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TUTTE LE FORTIFICAZIONI DELLA PROVINCIA DI ROVIGO

in sintesi

I castelli della provincia trattati da collaboratori del sito sono esaminati nelle rispettive schede. I testi presentati nella pagina presente sono tratti invece da altri siti internet: della correttezza dei dati riportati, castello per castello, sono responsabili i rispettivi siti.

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Adria (castello dell'Esarcato)

Adria, il ponte Castello, dal sito www.borghiautenticiditalia.it   Adria, dal sito www2.adria-mobil.com

«...Anche del Castello non rimane traccia. Sorgeva questo edificio a nord della città e dovrebbe essere rimasto sino alla fine del 1700. Se fossero visibili le antiche mura, il perimetro avrebbe i lati in via Carducci, piazza A. Mario, via Marconi e Arzeron e con difesa il ramo principale del Canal Bianco. Ritrovamenti delle antiche mura furono avvistate durante i lavori di restauro del vescovado e di alcuni edifici in riviera Roma».

http://digilander.libero.it/cris.rl/quaderni/adria.pdf


Ariano NEL Polesine (palazzo Estense o palazzo Zadra)

Dal sito www.polesineterratraduefiumi.it   La piazza principale di Ariano: a sinistra il palazzo Estense, dal sito www.turismofluvialeveneto.it

«Probabilmente costruito dagli Estensi, è un'opera monumentale, dotato di ben 15 saloni e di un immenso granaio, con un solo portone fortificato. Sul lato sinistro del fabbricato è posta una torre di ben 16 metri, che terminava con una cornice merlata. Il palazzo ha subito parecchie modifiche nel corso del tempo e attualmente è trasformato in abitazione».

http://www.polesineterratraduefiumi.it/pagine/scheda_comuni_ville.php?id=43&comune_code=delta1


Arquà Polesine (castello estense)

Dal sito picasaweb.google.com   Dal sito it.wikipedia.org

«Risale al 938 il primo documento che cita Arquà in una donazione alla chiesa di Adria da parte del feudatario Marchese Almerico. Già a quei tempi il centro era importante per la posizione di controllo sulla Pestrina, chiamata pure Fosse Filistine. Guglielmo III dei Marchesella -signore di Ferrara - vi fece costruire nel 1146 un castello per difendersi dagli Estensi, che già miravano alle terre polesane. Nel 1187 un figlio di Obizzo d'Este, sposando l'unica figlia ed erede di Adelardo, reggitore di Ferrara, venne in possesso del castello: ebbe così inizio la dominazione estense. Nel 1308 il castello fu centro della lotta tra due fratelli di casa d'Este che si contendevano il dominio di Ferrara. Nel 1395 il Marchese Nicolò d'Este cedette il Polesine ai veneziani, in cambio di un prestito 50 mila ducati. Arquà, passata sotto il nuovo padrone, acquisì importanza strategica data la sua posizione di transito tra Venezia e Ferrara. Il castello rimase nelle mani dai veneziani fino al 1438, anni in cui Venezia lo cedette agli Estensi, per evitare l'alleanza di costoro con il duca di Milano. Ma già nel 1482 i Veneziani si riappropriarono del castello, in seguito alla "guerra del sale", scoppiata contro gli Estensi. Il castello fu in seguito comperato dalla nobile famiglia veneta Diedo che lo abbellì con affreschi. ...  Monumento medioevale più rilevante e meglio conservato nel Polesine, il castello di Arquà è sopravvissuto a tutte le fortezze costruite lungo il Canalbianco, che in quel tempo era la via d'accesso principale. Il complesso si compone di una torre merlata medioevale (suddivisa in tre piani), di un corpo di fabbrica che si apre verso il cortile con tredici arcate seicentesche, dal granaio e dalle scuderie. Conserva ancora il fossato tutto intorno e per accedervi occorre superare un ponte, non più levatoio, ma sufficiente a richiamare l'originaria sensazione di accesso al castello. Nel castello di Arquà rivive in una sala, sulle quatto pareti, in un affresco cinquecentesco, il mito di Fetonte, figlio del Sole, che drammaticamente finì la sua vita sulle rive del fiume Po, un tempo Eridano. ...».

