era la migliore, alta 12 metri e attrezzata per ogni occorrenza. Era collegata con la torre di avvistamento posta sull’estremità occidentale dell’Isola di Dino e con essa comunicava in caso di pericolo».

http://www.retemuseale.provincia.cs.it/index.php?option=com_content&view=article&id=157&Itemid=488


Regina (castello non più esistente)

Un'immagine di Regina, dal sito www.valdicrati.it   Un'immagine di Regina, dal sito www.ilfinita.it

«I cittadini di Regina ricordano, ancora oggi e con nostalgia, come qualche decennio addietro era possibile scorgere parte delle mura dell’antico castello medievale.questa mura, infatti, si innalzavano a strapiombo su un profondo vallone denominato “fosso della Regina”, sotto cui scorre il torrente Boccetto. Il castello nel 1571 a.C. rappresentava la fortezza per gli Enotri. Nel 1117 fu distrutto da un forte terremoto e ricostruito sotto Ruggero il Normanno nel 1184, con una torre circolare. Nel 1638 fu danneggiato e nuovamente restaurato. Da quel momento il castello conobbe miseria e distruzione: nel febbraio del 1783 subì gravi lesioni. Dopo il terremoto del 1905 parti del castello crollarono e in seguito le mura rimaste vennero abbattute e le pietre riutilizzate per costruire alcune case di regina. Anticamente il castello era un bastione che misurava mt. 20.50 di larghezza; mt. 35 di lunghezza, la torre, invece, presentava un diametro di mt. 7. Lungo il muro esterno vi erano delle “spighe” rettangolari spesse mt. 1.50x2 di profondità, distanti l’una dall’altra mt.3.50 per un totale di 9 “spighe”. Alcuni resti di questo importante monumento erano ancora visibili negli anni ’80 e lasciavano immaginare quale doveva essere l’originaria struttura di un tempo. Oggi non esistono neanche i ruderi».

http://www.incalabria.org/?option=com_xvalue&task=detailInfo&id=695


Rende (castello di Boemondo)

Dal sito www.comuni-italiani.it   Dal sito www.comune.rende.cs.it

«Il castello fu costruito nell’attuale sito nel 1095 per ordine di Boemondo d’Altavilla, che lo elesse come propria base prima di partire per la prima crociata nell’agosto del 1096. La realizzazione del maniero a Rende era l’inizio di un progetto più ampio ipotizzato anni prima da Roberto il Guiscardo, padre di Boemondo, che desiderava realizzare una linea difensiva nella valle del Crati con roccaforti a Bisignano, Montalto Uffugo, Rende e Cosenza. La particolare morfologia del colle dove fu eretto il “Gigante di Pietra” garantiva una postazione estremamente facile da difendere; i ripidi pendii, che si stagliano verso l’alto a formare un cuneo, garantirono una tale sicurezza che si ritenne superflua la realizzazione di un fossato e del ponte levatoio. Il castello fu invece fornito di piccole finestre e molte feritoie, dalle quali potevano essere usati archi e balestre; inoltre fu realizzata sotto il cortile esterno una enorme cisterna per la raccolta dell’acqua piovana che garantiva un sicuro approvvigionamento durante gli assedi. Invalicabili mura di cinta, spesse alla base più di due metri, garantivano la protezione delle case, delle chiese, e delle altre strutture difensive, in particolare il castello con la torre centrale e altre due torri, poste ai lati. Le tre torri rappresentano lo stemma del comune, probabilmente la loro prima comparsa come gonfalone comunale avvenne nel 1222 per l’inaugurazione del duomo di Cosenza alla presenza di Federico. Tuttora nell’atrio del castello è possibile ammirare due stemmi araldici appartenenti a due delle famiglie succedutesi nella proprietà del castello: i Magdalone e gli Alarçon de Mendoza. Il castello, di proprietà del comune dal 1922, è oggi sede del Municipio. Di fronte, in alto, è visibile lo stemma comunale, con sotto l'iscrizione: Urbs celebris, quondam sedes regalis, Arintha - Celebre città, antica sede reale, Arintha».

http://www.comune.rende.cs.it/index.php?action=index&p=250


Rocca Imperiale (castello di Federico II)

Dal sito http://ilsileno.it   Dal sito www.federicoitineraridellostupore.it

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Michele Cotugno (https://www.facebook.com/michele.cotugno.94)

«Il Castello Svevo è posto sulla sommità di un colle che abbraccia il centro storico di Rocca Imperiale che, con le sue abitazioni caratteristicamente disposte a gradini, si presenta come un borgo dall’aspetto caratteristico di un paesaggio di presepe, specie di notte quando è illuminato. La fortezza, costruita a partire dal 1221, è ubicata a circa 200 metri sul livello del mare e venne fatta costruire per disposizione di Federico II di Svevia in un luogo di estrema importanza dal punto di vista militare e strategico in quando posto praticamente sulla Via Publica Apulia, quindi, vista l’ubicazione in altura, serviva da torre di guardia per il controllo della strada che costeggia il mar Ionio. Dunque il ruolo principale del castello era quello difensivo, al quale però venne affiancato, da Federico, anche quello di dare asilo alla Corte durante gli spostamenti e durante le campagne venatorie alle quali il territorio rocchese era adattissimo. In seguito alla costruzione della fortezza, si è sviluppato anche un fiorente centro abitato nel quale convogliarono le genti di una serie d’insediamenti fortificati, distribuiti lungo il territorio. Alla morte di Federico II, avvenuta a Fiorentino di puglia il 13 dicembre 1250, Rocca fu affidata ai cavalieri dell’Ordine Gerosolimitano guidati da Carlo I d’Angiò, che nel 1271 soggiornò nel castello, accolto dalla popolazione rocchese come liberatore. Terminato il dominio angioino, nel 1487, Alfonso [II] d’Aragona rafforzò la struttura del castello aggiungendo muri di cinta e torri merlate. Nei due secoli che seguirono molti feudatari, si avvicendarono nella gestione del Castello e nel governo del territorio, continuamente tormentato da incursioni barbariche. Nel 1664 la fortezza riuscì ad opporre ferma resistenza all’attacco di ben 4000 pirati saraceni che devastarono l’intero abitato di Rocca, distruggendo anche l’antica chiesa del duecento di cui attualmente permane solo il bellissimo campanile romanico con bifore e cornici. Nel 1717 il feudo passa ai duchi Crivelli ai quali si attribuiscono le ultime significative alterazioni del maniero, con l’aggiunta del piano superiore cui fece seguito a partire dal 1835 un periodo di totale abbandono e devastazione che ridusse il castello a cava di materiale edile. Questo periodo buio per la fortezza, termina con l’inizio dei lavori di restauro fortemente voluti dall’Amministrazione Comunale e tutt’ora in atto, che hanno e stanno restituendo all’intero complesso l’antico volto affascinante e misterioso che da sempre lo ha caratterizzato.

Struttura del Castello. Il Castello presenta una pianta a forma quadrata costituita da un mastio poligonale a scarpa, il quale si protrae fino al margine della collina sulla quale poggia l’intera struttura. Ad ovest del castello si trova una torre a sezione cilindrica priva di scarpatura di sicura attribuzione federiciana. Sul lato di nord-ovest è possibile osservare una torre amigdaloide (detta torre frangivento) di età aragonese. Sul lato di nord-est si erge la torre “Polveriera”, avente base troncoconica e sezione superiore cilindrica, conforme alla maestosa torre ubicata a sud-est, finemente decorata da beccatelli e cinta da merli e caditoie. Il mastio è circondato da un muro di cinta, provvisto di parapetto, che si dispone al limite di un fossato profondo circa otto metri. Un primo ponte levatoio introduce i visitatori su di una via sopraelevata racchiusa in un bastione merlato (la Cittadella), fino a condurli verso il secondo ponte levatoio e il portale di Federico, dal quale è possibile osservare il panorama mozzafiato che mostra il mare e prosegue poi salendo dolcemente verso le colline a sud. Una volta varcato l’arco d’ingresso, agli occhi dei visitatori appare un imponente scalone decorato da archi a tutto sesto tipici dell’epoca barocca. Sulla destra è possibile osservare una garitta con soffitto a botte e l’ingresso della così chiamata casamatta, all’interno della quale trovavano rifugio i soldati. Il nome della struttura è sicuramente dovuto al fatto che, dati gli spazi ridotti e anche l’ambiente claustrofobico, i soldati, ammassati l’uno sull’altro, erano sottoposti ad uno stress tale che per molti di loro risultava fatale, portandoli alla pazzia. La casamatta fa parte della torre di Sud-est, la quale conserva inalterato tutto il suo fascino misterioso. Una volta giunti in cima allo scalone, ornato da preziosi capitelli e da splendide colonne, la prima cosa che appare all’occhio del turista è il locale delle cucine, ancora dotate di cisterna per l’acqua, lavatoi, fornelli di varia grandezza e forni adibiti alla cottura del pane. Proseguendo da qui, sarà possibile accedere alla cortina merlata della torre di Sud-est e poi ai piani superiori del palazzo settecentesco voluto dai duchi Crivelli. All’interno dell’ultima struttura menzionata è possibile ammirare tracce ancora bene visibile che dava un tocco sfarzoso all’intero palazzo.».

http://roccaimperiale.asmenet.it/index.php?action=index&p=404


Rocca Imperiale (torre costiera)

Dal sito http://case.mitula.it   Dal sito portal.comune.roccaimperiale.cs.it

«Bagnata dalle acque del mare Jonio per 7 Km. di spiaggia alternata da scogli, ciottoli e fine sabbia dorata verso il confine Lucano la marina di Rocca Imperiale, distante appena 4 Km dal centro storico, si pone come meta privilegiata per la balneazione, beneficiando di strutture balneari d’ogni tipo. Di importante rilevanza storica l’imponente magazzino fatto costruire nel XVIII secolo (1731) dal duca Fabio Crivelli a testimonianza dell’importanza marittima e commerciale di Rocca Imperiale e la Torre di Guardia del XVI secolo (1563-69)».

http://comuni.360gradi-calabria.it/cs/rocca-imperiale/


Rose (castello feudale)

Dal sito www.comune.rose.cs.it   Dal sito www.comune.rose.cs.it

«Il Castello di Rose è privo di torri e bastioni; la sua edificazione risale al XIII secolo. Il castello si deve alla famiglia De Rose; costretta a fuggire da Parma, si rifugiò nel Regno di Napoli. Nel 1199, l'imperatore Federico II dichiarò Riccardo I de Rose Barone della Val di Crati. Lo stemma della famiglia De Rose è un leone rampante in campo azzurro. I Castelli di Rose, Luzzi e di Tarsia nel periodo di Ruggero il Normanno costituivano un punto strategico per il controllo del territorio tra la valle del Crati e la piana di Sibari … Il Castello sorge sulla parte più alta del centro Storico, sopra un fossato che costituiva una protezione naturale alle incursioni nemiche. Il Castello negli anni ha ospitato varie dinastie che ne hanno fatto gli usi più disparati. Il Castello ha un ampio cortile dal quale tra l’altro partono due scale che portano al piano superiore. Negli ultimi anni è stato la sede del municipio e della scuola elementare».

http://www.comune.rose.cs.it/index.php?option=com_content&task=view&id=160&Itemid=160


Roseto Capo Spulico (castello svevo)

a cura di Vito Bianchi

  

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Giovanni Sollazzo (https://www.facebook.com/gsolazzo1)  ---  Foto di Bruno Brunetti (https://www.facebook.com/brun.brunetti)   Foto di Bruno Brunetti (https://www.facebook.com/brun.brunetti)   Foto di Bruno Brunetti (https://www.facebook.com/brun.brunetti)


Rossano (centro storico, porte)

La Porta dell'Acqua, detta così per la vicinanza della sorgente dell'Acqua di Vale, dal sito www.visitrossano.it   Dal sito www.facebook.com

