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TUTTE LE FORTIFICAZIONI DELLA PROVINCIA DI GROSSETO

in sintesi

I castelli della provincia trattati da collaboratori del sito sono esaminati nelle rispettive schede. I testi presentati nella pagina presente sono tratti invece da altri siti internet: della correttezza dei dati riportati, castello per castello, sono responsabili i rispettivi siti.

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Montauto (rocca Aldobrandesca o Roccaccia)

Dal sito https://picasaweb.google.com   Dal sito www.gruppodellerbario.it

«Nel comune di Manciano, sulle colline che delimitano la pianura maremmana, al confine con il Lazio, sono visibili i ruderi dell’imponente rocca detta la Roccaccia di Montauto. Oggetto di una donazione fatta da Carlo Magno alla Badia delle Tre Fontane a Roma, nel XIII secolo il castello fu ceduto agli Aldobrandeschi, quindi nel XIV passò a Orvieto e infine, all'inizio del XV, a Siena, ormai ridotto a un rudere. Nel 1557, quando si costituì lo Stato dei Presidi, la rocca fu ceduta dal Re di Spagna al Granduca Cosimo I. La posizione del castello, dal quale si poteva osservare il litorale e mantenere i collegamenti con le torri costiere, favoriva la difesa di tutto l’entroterra maremmano e infatti questa zona non subì attacchi pirateschi. L’edificio si articolava originariamente su più piani: quelli in alto dovevano servire da residenza del signorotto locale, mentre quelli inferiori servivano ad ospitare il numeroso presidio di uomini armati. La porta di accesso era dotata di un ponte levatoio, indice questo della sua funzione di rocca fortificata».

http://www.parcodeglietruschi.it/cda/pte/view/scheda.jsp?ID=11421&OTYPE_ID=1383&Lang=LANGIT&CAT_PARENT=10808&CAT...


Monte Antico (castello)

Dal sito www.castellodimonteantico.it   Dal sito www.castellodimonteantico.it

  

«Il castello di Monte Antico, a pochi chilometri dal confine con la provincia di Siena, è uno dei più suggestivi insediamenti del territorio di Civitella Marittima. Posto su un colle che domina la valle dell'Ombrone, offre un suggestivo panorama che ha il Monte Amiata come sfondo. Fin dal IX secolo esistevano in questa località una rocca e un’importante pieve, dapprima posta sotto il controllo delle monache senesi di Montecelso, poi rivendicata dai monaci di San Lorenzo dell'Ardenghesca. L’edificazione del castello ebbe invece luogo nel corso del XIII secolo; dominio delle importanti famiglie senesi dei Buonsignori, dei Salimbeni e dei Tolomei, nel 1438 Monte Antico passò sotto il diretto controllo della Repubblica di Siena. L’insediamento, circondato da una cinta muraria, comprende il palazzo signorile, molto rimaneggiato nel corso dei secoli. All’esterno presenta un’interessante facciata con finestre a bifora e, nella parte inferiore, una serie di arcate e un ballatoio con scalinata di accesso; all’interno si conservano interessanti affreschi.  Il piccolo borgo, che si estende all’interno delle mura, comprende diversi edifici, tra i quali si segnalano le antiche scuderie, ampi locali coperti da volte a crociera. Dopo anni di abbandono, adesso il castello è sede di un albergo che ospita anche iniziative culturali e conferenze».

http://www.parcodeglietruschi.it/cda/pte/view/scheda.jsp?ID=11516&OTYPE_ID=1383&Lang=LANGIT&CAT_PARENT=10808&CAT_ID=10294


Monte Argentario (fortezza del Pozzarello)

Dal sito www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com   Dal sito www.neogeo.unisi.it

«Il Forte del Pozzarello sorge sull’omonima collina nelle vicinanze del tratto costiero del Monte Argentario ed è l’ultima delle ad esser stata costruita in questa zona. L’edificazione della fortezza avvenne nella seconda metà dell’Ottocento con lo scopo di proteggere il tratto costiero di Porto Santo Stefano. Questo tratto di costa avrebbe dovuto ospitare la base della Marina Militare Italiana e, inoltre, era ritenuto il tratto più debole in caso di irruzione nemica vista la sua vicinanza alla neocapitale Roma. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu predisposta una contraerea per evitare i bombardamenti e negli anni Settanta fu chiusa e abbandonata. Il Forte del Pozzarello è circondato da fossati e ha una serie di guardiole che venivano utilizzate nelle esercitazioni. Per entrare nella fortezza bisogna varcare una porta doppia. Ci sono una molteplicità di aree interrate e nascoste precedentemente utilizzate come nascondiglio in caso di pericolo».

http://www.geoplan.it/luoghi-interesse-italia/monumenti-provincia-grosseto/cartina-monumenti-monte-argentario/monumenti...


Monte Argentario (torre Avvoltore)

Dal sito http://tuscany-latium-tourism-dmo.blogspot.it   Dal sito www.neogeo.unisi.it

«La Torre dell'Avvoltore, o più semplicemente Torre Avvoltore, si trova all'estremità sud-orientale del Monte Argentario, sulle pendici di un promontorio situato alcuni chilometri a sud-ovest di Porto Ercole, raggiungibile attraverso la strada panoramica costiera. La torre fu costruita dagli Aldobrandeschi in epoca medievale come punto strategico di avvistamento verso sud; successivamente, entrò a far parte della Repubblica di Siena continuando a svolgere le originarie funzioni. Proprio i Senesi nel 1459 ricostruirono interamente la struttura difensiva, conferendole l'attuale aspetto fortificato. Dalla seconda metà del Cinquecento la torre divenne uno dei punti di riferimento del sistema difensivo dello Stato dei Presidi; nel 1566 gli Spagnoli effettuarono una serie di lavori di riqualificazione e potenziamento del complesso, per meglio integrarlo nel più funzionale e moderno dispositivo difensivo costiero, nell'ambito del quale svolgeva efficaci funzioni di avvistamento e di segnalazione, potendo comunicare visivamente con il Forte Stella a est (la Torre dell'Acqua risultava già abbandonata) e con Torre Ciana a ovest. La torre fu gradualmente dismessa a partire dalla prima metà dell'Ottocento, dopo l'annessione del Monte Argentario al Granducato di Toscana; la sua definitiva chiusura e la vendita a privati avvenne comunque dopo l'Unità d'Italia. I restauri effettuati durante il secolo scorso hanno permesso di conservare integralmente l'antica fortificazione costiera. La Torre dell'Avvoltore si presenta come una possente struttura a pianta quadrangolare, con imponente basamento a scarpa cordonato che nell'insieme presenta una volumetria troncopiramidale su cui poggia la parte superiore dell'edificio turriforme. La porta di accesso si apre al piano rialzato, in posizione angolare destra, su uno dei lati rivolti verso terra; è raggiungibile attraverso una rampa esterna di scale, originariamente munita di ponte levatoio terminale in seguito sostituito da uno ligneo fisso. Le pareti esterne alternano alcuni tratti rivestiti in pietra ad altri con intonaco scialbato; una serie di feritoie ed alcune finestrelle quadrangolari si aprono ad altezze diverse, pur corrispondendo esternamente nell'insieme ai rispettivi livelli in cui è articolato il complesso. La parte alta è priva di coronamenti sommitali, pur essendo visibili due mensole sporgenti che interessano rispettivamente il lato orientale e quello meridionale. La torre è circondata nell'insieme da una serie di alte e spesse cortine murarie di cinta, munite anch'esse di feritoie, che garantivano un ulteriore dispositivo di sicurezza alla struttura difensiva delimitandola sui tre lati rivolti verso terra. Tra le cortine murarie del fortilizio esterno e l'edificio turriforme si trova un edificio annesso, attualmente ad uso abitativo, che in passato era adibito anch'esso a funzioni militari. Il fortilizio protettivo esterno risale agli interventi di riqualificazione effettuati dagli Spagnoli nella seconda metà del Cinquecento».

http://www.monteargentario.net/le-torri-dell-argentario.html (a cura di Fabrizio Arienti)


Monte Argentario (torre delle Cannelle)

Dal sito www.monteargentario.it   Dal sito www.neogeo.unisi.it

«La torre sorge vicino al mare, a ridosso della spiaggia da cui prende il nome. Fu costruita dai senesi verso la fine del XV secolo e certamente riadattata in seguito dagli Spagnoli per adeguarla alle nuove esigenze militari. La sua posizione era di grande importanza in quanto presidiava un punto di approdo molto ambito dai corsari per la presenza di un arenile, assai raro sulle coste dell'Argentario, e di una cospicua sorgente per i rifornimenti delle navi. La torre, pervenutaci in ottimo stato, ha un insolito corpo prismatico di sezione esagonale su un basamento scarpato e cordonato. In sommità, su alcuni lati sono presenti beccatelli evidentemente destinati al sostegno di strutture sporgenti successivamente scomparse. Al pari dell'adiacente torre della Maddalena, la terrazza ha un alto muro di protezione, dalla parte del monte, per proteggere i torrieri dai tiri degli assalitori colà annidati. Lo spazio interno è suddiviso in due locali, con quello inferiore adibito a magazzino con la cisterna dell'acqua e quello superiore, ulteriormente frazionato da un'impalcatura in legno, per l'alloggio della guarnigione. Un ampio ed articolato recinto cinge la torre appoggiandosi ad essa su due lati. Attualmente è proprietà privata».

http://www.capodomo.it/Torri/Cannelle.htm (a c. di Raul Cristoforetti)


Monte Argentario (torre di Capo d'Uomo)

Dal sito www.neogeo.unisi.it   Dal sito www.moveaboutitaly.com

«La Torre di Capo d'Uomo è una torre costiera situata nel comune di Monte Argentario, a circa 350 metri s.l.m., sulla vetta dell'omonimo poggio, che si eleva nella parte sud-occidentale del promontorio dell'Argentario, in posizione dominante verso il mare, pressoché a metà strada tra le frazioni di Porto Santo Stefano e Porto Ercole. La torre fu costruita in epoca medievale molto probabilmente dagli Aldobrandeschi, prima che gran parte dei loro territori entrasse a far parte della Repubblica di Siena, ove venne inglobato interamente il promontorio dell'Argentario. Nella seconda metà del Cinquecento la torre divenne un riferimento fondamentale per il sistema difensivo dello Stato dei Presidi, potendo inviare segnalazioni luminose tra la Torre di Cala Piccola e la Torre della Maddalena, tra loro impossibilitate a comunicare visivamente. La torre continuò a svolgere per secoli le originarie funzioni di avvistamento a cui era adibita, venendo definitivamente dismessa soltanto in epoca ottocentesca. La sua posizione in un luogo impervio e difficilmente accessibile fece sì che non ci fosse l'interesse all'acquisto da parte di privati, e così l'antica struttura difensiva andò incontro ad un rapido degrado, favorito purtroppo anche dal luogo particolarmente esposto all'azione dei venti. La Torre di Capo d'Uomo si presenta sotto forma di ruderi ben visibili, in posizione dominante, anche in lontananza dalla strada panoramica che si snoda lungo la costa occidentale del promontorio dell'Argentario. La torre conserva l'abbozzo del basamento a scarpa a pianta quadrangolare, oltre ai resti murari in pietra delle pareti esterne che caratterizzavano la sua parte superiore; attorno ad essa vi sono i resti di un coevo edificio annesso di cui non sono tuttora note quelle che erano le sue funzioni. Dalla collina della torre il campo visivo spazia lungo tutta la costa maremmana, verso l'Isola del Giglio, Giannutri e, nelle giornate terse, è ben visibile anche la Corsica: tutto ciò, dimostra l'importanza della fortificazione nei secoli passati nello svolgimento delle funzioni di avvistamento».

http://monteargentario-grosseto.blogspot.it/2010/02/il-porto-di-santa-liberata.html


Montebuono (resti del castello)

Dal sito www.archiviodistatogrosseto.it   Dal sito www.archiviodistatogrosseto.it

«Le prime notizie del suo castello risalgono agli inizi del ‘300, quando fu conteso agli Aldobrandeschi da papa Bonifacio VIII. Nel 1305 passò agli orvietani finché, rientrato in possesso degli Aldobrandeschi di S. Fiora, questi lo sottomisero alla sovranità della Repubblica di Siena. Entrato poi a far parte dei domini ursinei, fu espugnato dai senesi nella guerra del 1416-17. In quell’occasione i senesi deliberarono "che le fortezze di Montebuono et Alticorto non si guardino più per lo Comune, ma in tutto si guastino e gittinsi per terra". Di questo castello rimangono soltanto tratti di mura. Il nome Montebuono è supposto toponimo relativamente recente in luogo dell’arcaico "Tucciano"».

http://groups.toscana.to/comuni/e-342


Montelaterone (cassero Senese o Roccaccia)

Dal sito http://montelaterone.blogspot.it   Dal sito http://it.grossetopedia.wikia.com

«Il Cassero Senese di Montelaterone è la principale fortificazione presente nell'omonima località amiatina del comune di Arcidosso. La fortificazione fu costruita dai Senesi in epoca Duecentesca, integrandola nel preesistente sistema difensivo fino all'epoca costituito unicamente dalle preesistenti Mura di Montelaterone, caratterizzate da una doppia cinta muraria. Il complesso rivestì notevole importanza fino alla sua permanenza nel territorio della Repubblica di Siena. Una volta inglobato nel Granducato di Toscana a metà Cinquecento, il cassero non fu più ritenuto strategico dai Medici ed andò così incontro ad un lunghissimo ed inesorabile declino. Nei secoli scorsi, gran parte della cinta muraria, di cui il cassero era parte integrante, fu inglobata da altri edifici; soltanto negli ultimi anni del secolo scorso, alcuni interventi di restauro hanno permesso di salvaguardare i ruderi dell'antico Cassero Senese. Il Cassero Senese di Montelaterone attualmente si presenta sotto forma di imponenti ruderi ed è costituito da una torre addossata ai resti di altri edifici che si sviluppano a pianta poligonale. La torre si presenta a sezione quadrangolare, con le pareti rivestite in pietra dove si aprono alcune finestre ad arco tondo; la parte alta, molto compromessa, è munita di alcune mensolette leggermente sporgenti che, in passato, costituivano l'appoggio per il coronamento sommitale».

http://montelaterone.blogspot.it


Montelaterone (mura, palazzo pretorio)

Porta di Mezzo, dal sito http://it.grossetopedia.wikia.com   Palazzo Pretorio, dal sito http://it.grossetopedia.wikia.com

«Montelaterone è una frazione del comune di Arcidosso, situata a circa 4 km a nord-ovest dello stesso nell'area del Monte Amiata. È situato su una cresta arenaria tra le valli dei torrenti Ente e Zancona, da cui si domina l'abitato di Castel del Piano. L'abitato sorse poco dopo l'anno Mille come possedimento dell'Abbazia di San Salvatore al Monte Amiata, per poi passare sotto il controllo senese già a partire dall'inizio del Duecento. Il paese rimane quasi ininterrottamente sotto l'egemonia di Siena fino alla metà del Cinquecento quando, a seguito della definitiva caduta della Repubblica senese, entrò a far parte del Granducato di Toscana. Le mura di Montelaterone sono ancora in parte visibili e sono costituite da una doppia cortina: quella interna è più antica e risale all'XI secolo, mentre quella esterna è più recente e venne costruita nel corso del Duecento. Sono ancora conservate anche le due porte di accesso al borgo, tra le quali spicca la caratteristica Porta di Mezzo. Il Palazzo Pretorio, situato lungo l'omonima via, fu costruito in epoca duecentesca come palazzo civico ed è riconoscibile per alcuni stemmi dei podestà sulla facciata, risalenti all'età rinascimentale.».

http://www.neogeo.unisi.it/geopaesaggi/luoghi.php?id=244


Montemassi (castello)

Dal sito www.dodecapoli.com   Dal sito www.fortezze.it

«Citato per la prima volta nel 1075 (oppure 1076), faceva parte, al tempo degli Aldobrandeschi, delle numerose rocche che questi possedevano nella Maremma. Divisa la nobile casata, verso la metà del Duecento, tra i filoguelfi dei conti di Sovana-Pitigliano e filoghibellini dei conti di Santa Fiora, il castello rimase sotto il controllo dei primi, ospitando anche un esercito fiorentino a difesa della postazione anti-imperiale. Assediato e distrutto dai senese ghibellini nel 1260, con la successiva vittoria dello schieramento guelfo il castello fu ricostruito e ripopolato sotto il dominio aldobrandesco di ramo sovanese. Ma alla fine del secolo la signoria dei conti di Sovana-Pitigliano, per cause ancora poco note, cedette il passo a quella dei Pannocchieschi, esponenti guelfi che possedevano numerosi territori nella parte nord occidentale della Contea. Coinvolto durante i primi decenni del XIV secolo nello scontro che oppose Nello Pannocchieschi al comune di Massa e poi usurpato dal genero, Bindino da Sticciano della famiglia dei Cappucciani, nel 1328 Montemassi subì un nuovo assedio e la conquista da parte dell'esercito del comune di Siena, guidato da Guido Riccio da Fogliano, attraverso un'imponente operazione bellica ricordata nel celebre affresco del Palazzo Pubblico cittadino. Ceduto in signoria ai nobili senesi Salimbeni, fu di nuovo assaltato dai senesi (1374) quando i Salimbeni armarono un esercito contro la stessa Siena. Venduto per far fronte alle spese militari contro Firenze a Cristofano di Mino Verdelli, tornò alla fine a Siena, che non lo mantenne in efficienza, nonostante un tentativo di recupero (1449), mandandolo in rovina.

La situazione non migliorò neppure con il passaggio dello Stato senese sotto il controllo dei Medici; ormai, sotto il Granducato di Toscana, divenuto feudo, Montemassi aveva perduto quell'importanza strategica che ne aveva fatto teatro di furibondi scontri. Ormai il castello, sostanzialmente abbandonato, era ridotto a cava di materiali da costruzione: Gherardini parla nel 1676 di "vestigie della fortissima rocca che dominava tutta la terra, ma presentemente tutta diroccata". L'architettura. Il castello è senza dubbio l'emergenza più significativa dello intero territorio comunale per la sua importanza di documento storico ma anche per il valore intrinseco di architettura in stile gotico. è costituito da due corpi preminenti, di cui a nord è il cassero speronato con numerose finestre feritoie, resti di una torre poligonale; la copertura dei vani interni era probabilmente in legname, in quanto non si vedono tracce di innesti di volte, mentre sono evidenti i vuoti che ospitavano le travature. Assai interessante è anche la torre sud aperta da feritoie con resti di volte in muratura, peducci ben lavorati. Gli scavi. La rocca è stata oggetto di campagne di indagine archeologica durante gli anni 1990-1994 e 2000. ...».

http://www.comune.roccastrada.gr.it/il-territorio/borghi-castelli-chiese/castelli/castello-di-montemassi


Montemerano (castello, mura)

Dal sito www.last-minute-toscana.com   Dal sito www.grossetonotizie.com   Dal sito www.borghitalia.it

«Il caratteristico borgo medievale si è sviluppato, secondo il modulo consueto dell'epoca, intorno al nucleo del castello posto sulla vetta della collina, il Poggio di Montemerano, fatto costruire in epoca duecentesca dalla famiglia Aldobrandeschi. Alla fine del 1200 il controllo del paese passò alla famiglia dei Baschi che lo sottomisero ad Orvieto all'inizio del trecento, dopo il declino della potenza Orvietana durante il quattrocento i Senesi si impossessarono di Montemerano e lo trasformarono facendolo diventare un'importante fortezza. Nella seconda metà del Cinquecento, con la definitiva caduta della Repubblica di Siena, il centro entrò a far parte del Granducato di Toscana, seguendone le sorti da quel momento in poi. Il centro storico, situato su una collina circondata da ulivi secolari, in via di progressivo abbattimento per far posto a più redditizie villette a schiera, conserva le mura, le torri, la rocca e diversi edifici in pietra risalenti al periodo medievale e rinascimentale. Le Mura medievali di Montemerano, in blocchi di travertino e calcare con base a scarpa, racchiudono interamente il borgo e sono ancora oggi largamente riconoscibili. Erette in più fasi, ed in gran parte ricostruite nel ‘400, includono la struttura fortificata del Cassero Senese, oggi una torre quadrata assai rimaneggiata. All’interno vi si accede attraverso due porte: una a sud ad arco ribassato ed una a nord ad arco pieno all’interno di una loggia coperta che si apre sulla piazza della Chiesa. Lungo la sezione rinascimentale, posta a ponente dell'abitato, sono provviste di due torri quadrate e due circolari, sul fronte nord-est sono dotate di camminamento di ronda. ... La Torre di San Lorenzo era originariamente adibita a campanile dell'omonima chiesa di origini medievali, successivamente dismessa e adibita a residenza privata. Attualmente si presenta, purtroppo, con la brutta intonacatura imposta dalla Sovrintendenza ai beni artistici e culturali di Siena e Grosseto. Il vero gioiello di Montemerano è la spettacolare e scenografica Piazza del Castello, intatta nel suo assetto medievale e nelle case di pietra. Vi si accede attraverso una porta ad arco che si apre al termine di una breve via in ripida salita. ...».

http://www.castellitoscani.com/italian/montemerano.htm


Montenero d'Orcia (mura, resti del cassero Senese)

Dal sito http://montenero-grosseto.blogspot.it   Foto di petitverdot, dal sito it.wikipedia.org

«Le Mura di Montenero d'Orcia costituiscono il sistema murario difensivo dell'omonimo borgo del territorio comunale di Castel del Piano. La cinta muraria fu costruita a partire dal X secolo e modificata più volte fino all'impianto definitivo del Duecento, che andò a racchiudere interamente il borgo di Montenero d'Orcia. L'ultimazione dei lavori si concluse con la realizzazione del Cassero Senese. In epoca rinascimentale, più precisamente nel corso del Quattrocento, i Senesi effettuarono una serie di interventi di restauro conservativo dell'intero sistema difensivo. Nei secoli successivi, l'architettura militare ha subito alcuni interventi di modifica, ristrutturazione e rimaneggiamento, fino ad assumere l'attuale aspetto. Le Mura di Montenero d'Orcia delimitano, in parte, il borgo di origini medievali. La cinta muraria presenta alcuni tratti a vista, altri addossati o incorporati in altri fabbricati, oltre ad alcune soluzioni di continuità, ben ravvisabili nell'area del Cassero Senese che ne è rimasto isolato. I tratti a vista si caratterizzano per i tipici rivestimenti in pietra di epoca medievale, gran parte dei quali risalenti al Duecento. Il tratto meglio conservato delle mura è, senza dubbio, quello che comprende la doppia porta di accesso al borgo, costituita da caratteristici archi tondi. Del Cassero Senese rimane una torre, parzialmente alterata, situata nel cuore del parco attiguo».

http://montenero-grosseto.blogspot.it/


Montepò (castello)

Dal sito www.fortezze.it   Dal sito www.terrediscansanoclassicafestival.it

  

«Le prime notizie del castello sono contenute in una bolla di papa Clemente III del 1188 inviata ai canonici di Sovana, ma la struttura ha origini ancora più antiche (intorno al 1000). Una prima importante ricostruzione avvenne nel 1300 grazie ai signori del Cotone. Nel 1378 il castello passò sotto la proprietà di Siena che alla fine del quattrocento lo vendette alla nobile famiglia dei Sergardi. Questi ultimi ne ebbero il controllo fino alla seconda guerra mondiale, e con loro la fortezza visse il suo massimo splendore. Nella sua storia non ebbe particolari scopi militari e, per la sua locazione decentrata, il principale uso fu di villa fortificata, atta a proteggere i numerosi poderi della zona dalle scorrerie dei maramaldi del tempo. Il castello di Montepò è dunque stato uno degli ultimi esempi di latifondo nobiliare in Toscana, con i Sergardi che erano proprietari di centinaia di ettari di terreno intorno alla fortezza, divisi in poderi di pochi ettari e fatti lavorare dai “mezzadri”. La forma del castello di Montepò è a quadrilatero leggermente irregolare con quattro torri quadrate ed un ampio cortile interno. Internamente gli edifici formano una "L" essendo presenti solo su due tratti di mura: sul lato a sinistra dell'ingresso principale e sul lato lungo opposto all'ingresso principale. Nel 1530 il castello fu esaminato dall'architetto militare senese Baldassarre Peruzzi che lo trasformò nella forma attuale senza merli e con tetti. Di grande pregio sono sia il piombatoio sito sopra l'arco della porta di ingresso e, per i fortunati che possono accedervi, la grande mappa in carta pergamena di tutto il territorio circostante al castello. Dopo la seconda guerra mondiale i poderi furono assegnati ai contadini che li lavoravano, e la proprietà della tenuta di Montepò si ridusse a poche decine di ettari circostanti al castello. Attualmente ne sono proprietari i Biondi Santi, tra i più famosi produttori di Brunello di Montalcino, che vi hanno realizzato un'azienda agricola specializzata nella produzione vinicola. Il maniero non è visitabile».