http://www.magicoveneto.it/Rovigo/ArquaPolesine/ArquaPolesine_CastelloEstense.htm (a cura di Emanuela Chiaron)


Arquà Polesine (villa Pasqualini Canato)

Dal sito www.magicoveneto.it   Dal sito www.magicoveneto.it

«Il Casino di caccia estense, ad Arquà Polesine (Ro), ora villa Pasqualini-Canato, è un esempio di architettura rurale, situato vicino ad un antico percorso romano. Il marchese Alberto d’Este nel 1393 lo lasciò in eredità al figlio Nicolò III che oberato dai debiti, nel 1412, lo cedette al nobile Andrea Durazzo con obbligo di vassallaggio. Sigismondo a metà ’500 fece dei lavori di ampliamento aggiungfendo due ali al piano rialzato, alcuni locali, cantina e soffitte. Nel 1720 dopo alcuni restauri acquistò una fisionomia di palazzo del ’700 e nel 1752 fu consesso in affitto al vescovo Pellegrino Ferro. La dimora venne definitivamente venduta il 22 dicembre 1756 alla famiglia nobile veneziana Cavalli e nel 1760 ai Cecchetti, piccoli proprietari terrieri che nei primi secoli dell’’800 attuarono modifiche interne ed esterne. Nel 1850 il giardino venne trasformato in parco con ponticelli, grotte, giochi d’acqua, svariate piante e sentieri disseminati di reperti antichi; venne inoltre costruita la torretta neogotica. Antonio Cecchetti realizzerà un frutteto industriale ed esperimenti agrari. Nella seconda guerra mondiale la casa divenne rifugio per gli sfollati e successivamente suddivisa venne affittata. Ridotta a rudere nel 1968, grazie ad un intervento di attento restauro, dell’architetto Canato, riacquistò l’antico splendore. L’architettura è di origine ferrarese: rivestimento in cotto, dentelli nel sottotetto, alto zoccolo inclinato, due camini. L’interno è suddiviso in un salone centrale con travi in legno, dal quale si accede alle altre stanze. Sulla facciata posteriore sono collocati stemmi gentilizi. Intorno il parco romantico di fine ’800 con torretta neogotica ed altre curiosità. Il muro di cinta è del ’700. La leggenda racconta che l’edificio fosse collegato con un passaggio segreto al castello».

http://www.rovigobox.it/index.php?action=notizie&idcat=192&modvis=6&chsez=1


Arquà Polesine (villa Torelli Sarti)

Dal sito www.deltadelpo.net   Dal sito www.magicoveneto.it

«Villa Torelli è sita a Val Molin di Mezzo ai confini del territorio di Arquà Polesine (Ro), lungo il corso del Canal Bianco. Di origine quattrocentesca, alcuni ipotizzano fosse un casino Estense, fu ampliata e ristrutturata a fine ’700 e dotata di oratorio costruito in golena e abbattuto in questo secolo per lavori idraulici. è divisa in tre piani: terra, nobile e granaio. La cornice dentellata in cotto sotto la grondaia è elemento di origine Estense. Dall’ingresso principale si accede al piano nobile, attraverso una gradinata ottocentesca. Completano la facciata due ali laterali».

http://www.rovigobox.it/index.php?action=notizie&idcat=213&modvis=6&chsez=1


Baricetta (villa Grassi Baroni)

Foto di lancil8, dal sito www.panoramio.com   Foto di selavaben, dal sito www.panoramio.com

«Il nome [Baricetta] compare già nel 1490 come "Berizetus" o "Barizetus" o secondo alcuni "valle Barizeta" (luogo basso). Grande concordanza trova la conclusione che il toponimo derivi dalla lingua gallica "barros" che significa ciuffo, cespuglio di canne palustri, e ripreso dal veneto "baro" o "barena". Come nucleo abitato sorge attorno al 1700 all'epoca della bonifica dell'agro adriese. L'avvio dell'opera fu dato dai conti Grassi-Tornielli che fecero costruire una grande fattoria con la tipica barchessa, poi proprietà Baroni. Attorno a questa grande costruzione (che alcuni vorrebbero progettata dal Palladio) ne sorsero altre tanto da trasformare, ad un certo momento, una fattoria in un agglomerato di case».