«Rossano sorge come borgo su di un'altura a 267 m s.l.m. e trae il suo nome probabilmente dal greco "rusion" "acron" (altura che salva), successivamente diventato Roscianum per mano della famiglia patrizia che amministrava la zona. Fondata circa nel XI secolo a.C. dagli Enotri, Rossano ha conosciuto diverse dominazioni, molte delle quali hanno lasciato incredibili testimonianze architettoniche. Dopo il dominio Greco che durò sei secoli (VII-II sec a.C.) Rossano divenne avamposto Romano nella Piana di Sibari. Successivamente sotto la dominazione Bizantina (504-1059 d.C.) Rossano conobbe un periodo di grande splendore sociale e Architettonico, tanto da essere chiamata la Ravenna del sud (essendo Ravenna il centro della dominazione Bizantina in Italia). La posizione privilegiata ne ha fatto l'obiettivo preferito da numerosi invasori, quali Longobardi, Saraceni e Visigoti, ma non è mai stata espugnata. Nei secoli successivi passò prima sotto il dominio dei Normanni e poi degli Svevi conservandosi città regia e quindi libera Università, fino alla politica di infeudazione seguita dagli Angioini, e poi dagli Aragonesi e dagli Spagnoli, quindi proseguita sotto il viceregno austriaco e con i Borbone fino al 1860. Dopo il 1860 la storia fa arrivare a Rossano i tumulti che porteranno all'unità d'Italia, cui un nostro concittadino ha preso parte in prima persona in qualità di soldato di Garibaldi nella Spedizione dei Mille. ... Piazza Steri è il cuore pulsante del centro storico. La peculiarità della piazza è sicuramente il campanile che svetta alto sopra gli edifici circostanti. Dotato sia di orologio che di meridiana ed oggetto di un recente restauro presenta una piccola cupola sulla sommità. Da sempre piazza Steri è sede di eventi speciali e del concerto di ferragosto che vede protagonisti artisti della scena internazionale. ... Punti di accesso alla città di Rossano, Le Porte ci proiettano indietro nel tempo sino al medioevo, quando ancora per far entrare le merci era necessario pagare dazi doganali. Costruite in pietra non possono essere escluse nel vostro itinerario; da qui sono passati per secoli genti, storie ed il destino di questa città.Da vedere la Porta dell'Acqua, detta così per la vicinanza della sorgente dell'Acqua di Vale».

http://www.visitrossano.it/Cosa-vedere-a-Rossano/il-centro-storico/piazza-steri - la-storia - il-centro-storico/le-porte


Rossano (torre S. Angelo)

Dal sito www.visitrossano.it   Dal sito http://spazioinwind.libero.it/rossanoweb

«Situata in località Lido S. Angelo, la "Torre" è uno splendido edificio in pietra edificato intorno alla metà del XVI secolo. L'edificio, che in passato aveva funzione di difesa ed avvistamento è caratterizzato da una pianta a stella. Le facciate sono povere di decorazioni, ma ricche di finestre e feritoie che permettevano di avvistare il nemico e di rispondere ad un'eventuale invasione. Intorno alla torre sono stati poi costruiti, intorno alla metà del 1800, numerosi fabbricati adibiti a deposito, che attualmente ospitano numerosi locali e ristoranti. Oggi la torre è sede di mostre, manifestazioni artistiche e convegni, che si tengono soprattutto nel periodo estivo».

http://www.visitrossano.it/Cosa-vedere-a-Rossano/Il-lungomare/la-torre


Rota Greca (palazzo Ricci)

Dal sito www.valdicrati.it   Dal sito www.valdicrati.it

«L'edificio fu costruito nel XVIII secolo ed è formato da cinquanta stanze. Conserva un portale in pietra con motivi floreali e nella chiave di volta si nota lo stemma della famiglia cosentina. L’edificio che si eleva su tre livelli conserva un cortile interno e una scalinata in pietra che porta fino al piano nobiliare. Sul soffitto del primo piano è dipinto un enorme stemma familiare. Da segnalare i bellissimi saloni delle feste interamente decorati con stampe colore oro e porpora, impreziositi da uno splendido lampadario e da diversi specchi con cornice dorata».

http://www.valdicrati.it/index.php?option=com_xvalue&task=detailInfo&id=729&lang=it&Itemid=28


San Demetrio Corone (collegio Corsini o di Sant'Adriano)

Dal sito www.comunesandemetriocorone.it   Dal sito www.comune-italia.it

«Uno dei palazzi storici più rappresentativi della comunità arbёresch di San Demetrio Corone è il Collegio Sant’Adriano, la cui istituzione risale al 1732 per volontà di papa Clemente XII: principale centro di cultura e formazione per i giovani delle comunità albanofone del circondario e sede del Liceo Classico Italo-Greco, nacque principalmente allo scopo di preparare i futuri sacerdoti di rito greco-ortodosso. La prima sede del Collegio fu San Benedetto Ullano e solo oltre sessant’anni dopo, nel 1794, venne trasferito nel vecchio convento di Sant’Adriano appositamente ristrutturato. Il complesso architettonico è caratterizzato da linee decise e forme squadrate, a sottolineare la sobrietà dell’istituto: tuttavia vi invitiamo a prestare attenzione alle cornici decorative che ornano il perimetro delle finestre ad arco a tutto sesto, alcune delle quali utilizzate come balconcini. Il portale, decisamente imponente, richiama le forme delle altre aperture ma con un arco quasi a sesto acuto sormontato dal campanile».

http://www.mobitaly.it/DettaglioPoI.aspx?IId=46


San Donato di Ninea (fortificazioni)

Veduta del paese, nella foto di Goose83, dal sito http://rete.comuni-italiani.it   Dal sito www.vhlab.itabc.cnr.it

«Denominato Ninea, presumibilmente in onore di Ninevo, capo dei colonizzatori enotri che si stabilirono in questi luoghi, attratti dalla ricchezza mineraria del sottosuolo, assunse l'attuale nome dopo l'anno 1000 d.C.. Ninea sorse molto più a valle rispetto all'ubicazione attuale, ma durante le invasioni Saracene, gli abitanti cercarono una nuova sede per il Paese più facile da difendere. Lo trovarono nel luogo la "Terra": una altura che permetteva un facile avvistamento di eventuali nemici, per di più protetta alle spalle dai monti. Questa zona venne chiamata "Motta" che significa rupe staccata da un monte: deriva da smotta, che vuol dire terreno franoso. Generalmente su questi luoghi di difficile accesso venivano erette torri di osservazione e costruiti castelli fortificati; da qui una nuova accezione della parola "Motta": altura fortificata. San Donato non fece eccezione a questo uso: è presente ancora, in ottime condizioni, una parte del castello (adibito ad abitazione privata), sono visibili i resti delle mura di recinzione e di una torre di osservazione (non in ottimo stato di conservazione). Col passare del tempo la "Terra" si estese verso il "Casale" e, con l'attenuarsi del pericolo di invasioni, leggermente più sotto nelle zone del "Giardino" e di "San Cristofaro". La zona di San Cristofaro un tempo pianeggiante, in seguito ad abbondanti piogge e all'erosione del terreno provocata anche dal torrente che vi scorre, presenta un burrone, Vallone di San Donato, che si estende per tutto il territorio. L'alluvione del 1840 ingigantì il problema, tanto da indurre quasi tutti gli abitanti ad abbandonare il paese: si creò una grossa voragine che risucchiò anche alcune case (come testimoniano i resti dei muri di alcune case che precipitarono nel burrone). In epoca medievale San Donato fu infeudato a più Casati: a Filippo Bretòn, a Gerardo d'Arena, nel 1310 a Filippo Tardo da Pistoia. In seguito entrò a far parte del vasto Stato del principe di Bisignano Sanseverino, che ne seguì la sorte per lungo tempo».

http://rete.comuni-italiani.it/wiki/San_Donato_di_Ninea/Storia


San Fili (palazzo Miceli, palazzo Gentile)

San Fili, dal sito http://hu.wikipedia.org   Uno scorcio di San Fili, dal sito http://sanfilibypietroperri.blogspot.it

«Palazzo Miceli. Costruito nel XVII sec. fù di proprietà dei Baroni Miceli di Serra di Leo, si presenta a tre piani sul prospetto che affaccia sulla strada principale, mentre si eleva di un livello sull’altro fronte. Il portale d’ingresso, tufaceo, è ad arco. Palazzo Gentile. Attualmente di proprietà comunale, il palazzo, risalente al XVIII sec., è impostato su tre livelli, il primo dei quali è caratterizzato da diverse aperture che davano accesso a cantine, stalle e rimesse. Sulla facciata principale si aprono balconi in ferro battuto e finestre incorniciate, il portale d’accesso è ad arco in pietra».

http://www.comune.sanfili.cs.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=63&Itemid=75


San Giorgio Albanese (torre campanaria)

Dal sito http://bettylafeaecomoda.forumcommunity.net   Dal sito www.destracrati.it

«San Giorgio Albanese, centro agricolo situato alle falde della serra Crista d’Acri, verso il mille era un borgo contadino, semidistrutto dal terremoto e dalle malattie, verso la fine del 1400 fu ripopolato da esuli albanesi di cui la famiglia egemone doveva essere quella dei Busa donde prese il suo nome originario "Mbuzati o Mbuzat". Il paese ripopolato dagli Albanesi rimase sotto la giurisdizione del Principe di Bisignano fino a quando non passò sotto il dominio della famiglia dei Saluzzo di Corigliano. Sia sotto i Sanseverino che sotto i Saluzzo , la condizione degli abitanti fù quella feudale, mal sopportata dagli abitanti , la quale anche con atti di violenza cercò di conquistare maggiore libertà. La Comunità di San Giorgio Albanese conserva accora oggi la lingua albanese "arbereshe", gli usi, i costumi tradizionali femminili, la tradizione e il rito religioso Greco- Bizantino. ... Beni artistici. Chiesa parrocchiale dedicata al Megalomartire San Giorgio (sec. XVIII). L’interno della chiesa è divisa in tre navate con due cappelle laterali sormontate da due magnifiche cupole di stile Italo-Greco. Davanti all’altare è situata una bellissima iconostasi in legno. Nella chiesa si possono ammirare anche alcune tele ad olio ed una statua lignea del 700, una ricca collezione di icone di pregevole fattura. Imponente la torre campanaria con tipica cupola a giri concentrici di tegole».

http://www.destracrati.it/sangiorgio.htm


San Giovanni in Fiore (arco normanno)

Dal sito www.webalice.it/giuseppe.marino50   Dal sito www.jurenovo.it

«Realizzato nel periodo contemporaneo all'Abbazia Florense, l'Arco florense è oggi, insieme all'abbazia stessa il simbolo della città di San Giovanni in Fiore, nonché uno dei monumenti della cittadina. Venne realizzato agli inizi del XIII secolo, ed era la porta d'accesso dell'originario impianto murario del complesso monastico florense, che oltre all'abbazia era formato da una serie di edifici attigui ad essa, quali le officine, le cucine, la falegnameria e il ricovero degli attrezzi, oltre alcuni edifici utilizzati per il riposo e per il ricovero di chi giungeva al monastero. Sono visibili resti di un secondo arco posto dietro l'arco normanno, distante dal primo 9 metri circa. Vi sono infatti ammorsamenti della base dell'arco, incamerati nelle mura esterne di un edificio privato. Gli archi fatti erigere intorno al borgo monastico oltre a fungere da porte d’accesso di protezione, marcavano l'intera zona abbadiale del "diritto d'asilo" concesso da Enrico VI prima, e Federico II successivamente, a Gioacchino da Fiore e a tutti i monaci florensi, oltrepassando l'arco infatti, tali diritti, concessioni e privilegia (sia economici che giurudici), venivano a mancare. L'Arco, di forma ogivale, risale agli inizi del XIII secolo e faceva parte delle mura che cingevano il complesso monastico. L'architetto Pasquale Lopetrone, attraverso uno studio di ricostruzione storico/archeologica dell'Abbazia Florense, ha cercato di ricostruire, attraverso l'uso di un georadar, il percorso delle vecchie mura di cinta, in parte ritrovate in piccole frazioni, in parte completamente scomparse, rimosse nel tempo dagli abitanti perché non più necessarie, oppure "inglobate" dalle edificazioni sorte dopo il 1530, quando l'intera area divenne civica. Dallo studio è emerso come l'Arco probabilmente sia stata l'unica porta d'accesso al complesso monastico, anche se altri studi riportono come vi possano essere state altre porte in vari punti della cinta muraria. L'arco si trova a poche decine di metri dall'ingresso dell'Abbazia, lungo la scalinata che da via Archi, sfocia in via Vallone, una delle prime arterie stradali realizzate in paese. Presenta vistosi segni di incendio sulle proprie mura, proprio come il portale dell'Abbazia, segni residuali degli scontri che i Florensi hanno avuto nel tempo con altri ordini religiosi».

http://it.wikipedia.org/wiki/Arco_normanno_%28San_Giovanni_in_Fiore%29


San Lorenzo del Vallo (castello feudale)

