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TUTTE LE FORTIFICAZIONI DELLA PROVINCIA DI SASSARI

in sintesi

I castelli della provincia trattati da collaboratori del sito sono esaminati nelle rispettive schede. I testi presentati nella pagina presente sono tratti invece da altri siti internet: della correttezza dei dati riportati, castello per castello, sono responsabili i rispettivi siti.

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Alghero (bastoni e cinta muraria)

Dal sito www.marenostrum.it   Dal sito www.alghero-turismo.it

«Il centro storico cittadino, l'Alghero catalana, sorge sul mare protetto dalle mura cinquecentesche. La Torre di Porta Terra, elevata nel XVI secolo, ha rappresentato fino al 1726 l'unico accesso via terra alla città. A pianta circolare e disposta su due piani, la torre era originariamente dotata di ponte levatoio. Tra questa e Torre di Sulis sorge la Torre di S. Giovanni, edificata nel Cinquecento per facilitare i collegamenti tra le due torri in caso di pericolo. L'imponente Torre di Sulis (XVI secolo), detta anche dell'Esperò Reial, si affaccia sul mare. Una scala a chiocciola, ricavata nella spessa parete interna, unisce i due piani della torre, caratterizzati da copertura con costoloni a raggiera. I bastioni che difendevano il tratto tra questa torre e la successiva sono stati demoliti nel 1914. A differenza delle altre, Torre di S. Giacomo (XVI secolo), costruita direttamente sulla scogliera, ha forma ottagonale ed è ricca di feritoie che testimoniano l'importante ruolo difensivo. Dalla torre partono i Bastioni Marco Polo, che includono il Myrador, una tratto del sistema fortificato sporgente sul mare, utilizzato per l'avvistamento delle imbarcazioni. Seguono la Torre della Lanterna, l'antico faro, e la Torre della Polveriera, innalzata nel XVIII secolo a una certa distanza dalle mura per contenere la polvere da sparo. I Bastioni Pigafetta racchiudono il nucleo abitativo più antico di Alghero, quello fondato dai genovesi all'estremità settentrionale del territorio cittadino, più elevata e protesa sul mare. Il Portale di S. Elmo, ora murato, era l'ingresso principale alla città via mare, mentre la Torre di S. Elmo è insieme alla Torre di Porta Terra tra le più antiche, viene infatti citata da Carlo V quando nel 1541, nel corso di una spedizione militare ad Algeri, fa scalo alla città sarda. I Bastioni Magellano terminano con una ripida scalinata nella Piazza Civica, dove si trovano i resti del Forte della Maddalena con la Torre della Maddalena. Questa torre è dedicata a Garibaldi (lapide commemorativa), giunto ad Alghero nel 1855, mentre in città infuriava un'epidemia di colera, per imbarcare alcuni parenti».

http://www.italysquare.com/alghero.html


Alghero (palazzi)

Dal sito www.algheronews.it   Dal sito www.sardiniaaccommodation.co.uk

«In questa piazza [piazza Civica], oltre ad alcuni palazzi che furono abitati dalle più importanti e facoltose famiglie del luogo, si trova il Palazzo d'Albis o de Ferrera, esempio di architettura catalano-aragonese. A Piazza Civica si accede da piazza Duomo, da via Maiorca, da via Carlo Alberto e dal Bastione della Maddalena. Comunica direttamente con il porto, attraverso un breve arco, dov'è un'edicola dedicata alla Vergine protettrice della gente di mare. Il livello d'altezza della piazza rispetto al mare è il più basso di tutta la città sicché, quando non era ancora stata costruita la seconda parte del molo, durante le mareggiate veniva invasa dall'acqua: alcuni studiosi sostengono addirittura che fosse un luogo di riparo per le barche».

http://www.ipsia-alghero.eu/ipia/siti/alghero/piazza%20civica.htm

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=18209 - http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=18219


Alghero (torre Badde Janas o di Barragianni o di Villanova)

Dal video http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=kggFqAcZmA4#!   Dal sito http://rete.comuni-italiani.it/

«Fu edificata nella prima metà del XVII secolo e si trova in località Seno de sa Pozzosa a 11 Km da Villanova Monteleone e 18 da Alghero, a 321 m. s.l.m. Torre difficile da raggiungere ed attualmente è praticamente un rudere».

http://sardegnaomnia.altervista.org/torri-costiere-da-stintino-a-bosa-marina/


Alghero (torre degli Ebrei o di Porta Terra)

Dal sito www.minube.it   Dal sito www.alghero.org

«Come tutte le torri oggi visibili, la torre di Porta Terra viene costruita agli inizi del Cinquecento, in un periodo antecedente al completamento delle cortine e dei fortilizi, come testimonia la pianta allegata al progetto di Giorgio Palearo Fratino, risalente al 1573, che indica le torri come già esistenti. Ribattezzata "Porta a Terra" in epoca sabauda, in origine era la Porta Reial, ossia l'ingresso principale della città, già sovrastato dallo stemma in pietra della Corona d'Aragona, oggi conservato al suo interno. Sino alla fine dell'Ottocento, epoca in cui la città fu smilitarizzata, la porta, che veniva chiusa all'imbrunire, permetteva l'entrata e l'uscita dalla città in direzione dell'entroterra. La torre ha una tipologia decisamente cinquecentesca, con portale in conci di pietra arenaria ben squadrati ed una struttura perimetrale ottenuta con la tecnica "a sacco". La sua particolarità consiste nell'avere un avancorpo quadrangolare, probabilmente anteriore alla sua costruzione. A differenza delle altre torri, il piano inferiore non presenta la volta costolonata, rilevabile invece al piano superiore dove si apre una porta che immetteva nel camminamento della cortina. Altre due porte sono visibili al piano terra; in quella che prospetta verso il porto, caratterizzata dal tipico schema catalano della dovella, cioè dell'arco a tutto sesto in conci trapezoidali, è stato inserito il monumento ai caduti in guerra».

http://www.comune.alghero.ss.it/alghero_turismo/itinerari/fortezza/alghero_torri.htm


Alghero (torre del Buru)

Dal sito http://88.58.112.249/portale_puc   Dal sito http://88.58.112.249/portale_puc

«Torre costiera a scopo di segnalazione e difesa, di forma troncoconica-cilindrica, ad un piano, con ingresso a m 4,50 da terra. Interno con ambiente centrale con volta a cupola; una scala conduce al terrazzo di cui si conserva parte del parapetto. Il bene fa parte del sistema delle torri costiere, insediate su un area naturale inquadrata come bene paesaggistico dall’art 142 del D. lgs 42/2004 e ss mm. Il bene risulta discretamente conservato. Spicca il carattere naturale del contesto in cui è inserito il bene, falesia calcarea del massiccio di Capo Caccia».

http://88.58.112.249/portale_puc/BB.A.A./beni-architettonici/torre-del-buru-id_1404


Alghero (torre del Porticciolo)

Foto Franco Cerniglia, dal sito flickr.com   Foto di Gianni Careddu, dal sito http://commons.wikimedia.org

«La Torre del Porticciolo, le cui varie trascrizioni dei nomi riportate nei secoli conducono tutte al medesimo significato di piccolo approdo per naviglio di stazza ridotta, fu costruita nella seconda metà del XVI secolo dai corallari di Alghero che, nella spiaggia del "Portichiol", riparavano le barche. Già nel 1572, nella torre stavano 2 pezzi di artiglieria con 3 uomini di guardia alle barche. Dalla quota di 48 metri, i torrieri avevano una splendida visuale sino a 25 km e rimanevano in contatto con le torri di Porto Conte e quelle di Porto Ferro. Nonostante le avverse condizioni di conservazione, si può osservare che la struttura appare formata da un cilindro adagiato sopra un anomalo basamento scarpato a tronco di cono gradinato; costruita su un pendio digradante verso il mare, presenta un’altezza media di circa 10,60 metri. La ristrutturazione, completata nella primavera del 2009, ha riportato la torre al suo antico splendore».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_del_Porticciolo


Alghero (torre della Campana o Garitta Reale)

Dal sito www.sardegnadigitallibrary.it   Dal sito www.alghero.org

«La più piccola delle torri (nota anche come torre della garitta) prende il suo nome da una campana che era posta sulla sua cupola e che aveva il compito di avvisare i marinai dell'imminente chiusura della porta (oggi murata e ben visibile nella parte bassa dei bastioni) attraverso la quale le imbarcazioni potevano accedere alla darsena interna alle mura».