http://www.comune.adria.ro.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/166


Bergantino (castello o palazzo Diani)

Foto di lancil8, dal sito www.comune-italia.it   Foto di Alessandro1978, dal sito www.panoramio.com

«Palazzo Diani, detto anche Castello Diani per le sue origini. Sorge sul lato settentrionale della piazza, caratterizzato da una torretta centrale eretta nel XVI secolo da Giovanni Romei, nominato conte di Bergantino dagli Estensi, sulle macerie di un fortilizio distrutto dai Veneziani nel 1482 durante la Guerra del Sale. Nel 1841 Carlo Diani, che ne divenne proprietario, fece togliere il ponte levatoio ed otturare la fossa che ancora circondava l'edificio».

http://www.sbngs.it/italia--veneto--rovigo/turismo--redazionali--comuni-italia/comuni-italiani-bergantino-provincia-di-rovigo-note-ed-informazioni/7403


FICAROLO (villa Schiatti Giglioli)

Dal sito www.comune.ficarolo.ro.it   Dal sito http://sestaera.blogspot.it

«L'edificio è stato costruito sul terminare del 1500, per volontà della famiglia ferrarese degli Arienti. Dopo essere passata per breve periodo alla famiglia Schiatti, la villa fu venduta nel 1600 alla potente dinastia dei Saracco, di nobili origini pavesi, che la mantennero a lungo fino all'Ottocento, quando fu ceduta alla famiglia Giglioli, una delle più potenti casate del Polesine, la quale nel 1921 a sua volta la donò al Comune di Ficarolo, che con radicali ed impietosi adattamenti all'interno la adibì per alcuni decenni a sede municipale. La villa ci appare poderosa e austera, chiaramente ispirata ai dettami dell'architettura militare estense e nettamente estranea ai precetti della villa signorile veneta. L'edificio è servito da esempio per altre ville più recenti costruite nei secoli nei paesi vicini, come quelle settecentesche di Calto e Stienta ed altre nella vicina Bondeno e dintorni. Il corpo centrale si presenta con mattoni a vista e con bianco cornicione dentellato, sul tetto ha due caratteristici camini, è affiancato da due torri sporgenti con tetto a padiglione e sormontate da pinnacoli con banderuole. Potrebbe quasi ricordare l'antico castello distrutto, che la leggenda vuole sorgesse proprio sullo stesso luogo, fatto però non attestato da nessun documento, ma certo è che una volta scomparso il castello, la storia di Ficarolo passò per questa villa. Da notare l'elegante scalone esterno a due rampe, aggiunto nell'ottocento e le lapidi marmoree affisse sulla facciata, che testimoniano le soste e i passaggi per questa villa di illustri ospiti, tra cui spicca certamente la Regina Cristina di Svezia, che vi sostò nel 1600. All'interno ci accoglie subito lo splendido salone consigliare, con soffitto a cassettoni, travi di legno e alcuni stucchi e colonne. Al centro del pavimento ammiriamo una grande rappresentazione marmorea dello stemma ficarolese. Altri locali e del piano nobile e del seminterrato ospitano apprezzabili stanze, stucchi e qualche dipinto a grottesche. Tutto attorno l'edificio si trova un grande parco di impronta romantica e paesaggistica: i monumentali alberi secolari, disposti senza un ordine apparente, in realtà sono frutto di un preciso studio, che segue il libero prodursi della natura e il susseguirsi delle stagioni. Il giardino in passato aveva dimensioni ben più ampie, arrivando sino al Po e andando oltre la circonvallazione che lo circonda. Era dotato di un'enorme stalla, distrutta negli anni '70 per far posto al moderno edificio delle scuole medie. Dove ora si trova la funzionale area sportiva del campino, con campo di calcetto, basket e pallavolo e una pista di pattinaggio, era il Foro Boario, dove si commerciava il bestiame».

http://www.comune.ficarolo.ro.it/index.php?option=com_content&view=article&id=92&catid=8&Itemid=17


Fratta Polesine (villa Badoer)