Dal sito www.fedula.it   Dal sito www.lacalabria.it

«Il castello feudale di San Lorenzo del Vallo, cittadina che si estende su due colline prospicienti, attraversate dal fiume Esaro, domina tutto il centro abitato e risale probabilmente al XVII sec., anche se potrebbe essere il risultato dell'ampliamento di un edificio preesistente; la pianta quadrata e le quattro torri romboidali agli angoli, abbellite da una merlatura ghibellina detta a coda di rondine, ne accrescono l'aspetto maestoso, dato sicuramente dalla grande volumetria, circa 6000 metri cubi, e dal gran numero di ambienti, circa 50, disposti su tre piani. Gli stipiti delle aperture originarie sono in roccia arenaria mentre le feritoie presenti sulle mura laterali fanno pensare che il maniero fosse stato utilizzato inizialmente come piazzaforte militare. In seguito venne sicuramente riadattato a palazzo residenziale (fino al 1542) dagli Alarcon Mendoza della Valle, feudatari del luogo, poi dai Pescara (fino al 1623), poi ancora dai Marchesi di Rende (fino al 1666), indi dai De' Buoi (fino al 1697) e infine nuovamente dai Marchesi di Rende (fino al crollo dell'età feudale nel 1806). Il castello nel 1978 è stato dichiarato monumento di interesse storico nazionale».

http://www.vhlab.itabc.cnr.it/esaro/itinerario7.htm#malvito


San Lorenzo del Vallo (fortino o torre Jentilino)

Dal sito www.lacalabria.it   Dal sito http://meteosanlorenzodelvallo.jimdo.com

«Molti storici identificano il castello "Scribla" (secondo alcuni erroneamente), con i ruderi che sorgono tuttora sulla collina dominante lo scalo ferroviario di Spezzano Albanese: tutto lascia supporre che tale identificazione sia giusta. Tuttavia, esiste, un altro castello, mai preso in considerazione dagli storici, o perché rimasto ignorato o per trascuratezza di indagine: Il castello di Jentilino, noto nelle carte medioevali col nome di "Castrum Jentilini". Questo castello, costruito su uno strato di roccia arenaria, l'unico nei dintorni, con un sotterraneo ampio e profondo,adibito a vari usi secondo la necessità, a prigione o a serbatoio di acqua, di forma poligonale, tipica delle costruzioni normanne, con una torre di guardia alta più di quattro piani, difendeva l'antica via Popilia. Secondo alcuni storici, il castello "Scribla" che ospitò Roberto Il Guiscardo quando venne in Calabria Citeriore, sarebbe appunto il castello "Jentilino". Forse Roberto ne cambiò il nome da "Scribla" a "Jentilini" per onorare la terra ospitale».

http://www.fedula.it/curiosita.htm


San Lucido (castello Ruffo)

Dal sito www.silica.it   Dal sito http://castelliere.blogspot.it

«La sua fondazione fu voluta dall’arcivescovo di Cosenza Arnolfo II intorno al 1092 per scopi difensivi contro eventuali attacchi provenienti dal mare. L'inaccessibile fortezza, circondata da un ampio fossato, andò in gran parte distrutta durante il terremoto del 1905. Della struttura originaria si conservano i rifugi interrati, le grotte di avvistamento nascoste nella roccia, le cisterne per il rifornimento dell'acqua e delle vettovaglie, le feritoie, e un bel ponte in pietra che precedeva quello levatoio, che collegava il castello alla chiesa di San Giovanni Battista. Nel 1500, per difendere la cittadina dai ripetuti attacchi dei pirati, il sistema difensivo fu arricchito con la costruzione del fortino di S. Cono. Di esso rimane soltanto il torrione semicircolare dotato di muraglie merlate. Il castello di San Lucido è appartenuto ai principi Ruffo di Calabria antenati dell'attuale regina del Belgio, nel 1744 vi nacque il Cardinale Fabrizio Ruffo, capo dell Armata della Santa Fede o Sanfedista. Cercando con pazienza su internet si riesce a trovare qualche riproduzione del 1900 in cui poter ammirare il castello com’era prima del terremoto».

http://castelliere.blogspot.it/2011/03/il-castello-di-lunedi-14-marzo.html


San Marco Argentano (torre di Drogone)

a cura di Vito Bianchi


San Nicola Arcella (palazzo dei Principi di Lanza)

Dal sito www.panoramio.com   Dal sito http://rete.comuni-italiani.it/wiki

Le foto degli amici di Castelli medievali

Il palazzo nel 1990, foto di Francesco Valerio (https://www.facebook.com/francesco.valerio.125)   Il palazzo nel 1990, foto di Francesco Valerio (https://www.facebook.com/francesco.valerio.125)

«Il Palazzo del Principe fatto costruire alla fine del XVIII secolo, rappresentava la residenza estiva dei signori di Scalea, la famiglia Spinelli che oltre ad essere famosa militarmente è conosciuta anche per le opere letterarie del Principe Francesco Maria Spinelli nato da Antonio e Beatrice Carafa. Il principe Antonio Spinelli, vissuto all’epoca dell’Inquisizione ampliò il feudo acquistando nel 1768 anche quello di Aieta . Il palazzo fu costruito nella contrada Dino sulla probabile ex platea di una villa romana. Il principe Scordia Pietro Lanza Branciforte, appartenente ad un ramo, quello dei principi di Trabia dell’antica nobile famiglia siciliana dei Lanza di Palermo, ereditò tutto il feudo sposando il 29 giugno 1832 Eleonora Caracciolo principessa di Scalea, Marchesa di Majorca ultima erede degli Spinelli. Il palazzo si trova al margine settentrionale dell’altopiano che volge verso capo Scalea. Si tratta di una struttura in stile barocco a pianta quadrata attualmente in restauro, che serviva da residenza al piano superiore, e da deposito di derrate alimentari al piano terra. Pur essendo adibito a tal uso, non mancano nell’imponente struttura (lunghezza 30 metri, larghezza 36 metri) elementi architettonici di grande pregio, ovvero il portale d’ingresso, dominato da una superba serie di archi e il cortile, terminante con una scala adornata da simmetrici elementi.

La tipologia planimetrica del palazzo segue un impianto di tipo regolare e simmetrico, costituito da ambienti comunicanti attorno ad una corte interna. In essa è situato il corpo scala dall’andamento curvilineo, con due simmetriche rampe, posto frontalmente all’ingresso ed innanzi ad un avancorpo. Da esso si accede al piano superiore, adibito a zona residenziale, ove si notano tracce di caminetti per il riscaldamento degli ambienti e quattro nicchie, poste simmetricamente come uso di servizi igienici. In questo piano è inoltre situata una loggia con triplice arcata. Lo stato di rovina in cui versava l’edificio ha reso tuttavia ugualmente possibile una sua lettura tipologica architettonica. Il palazzo è stato costruito prevalentemente con pietre di roccia dello stesso terreno roccioso circostante dalla parte del mare, pietre che venivano poi modellate e poste in opera secondo la loro destinazione; come le mensole elemento portante dei balconi, le bocche di scarico dell’acqua piovana scolpite a forma di maschera, svuotate all’interno, l’una diversa dall’altra ma di uguale dimensione, poste a distanza regolare lungo il cornicione esterno e quello interno del cortile. Nella muratura come elementi riempitivi si notano pezzi di cotto e di pietra tufacea. Il cotto, in varie forme e tagli è posto soprattutto a definire gli architravi e gli stipiti dei balconi e dei passaggi interni, inoltre, si ritrova nella pavimentazione interna e del cortile, nella definizione rettilinea degli aggetti (sporgenze) dei basamenti e delle cornici, e come conci nelle aperture ad arco della facciata principale e di quelle del corpo scala del cortile. La pietra tufacea, si trova nei basamenti delle quattro soluzioni angolari esterne ed in quelli delle lesene della facciata del corpo scala, ed inoltre sulle pedate della scala, nella soglia della loggia esterna e nelle soglie architravi e stipiti delle finestre. Attualmente il palazzo è ancora in fase di restauro, pur essendo passati molti anni dall’inizio dei lavori avvenuti nel 1991. Oggi è funzionante l’impianto idraulico, elettrico e il sistema d’allarme; sono da ultimare gli infissi, la pavimentazione e la riqualificazione dello spazio antistante l’edificio».

http://viadellaculturaedelsapere.blogspot.it/2008/04/palazzo-del-principe.html


San Nicola Arcella (torre di Crowford, o del Saraceno o del Diavolo)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito it.wikipedia.org

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Francesco Valerio (https://www.facebook.com/francesco.valerio.125)   Foto di Francesco Valerio (https://www.facebook.com/francesco.valerio.125)

«Le torri di vedetta, numerose sulle nostre coste, furono costruite dal Viceregno Spagnolo sullo scorcio del ‘500, per tentare una difesa dalle frequenti incursioni delle orde dei pirati. Oggi costituiscono un patrimonio architettonico d’autentica bellezza, che racchiude spesso piacevoli memorie d’ordine storico o talora letterario, com’è il caso, ad esempio, della Torre Saracena di S. Nicola Arcella, situata sopra un contrafforte che protegge la baia del porto naturale del paese. L’alta scalinata che porta al primo piano e al secondo piano della torre rappresenta uno degli elementi più importanti di tutta la costruzione. I blocchi di pietra lunghi circa 50 cm e larghi 20 cm, sono sorretti da due grandi archi sovrapposti. Il primo arco immette nel primo piano, il secondo arco immette nel secondo piano. Sopra la torre, il terrazzo serviva per comunicare e avvertire le altre torri di vedetta su eventuali incursione e ciò avveniva tramite grandi falò. In questa torre dimorò ai primi del '900 Francis Marion Crawford (1854-1909), scrittore americano, famoso soprattutto per i suoi romanzi storici e del terrore; egli, oltre che scrittore di successo, era appassionato di vela. Mentre compiva un viaggio nelle acque del Tirreno Meridionale, sbarcò nella baia di San Nicola Arcella e si innamorò del posto, soprattutto della torre cinquecentesca posta a difesa delle incursioni saracene. La torre si erge solitaria su questa porzione di roccia ad uncino e non c’è casa che si possa scorgere nel raggio di tre miglia … I periodi trascorsi da Crawford a San Nicola Arcella sono ora oggetto di studi per una più precisa ricostruzione della sua vita e delle sue opere. Ora la torre dopo aver cambiato parecchi proprietari ed aver rischiato di diventare un club nautico ed un ristorante, è di proprietà dei signori Calia di Napoli che hanno presentato un progetto per trasformarla in un museo».

http://viadellaculturaedelsapere.blogspot.it/2008/04/torre-crawford.html


San Nicola Arcella (torre Dino)

Dal sito http://viadellaculturaedelsapere.blogspot.com   Dal sito http://viadellaculturaedelsapere.blogspot.com

«Nelle torri di avvistamento e difesa che punteggiano il litorale calabrese, c'è una radicale differenziazione tipologica tra quelle di età vicereale: sul litorale tirrenico settentrionale, così come sulla costa campana e lucana, sono quadrangolari, con tipici merli-caditoie; su quello jonico, invece, si trovano quasi esclusivamente torri circolari a base troncoconica. Solo sporadicamente si trovano piccoli fortilizi a pianta quadrangolare o poligonale con bastioncini angolari, per lo più residenze fortificate (Castello Sabatini a Cirò Marina, Torre Melissa, Torre Scifa presso Capocolonna, S. Fili a Stignano). La Torre Dino, pertanto, con la sua pianta circolare, si discosta dalle altre strutture di avvistamento presenti sulla nostra costa. Di epoca angioina conosciuta dai sannicolesi come “ U semafuru”, era una torre di segnalazione adibita nei secoli a faro ed a sistema di comunicazione e sostituiva in parte l’attuale telegrafo ottico ancora in uso sulle navi. Nel corso dei secoli l’originaria struttura è stata oggetto di rifacimenti, attualmente è di proprietà privata».

http://viadellaculturaedelsapere.blogspot.it/2008/06/torre-dino.html


San Pietro in Guarano (palazzo Collice)

San Pietro in Guarano, dal sito www.lestoriedellastoria.it   San Pietro in Guarano, dal sito www.lestoriedellastoria.it

«Il primo documento relativo al comune di San Pietro in Guarano risale al 1122 quando Rao di Banterone e la moglie Auristella donarono al monastero di Montecassino la “Ecclesia Sancti Petri sita in finibus Consentiae, in loco qui vocatur Gaurano”, notizia che spiegherebbe anche le origini del toponimo. La bagliva di Guarano comprendeva il territorio attualmente suddiviso tra i comuni di Castiglione e San Pietro e tale estensione rimase inalterata fino al 1806 sebbene abbia man mano assunto la denominazione di “Bagliva di Castiglione” dal nome del maggiore centro limitrofo allora abitato. Numerosi sono i documenti in cui è citato il luogo e la sua chiesa e quando, nel Cinquecento, aumentano le descrizioni del Regno di Napoli “Guarano” è menzionato con le tre ville sottostanti, ovvero Castiglione, San benedetto e San Pietro e, ancora oltre, Lappano. Le baglive del demanio regio di Cosenza e Casali rimasero tali per 8 secoli vivendo la breve fase dell’infeudamento e della rivolta al Granduca di Toscana (1647) tenutasi a Celico per riportare in libertà questi territorio. Pur essendo sfuggiti ad una infeudazione vera e propria, tuttavia, i casali di Cosenza non erano riusciti ad evitare, nel ‘400, che gli aragonesi affidassero l’amministrazione di casali e baglive al napoletano Carlo Carafa, ai Sambiase, poi ai monaco, ai Sanseverino e infine ai De Matera (1693). Poiché le baglive erano dotate di parlamento, dai documenti emerge che la principale attività di quello di san Pietro era legato alla gestione finanziaria. ... Il patrimonio storico-artistico di San Pietro in Guarano annovera la chiesa parrocchiale di Santa Maria in Gerusalemme e una serie di palazzi baronali tra cui, quello maggiore, del barone Collice caratterizzato da soffitti lignei dipinti e da una struttura signorile».