http://castelliere.blogspot.it/2011/01/il-castello-di-venerdi-21-gennaio.html


Monterotondo Marittimo (borgo, mura, palazzi)

Il Palazzo Comunale, dal sito www.comune.monterotondomarittimo.gr.it   Dal sito www.massamarittima.info

«Nel borgo l’origine medievale appare palese sia nelle caratteristiche strade strette, sia nelle case addossate le une alle altre, che nelle abitazioni più esterne, edificate sulla cinta muraria di difesa. Esistevano due porte di accesso: la Porta alla Torre e la Porta all’olmo; la prima, ancora esistente, è rivolta ad Est e realizzata in conci di pietra squadrata nella parte inferiore e superiormente in mattoni ad arco a tutto sesto (forse il restauro del Riccio); il suo etimo deriva da una torre adiacente a destra di cui permane buona parte; l’altra si trovava a Sud, ma attualmente si rinvengono solo rari indizi di un torrione nella muratura esterna e nella denominazione del rione; da questa porta saliva la cosiddetta Strada Maestra (oggi via Bardelloni) verso il Palazzo Comunale e, proseguendo, verso la Chiesa di S. Lorenzo. Al centro è presente una piazzetta a cui confluiscono le vie principali dei quartieri, tutte lastricate in pietra serena; è contornata su due lati da un caratteristico loggiato. Non è nota la datazione esatta di questo manufatto, tuttavia cinquecentesco, poiché citato nello Statuto del Comune del 1578 ed ivi indicato come Loggia del Comune, ove si teneva il mercato; risulta realizzata prevalentemente in pietra serena con rocchi sovrapposti a formare le colonne, capitelli di ordine dorico ed archivolti. Superiormente al loggiato fu edificata la Dogana Nuova nel maggio 1791, come risulta dal progetto d’epoca (Orsi 1791); insiste su due lati della piazza ed affaccia parzialmente sull’attuale via Bardelloni; realizzato su tre piani, di cui uno terreno, presenta un paramento di laterizi e conci lavorati con le cornici delle finestre in pietra serena; costituiva sede di pagamento ed alloggio delle guardie della Dogana, con ingresso sotto il loggiato. Su di un altro lato della piazza sorge il Palazzo Comunale (ex Palazzo della Giustizia) con la torre dell’orologio; l’edificio è già citato nello Statuto, sebbene solo nel 1613 sia attestata la costruzione della torre civica; peraltro l’origine può essere sicuramente attribuita al XII-XIII secolo. Allo stato attuale si riconoscono alcuni stilemi secenteschi, sebbene in epoca recente sia stato totalmente rifatto, a seguito dei danni del terremoto del 1970, mentre tracce dell’antica struttura sono riconoscibili nei due archi che si aprono sulla facciata. Sotto la piazza è nota la presenza di una grande cisterna per la raccolta dell'acqua piovana, con corridoio sotterraneo, mentre al centro della piazza stessa esisteva, perlomeno fino a tutto il XVIII secolo, un puteale per attingere alla cisterna. Quasi adiacente alla porta superstite è presente una fontana pubblica, il cui stile la fa attribuire ad epoca granducale; probabile ristrutturazione di una precedente che forse un tempo si alimentava dalla cisterna tramite un condotto. ...».

http://www.tuscanyiloveyou.com/it/paesi/maremma/monterotondo-marittimo/profilo-storico-dell-abitato-7.html


Monterotondo Marittimo (ruderi del Castello di Cugnano)

Dal sito www.archiviodistatogrosseto.it   Dal sito www.comune.monterotondomarittimo.gr.it

«...L’insediamento di epoca medioevale rappresenta un esempio emblematico di Castello Minerario, nato per la necessità di presidiare e sfruttare le risorse metallifere del territorio e abbandonato contemporaneamente al venir meno degli interessi economici legati all’attività estrattiva del rame e dell’argento. Il primo riferimento storico di epoca medioevale riguardo all’abitato di Cugnano, compare nel Regestum Volterranum n. 45, relativamente ad un atto del giugno 969 d.C., in cui i fratelli Giovanni e Willerado del fu Everardo sono indicati come i possessori della “...villa de Cugnano”. Nel 1158 il Castello di Cugnano appartiene ai Conti Aldobrandeschi, famiglia lucchese di provenienza episcopale, che aveva sottomesso gran parte delle Marittime per sfruttare le risorse minerarie della zona. Nel 1261 Fece Aldobrandeschi, figlio di Angilieri, dona al Comune di Siena la metà della miniera d’argento in suo possesso, scatenando la durissima reazione dei conti Pannocchieschi, signori dell’adiacente Castello di Rocchette. Questi, avvertita la pesante espansione senese nel loro territorio, tentano di salvaguardare i propri interessi e incendiano il Castello prendendone subito possesso. Nel 1301 il Comune di Massa diventa proprietario delle ramiere e delle argentiere di Cugnano. Dal 1335 il Castello di Cugnano segue le alterne vicende del Comune di Massa e viene progressivamente abbandonato. Dal XV secolo le notizie relative a Cugnano riportano il nome di Bandita, termine che identifica un territorio di competenza abbandonato e annesso, di diritto o di fatto, ad un’altra comunità. All’epoca il territorio di Cugnano veniva utilizzato come pascolo in affitto. Il resoconto di una visita pastorale nell’abitato nel gennaio del 1414, riporta la notizia dell’esistenza di una chiesa ancora attiva. Trent’anni dopo invece, leggendo un altro resoconto di una visita pastorale, si apprende che la chiesa è distrutta e che l’abitato di Cugnano è completamente disabitato ("totaliter destructa est, et in loco deserto et disabitato")».

http://www.tuscanyiloveyou.com/it/paesi/maremma/monterotondo-marittimo/castello-di-cugnano-4.html


Monterotondo Marittimo (ruderi del Castiglion Bernardi)

Panoramica di Monterotondo Marittimo, dal sito www.maremma-toscana.info   Panoramica di Monterotondo Marittimo, dal sito www.ilgiunco.net

«Attestato in un atto del monastero di S. Pietro in Palazzolo del 24 maggio del 770 come Castelione, tuttavia è nota la sua appartenenza fin dalla fondazione dell’abbazia (risalente al 4 luglio 754, da parte di Walfredo fu Ratcauso). L’etimo discende chiaramente da matrice latina ‘castrellum’, cioè piccolo ‘castrum’ = fortezza. Nel 901 il Poggio Castiglioni venne in possesso di tale Bernardo, da cui l’aggiunta a specificazione. Il Prisco (1998) si spinge a ritenere che questa struttura fosse stata precedentemente utilizzata dai bizantini, proprio a difesa dalle invasioni gote e longobarde; inoltre assegna a questo sito il primato del più antico toponimo noto, relativo ad un insediamento di una struttura fortificata altomedievale. Comunque, risulta di proprietà di S. Pietro in Palazzolo al 24 Maggio del 770, sebbene sia nota la sua appartenenza fin dalla fondazione dell’abbazia. Insieme alla chiesa di S. Regolo, queste due istituzioni esercitarono fino al XI secolo il loro controllo sul territorio Cornino, che, a partire da Monteverdi e S. Regolo, si estendeva fino all’attuale Follonica e che comprendeva le località di Castiglion Bernardi, S. Regolo, Paterno, Paganico, Buriano, Pastorale, Teupascio, S. Vito, S. Petroso, Suvereto, Casalappi, Valle e Vignale e, nel IX secolo, assorbirà anche Tricase, Milia, Montioni e Casale Longo. Il Castello fu interamente distrutto dai pisani verso la metà del XIV secolo ed il suo poggio venduto dai Belforti alla nobile famiglia Petroni di Siena.

Stato attuale e visita. Il castello sorge all’interno di una proprietà privata. Il cassero (o meglio, i suoi ruderi) è sito sulla sommità di una collina coperta da una fitta vegetazione. Quasi tutto il Poggio giace su di un terreno facente parte di depositi marini del Miocene superiore ove sono presenti argille miste a grosse pietre più o meno arrotondate e rossastre all’esterno. Vi si può accedere proseguendo lungo lo stradello in terra battuta che parte dall’attraversamento del Rio Secco, uscendo dalla S.S. 398, nella curva al Km 13. Questo stradello procede in direzione Nord-Nord-Est, per poi biforcarsi dopo qualche centinaio di metri; deviando a destra si individua il Poggio. Raggiunta una sorgente perenne (da cui il nome del fosso), si procede verso sinistra, salendo lungo sentieri che usufruiscono dell’appoggio su gradoni e terrazzamenti. Con molta probabilità questi ultimi sono in realtà parte della iniziale cinta muraria del castello. Qui si prosegue ancora verso l’alto per alcune decine di metri, incontrando, dopo poco, un altro sentiero, più ripido, sul lato destro; salendo ancora poco, sulla destra si possono già riscontrare le prime vestigia delle mura perimetrali del cassero di appoggio al sentiero; scendendo con attenzione ad osservarle, si può notare anche un saggio di scavo effettuato al piede del muro con lo scopo di verifica di fondazioni di epoche precedenti. Da questo punto si percorre un camminamento pressoché circolare, in senso orario, partendo da Sud-Ovest.

è da sottolineare che lungo tutto il percorso si cammina letteralmente sulle strutture della rocca, abitative e non, i cui resti dei muri divisori sono riconoscibili con difficoltà tra la vegetazione ed i suoi residui; la superficie approssimativa dei ruderi è di 400 mq. Tra le prime cose si incontrano alcune mura che racchiudono un vano presumibilmente adibito a cisterna per l’acqua; ed, infine, un vero e proprio pozzo che si trova in un angolo della cisterna. Proseguendo si raggiunge un tratto in cui sono evidenti alcuni grandi frammenti della torre sovrastante, crollati in vario modo. La struttura muraria è realizzata in blocchi squadrati e cementati con malta, con molta cura. Più avanti si incontra il basamento della torre, ben conservato e visibile ed apprezzabile su tre lati. Continuando nel percorso, si raggiunge il lato Est della collina dove, presso la scarpata, è riconoscibile una buca in cui sono evidenti le tracce di un forno; ne è visibile solamente l’impronta circolare nel terreno, le dimensioni, e la tipologia incassata, sembrano riconducibili ad una fornace per la cottura di calcari ed alberese. Andando ancora avanti, si raggiunge un tratto di mura che presenta evidenti strutture di cantone sul lato destro, ed una rientranza; ciò suggerisce l’esistenza di una porta di accesso alla rocca. Qui le mura del cassero sono relativamente ben conservate per lungo tratto e si sopraelevano oltre i tre metri. Poco oltre, sulla destra, si comprende appieno la scelta di questo poggio per la costruzione di un castello: la veduta spazia, in primo piano, sulla sottostante strada tra Frassine e Lago, ed in panoramica su tutta la vallata del Frassine, distinguendo bene qualsiasi movimento sulla strada verso Suvereto; sulla destra è visibile per prima la fattoria S. Ottaviano, e poi tutti i rilievi relativi a Sassetta e Castagneto».

http://www.tuscanyiloveyou.com/it/paesi/maremma/monterotondo-marittimo/castiglion-bernardi-5.html


Monterotondo Marittimo (ruderi della rocca degli Alberti)

Dal sito www.tuscanyiloveyou.com   Dal sito www.comune.monterotondomarittimo.gr.it

«A Monterotondo Marittimo sono ancora visibili molte tracce del passato medievale del paese. I resti della Rocca degli Alberti, recentemente restaurati, dominano il paese e costituiscono indubbiamente una delle testimonianze più importanti del passato. Di proprietà della famiglia degli Alberti di Magona dal 1163, nel 1208, con la morte del Conte Alberto IV, il Castello passa al figlio Rinaldo. Il 27 novembre 1262 il Comune di Massa acquistò le due metà del Castello di Monterotondo, ma entrambi nel 1333 si ritrovarono a dipendere dal consiglio dei “dodici di Siena”. In seguito, siamo nel 1554, quando il Castello viene completamente distrutto dalle truppe dei Medici, alleati con Spagna e Austria. Dopo l'intervento di restauro dell'area finanziato dal Comune nel 2001, che è servito a restituire ai cittadini uno spazio ormai dimenticato, la politica di valorizzazione delle emergenze storiche inserite nel programma dell'Amministrazione Comunale ha consentito di iniziare nel 2005 una campagna di scavo affidato all'Università di Siena per ricostruire la cartografia del castello e per stabilire in quali anni fu iniziata la costruzione della struttura. Al momento sono già emerse testimonianze di mura risalenti al settimo secolo dopo Cristo, mentre le prime notizie del castello risalgono all'anno 1128. La campagna di scavi continuerà sino al 2009, al cui termine verrà fornito dagli archeologi il materiale rinvenuto corredato da una relazione dettagliata sulla ricostruzione storica del castello».

http://www.tuscanyiloveyou.com/it/paesi/maremma/monterotondo-marittimo/rocca-degli-alberti-6.html


Montevitozzo (ruderi della rocca)

Foto di Enrico della Giovampaola, dal sito montevitozzo.giovani.it   Foto di Enrico della Giovampaola, dal sito montevitozzo.giovani.it

«La roccaccia di Montevitozzo è situata nella parte nord-occidentale del territorio comunale di Sorano, in provincia di Grosseto, presso la frazione di Montevitozzo. È il presidio più suggestivo di un territorio che nel passato ha visto il susseguirsi di diversi domini, prima quello degli Aldobrandeschi, che si presume abbiano costruito questa vera e propria fortezza nel periodo tardo medioevale, in un luogo dove si poteva dominare la valle ed individuare con facilità gli eventuali attacchi nemici. Probabilmente sotto di essa un tempo c'erano anche altre costruzioni adibite ad abitazione e stalle. Nel Quattrocento passò sotto il controllo dei Senesi, a seguito di accordi intercorsi con gli Ottieri e alla contemporanea rinuncia del Comune di Orvieto alle precedenti mire espansionistiche. Successivamente, la Repubblica di Siena cedette il complesso agli Orsini di Pitigliano, che la inglobarono nella loro contea. Sono ben visibili i resti parziali di una doppia cinta muraria, dove le mura esterne si articolano attorno al crinale, mentre quelle interne racchiudono l'area quadrangolare dove sorge la rocca propriamente detta; dell'antica rocca si conserva il possente basamento in pietra a sezione quadrata di una struttura che doveva essere la torre di avvistamento. Le rovine delle mura perimetrali presentano qualche feritoia, alcuni tramezzi e dei resti che furono probabilmente utilizzati per le pavimentazioni, oltre a pezzi di tufo e detriti vari».

http://www.giornaledellumbria.it/article/article90367.html


Montieri (borgo, mura)

Dal sito https://izi.travel   Dal sito www.comune.montieri.gr.it   Dal sito www.turismomontieri.it

«Se nel medioevo vi foste trovati dove siete ora, alla partenza del nostro itinerario, sareste stati con i piedi a mollo nel fosso e vi sareste trovati a guardare il tratto di cinta del castello di Montieri che correva proprio dove ora si vede il fronte di case che dà su via Salviati. Un muro alto e spesso, costruito con bozze di calcare ben squadrate, come è stato possibile vedere dal piccolo tratto che abbiamo trovato al di sotto del piano stradale in fondo a via dell'Orto. Scendendo verso via di Dogana vi sareste imbattuti in una delle porte di accesso al castello, quella che guardava verso Gerfalco e Massa Marittima. Qui, fra le mura rimaneggiate delle case è visibile ancora oggi, di fronte alla targa di "Via di Dogana", lo spesso stipite della porta che un tempo si apriva e consentiva ai montierini di entrare nel borgo del castello. Era da qui che transitavano i lavoratori dopo un intera giornata di lavoro passata nel buio delle miniere o al contrario, per uscire per andare a scavare le viscere della terra in cerca del prezioso minerale. Sono tantissimi i tratti di mura delle case medievali conservati ancora oggi nelle pareti delle case montierine. Lungo il percorso che si snoda attraverso le strade basse del vecchio castello, sarà possibile vedere i lacerti murari delle abitazioni due e trecentesche; case torri, palazzi signorili, edifici residenziali, ancora visibili o distrutte e sotterrate nel corso dei secoli, edifici che costituivano e costituiscono ancora oggi il borgo del castello di Montieri».

https://izi.travel/it/1480-cap-3-le-abitazioni-del-castello/it#6825-il-borgo-del-castello-di-montieri/it


Montieri (cassero)

Dal sito www.bellitaliainbici.it   Dal sito https://izi.travel   Dal sito www.comune.montieri.gr.it

«Tra XII e XIII secolo, nel momento del suo massimo sviluppo, il castello fu dotato di possenti mura, di strutture ad uso collettivo, come le due Fonti di Sopra e di Sotto e all’interno del suo circuito furono costruite, in tempi ravvicinati, un gran numero di abitazioni. Alcuni di questi edifici hanno conservato buona parte del loro aspetto originario, come nel cosiddetto Cassero, architettura residenziale privilegiata, forse di pertinenza vescovile, dominante dall’alto il borgo. Nell’abitato svettano, ridotte nella loro originaria altezza, le torri Biageschi e Narducci, splendido esempio di residenze private, caratterizzate da influenze stilistiche-architettoniche senesi e volterrane, che rispecchiano la floridezza economica degli abitanti di Montieri. Come risulta dalla recente indagine archeologica, in altri edifici l’originario aspetto si intuisce grazie alla conservazione di più ridotte parti delle murature. È questo il caso delle numerose case con pilastri di pietra in facciata di via della Ruga, del grande edificio detto ‘casa Lambardi’ provvisto nella parte bassa di un muro perimetrale in pietra, delle due torri inglobate nell’attuale chiesa dedicata ai SS. Paolo e Michele o della facciata dell’edificio all’angolo di via del Castello. La viabilità sembra poi convergere verso il punto più importante dell’abitato dove sorgeva l’edificio che ospitava la locale zecca, oggi detto ‘delle Fonderie’».

http://www.comune.montieri.gr.it/il-territorio/i-paesaggi-medievali/le-architetture-del-borgo


Montieri (palazzi, case torri)

Torre Biageschi, dal sito www.comune.montieri.gr.it   Torre Narducci, dal sito www.turismomontieri.it   Resti della Casa del Distratto, dal sito https://izi.travel

«Una volta passato lo stretto vicolo coperto si apre davanti a noi un ampio spiazzo. D'ora in avanti attraverseremo un'area i cui toponimi risuonano di medioevo. Ora siamo infatti in via di Castello, la percorreremo fino a p.za Castello dalla quale parte un vicolo di Castello. Non bisogna certo essere archeologi per capire che siamo nel cuore del vecchio castello di Montieri. Questo incrocio di strade doveva presentarsi proprio così nel medioevo. Erano infatti presenti sia la casa sulla nostra destra, di cui si conservano alcuni tratti di mura originarie nella parte alta e tre finestre con archi a tutto sesto, costruita nel corso del Trecento, sia la casa d'angolo di fronte, il cui angolo conserva ancora la bellissima muratura "a filaretto" con grosse bozze di calcare massiccio ben squadrate e costruite con filari regolari e orizzontali. Lo scavo del teleriscaldamento ha permesso di registrare significativi cambiamenti del tessuto urbano del castello. Poteva succedere, infatti, che, in un momento di crescita della popolazione, gli spazi interni, strade e piccole piazze fra gli edifici, venissero occupati da nuove abitazioni, per poi essere nuovamente riadattati a viabilità una volta abbandonate le case non più utilizzate. è così che questo spazio, prima aperto, poi edificato, è tornato, nel corso del Seicento, come dimostrano i reperti scavati negli strati di crollo della casa, ad essere strada. è stato possibile documentare, infatti, come alla casa d'angolo nel corso del Trecento vi si addossasse un altro edificio. Di questa casa è stato possibile scavare alcuni dei muri perimetrali, il pavimento in muratura e i numerosi reperti grazie ai quali sappiamo cosa mangiavano, con quali pentole cucinavano e con quale servito apparecchiavano la tavola gli abitanti dell'edificio. Sappiamo perfino che uno dei residenti doveva essere un po' distratto, tanto da perdere una moneta, un quattrino senese, denaro per piccoli scambi, finito probabilmente per sbaglio sul pavimento e li ritrovato dagli archeologi nel corso dei lavori di scavo. ...

Risalendo verso p.za Castello sulla nostra destra si ergono le possenti mura di uno dei palazzi signorili ancora oggi perfettamente conservato. Il palazzo, l'attuale numero civico 10, costruito fra XII e XIII secolo, doveva appartenere ad una delle famiglie signorili che risiedeva nel castello, forse una delle famiglie che avevano interessi nella gestione di alcune miniere, o magari il gruppo familiare che si era arricchito grazie al commercio del carbone e delle altre materie prime necessarie. Non lo sappiamo con certezza, quello che possiamo dire però è che la qualità della bellissima muratura "a filaretto" ben esprime la potenza e la ricchezza della casata. Il palazzo doveva avere più piani; nella parte destra è ancora visibile l'arco a sesto acuto del portone di ingresso mentre le possenti mura prive di aperture ci suggeriscono come questi palazzi, oltre che ad essere belli dovevano servire anche per difendersi in occasione di eventuali scaramucce o attacchi nati da dissidi, magari per la gestione di una miniera o per il pagamento di un debito. Anche in questo caso il sottosuolo ci descrive le vicende medievali del castello; i lacerti di muri trovati al di sotto del palazzo e della casa antistante, costruita anch'essa nel corso del XIII secolo, ci lasciano intravedere le fasi più antiche del castello, quando altre case ed altri edifici occupavano lo spazio in modo differente. Poco riusciamo a sapere di questi edifici ma anche questo poco è importante per permetterci di disegnare le fasi più antiche di Montieri. ...