Foto di MarcoK, dal sito it-wikipedia.org   Foto di MDanieli, dal sito http://italia.indettaglio.it

«Villa Badoer, detta La Badoera, sorta a Fratta Polesine tra il 1555 ed il 1557 "... ove era anticamente un castello di Salinguerra da Este..." (A. Palladio, I Quattro Libri dell'Architettura, Venezia, 1570) è una delle più prestigiose del Veneto. Il progetto e la realizzazione furono affidati da Francesco Badoer, discendente di una nobile famiglia veneziana, ad Andrea Palladio, uno dei massimi architetti italiani del '500 (Andrea di Pietro della Gondola, detto Andrea Palladio, Padova 1508- Maser - Treviso 1580). La Badoera è costituita da un corpo centrale, destinato a residenza dei nobili proprietari, cui sono annesse (mediante la diramazione della scala centrale in due rampe laterali) due barchesse, che chiudono a semicerchio il prato antistante. La facciata, completata da un elegante frontone, è ornata da un monumentale pronao (spazio delimitato da colonne o pilastri, all'esterno o all'interno della facciata di un edificio), al quale si accede percorrendo un'ampia scalinata. Prestigioso l'interno, suddiviso in un salone centrale ed in vani attigui, decorati con affreschi realizzati da Pierfrancesco Giallo Fiorentino alla fine del sec. XVI. Le immagini rappresentano scene mitologiche (alcune delle quali legate al territorio) e grottesche (ornato che interpreta motivi decorativi derivati dall'antichità classica).veduta Nel corso del '700 si procedette all'allungamento delle due barchesse ad emiciclo, alla risistemazione degli interni ed alla posa dello stemma della famiglia Moncenigo sul frontone. Nel gennaio 1995 è stato redatto, dalla provincia di Rovigo, un progetto generale di completamento del restauro e riuso funzionale di Villa Badoer. ...».

http://www.provincia.rovigo.it/portal/page/portal/PG_PROVINCIA...


Lendinara (palazzo Comunale, torre dell'Orologio)

Dal sito www.percorsidistoriaecultura.it   Dal sito www.comune.lendinara.ro.it   Dal sito www.rovigooggi.it

«Eretto anch'esso dagli estensi nel XIV sec., è sede del Municipio di Lendinara. La facciata in laterizio è divisa in due piani: quello inferiore consiste in un porticato ad arcate sorrette da colonne di marmo mentre il piano superiore è scandito da quattro finestre rettangolari. Tra le due finestre centrali è collocata una nicchia con una statua della Madonna col Bambino (1618) che riprende il simulacro della Beata Vergine del Pilastrello. Nel Seicento al Palazzo Comunale venne annesso l'adiacente edificio del Monte di Pietà del 1501. All'interno del palazzo si trova la “sala canoziana” nella quale si può ammirare la grata monacale lignea ad intaglio e traforo (1447 ca.) realizzata in stile gotico dai celebri fratelli lendinaresi Lorenzo e Cristoforo Canozi. Nella sala si trova anche l'interessante carta topografica di Lendinara di Gaspare Mazzante, risalente al 1690. Al piano inferiore si trova lo storico Caffè Maggiore che dà sulla loggia del Palazzo» - «La Torre civica situata in piazza Risorgimento a Lendinara ... comunemente detta Torre dell'Orologio ... dopo il terremoto del 2012 ha avuto dei crolli strutturali. Per questo sono state tolte le campane e l'ingranaggio originale dell'orologio che è stato messo attualmente nell'ufficio Iat. Anticamente questa torre era una delle entrate della città-castello. Venne trasformata in torre campanaria e dotata di un grande orologio solo nel seicento. È caratterizzara da una struttura quadrangolare, divisa in quattro piani ed è munita di merli».

http://www.percorsidistoriaecultura.it/it/punto/33/Palazzo-Comunale - http://www.rovigooggi.it/articolo/2015-03-03/l-antica-entrata...