http://www.retemuseale.provincia.cs.it/index.php?option=com_content&view=article&id=182&Itemid=593


San Sosti (castello della Rocca)

Dal sito http://martuseditore.blogspot.it   Foto di J.F.Cerdà Diez, dal sito www.archeopollino.it

«Il Castello della Rocca (m. 551 s.l.m.) è collocato su una rupe rocciosa, lungo le pendici del Monte Mula (m. 1981 s.l.m.), che domina la gola del torrente Rosa, affluente dell'Esaro, ed il Centro Storico di San Sosti. Nel corso della campagna sono stati effettuati dettagliati rilievi digitali della struttura ed aperti cinque saggi di scavo con lo scopo di indagare le varie fasi della complessa fortificazione. La rocca nasce probabilmente già nell'XI secolo d.C., come provano i rinvenimenti monetali di età bizantina (Michele II), e cessa la sua funzione nella seconda metà del XIII secolo. Particolarmente ricca è la documentazione numismatica di età sveva (Federico II) ed angioina (Carlo I e Carlo II d'Angiò). La frequentazione del sito in età romana è attestata da ceramiche sigillate del I-II secolo d.C., mentre quella di età greca è testimoniata, in più punti, all'interno ed all'esterno del castello, da microceramiche votive di VI-V secolo a.C., in particolare hydriskai con fondo piatto o con piede a tacco. Dove il saggio ha potuto raggiungere il banco roccioso, è stata messa in luce parte di una capanna absidata con buchi di palo perimetrali. Le ceramiche d'impasto qui rinvenute sono databili alla prima età del ferro e alla media età del bronzo. Le indagini effettuate nel Castello della Rocca, insieme a quelle sviluppate nella Chiesa del Carmine di San Sosti, aprono nuove prospettive alla lettura dell'archeologia dell'area e all'individuazione del luogo di rinvenimento della nota ascia votiva in bronzo, scoperta in territorio di San Sosti nel 1846, ora conservata al British Museum. è in programma la prosecuzione delle indagini».

http://www.archeopollino.it/Castello_it.html (a c. di Domenico Marino)


San Vincenzo La Costa (palazzo Vercillo)

Dal sito www.mobitaly.it   Dal sito www.mobitaly.it

«Palazzo Vercillo (noto anche come “Palazzotto”) è un edificio baronale del XVI secolo a San Sisto dei Valdesi, località nel cuore di San Vincenzo La Costa. La costruzione si sviluppa su due piani: quello inferiore è caratterizzato da un portale costituito da un arco a tutto sesto ricavato da due ante, sulla cui sommità è inciso lo stemma di famiglia; il piano superiore, invece, presenta una serie di balconcini che guidano lo sguardo verso il terrazzo, protetto dal colonnato. All’interno è possibile ammirare tutti gli ambienti in cui si svolgeva la vita dei nobili e della loro servitù fino a non molti decenni fa: passeggiando per i lunghi corridoi si potranno visitare la zona giorno e la zona notte del Palazzo, verificando personalmente le forti differenze tra le stanze dei baroni e quelle della loro servitù».

http://www.mobitaly.it/DettaglioPoI.aspx?IId=80


Sangineto (castello del Principe)

Dal sito http://castelliere.blogspot.it   Dal sito http://prolocosangineto.blogspot.it

«Castello Angioino. Detto anche castello del "Principe", si eleva su un alto basamento naturale. Si accedeva, dal lato monte, tramite un ponte levatoio, oggi sostituito da un ponte ligneo.E' a pianta quadrangolare con quattro torri cilindriche sporgenti sui quattro angoli. Il maniero di origine angioina fu edificato probabilmente dai conti Sangineto di Belvedere nel XV secolo, passò poi ai Giunti, ai Sanseverino, ai Marchesi Majorana (1605), ai Firrao di Luzzi (1737) ed infine ai Principi di S. Agata, che in parte lo restaurarono. Conserva ancora oggi una parte del fossato, l’arcata monumentale dell’ingresso principale e un grande loggiato con quattro eleganti arcate del 1500. Sugli altri tre lati del castello vi sono solamente finestre, disomogenee per dimensione. La torre sud, fortemente degradata da gravi lesioni, è parzialmente crollata. Le coperture si conservano solamente sui lati sud-ovest e sud-est, mentre tratti di merlatura sono superstiti sulle torri a nord-ovest. All’interno si possono ammirare il cortile delle armi dotato di una piccola costruzione di guardia e, in un secondo cortile, un ulivo piantato dai prigionieri austriaci in segno di pace il giorno dell'armistizio il 4 novembre 1918. Una visita meritano anche le cantine, le scuderie e la cappella gentilizia, nonché il salone delle cerimonie collocato al piano superiore. Il castello è stato a lungo abbandonato. Dagli anni '60, il castello è di proprietà privata ed è adibito a discoteca».

http://castelliere.blogspot.it/2011/02/il-castello-di-lunedi-14-febbraio.html


Santa Caterina Albanese (centro storico, palazzi nobiliari)

Dal video http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zmK5yL0exb4#!   Dal video http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zmK5yL0exb4#!

«Gli stretti vicoli in ciottolato, ingemmati dagli antichi e caratteristici archi, incardinano lo scenografico ed eminentemente simbolico centro storico di Santa Caterina,che ha rappresentato nell’avvicendarsi dei secoli il luogo privilegiato delle funzioni civili. Qui era collocato l’antico foro e qui sono conservate le opere importanti connesse all’impianto urbanistico della cittadina ad iniziare dalla fontana Croiati ( vicino), corredata da un singolo canale posizionato in un muro di contenimento, che ricorda nel suo messaggio iconologico la morfologia civile e la sua organizzazione storica, rappresentata da un’edilizia più minuta e modesta a causa delle tante e complesse vicende politiche e sociali legate al ruolo del piccolo borgo sul territorio. In un convulso succedersi di avvenimenti (tra questi la ferma volontà degli abitanti di lottare per la conquista dell’autonomia, che fu il vero tallone d’Achille della città), l’intero territorio fu segnato da profonde trasformazioni d’uso, che tuttavia hanno consentito la libera elaborazione di apporti storico-culturali differenti,dai quali derivano i successivi interventi di riqualificazione e di espansione, e l’altrettanto significativo patrimonio monumentale e d’arte di Santa Caterina. Sul lato nord del centro abitato si impone con Campanile a torre quadrata cuspidata, la Chiesa Madre dedicata a S. Nicola Magno, che conserva ancora nella sua struttura splendide decorazioni barocche e pregevoli statue processionali; a dominio del colle di notevole impatto è altresì la visuale del Palazzo ducale dei principi Sanseverino, accanto al quale spicca la sede comunale ristrutturata nel 1976 e l’antico palazzo della famiglia Chiurco».

http://www.esarobusinessbook.it/comuni/valle_dell_esaro/santa_caterina_albanese_cs/monumenti/i_monumenti.shtml


Santa Domenica Talao (borgo, palazzo Campagna)

Dal sito www.cedrodicalabria.it   Dal sito www.comune.santadomenicatalao.cs.it

«Il paese incominciò a formarsi agli inizi del '600, ma già nel secolo XIV si vuole che i fondatori della zona venissero qui d'estate per godere il fresco delle colline, in una torre intorno alla quale sorgevano modeste abitazioni di pastori e una cappella soggetta alla chiesa di Santa Maria di Episcopia di Scalea e dedicata a Santa Domenica. Il Principe Ettore Maria Spinelli di Scalea volle che sorgesse il Casale nel 1625, che poi divenne Municipio autonomo. Si svilupparono così le attività agricole e il commercio, crebbe la popolazione e il tenore di vita raggiunse notevoli livelli. Molte famiglie del Casale di Santa Domenica Talao rivestivano cariche importanti nel Regno di Napoli ed il paese ne trasse indubbi vantaggi. Vennero edificati numerosi palazzi padronali, di cui restano ancora gli artistici portali in pietra locale. Il Palazzo Campagna, con il suo maestoso portale bugnato è quello meglio conservato: il loggiato è ad archi a tutto sesto e la facciata è ornata da mascheroni e tasselli a forma di sirene».

http://www.parcopollino.it/index.php?option=com_content&view=article&id=96%3Asanta-domenica-talao&catid=42%3Aversante-calabro...


Santa Maria del Cedro (palazzo Gabriele Marino o di Carcere l'Impresa)

Dal sito www.larivieradeicedri.com   Dal sito www.gazzetta.it

«Il carcere dell'Impresa è stato sottoposto ad un restauro, durato circa carcere impresa espositore prodotti locali-percorso turistico da visitare quattro anni. Nello stesso tempo, è stato posto un vincolo di destinazione, che vede il Carcere dell'Impresa come espositore dei prodotti delle attività produttive locali. I lavori di restauro sono stati rallentati a causa della presenza di rinvenimenti di interesse archeologico. Infatti, Il palazzo è definito da recenti studi come databile tra il 1500 e 1600. Pare però che le sue fondamenta risalgano ad epoche precedenti, anche classiche, come indica la presenza di numerosi frammenti ceramici di epoca ellenistica e romana. la strutttura è veramente suggestiva, con delle sale davvero stupende. Attualmente il carcere dell'impresa è adibito come centro polivalente per il cedro. Al suo interno ha il museo del cedro e il laboratorio del gusto. Il museo del cedro rappresenta in sintesi un spazio in cui si cerca di valorizzare la figura di questo prodotto tipico calabrese che è il cedro con percorsi artistici culturali ed eventi e nello stesso tempo di promuovere il territorio di santa maria del cedro.Venerdì 28 Maggio 2010 il carcere dell'Impresa è stato intitolato a Gabriele Marino».

http://www.larivieradeicedri.com/it/santa-maria-del-cedro/96-santa-maria-del-cedro-mini-guida-turistica-cosa-visitare.html


Santa Maria del Cedro (torre di Sant'Andrea)

Dal sito www.archeocalabria.beniculturali.it   Dal sito www.comuni-italiani.it

«Nella cittadina sono anche presenti le testimoniane di alcune torri di avvistamento; reperti storici molto importanti: la torre Nucito, la Torre Longa e la torre di Sant'Andrea. Quest'ultima, di evidente fattura Normanna, è quella che si è mantenuta meglio nel tempo e la più vicina all'abitato; era dunque la più importante, perché permetteva di avvisare la popolazione in caso di incursione dei Saraceni e di mettersi in salvo. Le torri erano collegate tra di loro in modo da permettere l'avvistamento degli invasori e di informarne il popolo tramite un particolare sistema di comunicazione».

http://www.larivieradeicedri.com/it/santa-maria-del-cedro/96-santa-maria-del-cedro-mini-guida-turistica-cosa-visitare.html


Saracena (castello baronale)