http://www.alghero.org/nweb/torre_della_campana_o_della_garitta.html


Alghero (torre della Maddalena)

Dal sito www.sardegnaturismo.it   Dal sito http://digilander.libero.it/impresse/alghero/alghero.htm

«Il nome della torre risulta già attestato in epoca medievale e se ne è perpetuato il ricordo ai giorni nostri con l'omonimo forte annesso, risalente alla fine del Cinquecento. Eretta anch'essa nel XVI secolo, presenta pianta circolare con copertura a chiave di volta e oculo centrale. All'esterno si notano alcuni corpi sporgenti in muratura, usati come scolatoi per lanciare sui nemici olio e acqua bollente. L'ingresso è ancora visibile al piano superiore ed è caratterizzato da arco a tutto sesto. Sulla porta si apre una nicchia nella quale è alloggiata una statua, forse della Maddalena, attualmente deteriorata e non leggibile. In prossimità della porta, elemento tipicamente catalano, si trova una breve scala elicoidale che immette al piano superiore. La torre è chiamata anche "di Garibaldi", dall'eroe dei Due Mondi che approdò ad Alghero nel 1855. L'occasione della visita non fu però delle più felici, egli giunse infatti in città per trarre in salvo i suoi familiari dall'epidemia di colera che vi imperversava. Altro elemento d'interesse di quest'area è costituito dalle tracce delle fortificazioni di età genovese-catalana costituite da un muro con andamento nord-sud, perpendicolare alla cortina che ingloba la torre, e che dai dati di scavo è risultato anteriore alla prima metà del XIV secolo».

http://www.comune.alghero.ss.it/alghero_turismo/itinerari/fortezza/alghero_torri.htm


Alghero (torre della Pegna)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.sardiniandiscovery.com

«La torre della Pegna è una torre situata nei pressi di Capo Caccia ad Alghero, costruita a picco su una falesia di oltre 200 metri di altezza di origine aragonese come le vicine torre del Tramariglio e torre del Bollo. Si trova all'interno della Foresta demaniale delle Prigionette (ex arca di Noè) e ci si arriva tramite un sentiero che si interrompe e prosegue sul cammino della falesia tra la roccia e la vegetazione. Quasi di fronte alla torre, in direzione nord-ovest, è visibile l'Isola Piana che si distacca dal resto della costa (zona A dell'Area naturale marina protetta Capo Caccia - Isola Piana)».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_della_Pegna


Alghero (torre della Polveriera)

Dal sito digilander.libero.it/impresse/alghero   Dal sito it.wikipedia.org

«Costruita a metà del XVIII secolo, durante il dominio dei Savoia, la torre viene destinata ad arsenale per armi e polvere da sparo per la difesa contro gli attacchi provenienti dal mare. Nel XIX secolo, a poca distanza dalla torre, viene costruita l'armeria del Regio Esercito Sabaudo che si impianta sul seicentesco convento delle Isabelline, le cui strutture sono state rinvenute nel corso degli scavi archeologici nel cortile del vecchio ospedale marino».

http://www.comune.alghero.ss.it/alghero_turismo/itinerari/fortezza/alghero_torri.htm


Alghero (torre dello Sperone, o dell'Esperò Rejal, o di Sulis)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito http://jfc1897.forumcommunity.net

«La Torre dello Sperone (Esperò Reyal) prende il suo nome dalla presenza a ridosso della stessa di una propaggine della fortificazione, uno sperone, appunto. Oggi è più nota con il nome di "Torre di Sulis" datole dopo che il rivoluzionario cagliaritano Vincenzo Sulis vi fu rinchiuso trascorrendo ben 22 anni di isolamento al suo interno. La Torre dello Sperone è certamente tra le più maestose: mura spesse ben 6 metri per tre piani dalle volte altissime, sorrette da enormi nervature; tutti i piani sono collegati tra loro attraverso una scala interna di forma elicoidale ricavata nello spessore del muro. L'ingresso odierno, posto al piano terra, in realtà è stato aggiunto in epoca relativamente recente, dopo l'abbattimento delle mura di recinzione che congiungevano le vicine torri di San Giacomo e di San Giovanni. Il vero accesso era collocato al primo piano: vi si giungeva percorrendo la sommità delle stesse mura. E' facile individuare la parte dove s'innestava la muraglia semplicemente osservando i lati degli ingressi. I lavori di riqualificazione degli spazi, effettuati nell'ambito del progetto "Muralla 2000", completati in in esterno nel 2007 e nell'interno della torre nel 2009, hanno consentito di riportare alla luce la porzione delle mura di fortificazione sopravvissute alla demolizione di fine '800 e che giungono sino al livello del mare, circa 6 metri più in profondità. Tali resti sono stati resi visibili, integrati nella nuova pavimentazione a testimoniarne l'antica presenza. I grandi cannoni sistemati di lato alla torre sono stati collocati lì agli inizi degli anni '70, dopo essere stati recuperati da un galeone spagnolo affondato al largo di Alghero intorno al 1500. La struttura di supporto in legno non è, evidentemente, originale. Stesso discorso valga per il più piccolo cannone sistemato nello slargo a metà strada tra la torre di Sulis e quella di San Giacomo. Come molte delle altre torri anche quella dello Sperone è stata di frequente utilizzata come sala esposizioni. E da tale "naturale" vocazione deriva la decisione dell'Amministrazione comunale di inserirla nel sistema museale cittadino».

http://www.alghero.org/nweb/torre_dellespero_reyal_o_dello_sperone_o_di_suli.html


Alghero (torre di Capo Galero o del Lazzaretto)

Dal sito www.nautica.it   Dal sito www.alghero-bosa.com/torre_lazzareto.htm

«Splendida roccaforte fondata dai Doria e resa grande dagli Aragonesi, Alghero mantiene ancora oggi caratteri architettonici, culturali e linguistici spiccatamente catalani che la rendono particolarmente affascinante. Passeggiando per le caratteristiche vie del centro si possono ammirare le tipiche forme gotiche dei palazzi privati, mentre lungo il mare si può seguire l'avvicendarsi delle torri e dei bastioni cinquecenteschi eretti a fortificazione delle opere portuali. È d'obbligo una Visita al complesso monastico di San Francesco che si compone della chiesa, del convento e del chiostro. Alghero è contornata da un mare incantevole e da bellissimi arenili. Presso Capo Galera, la famosa spiaggia delle Bombarde è dominata dalla Torre di Capo Galera. Edificata tra il 1572 e il 1580 in pietra calcarea, presenta una forma a tronco di cono con un diametro di base di 20 m. Sul terrazzo, nonostante i notevoli rifacimenti apportati recentemente, sono ancora ben visibili tre cannoniere aperte verso il mare. La torre, in attesa di restauro, al momento non è visitabile all'interno. Bellissima la vista sull'intera rada di Alghero».

http://www.nautica.it/charter/torri/10.htm


Alghero (torre di Poglina)

Dal video http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=kggFqAcZmA4#!   Dal sito http://88.58.112.249/portale_puc

«Fu edificata nella seconda metà del XVI secolo e si trova a circa Km. 8 da Alghero lungo la litoranea per Bosa. da Alghero in località Capo Galera. Torre di forma tronco-conica e cilindrica, ad un piano. Altezza 11,50 m.; diametro 5,25 m.; 65 m. s.l.m). Attualmente è praticamente un rudere».

http://sardegnaomnia.altervista.org/torri-costiere-da-stintino-a-bosa-marina/


Alghero (torre di Porto Conte o torre Vecchia)

Dal sito www.cstcsardegna.it   Dal sito www.nautica.it

«A nord di Alghero, racchiusa tra Capo Caccia e Punta Giglio, si apre l'amplissima baia di Porto Conte, chiamata dai Romani Portus Nynpharum, porto delle ninfe, per via della sua naturale bellezza. Le acque azzurre e cristalline lambiscono un entroterra ricco di macchia mediterranea tra cui si rifugiano conigli selvatici, pernici sarde e gheppi. Sulle scogliere trovano riparo falchi e rondini di mare. Entrando nella baia da sud, in prossimità del fanale di segnalazione e di un grande albergo bianco, si erge la Torre di Porto Conte. Risalente al 1572, la torre è una delle più grandi dell'intera isola, con la sua base di oltre 18 m di diametro per un'altezza di quasi 13 m. La camera interna è sovrastata da una cupola sorretta da un pilastro centrale. Purtroppo in tempi recenti è stata ampiamente rimaneggiata. La torre, in attesa di restauro, al momento non è visitabile all'interno. Si gode una splendida vista sulla baia di porto Conte e su Capo Caccia».