In fondo a via della Ruga, lasciate alle spalle le case distrutte e sepolte nel corso del rinascimento quando lo spopolamento seguito alla chiusura delle miniere dette un po' di respiro allo spazio angusto all'interno delle mura, si arriva in uno dei punti nevralgici dell'antico castello. All'incrocio fra via delle Fonderie, via della Ruga e via Garibaldi, infatti, si può osservare uno degli edifici più belli ed importanti di tutto il paese, le Fonderie, l'antica zecca costruita alla fine del XII secolo da Vescovo di Volterra per coniare monete con l'argento delle miniere. Nello slargo visibile ancora oggi, all'inizio di via Garibaldi, nel medioevo si apriva la porta del castello che guardava verso Siena. Come quella incontrata all'inizio del nostro percorso era la porta dei minatori, questa era la porta del commercio, da qui transitavano coloro che venivano a Montieri per affari e a loro subito si apriva alla vista l'imponente edificio delle Fonderie. Davanti a noi è visibile la casa-torre detta oggi Torre Narducci, dal nome dei proprietari ottocenteschi. Questo edificio nacque come torre di fiancheggiamento delle mura castrensi e successivamente venne trasformata in casa torre da una delle famiglie che risiedevano a Montieri Le strette strade del borgo appena passate lasciano il passo ad una delle arterie principali del castello. Le case dei minatori ora sono sostituite dalle importanti case-torri delle ricche famiglie degli imprenditori minerari».

https://izi.travel/it/1480-cap-3-le-abitazioni-del-castello/it#f213-la-casa-del-distratto/it - ...palazzi-signorili/it - ...le-case-torri/it


Montorgiali (castello)

Dal sito www.tripadvisor.it   Dal sito www.cantinadelmorellino.it   Dal sito www.prolocomontorgiali.it

«Il Castello di Montorgiali sorse nel corso del XII secolo come possedimento di una famiglia locale, i conti di Montorgiali, vassalla del ramo di Santa Fiora della famiglia degli Aldobrandeschi. Il primo riferimento al castello e alla corte di cui si ha traccia è una bolla del papa Clemente III risalente al 1188, diretta al vescovo di Grosseto Gualfredo, "quicquid juris habes in castello et curte et districtu Montis Orzalis". Il complesso fu di proprietà privata fino alla seconda metà del Trecento, quando entrò a far parte della Repubblica di Siena, seguendo le sorti dei vicini castelli. I conti di Montorgiali nel 1224 decisero di prendere le parti della repubblica di Siena, nel conflitto che opponeva quest'ultima agli Aldobrandeschi del ramo di Santa Fiora; questa decisione li impegnò in diverse guerre, le cui spese li costrinsero a vendere alcuni domini circostanti. Il 31 dicembre 1378, anche il castello fu definitivamente venduto alla repubblica di Siena. Il dominio senese terminò a metà Cinquecento quando, a seguito della definitiva caduta della Repubblica, fu annesso al Granducato di Toscana. Nei secoli successivi, il castello fu venduto a privati e, più recentemente, diviso in più unità abitative. Il Castello di Montorgiali si trova in posizione dominante rispetto all'intero abitato, sulla destra rispetto alla Chiesa di San Biagio. Tra l'edificio attiguo alla chiesa e l'angolo sinistro del castello si trova una cortina muraria in pietra, dove si apre una porta ad arco tondo, al di sopra del quale è collocato uno stemma gentilizio; un'altra porta ad arco ribassato si trova sul lato settentrionale. Il castello si presenta come una struttura rustica imponente costituita da una serie di corpi di fabbrica addossati tra loro; le pareti esterne completamente rivestite in filaretto di pietra. Le finestre, disposte su 3 livelli, sono ad arco tondo, mentre in alcuni punti delle pareti esterne sono visibili feritoie e mensole che servivano per attaccare eventuali nemici che vi si avvicinassero.Le parti sommitali presentano coperture a singolo spiovente per ogni corpo di fabbrica, ciascuna delle quali rivestita dai classici mattoni toscani in terracotta».

http://montorgiali.blogspot.it


Montorio (castello, mura)

Dal sito www.facebook.com/maremmainfo.gab   Dal sito www.facebook.com/maremmainfo.gab

  

«Il castello di Montorio è un piccolo centro fortificato posto su un bastione roccioso. Appartenne fin dal XII secolo ad una dinastia locale facente capo ad un certo Conte Bartolomeo. Conquistato dal vescovo di Orvieto e successivamente dagli Aldobrandeschi, nel 1475 passò alla Repubblica di Siena. Venuta meno la sua funzione strategica, fu trasformato in epoca moderna in una grande azienda agricola e subì vari interventi di ristrutturazione, come il grande ingresso in stile neogotico preceduto da un profondo fossato, che immette all’interno del complesso. Di quest’ultimo fanno parte alcuni edifici ottocenteschi destinati ad uso agricolo e una cappella, anch’essa in stile neogotico, dedicata a Santa Maria Bambina. Della struttura originaria sopravvivono invece un grande basamento a scarpa e due torrioni circolari» - «Le mura di Montorio costituivano il sistema difensivo del borgo di Montorio, nel comune di Sorano. Le mura furono costruite tra il XII e il XIII secolo dagli Aldobrandeschi, e sono rimaste intatte nei secoli successivi, fatta eccezione per l'innalzamento di alcune torri a sezione circolare. Nel 1616, con la trasformazione del castello in fattoria fortificata, parte della cinta muraria è stata abbattuta. L'accesso al borgo è possibile dalla caratteristica porta ad arco tondo con merlatura sommitale».

http://www.parcodeglietruschi.it/cda/pte/view/scheda... - http://it.grossetopedia.wikia.com/wiki/Mura_di_Montorio


Montorsaio (cassero Senese, mura)

Dal sito http://montorsaio-grosseto.blogspot.it   Dal sito http://montorsaio-grosseto.blogspot.it

«Montorsaio è una frazione del comune di Campagnatico, situata a circa 10 km, nella parte occidentale del territorio comunale. Il centro si trova sulla vetta di una collina a nord-est di Batignano, che costituisce una delle propaggini sud-orientali del massiccio di Monte Leoni. Nelle vicinanze di Montorsaio sono presenti alcune cave di pietra, tra le quali anche una di sabbia silicea, e numerose miniere che in passato furono sfruttate per l'estrazione di argento, piombo ed antimonio. Il paese sorse in epoca medievale e venne controllato nel corso del tempo da varie famiglie, tra le quali gli Ardengheschi, che detenevano numerosi feudi tra gli attuali territori comunali di Civitella Paganico e Roccastrada. A metà Duecento il centro passò sotto il controllo dei Senesi, divenendo possesso della famiglia Salimbeni fino al tardo Trecento. Il dominio senese, esercitato anche tramite nobili famiglie, proseguì fino al 1555, anno che sancì la definitiva caduta della Repubblica di Siena ed il passaggio nel Granducato di Toscana di tutti i territori e le località, Montorsaio compreso. Il paese conserva i resti delle mura perimetrali e dell'antico Cassero Senese, ravvisabili in un edificio che si affaccia su Piazza della Cisterna, ove si trova la monumentale Cisterna di Montorsaio. Le Mura di Montorsaio costituiscono il sistema difensivo dell'omonima frazione del comune di Campagnatico. Il centro di Montorsaio fu dotato in epoca medievale di una doppia cinta muraria. La cinta muraria interna fu realizzata nel corso del XII secolo a protezione del primordiale insediamento castellano, inizialmente appartenuto a famiglie locali, prima di essere ceduto agli Ardengheschi.

La conseguente espansione del borgo al di fuori della primitiva cerchia muraria, determinò la necessità di racchiudere i nuovi edifici abitativi e l'intero centro abitato con una seconda cinta muraria, che fu costruita in epoca duecentesca a protezione dell'intero borgo che proprio in quel periodo conobbe una forte espansione. Nello stesso secolo fu ricostruito anche la rocca, che divenne in seguito il Cassero Senese di Montorsaio. Il dominio senese tra il Trecento e la metà del Cinquecento e il successivo passaggio del centro nel Granducato di Toscana, non portarono a nuovi interventi sulle preesistenti strutture murarie difensive, che di fatto iniziarono a perdere le originarie funzioni a cui erano originariamente adibite. Le Mura di Montorsaio presentano la cinta muraria interna completamente incorporata nelle pareti esterne degli edifici situati attorno a Piazza della Cisterna, ove si affaccia il Cassero Senese profondamente modificato. La cerchia muraria esterna si sviluppa attorno al borgo, racchiudendolo sia con alcuni tratti di cortina muraria rimasta intatta che con le pareti esterne di edifici abitativi che nel corso dei secoli sono venute a trovarsi addossate all'originario circuito perimetrale esterno. I tratti di mura che si sono conservati intatti presentano l'originario paramento in filarotto; l'accesso al borgo era possibile attraverso una porta che si apriva lungo la cinta muraria esterne, della quale si è conservato soltanto lo stipite. L'area dell'insediamento castellano che include il cassero, racchiusa ancora parzialmente dalla cinta muraria interna, è accessibile dal lato meridionale attraverso una porta che si apre lungo i resti della più antica cerchia difensiva».

http://montorsaio-grosseto.blogspot.it


Orbetello (torre della Giannella o casale Spagnolo)

Dal sito http://turistipercaso.it   Foto di Enzo Armenante, dal sito www.ugo.cn

«Il Casale della Giannella, storicamente noto come Torre della Giannella e comunemente chiamato Casale Spagnolo, è un edificio situato nel comune di Orbetello. La sua ubicazione è lungo il Tombolo della Giannella, all'interno della Riserva naturale Laguna di Orbetello di Ponente. Il complesso architettonico sorse come torre costiera nella seconda metà del Cinquecento, per rafforzare il sistema difensivo costiero dello Stato dei Presidii. La struttura svolse le funzioni di avvistamento per un lungo periodo, potendo comunicare sia con il Forte delle Saline a nord che con la Torre della Peschiera di Nassa a sud, attraverso l'emissione di segnali luminosi dalla parte sommitale della torre. In epoca post-settecentesca la struttura fu trasformata gradualmente fino ad assumere l'attuale aspetto di casale rurale fortificato. Il Casale della Giannella si presenta come un edificio a pianta rettangolare, che si articola su tre livelli discontinui. La facciata principale anteriore, rivolta verso ovest, si estende lungo uno dei due lati lunghi, ed è riconoscibile per la presenza di un frontone triangolare sommitale che culmina a sua volta con una coppia di pinnacoli mediali e con due pinnacoli laterali: il frontone è in continuità diretta con la rimanente porzione della facciata, pur caratterizzandosi per la presenza di tre finestre ad arco tondo, che si differenziano da quelle di forma quadrangolare che si aprono lungo i livelli inferiori e sugli altri prospetti dell'edificio. Il portale d'ingresso principale si apre al centro della medesima facciata e si presenta di forma rettangolare, con un'apertura circolare che lo sovrasta. La facciata posteriore, rivolta verso est alla retrostante Laguna di Orbetello, si caratterizza per la presenza di un singolare loggiato con archi ribassati al livello superiore. Le pareti esterne risultano prevalentemente rivestite in intonaco scialbato, mentre il tetto di copertura sommitale a due fornici si adatta al frontone andando a formare sopra di esso due spioventi minori. Il complesso è incluso all'interno dell'omonima oasi del WWF».

http://it.wikipedia.org/wiki/Casale_della_Giannella


Orbetello (torre della Tagliata o torre Puccini)

Dal sito http://castelliere.blogspot.it   Dal video www.youtube.com/watch?v=BcrfKfD896I

  

«Situata nei pressi dalla colonia romana di Cosa, dinanzi alle prime spiagge ferrifere che hanno inizio a est del promontorio di Ansedonia, trae il nome dalla vicina “tagliata etrusca”, famosa opera di ingegneria idraulica impropriamente attribuita agli Etruschi (in quanto in effetti è opera romana), posta nei pressi della fortificazione. La torre, edificata sui resti di una villa di età romana, è il frutto dei lavori di ricostruzione avvenuti nel corso del Cinquecento che si resero necessari per implementare il sistema difensivo costiero dello Stato dei Presidi. L'edificio ha subito alcuni interventi di restauro nei secoli successivi volti a trasformarlo in abitazione. Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, vi soggiornò più volte anche il celebre compositore Giacomo Puccini che qua trovò ispirazione per la composizione di molte sue opere, tra le quali anche la Turandot. è perciò chiamata anche Torre Puccini. Nella sua struttura questa torre è inconsueta rispetto alle altre: infatti è a planimetria semicircolare verso il mare, rettangolare verso terra. Nella parte bassa si consolida una casermetta, cui si accede per una stretta gradinata un tempo munita di ponte levatoio. Una caratteristica rampa di gradini conduce al primo piano, dove il portone di ingresso è preceduto da un ponte; la parte alta presenta su un lato un'ulteriore costruzione, mentre all'angolo sud-occidentale è presente un piccolo posto di guardia a sezione circolare, con copertura a cupola. Oggi è un edificio di proprietà del Genio Civile ed è adibita ad uso residenziale privato».

http://castelliere.blogspot.it/2011/02/il-castello-di-giovedi-24-febbraio.html


Orbetello (torre di Talamonaccio)

Dal sito www.neogeo.unisi.it   Dal sito www.neogeo.unisi.it

«La Torre di Talamonaccio si trova sull'omonimo promontorio del comune di Orbetello, che chiude a sud il Golfo di Talamone, dominando la spiaggia di Bengodi. La fortificazione si trova nei pressi di un'area dove sono venuti alla luce numerosi reperti etrusco-romani. Il complesso fortificato sorse in epoca medievale come torre di avvistamento lungo il tratto costiero a sud di Talamone, quando il territorio era ancora controllato dagli Aldobrandeschi. Dopo il passaggio sotto la Repubblica di Siena, nella seconda metà del Cinquecento la struttura passò agli Spagnoli che, dopo aver effettuato lavori di ristrutturazione per ampliarla e fortificarla ulteriormente, la integrarono nel sistema difensivo costiero dello Stato dei Presidi, in modo da poter comunicare, attraverso segnali visivi, con la Rocca di Talamone e col Forte delle Saline. Nella prima metà dell'Ottocento il complesso fu gradualmente dismesso, a seguito dell'annessione dell'intero territorio al Granducato di Toscana; nei decenni successivi fu trasformato in abitazione privata, rimanendo poi addossato ad edifici di epoca più recente. La Torre di Talamonaccio si presenta a pianta quadrangolare, con imponente basamento a scarpa cordonato; sulle pareti intonacate si aprono alcune finestrelle. La parte sommitale, priva di coronamento, presenta ad un angolo, una piccola costruzione in muratura che si eleva oltre l'altezza della torre. Il portoncino d'ingresso, situato ad ovest è costruito in legno protetto da una lamiera irrobustita da grossi chiodi in acciaio a forma di piramide. A destra del portoncino vi è una mattonella color acqua marina con la scritta "Casa che guardi il mare, accogli sempre le persone care e dona loro con sincerità, pace, letizia ed ospitalità".

All'interno, l'edificio è costituito da almeno undici vani raggiungibili da un corridoio interno, parte giorno e parte notte, che si richiude su se stesso, formando un quadrato. Al piano terreno, oltre alla cucina, si accede a quattro camere, due bagni e ad una stanzina, che in passato ospitava l'armeria: quest'ultima prende luce dal terrazzo grazie alla finestra di "mattoni" in vetro, e custodisce una collezione di fucili da caccia di vari calibri (dall'8 fino al 24). A destra dell'ingresso, nel corridoio (parte giorno) attaccati alle pareti, fanno bella mostra di sé, vecchi fucili ad avancarica e a pietra focaia, elmi, scudi, spade ed altre armi risalenti al periodo romano: tali reperti furono ritrovati nella battaglia del Camporegio situata non distante dal fiume Osa dove attualmente sorge il moderno complesso turistico "Corte dei Butteri". Al mezzanino, è presente la vecchia sala da pranzo con austero caminetto in pietra serena e dalla quale, attraverso una stretta e robusta scaletta a chiocciola in ferro, si raggiunge la parte più alta dell'antica struttura, ossia la torre di avvistamento con parapetto in muratura non orlato, che si eleva sul lato rivolto verso il mare. Dal corridoio attraverso una scala interna, si va al terrazzo (sopra l'armeria) dove ci accoglie la nuova e grande sala da pranzo. In ambedue le sale, magnificamente arredate con vecchi mobili risalenti al Cinquecento, fa intimorire la vista di due grosse teste imbalsamate di cinghiale alloggiate sopra le rispettive porte delle sale da pranzo. Sul lato opposto al mare, la torre è addossata ad una serie di edifici di epoche successive, che presentano alcuni tratti coronati da merlature sommitali».

http://talamone.blogspot.it


Paganico (cassero Senese)

Dal sito http://paganicogrosseto.blogspot.it   Dal sito http://grossetomaremma1.blogspot.it   Dal sito https://turismoinmaremma.files.wordpress.com

  

«Il Cassero Senese è la principale struttura fortificata dell'omonima località del comune di Civitella Paganico. Un primo complesso fortificato fu eretto dai Senesi attorno alla metà del Duecento per il controllo della via di comunicazione lungo il fiume Ombrone che da Siena conduceva verso Grosseto. A seguito della devastazione subita nel 1328 per opera delle truppe di Castruccio Castracani, fu completamente ricostruita la cinta muraria, con 4 possenti fortificazioni, una per ogni lato; a nord-est venne edificato l'imponente complesso del Cassero Senese. Le strutture fortificate, assieme al centro storico di Paganico, fecero parte della Repubblica di Siena fino alla metà del Cinquecento, epoca in cui, a seguito della definitiva caduta dello stato senese, entrarono a far parte del Granducato di Toscana e, da allora, ne seguirono le sorti. Nel corso dei secoli successivi il luogo perse l'importanza strategica che aveva assunto nelle epoche precedenti ed andò incontro ad un lento declino. Le conseguenze del degrado sono state la perdita di molte parti dell'originaria cinta muraria e il diroccamento di quasi tutte le fortificazioni. Mentre il Cassero Senese si è ben conservato, le altre strutture hanno perso quasi completamente gli originari splendori; solo la Porta Grossetana, situata sul lato opposto rispetto al Cassero, si è mantenuta discretamente. Il Cassero Senese di Paganico si presenta come una possente fortificazione costituita da due distinti corpi di fabbrica addossati tra loro. Entrambi rivestiti in pietra e laterizio, si caratterizzano per una serie di finestre che si aprono, nella parte superiore, sia verso l'esterno che verso il centro del paese. Il corpo di fabbrica principale presenta, al livello stradale, una doppia porta costituita da un doppio arco sia sul lato esterno che su quello interno, dove l'arco a sesto acuto riempito poggia su quello sottostante ribassato. Mentre all'esterno i caratteri stilistici risultano piuttosto semplici con una finestra quadrata che si apre tra i due archi, nel lato interno la porta è decorata in travertino e marmo bianco e presenta lo stemma bianco e nero di Siena al di sopra dell'arco inferiore ribassato, sopra il quale vi è una finestra quadrangolare ripartita in due sezioni. Le finestre che si aprono su questo corpo di fabbrica si dispongono su due livelli alla sommità della parete interna, separati tra loro da cordonature, mentre sul lato esterno ci sono tre finestre quadrate sopra l'arco a sesto acuto che si dispongono a triangolo, mentre quelle che si aprono sulla parte sommitale sono disposte su un unico livello che poggia su una serie di mensole sporgenti che racchiudono altrettanti archetti ciechi. La torre, più alta e stretta rispetto al corpo di fabbrica attiguo, presenta anche alcune feritoie che lasciano immaginare il ruolo di difesa ed offesa, oltre alle funzioni di avvistamento».

http://paganicogrosseto.blogspot.it/2009/07/blog-post_14.html


Paganico (mura, palazzo Pretorio)

Dal sito http://paganicogrosseto.blogspot.it   Porta Gorella o Ovest, dal sito www.fototoscana.it   Porta Grossetana, dal sito https://turismoinmaremma.wordpress.com

  

«Le Mura di Paganico costituiscono il sistema difensivo dell'omonimo borgo di origine medievale. Una prima cinta muraria fu eretta dai Senesi verso la metà del Duecento, a difesa del borgo franco fortificato di Paganico, che sorse in posizione strategica lungo la strada di collegamento tra Siena e Grosseto che costeggia il basso corso del fiume Ombrone. Nel 1328, Castruccio Castracani e le sue truppe portarono un violento assedio al centro di Paganico, durante il quale sia il borgo che le primitive mura furono gravemente danneggiati. Negli anni successivi, precisamente tra il 1333 e il 1335, la cinta muraria fu completamente ricostruita su progetto dell'architetto Lando di Pietro, che introdusse i tipici elementi stilistici gotici dell'epoca. La struttura difensiva resistette all'assedio di Paganico del 1555, riuscendo così a mantenere pressoché inalterato il proprio aspetto, che recenti restauri hanno riportato agli antichi splendori. Le Mura di Paganico delimitano l'originario nucleo medievale del centro. La cortina muraria difensiva si articola a perimetro quadrangolare, è costituita principalmente in blocchi di pietra e laterizio e comprende ancora quattro torri del periodo medievale, una su ogni lato, che in passato svolgevano funzioni di avvistamento. Originariamente, le mura erano dotate anche di un camminamento di ronda lungo l'intero perimetro, e di quattro porte delle quali se ne conservano ancora tre. Tra esse, spiccano le due porte che si aprono lungo l'asse viario principale: la caratteristica Porta Senese, a nord-est, e la più semplice Porta Grossetana, a sud-ovest. La terza porta è Porta Gorella lungo il lato nord-occidentale, mentre il lato che guarda verso il fiume Ombrone è rimasto privo di porta e di gran parte del tratto di cinta muraria, a causa di una probabile esondazione avvenuta in epoche remote» - «Il Palazzo Pretorio è un edificio storico situato a Paganico, frazione di Civitella Paganico (GR). L'edificio è situato lungo il corso principale del borgo medievale. Risale al XIV secolo e fu sede degli uffici della magistratura della Repubblica senese. Fu successivamente residenza dei marchesi Patrizi e successivamente venne chiuso e adibito ad uso privato. Oggi le stanze a pian terreno sono utilizzate ad uso commerciale. Il palazzo è interamente costruito in mattoni e presenta alcune aperture ad arco a piano terra. Un tempo sorgevano sulla facciata principale numerose bifore, che sono state murate nell'ultimo secolo e oggi ne sono visibili solo alcune tracce».

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Pari (mura)

Dal sito www.facebook.com/comunecivitellapaganico/?fref=photo   Resti della Porta Grossetana, foto di Matteo Vinattieri, dal sito it.wikipedia.org

«Le mura di Pari costituiscono il sistema difensivo dell'omonima frazione del comune di Civitella Paganico, originariamente sede dell'omonimo comune soppresso. La cinta muraria fu costruita verso la metà del XII secolo a protezione del centro di Pari, situato su una collina in posizione strategica rispetto alla sottostante valle dell'Ombrone. La costruzione del sistema difensivo fu voluta dagli Ardengheschi, che controllò il borgo dalle origini fino alla metà del Duecento. Passato poi ad altre famiglie ed entrato a far parte della Repubblica di Siena, il borgo continuò ad essere protetto dalle originarie mura perimetrali, che non vennero però riqualificate con interventi per renderle ulteriormente fortificate, come invece stava avvenendo tra il tardo Medioevo ed il periodo rinascimentale in altri centri della zona. Le mura di Pari si sviluppano articolandosi lungo un perimetro di forma grossolanamente ellittica. Originariamente rivestite in pietra, presentano alcuni tratti di cortina che hanno mantenuto intatto l'aspetto medievale; altri tratti nel corso dei secoli sono rimasti addossati o incorporati dalle pareti esterne di edifici del centro storico, che di fatto sono divenute parte integrante delle mura perimetrali. L'accesso al borgo era originariamente possibile attraverso due porte, porta Grossetana a sud-ovest e porta Senese a est, delle quali si conservano soltanto alcune tracce, tra cui il pregevole stipite di epoca medievale della porta Grossetana sul quale trovava appoggio l'arco e quello della porta Senese che si è conservato in modo più grossolano».

https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Pari


PIAN D'Alma (torre d'Alma)

Dal sito http://mapio.net   Dal sito www.maremmaguide.com

«Torrione quadrato pesantemente rimaneggiato, identificato da alcuni come resti del Castello di Alma, che un documento del 973 attesta come appartenente ai possedimenti dell'Abbazia di Sestinga. Tuttavia, l'ipotesi è da ritenersi tale, in quanto non sussistono elementi tali da supportarla come dato certo. Visibile dalla strada statale Aurelia» - «La Torre d’Alma sorge a Pian d’Alma, nei pressi della deviazione per Punta Ala sulla strada che porta a Follonica. Venne eretta nel X secolo per volere dell’abbazia di Sestinga la quale, più tardi, la consegnò ai conti della Gherardesca. Nel XIV secolo la torre divenne dominio della Repubblica di Siena fino a quando, dal 1398 in poi, si ritrovò in territorio di confine tra il Granducato di Toscana. La Torre d'Alma, a pianta quadrangolare e basamento a scarpa, presenta il tipico impianto di casa-torre; su un lato sorge una costruzione eretta in epoche recenti, mentre su quello opposto un campanile a vela sormontato da una croce. La sua attuale struttura vanta la presenza di particolari medioevali mischiati ad altri più moderni, risultato dei recenti lavori di ristrutturazione».

http://www.tuscancoast.org/site/dettaglio-arte.asp?keyarte=1721... - http://www.toscanissima.com/castiglionedellapescaia/torredalma.php


Pitigliano (mura, porte)

Dal sito www.camminareweb.it   Mura e porta, dal sito www.dodecapoli.com

  

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Marta Paparella (https://www.facebook.com/marta.paparella.3)   Foto di Marta Paparella (https://www.facebook.com/marta.paparella.3)   Porta della Cittadella, foto di Marta Paparella (https://www.facebook.com/marta.paparella.3)

«Le mura primordiali furono costruite dagli Etruschi a partire dal VII secolo a.C. In seguito, furono ampliate in epoca medievale dagli Aldobrandeschi ed ulteriormente fortificate dagli Orsini nel periodo rinascimentale, quando venne incaricato l'architetto fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane per conferire un aspetto più imponente all'intera struttura difensiva perimetrale. Dell'intera cerchia se ne conservano solo alcuni tratti, con bastioni e porte. Porta di Sovana, realizzata nel corso del Duecento dagli Aldobrandeschi, in prossimità del tratto delle mura etrusche, per consentire l'accesso al borgo a coloro che provenivano da Sovana, all'epoca capitale della contea aldobrandesca, attraverso le Vie Cave. Porta della Cittadella, costruita nel corso del Cinquecento durante i lavori di riqualificazione e potenziamento del preesistente sistema difensivo. La porta è una vera e propria galleria che attraversa uno dei bastioni sud-orientali, che consente l'accesso al borgo da chi proviene da est e da sud»

http://www.comune.pitigliano.gr.it/index.php?T1=19 - http://it.wikipedia.org/wiki/Pitigliano#Architetture_militari


Pitigliano (palazzo Orsini)

Dal sito www.comune.pitigliano.gr.it   Dal sito http://pitigliano.olx.it

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Marta Paparella (https://www.facebook.com/marta.paparella.3)   Foto di Marta Paparella (https://www.facebook.com/marta.paparella.3)   Foto di Marta Paparella (https://www.facebook.com/marta.paparella.3)   Foto di Marta Paparella (https://www.facebook.com/marta.paparella.3)