Dal sito www.uvip.it   Dal sito www.uvip.it

«Il Feudo di Saracena, valutato quarantamila ducati, appartenne ai Duchi di S. Marco e poi ai Principi di Bisignano. Alla fine del 1600 fu acquistato all’asta pubblica, per 45.000 ducati, dal duca Laurenzana Gaetani, il quale, intorno al 1613, lo cedette ai Signori Pescara di Diano. Dopo la morte del duca Pescara, avvenuta nel 1515, il Feudo di Saracena passò sotto il dominio dei Principi Spinelli di Scalea, dove vi rimase fino al 1806. Ma, il 14 Agosto di questo stesso anno, per volere di Napoleone Bonaparte, fu emanata la legge eversiva della feudalità, con la quale questa veniva abolita. I suoi feudatari abitarono il maestoso castello fino al XIII secolo. Edificato nel punto migliore del paese, abbracciava con la sua imponenza un ampio scorcio paesaggistico: le rive marine da quelle di Cerchiara fino a Capo dell’Alice, le montagne della Sila, la Valle di Cosenza e tutti i paesi che vi stanno intorno. Questo castello, originariamente era dimora di illustri personaggi, conteneva sale lussuosissime ricche di preziosi ornamenti; era bella a vedersi soprattutto la cosiddetta “ministalla”, cioè un ampio locale per cavalli. Il Castello in seguito fu soggetto a devastazione, le mura e le torri furono distrutte e per poco compenso ne furono vendute le pietre, i mattoni e le travi. Un certo Leone Rotondaro acquistò l’intero edificio che fu restaurato ed adibito ad abitazione. Un manoscritto rinvenuto all’interno dello stesso castello ci fornisce notizie dettagliate sulla storia di quest’ultimo. Il manoscritto testimonia che il castello, di antichissima costruzione, era munito di torri e di molte uscite sotterranee ed era chiamato “Castello di Sestio” perché difendeva la città. Nel X secolo d.c. la città di Sestio, occupata dai Saraceni, fu presa dai Costantinopolitani (inviata dall’Imperatore d’Oriente) che distrussero la città. Gli abitanti che riuscirono a sfuggire all’assalto si rifugiarono ai piedi del castello e intorno ad esso costruirono case; nacque così un piccolo paese chiamato “Saracina” in onore della donna saracina che aveva tenuto le sorti della città. Questo paese fu fortificato, da mura e si fecero quattro porte con le torri, simili a quelle del castello per difendere il paese dagli assalti dei nemici. Anton Sanseverino alla fine dell’anno mille fece costruire il braccio che corrisponde all’attuale parrocchia di San Leone».

http://saracena.asmenet.it/index.php?action=index&p=76


Sartano (palazzo baronale)

Dal sito www.dirittodicronaca.it   Dal sito http://sartano-inrete.blogspot.it

«Le uniche notizie certe che si hanno su Sartano lo indicano come feudo dei Cavalcante agli inizi del XIII secolo, allorché, come tale, fu conferito dalla regina Giovanna I a Filippo Cavalcante di Firenze. Ai Cavalcante, dopo circa trecento anni seguirono i Caputo (1659), i Lupinacci (1665), di nuovo un ramo della famiglia Cavalcante (1666), i Campagna (1746), di nuovo i Cavalcante (1787). Durante il XVI secolo, ai tempi delle trasmigrazioni albanesi in Italia, Sartano ebbe molti di questi come suoi abitanti. La legge francese del 19 gennaio 1807 ne fece un Luogo\Università, nel Governo di San Marco, mentre con il riordino successivo del 1811 divenne frazione di Torano. Il Palazzo Baronale, cui era annessa la vecchia chiesa di San Domenico, esisteva già nel XVII secolo. Oggi è di proprietà della famiglia Maierà. L'ala ovest del palazzo è quella che ha subìto gli interventi di ristrutturazione più recenti. Della struttura originaria di quest'ala rimangono solo le mura esterne. Il tetto è stato rifatto, è stato eliminato un piano ammezzato, sono comparsi dei balconi... La parte più interessante da un punto di vista storico ed architettonico è invece l'ala est del palazzo che ha avuto nel corso degli anni la "fortuna" di essere usata come magazzino di deposito e come cantina ed è stata perciò risparmiata da interventi più invasivi. Ha comunque subito l'ingiuria del tempo. Si racconta fosse chiamata "a turretta" e doveva avere un'altezza ben maggiore ma è stata abbassata a seguito di danni riportati nel corso dei terremoti del secolo scorso. è sicuramente la parte più antica e mostra modalità d'uso e tipologie di materiali di costruzione diversi dal resto del palazzo. Presenta anche degli elementi decorativi di pregio come i conci di pietra agli angoli del muro sud e conici in pietra poste fra primo e secondo piano».

http://castelliere.blogspot.it/2015/12/il-castello-di-lunedi-21-dicembre.html


SAVUTO (ruderi del castello)

Foto di Simone Provenzano, dal sito cletonline.forumfree.it   Dal sito it.wikipedia.org

  

«Il Savuto è un corso d’acqua che ha le sorgenti in Sila. Nasce da un altopiano granitico, fresco e cristallino; attraversa foreste di pino, faggio, cerro e castagno, diventa torrentizio, prosegue la sua marcia fino a valle, si tuffa nella macchia mediterranea e nelle terre dei pascoli, e dopo un percorso di 55 chilometri sparisce nel mar Tirreno. Da sempre il suo corso traccia il confine tra le terre di San Mango e del vicino centro abitato di Savuto. Ma il fiume non ha mai diviso le due comunità. Anzi, le ha unite attraverso i secoli, con gli abitanti di Savuto che vengono a popolare il Casale di San Mango edificato dai d’Aquino sul versante sinistro della valle. ... Alzando gli occhi sopra il fiume, si scorgono i resti di una costruzione medievale: è il castello di Savuto. Costruito dal re Carlo I d’Angiò dopo la separazione della Sicilia dal regno di Napoli, a seguito della guerra dei Vespri del 1282, il castello ha garantito un efficace controllo del territorio ed ha contribuito alla difesa del Regno, soggetto al pericolo di invasioni esterne. Edificato sulla sponda settentrionale del fiume, il maniero è posto a guardia delle vie di comunicazione che dal mare salgono verso l’interno, quelle stesse vie percorse sotto le bandiere verdi dell’Islam dai guerrieri che puntavano su Martirano, “tappa importantissima e ponte di passaggio delle grandi invasioni saracinesche nella Calabria interna, durante il secolo X”, come testimonia Oreste Dito. Il feudo di Savuto ha accolto genti provenienti da paesi diversi e grazie a quel flusso di popolazione, attorno al castello, si è sviluppato un abitato che nel passato è arrivato a contare circa mille abitanti. Oggi il centro storico, diventato frazione del Comune di Cleto, è popolato da poche famiglie. A testimonianza di questa predisposizione all’accoglienza, resta una lastra di marmo fatta collocare sulle mura dalla nobildonna Eliodora Sambiase, moglie di Ascanio Arnone, Regio Tesoriere di Calabria Citra dal 1555 al 1559, con un’iscrizione in latino che lo studioso Rocco Liberti ha così tradotto: “Eliodora Sambiase, già giovane sposa unita al marito Arnone, offre templi a Dio, limpide acque e orti verdeggianti alle ninfe e il castello di Savuto come albergo a chiunque ne abbia bisogno”».

http://www.agriturismomanfredi.com/i-dintorni


Scala Coeli (castello)

Dal sito www.ancrossano.it   Un'immagine di Scala Coeli, dal sito www.comune.scalacoeli.cs.it

«Nel periodo bizantino, Scala Coeli fu aggregata nella Decima Circoscrizione dei domini bizantini. È il periodo in cui i "signori" ebbero il problema di difendere i loro possedimenti quando ampie zone dell'Europa furono esposte agli attacchi degli Arabi e dei Saraceni. Furono queste scorrerie a far sorgere anche in questo centro palazzi e castelli come strumenti di difesa, che divennero più tardi le dimore dei feudatari che, abitando in queste fortezze, ottenevano il doppio effetto di intimorire i loro vassalli ed i feudatari vicini e aumentare il proprio prestigio. A Scala Coeli vengono costruiti il Palazzo Vizza e quello Maiorano, da tutti stranamente denominato "Castello". L’accesso al paese avveniva attraverso quattro porte che si aprivano all'alba e si chiudevano al tramonto: "Portavavuza", "Portafischìa", "Portapiano" e "Portello" o "Portello della Timparella". ... L’impianto del centro storico, pur essendo spontaneo, conserva la divisione in zone, che non presentano caratteri comuni riconoscibili, ma conservano i nomi originari. Nello specifico si ritrovano le zone identificate come: Porta Balzo, Porta Fischia, Porta Piano, Giudecca e lo Sperone. ... Il castello, di impianto prettamente normanno, presenta una forma abbastanza regolare. La fortezza si trova arroccata sulla parte alta della collina; risale al tempo di Niceforo (IX sec.), in seguito appartenne alla famiglia dei Principi Spinelli. Si possono notare ancora elementi tipici delle costruzioni fortificate, anche se le continue trasformazioni ne hanno cancellato molti aspetti, rendendolo più somigliante ad un Palazzo nobiliare».

http://www.centristoricicalabria.it/csac/scheda/stampa?cid=147&s=CNS


Scalea (ruderi del castello normanno)

Dal sito www.calabriaonline.com   Dal sito http://bedandbreakfastscalea.blogspot.it

«Costruito sui resti di una rocca longobarda, fu ingrandito da Ruggiero d'Altavilla verso il 1060 e in seguito restaurato dagli Svevi, dagli Angioini e dagli Aragonesi. In esso fu firmato il "Patto di Scalea" con il quale si doveva dividere la Calabria Conquistata e da conquistare tra Roberto il Guiscardo e Ruggiero suo fratello. Verso il 1250 vi nacque Ruggiero di Loria (o di Lauria) che poi sarà grande ammiraglio di Aragona ed in seguito del regno di Napoli conosciuto come il vincitore della guerra dei Vespri Siciliani».

http://bedandbreakfastscalea.blogspot.it/p/da-visitare.html


Scalea (palazzo dei Principi Spinelli)

Dal sito www.virtualmg.net   Dal sito www.virtualmg.net

«Il maestoso Palazzo dei Principi ricorda l'epoca feudale. All'inizio del XVII secolo i corsari, all'improvviso, attaccano dal mare Scalea. Il Principe di Scalea, Francesco Spinelli li affronta sulla spiaggia. Dopo una dura battaglia, gli assalitori fuggono. Ma da un’ imbarcazione dei fuggiaschi parte un colpo di arma da fuoco che colpisce il Principe, che muore sulla spiaggia tra la costernazione generale dei suoi sudditi. Gli Spinelli erano feudatari di Scalea dal 1526. Il palazzo rimase proprietà degli Spinelli fino alla fine del periodo feudale; in seguito fu venduto dagli eredi Spinelli agli attuali proprietari».

http://www.virtualmg.net/Reale/c_Interland/c_Interland%20Santa%20Maria%20del%20Cedro/c_Scalea/Palazzo%20Principi%20Spinelli.aspx


Scalea (torre aragonese Cimalonga o del Carcere)

Dal sito www.virtualmg.net   Dal sito www.virtualmg.net

«Il lato sud del centro storico è caratterizzato dalla mole della Torre di Guardia aragonese, conosciuta come torre Cimalonga. La torre fu costruita nel XV sec. Per migliorare il sistema difensivo del paese. è a pianta circolare ed era a guardia di una delle 4 porte d'entrata a Scalea. La torre ospitava le guardie e due cannoni per la difesa ed il controllo della porta Cimalonga. Nei secoli scorsi per varcare le porte si pagava il "passo". Una tassa, imposta dal feudatario, per il passaggio delle persone, animali o cose. Poi Torre Cimalonga è stata utilizzata per altri usi. Negli ultimi anni ha ospitato anche le carceri mandamentali. All'interno di Scalea si passava anche per altre porte. La porta Marina, Ponte e Castello o del Forte. La porta Marina e quella di Cimalonga erano quelle più frequentate. La porta Ponte era riservata al passaggio del feudatario e della gente di riguardo. Dalla porta del castello passavano il Principe, i suoi familiari e le persone al suo servizio. All'interno di porta Marina, sul muro in alto, sono visibili ancora tracce di affreschi. Era il posto dove il nuovo feudatario faceva dipingere il suo stemma. E così quello del nuovo feudatario copriva il vecchio stemma del suo predecessore. L'abate Pacicchelli erudito giramondo e scrittore nella sua visita a Scalea annotò di aver visto, tra l'altro, la "taverna", e la chiusura a sera delle porte di accesso al paese. Le porte, inoltre, venivano chiuse di giorno solo in caso di pericolo. La "taverna"era un locale di vendita. In quegli anni a nessuno del posto o forestiero era permesso esercitare il commercio di generi alimentari senza il permesso del feudatario. La popolazione era costretta a comperare i generi di prima necessità presso il tavernaro. Questi era il gestore della taverna di proprietà del barone. Oggi delle caratteristiche delle 4 porte si conservano quelle di porta Marina e, parzialmente, delle porte del Castello e di Cimalonga. Nei muri di difesa vicino alle porte, inoltre, si notano le feritoie attraverso cui si sparava con i cannoni».

http://www.citywalk.it/monumenti_11.html (tratto da Scalea a Scalìa, di M. Manco e G. Cupido)


Scalea (torre di Giuda o di Scalincella)