Lendinara (palazzo Pretorio)

Dal sito www.veneto.eu   Dal sito http://camorosinibb.altervista.org   Dal sito www.comune.lendinara.ro.it

  

«Si tratta di uno dei più antichi edifici estensi nel Polesine, esso infatti risale alla fine del Trecento. Nacque come castello, sede civile e militare dell'autorità estense, in un primo tempo, ed in seguito veneziana. È costituito dalla torre Maistra, alta 25 metri, e da un edificio più basso dotato di merli e di un grande portale. Venne utilizzato in tempi più recenti come carcere, tanto da essere spesso chiamato dai cittadini col termine “'e presón”. Oggi è sede dell'annuale mostra di presepi che attira appassionati e devoti della zona e non solo. All'interno, in quella che probabilmente era la cappella del palazzo, si trova un interessante affresco raffigurante la Madonna in trono col Bambino (1509) attribuito a Boccaccio Boccaccini».

http://www.percorsidistoriaecultura.it/it/punto/32/Palazzo-Pretorio


Lendinara (resti di Castel Trivellin)

Dal sito www.deltapocard.it

a cura di Stefano Favero


Lusia (torre di villa Morosini)

Foto di Patrizio Rigobello, dal sito http://www.comune-italia.it   Dal sito http://commons.wikimedia.org

«Il Castello di Lusia, ubicato in posizione strategica sulla sponda destra dell’Adige, si trova tra Rovigo e Lendinara. Il Castello di Lusia è stato verosimilmente costruito attorno al 1100 dagli Estensi. Il suo assetto medievale è purtroppo scarsamente documentato, ma, secondo l’opinione di molti, il castello sarebbe sorto sui resti di una fortificazione preesistente di epoca romana, forse edificato a difesa dai Barbari. Sotto la dominazione veneziana, a partire dal ’500, Lusia conosce un lungo periodo di pace. Per questo motivo il castello perde la sua funzione militare e viene privato di ogni apparato bellico.  In una mappa del 1564 rappresentante i beni pertinenti alla scuola di San Rocco di Venezia, la struttura appare composta da due corpi di fabbrica affrontati. Successivamente (XVII secolo) i Morosini lo trasformarono definitivamente in casa di villeggiatura, come appare dalle perticazioni del 1616 in cui essa risulta ormai una vera e propria corte rurale, consistente in “un casamento, seu un palazzo da patron, murato, solarato, cupato, con colombara, stalla et corte murata et cupola, horto et forno”. Un disegno del 1691 e il castello veneto del 1775 danno invece testimonianza dell’avvenuto ampliamento per opera del Doge Francesco Morosini attorno alla metà del ’600: la villa appare organizzata non più attorno ad un’unica corte, bensì a due corti tra loro adiacenti circondate da mura. Gli edifici sono tre: un edificio padronale fiancheggiato da due torri merlate a nord, una costruzione centrale, e un casamento porticato con due colombaie agli angoli sud-est e sud-ovest. L’aumento delle dimensioni della villa e le modifiche ad essa apportate sono descritte in una lapide databile attorno al 1650, ora ubicata nel parco della rimembranza di Lusia. La villa restò di proprietà Morosini fino alla fine del 1889 quando venne venduta alla famiglia Oliva. Nel 1935 fu acquistata dal Comune, che la restaurò e la adattò a sede del comune e delle scuole elementari. Nel 1942 il primo tentativo di instaurare un mercato all’ingrosso di prodotti orticoli venne effettuato proprio in un locale della villa. Dalle foto antecedenti la seconda guerra mondiale si evince la struttura edilizia del maestoso complesso: la facciata settentrionale dell’edificio padronale, imponente e compatta, era coronata da merlature, così come le torri laterali. L’ingresso principale presso l’argine dell’Adige era connotato da pilastri e dava su un giardino cinto da mura dotate di statue decorative. Si accedeva poi al salone d’ingresso (ornato di dipinti e stucchi) attraverso un ponte. Il fronte meridionale del corpo principale, più arioso e dotato di un maggior numero di forature, si affiancava sulla corte interna delimitata a est e a sud da annessi particolari, mentre sul lato occidentale il muro di cinta era interrotto da un cancello con pilastri sormontati da statue che dava sulla strada.  Sulla seconda corte si affacciavano altri annessi porticati, caratterizzati da due torri colombaie. Il 20 aprile 1945, allo scopo di rallentare la ritirata dei tedeschi, gli alleati bombardarono il ponte stradale, distruggendo più di metà del paese, castello e chiesa compresi.

