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AGIRA, CASTELLO SARACENO O SAN FILIPPO D'ARGIRò

a cura di Vita Russo

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I resti della struttura castellare.

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Agira  Agira


Epoca: probabilmente costruito nel secolo XIV su strutture preesistenti.

Conservazione: resti del castrum Sancti Philippi de Monte Argyri.

Come arrivarci: da Enna, percorrendo la A 19 sino all'uscita per Agira.

     

Cenni storici.

Agira, città di importanza archeologica, si trova nella media valle del fiume Salso e va ricordata geograficamente per la sua vicinanza ad un altipiano solfifero, per la sua discreta altitudine - si trova a più di 600 metri dal livello del mare - e per la sua vicinanza col Monte Teja, dove si trova uno dei simboli cittadini, il famoso castello presente come fortilizio in epoca bizantina ed araba, di reale costituzione sveva. 

Della posizione dell'abitato, abbarbicato sul monte, Michele da Piazza dà un'accurata descrizione: «erat in cacumine dicte terre conscructum, et terre predicte undique dominabatur».

Storicamente va ricordata come centro siculo, come colonia greca - Agyrion - nel 339 a.C. e romana, durante la cui dominazione la città cadde sotto il peso ingente dei grossi tributi. 

L'antica città ritorna nella documentazione storica fin dalla prima età normanna con il toponimo Mons Argirium o Sanctus Philippus de Monte Argyri, dovuto alla presenza di una chiesa e di un monastero eretti in onore di San Filippo siriaco almeno fin da età bizantina. Nel 1094 fu signore di San Filippo il comes de Auceto Guglielmo detto Malospatarius o Maloseporarius che, secondo quanto testimonia Pirri, concesse all'abate Ambrogio di Lipari «ecclesiam Sancti Philippi in Monte Argyrio cum terris et quinque villanis et etiam partem omnium decimarum terrarum suarum quas habet in territorio Montis Argyri». A detto abate nel 1095 il signore di San Filippo, Roberto, figlio di Guglielmo, dona dieci villani.

A partire dal 1187 la signoria di San Filippo finisce nelle mani dei de Parisio, fino al 1274, quando il borgo diventa terra demaniale.

Nell'età di Federico III vi si stanziano gli Spatafora, partigiani degli Alagona e dei Chiaromonte, assediando il castello. Quando più tardi i sovrani Martino e Maria concedono San Filippo ad un loro fedele, Pedro de Sanchez de Calatayub, la cittadina, istigata da Artale II Alagona, si ribella. Nel 1415 il castrum e la terra di Agira entrano a far parte dei beni dotali delle regine di Sicilia.

Il castello, che sovrasta dalla cima del monte il sottostante abitato e in particolare il quartiere "Lombardia", così chiamato per la presenza di immigrati gallo-italici, è attestato, in quanto tale, solo a partire dall'età angioina; le attestazioni delle fonti documentarie del XII secolo relative al castrum e castellum di San Filippo d'Agira in realtà sembrano alludere a tutto l'abitato. Gli storici e gli eruditi locali hanno a lungo affermato che le origini del castello risalgono ad epoca islamica; in realtà negli ultimi tempi si è fatta strada l'ipotesi assai probabile, sostenuta da Giuseppe Agnello, dell'esistenza sul sito di opere di fortificazioni fin dall'età antica. Riguardo il castello vero e proprio lo stesso studioso individua nell'architettura dell'edificio elementi propri delle fortezze sveve, ma non azzarda alcuna datazione; esclude, inoltre, importanti interventi costruttivi o anche solo di adeguamento in epoca moderna.

Del castello sopravvivono ruderi che consentono una ricostruzione parziale del complesso. Esso doveva essere circondato da una cinta muraria di cui sono visibili, sul lato ovest, la cortina intervallata da tre torri di pianta e dimensioni diverse. La prima torre, posta sull'angolo sud-ovest della cinta, ha pianta di trapezio rettangolo. Essa presenta all'esterno paramento regolare in blocchetti, totalmente differente dall'apparecchiatura incerta che caratterizza il tratto di muraglia che dalla torre prosegue in direzione nord. Della torre si è conservato, oltre il piano terra, la prima elevazione, separati all'interno da un solaio ligneo testimoniato dalle testate delle travi. La copertura del primo piano è una volta leggermente ogivale.

Lungo il muro che gurda a nord insisteva l'accesso principale del castello, guardato da una torre a pianta ottagonale, di cui sopravvivono, interrate, le mura perimetrali del piano inferiore coperto da una volta emisferica. Del piano superiore esistono ancora parte dei lati nord e nord/nord-est e una finestra strombata. Seguendo il corso immaginario del perimetro si incontra la terza torre a pianta quadrata, a cavallo di una scarpata naturale. Di essa rimane un solo vano coperto da volta a botte, illuminato, oltre che dalla porta, da due feritoie strombate. 

Alla terza torre segue un'altra lacuna muraria che all'angolo nord-ovest della cinta muraria doveva concludersi con la quarta torre, non più esistente. Dentro la cinta interna, anch'essa distrutta, tra i resti di altre costruzioni conserva la chiesetta di San Filippo. Nella parte sottostante si intravede un vasto ambiente semisotterraneo coperto da volta a botte sostenuta al centro da un arco, che quasi sicuramente fungeva da cisterna.

  

Per saperne di più:

D. Brocato, I castelli della provincia di Enna, Siracusa 1988; Castelli medievali di Sicilia. Guida agli itinerari castellani della Sicilia, Palermo 2001.

    

   

©2004 Vita Russo

    


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