«L’immensa mole del palazzo-fortezza dei conti Orsini caratterizza gli affascinanti quadri ambientali di Pitigliano, la città del tufo. Iniziato a costruire nel XII secolo come fortezza dai conti Aldobrandeschi di Sovana, nel 1313 passa alla famiglia Orsini per il matrimonio di Anastasia, figlia di Margherita Aldobrandeschi, con Romano e diventa la residenza della nobile famiglia. Nuovi interventi di ampliamento vengono realizzati nel 1465, in occasione del matrimonio fra Niccolò III Orsini con Elena dei conti di Montalcino, mentre nel 1520 vengono rinnovate le strutture difensive per adeguarle alle nuove armi da fuoco, su progetto del famoso architetto Antonio da Sangallo il Giovane. Il palazzo segue poi le vicende della Contea Orsini, data in permuta ai Granduchi di Toscana nel 1604 e dai Medici passa, nel 1737, ai Lorena, che ne modificano gli spazi interni. I nuovi Granduchi lo cedono nel 1793 al Vescovo di Sovana perché diventi la sua residenza e sede della Curia vescovile. L’austera architettura esterna, con l’alta torre del cassero animata da merli e apparato a sporgere, avvolge un elegante piazza interna, preannunciata dal portone di ingresso a bugnato sormontato dall’aerea loggia del Sangallo. La piazza è animata da scale esterne, da un classico portico, con colonne ioniche, da finestre di gusto quattrocentesco e da un pozzo esagonale in travertino, decorato con grandi stemmi della Contea di Pitigliano e del conte Niccolò III e affiancato da due colonne in stile corinzio unite da un classico architrave. Particolarmente elegante è il portale del palazzo, ingresso al Muso, in travertino riccamente scolpito alla fine del XV secolo con festoni e un emblema inneggiante alla fedeltà militare di Niccolò III, chiamato nel 1495 da Venezia come Governatore in campo delle milizie della Serenissima: due mani stringono con forza un collare da mastino munite di punte e il motto Prius mori quam fallere».

http://www.palazzo-orsini-pitigliano.it/


POGGI DEL SASSO (castello di Vicarello)

Dal sito www.vicarello.it   Dal sito www.vicarello.it

«Il Castello di Vicarello è situato nel comune di Cinigiano (GR). La sua ubicazione, non lontano dalla Fattoria di Colle Massari, è all'estremità occidentale del territorio comunale, nei pressi di un caratteristico bosco, denominato Foresta di San Martino. Il complesso venne edificato nel Duecento dai Senesi, divenendo un'importante struttura difensiva e di avvistamento. Entrato a far parte della Repubblica di Siena fin dalle origini, attorno alla metà del Quattrocento fu messo in vendita e ceduto ai signori di Cotone che, oltre al complesso fortificato della loro località di origine, possedevano anche una parte del non lontano Castello della Sabatina. In epoca rinascimentale, furono effettuati lavori di riqualificazione che hanno determinato la sovrapposizione di elementi stilistici dell'epoca con quelli preesistenti risalenti al periodo medievale. Entrato a far parte del territorio amministrato dal Granducato di Toscana a metà Cinquecento, il complesso è rimasto di proprietà privata anche nelle epoche successive, conoscendo soltanto temporanei periodi di degrado; una serie di recenti restauri, ultimati sul finire del secolo scorso, hanno riportato il castello all'antico splendore. Il Castello di Vicarello, attualmente adibito a residenza agrituristica, è preceduto dai resti di due torri a sezione quadrangolare, di cui una meglio conservata, e a tratti delimitato da cortine murarie in blocchi di pietra. I fabbricati che costituiscono il complesso si articolano attorno ad un cortile interno, a cui si accede attraverso una caratteristica porta ad arco; le pareti sono interamente rivestite in pietra. Non lontano dal castello si trovava un'antica pieve, oramai sconsacrata e adibita ad abitazione privata, della quale è riconoscibile soltanto l'architettura con campanile a vela».

http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Vicarello


Pomonte (villa Sforzesca o fattoria di Pomonte)

Foto di Matteo Vinattieri, dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.agripomonte.it

«Il paese di Pomonte si trova a sud di Scansano. Conserva la chiesa di San Benedetto, dove è custodito un famoso dipinto di un pittore senese, collocato sull’altare maggiore. L’opera, rappresentante la Madonna con Bambino in gloria con Sant' Antonio abate e San Benedetto, sembra giungere dalla cappella di Sant'Antonio abate, inglobata nel complesso della fattoria di Pomonte. Realizzata nel 1577, la fattoria o Villa Sforzesca venne eretta da Alessandro e Mario Sforza, signori di Santa Flora, nel cuore di un’estesa riserva di caccia. Non si sa con certezza l’identità del responsabile della costruzione della villa, anche se pare che il disegno possa essere stato realizzato da Giovanni e Domenico Fontana. Nel corso del XVII secolo, crollata la Contea di Santa Fiora, la villa divenne possedimento dei granduchi toscani, i quali decisero di trasformarla in fattoria. Durante il secolo scorso, l’edificio venne abbandonato e cadde presto in rovina. Oggi la fattoria si presenta come una grande villa in stile tardorinascimentale, organizzata su tre piani, col portale d'ingresso sovrastato da un arco a tutto sesto e preceduto da una sontuosa gradinata; al di sopra del portale si può ammirare lo stemma gentilizio».

http://www.toscanissima.com/scansano/pomonte.php


Porrona (castello, mura)

Dal sito http://grossetomaremma1.blogspot.it   Dal sito www.hellotourist.net

  

«Il Castello di Porrona è una struttura fortificata situata nel borgo medievale di Porrona, nel territorio comunale di Cinigiano. La sua ubicazione è nella piazza del centro storico, all'angolo occidentale del perimetro delle Mura di Porrona. Il castello fu costruito in epoca medievale dai Senesi, proprio nel periodo in cui venivano realizzate le mura che delimitano il borgo. I lavori furono ultimati all'inizio del Duecento. Divenuto subito luogo di soggiorno per famiglie nobili senesi, dal Trecento in poi divenne la residenza dei Tolomei e dei Piccolomini, che si spartirono il controllo sul castello e sul vicino palazzo situato nella parte centrale del borgo. In epoca tardorinascimentale e, più precisamente all'inizio del Cinquecento, la struttura venne completamente ricostruita; un successivo restauro effettuato nei primi anni del Novecento in stile neogotico ha riproposto i perduti elementi stilistici di epoca medievale. Il Castello di Porrona si affaccia sulla stessa piazza in cui è situata la pieve di San Donato. Le pareti del lato esterno coincidono con l'angolo occidentale della cinta muraria. La struttura è costituita da due principali corpi di fabbrica. Il fabbricato principale si sviluppa su più livelli, con la facciata che guarda verso la piazza della chiesa spezzata ad una certa altezza dalla torre che, sporgendo leggermente, poggia su tre mensole; le monofore che si aprono sulla parete della torre culminano con archi a sesto acuto. La torre si eleva oltre il tetto a quattro spioventi ed è coronata alla sommità da una caratteristica merlatura cordonata. Sul lato destro del fabbricato principale si addossa un altro corpo di fabbrica, di altezza minore, che culmina con una merlatura sommitale cordonata che interessa tutta la struttura. Le pareti dell'intero complesso si presentano interamente rivestite in pietra, riprendendo pienamente gli elementi stilistici medievali che caratterizzano tutti gli altri edifici del suggestivo borgo castellano».

http://grossetomaremma1.blogspot.it


Porto Ercole (forte Filippo)

Foto Nautilus S.n.c., dal sito www.tuttomaremma.com   Dal sito http://grossetomaremma1bis.blogspot.it

«Il forte, commissionato dal governo spagnolo, fu costruito nella seconda metà del 1500 su progetto di Giovanni Camerini. Sorge su un colle che sovrasta la rada di Porto Ercole, sul luogo dove in precedenza era stata eretta una torre senese di avvistamento. Esso doveva completare la difesa del porto, altrimenti sguarnito, e coprire la Rocca sul colle prospiciente da attacchi nemici provenienti da quel versante. Il forte rimase militarmente attivo fino alla prima metà dell'Ottocento allorché venne dismesso a seguito dell'annessione del promontorio al Granducato di Toscana. Il forte è a pianta rettangolare, con 4 bastioni asimmetrici e fortemente scarpati di forma triangolare. è circondato da un ampio fossato scavato nella roccia. L’accesso avviene attraverso un ponte levatoio che conduce al portone di ingresso ad arco ribassato, sovrastato da uno stemma gentilizio. Sull’ampio cortile interno si affacciano gli edifici di guardia per le sentinelle, le caserme per i soldati e i magazzini per il materiale, le vettovaglie e il munizionamento. La potenza di fuoco delle artiglierie del Forte era completata dalla Batteria di Santa Caterina: una struttura edificata sul pendio settentrionale del colle, a bassissima altezza dal mare, che permetteva di far fuoco con tiri radenti e precisi. La Batteria di Santa Caterina fronteggia il Bastione di Santa Barbara dall'altra parte del porto; ha forma trapezoidale con muraglioni a scarpa che inglobano, sul lato opposto al mare, un edificio con terrazza di avvistamento sul tetto. Vi si accede mediante un ponte levatoio. La tradizione popolare vuole che qui sia stato trasportato il Caravaggio, dopo che fu trovato in fin di vita sulla spiaggia della Feniglia, prima di essere ricoverato nella vicina chiesa di S. Maria Ausiliatrice, dove morì. Attualmente sia il Forte Filippo che la Batteria di Santa Caterina sono proprietà privata».

http://www.capodomo.it/Torri/Fortefilippo/Forte%20Filippo.htm


Porto Ercole (forte Santa Caterina)

Dal sito www.monteargentario.it   Dal sito http://portoercole.virtuale.org

«Il Forte Santa Caterina di Porto Ercole è una fortificazione costiera situata sul Monte Argentario, nei pressi dell'omonimo centro, sulle pendici di un promontorio che digrada direttamente verso il mare, dominando da est il Porto Vecchio. La fortificazione venne costruita nella prima metà del Settecento dagli Spagnoli, nel luogo in cui sorgeva, probabilmente, una preesistente struttura difensiva perduta; divenne un luogo specializzato negli attacchi contro eventuali imbarcazioni nemiche che si avvicinassero a questo tratto di costa dello Stato dei Presidi. La sua costruzione, vicino al Forte Filippo, fu voluta per il controllo dell'insenatura in cui attualmente sorge il porto di Cala Galera, una volta che venne decisa la trasformazione della non lontana Torre del Mulinaccio in un mulino a vento. Le funzioni di guardia e di offesa caratterizzarono questa struttura fino agli inizi dell'Ottocento; con l'annessione dell'intero territorio al Granducato di Toscana, la fortificazione venne progressivamente dismessa. Alla fine del secolo, la struttura svolse il ruolo di infermeria per i prigionieri che venivano detenuti al Forte Filippo. Durante il secolo scorso la fortificazione venne venduta a privati e trasformata in abitazione privata. Il Forte Santa Caterina si sviluppa a pianta pentagonale irregolare, con possenti e spesse cortine murarie a scarpa, a tratti rivestite in pietra e a tratti in intonaco scialbato, che inglobano sul lato opposto al mare, una serie di fabbricati uno dei quali munito di terrazza sommitale per svolgere le funzioni di avvistamento. Le cortine murarie presentano altre aperture (feritoie e finestre), dove un tempo erano collocate le cannoniere. Ad ognuno dei due angoli rivolti verso il mare, si trova un posto di guardia a sezione semicircolare, privo di copertura, poggiante su una mensola sporgente a forma di semicono rovesciato. L'accesso al fabbricato avviene attraverso una porta ad arco, che si apre presso il rivellino, sopra la quale si apre una finestra rettangolare; nella parte alta è collocato uno stemma dello Stato dei Presidi. All'interno del complesso sorgeva originariamente anche una polveriera, oltre ai locali adibiti agli alloggi delle guarnigioni militari».

http://grossetomaremma1bis.blogspot.it/


Porto Ercole (forte Stella)

Dal sito www.beniculturali.it   Dal sito www.beniculturali.it

«Forte Stella fa parte di un complesso sistema difensivo, anello di una catena di imponenti strutture militari che faceva capo a un baluardo spagnolo chiamato Stato dei Presidi. Entrando a Porto Ercole per la prima volta, chiunque in pochi secondi può notare che tutto il paese e protetto in modo perfetto da architetture militari risalenti al XVI sec., che portano la fantasia a fasti passati, o a tragici episodi, a quando il mare Mediterraneo era infestato dai pirati Barbareschi. Il forte, al centro della Costa Tirrenica era un sito perfetto dal punto di vista strategico militare, cosicché gli Spagnoli ne fecero un concentramento di mezzi, truppe e naviglio, mai visto prima e forse neanche dopo. Il presidio di Forte Stella fu istituito per volontà di Calo V e Filippo II nel ‘500, e in seguito perfezionato, è giusta supposizione che ancora prima di quei tempi fossero già presenti postazioni militari antecedenti. È tra il XVI e il XVII secolo che l’architettura militare ha contribuito al massimo sviluppo e perfezionamento delle fortezze militari giunte pressoché intatte fino ai giorni nostri. Posta a 158 m. s.l.m. il forte fu eretto dove già esisteva un altro forte chiamata Forte dell’Avvoltoio verso la fine del ‘500. Le informazioni cartografiche risalgono a tempi molto più tardi e in linea di massima mancano notizie precise sulla fase di progettazione, ma si presume che il forte sia stato ultimato in varie fasi per circa 100 anni nei primi del 1600 forse 1609 o 10, forse proprio nello stesso anno in cui il Caravaggio morì per febbre tifoidea nell’infermeria di S. Maria Ausiliatrice, posta proprio sotto la Rocca Spagnola di Porto Ercole.

Il restauro. Nel 1982 il Ministero per i Beni Culturali e le Attività Culturali, acquistò l’immobile per 385 milioni di Lire e il terreno circostante per altri 80 e iniziando cosi dal 1983 un processo di restauro per un costo complessivo di 1.606.000.000 di lire. ... La sovrintendenza di Siena sotto la guida dell’architetto Nicoletta Urbini Maioli, ha ultimato i lavori nel 2001 e con il patrocinio del Comune di Monte Argentario, una pubblicazione completa dei dettagli dei lavori è disponibile presso la biglietteria della fortezza insieme alle altre pubblicazioni inerenti. Gli stemmi che originariamente si trovavano all’entrata , ora si trovano all’interno della struttura dopo restauro. Questo in particolare che si trovava al centro del portale di ingresso esterno porta le effigi dei reali di Spagna. Il piano superiore ha avuto bisogno anch’esso di una massiccia opera di restauro per via di dissesti di varia natura e a costruzioni improvvisate durante probabilmente la seconda guerra mondiale. È stato costruito inoltre un sentiero esterno che percorre tutto il perimetro della fortezza per dare modo di osservare e ispezionare i quattro bastioni della parte inferiore della fortezza. Negli ultimi anni dalla fine del restauro, Forte Stella data la particolare disposizione degli interni e del piano superiore, nonché degli spazi che si possono ricavare dalle superfici dei 4 bastioni, è stato meta di eventi culturali di varia natura tra i quali la Biennale d’arte contemporanea (2001/3), una mostra di quadri e disegni di De Chirico, ma anche di altri eventi che dimostrano la grande predisposizione di questa struttura, per celebrare presentazioni particolari anche di livello teatrale e musicale. La Fortezza è anche disponibile al pubblico per matrimoni, previo accordo specifico con il Comune di Monte Argentario. L’accesso al pubblico per visitare la fortezza e garantito tutti i giorni festivi e prefestivi eccetto nei giorni in cui viene organizzata una mostra o altro evento culturale per il quale l’accesso è permesso anche per tutti i giorni della durata della mostra, è gratuito per bambini e ultra sessantacinquenni Per gli altri Il costo dell’ingesso può variare a seconda degli eventi o mostre organizzate al momento».

http://www.portoercole.org/webs/gallerie/stella/storia/index.htm


Porto Ercole (mura, bastione di Santa Barbara)

Dal sito www.portoercole.org   Bastione di Santa Barbara, dal sito http://fotoalbum.virgilio.it/famiglia.foresti/

«Le Mura di Porto Ercole costituiscono il sistema difensivo dell'omonimo borgo situato nella parte sud-orientale del promontorio dell'Argentario. Il sistema difensivo del borgo di Porto Ercole iniziò a svilupparsi in epoca medievale durante la dominazione degli Aldobrandeschi, parallelamente a quello di avvistamento lungo il corrispondente tratto costiero. La prima torre del sistema difensivo fu fatta costruire per volere di Margherita Aldobrandeschi, contessa di Sovana, sul colle dove ora sorge la Rocca. La torre passò poi in eredità agli Orsini di Pitigliano, che intrapresero lavori di ristrutturazione. Ma fu la Repubblica di Siena a costruire la cinta muraria che oggi avvolge il borgo. Infatti a metà Quattrocento Siena riesce a strappare Porto Ercole agli Orsini, che lo cede in affitto a varie persone, in cambio della costruzione di fortificazioni. Ma quando Siena vide che gli affittuari non avevano costruito niente, riprese il controllo del porto con l'ausilio di podestà, e inviò l'artista Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta con l'ordine di costruire "una terra abitevole, di grandezza almeno quanto el Campo di Siena". Egli fece scendere dalla torre Aldobrandesca due cinte murarie, dotandole di torri semicircolari ai lati e ai vertici. L'accesso al castello era assicurato da due porte, di cui la principale era in basso e decorata da un arco gotico senese e controllata in alto da una bertesca. Invece l'accesso secondario era a metà mura e controllato da una torre. All'epoca le torri erano sette più la bertesca: Torre Mastra (Aldobrandesca), Torre Nord (Mastio Senese), Torre del Fieno, Torre di Mezzo Est, Torre di Mezzo Ovest, Torre di Mare, Torre del Molo. Le torri erano collegate da un camminamento di ronda protetto da merlature di tipo guelfo. Il complesso appariva di stile Tardogotico, con mura alte e snelle, archi acuti, merli, torri alte e slanciate. In seguito il Castello venne restaurato dall'ingegnere militare Francesco di Giorgio Martini, che costruì a mare il Bastione di Santa Barbara, riadattando un precedente faro bizantino, unì con un muro la Torre Nord e la Torre del Fieno costituendo un cassero triangolare, che lo collegò per mezzo di un passaggio segreto all'interno delle mura al Bastione di Santa Barbara. Inoltre dotò il cassero senese (la Rocca) di una nuova cinta muraria. Invece risale al '500 la torretta ottagonale costruita sopra la bertesca della porta senese, che costituì la Torre dell'Orologio. Le mura delimitano interamente il nucleo storico di Porto Ercole. Il sistema difensivo, nel suo complesso, è dominato dalla Rocca aldobrandesca, imponente complesso fortificato situato alla sommità del promontorio che domina il borgo sottostante. Dai due lati della rocca, discendono due diversi tratti di cortine murarie, che chiudono completamente la parte storica dell'abitato; la cortina muraria nord-orientale, che in un lungo tratto culmina con una merlatura sommitale, giungendo al piano ingloba la caratteristica porta di accesso con arco senese in stile gotico internazionale sovrastato dalla Torre dell'Orologio, munita di campana. Sul lato occidentale, la cortina muraria chiude la scenografica Piazza di Santa Barbara, dove si affaccia il Palazzo dei Governanti; la piazza è situata in posizione panoramica presso il Bastione di Santa Barbara, unito alla sovrastante Rocca aldobrandesca attraverso una serie di cunicoli e passaggi segreti sotterranei».

http://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Porto_Ercole


Porto Ercole (rocca Aldobrandesca o Spagnola)

Dal sito http://grossetomaremma1bis.blogspot.it   Dal sito www.toscanissima.com

«La Rocca non è frutto di un'unica fase progettuale e costruttiva, ma ha subito notevoli mutamenti nel corso dei secoli. Alcuni manufatti con scopi militari erano già presenti in Porto Ercole in epoca medioevale quando Monte Argentario era possedimento dell'Abbazia delle tre Fontane in Roma. Successivamente, sotto la famiglia Aldobrandeschi, tali opere furono ampliate e potenziate. La Rocca in particolare, che della potente famiglia prese poi il nome, assunse l'aspetto di una vera fortezza, secondo i canoni militari dell'epoca. Con l'annessione nel corso del 1400 dell'Argentario, alla Repubblica di Siena, la fortificazione di Porto Ercole ebbe un nuovo impulso. La Rocca, tra l'altro, venne ampliata e potenziata per adeguarla alle più pressanti esigenze difensive soprattutto dai corsari barbareschi che con sempre maggior frequenza e durezza battevano le coste della penisola. Ma solo nel corso del secolo successivo gli interventi strutturali sulla Rocca le fecero assumere l'aspetto attuale. Il progetto definitivo cominciò a prendere forma nel 1532 ad opera dell’architetto militare Baldassarre Peruzzi ma i lavori, cominciati qualche anno dopo sotto la guida di Anton Maria Lari, si svolsero con difficoltà ed interruzioni per i gravi episodi bellici che coinvolsero Porto Ercole: la devastazione compiuta nel 1544 dai corsari del Barbarossa e l'assedio ed occupazione nel 1555 da parte delle truppe medicee guidate dal Marchese di Marignano e sostenute dal mare dalla flotta dell'ammiraglio Andrea Doria. Nel 1557, quando l'intero Argentario entrò a far parte dello Stato dei Presidi la Rocca, da poco terminata, venne integrata nel sistema difensivo del nuovo Stato, diventando, per il suo notevole armamento, caposaldo difensivo fondamentale.

Descrizione. La rocca, che occupa tutta la sommità del colle sovrastante il paese, ha una struttura complessa, con forma di stella irregolare, che si adatta all'orografia del colle su cui sorge. Presenta una serie di bastioni in successione, preceduti da un caratteristico fossato. Un ponte levatoio conduce al portone d'ingresso, sopra il quale è collocato uno stemma. All'interno si presenta come una cittadella militare, suddivisa in piazze e cortili con edifici per la guarnigione, magazzini per il materiale, l'armamento e le munizioni, cappella e cisterne, Ai contrafforti della rocca vanno a saldarsi le mura difensive del paese, che risalgono dal porto con andamento rettilineo e convergente racchiudendolo come in un recinto di forma trapezoidale. La necessità di una postazione al livello del mare che consentisse di aggredire le navi assalitrici con un tiro radente, molto più efficace di quello ficcante, inevitabile dall'alto, portò successivamente alla costruzione del fortino di Santa Barbara, sul porto, collegato alla Rocca mediante un camminamento protetto. Sul bastione più esterno fu costruito in tempi molto più recenti un faro, attivato nel 1862».

http://www.capodomo.it/Torri/rocca/La%20rocca.htm


Porto Santo Stefano di Monte Argentario (fortezza Spagnola)

Foto Nautilus, dal sito www.tuttomaremma.com   Dal sito http://sistemamuseo.it

«Fino alla metà del XVI secolo Porto Santo Stefano era un approdo di modesta importanza. Le poche e rozze costruzioni che sorgevano a ridosso del porto erano per lo più di supporto alle navi in transito e per il ristoro e lo svago degli equipaggi e dei torrieri che prestavano servizio nelle vicinanze. Né le cose cambiarono sensibilmente con la creazione nel 1557, da parte di Filippo II di Spagna, dello Stato dei Presidi con capitale in Orbetello e Monte Argentario cardine difensivo fondamentale. Porto Santo Stefano, molto esposto alle incursioni turche e barbaresche rimase ancora a lungo trascurato e dimenticato. Il presidio del porto e della rada antistante era svolto, a quel tempo, da una modesta torre, di cui si ignora peraltro l'esatta ubicazione, affiancata, da una parte e dall'altra, dalle torri del Calvello e di punta Lividonia. Le cose cominciarono a cambiare verso la fine del XVI secolo ed ancor più cambiarono con Nunes Orejon de Avila, governatore dello Stato dei Presidi dal 1607 al 1617. Egli ritenendo il sistema difensivo della costa settentrionale del promontorio, e di Porto Santo Stefano in particolare, assolutamente inadeguato a contrastare le sempre più frequenti incursioni corsare, e non solo quelle, sostenne attivamente la costruzione, subito a ridosso del porto, di una possente torre-fortezza. Era quella che poi sarebbe stata semplicemente chiamata: la "Fortezza Spagnola". La sua costruzione ebbe inizio verso la fine del 1500 o nei primissimi anni del secolo successivo e si prolungò per circa un trentennio. La presenza rassicurante della guarnigione militare e l'attenzione delle autorità governative favorirono l'immigrazione, principalmente dal regno di Napoli, di famiglie di militari, pescatori, maestranze navali. Porto Santo Stefano si trasformò a poco a poco in un borgo marinaro abitato da famiglie stabilmente residenti. Delle rare volte in cui la Fortezza Spagnola fu coinvolta in episodi bellici, la più significativa ed importante fu sicuramente l'assedio di Orbetello nel 1646. Attaccata dal mare dalla flotta del corpo di spedizione francese guidata dall'ammiraglio Brezé, la piccola guarnigione a difesa della fortezza, una ventina di uomini con pochi pezzi d'artiglieria al comando del capitano spagnolo Bartolomeo Fles, nulla poté contro le soverchianti forze avversarie. Il 9 maggio di quell'anno la fortezza, dopo il forte delle Saline e quello di Talamone conquistati dai francesi senza colpo ferire, capitolò rapidamente. Entrambi i comandanti, come pure il castellano della fortezza, in occasioni diverse, persero la vita nel corso dell'assedio.