Dopo il bombardamento del 1945 restavano ancora in piedi diverse parti del castello, tra cui parte del muro di cinta, alcuni edifici rurali e le ali esterne del palazzo padronale, colpito essenzialmente nella sua parte centrale. Anche ciò che si era salvato fu però abbattuto e spianato durante le ricerche di possibili superstiti. Per questo ciò che resta del castello oggi sono solo la torre nord-est, abitata fino al 1983 e recentemente restaurata, e una colombaia, adattata ad abitazione. La torre, alta 22 metri, è costituita da un basamento a tronco di piramide, e si sviluppa su 3 piani collegati tramite una scala a chiocciola marmorea composta da 128 gradini, e un coronamento con merlatura. È interamente costruita in muratura, con laterizi regolari e di buona fattura. I muri arrivano ad avere uno spessore di 65 cm. Ciascun piano comprende 3 vani, uno dei quali occupato dalla scala, gli altri due da stanze con soffittatura a volte poggianti su peducci. La pavimentazione del secondo e terzo piano è originale. Esternamente la torre presenta bugnature decorative che ne adornano i fianchi e le finestre. Sono ancora visibili le tracce di giunzione della torre con l’edificio padronale sulla parete ovest e con un casamento rustico sulla parete sud, andati abbattuti, ovvero le forature dovute a inserimento di filagne e travi. I merli sono in cotto, evidentemente di buona fattura poiché ben conservati. La torre ha una pendenza di 53 cm. ...».

http://www.spaziopadova.com/SalvaVeneto/ctgIntern/forti/castello_di_arqu%C3%A0_polesine.htm


Rovigo (porte)

Foto di Threecharlie, dal sito it.wikipedia.org   Foto di Mikebond, dal sito www.virtualtourist.com

«Nel Settecento, Rovigo era circondata da un’ampia cinta di mura: cinque porte e un portello permettevano l'accesso alla città. Di queste porte soltanto due rimasero, quella di Sant’Agostino e quella di San Bartolomeo (o San Bortolo); le altre tre, cioè quella d'Arquà, quella di San Giovanni e quella di San Francesco, furono demolite nell’Ottocento. Il portello (così chiamato perché più piccolo delle altre porte) fu distrutto nel 1823. La porta di San Bartolomeo (o San Bortolo), che prende il nome dalla chiesa extra moenia di San Bartolomeo Apostolo, fu eretta tra il 1482 e il 1486, sotto il dogato di Giovanni Mocenigo, in coincidenza con il passaggio della città al dominio della Serenissima. Si tratta di una porta in cotto, a unico fornice, merlata e adorna di stemmi nobiliari. Il relativo arco è sovrastato su entrambi i lati da una cornice, secondo lo stile del Sansovino».

http://guide.travelitalia.com/it/guide/rovigo/porta-san-bortolo/


Rovigo (resti del castello: torre Donà e torre Grimani o torre Mozza)

Dal sito http://visitrovigo.com   Dal sito http://cartoline.tuarovigo.org

«Intorno al 920 il Castello fu eretto dal vescovo di Adria, Paolo Cattaneo. Esso rappresenta il reperto urbanistico più antico della città. Ignoti sono il progettista e l’esecutore dell’opera; è invece certo che il Castello accolse la sede vescovile ed ebbe funzione difensiva contro le scorrerie degli Ungari. Si ritiene che, in origine, fosse una rudimentale fortificazione, composta da una torre cinta da una palizzata. La struttura fu poi modificata e ampliata, fino a diventare una vera e propria fortezza, cinta da mura merlate e da un fossato e dotata di ben otto torri. Vi si accedeva attraverso due ponti levatoi. Al centro della fortezza si elevava il mastio, tuttora esistente, chiamato Torre Donà: alta più di sessanta metri, essa è una delle maggiori torri medievali italiane. Nei pressi sorge la Torre Grimani, chiamata “Torre mozza” perché parzialmente crollata. Entrambe le torri sono pendenti. Simbolo della città, il Castello – che oggi prospetta su Piazza Matteotti – fu sempre considerato proprietà comunale. Quando, nel 1482, Rovigo si sottomise a Venezia, fu stabilito che la Serenissima dovesse mantenere, riparare ed eventualmente rifare – a proprie spese – le mura e le fortezze. Nel 1598 il Consiglio Rodigino concesse al nobiluomo Niccolò Denudo – a titolo di livello perpetuo – il Castello e le sue pertinenze, con l'obbligo di buona conservazione. Nel 1771 i patrizi Donà iniziarono la demolizione della torre col pretesto di pubblico pericolo, ma nella causa loro intentata dai cittadini, ebbero torto. II successore dei Donà, conte Marco Grimani, nel 1836, demoliva parte delle mura; ma la demolizione fu fermata dalle autorità».