http://www.nautica.it/charter/torri/11.htm


Alghero (torre di San Giacomo o dei Cani)

Dal sito wikimapia.org   Dal sito www.alghero.org

«Nonostante appaia piuttosto piccola, questa originalissima torre (nota anche come "Torre dei Cani" per aver svolto anche il ruolo di canile municipale), in origine era composta di ben tre piani, due dei quali sono comunque ancora oggi perfettamente conservati. Anche questa (come la Torre di Sulis) continua a posare le sue fondamenta direttamente in mare. La torre, vista dal Lungomare Dante, appare semplice, quasi insignificante nel sistema di fortificazione, ma in realtà essa fu un'importante componente del sistema difensivo algherese. Le sue possenti mura, il suo collegamento diretto con il mare (introdotto in tempi più recenti rispetto alla sua costruzione), la posizione strategica -tradita anche dalla presenza di diverse bocche da fuoco- ed il ruolo di raccordo tra i bastioni Colombo ed i bastioni Marco Polo, hanno consentito che essa venisse curata in maniera particolare. Vista esternamente risalta subito la sua pianta anormalmente ottagonale; gli interni a pianta circolare (foto 6), sono segno di un rimaneggiamento degli esterni avvenuto certamente dopo il 1625, probabilmente per rafforzarne ulteriormente la struttura. Osservando il piano terra, si notano immediatamente dei particolare decisamente interessanti: innanzi tutto la struttura portante a "spicchi", simile ad altre torri, con le nervature realizzare in blocchi squadrati che confluiscono in un'apertura circolare centrale comunicante con il piano superiore. Nel pavimento si apre al centro un altro circolo, identico a quello presente nella volta, contornato da altre aperture rettangolari. Queste fungevano da punto di collegamento tra i due piani (terra e seminterrato) ed erano sfruttate per far passere armi e munizioni in maniera veloce, senza cioè dover percorrere la stretta scala a chiocciola. Il piano seminterrato era utilizzato come deposito di armi e munizioni, collocate anche in spazi ricavati all'interno dello spessore delle mura della torre. Il sistema di costruzione è il medesimo del piano superiore, ma un restauro in anni recenti ha coperto con l'intonaco il basamento delle pareti, nascondendo anche la parte iniziale delle nervature. ... Attualmente, insieme alla vicina torre di Sulis, è in fase di restauro, destinata ad accogliere una porzione del sistema museale cittadino».

http://www.alghero.org/main/torre_di_san_giacomo.htm


Alghero (torre di San Giovanni)

Dal sito www.minube.it   Dal sito http://digilander.libero.it/impresse/alghero/alghero.htm

«La Torre di San Giovanni venne realizzata in pietra arenaria nel XVI secolo a seguito della risistemazione delle fortificazioni cittadine. A suo tempo maestosa come la vicina torre dello Sperone, ridimensionata per ragioni militari nella prima metà del 1700, si presenta con dimensioni di tutto rispetto: circa 10 metri di diametro, quasi 60 di circonferenza e mura con ben 4,30 m. di spessore. Sui tre piani originari (raggiungibili attraverso una scala interna allo spessore delle mura) ne sopravvivono quindi 2, anche se il piano più basso (oggi seminterrato e parzialmente riportato alla luce negli anni '80, nella quale è evidenziata un'apertura nel piano) è inutilizzato. L'attuale piano terreno, per accedere al quale è stata creata una nuova porta, è utilizzato per mostre di particolare interesse, non ultima l'esposizione dei reperti provenienti dalla grande necropoli di Monte Carru, chiusasi nel marzo 2008. La struttura è ricoperta da una volta sostenuta da possenti costoloni disposi a raggiera ed affogati direttamente nelle mura perimetrali, ad un'altezza di circa il 50% dello sviluppo totale del piano. L'insieme appare imponente e anche se gli adattamenti finalizzati a trasformarla in spazio espositivo ne hanno modificato l'originario aspetto, la Torre di San Giovanni conserva intatto tutto il fascino di un tempo)».

http://www.alghero.org/main/torre_san_giovanni.htm


Alghero (torre di Sant'Elmo)

Dal sito www.minube.it   Dal sito www.alghero.org

«La torre, perpendicolare alla via che porta il suo nome, è dedicata a sant'Erasmo (sant'Elm, in catalano), "Santo Navigatore" il cui culto ha ad Alghero un'origine antichissima, testimoniata da un altare, situato all'interno della grotta Verde, vicino alle falesie di Capo Caccia. Il culto viene probabilmente portato in città già dai fondatori genovesi. La costruzione, di forma circolare, si caratterizza per una volta costolonata tipica del XVI secolo. All'esterno, scolpito in bassorilievo, spicca lo scudo della Corona d'Aragona. A breve distanza dalla torre si trova l'antica porta di S. Elmo, situata al termine della via omonima e ora tamponata, che probabilmente costituiva con il Portal Reyal (ora Porta Terra) ed il Portal de la Mar (ora Porto Salve), uno degli ingressi della città medioevale».

http://www.comune.alghero.ss.it/alghero_turismo/itinerari/fortezza/alghero_torri.htm


Alghero (torre di Tramariglio)

Dal sito www.nautica.it   Foto di Gianni Careddu, dal sito http://commons.wikimedia.org

«A circa due miglia dal Capo, entrando da nord nella baia di Porto Conte, su un piccolo promontorio svetta la torre di avvistamento spagnola di Tramariglio nell’omonima località. Iniziata nel 1585, la torre venne terminata tre anni più tardi. In roccia calcarea, si presenta in forma di cilindro che poggia su un tronco di cono, con un diametro di circa 14 m alla base per un’altezza di 11 m. Nell’interno l’ambiente è unico e sovrastato da una volta a cupola sorretta da un pilastro. Uscire da Alghero in direzione prima di Fertilia e poi di Porto Conte percorrendola S.S. 121 bis. Al bivio per Porto Conte e Capo Caccia svoltare a destra in direzione di Capo Caccia. Oltrepassare la località di Mugoni e poi proseguire in direzione Capo Caccia. Dopo aver oltrepassato la località di Baia di Conte si costeggerà il monte Timidone fino ad arrivare alla Cala Tramariglio dominata dalla caratteristica torre. Da segnalare il magnifico panorama sulla Baia di Porto Conte di cui si può godere dalla strada litoranea che conduce fino a Capo Caccia».

http://sardegnaomnia.altervista.org/alghero-torre-del-tramariglio/#ixzz1pYOO3Mtk


ARDARA (ruderi del castello)