Molto diversa dai forti che sorgono sui colli della vicina Porto Ercole, ed invece molto simile alla Torre di Buranaccio sul litorale di Capalbio, la Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano ha le caratteristiche di una importante torre di avvistamento con notevoli capacità difensive. La Fortezza si sviluppa su due livelli, comunicanti tramite due brevi rampe coperte, e poggia su un basamento a sezione quadrata con lato di 35 metri. L'ingresso si trova sul lato rivolto verso il monte ed è costituito da una breve e stretta rampa di scale terminante con un ponte levatoio. Nel basamento sono state ricavate alcune cisterne per l'acqua, mentre al livello superiore si trovano 6 locali per l'alloggiamento della guarnigione. La potenza di fuoco era assegnata a 5 pezzi di artiglieria, tre sulla terrazza inferiore e due su quella superiore. La posizione della Fortezza e il suo piccolo dislivello dal mare consentivano tiri precisi su bersagli in un ampio ventaglio di mare. Sul lato della terrazza superiore rivolto a monte sono ricavati due camminamenti, protetti da alti parapetti con feritoie, per la difesa della fortezza dagli attacchi da terra. Le due costruzioni che si trovano sulla terrazza superiore non fanno parte della struttura originaria, ma furono erette alla fine della II Guerra mondiale per ospitare gli uffici del Comune la cui sede era andata distrutta, come buona parte del paese, a seguito dei pesanti bombardamenti alleati. La Fortezza è sede di mostre permanenti e di altre esposizioni temporanee».

http://www.capodomo.it/Torri/Fortezza/La%20fortezza.htm


Porto Santo Stefano di Monte Argentario (torre di Lividonia)

Dal sito http://grossetomaremma1bis.blogspot.it   Dal sito http://grossetomaremma1bis.blogspot.it

«La Torre di Lividonia si trova nella parte occidentale dell'abitato di Porto Santo Stefano, all'estremità nord-occidentale del promontorio dell'Argentario, lungo la strada panoramica costiera. La torre costiera fu fatta costruire dagli Spagnoli nella seconda metà del Cinquecento per implementare il sistema difensivo dello Stato dei Presidii, con funzioni di avvistamento verso nord e verso ovest. Tuttavia, il progetto per la realizzazione della torre è da attribuire all'ingegnere militare Francesco De Marchi, che ebbe l'incarico conferitogli nel 1548 dal governo della Repubblica di Siena, proprio negli ultimi anni in cui l'intero territorio era controllato dai Senesi. La fortificazione ha svolto funzioni militari fino ai primi decenni dell'Ottocento, quando è iniziata la progressiva dismissione a seguito dell'annessione dell'intero territorio al Granducato di Toscana. In epoca ottocentesca la torre subì una incursione piratesca nel 1814 e, alcuni anni dopo, ci fu un progetto per la realizzazione di un faro proprio presso la preesistente struttura difensiva costiera, che però non venne mai attuato. Nel 1867, dopo essere stata completamente dismessa dalle originarie funzioni militari, la torre fu venduta a privati e, durante il secolo scorso, si è ritrovata addossata a nuovi edifici abitativi. Recenti restauri hanno permesso di riportare la torre all'antico splendore, grazie anche all'ottimo stato di conservazione in cui si è sempre mantenuta. Aspetto attuale: la Torre di Lividonia si presenta come una struttura architettonica a pianta quadrangolare, disposta su tre livelli, con un basamento a scarpa cordonato sul quale poggia la parte superiore dell'edificio turriforme. L'originaria porta d'ingresso rettangolare modanata si apre al primo piano, sopra il cui architrave è collocato uno stemma gentilizio; alla porta si giunge attraverso una rampa di scale esterna. Le pareti esterne alternano tratti rivestiti in pietra a tratti scialbati, con una serie di feritoie che si aprono ad altezze diverse e due finestre (una per ciascun livello superiore) che si aprono sulla parete cha si affaccia in direzione del mare. La parte alta della torre risulta priva di coronamenti sommitali, con una terrazza che in passato era utilizzata dalle sentinelle per le funzioni di avvistamento; sul lato in cui si apre la porta d'ingresso era originariamente presente una caditoia, della quale rimane solo una struttura muraria sopraelevata, che garantiva maggiori condizioni di sicurezza nel controllare gli accessi alla struttura difensiva».

http://grossetomaremma1bis.blogspot.it/


Punta Ala (castello)

Dal sito https://picasaweb.google.com   Dal sito www.gruppodellerbario.it

«Il castello di Punta Ala si erge sulla vetta del promontorio affacciato sulla località del comune di Castiglione della Pescaia. La fortezza venne fatta erigere verso la metà del XVI secolo da Cosimo I de' Medici per proteggere il tratto di litorale del Granducato di Toscana da eventuali invasioni nemiche via mare.
L’edificio a sezione rettangolare si dispone su due piani eretti su una massiccia struttura in pietra, disposto attorno alla torre centrale. L’antico portone d’ingresso, raggiungibile per mezzo di una scalinata esterna, si trova al livello rialzato della torre. Il complesso, sito nei pressi del confine con il Principato di Piombino, venne restaurato per volere dei Lorena nella seconda metà del XVIII secolo fino ad essere adibito, in epoche recenti, a residenza privata».

http://www.toscanissima.com/castiglionedellapescaia/puntaalacastello.php


Punta Ala (torre Hidalgo o del Barbiere)

Dal sito www.puntaala.net   Dal sito www.biancamare.it

  

«La Torre Hidalgo, nota anche come Torre del Barbiere, si trova a Punta Ala, nel territorio comunale di Castiglione della Pescaia, a poca distanza dal porto e dal moderno abitato. La sua ubicazione è sul piccolo omonimo promontorio. La fortificazione venne costruita nella seconda metà del Cinquecento, più precisamente nel 1577, nel luogo dove probabilmente sorgeva una preesistente struttura per difendere il tratto costiero meridionale del Principato di Piombino da eventuali incursioni piratesche; proprio nell'area compresa tra la Torre Hidalgo e il vicino Castello di Punta Ala vi era il confine con il Granducato di Toscana. La torre poteva comunicare a vista con la Torre degli Appiani situata sull'Isolotto dello Sparviero e con la Torre Civette situata più a nord lungo la costa, che costituivano punti di riferimento fondamentali per il sistema difensivo del principato. Nella prima metà dell'Ottocento l'intera zona entrò a far parte del Granducato di Toscana e, così, la torre venne trasformata ed adibita ad abitazione; nella prima metà del secolo scorso fu acquistata da Italo Balbo assieme al Castello di Punta Ala. La Torre Hidalgo è immersa nella rigogliosa macchia mediterranea e si presenta a pianta quadrata, poggiante su un basamento a scarpa appena abbozzato, con le pareti intonacate a malta ove si aprono in vari punti una serie di feritoie. Nell'insieme, la struttura difensiva costiera si dispone su tre livelli. L'accesso alla torre è possibile attraverso una semplice porta rettangolare che si apre al piano rialzato, preceduta da una caratteristica rampa di scale, tramite la quale è raggiungibile, che terminava con un piccolo ponte levatoio che originariamente dava maggiori garanzie di sicurezza nel controllare gli accessi alla torre: la conservazione del ponte levatoio costituisce un elemento saliente, essendo stato perduto in numerose torri costiere a seguito di lunghi periodi di degrado o ristrutturazioni posticce. Alla sommità della torre è presente una caditoia, che culmina nella parte alta in un campanile a vela che racchiude una piccola monofora ad arco tondo: la presenza della caditoia implementava ulteriormente il sistema difensivo della torre, vista la sua sporgenza sul lato d'accesso, proprio al di sopra della parte terminale della rampa di scale e del ponte levatoio».

https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Hidalgo


Roccalbegna (cassero Senese, castello La Pietra)

Dal sito www.casasantapia.com   L'ingresso al cassero, dal sito www.carlagae.com

«Il Cassero di Roccalbegna che sovrasta il borgo era un fortilizio minore, usato essenzialmente come punto di vedetta. Probabilmente venne costruito agli inizi del XIII secolo dai conti Aldobrandeschi. All'inizio del XV secolo, a causa della perdita della sua importanza strategica, il Cassero, allora di proprietà dello Stato senese, fu lasciato in abbandono. Nel 1446 i Castellani Domenico d'Andrea e Gherardo di Mariano si proposero di restaurarlo a fini strettamente abitativi. Nel 1555 lo Stato senese passò sotto il Granducato di Toscana e nel 1565 Roccalbegna venne concessa dal Granducato agli Sforza di S. Fiora. Restò feudo granducale fino al 1751. Con l'abolizione di tutti i feudi, Roccalbegna tornò a costituire comunità giurisdicente fino al 1838, quando fu affidata al vicario regio di Arcidosso. In corrispondenza dell'attuale giardino, costituito da un ampio prato e alberi d'alto fusto, sorgeva un giardino all'italiana, dotato di un "piccolo casino", risalente al XVII secolo. Di questo giardino non sono rimaste tracce ma approfondite ricerche storiche ipotizzano che questo fosse molto simile al contemporaneo giardino connesso al complesso palatino di Santa Fiora. Castello La Pietra. Ricostruito dai senesi che gli dettero un impianto urbanistico diversissimo da quello dei castelli coevi (1296). Probabilmente in quell'occasione furono costruite le fortificazioni con torri quadrate che congiungevano i due rilievi rocciosi dominanti il paese detti La Pietra o Sasso e La Rocca o Casse. Le fortificazioni furono restaurate a metà del '400. (Esiste una detto popolare che dice "Se il sasso scrocchia, addio La Rocca"). Nel secolo scorso fu demolita la Porta di Montagna o Porta di Sopra, già Porta Altis, per la costruzione della strada granducale. Per lo stesso motivo anche all'interno dell'abitato vennero abbattuti alcuni edifici per permettere l'aggiornamento del bastione naturale della Pietra con un tracciato più pianeggiante che evitava la discesa e successiva risalita verso la Porta di Maremma».

http://www.tuscany-charming.it/it/localita/roccalbegna.asp


Roccalbegna (mura, porte)

Porta della Maremma, foto di Sailko, dal sito it.wikipedia.org   Una delle torri, dal sito www.fototoscana.it

«Le mura di Roccalbegna costituiscono il sistema difensivo del nucleo storico dell'omonimo borgo. Delle antiche porte rimane oggi solamente la porta di Maremma, rivolta a sud, e che dà all'esterno sulla piazzetta della chiesa della Madonna del Soccorso. La porta a nord, porta di Montagna, oggi non esiste più, ed è la continuazione di via Garibaldi che si apre sulla piazza fuori dal perimetro, per la cui costruzione è stata demolita una piccola parte delle mura. Delle torri senesi ne rimangono tre, di cui una riabbassata e notevolmente rimaneggiata. La cinta muraria fu costruita nel corso del XIII secolo prima dai conti Aldobrandeschi e successivamente dalla Repubblica di Siena, che intervallò il perimetro con torri di avvistamento. Nel corso del 1445 furono intrapresi alcuni lavori di ristrutturazione, da ricordare quelli del 1468 ad opera dell'architetto Giuliano di Bartolo. In età contemporanea è stata demolita una parte delle mura con la porta di Montagna, che volgeva a nord».

http://roccalbegna.blogspot.it


Roccalbegna (ruderi della rocca Aldobrandesca)

Dal sito http://grossetomaremma1.blogspot.it   Dal sito www.neogeo.unisi.it

«La rocca fu costruita in epoca medievale sulla cima dell'imponente rupe che domina il centro di Roccalbegna e il corso del fiume Albegna. Gli Aldobrandeschi utilizzarono questa fortificazione con funzioni difensive e di avvistamento; la sua particolare posizione, rendeva la fortificazione praticamente inespugnabile ed era stata studiata anche come rifugio per la popolazione in caso di assedio condotto da truppe nemiche. Durante il Duecento, la rocca costituiva il fulcro del sistema difensivo assieme al Cassero ubicato sulla vetta dell'altra rupe. Nel corso del Trecento, con l'inizio del dominio senese su Roccalbegna, la rocca andò incontro ad un periodo di declino, non venendo più considerata quell'opera di fondamentale importanza strategica dal punto di vista difensivo; i Senesi preferirono mantenere il controllo dal vicino cassero. Con la caduta della Repubblica di Siena, Roccalbegna e le sue fortificazioni furono temporaneamente inglobate nel Granducato di Toscana a metà Cinquecento, per essere poi cedute alla contea di Santa Fiora. Nel 1624 l'intero centro abitato fu ceduto ai Bichi di Siena, che fecero dell'omonimo palazzo cittadino la loro residenza; da allora, la rocca è stata completamente abbandonata, giungendo fino ad oggi sotto forma di imponenti ruderi che ricordano la sua passata grandiosità. La Rocca aldobrandesca, situata alla sommità della ripidissima rupe che domina l'abitato di Roccalbegna, attualmente si presenta sotto forma di imponenti ruderi collocati in posizione estremamente panoramica. Le strutture murarie sono completamente rivestite in pietra, con alcune feritoie che si aprono ad altezze diverse. Esse si articolano a forma irregolare, adattandosi alla particolare orografia della vetta della rupe; la fortificazione, oramai priva di copertura sommitale, doveva svilupparsi almeno su due livelli».

http://grossetomaremma1.blogspot.it


Roccastrada (castello o fattoria di Lattaia, fattoria di Monte Lattaia)

Castello di Lattaia, foto di Romy Popona, dal sito http://rete.comuni-italiani.it   Fattoria di Monte Lattaia, dal sito http://wikimapia.org

  

«Nel territorio di Roccastrada, tra il folto di una natura lussureggiante, si erge il castello di Lattaia. Posto su un’altura prospiciente il corso del torrente Bai, già nel X secolo costituiva uno dei principali punti di forza della famiglia Aldobrandeschi. Nei primi anni del Duecento appartenne ai Pannocchieschi; conteso da famiglie locali, venne sottomesso nel 1262 dal comune di Siena, che nel corso del XIV secolo lo amministrò attraverso le potenti famiglie degli Incontri e dei Salimbeni. All’inizio del Quattrocento l’area venne pienamente inserita nel territorio della repubblica di Siena, finché nel XVI secolo, decaduta la funzione difensiva, il complesso fu convertito in fattoria. Dell’antica fortezza si conserva l’impianto circolare delle antiche mura, che racchiude una piazza sulla quale si affacciano alcuni edifici. Interessante è la piccola chiesa di San Biagio, posta proprio al centro dell’insediamento e affacciata su un prato con antichi cipressi. Di forma rettangolare e preceduta da un portico, fu costruita nella prima metà del XVII secolo e restaurata in forme neoclassiche nel 1859, come testimonia la lapide sulla facciata, da Giulia Zondadari, proprietaria dell’intera tenuta. Probabilmente tale chiesa fu eretta in sostituzione di una precedente pieve di San Biagio, attestata fin dal XII secolo e successivamente caduta in rovina».

«La Fattoria di Monte Lattaia si trova nel territorio comunale di Roccastrada, su una modesta altura che si innalza leggermente sulla pianura maremmana a valle del capoluogo comunale. Il complesso sorge poco a sud-ovest e in posizione dominante rispetto alla vicina Fattoria di Lattaia. Il complesso sorse in epoca medievale come complesso monastico collegato alla non lontana Abbazia di San Salvatore a Giugnano, nei pressi della perduta ed antecedente Pieve di Tabiano. Il complesso, voluto dalla famiglia Aldobrandeschi, alla fine del Duecento passò sotto il controllo ai Pannocchieschi e in epoca tardo medievale fu trasformato in complesso fortificato rurale. Nel secolo successivo iniziò a farsi sentire l'influenza di Siena che esercitò il dominio sul complesso, divenuto oramai uno dei baluardi dell'antica repubblica assieme alla vicina Fattoria di Lattaia, che era invece sorta come vero e proprio insediamento castellano. A metà Cinquecento, il castello e l'intera zona entrarono a far parte del Granducato di Toscana e, da allora, ne seguirono le sorti. Nei secoli successivi, il complesso divenne proprietà di varie famiglie che si succedettero nel tempo e, nel corso dell'Ottocento, la fattoria fu ristrutturata dalla famiglia Brancadori che le conferì la pianta a U. La Fattoria di Monte Lattaia si presenta come un imponente complesso costituito da tre corpi di fabbrica a pianta rettangolare addossati tra di loro, che si dispongono ad U, verso il cui lato aperto si estende la corte. L'intero complesso rurale fortificato si articola su tre livelli, ove si aprono finestre quadrangolari sulle ali laterali del complesso, mentre il lato del corpo di fabbrica centrale che prospetta verso la corte si caratterizza per la presenza di un caratteristico doppio loggiato con arcate ribassate, che probabilmente ricorda vagamente il chiostro che costituiva l'originario complesso monastico medievale, presso il quale sorgeva la perduta Pieve di Tabiano, in seguito sostituita dalla Cappella di Sant'Antonio a Monte Lattaia, tuttora esistente, che svolse le funzioni di cappella gentilizia del complesso fortificato rurale».

http://www.turismo.intoscana.it/site/it/elemento-di-interesse/Il-Castello-di-Lattaia - https://it.wikipedia.org/wiki/Fattoria_di_Monte_Lattaia


Roccatederighi (castello)

Dal sito www.fortezze.it   Dal sito www.fortezze.it

«Roccatederighi era già conosciuta come castello nel 952 col nome di Rocca Norsina. Successivamente nel 1239 il nome di Rocca Norsina cambiò in Roccatederighi prendendo spunto da quei “filii Tederigi” che la dominarono per buona parte del 1200. A cavallo del trecento Roccatederighi passò sotto il dominio della Repubblica di Siena di cui ne seguì la storia fino alla sua caduta nel 1554. E fu proprio durante la campagna militare del 1553 che le armate del Marchese di Maragliano distrussero completamente Roccatederighi lasciandoci arrivare a Noi solo la porta di ingresso e qualche muro di casa torre. La visita a Roccatederighi può essere abbinata a quella degli altri castelli limitrofi ovvero Montemassi, Sassoforte, Lattaia ed al Molino di Giugnano. Da Roccatederighi di può godere di una delle vista più stupende sulla alta Maremma Occidentale».

http://www.fortezze.it/roccatederighi_it.html


Rocchette di Fazio (resti della rocca Aldobrandesca, mura)

Dal sito www.fototoscana.it   Dal sito http://maremmaonline.it

  

«I resti del castello di Rocchette di Fazio dominano un colle di quasi 500 metri nella valle dell'Albegna, comune di Semproniano. Dista circa 25 chilometri da Arcidosso, 3 da Semproniano, centro principale della zona, e una quindicina da Roccalbegna. Il castello delle Rocchette di Fazio sorge nella valle del fiume Albegna. Nel medioevo tutta la valle, soprattutto i colli che erano lo spartiacque con la adiacente valle della Fiora, fu infeudata dai conti Aldobrandeschi e di conseguenza tutti i castelli della zona passarono sotto il loro controllo e furono riedificati o rinforzati a partire al XII secolo. L'origine di questo castello è dovuta al conte Bonifazio, detto Fazio, degli Aldobrandeschi, futuro padre di quel Ildebrandino che nel 1272 divenne il capo della diramazione di S. Fiora della potente famiglia. Rocchette di Fazio fu un'importante roccaforte, grazie alla sua posizione alla sommità di uno sperone roccioso bagnato ad ovest dal fiume che lo rendeva praticamente inespugnabile. Già agli inizi del XIV secolo il castello entrò a far parte del dominio del comune di Orvieto e successivamente fu annesso all'area d'influenza Senese. Il controllo materiale senese si concretizzò solamente nel 1416, subito dopo la zona conobbe un periodo di grave crisi con conseguente spopolamento. Nel 1536 il castello e il paese di Rocchette di Fazio furono devastati da un esercito spagnolo e definitivamente abbandonati. I ruderi del fortilizio sono rimasti per anni nello stato in cui furono lasciati nel XVI secolo, con l'aggravante dell'azione del tempo e l'incuria dell'uomo che hanno progressivamente peggiorato la situazione. Solo recentemente le rovine dell'intera area sommitale del castello sono state consolidate e attrezzate a belvedere, splendida da qua la vista sulla valle. I resti del cassero e delle mura ci testimoniano ancora quale grande, seppur per breve tempo, importanza ebbe Rocchette di Fazio.  Le mura, edificate con forma esagonale durante il duecento a difesa del primitivo insediamento del Castello aldobrandesco e una serie di fabbricati tra i quali una cisterna, il Palazzo di Giustizia e il Palazzo Pretorio, sono in più punti ancora riconoscibili. Due porte d'accesso sono ben conservate. Nei pressi del castello spicca la Pieve di Santa Caterina, attualmente sconsacrata, anch'essa di epoca duecentesca».

http://www.castellitoscani.com/italian/fazio.htm


SAN VALENTINO (ruderi della rocca di Fregiano)

Dal sito www.weagoo.com   Dal sito www.weagoo.com

«La Rocca di Fregiano è situata nella parte settentrionale del territorio comunale di Sorano (GR), a sud-ovest della frazione di San Valentino. La fortificazione sorse durante il periodo medievale su uno sperone di tufo, in posizione dominante rispetto alle vallate che solcano l'Area del Tufo nel territorio soranese; svolgeva, certamente, funzioni di avvistamento e di difesa. Nel corso del tempo, la posizione strategica di ubicazione della fortificazione determinò varie contese tra i signori locali, gli Ottieri e i Baschi, oltre ad essere al centro delle mire espansionistiche del comune di Orvieto. Le varie lotte per il controllo della rocca portarono ad un suo abbandono definitivo in epoca rinascimentale, quasi certamente a conclusione di un assedio che arrecò ingenti danni alla struttura. La Rocca di Fregiano si presenta attualmente sotto forma di ruderi, oramai quasi completamente nascosti dalla fitta vegetazione del poggio. È ben identificabile una struttura a sezione quadrangolare, rivestita in conci di tufo, che costituiva la torre di avvistamento, dove sono visibili alcune feritoie ad altezza diversa; la parte sommitale è oramai completamente crollata».

https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_di_Fregiano


Santa Fiora (palazzo Sforza Cesarini, rocca Aldobrandesca)

Il palazzo, dal sito www.neogeo.unisi.it   La rocca, dal sito http://santafiora.blogspot.it

«Il Palazzo Sforza Cesarini è una delle principali architetture del centro storico della località amiatina di Santa Fiora. Il palazzo è stato costruito attorno al 1575 nel luogo dove sorgeva l'originaria Rocca aldobrandesca di Santa Fiora. La primitiva fortificazione, della quale rimangono attualmente due torri addossate al palazzo, sorse attorno all'anno mille e, nella seconda metà del Duecento, divenne la sede del potere della Contea di Santa Fiora, a seguito della spartizione dei beni della famiglia Aldobrandeschi. Poco prima della metà del Quattrocento, i Senesi rapirono le tre figlie che costituivano l'intera prole di Guido Aldobrandeschi per impadronirsi dei vari centri della contea; tuttavia, il piano non riuscì per Santa Fiora e la sua rocca, che vennero ereditate dagli Sforza a seguito del matrimonio tra Bosio Sforza e Cecilia Aldobrandeschi. Da allora, l'intera Contea di Santa Fiora divenne contea sforzesca e, nel corso del Cinquecento, gli Sforza fecero costruire nuovi edifici residenziali, come il Palazzo Sforza Cesarini di Santa Fiora, la Villa Sforzesca nei pressi di Castell'Azzara e la Fattoria di Pomonte nei dintorni di Scansano. Lo stato autonomo sforzesco uscì definitivamente dalla scena politica nel 1624, quando tutto il suo territorio entrò a far parte del Granducato di Toscana. Il Palazzo Sforza Cesarini si presenta come un imponente complesso costituito da una serie di corpi di fabbrica allineati e addossati consecutivamente tra loro. Il complesso è caratterizzato da strutture murarie in pietra, dove si aprono finestre rettangolari e, al pian terreno, una serie di porte ad arco tondo. In linea generale, i fabbricati presentano i caratteri stilistici tipici del periodo tardocinquecentesco, ad eccezione della porta ad arco gotico proveniente dalle preesistenti strutture medievali che comprendevano anche le due torri addossate. La Torre degli Aldobrandeschi e la Torre dell'Orologio costituivano una parte dell'antica Rocca aldobrandesca di Santa Fiora. La Torre degli Aldobrandeschi si presenta a sezione quadrangolare, molto imponente, con strutture murarie in pietra dove si aprono alcune finestre disposte su più livelli ed una serie di feritoie che, in passato, venivano usate per funzioni di difesa ed offesa. La Torre dell'Orologio, più bassa, si presenta a sezione quadrata con un alto e possente basamento a scarpa cordonato; a metà altezza, sulla parete che guarda verso la piazza, è collocato l'orologio che le conferisce la denominazione. La torre culmina con una prima merlatura poggiante su mensole sporgenti che racchiudono archetti ciechi, sopra la quale si eleva una piccola torretta centrale, coronata a sua volta da un'altra merlatura simile ma proporzionata a quest'ultima; all'estrema sommità è collocata una campana culminante con una croce. Entrambe le merlature sono il risultato di interventi di restauro effettuati nel corso dell'Ottocento. Dal 2002 il palazzo ospita il Museo delle Miniere di Mercurio del Monte Amiata».

http://www.neogeo.unisi.it/geopaesaggi/luoghi.php?id=248


Sassofortino (castello di Sassoforte)

Dal sito www.archeogr.unisi.it   Dal sito http://sbloccatidentro.wordpress.com

«La più antica testimonianza documentaria relativa a Sassoforte risale al 1075/1076 e testimonia l’esistenza di diritti vantati su Saxoforte da parte di Ildebrando V Aldobrandeschi. Nei primi anni del Duecento, il controllo sulla zona degli Aldobrandeschi si indebolì, cosicché i veri detentori del potere erano signori locali, legati da rapporti di fedelitas agli Aldobrandeschi come Uguccione da Sassoforte. Egli era un protetto dallo stesso imperatore Federico II e dopo la sua morte (1250) i signori di Sassoforte furono indotti ad avvicinarsi a Siena, fautrice ancora di una politica ghibellina, impegnandosi a combattere contro gli Aldobrandeschi guelfi, detentori del castello di Montemassi, ove Uguccione fu poi imprigionato e da cui fu liberato ad opera dei senesi. Passata Siena in mano guelfa (1270), Sassoforte entrò ripetutamente in contrasto con la potente città, a causa del conflitto tra gli stessi signori di Sassoforte e gli uomini di Roccatederighi, comunità all’epoca soggetta al dominio senese. Così durante i primi decenni del Trecento si compì la sottomissione del castello al comune di Siena: nel 1316 Ghinozzo e Longarello da Sassoforte cercarono un accordo con il comune di Siena che non impedisse loro di condurre le proprie ostilità contro gli Aldobrandeschi di Santa Fiora, i quali nel 1329, catturato Ghinozzo, espugnarono e si impadronirono del castello. Pochi mesi dopo questa conquista militare, nel 1330 i conti di Santa Fiora cedettero al comune di Siena, per la considerevole somma di 5.500 fiorini, i propri diritti sul castello e sul relativo territorio. La rilevanza strategico-militare di Sassoforte determinò l’immediato allestimento di un cassero per ospitare una guarnigione militare senese ma a pochi anni dalla vendita la documentazione attesta in realtà lo spopolamento del luogo, determinatosi forse già da qualche tempo, dal momento che, nel 1339, un consistente gruppo di suoi originari abitanti all’epoca residenti in Roccastrada ottenne in affitto perpetuo dal comune di Siena le terre della "curia" di Sassoforte impegnandosi in pochi anni a ripopolarla sino a raggiungere i centoventi uomini. In seguito a tale iniziativa senese, che prevedeva il divieto di risiedere entro le mura del castello di Sassoforte, su una modesta altura posta lungo le pendici meridionali del massiccio di Sassoforte si sviluppò il villaggio di Sassofortino, che per certi versi sostituì l’antico castello come centro di popolamento e di coordinamento del territorio.