Dal sito www.virtualmg.net   Dal sito www.citywalk.it

«Scalea da Nord è guadata dalla torre di guardia del castello, conosciuta come Torre di Giuda. All'inizio del sec. XVII il guardiano della torre di guardia non avvertì il castello della presenza dei corsari. I corsari attaccarono Scalea, che colta impreparata fu presa. Scalea, dopo aver subito il saccheggio riuscì, dopo aspra lotta, a respingere i saraceni.  Dopo la battaglia il guardiano traditor , cercato e preso, fu impiccato ad un albero. Da allora la torre di guardia del castello fu detta Torre di Giuda. Questa però è la versione popolare. Gli storici danno altre spiegazioni sul nome della Torre. Alcuni sostengono che la torre fu detta di Giuda perché era vicino al ghetto degli Ebrei. Infatti nei secoli scorsi le poche case che sorgevano all'inizio della piana della petrosa, poco più in alto della torre, furono adibite ad olivi. Poi alla fine del secolo scorso, furono distrutte per far posto alla costruzione dell'attuale Faro. Le torri di guardia all'epoca, venivano erette per motivi di difesa.Dovevano ovviamente, rispondere a particolari esigenze. Dalla Torre doveva essere, cioè, facile l'avvistamento e la comunicazione con il Castello. Anche la Torre di Giuda possedeva questi requisiti. Infatti dalla Torre si dominava la baia. Inoltre dal Castello si sentiva distintamente la voce di chi parlava vicino ad un muro della Torre. E dalla Torre si sentiva la voce di chi parlava dalla torre d'angolo nord del Castello».

http://www.scalea.it/storia/giuda.htm (tratto da Scalea a Scalìa, di M. Manco e G. Cupido)


Scalea (torre Talao)

Dal sito www.villalisaresort.it   Dal sito www.tripadvisor.it

  

«Dal belvedere di Napoleone, dove uno scoglio ricorda la testa dell'imperatore, si può ammirare la lunga spiaggia interrotta da un imponente scoglio su cui sorge un'antica torre, Talao, oggi simbolo di Scalea. In origine lo scoglio di Torre Talao era una isola. Poi in seguito ad un fenomeno d'interramento è diventata penisola. Oggi è completamente all'asciutto. Le grotte dello scoglio di Torre Talao furono abitate dagli uomini della preistoria 40.000 anni fa. Lo scoglio di Torre Talao vide il passaggio di Enea e di Ulisse. Nei pressi morì il compagno di Ulisse Dracone. A ricordo dell'amico del re di Itaca sorse un oracolo. Tempo dopo l'oracolo predisse:"presso Dracone Lajo molto popolo sarà per perire". Infatti nel 389 a.C. avvenne, nella piana del Lao lo scontro tra Lucani contro Laini e Thurini. Nella battaglia,una delle più terribili dell'antichità, persero la vita oltre 10.000 uomini tra fanti e cavalieri. Torre Talao fu costruita nel sec. XVI. Faceva parte del sistema difensivo costiero, contro le incursioni dei turchi, voluto da Carlo V. Il sistema difensivo fu suggerito a Carlo V da don Pedro di Toledo, viceré del Regno di Napoli nel 1573. Il sistema difensivo costiero comprendeva 337 torri una in vista dell'altra. Torre Talao venne costruita a carico della gente del posto. Ogni cittadino dovette contribuire all'edificazione della Torre o con una somma in denaro o con la prestazione gratuita secondo le proprie capacità. Verso la fine del sec. XVII Torre Talao venne privata dai suoi cannoni, in precedenza sistemati per la difesa della costa. All'inizio del nostro secolo il proprietario del tempo, Del Giudice, imbottigliò l'acqua solfurea della sorgente alla base dello scoglio di Torre Talao, e la mise in commercio con notevole successo: Negli stessi anni soggiornò più volte nella Torre, ospite del proprietario del tempo Armentano, il maestro Enrico Toselli, principessa Luisa d'Asburgo-Lorena, ex regina di Sassonia».

http://www.scalea.it/storia/talao.htm (tratto da Scalea a Scalìa, di M. Manco e G. Cupido)


SCHIAVONEA (torre e taverna del Cupo)

Foto di Rocco Freccia, dal sito www.panoramio.com   Dal sito www.icleonetti.it

«La Torre del Cupo (XVII sec.) prende il nome dell’omonima zona litoranea col quale era comune chiamare questa area e cioè il Cupo. Si tratta di una delle torri di guardia costruite lungo il litorale calabrese nel tempo delle incursioni barbaresche. Da documenti storici si presume che la Torre del Cupo ancora nel 1600 non esistesse e che venne edificata immediatamente dopo. L’edificio a forma quadrangolare con cupolette orientaleggianti in sommità era di proprietà regia. Nel corso dei secoli è stata interessata da alcuni lavori di sistemazione alcuni dei quali si sono conclusi negli ultimi anni del novecento. È opportuno ricordare che nel 1810 l’edificio fu utilizzato dai Francesi come sede di un ufficio doganale. Poco distante dalla chiesa è situato il Quadrato Compagna. Imponente costruzione edificata nel 1859 per dare impulso alle due grandi fiere che si tenevano in Corigliano il 1 novembre e il 15 maggio di ogni anno (manifestazioni che si ripetono ancora oggi da oltre un secolo e mezzo). Di pianta rettangolare il fabbricato ha quattro porte, delimitate da cancelli in ferro con lo stemma dei Compagna. Ai lati di tre cancelli vi sono quattro imponenti colonne. Ogni porta ha un nome particolare, a seconda della posizione geografica che occupa: la principale è la porta Corigliano; dalla parte opposta, la porta a mare; ai due lati, la porta Rossano e la porta Cassano. Attualmente è di proprietà privata ed è adibito ad uso residenziale o come deposito. Tra le più significative architetture di Schiavonea sono da visitare la Taverna e le Pile. La Taverna del Cupo (XVII sec.) antica locanda, luogo di ritrovo e di ristoro, di competenza feudale e che fiscalmente sovrintendeva all’attività ittica ed ai commerci marittimi. Si tratta di un grande edificio di pianta rettangolare oggi sede della Scuola Elementare. ...».

http://www.prolococoriglianocalabro.it/?page_id=45


Scigliano (ruderi del castello feudale)

Nella foto di Lucio Fuocoso, un'immagine del borgo storico di Diano di Scigliano, dal sito www.fotografieitalia.it   Nella foto di Lucio Fuocoso, un'immagine del borgo storico di Diano di Scigliano, dal sito www.fotografieitalia.it

«Le vestigie del castello, ad oggi appena visibili, di questo edificio medioevale si trovano sulla collina che sovrasta il borgo Diano. Questa collina è strategicamente importante perché da essa si domina tutta la meravigliosa vallata del fiume Savuto e il suo sbocco sul Mar Tirreno. In ogni modo ben poco si sa delle origini e delle vicende del Castello. Le memorie manoscritte indicano, come autore di questo edificio, un certo Marco Giunio Sillano, Duce delle Milizie Romane (di qui il nome Sillanum - Scigliano) che, secondo Tito Livio, governò la Repubblica al tempo delle guerre di Calabria tra i Romani e i Cartaginesi; poiché Scigliano era situata nell’estremità della terra dei Bruzi (Cosenza) e confinava con Taverna, città della Magna Grecia, è pertanto, verosimile che i Romani si fossero fortificati in questi luoghi, per resistere all’impeto dei Bruzi e Cartaginesi.Inoltre si propende a ritenere valida l’ipotesi che collega la fondazione del castello con le origini stesse di Scigliano. A tal proposito nel 1198 l’imperatrice Costanza, moglie di Enrico VI, ordina che siano ricostruiti i castelli di Nicastro e Scigliano abbattuti durante la guerra tra Normanni e Svevi, al fine di collocarvi un forte presidio. In questo caso l’ipotesi è che il Castello, così come la fondazione di Scigliano, risalga a qualche secolo prima».

http://www.bedandbreakfastcalabria.it/scigliano.htm


Serradipiro (palazzo baronale Serravalle)

Dal sito http://digilander.libero.it/sordi/5.html   Dal sito http://digilander.libero.it/sordi/5.html

«Nella frazione Serradipiro, si trova il Palazzo Baronale Serravalle del 600’, di proprietà degli eredi Talamo. Maestoso e imponente, oggi non è abitato, è solo dimora occasionale ed estiva degli eredi, che sono intenzionati a cederlo al Comune per un la creazione di una biblioteca di libri antichi e per sale di lettura e di convegnistica. A fianco del Palazzo, si trova un ampio appezzamento di terreno, degli stessi proprietari, che si presterebbe molto bene a parcheggio e a giardino».

http://www.comunemoranocalabro.it/fiera100comuni/bianchi.htm


Spezzano Albanese (ruderi del castello di S. Antonio di Stridolo o di Stregola, castello di Scribla)

Dal sito http://wikimapia.org   Dal sito www.comune.spezzano-albanese.cs.it

«Nel 1044 Guaimaro,principe di Salerno e Guglielmo Braccio di Ferro, figlio di Tancredi d’Altavilla, intraprendono insieme una spedizione in Calabria e gettano le basi per la costruzione di un forte-castello,chiamato Stridula, prospiciente l’imbocco della valle dell’Esaro.Ancora oggi, sull’ampio spiazzo di una collina isolata che sovrasta la stazione ferroviaria di Spezzano Albanese, insistono i ruderi del castrum attualmente chiamato Scribla, con tracce di fortificazioni dell’XI secolo circa, che dagli scavi effettuati sembra essere stato frequentato anche anteriormente, ai tempi di Ottone I di Sassonia ( 962-973). Poco più avanti è un vecchio mulino che porta il nome di Sant’Antonio e da un documento di età sveva si rileva che i confini di Sant’Antonio di Stridula si estendevano da questa parte fino alla terra di Conca, in tenimento Sagittae, l’odierna contrada Saetta nel comune di Spezzano Albanese. In una carta latina del 1094 si ricorda la colonia di deportati saraceni, fatti prigionieri da Roberto il Guiscardo in Sicilia e qui accolti e si riferisce che, morto il Guiscardo, il duca Ruggero Borsa dona il castrum quod Stregola dicitur, unitamente a tutti i suoi vassalli, cristiani e saraceni, al monastero della Trinità, cioè all’abbazia di Cava. Nel 1276 il villaggio di Stridula conta 210 abitanti e negli itinerari di Carlo d’Angiò risulta come palatium il che indica la sua perdita d’importanza come luogo fortificato. La vita del villaggio sembra spegnersi già nel XV secolo e nel 1531 si ricorda di esso una torre e yglesia la qual està ruinada...».

http://www.sifeumcalabria.it/articoli-storia/38-articoli-storia/63-rocche-e-castelli-perduti.html


Spezzano Albanese (torre Mordillo)

Foto di Vincenzo Corso, dal sito www.comune.spezzano-albanese.cs.it   Dal sito http://www.missarbereshe.it

«La Torre Mordillo è una costruzione che si trova su una collina, oggi nel territorio di Spezzano Albanese (provincia di Cosenza), tra i fiumi Esaro e Coscile. Questo, a suo tempo, costituì un luogo chiave per il controllo del territorio della piana di Sibari, fino al Mar Tirreno. I documenti archeologici ritrovati attestano la presenza di vari cicli di insediamento avvenuti in un lungo arco di tempo, dall'inizio dell'Età del Bronzo (XVII secolo a.C.) fino ad età ellenistica. All'interno di tale arco di tempo si registra anche una interruzione, seppur breve, avvenuta con la fondazione di Sibari (ultimo quarto dell'VIII secolo a.C.)».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Mordillo


Tarsia (resti del castello e della torre di età normanna)

Torre di avvistamento presso il lago di Tarsia, dal sito http://bettylafeaecomoda.forumcommunity.net   Il borgo antico di Tarsia con il lago sullo sfondo, dal sito http://bettylafeaecomoda.forumcommunity.net

«Tarsia è senz'altro tra i più antichi borghi della valle del Crati. Su uno sperone roccioso, all'estremità dell'abitato, si trovano i resti di un castello normanno ed ancora piu a nord una torre della stessa epoca, a guardia, verso i territori di Sibari e la foce del Crati. Ma le origini di tarsia sono ben più lontane. Secondo il Barrio, il Fiore ed altri scrittori, Tarsia è l'antica Caprasya, o Caprisia o Caprese. Per quanto riguarda il sito, quei tre nomi non hanno a che vedere con l'odierna Tarsia. Lo Sforza, ritiene che quella città si trovasse nell'attuale frazione di Caselle. In verità l'attuale Tarsia che domina a mezzogiorno la lunga valle del Crati e osserva di fronte anche i contrafforti silani, ha caratteristiche strategiche medievali. Maestri nelle scelte di simili posizioni che si affrettavano a fortificavano con torri e castelli erano i normanni, e all'epoca normanna deve risalire Tarsia».

http://www.comune.tarsia.cs.it/storia/index.htm


Terranova da Sibari (castello dei principi Spinelli)

