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Comprendere
come la predicazione del Profeta abbia potuto, partendo da
una sperduta città carovaniera di un'area semidesertica e
certamente periferica rispetto ai grandi centri di progresso
dell'alto medioevo, diffondersi in tutto il mondo può
apparire un'impresa ardua.Certamente, però, lo sviluppo iniziale dell'Islam, soprattutto per quanto riguarda alcuni elementi delle vicende personali di Maometto, può essere meglio compreso alla luce della struttura sociale tribale dell'Arabia pre-islamica e, in particolare, della preminenza della tribù dei Banu Quraysh all'interno del fondamentale snodo commerciale della Mecca
In sostanza, il lignaggio è il nesso tra l'individuo e la
tribù ed essere ostracizzato dal proprio lignaggio non
lascia altra scelta individuale se non quella di rompere
ogni legame tribale e di perdere l'elemento centrale nella
propria identità sociale [1].
Secondo la tradizione
Maometto nacque dai Banu Hashim, uno dei dieci clan
maggiori della importante tribù dei Banu Quraysh, a
loro volta derivati dal grande nucleo tribale
beduino dei Khuzaimah. Come è normale per quanto riguarda una cultura nomadica eminentemente orale come quella dei Bedu pre-islamici, molto poco è noto della loro storia antecedente la predicazione del Profeta [3].
Tradizionalmente i
Musulmani fanno derivare tutta la genia da un
antenato di nome Fihr, soprannominato, appunto Al
Quraysh (lo squalo). Particolarmente interessante è
la genealogia che, dopo l'affermazione dell'Islam,
venne creata ad arte per dimostrare una discendenza
diretta di Maometto da Abramo. Ecco come si presenta
tale
L'ipotesi
più consolidata è che da sempre i bedu Quraysh
vivessero nel deserto, divisi in piccoli gruppi
tribali. Poi, circa cinque generazioni prima di
Maometto la situazione cambiò radicalmente grazie
all'opera di Qusai ibn Kilab e al suo sogno di
impadronirsi del ricchissimo centro commerciale
della Mecca e del suo importante santuario, allora
nelle mani della tribù yemenita dei Banu Kuzaha che,
a loro volta, l'avevano strappata agli Jurhum, un
popolo che viveva sulla costa centro-occidentale
della Penisola Araba e che era noto alle fonti
greco-latine con il nome di "Gorrhamiti" [5].La Mecca era da tempo la città più importante di tutta la Penisola Araba: possiamo, probabilmente, identificarla con la città che Tolomeo definisce "Macoraba", anche se questa identificazione è controversa, e, in ogni caso, le ricerche archeologiche del XX secolo hanno trovato iscrizioni e menzioni della Mecca antecedenti il II secolo a.C. Già
intorno al V secolo d.C. la Kaaba era uno dei luoghi
di culto principali delle divinità delle tribù
pagane saudite. Nel V secolo, Qusai ibn Kilab, chiamato al-Mujammi ("l'unificatore"), ebbe il merito di riunire, tramite guerre e negoziazioni diplomatiche, alcuni gruppi sparsi di beduini e di riuscire, alla loro guida, a prendere la città, ottenendo un ruolo che era stato in precedenza di Minei e Nabatei, quello di controllare le vie commerciali della costa ovest laddove transitavano le carovane annuali tra Siria e Yemen. Se è vero che l'autorità dei Quraysh non era totale, ma era, piuttosto, frutto di un patto tra clan dell'aristocrazia mercantile, non diversamente da quanto accadrà poi nella Repubblica di Venezia, è, comunque, altrettanto vero che, già all'inizio del VI secolo, il loro capoclan agiva come una sorta di monarca alla guida delle riunioni tribali, riuscendo, per altro, a sviluppare un lucroso commercio delle spezie sia con il nord che con il sud. Ciò fu possibile anche dal momento che le continue guerre in altre parti del mondo avevano causato la deviazione delle rotte commerciali dal trasporto marittimo a percorsi più sicuri via terra: l'Impero Bizantino aveva precedentemente controllato il Mar Rosso, ma la pirateria era in continuo aumento e un altro percorso che in precedenza attraversava il Golfo Persico e i fiumi Tigri ed Eufrate, era ora poco praticabile sia per le tassazioni imposte dall'Impero Sassanide, sia per le continue guerre che avevano riguardato tale impero, i Làkhmidi, i Ghassanidi e l'Impero Romano. Tutto ciò aveva avuto come risultato che l'importanza della Mecca come centro commerciale era arrivata persino a superare quella di città come Petra e Palmira [6]. La vicinanza dei Sassanidi, per altro, pur essendo spesso piuttosto "ingombrante", non sempre rappresentò una minaccia per la Mecca e, anzi, nel 575 d.C., funse da protezione delle città arabe contro l'invasione del Regno di Axum guidato dal leader cristiano Abraha: le tribù del sud dell'Arabia chiesero aiuto al re persiano Cosroe I, il quale si mosse
verso sud con un esercito di fanteria e una grande
flotta, ponendo il proprio quartier generale proprio
alla Mecca. Fu proprio l'intervento persiano a
impedire la diffusione verso est del Cristianesimo