Dal sito www.dirdidozieri2.it   Dal sito www.ssardinia.com

«L’esistenza di un castello era coerente con la funzione di “capitale”. Nelle prime pagine della cronaca dei giudici di Torres si legge che «era consuetudine, allora, che tutti i Prelati, cioè l’arcivescovo di Torres con i vescovi del Logudoro i suoi suffraganei, insieme ai Liberi nominassero i sovrani di questa zona della Sardegna. L’arcivescovo era la principale autorità in materia spirituale, con gli altri responsabili delle diocesi turritane, consigliere dei giudici per l’ordinamento delle terre e del regno; mentre a capo del giudicato cioè di tutti gli affari temporali, vi era l’organizzazione regia con sede nel palazzo di Ardara. La chiesa di Santa Maria era la cattedrale anche sul vescovo di Bisarcio e sull’altare maggiore i re eletti prestavano giuramento nelle mani delle autorità religiose, ricevendo così la podestà della Chiesa di Roma». Una distribuzione di ruoli e compiti particolarmente evidente, secondo l’anonimo compilatore, nel centro di Ardara. Qui era presente il polo civile e laico, rappresentato dal palazzo regio, forse protetto da una guardia armata, e quello religioso rappresentato dalla chiesa di S. Maria. La cronaca quindi, anche riconoscendo il ruolo di capitale a questo centro, non fa mai accenno alla presenza di un castello, ma sempre a quella di un palazzo. Nella cronaca il termine palacium, cioè la residenza e il simbolo del potere del giudice è sempre riferita ad Ardara e in un solo caso a Porto Torres. Mentre il termine castellum, mai utilizzato come sinonimo del primo, è legato solo ai veri e propri castelli presenti Regno di Torres: il casteddu de Gosiano, il casteddu de Monte Ferru, e il casteddu de Monte Agudu.Il valore qualitativo delle informazioni contenute nella cronaca (Ardara-palacium) è convalidato dalla documentazione coeva ai fatti narrati. In tutti gli atti ad Ardara, nel periodo giudicale, non è mai associato l’attributo di castrum (castellum), ma sempre quello di palacium. In altre parole anche prescindendo dalla cronaca, ma basandosi esclusivamente sugli atti ufficiali, il dato finale è identico. Questo discorso è funzionale ad eliminare tutte quella serie di supposizioni che vedevano la presenza in questo luogo di un castello già a partire dal seconda metà del XI secolo. Per trovare un accenno alla presenza di un vero e proprio castello ad Ardara è necessario attendere il 1308 quando tra i diversi patti tra i Doria e la corona d’Aragona è espressamente citato il castrum et villam Ardene. A questa duplice entità negli atti sono costantemente congiunti i territori pertinenti alla villa di Bisarcio e quelli compresi all’interno dell’ex curatorìa di Meilogu. Le indagini archeologiche condotte tra il 1998 e il 1999 e nel 2005/06 hanno ben chiarito questa sovrapposizione tra le due diverse tipologie di efifici. Del castello dei Doria, demolito nel corso dell’Ottocento, si è conservata solo una piccola porzione di una torre, mentre del palazzo giudicale, articolato in diversi ambienti quadrangolari, con ingressi decorati con stipiti modanati da eleganti cornici, sono emersi alcune porzioni. Un quadro più dettagliato dell’impianto e delle vicende storiche del Regno di Torres è raccontato nel locale Museo dedicato alla Civiltà Giudicale in via Torres».

http://www.ssardinia.com/it/castelli-e-fortificazioni/cultura/storia-e-architettura/castelli-e-fortificazioni/palazzo-giudicale-e-castello-di-ardara.html


BURGOS (castello del Goceano)

Dal sito www.viaggioinsardegna.it   Dal sito www.catturalasardegna.it

«Si lascia la SS 129 al bivio per Ozieri; superato il piccolo centro di Esploratu ci si trova a Burgos. Per raggiungere il castello, ubicato alla sommità del colle, bisogna addentrarsi nel centro storico. Il castello di Burgos si trova in cima a un picco granitico ai piedi del versante sud-ovest del Monte Rasu, a 647 m s.l.m., visibile anche da grande distanza, in un punto di importanza fondamentale per il controllo del territorio. Il castello del Goceano, scenograficamente isolato, emana la suggestione delle fortificazioni legate agli eventi storici e alla vita quotidiana del Medioevo. Secondo alcune fonti, venne edificato intorno al 1134 ad opera di Gonnario I sovrano di Torres. Alla fine del XIII secolo passò prima nelle mani di Genova, poi alla famiglia dei Doria; alla metà del XIV secolo fu acquisito dai sovrani d'Arborea, che per mezzo di esenzioni e privilegi decretarono il ripopolamento di tutta la zona. Intorno al 1516 il castello viene definito ancora in buono stato. Nel 1901 già se ne parla come di un rudere. La struttura fortificata, dalla pianta irregolare allungata secondo le direttrici N/O-S/E, si articola in una cinta muraria, grosso modo a forma di "U", messa in opera in pietrame misto e laterizi, comprendente alcune feritoie fortemente strombate, un vano scavato nella roccia, e soprattutto la torre maestra. La parte bassa delle mura presumibilmente risale al XII secolo e fu innalzata ulteriormente sotto la dominazione aragonese, nel XV secolo. La torre, a pianta quadrata, alta circa 16 m, è a due piani, in cantoni di calcare lavorati sommariamente e rinforzati con blocchi di vulcanite rossa negli spigoli. Non vi sono merli né mensole in aggetto nella parte alta della struttura. Diversi ambienti, delle cui fondazioni sono rimaste tracce, dovevano affacciarsi nel cortile interno della fortezza, dove si trova l'ingresso a un ambiente sotterraneo identificato come una cisterna. Al suo interno quest'ultima è intonacata, non molto ampia e voltata a botte. A N della torre maestra si trova una serie di altri ambienti di incerto utilizzo. Si può ragionevolmente ipotizzare che fossero adibiti alle truppe e alla servitù che popolava il castello, anche se non vi sono resti materiali che aiutino a chiarire la funzione delle varie stanze».

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=17817&v=2&c=2488&c1=2126&visb=&t=1


CASTELSARDO (castello dei Doria)

Dal sito www.viaggioinsardegna.it   Dal sito www.aboutsardinia.it

«Il Castello di Castelsardo fu edificato dalla famiglia genovese dei Doria nel XII secolo. Durante il dominio dei Doria divenne la roccaforte dei loro vasti possedimenti. Fino alla prima metà dell’Ottocento erano presenti alcune torri di avvistamento che, in seguito al crollo, non vennero più ricostruite. In alcuni tratti è ancora percorribile il camminamento di guardia e sono visibili i punti fortificati: a est troviamo quello di Bellavista, a nord quello del Manganelo e a sud est una Loggetta e lo Sperone, aggiunti nel Cinquecento dagli Aragonesi. Dopo la caduta della famiglia Doria infatti, la corona spagnola inviò il Vicerè Vivas per accertare le condizioni della piazzaforte e stilare un rapporto sul quale basare gli interventi di restauro della fortificazione. Oggi le mura e l’intera struttura sono ben conservati. Nucleo originario della città fortificata, la fortezza è tutt’oggi racchiusa dalle originarie mura. A unico accesso da terra, così come in passato, sono visibili i cardini della porta che permetteva l’accesso alla città. Il castello si trova sul punto più alto della collina. A est si affacciano i bastioni Bellavista, a nord il Bastione Manganella e a sud est la Loggetta; nella cala di Lu Grannaddu esisteva l’accesso dal mare consentendo l’afflusso dei rifornimenti da Genova anche durante i periodi di assedio della città. Le abitazioni attorno al castello nacquero disposte a scacchiera e le vie, chiamate “carruggi” negli statuti di Castel Genovese, furono pavimentate in pietra locale. Qui, ancora oggi, nelle belle giornate, le donne del posto si siedono per intrecciare cestini, creando un immagine davvero suggestiva per il turista. Anticamente queste vie si trasformavano in occasione delle festività del Maggio castellanese in piste da ballo, con finestre colorate da fiori e tanta allegria. Nel 1512 la struttura del castello fu rinforzata e alla cinta muraria vennero aggiunti lo sperone e la Loggetta. Il Castello oggi è sede del Museo dell’Intreccio, ma precedentemente ospitava la caserma dei carabinieri, fatto per cui la stradina che accede all’edificio si chiama Sottu la polta, proprio perché sopra vi era la postazione militare a controllo della costa. I locali del Monte Granatico sono divenuti sala congressi (sala XI), mentre le stanze adiacenti al Museo ospitano mostre di pittura. La parte più alta del castello è uno straordinario punto panoramico permettendo allo sguardo di abbracciare la visione che va dall’Asinara alla Corsica, da S. Teresa al Monte Limbara, alla Gallura e Porto Torres. ...».

http://sardegnaomnia.altervista.org/castelsardo-castello-dei-doria/


CASTELSARDO (torre del Porto o di Frigiano)

Dal sito xoomer.alice.it/aaa.cimino   Foto di Agnes, dal sito www.flickr.com

«Percorrendo la litoranea da Porto Torres dopo una serie di curve appare con un colpo d’occhio mozzafiato il promontorio su cui sorge Castelsardo e l’insenatura del suo approdo naturale. La torre si erge nei suoi tredici metri di altezza come avamposto difensivo nel porticciolo turistico di Frigiano, sotto la città di Castelsardo. Costruita nella seconda metà del XVI secolo dagli Spagnoli, aveva funzioni di guardia delle calette sottostanti alla piazzaforte, a protezione dalle incursioni dei Saraceni e dei Barbareschi che avevano devastato il territorio per tutta la prima metà del '500. Fu successivamente dismessa dai piemontesi perché considerata di poco valore difensivo per la città; ne rimane comunque uno dei monumenti simbolo, sempre menzionata negli appunti dei personaggi illustri che hanno visitato la città, come lo storico Giovanni Francesco Fara o i viaggiatori del Grand Tour».