Dal sito www.comune.terranova-da-sibari.cs.it   Foto di carfulco, dal sito www.comune-italia.it

«Posizionato al centro del paese, fu probabilmente edificato intorno al 1100 con scopi difensivi. Il primo principe che vi ebbe dimora fu Boimondo di Tarsia (1160). Appartenne poi ai Ruffo, a Maso Barrese, ai Sanseverino di Bisignano (sotto la titolarità del filoangioino Girolamo, che per aver partecipato alla congiura dei Baroni fu chiuso in un sacco e gettato in mare a Napoli). Nel castello il 21 novembre 1478, colto da malore per aver mangiato funghi rivelatisi velenosi, morì Enrico d'Aragona, figlio spurio di Ferrante d'Aragona e marchese di Gerace. Ultimi proprietari furono i Principi Spinelli di Tarsia. Il castello, di cui è rimasta soltanto la struttura esterna, è a pianta quadrangolare, con torre centrale a pianta quadrata. In origine era circondato da un fossato profondo e vi si accedeva per mezzo di un ponte levatoio. Gli Spinelli, nella prima metà del XVII secolo ingrandirono e arricchirono il maniero. Nel 1620, infatti, il principe Vespasiano diede inizio alla costruzione del “Palazzo del Principe”, adiacente al castello. Tale dimora ha conservato un loggiato, suggestivi giardini pensili e l'imponente portale d'accesso con motivi a bugne e una decorazione a ventaglio sotto l'arco a tutto sesto. Vi è anche un teatro di cui si può ancora ammirare la facciata monumentale in cui si apre un artistico portale, con arco a tutto sesto, impreziosito da colonne, capitelli corinzi, nicchie, mascheroni e trabeazioni di ispirazione rinascimentale. Nel teatro, che sorge tra il castello e il succitato palazzo (insieme formano un angolo), si davano rappresentazioni per allietare gli illustri ospiti del feudatario. Tra questi pare anche Carlo III di Spagna, noto come Carlo di Borbone, re di Napoli (Madrid, 1716 – Madrid, 1788), durante un suo soggiorno terranovese di tre giorni nell'anno 1735. L'edificio oggi è di proprietà privata ed è in parte abitato (al pianterreno ospita anche un pub-ristorante presente su Facebook e chiamato "Castello dei Principi")».

http://castelliere.blogspot.it/2011/06/il-castello-di-venerdi-10-giugno.html


Thurio (torre del Ferro)

Dal sito www.coriglianocalabro.it   Foto di Rocco Freccia, dal sito www.panoramio.com

«Lungo tutta la costa della Sibaritide, esistono ancora una ventina di torri costruite ad una distanza media di 8-9 km l'una dall'altra. Queste rivestono un grande valore monumentale sia sul piano dell'architettura civile che su quello dell'architettura militare. All'interno del nostro territorio ricade, oltre la torre del Cupo (Schiavonea), anche la torre del Ferro (Thurio). Edificate nel XVI secolo, durante la dominazione spagnola, come torri di guardia per salvaguardare le coste dalle invasioni dei Turchi. In esse risiedevano i torrieri che avevano il compito di vigilare e segnalare eventuali incursioni».

http://www.icleonetti.it/ipertesti/schiavonea/torrecupo.html


Torano Castello (archi di Santa Barbara o castello, porte)

Dal sito www.retemuseale.provincia.cs.it   Dal sito www.retemuseale.provincia.cs.it

«Questi tre archi emblematici sorgono nella parte più alta del paese, dai quali si può ammirare uno splendido panorama che mostra tutti i comuni limitrofi. Una costante tradizione li vuole ultimo avanzo di un castello dagli incerti contorni e dai fumosi connotati. Ma solo scavi e sondaggi mirati potranno portare qualche elemento nuovo per risolvere questo problema. Gli archi, intitolati a santa Barbara protettrice degli artiglieri, appaiono muti nella loro consistenza storica: sono a tutto sesto, forse con un leggero segno di chiusura in alto, e sono edificati con tecniche e materiali che non consentono di stabilire alcuna datazione certa. ... Passeggiando per il paese è possibile imbattersi in elementi architettonici dalla lunga storia, come le porte d’ingresso. Infatti giunti in via Vaglio è possibile ammirare con tutta la sua bellezza la Porta detta appunto del Vaglio. La porta è inclusa nel palazzo Ducale e funge anche da sottopasso sopra il quale si estende un terrazzo. La porta è di sapore rinascimentale, costruita in bei conci di pietra con chiave di volta e due singolari maschere: una apotropaica che si volge all’esterno, quindi verso chi entra, e mostra la lingua in fuori, in un chiaro intento scaramantico sulle eventuali magarie che il visitatore potrebbe introdurre nel centro abitato, e una seconda, teste barbuta, che si volge all’interno, verso chi esce. La porta Ogliastro è giunta a noi solo come l’imposta di un arco, probabilmente crollato nel corso dei secoli. Il suo nome si vuole derivato da un ulivo selvatico che doveva sorgere nei pressi».

http://www.sportividentro.it/formadoc/torano/monumenti.html


Torano Castello (palazzi nobiliari)

Dal sito www.retemuseale.provincia.cs.it   Dal sito www.comune.toranocastello.cs.it

«Palazzo Baviera. Situato in via Borgo, palazzo Baviera costituisce un antico esempio di palazzo rinascimentale, la sua datazione risale, infatti, al XVI secolo. Sul portale del palazzo è rappresentata come chiave di volta una testa femminile. Non si conosce il significato di questa testa, ma ci sono altri esempi nel centro storico dell’utilizzo di tale raffigurazione. Varcata la soglia d’ingresso del palazzo si trova una piccola volte a botte con un meraviglioso affresco, sempre di stile rinascimentale. In esso è raffigurato un pavone, con frutti, fiori e dei putti. Nell’androne del palazzo si può ammirare l’antico stemma di famiglia che rappresenta l’albero della vita con il grifone.
Palazzo Caputo. L’edificio nobiliare risalente al XIII sec. è ubicato in pieno centro storico probabilmente di dimensioni maggiori delle attuali. Si caratterizza per lo stemma che si riallaccia in certi particolari a quello di palazzo Cavalcanti. L’ arme araldico dovrebbe rappresentare una colomba o un altro uccello, sopra un monte a tre cuspidi che racchiude tra le sue lunghe zampe che si staccano dalle due cuspidi laterali, oppure di un solo monte a cuspide chiuso fra le zampe dell’uccello che formano a loro volta le due cuspidi laterali, il tutto inscritto in un cerchio e sovrastato da una corona simile a quella sovrastante in aggetto. Esaminando le due componenti dello stemma ci si rende conto che non sono scolpite in un unico blocco ma probabilmente assemblate in un momento successivo. L’edificio è articolato su due piani, in quello superiore troviamo delle feritorie chiamate archibugiere; esse testimoniano, insieme al grande arco cieco, che il palazzo originariamente si trovava in una posizione delicata per la difesa del borgo, inoltre non mancano testimonianze di rifacimenti successivi nel corso degli anni. Degno di nota è il portale che è caratterizzato da un rivestimento esterno in pietra a lacunari a punta di diamanti, con chiave di volta contenente un blasone raffigurante due colombe.
Palazzo Cavalcante. Antico esempio di abitazione nobiliare è palazzo Cavalcante situato in via Castello nel pieno centro storico di Torano Castello. C’è chi sostiene che questa struttura risalga al XIII secolo, ma non siamo sicuri di questa datazione, anche se le sue fondamenta nascondono strutture precedenti all’acquisizione del feudo da parte della famiglia Cavalcante, ma quali e di quale epoca? Nel ducato di Torano la famiglia Cavalcante era comparsa nel 1327 proveniente dall’Etruria, ossia da Firenze. Questo ducato rimase alla famiglia Cavalcante sino alla cessione di Tommaso Bonaventura Cavalcante al barone Francesco Lupinacci con tutti gli annessi e connessi. Si deve al Bellini la traduzione dell’atto originale di registrazione del relativo passaggio di proprietà. In esso è detto che il ducato di Torano insieme a tutte le sue ricchezze comprese “case varie, palazzi, huomini, suoi vassalli, redditi di vassalli et gabelle…..”, passò nelle mani del barone Lupinacci, che a sua volta lo fa pervenire al duca Fabio Caputo di Paterno. Alla luce di ciò possiamo dire che il nostro palazzo probabilmente, se era stato già realizzato, divenne proprietà del duca Caputo, ma occorrerebbero sondaggi mirati sul palazzo per vedere a che epoca risale e solo così si ha assoluta certezza di quanto detto. ...».

http://www.sportividentro.it/formadoc/torano/palazzi.html


Torano Castello (torre bizantina)

Dal sito www.gruppiarcheologici.org   Dal sito www.retemuseale.provincia.cs.it

«L'antica torretta di avvistamento risale al XIII secolo è in stile bizantino costruito con pietra tufacea e materiali di costruzioni di epoca antecedente. Caratteristiche sono le tegole a cerchi concentrici che ricoprono la cupola del torrione. Fu adibita a carcere locale. Ristrutturata nel 1994 ospita il museo archeologico che conserva i resti dell'antica Dampetia. I reperti qui conservati sono databili seconda metà del IV secolo inizio III secolo a.C.. I ritrovamenti fatti a Cozzo la Torre riguardano oggetti in bronzo e ferro, ceramica e pezzi in terracotta nonché molto materiale fittile».

http://www3.asmenet.it/opencms/opencms/asmenet/toranocastello/Turismo_info/info_turistiche.jsp?it_codice=3576&categoria...


Torremezzo (torre Misa)

Un'immagine di Torremezzo, dal sito www.falconaraalbanese.net   Un'immagine di Torremezzo, dal sito www.falkunara.com

«Di Falconara [Albanese] fa parte la frazione Torre Mezzo, ben nota ai turisti estivi e sorta nell’ambito della realizzazione della rete di castelli e torri costiere del Meridione (nel corso del Cinquecento), di cui faceva parte la torretta di guardia “Torre Misa”».

http://www.retemuseale.provincia.cs.it/index.php?option=com_content&view=article&id=108&Itemid=295


Tortora (borgo, palazzo Lomonaco Melazzi)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.virtualmg.net

«Tortora è un perfetto mix tra risorse naturali e cultura. Da qui parte la costa calabrese tirrenica, con la spiaggia della "Marina" che ha permesso, attraverso la crescita del turismo, negli ultimi decenni, lo sviluppo dell'omonima frazione. Tortora può fare affidamento su uno splendido Centro Storico che è sito a 400 m. dal livello del mare e custodisce al suo interno numerosissimi reperti archeologici che vanno dall’età preistorica sino alle più recenti che testimoniano la presenza enotria, lucana e quella romana in questa area. Questi reperti sono (ben) custoditi nell’accogliente museo nel centro storico. Una simpatica curiosità è data dall’origine del nome del Paese,infatti Tortora prende il nome dall’uccello omonimo, che in questa zona ha trovato il suo habitat naturale per vivere e riprodursi. Meritano una visita la Chiesa di San Pietro Apostolo,che fu costruita inizialmente nel XIV secolo, per poi essere ricostruita nel XVII in stile barocco, il Mausoleo Romano, che rappresenta la porta archeologica della Calabria , la splendida Chiesa di Materdomini che sembra un gioiello incastonata tra antiche grotte, opera dei monaci basiliani, il Palazzo Lomonaco Melazzi che è un antico palazzo nobiliare dove, peraltro, pernottò, di ritorno dalla Sicilia, Giuseppe Garibaldi, la Chiesa del Purgatorio, che è la più antica chiesa del paese (XII sec.) nella quale sono contenuti degli antichi dipinti raffiguranti alcune scene della Bibbia».

http://www.alticos.eu/localita-costiere/56-tortora-una-civilta-millenaria.html


Tortora (torre Nava)

Dal sito www.virtualmg.net   Dal sito http://bettylafeaecomoda.forumcommunity.net

«Sulla rupe che domina il territorio circostante e affaccia direttamente sul mare, rimangono in piedi i resti dell'antica torre di avvistamento chiamata "Nave". Sono ben visibili le mura perimetrali e una struttura ad intonaco costruita in periodi successivi. La torre è sorta in tempi antichi con lo scopo di difesa e di avvistamento dei nemici».

http://www.virtualmg.net/Reale/c_Interland/c_Interland%20Santa%20Maria%20del%20Cedro/c_Tortora/Torre%20Nave.aspx


Trebisacce (Bastione)