Nel 1438, dopo che nell'area di Sassoforte avevano tentato di imporre la propria egemonia alcuni esponenti della famiglia senese dei Salimbeni, sia Sassoforte che Sassofortino, definiti "guasti e disabitati", vennero sottoposti direttamente alla giurisdizione del comune di Siena. Architettura. I resti di questo castello si estendono per l'intera circonferenza della piattaforma riolitica, alla sommità del Sassoforte. Le mura, le torri, il cassero, sono costruiti in filarotti di riolite con una buona tecnica e con notevoli particolari architettonici. Alcuni resti fanno intuire che le mura dovevano essere imponenti anche se forse non avranno avuto le stesse caratteristiche lungo tutto il perimetro, data la posizione del pianoro circuito da strapiombi. Verso nord-ovest si trova il cassero; questa è un'alta costruzione provvista ancora della porta di accesso con mensola decorata a motivo vegetale. Sopra questa, due beccatelli per la difesa dell'entrata. Davanti alle mura si trova una costruzione rettangolare corredata da belle finestrelle ogivali ed innesti di volta. Tutto denota una particolare cura, maestria e raffinatezza tanto da individuare un edificio di uso non comune. Certamente i resti di questa fortificazione testimoniano un incastellamento, oltre che di dimensioni notevoli, anche dotato di articolazioni strutturali non frequenti nella zona e certamente fra le più notevoli del comprensorio. Il 10 luglio 2006 ha avuto inizio la prima campagna di scavo archeologico nel castello di Sassoforte. ...».

http://www.comune.roccastrada.gr.it/il-territorio/borghi-castelli-chiese/castelli/castello-di-sassoforte


Saturnia (mura, rocca Aldobrandesca o castello Ciacci)

Porta Romana, dal sito http://maremmadavivere.altervista.org   Dal sito www.carlagae.com   Dal sito www.castellitoscani.com

  

«La cinta muraria di Saturnia fu eretta in epoca romana a protezione della Via Clodia, riedificata nel Medioevo e rinnovata dai Senesi nel periodo rinascimentale. Lungo il perimetro della cinta muraria sorgevano quattro distinti punti di accesso, collocati perpendicolarmente secondo l’orientamento degli assi viari del tempo, coincidenti col decumano e il cardo. In epoca medievale furono gli Aldobrandeschi a ristrutturare e ingrandire l’originaria cerchia, quasi sicuramente agli inizi del XIII secolo, contemporaneamente alla realizzazione della Rocca di Saturnia. Le modifiche maggiori furono quelle apportate dai senesi nel XV secolo, a seguito di gravi danni subiti. Gli interventi dei secoli successivi hanno segnato la scomparsa di tre delle quattro antiche porte d’accesso. Porta Romana, collocata a sud, è l’unica rimasta. Appartenente alla parte più vecchia della cinta muraria, fu ristrutturata già nell'82 a.C. durante i lavori di ampliamento delle mura romane. Il suo aspetto odierno è il risultato dei lavori di restauro attuati dagli Aldobrandeschi in epoca medievale e a quelli successivi tenuti dai Senesi durante il XV secolo. La porta è caratterizzata da muri di pietra e da un'apertura a doppio arco a tutto sesto sul lato interno che contrasta da quella ad arco semplice sito nella parte esterna. ... Nota anche come Castello Ciacci, la Rocca aldobrandesca di Saturnia sorge nei pressi di Porta Romana, lungo le mura del borgo di Saturnia. Eretta nel Medioevo per opera degli Aldobrandeschi su preesistenti complessi difensivi, la fortificazione subì gravissimi danni agli inizi del XV secolo, a tal punto da chiedere ai senesi di intervenire con opere di ricostruzione e ristrutturazione. Il progetto venne realizzato e l’edificio venne rimesso a lucido secondo un gusto rinascimentale. I senesi aggiunsero due torrioni angolari a basamento circolare. I secoli successivi sono segnati da scarsi e poco importanti lavori di ristrutturazione. Attualmente la Rocca aldobrandesca di Saturnia appare come una sontuosa struttura fortificata, caratterizzata da muri in pietra, eretti su basamento a scarpa. La fortificazione include anche il novecentesco Castello neomedievale Ciacci e una torre merlata che rievoca l'originario stile medievale dell’edificio».

http://www.toscanissima.com/manciano/saturniamura.php - ...saturniarocca.php


SCANSANO (mura, palazzi)

Porta Grossetana, dal sito www.borghitoscani.com   Palazzo Pretorio, dal sito https://turismoinmaremma.files.wordpress.com

  

«La cinta muraria venne costruita dagli Aldobrandeschi a partire dal XII secolo; l'opera fu completata nel corso del Duecento. In epoca rinascimentale furono effettuati numerosi interventi di riqualificazione, tra i quali l'aggiunta di una torre di avvistamento e la ricostruzione della porta di accesso al borgo. Durante i secoli successivi l'originaria struttura difensiva venne ulteriormente modificata, con alcuni rimaneggiamenti dovuti ai lavori di ampliamento di alcuni edifici del centro storico. Le mura di Scansano, in buona parte incorporate nelle pareti esterne di alcuni edifici, presentano ancora alcuni tratti a vista rivestiti in pietra che ricordano l'originaria opera difensiva di epoca medievale. Lungo la cinta muraria si trovano due strutture fortificate di epoca rinascimentale, una torre di avvistamento quattrocentesca a sezione circolare sul lato orientale e la caratteristica Porta Grossetana sul lato occidentale, di epoca cinquecentesca. ... Palazzo Pretorio, risalente al XV secolo, era il palazzetto civico del comune di Scansano e mantiene ancora oggi l'aspetto originario con forme semplici e squadrate e le finestre incorniciate in pietra serena [attualmente ospita il Museo Archeologico ed il Museo della Vite e del Vino]. Nel XIX secolo fu anche utilizzato come prigione. Palazzo del vecchio ospedale, risalente al XV secolo, era la sede dell'ospedaletto di Scansano. Oggi si presenta come un'abitazione privata».

https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Scansano - ...Scansano#Palazzi


ScaRLINO (mura, porte)

Foto di fuffyMilano, dal sito www.tripadvisor.it   Porta Pisana, dal sito www.fototoscana.it

«Le mura di Scarlino costituiscono il sistema difensivo dell'omonimo borgo. La cinta muraria fu costruita a partire dall'XI secolo, poco a valle della preesistente Rocca aldobrandesca, che veniva raggiunta da un tratto di cortina muraria. Le mura andarono a racchiudere il borgo di Scarlino e, nel corso del Trecento, furono effettuati lavori di ristrutturazione che interessarono, sia la cerchia muraria che alcuni edifici del centro. Nel corso dei secoli successivi vi furono ulteriori interventi di modifica, che hanno portato all'inglobamento in edifici abitativi di alcuni tratti di cortina muraria. Le mura di Scarlino delimitano parzialmente il borgo di origini medievale, ricongiungendosi nella parte sommitale alla Rocca aldobrandesca. Alcuni tratti di cortina muraria sono a vista e presentano rivestimento in pietra, riconducibile sia al periodo di costruzione che agli interventi di ristrutturazione di epoca trecentesca. In vari punti le mura sono state incorporate nelle pareti esterne di alcuni edifici del centro; vi sono anche varie soluzioni di continuità nelle parti più ripide e inaccessibili del poggio. In passato, l'accesso al borgo era possibile unicamente attraverso Porta Pisana e Porta Senese».

http://scarlinogrosseto.blogspot.it/2009/07/blog-post_8291.html


ScaRLINO (palazzo Comunale o Pretorio)

Dal sito https://turismoinmaremma.files.wordpress.com   Dal sito http://it.grossetopedia.wikia.com

«Il Palazzo Comunale, storicamente noto anche come Palazzo Pretorio, è un edificio situato nel centro di Scarlino. La sua ubicazione è in angolo tra via Martiri d'Istia e via della Rocca. L'edificio sorse in epoca medievale, quando era sede sia del comune che del tribunale, avendo esercitato originariamente anche le funzioni di Palazzo Pretorio. Nel tardo Duecento il complesso fu ceduto da Ranieri Tinacci, signore locale, al comune di Pisa che acquistò anche altri beni immobili del centro storico fino ad allora appartenuti agli Aldobrandeschi. Il palazzo fu ristrutturato in epoca seicentesca, quando vi venne aggiunta anche la Torre dell'Orologio, che venne poi abbattuta nel 1950 per il rischio di crollo dell'intero complesso. In epoca moderna, l'edificio rientrava all'interno della giurisdizione del Principato di Piombino e, dopo l'ingresso nel Granducato di Toscana, appartenne al comune di Gavorrano, fino all'istituzione del comune di Scarlino di cui divenne sede. Una serie di lavori di restauro effettuati tra il 1985 e il 1989 lo hanno riportato agli antichi splendori. Il Palazzo Comunale di Scarlino si presenta come un imponente edificio che si articola su quattro livelli sfalsati, a causa del dislivello del terreno su cui sorge. Nell'insieme, il complesso presenta una pianta ad L, con i due corpi di fabbrica dalla planimetria rettangolare che si addossano senza soluzione di continuità. Le pareti esterne si presentano interamente rivestite in pietra, con una serie di finestre rettangolari che si aprono lungo i vari livelli ed il doppio portale d'ingresso, con doppio arco a tutto sesto, situato sul lato che si affaccia su via Martiri d'Istia. Sono visibili due stemmi, quello sulla facciata principale sopra il doppio portale che rappresenta il comune di Scarlino e quello collocato in posizione angolare appartenente alla famiglia Appiani di Piombino».

https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Comunale_(Scarlino)


ScaRLINO (palazzo del Conte)

Dal sito http://it.grossetopedia.wikia.com   Dal sito http://it.grossetopedia.wikia.com

«Il Palazzo del Conte di Scarlino è un imponente edificio di uso nobiliare sorto in epoca medievale nel centro del borgo storico grossetano. La denominazione deriva dal suo originale committente, il conte Ildebrandino XII Aldobrandeschi, chiamato il Conte Rosso, che nel 1227 lo rivendette alla città di Pisa, passando così la stessa proprietà del comune dalla famiglia Aldobrandeschi a una delle quattro repubbliche marinare. Passato a un capitano livornese nel 1671, fu poi diviso nell'Ottocento in abitazioni e locali commerciali privati, salvo poi essere sottoposto, a fine anni Novanta del XX secolo, a lavori generali di restauro, per riportarlo alla forma originaria. Dall'assetto quasi cubico, su quattro livelli e dalla facciata principale intonacata di bianco, presenta dei finti portali al pian terreno, mentre una cortina muraria conduce alla corte interna».

https://www.paesionline.it/italia/monumenti-ed-edifici-storici-scarlino/palazzo-del-conte


ScaRLINO (palazzo della Contessa Gualdrada, casa dei Tinacci)

Il palazzo della contessa Gualdrada, dal sito http://it.grossetopedia.wikia.com   Casa dei Tinacci, dal sito http://it.grossetopedia.wikia.com

«Il Palazzo della Contessa Gualdrada, o Comitissa Gualdrada, è un edificio situato nel centro storico di Scarlino. Antica residenza fortificata della contessa nel XIII secolo, fu poi modificato e divenne canonica dell'attigua chiesa di San Martino. Nel 1802 venne ceduto a Benedetto Zenoni, gonfaloniere dal 1816, che lo trasformò nella propria abitazione privata. ... Casa dei Tinacci. Posta di fronte al Palazzo Comunale, è citata in un atto di vendita al Comune di Pisa del 1276 come cella, magazzino ed abitazione di quindici "villici" al servizio di Ranieri di Tinacci. L'edificio fu parzialmente distrutto in una spedizione punitiva pisana in seguito alle ribellioni scarlinesi del 1274 e 1275. Nel XIX secolo era adibito a stalla, proprietà di Giuseppe Citerni, e ritornò alla sua funzione abitativa nel 1970, anno in cui fu rialzato di un piano».

http://it.grossetopedia.wikia.com/wiki/Palazzo_della_Contessa_Gualdrada - ...Casa_dei_Tinacci


Scarlino (rocca Pisana o Aldebrandesca)

Dal sito www.comune.scarlino.gr.it   Dal sito www.comune.scarlino.gr.it

  

«Sicuramente interessante e stimolante sotto il profilo culturale sarà la visita ai monumenti e agli edifici che sorgono all’interno dell’abitato di Scarlino, si potrà avere infatti la possibilità di osservare la Rocca Aldobrandesca, edificata nel corso del X secolo per volere dell’omonima famiglia, la struttura ha subito diverse e numerose dominazioni e nel corso del basso Medioevo è stata ristrutturata per riportarla al suo antico splendore, oggi l’edificio si presenta ai suoi visitatori con alcune torri ben conservate, le mura, costruite su livelli diversi ed una porta di accesso sormontata da un grande arco. ... La Rocca aldobrandesca, nota anche come Rocca Pisana o Castello di Scarlino si trova nella parte più alta del centro storico dell'omonimo comune della provincia di Grosseto. Il Castello di Scarlino sorse come rocca nel corso del X secolo, per volere degli Aldobrandeschi, in un'area che aveva dato alla luce reperti di epoca preistorica. Il complesso rimase di proprietà della famiglia Aldobrandeschi fino alla fine del Duecento, eccetto un breve e temporaneo passaggio alla famiglia Alberti di Mangona. Tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento il castello fu ceduto ai Pisani che lo controllarono per quasi un secolo; proprio in questo periodo fu completamente ristrutturato il complesso. Nel 1398 sia Scarlino che la sua rocca entrarono a far parte del Principato di Piombino, sotto la cui giurisdizione rimase fino al 1815, anno in cui entrò a far parte definitivamente del Granducato di Toscana. Dopo un lungo periodo di degrado che ha compromesso una parte dell'antica fortificazione, sono stati condotti importanti interventi di restauro negli ultimi anni del Novecento che hanno permesso di salvare il complesso, cercando di riportarlo agli antichi splendori. La Rocca aldobrandesca di Scarlino si trova in posizione dominante rispetto all'abitato, all'area meridionale delle Colline Metallifere grossetane e alla parte settentrionale della Maremma grossetana; si presenta sotto forma di imponenti ruderi ottimamente recuperati grazie ai lavori di restauro effettuati negli ultimi due decenni del Novecento. Il complesso attuale, risalente alla ristrutturazione tardo medievale, è costituito da 3 torri angolari differenti tra loro, unite tra loro da una serie di cortine murarie di altezza diversa. La torre nord-orientale si presenta a sezione circolare, con una porta ad arco tondo; attorno ad essa si sviluppano i resti di cortine murarie che dovevano racchiudere, in passato, un bastione o un fortilizio. La torre sud-orientale presenta una sezione quadrata, mentre quella sud-occidentale è rettangolare e di altezza minore rispetto alle altre. L'intero complesso, interamente rivestito in pietra, poggia su strutture molto più antiche che testimoniano l'origine alto medievale del castello».

http://scarlinogrosseto.blogspot.it/2009/07/blog-post_8291.html


ScaRLINO (torre Civette)

Foto di Matteo Vinattieri, dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.facebook.com/pages/Torre-Civette/156414431050430?rf=196408443755869   Dal sito http://iluoghidelcuore.it

«Torre Civette si trova presso l'omonima fattoria lungo la fascia costiera del comune di Scarlino, su un promontorio a sud di cala Violina nei pressi della foce del torrente Alma, nel cuore dell'area protetta delle Bandite di Scarlino. La torre venne fatta ricostruire nel corso del Cinquecento al posto di una preesistente fortificazione medievale, ed era un punto di riferimento fondamentale nell'ambito del sistema difensivo del principato di Piombino, svolgendo prevalentemente funzioni di avvistamento. L'edificio ha subito alcuni interventi di ristrutturazione nel corso del Settecento ed è stato dismesso dalle sue funzioni originarie nella prima metà del secolo successivo. In seguito, la fortificazione è stata trasformata in abitazione privata, venendo incorporata nella vicina tenuta; durante il secolo scorso ha subito ulteriori interventi di restauro che hanno completamente modificato il suo aspetto iniziale. La torre Civette, immersa nella macchia mediterranea, si articola su più livelli, presentando una sezione quadrangolare e pareti completamente intonacate, a seguito degli ultimi interventi di restauro. La parte alta della torre è stata completamente modificata con la costruzione di un tetto a 4 spioventi poco pronunciati al posto dell'originaria terrazza sommitale».

https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Civette


Seggiano (castello di Potentino)

Dal sito www.potentino.com   Dal sito www.booking.com   Dal sito https://picasaweb.google.com

«Il Castello del Potentino si trova fuori Seggiano. Nell'undicesimo secolo si ha l'attestazione che apparteneva ai Visconti di Campiglia. Nel tredicesimo secolo passò sotto il controllo senese e appartenne alle famiglie dei Bonsignori, dei Tolomei, dei Salimbeni e dei Bindi.  In seguito, decaduta la sua importanza come fortezza di confine, fu trasformata in luogo di villeggiatura signorile e fu acquistata prima dai Mignenelli e poi dalla famiglia Venturi.  Enrico Venturi per disposizione testamentaria lo donò allo Spedale di Santa Maria della Scala di Siena. Nel 1600 fu comprato dal marchese Giovanni Battista Bourbon Del Monte che lo mantenne per secoli e solo nel 1906 lo vendette al cittadino svizzero Hemmeler.  Nelle Decime è ricordata l'esistenza di una pieve nel Castello del Potentino, successivamente citata con il titolo di San Lorenzo, caduta in rovina nel diciottesimo secolo. “Il Potentino si presenta come un palazzo fortificato quattro-cinquecentesco con torre angolare e cortile interno. Vi si accede attraverso un portale ad arco tondo che si apre in un muro coronato di merli”».

http://www.maremmachevai.it/index.php?option=com_content&task=view&id=307&Itemid=28


Seggiano (mura, porte)

Le vecchie mura, dal sito www.amiatainvetrina.com   Una delle tre porte medievali, dal sito http://maremmadavivere.altervista.org

«La cinta muraria di Seggiano venne costruita in più fasi durante il periodo medievale. Già nel corso del X secolo fu realizzata una primitiva struttura difensiva a protezione del centro che si stava sviluppando; inizialmente vi erano due porte di accesso al borgo. L'opera venne riqualificata nel corso dei secoli successivi, con l'aggiunta del complesso fortificato del Cassero Senese verso la metà del Duecento. In epoca rinascimentale fu aperta una terza porta per migliorarne l'accessibilità. Le mura di Seggiano delimitano interamente il borgo di origini medievali. Nel complesso si presentano sotto forma di una cortina muraria in blocchi di pietra, con alcuni tratti a vista ed altri oramai parzialmente o completamente incorporati nelle mura perimetrali esterne di edifici del centro storico. Lungo il perimetro della cerchia muraria si aprono tre porte di accesso al borgo: la porta di San Gervasio, che ha conservato in larga parte gli originari elementi stilistici del periodo medievale, la porta degli Azzolini, costruita dall'omonima famiglia in collaborazione con gli Ugurgeri sul finire del Quattrocento, e la porta del Mercato, aperta già nel corso del Medioevo ma parzialmente ricostruita nel corso degli ultimi secoli. Risulta invece completamente perduto il Cassero Senese».

https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Seggiano


Selvena (ruderi della rocca Silvana)

Foto Reinhard Lampe, dal sito http://italia.indettaglio.it   Dal sito www.monte-amiata.eu

«Rocca Silvana, anche chiamata Rocca Selvena o Roccaccia Selvena, oggi ridotta a suggestivi e ancora imponenti ruderi, fu nel medioevo il palazzo-fortezza più importante dell'area del monte Amiata, essendo una delle principali roccaforti, quasi sicuramente la più ricca, della più potente dinastia feudale del tempo: gli Aldobrandeschi. La sua ricchezza era dovuta ai vicini giacimenti di cinabro e mercurio sfruttati fin da prima dell'anno 1000 e alla sua posizione al vertice di una collina rocciosa di quasi seicento metri d'altezza con tre lati a strapiombo sulla valle del fiume Fiora che gli conferivano quasi l'inespugnabilità. Il castello è nominato fin dall'anno 833 in un documento dell'Abbazia di S. Salvatore ma le tracce più antiche riportate alla luce durante i recenti scavi, iniziati nel 1997, non sono anteriori all'undicesimo secolo. Proprio questo fu il periodo durante il quale i monaci dell'abbazia Amiatense iniziarono a rivendicare il possesso di Selvena, accusando gli Aldobrandeschi di essersene impossessati senza diritto. La famiglia comitale ebbe la meglio, ma la roccaforte continuò ad essere oggetto di desiderio anche nei secoli seguenti e dovette subire l'assedio delle truppe di Federico Barbarossa alla metà del 1200 e fu successivamente lungamente contesa fra le potenze comunali di Siena e Grosseto. Solo alla metà del XIV secolo Siena riuscì ad ottenere il controllo sul territorio, ma solo per pochi anni. Selvena divenne infatti parte del feudo di Pitigliano controllato dalla famiglia Orsini e poi del Granducato di Toscana.