http://www.castelsardo-info.it/itinerari/centro-storico/torre


CHIARAMONTI (castello dei Doria)

Dal sito www.viaggioinsardegna.it   Dal sito http://ilanadera.blogspot.it

«Il Castello di Chiaramonti è posto in posizione panoramica sul Colle di S.Matteo, uno dei tre colli su cui è situato il paese di Chiaramonti. Il castello prende il nome dal cognome materno del suo edificatore, Brancaleone Doria, marito di Eleonora d'Arborea. La sua posizione dominante e strategica lo qualificava come importante punto di controllo e di contiguità con le fortificazioni circostanti. Il momento storico nel quale venne costruito è alquanto travagliato dalle lotte volte al possesso della Sardegna da parte degli Aragonesi e dei vari Giudici dei Giudicati di Arborea. Anche i Doria vi presero parte attivamente, tanto che il castello venne occupato nel 1348 dal viceré Aragonese Rambaldo di Corbera. Dopo sanguinosi combattimenti si giunse ad un accordo tra i Doria e gli Aragonesi che comportò la cessione ai primi, tra gli altri del castello di Chiaramonti. La guerra tra Arborensi e Aragonesi, continuò più cruenta che mai, sino alla pace di San Luri (1355), nella quale si decise di consegnare all'arcivescovo di Oristano i castelli di Roccaforte, Chiaramonti e Castelgenovese - allora posseduti da Matteo Doria - nell'attesa della decisione papale sull'attribuzione degli stessi. Morto Matteo Doria (1357) gli successe il figlio, che ricevette ufficialmente dal sovrano di Aragona, diversi possedimenti tra i quali nuovamente il castello. Nel 1357 tali possedimenti appartenevano ancora ai Doria. Il giudice d'Arborea, Mariano IV, ambiva tanto a possedere il castello di Chiaramonti, che lo pretese in dote per le nozze di sua figlia Eleonora con Brancaleone. D'altra parte il re d'Aragona Pietro IV sperava di poter entrare in possesso con le nozze di un suo fido cortigiano con Violante Doria, sorella di Brancaleone. Dopo ripetuti tracolli militari i Doria dovettero abbandonare la Sardegna (1448), e con la loro partenza inizio anche il declino della rocca, che passò nelle mani di diversi proprietari, perdendo via via l'antico prestigio. Quello che fu per tanti anni simbolo di potere politico e militare assunse (intorno al 1500) le vesti di chiesa parrocchiale e venne dedicata a San Matteo, forse in ricordo del suo antico proprietario (Matteo Doria). La presenza degli ecclesiastici si intensificò ulteriormente, con l'edificazione - a spese del comune - nel 1587 di un convento di Carmelitani, del quale rimane ancora la cappella, anch'essa in fase di restauro. Il castello era costituito da una torre da un fabbricato capace di ospitare balestrieri e soldati. Della struttura originaria è rimasta la base quadrangolare della torre, realizzata in blocchi squadrati di calcare e alta circa 10-12 metri. Nella parte superiore della torre si innesta una struttura poligonale che ha tutte le caratteristiche architettoniche del campanile gotico, come nella chiesa di Bonaria a Cagliari».

http://www.contusu.it/index.php?option=com_content&task=view&id=114&Itemid=28


MARA (resti del castello di Bonuighinu o di Bonvehi)

Dal sito www.aboutsardinia.it   Dal sito www.comune.mara.ss.it

«l castello di Bonuighinu è posto su una altura strategica, visibile a grande distanza. Fu costruito probabilmente dai Doria, contemporaneamente a quellli di Monteleone e serviva come avamposto militare. Esso era infatti costituito da imponenti mura, da una torre, e da due cisterne di cui rimangono i ruderi. Alterne vicende di guerra videro la roccaforte, ora in mano agli Arborea, ora ai Doria, ed infine agli aragonesi. Nel 1435-36, il Castello assieme a quello di Monteleone, fu smantellato dagli aragonesi, aiutati nell'impresa da cavalieri provenienti soprattutto da Alghero. Uno di essi, un certo Pietro di Ferreras, in cambio dei servizi prestati al sovrano, ottenne le ville e i territori di Mara e Padria, con diritto di amplificazione e di abilitazione delle femmine alla successione del feudo».

http://www.comune.mara.ss.it/?modulo=contenuti&id=8


MONTELEONE ROCCADORIA (resti del castello dei Doria)

Dal sito www.sardegnaturismo.it   Dal sito www.comune.monteleoneroccadoria.ss.it

«Posizionato sulla sommità di una collina calcarea localizzata lungo il corso del Temo, naturale viabilità tra i centri di Alghero e Bosa, il centro di Monteleone sorse nel corso del medioevo quasi come una sorta di cerniera tra i due comprensori. Le fonti documentarie non precisano il momento in cui la famiglia ligure dei Doria entrò in possesso dei territori dove sorgerà il castello, né le diverse modalità che comportarono lo sviluppo della piena proprietà signorile rispetto a quella statale pertinente al Regno di Torres. La costruzione del castello sarebbe da collocare nella seconda metà del XIII secolo, ma solo nel corso del secolo successivo esso divenne uno dei principali centri amministrativi dei Doria presenti nell'isola, un ruolo del tutto simile a quello ricoperto dai centri fortificati di Alghero, Castelsardo e Casteldoria. Tuttavia Monteleone diventa fondamentale nel quadro dei possessi signorili dei Doria solo dopo la conquista aragonese di Alghero nel 1353, divenendo capitale signorile. Un ruolo che conserva in modo costante, per funzioni ed importanza, sino al XV secolo, secondo le testimonianze dei numerosi atti custoditi presso gli archivi italiani e iberici. Nel 1434 dopo un lungo assedio portato avanti dai contingenti aragonesi, ai quali si erano sommate le forze militari di Sassari, Bosa ed Alghero, venne occupato, distrutto e spopolato dei suoi abitanti. Da questo momento, Monteleone (castello) appare progressivamente citato in uno stato di piena rovina, una situazione che sembra viaggiare in parallelo al completo spopolamento del borgo. Solo alla metà del XVI secolo la Corona Spagnola, nella persona del re imperatore Carlo V, concede il permesso di "riedificare" il castello e di ripopolare il borgo. Situazione che sembra viaggiare in parallelo al completo spopolamento del borgo. Solo alla metà del XVI secolo la Corona Spagnola, nella persona del re imperatore Carlo V, concede il permesso di "riedificare" il castello e di ripopolare il borgo. L'indagine archeologica realizzata negli anni 1998-1999, grazie ad una collaborazione tra il Comune, la Soprintendenza Archeologica di Sassari e Nuoro e le Università di Pisa e di Sassari, ha interessato un'ampia area adibita negli ultimi decenni a discarica, ma tradizionalmente riconosciuta come il "Castello". I lavori sono stati organizzati in più fasi: la pulizia dell'area, il rilievo generale delle strutture superstiti, lo scavo di due ampie aree, ed una prima ricognizione del territorio e dell'abitato.

Le due aree di scavo nella zona del "Castello" hanno permesso di portare alla luce, e di documentare, i resti due edifici differenti per tipologia costruttiva e funzionale. Localizzato nella zona settentrionale, l'edificio appare organizzato al suo interno in due ambienti rettangolari, contigui tra loro e comunicanti attraverso un'apertura chiusa da un arco a tutto sesto. Questi ambienti erano chiusi da una copertura costituita da una volta a botte che scaricava le spinte sui lati lunghi costituiti da una cortina a sacco rifinita esternamente da blocchi in calcare. La parte superiore ospitava verosimilmente il piano nobile dell'edificio, destinato alla residenza del signore. Questa porzione dell'edificio venne progressivamente demolita, forse già a partire dalla metà del XV secolo, con la finalità di riutilizzare il materiale edile, scartando le parti superflue ed inutilizzabili verso valle a sud, ai piedi dell'edificio. Nell'area meridionale è stato possibile mettere in evidenza in modo completo il profilo di una torre rettangolare provvista di ingresso sul lato orientale. La struttura è costituita da cortine murarie realizzate con scaglie di pietre locali legate con abbondante malta, e doveva presentare al suo interno dei soppalchi lignei utili sia ad un razionale utilizzo dello spazio, sia a raggiungere la parte sommitale. La divisione interna era segnata sulle cortine esterne da alcune cornici marcapiano, recuperate in parte nel corso dello scavo. All'esterno è stato possibile mettere in luce un ampio tratto della cortina muraria pertinente al borgo realizzata con pietre calcare. Il borgo ed il castello di Monteleone sorgono su un'altura di calcare isolata e chiusa, lungo il profilo settentrionale, da pareti verticali e salti di quota di notevole ampiezza. Questo stesso lato nella parte bassa era ugualmente chiuso dalla presenza del fiume Temo. Una serie di caratteristiche naturali sfruttate a scopo difensivo dai fondatori del centro medievale, che si preoccuparono di fortificare gli unici lati accessibili alla collina attraverso la costruzione di una cinta muraria. Le indagini sull'articolazione della cinta hanno preso il via dalla raccolta e dall'unione di più tipologie di fonti: quelle cartografiche, documentarie e materiali (ricognizione e documentazione grafica e fotografica). Quest'ultimo studio ha permesso di ricostruire il 70% del circuito, che prendeva il via dalla Torre del Castello e si concludeva ad ovest in corrispondenza del primo salto di quota, per un totale di oltre 500 m. Al suo interno la cinta era suddivisa in varie porzioni, più o meno regolari, congiunte da una serie di torri circolari (almeno 3) e chiusa ai suoi estremi da due torri quadrangolari».