Dal sito www.letorrisaracene.it   Dal sito http://donnetre.altervista.org

«Cinta muraria del XVI secolo costruita a difesa delle incursioni dei turchi, quattro erano le porte che proteggevano l'antico borgo; le "mura" della città hanno avuto un ruolo importante nel sistema difensivo della costa, insieme a Torre Saracena e alla Torre Piano dei Monaci, il Bastione è considerato il "balcone dello Jonio" in virtù della sua panoramica posizione da cui è possibile ammirare il Golfo, il Mar Jonio e le pianure di Sibari e Metaponto».

http://www.comune.trebisacce.cs.it/Guidaalpaese/tabid/12483/Default.aspx?IDPagina=5111


Trebisacce (porta dell'Annunziata)

Dal sito www.comune.trebisacce.cs.it   Dal sito www.trebisacce.net

«Porta dell'Annunziata è l'unica porta del sistema difensivo, rimasta intatta nei secoli, attraverso cui si accedeva al paese dopo la lunga scalinata. Le altre porte che difendevano Trebisacce sono quella di San Leonardo, San Martino, S. Antonio (o Antuòno)».

http://www.comune.trebisacce.cs.it/Guidaalpaese/tabid/12483/Default.aspx?IDPagina=5113


Trebisacce (torre del Saraceno)

Dal sito www.provincia.cs.it   Dal sito www.letorrisaracene.it

«Questa torre di avvistamento a base cilindrica, che sorge quasi alla foce del Torrente Saraceno, faceva parte, insieme alle altre torri costiere, del sistema di difesa adottato nel ‘500 contro le scorrerie dei pirati. È dotata anche di un ponte levatoio, conserva intatte le sue caratteristiche originali, che ne fanno un piccolo gioiello di architettura militare che ci rimanda l’eco di tempi lontani».

http://www.letorrisaracene.it/alto-jonio-cosa-vedere.html


Vaccarizzo Albanese (palazzo Cumano)

Foto di Francesco Vitali Salatino, dal sito www.nutriente.net   Dal sito http://vaccarizzoalbanese.asmenet.it

«Palazzo Cumano fu costruito nel 1764 da Salvatore Cumano come sua residenza. Dato alle fiamme dalle orde del Cardinale Ruffo nell’anno 1799, il palazzo fu ricostruito nel 1855 dai suoi nipoti, Alessandro e Domenico Cumano, come ricorda la lapide in marmo apposta al suo ingresso. Nel 1908 una parte di Palazzo Cumano venne acquistata dall’Amministrazione Comunale dell’epoca e fu sede municipale fino al 1985. Sulla facciata principale di questo palazzo vi è la lapide commemorativa di Pasquale Scura, apposta nel 1911 in occasione del cinquantenario dell’ unificazione del Regno d’Italia. La lapide, finanziata dai Vaccarizzioti emigrati negli Stati Uniti, reca un’ iscrizione dettata da Federico Verdinois».

http://vaccarizzoalbanese.asmenet.it/index.php?action=index&p=85


Verbicaro (borgo, palazzo baronale)

Dal sito www.altico.it   Dal sito www.solia.it

«Il nome del paese è di origine incerta per le varianti etimologiche. In origine Aprustum Vergae, poi Vervicarium nel Medioevo ed in seguito anche Berbicaro. La configurazione urbanistica del primo centro storico, un agglomerato di modeste casupole, costruite a strapiombo sulla roccia, fa ritenere che il paese sia sorto in epoca medievale-barbarica. Inizialmente Verbicaro fu un castello che si estendeva dal palazzo antico baronale verso il Piano fino Buonifanti, era circondato da grosse e alte mura dove vi erano tre portoni di entrata che la sera venivano chiusi. Buonifanti, il primo nucleo abitato, è sorto in funzione difensiva, quando le popolazioni per proteggersi dalle incursioni dei Saraceni, erano costrette a ritirarsi nell'entroterra in luoghi più sicuri. Buonifanti deriva con molte probabilità dall'insediamento di alcuni monaci che vi fondarono il monastero dei "tre fanciulli" (Boni infantes). Nel Medio Evo, Verbicaro appartenne a diversi feudatari. Ai Cavalcanti si deve, nel '700, la costruzione del Palazzo baronale nuovo, sulla pianta dell'antico castello. Con l'unità d'Italia Verbicaro divenne comune autonomo e capoluogo di Mandamento».

http://www.


Villapiana (palazzi, porta dei Santi)

Dal sito http://dantebrunetti.blogspot.it   Dal sito www.comune.villapiana.cs.it

«Palazzo del Principe. Fatto costruire dai Sanseverino appartenne poi, per lungo tempo, alla famiglia Bellosguardo Pignatelli. Presenta una facciata con strutture lapidee intagliate nella quale si apre un ampio portale ad arco ribassato. All'interno ha un androne con volta a crociera che ospita il piano nobiliare nel quale resistono ancora alcune antiche stanze in stile rinascimentale.
Palazzo Gentile. Si trova nel cuore del centro abitato. È un antico palazzo signorile che si eleva su due livelli l'ultimo dei quali corredato da una lunga fila di balconi con ringhiere in ferro battuto. Il portale principale è in pietra, ad arco, fiancheggiato da sottili lesene dotate di capitello decorativo. All'interno si apre un ampio cortile che ospita una scala in pietra che conduce al piano superiore.
Palazzo La Regina. È del 1600; conserva bifore ed un portale con stemma gentilizio raffigurante un gallo (appartenente ai Pinelli).
Porta dei Santi. Rustico grande porta ad arco, larga 3 metri ed alta 4 (costruita in pietra, in mattoni e malta) attraverso la quale si accede in un atrio a cielo aperto che, a sua volta, con altre due porte ad archi immette nei vicoli che si diramano nell'antico casale, detto Pizzo di Vascio. L'atrio interno, a forma di cripta, è sostenuto da grossi travi lignee. Il grande spessore delle mura dimostra che faceva parte della fortificazione di difesa del casale cresciuto attorno alla chiesa. Si notano ancora oggi, all'interno della porta, due grossi buchi laterali che servivano per sprangarla con una grossa trave per traverso allo scopo di difendere gli abitanti dagli attacchi dei Saraceni».

http://www.comune.villapiana.cs.it/


Villapiana (resti del castello Sanseverino)

Dal sito www.cosenzafacile.it   Dal sito www.campeggioilplingo.com

«Fondato nel Trecento in seguito alla ricostruzione di tutto l'abitato dopo le incursioni saracene, appartenne a diversi signori, tra i quali i Sanseverino e i Pignatelli di Monteleone. Nel XVI secolo subì notevoli rimaneggiamenti. Oggi ne rimangono solo alcuni ruderi delle mura merlate, di un cinquecentesco torrione a pianta cilindrica, messo a rinforzo della cortina esterna, e di una torre a pianta quadrata. Si intravedono inoltre alcune finestre e feritoie in tufo. Il rudere del castello domina la piana sottostante (piana di Sibari) e il mare Ionio. Racchiuso nelle sue antiche mura su piazza Dante, la piazza principale del paese, attorniata da vecchi palazzi, negozi, vie, piazzette, alberi e fontane. Il tutto offre ai visitatori un quadro pittoresco dove il passato si mescola al presente. Dopo decenni di abbandono e di incuria sono iniziati i lavori di restauro e messa in sicurezza del maniero. L’erosione degli eventi atmosferici e l’incuria umana lo avevano ridotto in uno stato di totale degrado, tanto che il suo torrione era diventato un pericolo pubblico a danno delle persone che giornalmente transitano sotto le sue mura. A prendere l’iniziativa è stata l’Amministrazione Comunale in carica che, mediante un’Ordinanza a firma del sindaco Luigi Bria, ha intimato ai proprietari di prendere le iniziative più opportune ed urgenti per scongiurare rischi all’incolumità pubblica. I lavori di restauro, iniziati di recente, interessano prioritariamente la parte esterna del Castello. Poi saranno estesi alle altre parti dell’antico manufatto. Il Castello, che rimane di proprietà privata, fa parte della lunga serie di castelli e di torri di guardia di cui almeno tre nel solo comune di Villapiana: Torre Cerchiara, Torre Tripaoli e Torre Saracena. Una volta restaurato e riportato alla sua antica possanza, il Castello potrà rappresentare un invidiabile biglietto da visita per i visitatori e per i turisti che d’estate affollano le spiagge sabbiose e assolate di Villapiana Lido e Villapiana Scalo».

http://castelliere.blogspot.it/2011/06/il-castello-di-giovedi-9-giugno.html


Villapiana (ruderi del castello Tripaola)

Dal sito www.campeggioilplingo.com   Dal sito www.campeggioilplingo.com

«Il castello si trova nella zona di San Vito, tra gli uliveti di Plataci e Villapiana. Guarda dall’alto la pianura di Sibari, il mare, i casolari sottostanti, i boschi, il Satanasso. Fu residenza estiva del ultimo feudatario della città di Casalinovo, il quale amava, nel periodo estivo con la famiglia e d i suoi gendarmi fedeli, trascorrere le vacanze. La zona si presenta ancora oggi, circondata dalla natura tra alture, ruscelli e casette rurali che rendono il soggiorno estivo fresco e piacevole».

http://www.lapanoramicavillapiana.it/villapiana_centro.html


Villapiana SCALO (torre di guardia Cerchiara)

Dal sito www.lapanoramicavillapiana.it   Foto di Maria Zanoni, dal sito www.arte26.it

«è ubicata a Villapiana Scalo che fa parte integrante del comune di Villapiana. Fu baluardo di difesa e centro doganale. Oggi è diventato monumento privato per assenza dello Stato e del Comune».

http://www.lapanoramicavillapiana.it/villapiana_centro.html


Zumpano (borgo, palazzo Ritacco)

Dal sito www.retemuseale.provincia.cs.it   Dal sito www.ilmeteo.it

«Le prime notizie storiche certe si hanno con l'invasione araba di Abulcassino nel 977 d.C. quando molti cosentini fuggirono e si sistemarono stabilmente fondando l'odierna Zumpano. L'arrivo dei Normanni nelle terre del Sud nel 1059 d.C. contrastò efficacemente gli attacchi arabi ed essi assunsero in questo modo il controllo completo dell'intero territorio della valle del Crati. I Normanni cercarono di sviluppare sul territorio un efficace sistema di protezione e di controllo, realizzando castelli e torri lungo l'intero corso del fiume. Il loro scopo consisteva nel realizzare una struttura difensiva con postazioni indipendenti l'una dall'altra, ma comunicanti fra di loro. In questo periodo viene costruita la torre di Zumpano. Tuttora lo stemma del comune raffigura una torre con alla base due leoni, simboli della forza normanna, rivolti uno verso destra e l'altro verso sinistra. Secondo la tradizione popolare i due leoni rappresentano le frazioni di Motta e di Rovella, a difesa del centro raffigurato dalla torre. Nella parte superiore è raffigurata, a forma di corona, che ne identifica l'origine regale, una cinta muraria che indica l'appartenenza di Zumpano alla rete difensiva di torri e castelli voluti dai Normanni. Sotto l'effigie si intrecciano un ramoscello d'ulivo ed uno di quercia: l'ulivo è simbolo di pace e la quercia rappresenta la forza, il coraggio, la dignità e la perseveranza. La presenza normanna a Zumpano è avvalorata dall'avere in San Giorgio il proprio santo protettore. Nel Medioevo la lotta di San Giorgio contro il drago divenne il simbolo della lotta del bene contro il male e per questo il mondo della cavalleria normanna vi vide incarnati i propri ideali. ... Uno dei più illustri personaggi di Zumpano fu Angelo Ritacca, che vi fondò una delle prime Vendite Carbonare[3] della provincia di Cosenza. ... Palazzo Ritacca-Valentini si trova nella piazza antistante la chiesa di San Giorgio Martire ed è attualmente la sede del Comune di Zumpano. La costruzione attuale differisce notevolmente da quella originaria essendo stato il palazzo rimaneggiato più volte ed avendo subito danneggiamenti in seguito ai numerosi terremoti che nei tempi hanno colpito la nostra regione (molti edifici andarono in rovina nel terremoto del 1184, assai funesto per Cosenza ed in quello catastrofico del 27-28 marzo e dell'8 giugno 1638). Da alcuni elementi architettonici e strutturali si può far risalire l'epoca dell'edificio intorno all'anno 1000. Sorto su precedenti fondazioni conserva tracce della primitiva struttura nell'attuale sala polifunzionale e nel sottoportico che collegava il palazzo ad un vicoletto dell'odierna via Roma. Solo intorno al XV secolo venne eretto il primo piano con un ordine di finestre ad arco ancora visibile sulla muratura prospiciente via Roma, cominciando ad assumere la conformazione di "palazzo". Nel secolo XVII si aggiunse il secondo piano e nel XVIII secolo, secondo la tradizione popolare, un terzo piano attualmente non più esistente. ...».

http://it.wikipedia.org/wiki/Zumpano


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