Come detto i ruderi della rocca dominano il paesaggio ed è ancora oggi facilmente riconoscibile l'andamento della doppia cinta muraria, una che racchiudeva l'abitato e la seconda interna a protezione del palazzo feudale, con una forma semi trapezoidale. Al vertice orientale della seconda cerchia, in corrispondenza della porta principale, si erge una splendida torre di forma pentagonale che aveva la funzione di cassero. Detta torre sembra sia stata aggiunta alla fortificazione per aumentarne le difese subito dopo l'assedio del Barbarossa. Ancora oggi è riscontrabile la qualità della costruzione, tutta eseguita con pietre a filaretto, che testimonia la ricchezza dei proprietari del castello. Questo lato della fortificazione è anche l'unico non difeso naturalmente dal dirupo e le mura formano qui il vertice del loro andamento trapezoidale, creando quasi un rivellino a maggior difesa dell'ingresso. Subito a lato della torre, quasi al centro del secondo recinto, sorgono i resti del palazzo del signore, uno dei più alti esempi di dimora signorile duecentesca che possiamo trovare in Toscana fuori dalle grandi città comunali. Tutto attorno si trovano vari resti di altri edifici tra i quali si può individuare la cisterna e la cappella. Il complesso rimase in uso fino a tutto il XVII secolo e poi iniziò la sua lenta rovina, in quanto dopo l'esaurimento delle miniere circostanti quella che fu la sua forza, la sua posizione di nido d'aquila difficilmente attaccabile e di conseguenza anche mal raggiungibile, divenne la sua condanna. Fino a prima del 1997 era rischioso anche avventurarsi fra questi resti avvolti dalla vegetazione per pericoli di crolli, per fortuna la recente opera di restauro ha fermato il degrado, anche se occorreranno anni prima di poter godere dei suoi risultati. Oggi Selvena è visibile solo dall'esterno dalle varie prospettive che ci offre la strada panoramica che porta a Sovana».

http://www.monte-amiata.eu/italiano/amiata-cultura-cc-rocca-silvana.asp


Semproniano (centro storico, ruderi della rocca Aldobrandesca)

Dal sito www.neogeo.unisi.it   Dal sito http://semproniano.blogspot.it

«Il centro storico si sviluppa attorno alla rocca Aldobrandesca ed ha la classica struttura a semicerchi concentrici che seguono l'altimetria del colle. Le strade sono strette e tortuose, intervallate da scalinate. La sommità del paese ospita i resti molto degradati della rocca e la Chiesa di Santa Croce citata in una bolla di papa Clemente III già nel 1188. La Chiesa purtroppo ha subito le stesse sorti della rocca, subendo saccheggi e distruzioni. Il suo attuale aspetto è semplice, con le pareti a fasce nere e bianche, i colori di Siena, ospita al suo interno un antico crocifisso ligneo del XII o XIII secolo e un'acquasantiera rinascimentale in travertino. Scendendo troviamo la “Piazzoletta”, centro del paese antico, su cui si affacciava il Palazzo Civico, oggi non più esitente. A mezza costa troviamo la Pieve romanica dei SS. Vincenzo e Anastasio, con un portale romanico-gotico e una torre campanaria alta 23 metri. La pieve fu costruita nel secolo XIII subendo vari restauri nei secoli. Ospita alcune tele cinquecentesche attribuite alla scuola di Gerolamo del Pacchia Ma la vista al centro storico non può essere che il punto di partenza alla scoperta di un territorio in gran parte ancora naturale che, seguendo una pittoresca viabilità minore, ci porta alla scoperta di piccoli borghi e oasi naturalistiche tra le quali ricordiamo l'oasi WWF di "Bosco di Rocconi".

La Rocca aldobrandesca di Semproniano sorge nella parte sommitale del borgo, dinanzi alla Chiesa di Santa Croce. Il complesso della rocca iniziò a sorgere verso la metà del IX secolo, in posizione dominante sia a difesa dell'intero insediamento di Semproniano, che per gli avvistamenti verso i territori circostanti. Possesso indiscusso della famiglia Aldobrandeschi, entrò a far parte della Contea di Santa Fiora alla fine del Duecento, nell'atto di divisione dei possedimenti della famiglia. Tuttavia, prima gli Orvietani e poi i Senesi cercarono di imporre la loro influenza per il controllo dell'intera zona; soltanto nel 1410, però, le truppe senesi riuscirono a conquistare Semproniano, causando gravissimi danni alla rocca aldobrandesca. Dopo una temporanea riqualificazione della rocca tra il tardo Quattrocento e i primi decenni del secolo successivo, il complesso venne espugnato dagli Spagnoli nel 1536 e, da allora, ebbe inizio il lunghissimo periodo di abbandono e di declino che ha compromesso per sempre l'originaria struttura fortificata. La Rocca aldobrandesca di Semproniano, situata nell'area sommitale del borgo, si presenta sotto forma di ruderi, dove sono ravvisabili alcuni tratti delle mura perimetrali e la base quadrangolare dell'antica rocca, che costituiscono, di fatto, elementi di archeologia medievale. Tutte le strutture murarie, in filaretto, sono circondate da una serie di alberi, molti dei quali cipressi, che permettono di individuare l'area dall'esterno del centro abitato».

http://semproniano.blogspot.it


Sopano (ruderi del castello)

Foto di Matteo Vinattieri, dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.weagoo.com

«Il castello di Sopano si trova nel territorio comunale di Sorano, all'estremo lembo sud-orientale della provincia di Grosseto. Il castello sorse attorno all'anno Mille nel luogo in cui sorgevano preesistenti strutture altomedievali, su una collina che sovrasta la sponda occidentale del torrente Stridolone. Inizialmente di proprietà di famiglie locali, fu presto inglobato nella contea di Castell'Ottieri, all'interno della quale costituiva un fondamentale avamposto, con funzioni di avvistamento verso il confine orientale del piccolo Stato. Tuttavia, le mire espansionistiche degli Orvietani determinarono una serie di lotte per il controllo dell'area, che culminarono con la grave distruzione del castello, avvenuta nella seconda metà del Trecento. L'inagibilità dell'insediamento portò ad un abbandono del luogo a vantaggio del vicino borgo di San Giovanni delle Contee, situato su una piccola altura a poca distanza, sulla sponda opposta del torrente. Il Castello di Sopano si presenta sotto forma di imponenti ruderi, situati presso un casale di epoca più moderna, visibili sulla collina anche dalla strada che, a valle, costeggia il torrente Stridolone, sulla sponda opposta rispetto all'abitato di San Giovanni delle Contee. Sono ben visibili, in conci di tufo, alcuni tratti di mura e i resti di alcuni fabbricati, tra i quali spicca la torre, parzialmente diroccata e avvolta dalla vegetazione. Alcune delle pregevoli decorazioni, che ornavano il castello in epoca medievale, furono riutilizzate per ornare alcuni particolari del non lontano Castello di Montorio».

https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Sopano


Sorano (mura, porte, masso Leopoldino)

Dal sito http://giamma.inter.it   Porta dei Merli, dal sito www.comune.sorano.gr.it

  

«Le mura costituivano il sistema difensivo del borgo. Costruite durante il periodo medievale, risultano a tratti incorporate nelle pareti esterne di alcuni edifici del centro storico, con alcune soluzioni di continuità nei punti in cui la rupe di tufo costituiva un naturale baluardo difensivo. Porta di Sopra, costituisce una delle due porte di accesso al borgo di Sorano e, sul lato esterno, è preceduta da una piazza sul cui lato sinistro vi è un sistema di logge dalle quali si osserva un panorama spettacolare: si trova ai piedi della Fortezza Orsini Una volta attraversata, si entra nel nucleo storico di Sorano, caratterizzato da stretti vicoli, che si adattano ai numerosi dislivelli della rupe. Via Selvi è la strada principale che si incontra non appena superata la Porta, in questa strada sono presenti le principali attività commerciali ed artigianali del centro storico, nonché quella che si ritiene possa essere stata la prima sinagoga di Sorano. Ogni anno nel periodo compreso tra il 10 ed il 20 agosto partendo dalla Porta lungo via Selvi fino ad arrivare nella parte bassa del centro storico, verso la Porta dei Merli, si svolge una mostra mercato dell'artigianato ove è possibile trovare in mezzo a banchi di ogni genere, oggetti tipici dell'artigianato soranese e maremmano. Porta dei Merli, denominata anche Porta di Sotto, si trova ai piedi del Masso Leopoldino. Presenta una cornice in pietra a bugne sovrastata da uno stemma; ai lati della porta sono ancora visibili le aperture verticali per le catene del ponte levatoio. Superata la Porta al di fuori del centro storico si va verso il fiume Lente che scorre proprio al di sotto del borgo medioevale di Sorano e che rappresenta un percorso di altissima valenza naturalistica, ambientale, storico-culturale ed archeologica. Masso Leopoldino, caratteristica fortificazione che domina l'abitato di Sorano dal lato opposto della Fortezza Orsini, costituendo l'avamposto difensivo all'estremità nord-occidentale delle mura. Edificato in epoca medievale e antecedente alla Fortezza Orsini, fu ristrutturato dai Lorena nel corso dell'Ottocento a seguito di una serie di frane. Si presenta circondata da altissimi muri a scarpa con una torre di avvistamento che si innalza su un lato. Attualmente il Masso rappresenta una delle attrazioni turistiche più significative del centro storico di Sorano, ove, tra l'altro, è possibile godere di un panorama unico su tutta l'Area del Tufo e sulle Colline dell'Albegna e del Fiora».

http://it.wikipedia.org/wiki/Sorano#Mura_di_Sorano


Sorano (palazzo comitale Orsini)

Dal sito www.last-minute-toscana.com   Dal sito http://maremma-tuscany.com   Dal sito http://wikimapia.org

«Palazzo Orsini di Sorano è uno dei più importanti edifici del borgo toscano, residenza originaria della nobile famiglia Orsini, famiglia guelfa romana che diede alla chiesa i papi Niccolò III e Benedetto XIII. La sua costruzione risale al Duecento, e almeno fino a tutto il Quattrocento è stato la residenza ufficiale della famiglia, che si spostò poi nella più grande e imponente Rocca Orsini. Preceduto da un piccolo ed elegante cortile fiorito introdotto da un portale di pietra con decorazioni a quadrati, il palazzo (ora diviso in più appartamenti e utilizzato da diversi proprietari) presenta una pregevole struttura a tre ordini, con un porticato a colonnette corinzie e archi a tutto sesto, monofore arcate e un camminamento balconato coperto nel lato superiore» - «Affacciato sul secondo piazzale della fortezza, il palazzo comitale era la residenza dei conti Orsini. Durante i lavori di restauro eseguiti nel 1968 sono venuti alla luce, sotto l’intonaco di quello che doveva essere lo studio del conte Niccolò IV Orsini, due cicli di affreschi di scuola senese eseguiti tra il 1580 e il 1585. Nel primo, oltre a motivi floreali e puttini che sostengono riquadri raffiguranti scene bacchiche, è dipinto (in un ampio riquadro) lo spartito di una canzone riportata nel Decamerone di Boccaccio. Il secondo ciclo di affreschi è incorniciato da inquadrature geometriche, che racchiudono scene di carattere mitologico. Queste opere sono state staccate e collocate nella sala delle riunioni del palazzo comunale di Sorano».

http://www.paesionline.it/toscana/sorano/monumenti_ed_edifici_storici/palazzo_orsini.asp - http://wikimapia.org/18131318...


Sorano (rocca Orsini)

Dal sito www.fototoscana.it   Dal sito it.wikipedia.org

«Sorano con le sue fortificazioni sorge alla sommità di un rilievo tufaceo, con il quale quasi si 'fonde', circondato su tre lati dal corso del fiume Lente nella valle omonima. Dell'esistenza della Rocca, fatta erigere nelle sue forme primitive dagli Aldobrandeschi, si ha notizia fin dal 1172 ma fino alla fine del XIV secolo a causa della vicinanza di Sovana, centro principale della zona, Sorano è rimasto ai margini degli eventi storici principali. Con la successione del dominio degli Orsini a quello Aldobrandesco e il quasi contemporaneo declino di Sovana, Sorano divenne uno dei centri principali dell'area e il caposaldo della potente famiglia. In questo periodo più volte Siena tentò, senza riuscirvi, di incorporarlo all'interno dei possedimenti della Repubblica. Ancora oggi tutto l'abitato si estende fra la Rocca degli Orsini, di origine trecentesca ma completamente ristrutturata nel 1552 da Niccolò Orsini IV, e il Sasso Leopoldino, rupe fortificata nel '700 con la costruzione di un altissimo muro scarpato e un bastione di forma quadrata. La rocca è considerata uno degli esempi più riusciti di architettura militare rinascimentale. Verso il borgo dominano i suoi due poderosi bastioni angolari, uniti fra loro da una cortina muraria al centro della quale si apre la porta principale, sormontata da un bello stemma in marmo e da un massiccio torrione quadrato. Anche sul bastione di ponente, San Pietro, spicca un grande stemma marmoreo. L'altro bastione è chiamato San Marco. Sorpassate queste imponenti opere difensive ci si addentra nello spazio interno dove sorgono i resti del nucleo più antico della rocca, un torrione rotondo nel quale sono ancora visibili le tracce dello scomparso ponte levatoio: difatti le due parti della fortificazione sono separate da un profondo fossato. Qui c'era la residenza del signore e i locali per la guarnigione di stanza al castello. La roccaforte era completata da tre ulteriori fortini posti sui colli vicini, dei quali non restano tracce. Nel 1608 Sorano fu annesso al Granducato di Toscana. Perduta la sua importanza militare, il complesso fu abitato fino alla fine del 1700 dagli ultimi discendenti dei Lorena. Recentemente la rocca è stata oggetto di importanti opere di restauro che, oltre a salvaguardarne il degrado, hanno riportato alla luce un ciclo di affreschi cinquecenteschi di scuola senese».

http://www.castellitoscani.com/italian/sorano.htm


Sovana (palazzo Comunale o dell'Archivio)

Dal sito http://sovana-grosseto.blogspot.it   Dal sito www.last-minute-toscana.com

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Lucia Lioi (https://www.facebook.com/lucia.lioi)

«Il Palazzo Comunale, noto anche come Palazzo dell'Archivio. La sua ubicazione è sul lato corto occidentale di Piazza del Pretorio. Il palazzo fu costruito nel XII secolo per ospitare la sede comunale di Sovana, che proprio in quel periodo conosceva una forte espansione dopo i fasti di epoca etrusca. L'originaria struttura di epoca medievale rimase intatta fino al 1433, anno in cui Sovana fu assediata per rappresaglia dalle truppe della Contea di Pitigliano, a seguito dell'uccisione del conte Gentile Orsini: i gravi danneggiamenti subiti dalla struttura resero necessario un profondo intervento di ristrutturazione. Nel 1588 fu realizzato l'orologio e, in epoca seicentesca, fu aggiunto il campanile a vela: proprio durante il Seicento il palazzo iniziò ad ospitare l'archivio di Sovana, ragione per la quale è noto anche con questa denominazione. Tra la seconda metà dell'Ottocento e i primi del Novecento l'edificio conobbe un lungo periodo di degrado; una serie di recenti restauri hanno permesso di riportarlo all'antico splendore, recuperando pienamente anche le parti che versavano in pessime condizioni. Il Palazzo Comunale (o Palazzo dell'Archivio) è costituito da due corpi di fabbrica addossati di forma rettangolare: quello che si affaccia sulla piazza si articola su tre livelli, mentre quello retrostante è costituito da due livelli, essendo privo dell'ultimo piano. Le pareti esterne si presentano interamente rivestite in conci di tufo e, sulla facciata laterale meridionale, digradano con un basamento a scarpa che interessa entrambi i corpi di fabbrica. La facciata principale, posta sul lato più breve del perimetro planimetrico, si affaccia sul lato corto occidentale di Piazza del Pretorio, da cui è possibile accedere attraverso il semplice portale d'ingresso di forma rettangolare che si apre al centro della medesima facciata. Al primo livello rialzato si apre una sola finestrella ad arco nella parte centrale, mentre al secondo livello rialzato vi si aprono due finestre identiche (una su ciascun lato della facciata). Al centro della parte sommitale è collocato un grande orologio di forma quadrangolare coperto da una piccola tettoia, sopra il quale si eleva un caratteristico campanile a vela, con una campana collocata nella cella, che trova appoggio sulla parte centrale del tetto che copre la facciata».

http://sovana-grosseto.blogspot.it/2010/04/palazzo-dellarchivio.html


Sovana (palazzo del Pretorio)

Dal sito www.pbase.com   Dal sito www.inetruria.movimentolento.it

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Lucia Lioi (https://www.facebook.com/lucia.lioi)

«Di costruzione romanica, tra il XII e il XIII secolo, il palazzo Pretorio ebbe la sua sistemazione da parte dei senesi poco dopo la conquista di Sovana nel 1410. A loro si devono il portale e le finestre rettangolari, originariamente ad arco. La facciata è caratterizzata da nove stemmi di capitani e commissari che usarono l'edificio come sede di governo durante la signoria di Siena e dei Medici, periodo che va dall'inizio del '400 alla fine del '600. Sulla colonna, nella parte destra del portale, venivano affissi i bandi pubblici. Prima del restauro avvenuto nel 1960, in altro tra le finestre erano presenti i resti di una trave che la tradizione chiamava "Forca dei Giustiziati". Al suo interno, su una parete della sala al pianterreno (all'epoca sala delle udienze), è presente un affresco del XVI secolo di scuola senese, rappresentante la "Madonna in trono con Bambino tra Santi". Salita la scala in tufo, si accede al piano superiore con due stanze, dove sono presenti altri due affreschi, uno riportante ancora una "Madonna in trono con Bambino tra Santi", l'altro rappresenta lo stemma di Sovana (un leone bianco rampante in campo rosso)» - «Il Palazzo Pretorio fu costruito dagli Aldobrandeschi agli inizi del 1200 in quanto nel documento del 1208 che attesta la consacrazione della chiesa di Santa Maria Maggiore da parte del vescovo di Tuscania Raniere lo cita come esistente. Il Palazzo è realizzato nello stile romanico dell'epoca utilizzando come materiale da costruzione il tufo utilizzato per costruire anche per tutti gli altri palazzi di Sovana. Oggi il Palazzo Pretorio è utilizzato come ufficio informazioni del Parco Archeologico del Tufo ed è parzialmente visitabile. Anche se non adiacente (in mezzo c'è un'altra struttura) da sempre la Loggia del Capitano è considerata un tutt'uno con il Palazzo Pretorio. Veramente bello (ma occorre pensare al suo restauro) è lo stemma Mediceo/Granducale che si vede sulla parate laterale di destra (per chi guarda)».

http://sovana.altervista.org/palazzo-pretorio.php - http://www.maremma.name/sovana/sovana_palazzi_it.html


Sovana (ruderi della rocca Aldobrandesca)

Dal sito http://annairobert.files.wordpress.com   Dal video www.youtube.com/watch?v=_StouHFXYnw

  

«I ruderi di quella che fu un tempo la più munita roccaforte dei conti Aldobrandeschi ancor'oggi mantengono intatta la loro potente grandiosità. Sorta intorno al Mille con l'affermarsi della potenza albobrandesca, la Rocca si erge su di una piattaforma tufacea, sulla scoscesa strozzatura formata dalle gole dei torrenti Calesina e Folonia. Posta a serrare l'accesso al borgo, la Rocca si poneva come elemento cardine nel sistema difensivo delle mura urbiche. Dell'originario nucleo dell'XI secolo restano scarse testimonianze, in corrispondenza delle fondamenta, direttamente impostate sulla piattaforma naturale di tufo (brevi tratti di mura, a blocchi squadrati di tufo, sono riferiti da qualche autore ad epoca etrusca). L'attuale costruzione risale al XIII-XIV secolo, ed era munita di un mastio (oggi parzialmente diruto) a difesa della porta di accesso, un tempo protetta da un ponte levatoio e da un profondo fossato. Probabilmente danneggiata nelle lunghe ed alterne vicende delle guerre tra gli Aldobrandeschi, la Repubblica di Siena e il Comune di Orvieto, fu restaurata dagli stessi senesi dopo la conquista della città (1410). Dopo la caduta della Repubblica di Siena e l'avvento dei Medici, fu ampiamente restaurata e rafforzata da Cosimo I, che ne fece una piazzaforte strategica nel quadro del conflitto con i conti Orsini di Pitigliano (1572). Ancora Ferdinando I nel 1594 dotava la torre della Rocca di una campana, ritrovata casualmente nel 1913 tra i ruderi e collocata sul campanile di Pitigliano, ove ancora oggi si trova. Col declino degli Orsini e l'annessione di tutti i castelli della Contea al Granducato di Toscana, la Rocca, perduta ogni importanza militare, fu smantellata nel XVII secolo, e seguì il lento declino di Sovana, fina a ridursi, dopo ulteriori distruzioni, a grandioso rudere. La Rocca è stata oggetto di restauro da parte della Soprintendenza, che ne ha consolidato la frammentaria torre del cassero e le residue mura perimetrali, caratterizzate da avanzi di apparati a sorgere su mensole e archetti».

http://www.sovana.it/sovana/monumenti%20import.storica/la_rocca_degli_aldobrandeschi.htm


Stertignano (resti del castello di Stertignano o di Fondona)

Dal sito www.booking.com   Dal sito www.booking.com

«Noto anche come Castello di Fondona, il castello di Stertignano si ergeva su un promontorio nella parte sud-occidentale del comune di Campagnatico, nei pressi di Marrucheti. Del castello, possedimento dal 1274 dei conti Aldobrandeschi prima e degli Orlandini e dei Cerretanini dopo, resta il circuito delle mura in pietra inglobato in una struttura agrituristica. Nel XV secolo la rocca venne conquistata dalla Repubblica di Siena che ne detenne il potere fino alla metà del XVI secolo, quando entrò in orbita fiorentina. Nei secoli successivi la struttura è rimasta sempre proprietà privata».

http://www.toscanissima.com/campagnatico/stertignanocastello.php


Stribugliano (resti di Castel Vaiolo)

Foto di Jambo, dal sito www.flickriver.com   Stribugliano, dal sito www.radiofollonica.it

«È la frazione più distante dal capoluogo (21 km) [Arcidosso]. Di antica origine, attestato in un documento dell’868 col nome di Casale Stabuoloriliano, passa sotto la giurisdizione degli Aldobrandeschi, della Repubblica di Siena e successivamente dei Granduchi di Toscana che lo uniscono ad Arcidosso. Fu centro amministrativo delle proprietà dei Marchesi La Greca, dei quali rimane un elegante palazzo di fronte alla Chiesa di San Giovanni, patrono del paese. Al termine della frazione si eleva lo straordinario masso di Pietra Rossa. Il borgo si offre come stupenda terrazza naturale affacciata sulla valle dei torrenti Melacce e Trasubbie oltre che su un paesaggio aspro ed assolato che si estende fino all’altro insediamento, l’Abbandonato, rivolto verso la Maremma. Ad est, nei pressi della grotta di Buca dei Paladini, sorge il sito medievale di Castel Vaiolo individuato nel 2005. Le indagini archeologiche hanno confermato la ricchezza, l’importanza e la datazione dei resti materiali. Dallo scavo sono state recuperate le più antiche ceramiche medievali dell’Amiata oltre a un eccezionale nucleo di castagne tostate, il più importante del medioevo italiano. ...».

http://www.prolocoarcidosso.it/wp-content/uploads/2014/06/Depliant-Arcidosso-Promo-2014.pdf


Talamone (mura, porte)

Dal sito www.orbetelloturismo.it   Porta Garibaldi, dal sito http://it.grossetopedia.wikia.com

«Costituisce il sistema difensivo dell’omonimo borgo della costa tirrenica. La cinta muraria fu eretta dagli Aldobrandeschi nel corso del Duecento; i lavori di realizzazione furono pressoché contemporanei alla costruzione della rocca nel punto più alto del promontorio su cui sorse l’abitato. Si conservano alcuni tratti di cortina muraria a protezione dell’area in cui sorge la Rocca aldobrandesca, che risulta incorporata con le pareti esterne nel circuito murario. Altri tratti di mura si trovano a delimitare il lato orientale del borgo che guarda verso la parte più interna del golfo, ove in alcuni punti risultano incorporate in pareti di edifici. Tra il Quattrocento e il Cinquecento, mentre Talamone era controllato dai Senesi, il luogo fu oggetto di numerosi assedi ed incursioni dal mare, che determinarono gravi danni anche alla cinta muraria. Una prima ristrutturazione avvenne a partire dal 1465, quando furono incaricati per i lavori di restauro i lombardi Elia Mattei, Pietro Giovanni e Giovanni Albini; nel 1541 fu la volta dell’architetto Antonio Maria Lari, che si occupò del recupero della struttura difensiva, gravemente danneggiata pochi anni prima da una terribile incursione piratesca. Il cruento passaggio della località allo Stato dei Presidii nel 1559 determinò ulteriori danneggiamenti alla cerchia muraria, che venne ristrutturata e potenziata dagli Spagnoli nel corso dei decenni successivi. Ulteriori restauri furono effettuati nel corso dell’Ottocento, prima che le mura fossero gravemente danneggiate a seguito dei bombardamenti subiti nel corso della seconda guerra mondiale. Durante la seconda metà del secolo scorso furono effettuati interventi di recupero dei tratti di mura che si erano conservati. ...