http://archeo4.arch.unipi.it/Milanese/ricerca/testo_monteleone.html (a cura del prof. Marco Milanese)


OSILO (castello Malaspina)

Foto di Giampietro Migheli, dal sito www.flickr.com   Dal sito www.osilo.it

«Il castello di Osilo, posto sulla sommità del "Monte Tuffudesu", a circa 650 m.s.l., a guardia del centro abitato che si estende ai piedi della rocca, venne edificato dalla potente famiglia dei marchesi di Malaspina, presumibilmente, anche se non si hanno notizie certe sulle date, sul finire del 1100. I Malaspina, originari della Lunigiana, giunsero per la prima volta in Sardegna in occasione della "crociata" bandita nel 1016, con l'appoggio dei Comuni di Pisa e di Genova, dal Pontefice Benedetto VIII, che aveva promesso grosse investiture a chi avesse contribuito a liberare la Sardegna dalla dominazione araba capitanata da Museto. La spedizione ebbe successo, e alla famiglia Malaspina, nella persona del marchese Obizzo, furono assegnate in premio le montagne della Barbagia e la piana del Temo. Qui, i discendenti di Obizzo edificarono, intorno al 1121, il munitissimo castello di Serravalle, a Bosa. Successivamente, l'influenza della famiglia si estese al nord dell'isola, ed è sul finire del 1100, inizi del 1200, che dovette costruire il castello di Osilo, a presidio delle frontiere fra l'Anglona e la Gallura e la Nurra. Il possesso del castello da parte dei Malaspina è comunque storicamente accertato, per la prima volta, nel 1272. Nel 1297 il Papa Bonifacio VIII concede l'investitura della Sardegna al re aragonese Giacomo II, e i Malaspina avviano intense trattative per raggiungere accordi con esso. Nel 1308 il castello di Osilo viene espugnato e incendiato dai sassaresi, ma un anno dopo esso torna alla famiglia Lunigiana, in seguito all'investitura del re d'Aragona, che i Malaspina avevano aiutato nella conquista della Sardegna. L'investitura viene confermata a più riprese, fino al 1324, quando, approfittando delle difficoltà degli Aragonesi, i Malaspina, alleati con altre forze isolane, danno vita a una ribellione. Sconfitti, sono costretti a cedere il castello di Osilo a tale Gerardo Alòs, rappresentante regio.

Il castello, seppure attraverso alterne vicende che portarono i Malaspina a rientrarne in possesso per brevi periodi, rimase in mano agli Aragonesi fino al 1365, anno in cui esso venne espugnato dal giudice Mariano d'Arborea. La rocca di Osilo fu ancora al centro di aspre contese, fin verso la metà del 1400, quando iniziò il suo lento declino. Nel 1528 essa tornò, però, al centro di azioni militari, in seguito all'invasione dei francesi, e nel 1720 passa, con tutta la Sardegna, sotto Casa Savoia. Il castello fece ancora parlare di sé sul finire del XVIII, primi del XIX secolo, quando venne eletto a propria fortezza da uno dei contendenti in una sanguinosa guerra fra le famiglie dei Serra e dei Fadda. Assolta anche questa funzione, il castello venne definitivamente abbandonato, e andò in quasi totale rovina, finché nei primi anni '60 del '900 non subì un parziale restauro. Pur trovandosi in una importantissima posizione strategica, il castello non era di grandi dimensioni, racchiudendo una superficie interna di circa mille metri quadri. Esso consta, oltre che della cinta muraria, di due torri, una circolare realizzata con conci di basalto scuro, e una quadrata fatta con blocchi di tufo. Da un disegno aragonese del 1358 risulta anche una terza torre, mai però accertata realmente. Per quanto riguarda gli edifici interni, pur non restandone attualmente che delle modeste tracce, sulla base della documentazione disponibile, si deduce che vi dovevano essere: una cucina, una camera da letto (presumibilmente riservata al castellano), una camera per le provviste, un deposito di armi, una officina-falegnameria, un deposito per la legna, un deposito-cantina per vini e altri generi di prima necessità. Tutto in linea con la funzione precipua del complesso, che era quella di fortezza armata, a presidio di una importante postazione strategica. Gli armati posti a difesa del castello pare dovessero essere mediamente una trentina. Della originaria fortezza restano oggi le due torri e la cinta muraria. L'escursione al castello è sempre di grande suggestione, sia perché essa si compie attraverso le strette viuzze del centro storico di Osilo, ancora in acciottolato, talora con volte a botte; sia per il mistero dei luoghi; sia per la straordinaria vista su larga parte della Sardegna Nord-Occidentale, che dall'alto della sua sommità si gode».

http://web.tiscali.it/osilo/archeo.html


PORTO FERRO (torre Bantine Sale)

Dal sito http://web.tiscali.it/xardegna/html/bantine.htm   Dal sito http://web.tiscali.it/xardegna/html/bantine.htm

«Ubicazione e toponimo: si trova nel golfo di Porto Ferro a circa 30 Km. da Alghero, successivamente fu chiamata anche Torre Mozza. Costituiva un ottimo punto di avvistamento e difesa del golfo di Porto Ferro, molto esposto all'attacco nemico per via della sua conformazione naturale, completamente aperta verso il mare. Periodo storico: risale alla seconda metà del XVI secolo. Tipo di torre e struttura: torre di piccole dimensioni adibita all'avvistamento (torrezillas) di forma tronco-conica costruita in roccia calcarea. Condizioni attuali: è un rudere: sono rimaste solo alcune parti strutturali difficilmente recuperabili».

http://web.tiscali.it/xardegna/html/bantine.htm


PORTO FERRO (torre Bianca o di Airadu)

Dal sito www.panoramio.com   Dal sito www.viaggioinsardegna.it

«La Torre di Airadu è stata costruita nel XVI secolo, utilizzando rocce calcaree. Alta circa 6 metri e con un diametro alla base di circa 12, si trova a 10 metri sul livello del mare. L’interno presenta una stanza con volta a cupola, ma non è consigliabile entrare, perché le condizioni statiche della torre sono scadenti e inoltre l’ingresso è posto a circa 3 metri dal suolo. L’edificio fu costruito con compiti di difesa leggera; non si conosce con precisione il numero dei soldati che stavano di pattuglia all’interno della torre e nemmeno il quantitativo degli armamenti a loro disposizione. Dalla torre si vedono le altre torri costiere di Bantine Sale e Negra».

http://www.ichnusa.net/index.php?pagina=dettaglio_arch&Id=472


PORTO FERRO (torre Negra)

Dal sito www.viaggioinsardegna.it   Dal sito www.panoramio.com

«Costruita nella seconda metà del XVI secolo, si trova a circa 30 Km. da Alghero nel golfo di Porto Ferro e prende il nome dal colore del materiale con cui fu costruita. Costituiva un ottimo punto di avvistamento e difesa del golfo di Porto Ferro, molto esposto all’attacco nemico a causa della sua conformazione naturale, completamente aperta verso il mare. è una torre di media grandezza adibita a difesa leggera (torre senzillas) di forma tronco-conica con volta a cupola. La torre è su due piani, ancora presente una feritoia a quota terreno per l’areazione interna e l’ingresso è situato a circa 5 metri da terra. è costruita in roccia calcarea e arenaria, e probabilmente la torre faceva parte di una roccaforte in quanto attorno ad essa vi sono fortificazioni in muratura, una cisterna per l’acqua e ruderi di alloggiamenti. Le condizioni attuali sono buone, struttura muraria priva di cedimenti o lesioni. Gli arredi interni presentano segni di degrado».