http://guide.travelitalia.com/it/guide/rovigo/castello-rovigo/


Rovigo (torre Pighin)

Dal sito www.geolocation.ws   Dal sito www.rovigooggi.it

«Torre Pighin è l'unica torre di cinta rimasta a Rovigo. Originariamente la torre, avendo funzione solo di difesa, era aperta verso l'interno. Nel '700 è stata costruita al suo interno un'abitazione privata, conferendo così al monumento un aspetto veramente particolare. Torre Pighin è l'unica torre rimasta fra quelle che sorgevano lungo la cinta muraria di Rovigo. La torre aveva una funzione principalmente di difesa della città: la sua altezza altezza consentiva una maggiore comodità di avvistamento. La torre in origine era aperta verso l'interno della città, perchè aveva una finalità esclusivamente di difesa e non abitativa. Probabilmente al parte aperta era provvista di alcuni piani in legno, collegati fra di loro da scale a pioli. A seguito dell'evoluzione delle tecniche militari, la torre perse importanza e nel '700 fu trasformata in un'abitazione, aggiungendo la parete mancante. Nel corso del'800 e del '900 la convivenza di un'abitazione privata all'interno di una proprietà pubblica (la torre) rese spesso complicati gli interventi di restauro. Solo alla fine del '900 Torre Pighin è stata ristrutturata ed ora si può ammirare in tutta la sua particolarità».

http://visitrovigo.com/it/tempolibero/visitare/monumenti/torre-pighin


Sariano (castello o Casa Pepoli)

Foto di di Luca Rigato, dal sito www.comune.trecenta.ro.it   Dal sito www.comune.trecenta.ro.it

«XVI secolo. L'edificio, di proprietà della Famiglia ferrarese dei Contrari e successivamente ereditato dalla Famiglia Pepoli, presenta caratteri cinquecenteschi e si lega ad una tipologia costruttiva rara nel Veneto e del tutto eccezionale nel Polesine. Il complesso architettonico è molto armonioso e gode di una sua solitudine originaria, che ha fatto delle sue adiacenze uno degli angoli più suggestivi di tutto il territorio polesano. Salendo in cima alla torre si gode la vista di tutta la pianura circostante, dal Tartaro al Po».

http://www.prolocotrecenta.it/trecenta%20pillole/palazzi%20e%20chiese/castello.htm


Trecenta (palazzo Pepoli o Palazzon)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito http://spazioinwind.libero.it/trecenta

«Risale al XVI secolo, già possedimento della famiglia dei Contrari, poi ereditato dalla Famiglia Pepoli di Bologna nell'ambito del Ducato di Ferrara. Ultima proprietaria del palazzo la famiglia Spalletti, la quale nel 1987 lo ha donato alla Regione del Veneto per il suo recupero e la sua valorizzazione. Si può definire il più interessante fra gli edifici nobiliari della zona; presenta caratteristiche tipicamente ascrivibili ai moduli costruttivi del secondo Rinascimento ed ha un'architettura tipicamente emiliana. Attualmente, a seguito degli interventi di restauro effettuati ai sotterranei ed ai piani nobili, viene impiegato a livello locale e polesano per ospitare iniziative a carattere turistico-culturale».

http://turismo.provincia.rovigo.it/pagine/scheda_comuni_ville.php?id=24&comune_code=canalbianco13


      

 

 

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