in Arabia e senza di esso molto probabilmente il
Profeta Maometto, che era al tempo un ragazzo di sei
anni, sarebbe cresciuto sotto l'imperium della Croce
[7].In ogni caso, già entro la metà del VI secolo vi erano, in corrispondenza delle oasi, tre importanti insediamenti nel nord dell'Arabia, lungo tutta la costa sud-occidentale che confinava con il Mar Rosso, in una regione abitabile tra il mare e il grande deserto a est conosciuta come la Hejaz: nel centro del Hijaz vi era Yathrib, poi ribattezzata Medina, da "Madinatun Nabi", o "città del Profeta", 400 km a sud di Yathrib vi era la città di montagna di Ta'if città e, a nord-ovest di Medina, si trovava la Mecca. Anche se la zona vicino alla Mecca era completamente sterile, quest'ultimo era il più ricco dei tre insediamenti grazie all'abbondante presenza di acqua dovuta alla fonte dello Zamzam e alla sua posizione all'incrocio delle principali vie carovaniere. Le dure condizioni ambientali della Penisola Araba portavano ad un quasi costante stato di conflitto tra le tribù locali, ma una volta all'anno veniva dichiarata una tregua e tutti convergevano verso la Mecca in pellegrinaggio per rendere omaggio al santuario della Kaabah e bere alle fonti dello Zamzam. In quel periodo si svolgevano anche gli arbitrati delle controversie, la risoluzione dei debiti e le negoziazioni che facevano della fiera meccana il più importante centro di scambio commerciale del Paese. Tutto ciò compartecipava nel dare alle varie tribù un senso di identità comune e nel rendere la Mecca il centro focale dell'intera penisola. Carovane
di cammelli trasportavano costantemente pelli e
metalli dalle aree circostanti, favorendo la stipula
di alleanze tra meccani e tribù nomadi locali ma,
soprattutto, da qui transitavano le carovaniere che
portavano merci da altri continenti: dall'Africa e
dall'Estremo Oriente transitavano verso la Siria e
l'Iraq spezie, cuoio, medicine, stoffe e schiavi e,
negli scambi che inevitabilmente si tenevano in
questo snodo commerciale, la Mecca riceveva denaro,
armi, cereali e vino a loro volta distribuiti in
tutta l'Arabia, avendo, tra l'altro, firmato
trattati sia con i Bizantini che con i Beduini per
negoziare passaggi sicuri per le carovane a cui
fornivano acqua e diritti pascolo. In questo modo la Mecca divenne il centro di una libera confederazione di tribù clienti legate ai Quraysh, i quali, all'inizio del VII secolo, come ricorda lo stesso Corano, organizzavano ogni anno almeno due gigantesche carovane che univano il meridione arabo (oasi di Najrān) al settentrione siro-palestinese (centro di Gaza). Queste carovane, che raggiungevano a volte la consistenza di quasi 2.000 dromedari, percorrevano l'intera tratta lungo la cosiddetta "via del Ḥijāz" in poco più di 60 giorni e sostavano là dove era possibile far abbeverare bestie e uomini [8]. La Mecca non era solo una delle oasi principali ma, come visto, era fondamentale per l'importanza spirituale della Kaabah e questo favorì ulteriormente i Quraysh, dando loro una sorta di alone di santità come signori del tempio e, conseguentemente, giudici supremi per le dispute territoriali e detentori di un diritto di imposta sui pellegrini. Tale alone santo (oltre alla necessità di salvaguardare cospicui interessi commerciali) aveva, tra l'altro, sviluppato una sorta di etica propria della tribù, basata su tre elementi fondamentali: "spirito di taqarrush", cioè di unità di tutti i popoli arabi, senso di giustizia distributiva (come dimostra l'"Hilf al-Fudul", il disegno di legge del VI secolo volto a proteggere i mercanti in visita alla Mecca da abusi da parte di gente del posto) e "Ilaf", apertura alle altre culture e sincretismo religioso [9]. Proprio questi pilastri etici sembrarono essere messi in crisi dalla predicazione del Profeta, portando inizialmente i Quraysh a osteggiare l'Islam, ma questa è già un'altra storia...
NOTE:
(1) S. Khalaf, R. Saad
Khalaf, Arab
Society and Culture: An Essential Guide,
Saqi Books 2010, pp.42-89 passim.
(2) D. Powell Cole, Bedouins of the Empty Quarter, Aldine Transaction 1975, passim. (3) D. Chopra, Muhammad: A Story of God's Messenger and the Revelation That Changed the World, HarperOne 2009, pp. 21-23. (4) Riportato in F. McGraw Donner, The Early Islamic Conquests, ACLS Humanities E-Book 2008, pp.36 ss. (5) F.E. Peters, Mecca, Princeton University Press 1994, pp. 28-39. (6) R.S. Humphreys, Mu'awiya ibn abi Sufyan: From Arabia to Empire, Oneworld 2006, pp. 18-27. (7) A. Noth, L.I. Conrad, The Early Arabic Historical Tradition: A Source-Critical Study, vol.1, Darwin Press 1994, pp. 84 ss. (8) A. Hourani, A History of the Arab Peoples, Warner Books 1992, pp. 38-78 passim. (9) R. Aslan, No god but God: The Origins, Evolution, and Future of Islam, Random House Trade Paperbacks 2006, pp. 16-27 passim. |
©2011 Lawrence M.F. Sudbury