http://sardegnaomnia.altervista.org/torri-costiere-da-stintino-a-bosa-marina/


PORTO TORRES (torre del Porto)

Dal sito www.cstcsardegna.it   Dal sito www.nautica.it

«La torre prende nome dalla sua collocazione. Oggi si trova quasi di fronte al molo dove ormeggiano i traghetti. Il baluardo è stato sempre conosciuto come la Torre del Porto di Sassari o di Porto Torres. Una delle prime attività della torre era quella di svolgere una funzione di controllo doganale e fiscale della zona, come risulta dai privilegi concessi dal re Alfonso il Magnanimo nel 1440. Nel XVII secolo, fino all'età sabauda compresa, la torre ebbe funzioni di sorveglianza, di controllo e, durante le pestilenze, di profilassi delle imbarcazioni "sospette" che avrebbero potuto diffondere eventuali epidemie. La torre ha forma ottagonale, molto diversa dalla maggior parte delle torri isolane di classica forma cilindrica. La forma prismatica denuncerebbe la sua origine catalana e si ricondurrebbe al modello della torre di Porcuna (Jaén), risalente al 1435. È alta 16 m e larga 15; ogni lato misura 5,8 m; la base ha zoccolo a scarpa alto 1,8 m. La torre del Porto si sviluppa su tre piani: cisterna, alloggio, a 7 m dalla quota base, e terrazzo. L'alloggio ha un perimetro circolare con al centro un pilastro di sostegno e il soffitto risulta costituito dalla combinazione di una volta stellare con una crociera costolonata. Nella muratura di questo ambiente, si possono osservare due troniere, un caminetto e due rampe di scale. Superiormente, si trova la garitta e un sistema di nuclei murari sporgenti, retti da mensole. La torre fu costruita nel luglio 1325 dall'ammiraglio Carroz, che aveva occupato Porto Torres con la flotta aragonese. Dopo aver realizzato un primo accampamento, fece costruire una cinta di mura protetta da una torre e un fossato. Nella stessa epoca fu sistemata la nuova guarnigione nel vicino castello di Monteforte. Già nel 1407 l'Erario dovette chiedere un prestito per pagare le guardie della Torre del Porto. Nel 1423, il re d'Aragona, Alfonso V, promulgava la Carta Reale per la parziale riedificazione e riparazione del fortilizio. Successivamente la torre perse importanza, soprattutto in seguito all'ufficiale trasferimento del vescovo da Porto Torres a Sassari nel 1441. Nel 1487, per ordine del viceré venne comunque riarmata e dotata di soldati a spese della città di Sassari. Fra il 1538 e il 1553 si ebbe la maggior concentrazione di assalti di barbareschi contro Porto Torres e la relativa richiesta, da parte di Sassari, di un migliore sistema difensivo. Ancora nel 1583, in sede di parlamento, si lamentava la mancanza di riparazioni della torre. Solamente nel 1628 furono registrate opere di restauro. Nel 1637 furono eseguiti dei sopralluoghi che notarono il mancato completamento dei lavori: la piazza d'armi della torre era così ingombra di macerie che l'artigliere era impossibilitato nella manovra delle bocche di fuoco in caso di combattimento. Nello stesso anno, nonostante ci fossero ben 12 soldati, la torre fu occupata e danneggiata dai corsari di Biserta, che saccheggiarono anche la basilica di San Gavino. Finalmente nella seconda metà del 1637 furono eseguiti dei restauri a cura del mastro Cinquina; altri ancora nel 1682, nel 1694 e altri modesti lavori nel 1720. Nel 1761 fu nominato dalla città di Sassari l'ultimo "alcaide", cioè il capitano della torre, seguendo una consuetudine che risaliva al 1557, quando Sassari ebbe il privilegio di assegnare la carica, di contro alla designazione regia. Nel 1818 la carica di alcaide venne soppressa».

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=17879&v=2&c=2488&c1=2126&t=1


PORTO TORRES (torre dell'Isola Piana)

Foto di Mabe 70, dal sito www.panoramio.com   Dal sito www.viaggioinsardegna.it

«La Torre dell'isola Piana chiamata Torre della Finanza si trova ovviamente sull'isoletta dell'isola Piana, nel mare della Pelosa, accessibile quindi solo dal mare. è stata edificata tra il 1525 e il 1931 e restaurata nel 1578. è di forma cilindrica a due piani, il primo con volta a cupola ed il secondo a fungo; ha un diametro di 16 metri e raggiunge la ragguardevole altezza di 18 metri. è purtroppo pericolante nelle sue strutture interne».

http://www.stintino.net/Torri.htm


PORTO TORRES (torre di Abbacurrente)

Dal sito www.gentedisardegna.it   Dal sito it.wikipedia.org

«La torre di Abbacurrente si trova vicino alla spiaggia di Platamona, prima della spiaggia di Balai (Porto Torres). Questa torre fu costruita nel XVI secolo per consentire l’avvistamento di navi barbaresche. Ridotta ad un rudere, è stata di recente ristrutturata nella parte esterna mentre sono ancora in corso d’opera i lavori di ristrutturazione della parte interna».

http://rete.comuni-italiani.it/foto/2009/171992


SANTA MARIA COGHINAS (castel Doria)

Dal sito www.comunesmcoghinas.com   Dal sito http://wikimapia.org

«Santa Maria Coghinas si raggiunge percorrendo la SS 127 da Sassari. Dopo 10 km si imbocca la SP 92 fino al paese. Per raggiungere il castello si prende la strada per Perfugas e dopo 1 km si devia a s. per continuare a piedi. Il territorio di Santa Maria Coghinas è ricco di documentazione archeologica che risale all'età preistorica. Il paese e il castello Doria sono ubicati ai piedi delle colline che contornano la piana percorsa dal fiume Coghinas. Non si hanno notizie documentarie sull'erezione del castello. Nella seconda metà del XIII secolo era in mano alla famiglia Doria. Nel 1370 risulta ancora in efficienza, coinvolto nelle vicende della guerra tra l'Arborea la Corona d'Aragona. Già dal XV secolo dovette subire un lento declino. Della fortificazione rimangono solo un torrione, alcuni tratti di paramento murario e una grande cisterna».

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=17860&v=2&c=2488&c1=2126&t=1


SASSARI (mura, torri)

Dal sito www.comune.sassari.it   Dal sito www.sardegnacultura.it

«Fino al XII secolo la città di Sassari era aperta: solo nel Duecento – per l’incremento demografico e la conseguente crescita urbana – si pensò di cingerla con delle mura. Caratterizzate da un’architettura modesta, le mura furono erette non tanto per proteggere la città dalle incursioni barbariche, ma soprattutto per difenderla dai vari potenti che se la contendevano, non ultimi i giudici di Torres e, più tardi, i feudatari del Logudoro. I lavori furono possibili grazie ad una tassa imposta ai cittadini: iniziarono verso la metà del XIII secolo, a cura dei Consoli pisani del Comune, e durarono circa cinquant’anni. La costruzione fu continuata dai Genovesi nel XIV secolo e le mura stesse furono modificate dagli Aragonesi e dagli Spagnoli. La cinta muraria aveva forma pentagonale, si estendeva per quasi tre chilometri ed era munita di quattro porte: Gurusele, S. Flasiu, Capu de Villa ed Utzeri. (Nel Seicento, tra l'Arcivescovado e l'Università, fu aperta un’altra porta, che venne denominata Porta Nuova). Dopo la loro costruzione, le mura vennero intercalate da torri quadrate: Torre Doria, Artachia, Torre della Munizione ecc. Faceva eccezione, per la forma cilindrica, la Torre Durandola (o Turondola, detta ora Torre Tonda), costruita prima che la città passasse agli Aragonesi. Secondo alcune testimonianze, le torri innalzate furono trentasei. L’abbattimento progressivo delle mura e delle torri, già fortemente segnate dal tempo e ormai non più funzionali da secoli, iniziò con il piano regolatore del 1837, che previde l'apertura di numerosi varchi. Nel 1844 fu demolito il tratto presso Porta Castello; nel 1853-56 fu abbattuta la Porta di Rosello; nel 1857 la Porta di Utzeri; nel 1863 si apri il portico del Carmelo. Nel 1866 fu demolita la Porta di Sant'Antonio, e nel 1874 quella di Porta Nuova. L’abbattimento si concluse a fine secolo, con la demolizione del Castello Aragonese. Delle mura e delle torri oggi sopravvivono solo brevi tratti, visibili in Corso Trinità, nella Via Torre Tonda, e in Piazza Sant’Antonio, dove si può vedere l’unica torre provvista di merlatura. In particolare, lungo Corso Trinità sono ancora visibili brevi tratti dei camminamenti di ronda e tre stemmi che fissano altrettanti momenti della Storia di Sassari: una torre, stemma araldico della città medievale; una croce, ricordo della convenzione con Genova; un giglio, forse l’arma del podestà in carica».