Quando si parla delle porte di Orbetello, automaticamente si pensa a quella costruzione monumentale che, prospiciente al viale tra il Parco delle Crociere e l’ex Idroscalo, separa la vecchia città storica dal più recente agglomerato urbano del quartiere Neghelli. Nella costruzione si aprono tre archi e ciò da solo più antica però, quella formata da massi poligonali, detta “etrusca” anche se la datazione di questa opera precede l’insediamento locale dei nostri antenati toscani, sono rilevabili almeno altre due porte, una a ponente e una a levante. Perciò, considerando anche queste ultime due ci sono sei porte attualmente esistenti. La porta più antica, rispetto al primo gruppo delle quattro, è quella “Senese” e la si può trovare nell’angolo di intersezione tra il terrapieno e il bastione della Rocca, proprio dietro un angolo del campo sportivo. La Porta “del Soccorso” fu fatta costruire nel 1620 sotto il regno del re di Spagna Filippo III e il vicereame del duca di Ossuna. Il suo nome deriva da un fatto d’armi risalente all’assedio Franco-Piemontese di Orbetello del 1646. La si può guardia attigui. Poco distante, interrata e in stato di abbandono, si trova la bella “Porta Esterna di Terra” di stile barocco, rivestita di granito e travertino e imponente: Porta Nuova, o Portone di Piazza d’Armi, o Porta Medinacoeli. Quest’ultimo appellativo è dovuto al vicerè don Aloisio de la Cerda duca di Medinacoeli, che ne volle la costruzione, o meglio la ristrutturazione, completata nel 1697 sotto il regno del re di Spagna Carlo II, nell’ambito dei lavori di potenziamento del sistema difensivo della piazzaforte di Orbetello».

http://www.orbetelloturismo.it/le-mura-di-talamone - http://www.orbetelloturismo.it/le-porte-di-orbetello/


Talamone (rocca Aldobrandesca)

Dal sito http://castelliere.blogspot.it   Dal sito www.italiavirtualtour.it

  

«è un'imponente fortificazione costiera, situata sul promontorio più meridionale dei Monti dell'Uccellina, che domina l'omonima località del comune di Orbetello. Sorse verso la metà del Duecento per volontà degli Aldobrandeschi, con funzioni di avvistamento e di difesa sul porto sottostante. Nel corso del secolo successivo, la famiglia Aldobrandeschi concesse ai Senesi una serie di diritti sull'utilizzo del Porto di Talamone. I Senesi riattivarono il porto per cercare di opporsi alla supremazia marittima di Pisa e Genova, oltre che per farne il loro principale scalo marittimo, inoltre ampliarono e migliorarono il fortilizio preesistente; la Rocca era il perno della cinta muraria che racchiudeva il borgo, della quale sono ancora visibili notevoli resti, all'estrema propaggine sul promontorio roccioso verso il mare. Fallito il sogno senese di fare di Talamone una potenza marinara il castello ed il borgo tornarono in uno stato di abbandono, tanto che le cronache lo ricordano come facile preda delle incursioni dei pirati Saraceni. Gli stessi Senesi riassestarono la fortificazione durante la guerra contro Firenze del XV secolo, ma ciò non impedì che il castello venisse saccheggiato e messo a ferro e fuoco per ben due volte dai loro nemici. Il suo recupero definitivo avvenne nella seconda metà dello stesso secolo, quando entrò a far parte dello Stato dei Presidi Spagnoli, cui appartenne fino al 1801; la ristrutturazione tardocinquecentesca conferì al monumento architettonico l'aspetto attuale, liscio e privo di merlatura ed altri ammennicoli. Dopo una breve parentesi di dominio Austriaco prima e del Regno di Napoli poi, dal 1814 divenne parte del Granducato di Toscana. In epoca moderna, nel 1860, la rocca fu il punto di raccolta per i volontari che si imbarcarono a Talamone per la Spedizione dei Mille, a seguito del temporaneo sbarco di Giuseppe Garibaldi. Durante la Seconda guerra mondiale, l'edificio ha subito alcuni danneggiamenti a cui seguirono opere di restauro che lo hanno riportato agli antichi splendori. La Rocca Aldobrandesca di Talamone, somigliante ad un maschio per la sua compattezza e solidità, presenta una sezione rettangolare con quattro torri che si innalzano agli angoli; tre di queste presentano un aspetto molto simile, mentre la torre nord risulta più alta e massiccia rispetto alle altre. Nell'insieme, le pareti della rocca risultano rivestite in pietra. Attorno alla rocca una serie di cortine murarie, facenti parte del circuito delle Mura di Talamone, circondano l'area sui lati che si affacciano verso il mare».

http://castelliere.blogspot.it/2011/03/il-castello-di-venerdi-11-marzo.html


Talamone (torre delle Cannelle)

Dal sito www.toskana.net   Dal sito www.toskana.net

«La Torre delle Cannelle è situata nella Toscana Meridionale, lungo la costa del Parco Naturale della Maremma, a 4 km da Talamone. Si tratta di una torre cinquecentesca in stile spagnolo, oggi trasformata in villa, lontano da strada e centri abitati, immerso nella bellissima natura della Maremma Toscana a picco sul mare. Questa zona, ancora abbastanza selvaggia, con un clima molto mite, è caratterizzata da colline, paludi, pinete, campi coltivati e pascoli, con lunghe spiagge sabbiose e scogliere. Il territorio maremmano fu conteso tra il X e XIV secolo, dai conti Aldobrandeschi e dai Senesi. I continui litigi per il territorio portarono ad un impoverimento generale e come conseguenza, la popolazione nonché la pubblica sicurezza stavano diminuendo. Pertanto, tra il XV ed il XVIII secolo aumentava la pirateria lungo la costa che non si limitava ad assalire le navi. Per difendersi dai pirati, fu adottato il sistema che usavano già i romani, cioè la costruzione di torri di avvistamento. Durante la dominazione senese ne furono costruite pochissime e nel 1532 sotto la dominazione spagnola, don Pedro di Toledo, il II re di Napoli decise di costruire torri d'avvistamento per aumentare la difesa della costa. Le torri avevano un'altezza di circa 15 m ed erano circa 3 miglia distante una dall'altra. In genere avevano piccole dimensioni, visto che non servivano per la difesa e non venivano neanche assaltate. In genere, c'era soltanto una guardia. Lo stile delle torri era sempre lo stesso, a pianta quadrata, con struttura in pietra, basamento a scarpa e copertura a tetto o a terrazza, circondata da una cinta muraria. La porta d'ingresso si trovava sul lato più protetto, cioè verso la terraferma; le uniche aperture erano piccoli feritoie per la guardia. Nel 1737, dopo l'occupazione spagnola, arrivarono i lorenesi che iniziarono anche con la riorganizzazione dell'inefficiente esercito, adattandolo al modello austriaco, occupando le torri ora con cannonieri e soldati. Successivamente, per contenere i costi, Pietro Leopoldo iniziò con il disarmo e la vendita di tutte le fortezze, secondo lui inutili e costosi per l'economia del Granducato. Queste misure restrittive erano così fatali, che nel 1799 fu costretto a fuggire dai Borboni in Austria. Tutt'oggi, troviamo lungo la costa maremmana 12 delle torri d'avvistamento edificati dagli spagnoli. La Torre delle Cannelle, assieme ad altre quattro torri - quelle di Poggio Raso, di Capo d'Uomo, di Mulinaccio e di Talamonaccio - aveva il compito di difendere la baia di Talamone. La costruzione della Torre delle Cannelle dovrebbe risalire attorno all'anno 1565. Dopo la dominazione dei Borboni, molte delle torri andarono in rovina. Infatti, nel catasto Leopoldino del 1824, la Torre delle Cannelle risultò ancora in pessime condizioni. Nel XX secolo, la torre fu trasformata in residenza da mare. Oggi, ci troviamo un posto unico, a picco sul mare, dov'è possibile passare delle meravigliose vacanze immerse nella natura incontaminata del Parco Naturale della Maremma».

http://www.toskana.net/it/torredellecannelle/descrizione


Talamone (torre di Capo d'Uomo)

Foto di Claudio Pedrazzi, dal sito www.panoramio.com   Foto di Claudio Pedrazzi, dal sito www.panoramio.com

«Questa Torre, costruita sulla sommità del colle di Bengodi, è stata evidentemente edificata per proteggere la baia di Talamone da eventuali attacchi nemici. Secondo l'Ademollo, il Caciagli e il Cammarosano e Passeri, Filippo IV re di Spagna durante il vicereame del cardinale Granvelle, dette ordine, nel 1572, di costruire la torre, ma in un primo momento pare che essa fosse ubicata a metà del colle. In seguito, constatato forse che da quel luogo non si godeva di una buona visibilità, la costruzione fu spostata più in alto. Sembra però che l'inizio effettivo dei lavori sia avvenuto più tardi, in quanto nel bilancio 1585-86 risulta effettuato un primo pagamento a un certo Jacopo di Massa Carrara e un secondo pagamento avvenuto nel 1587 ne dà conferma. è da considerare inoltre il fatto che dieci anni sono molti per un'opera così modesta. Quantunque coeva alle altre torri, questa si differenzia per la pianta circolare, anche se con base scarpata sormontata da un cordolo. La scala esterna, in muratura con ponte levatoio, risponde ai canoni locali. Un'altra differenziazione è data dagli archi pensili che coronano la sommità, con una caditoia ogni due. Le caditoie sono poste in corrispondenza delle aperture. Nella relazione redatta da don Carlos Blom nel 1737 si fa osservare l'ottima visibilità che si godeva da questa torre; da essa infatti si poteva controllare il mare fino a Porto Santo Stefano, l'isola del Giglio e addirittura arrivare con lo sguardo fino a Porto Longone. Con la torre delle Cannelle esiste un collegamento via terra. Nel 1806 l'edificio era probabilmente in cattive condizioni perché in una relazione si legge che "dovrebbe essere resarcita" in modo da poter ospitare almeno quattro persone. In una carta redatta dal Bechi nel 1814, denominata Pianta del litorale Orbetellano e Grossetano, di eccezionale nitidezza, redatta da un anonimo nel XVIII secolo, appare indicata insieme alle altre torri del parco. ...».

http://www.parco-maremma.it/it/di-capo-duomo.html


Talamone (torre di Poggio Raso o Rivolta)

Dal sito www.tuscany-villas.it   Dal sito www.tuscany-villas.it

«La torre fu costruita in un punto strategico per svolgere prevalentemente funzioni di avvistamento lungo la costa dei Monti dell'Uccellina. Originariamente a base quadrangolare, è ipotizzabile una ristrutturazione rinascimentale della fortificazione, più precisamente in epoca quattrocentesca, durante la dominazione senese; al riguardo, tuttavia, non sono ancora stati rintracciati documenti e fonti che provano questa teoria. Sicuramente, in epoca tardocinquecentesca, la torre divenne un avamposto difensivo in prossimità del confine meridionale del Granducato di Toscana. Proprio in questo periodo, i Medici effettuarono lavori di restauro e di riqualificazione della struttura, per renderla più efficiente nello svolgere le proprie funzioni nell'ambito del sistema difensivo costiero. Nell'Ottocento, con la definitiva caduta politica del Granducato di Toscana a seguito dell'Unità d'Italia, la fortificazione andò in rovina e in seguito fu venduta a privati. I lavori di ricostruzione avvenuti in epoche recenti hanno recuperato la torre con base circolare e l'hanno in seguito adibita a struttura ricettiva. La Torre di Poggio Raso si presenta a sezione circolare, con strutture murarie quasi interamente rivestite in pietra. La fortificazione si distribuisce su quattro livelli presenta un basamento a scarpa cordonato, dove si aprono la porta di accesso ad arco tondo ribassato e piccole finestre di forma rettangolare. Al di sopra della cordonatura che delimita superiormente il basamento a scarpa, si aprono altre finestrelle rettangolari che si dispongono su due distinti livelli; quello superiore è delimitato, in alto, da un'altra cordonatura che costituisce la base della parte sommitale. La parte alta della torre in passato doveva quasi certamente presentare la terrazza sommitale di avvistamento, dalla quale venivano eventualmente emessi segnali luminosi per comunicare con le torri vicine. Attualmente, si presenta chiusa da grandi finestre delimitate tra loro da alcuni pilastri sui quali poggia il tetto di copertura».

http://www.neogeo.unisi.it/geopaesaggi/luoghi.php?id=56


Tatti (rocca Aldobrandesca, mura)

Dal sito www.bellezzedellatoscana.it   Dal sito www.castellitoscani.com

«Le prime notizie riguardo a Tatti risalgono al IX secolo, anche se si ipotizza la presenza in loco di un presidio bizantino (IV/V secolo) con lo scopo di contrastare la discesa dei Longobardi verso il sud, successivamente usato dagli stessi Longobardi a protezione delle vie di spostamento del sale estratto dal lago di Prile. Il borgo si sviluppò nell’alto Medioevo come possesso dei vescovi di Lucca; successivamente divenne proprietà dell’Abbazia di Sestinga che lo mantenne fino al Duecento quando passò sotto il controllo della famiglia degli Aldobrandeschi. Nel Trecento, dopo un temporaneo controllo da parte dei Pannocchieschi, che lo vendettero alla nobile famiglia dei Malavolti di Siena, che rafforzarono castello e mura, Tatti che prese, per breve periodo, il nome di Rocca dei Malavolti. Passò poi direttamente sotto il controllo di Siena che, con alterne vicende, lo mantennero fino al 1555 quando, persa la guerra con Firenze,Tatti venne inglobato da Cosimo I dei Medici nel Granducato di Toscana. La cinta muraria di Tatti è ancora rintracciabile seguendo l’andamento della topografia del borgo, nonostante a tratti siano addossate ad alcune abitazioni. In vari punti della cinta è presente un basamento a scarpa. Nella parte meridionale resta una porta ad arco sormontata da tre mensole aggettanti in travertino. Sulla parte più elevata del borgo si staglia l’imponente massa del cassero, o Rocca Aldobrandesca, in arenaria con il suo torrione, oggi scapitozzato, esteso intorno a un cortile cui si accede da due portali con arco romanico in arenaria. All'interno delle mura la Chiesa di San Sebastiano, medievale, custodisce al suo interno una statua lignea cinquecentesca; la Chiesa di Santa Maria Assunta, di origini medievali, si presenta in stile neoclassico a seguito di un intervento di restauro avvenuto nel corso dell’Ottocento; la Chiesa della Santissima Annunziata, edificata anch’essa in epoca medievale, venne completamente ricostruita nello scorso secolo».

http://www.castellitoscani.com/italian/tatti.htm


Travale (castello)

Dal sito http://mapio.net   Dal sito www.maremmaguide.com

«Il castello di Travale, come risulta da un atto risalente al 1135, apparteneva ai conti Pannocchieschi, ma nel corso del secolo XII anche il vescovo di Volterra rivendicò diritti su di esso. Così, a partire dal 1158, sia i pontefici che gli imperatori confermarono al presule il controllo per una metà di Travale, ma non è certo che il vescovo di Volterra riuscisse a far valere queste sue ragioni nei confronti dei Pannocchieschi. Nel XIII secolo, infatti, il castello risultava controllato dagli esponenti di questa famiglia comitale che, a più riprese, lo sottopose al comune di Siena; la casata dei Pannocchieschi, comunque, rimase proprietaria di beni e diritti in Travale durante il secolo XIV e non perse il dominio signorile sul centro, sebbene fossero rinnovate altre sottomissioni a Siena sino al 1329. La "Guaita di Travale". Il castello deve la sua notorietà ad un antico documento in volgare, che ha interessato gli studiosi delle origini della lingua italiana. Si tratta di un testo redatto nel secolo XII che raccoglie le testimonianze relative ad una controversia per il possesso del castello di Travale tra Galgano vescovo di Volterra e Ranieri detto Pannocchia: tra i testi, un certo Pietro, soprannominato Pochino, riferì che tale Manfredo da Casamagi, località compresa nel territorio di Travale, era costretto a compiere contro voglia servizi di guardia (guaita) sulle mura del castello di Travale e che perciò si sarebbe espresso nei termini seguenti, riportati fedelmente dall'estensore dell'atto: "guaita, guaita male, non mangiai ma' mezo pane", alludendo forse alla mancanza di ogni contropartita per il duro servizio prestato; abbiamo in tal modo tramandato un brano di “parlato” colorito da vivide espressioni del volgare degli umili».

http://archeologiamedievale.unisi.it/SitoCNR/Metalli/Metallifere/montieri2a.html


Travale (mura, porta)

Foto di Alienautic, dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.maremmaguide.com

  

«La cinta muraria fu costruita dai Pannocchieschi a partire dal XII secolo, con alcune successive modifiche e ristrutturazioni. Nell'insieme, delimitava interamente il borgo castellano di Travale che si stava sviluppando in quell'epoca. Verso la metà del Trecento, le mura furono ulteriormente fortificate dai Senesi, con la costruzione del cassero. Gran parte della cinta muraria e il cassero furono distrutti durante l'assedio del 1554 condotto dalle truppe granducali di Cosimo I de' Medici; questo evento determinò il definitivo passaggio di Travale nel Granducato di Toscana. Le mura di Travale, delle quali è ben ravvisabile la pianta a forma circolare, si conservano soltanto in alcuni tratti, a causa delle gravi distruzioni avvenute durante l'assedio del 1554. È ancora visibile un tratto dell'antica cortina muraria medievale rivestita in pietra a delimitare parzialmente la parte meridionale del borgo; in questo tratto sono ravvisabili anche i ruderi di una torre che, probabilmente, costituiva il cassero trecentesco. Sul lato settentrionale si è ben conservata la porta di Travale, che costituiva l'unica porta di accesso al borgo. ... La Porta di Travale costituisce la porta di accesso al borgo castellano di Travale. La porta venne aperta sul lato settentrionale della cinta muraria di Travale nel corso del XII secolo. Lavori di restauro vennero effettuati, sia durante il Duecento che nel corso del secolo successivo, quando il centro entrò a far parte della Repubblica di Siena. Durante l'assedio del 1554 condotto dalle truppe di Cosimo I de' Medici, la porta riuscì a scampare all'abbattimento di gran parte della cinta muraria. Recenti restauri hanno permesso di riportare la Porta di Travale agli antichi splendori. La Porta di Travale si apre lungo un brevissimo tratto di cortina muraria, all'estremità settentrionale del borgo di Travale. La cortina muraria si presenta completamente rivestita in blocchi di pietra di forma irregolare, che assumono un aspetto assai pregevole ove delimitano la porta. Questa si presenta ad arco tondo, poggiante ai due lati su altrettanti blocchi di pietra sporgenti che costituiscono due piccoli architravi di buona fattura».

https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Travale - ...Porta_di_Travale


Triana (castello)

Dal sito www.colonialvoyage.com   Dal sito www.casasantapia.com

«Il castello di Triana sorge su uno sperone di roccia tra il fosso del Poderone e quello della Chiesacce ed ha una sola porta di ingresso ricostruita in stile nel 1913. Sorge su uno sperone di roccia tra il fosso del Poderone e quello della Chiesacce ed ha una sola porta di ingresso ricostruita in stile nel 1913. Eretto sicuramente dagli Aldobrandeschi dopo il Mille, ceduto 1388 alla famiglia Piccolomini, in rovina nel 500, fu restaurato quale centro della fattoria Triana. Unica aggiunta sembra essere la cappella, voluta da Lelio Piccolomini e ristrutturata in stile barocco da spinello nei primi anni del 700. In tempi recenti è passato alla società Pie disposizione di Siena. Una particolare attenzione può essere dedicata al piccolo giardino interno al castello, che richiamando al più celebre giardino urbano fatto costruire da Pio II Piccolomini a Pienza, è un giardino pensile di chiara impronta italiana, seppur semplicissimo, tanto nel disegno (quattro aiuole quadrate) quanto nelle essenze (bosso). La popolazione vive oggi come allora principalmente nei poderi che, nell’inventario del 1706 dell’agrimensore Pasquale Furzi, erano ben descritti: due senza tavolare coperte a canali, a due stelle sotto con un chiostro murato,la tipologia di podere più diffusa in questa parte del territorio. Alcuni pigionali abitavano le case di proprietà signorile lungo la strada che porta la castello, mentre altre costruzioni, forze anche di concia, erano situate sotto la rupe» - «Il Castello di Triana, a est di Roccalbegna, sorse come antico insediamento rurale nel primo Medioevo. Il luogo è ricordato fin dal 760, ma l'esistenza del castello è attestata solo dalla divisione dei beni degli Aldobrandeschi del 1216, quando fu assegnato al ramo di Santa Fiora. Nel 1388 la Triana fu acquistata dalla famiglia senese dei Piccolomini che lo fecero divenire sede di una signoria rurale nel corso del Cinquecento. I Piccolomini rimasero proprietari del castello e dei terreni circostanti fino al 1962, quando il castello, notevolmente trasformato e con scarsi resti delle forme originarie, è stato lasciato alla Società di Esecutori di Pie Disposizioni di Siena. L'antico castello medievale è racchiuso all'interno di una cinta muraria con un'unica porta d'accesso: il complesso comprende anche un torrione che costituiva la residenza signorile e due fabbricati disposti intorno ad un cortile».

http://www.tuscany-charming.it/it/localita/roccalbegna.asp - http://grossetomaremma1.blogspot.it


Vetulonia (cassero Senese)

Dal sito http://mapio.net   Dal sito www.bellitaliainbici.it

«Posto nella parte alta di Vetulonia, il cassero è ciò che resta oggi della vecchia rocca medioevale di Colonna, denominazione della città di Vetulonia durante la dominazione longobarda. Eretta nell’VIII secolo per volere dei vescovi di Lucca, attorno all’anno mille venne consegnata dagli stessi all'Abbazia di Sestinga. Nel corso del XIII secolo diventò parte dei domini dei Lambardi di Buriano fino a quando, nel 1331, entrò nell’orbita di Siena. Verso la metà del XV secolo il forte venne fortemente danneggiato, ragion per cui furono necessari grandi interventi di restauro. In tempi recenti sono state apportate altre opere di ristrutturazione che hanno contribuito parzialmente a trasformare l’impianto medioevale originario. Oggi il Cassero Senese di Vetulonia è un complesso fortificato, caratterizzato da due corpi di fabbrica, da pareti di pietra e da alcune finestre».

http://www.toscanissima.com/castiglionedellapescaia/vetuloniacassero.php


Vicarello (castello)

Dal sito http://vicarello.it   Dal sito http://vicarello.it

«Sito nei pressi della Fattoria di Colle Massari, il castello di Vicarello venne eretto nel XIII secolo per volere dei Senesi. Verso la metà del XV secolo venne venduto ai signori di Cotone, già padroni del non lontano Castello della Sabatina. In epoca rinascimentale l’intera struttura fu sottoposta a opere di restauro che determinarono la sovrapposizione di elementi stilistici dell'epoca con quelli tipici medioevali. La struttura, circondata da muri di pietra, ingloba resti di due torri quadrangolari. I fabbricati che formano il complesso si sviluppano attorno ad un cortile interno, il cui accesso è garantito per mezzo di una tipica porta ad arco. Completamente restaurato, oggi il castello è destinato residenza agrituristica».

http://www.toscanissima.com/cinigiano/vicarellocastello.php


Vitozza (ruderi della roccaccia e del secondo castello)

Dal sito www.maremma.name   Dal sito www.maremma.name

  

«Il primo castello [o roccaccia] è una fortificazione che si presenta sotto forma di ruderi, situata lungo il sentiero che attraversa l'intero insediamento rupestre. Vi si giunge dopo aver superato una decina di grotte che, fino alla fine del Settecento, erano adibite ad uso abitativo. La fortificazione è la prima delle due rocche che caratterizzano i resti del castello medievale di Vitozza. La struttura si presenta con spesse pareti in conci di tufo, che inglobavano una porta che si apriva lungo la via di accesso. I resti della rocca sono visibili da entrambi i lati del sentiero che si biforca poco prima. Sul lato settentrionale la struttura era delimitata da un fossato, reso oramai invisibile dalla vegetazione, che proteggeva ulteriormente la struttura difensiva garantendone maggiore sicurezza. Il secondo castello è una struttura fortificata situata lungo il sentiero che conduce verso i colombari (grotte adibite all'allevamento di volatili) e la sorgente del fiume Lente; la fortificazione è, di fatto, la seconda rocca di Vitozza. La struttura è situata su un poggio che si eleva sulla destra del sentiero e si raggiunge dopo aver superato un'altra serie di grotte ad uso abitativo. Le pareti si articolano su due cortine murarie che nel complesso si sviluppano ad L, presentandosi rivestite in conci di tufo, poggianti su un basamento roccioso dello stesso materiale che ne costituisce il naturale basamento a scarpa. Rispetto alla prima rocca vi si conservano più resti».

http://it.wikipedia.org/wiki/Vitozza_(Sorano)#Rocche_di_Vitozza


 

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