http://guide.travelitalia.com/it/guide/sassari/mura-medievali-sassari


SASSARI (palazzo della Frumentaria)

Dal sito www.comune.sassari.it   Dal sito www.comune.sassari.it

«Il Palazzo della Frumentaria completamente restaurato è stato inaugurato il 14 dicembre 2000. Viene ora utilizzato come spazio espositivi Il palazzo della Frumentaria si trova in Piazza della Frumentaria, facilmente raggiungibile da via delle Muraglie lato via Rosello. L’edificio della frumentaria sorge fra il 1597 e il 1608 come punto di raccolta e immagazzinamento "dessu trigu pro provisione dessu pobulu dessa presente citade", in virtù di un privilegio del 1362 con il quale Pietro il Cerimonioso concedeva alla città di Sassari la facoltà di ammassare ogni anno 6.400 rasieri di grano nuovo proveniente dalle ville del distretto. L’ammasso era vincolato nella destinazione, in quanto utilizzabile solo in caso di guerra o di carestia. Il privilegio verrà riconfermato nel 1518 con una carta firmata da Carlo (il futuro Carlo V) e Giovanna ("la Pazza"). Non a caso, l' insediamento della frumentaria interessa l’area di Porta Macello: il settore cittadino che, proprio in virtù di una serie di investimenti per infrastrutture pubbliche tra la fine del XVI e la metà del XVII secolo, accentuerà la sua funzione di area di servizi con al presenza del nuovo Macello, della Pescheria e della Casa del peso, dove si misurava il grano che veniva avviato ai mulini e la farina che rientrava in città. La Frumentaria rappresenta una delle rare espressioni dell'edilizia civile sassarese e del Cinquecento che tanto ha rappresentato per lo spirito pubblico della città, anche al di là della destinazione d'uso originaria: dalla metà dell'ottocento il palazzo fu adibito a caserma; poi ospitò la gloriosa falegnameria Clemente e in seguito la sede dell'Unione popolare».

http://www.comune.sassari.it/persona/turista/edifici_storici/frumentaria.htm (a cura di Paolo Cau)


SASSARI (palazzo Ducale)

Dal sito www.sardegnadigitallibrary.it   Dal sito www.tomysardinia.com

«La costruzione della dimora del duca dell’Asinara ha per sfondo un periodo focale della storia isolana: forse, i trent’anni più importanti di tutto il secolo dal punto di vista sociale. La vita della Sassari della seconda metà del ‘700 è segnata da importanti passaggi, quali la «restaurazione» dell’Università che dal 1765 porta un suo nuovo afflato nell’asfittico mondo culturale cittadino in cui si troveranno ad operare personalità del calibro di Francesco Cetti e Francesco Gemelli. In quel tempo, la città è anche sconvolta da forti fermenti sociali culminati nella «rivolta del pane» del 1780 che metterà in luce, pur all’interno degli aspetti tipici delle rivolte annonarie, anche la presenza forte di un ceto artigiano schierato contro la fraudolenta e privatistica gestione del bene alimentare per eccellenza, il grano “pubblico”, da parte del governatore marchese Allì di Maccarani. Ma questi sono, soprattutto, gli anni della Sarda Rivoluzione, della rivolta antifeudale di fine Settecento che avrà il suo epicentro in Thiesi, proprio in uno dei villaggi più importanti del feudo del duca dell’Asinara, e la massima espressione formale nell’atto stipulato davanti al notaio Francesco Sotgiu il 24 novembre 1795 col quale le ville di Thiesi, Pozzomaggiore, Bessude e Cheremule sancirono la rottura del vincolo di soggezione al feudatario. Proprio da Sassari, roccaforte del sistema feudale, partì la repressione guidata dal duca dell’Asinara, elemento di spicco dell’ala più intransigente della nobiltà di sangue. La fine dei lavori del palazzo cade nel 1805, quando la grande nobiltà isolana vivrà il periodo di massimo fulgore ed attivismo con il trasferimento della corte sabauda a Cagliari (1799 – 1815). Malgrado alcune misure tese a reprimerne gli abusi, questo avvenimento favorì un sostanziale aumento del potere feudale e suggellerà non solo l’avvento della restaurazione in Sardegna dopo i moti rivoluzionari ma anche il consolidarsi di un sodalizio tra l’aristocrazia feudale nostrana (in particolare, la cagliaritana sino a non poco tempo prima fortemente attratta dalla Corona di Spagna) e gli ambienti espressione della dominazione sabauda».

http://www.comune.sassari.it/persona/turista/palazzo_ducale/contesto.html (a cura di Paolo Cau)

«Nel febbraio 1995, nell'ambito dei lavori di restauro, è stato condotto un intervento di scavo che ha interessato tre ambienti posti a destra dell'ingresso del Palazzo Ducale, tra la Piazza del Comune e via Santa Caterina. Rimuovendo le pavimentazioni del piano terra dei vani, sono emersi depositi di riempimento contenenti materiali di interesse storico archeologico, che hanno suscitato l'intervento della Soprintendenza Archeologica ed il conseguente avvio di uno scavo stratigrafico a partire dai livelli già raggiunti con i mezzi meccanici che avevano intaccato la parte superficiale della stratigrafia. Lo scavo archeologico ha evidenziato la presenza di potenti strati di riempimento che avevano colmato e obliterato sei cantine ubicate al di sotto dei pavimenti recenti, pertinenti ad abitazioni preesistenti alla costruzione del palazzo tra XVIII e XIX secolo, dal momento che l'organizzazione planimetrica degli ambienti venuti in luce è diversa da quella dell'edificio soprastante e che tre di essi proseguono oltre il muro perimetrale di quest'ultimo, sotto via S. Caterina. Le cantine hanno piante rettangolari di varie dimensioni, e conservano ancora tracce delle originarie coperture con volte a botte, ricostruibili dall'imposta degli archi di sostegno sulle pareti o dai fori per le travi nei muri di testata. Tre ambienti sono dotati di pozzi o cisterne per il rifornimento idrico delle abitazioni: si tratta in particolare di una cisterna a fiasco a base circolare e copertura voltata, di una doppia cisterna con le stesse caratteristiche, entrambe utilizzate per la raccolta delle acque di gronda, e di un pozzo a canna rettangolare con pedarole ricavate su due pareti contrapposte durante la costruzione; la profondità del pozzo non è attualmente precisabile, dato che lo scavo si è dovuto interrompere a circa sette metri dall'imboccatura per la presenza di acqua. Di particolare interesse appare uno "scivolo" scavato nella roccia con notevole pendenza che, con provenienza da via S. Caterina, arriva al piano pavimentale di uno dei vani, definendone la probabile funzione di magazzino per merci che dovevano esservi scaricate con questo sistema. Le cantine presentano tracce evidenti di diverse modifiche strutturali e di differenti utilizzi, testimoniati rispettivamente dall'abbassamento del piano di roccia e l'innalzamento di una volta in un ambiente, da segni di tagli per la cava di blocchi in altri, forse utilizzati nella costruzione del nuovo palazzo, e dalla presenza di parti residue di diversi pavimenti, talvolta sovrapposti, ad acciottolato, di malta, e di cocciopesto. Quest'ultimo, realizzato utilizzando frammenti minuti di materiale fittile e di ceramiche per lo più databili fra la fine del 1500 ed il secolo successivo, conservava al di sotto una moneta tardo settecentesca, che sembra pertanto attribuirlo alla fase di costruzione del palazzo del Duca. La definizione cronologica di queste cantine non è tuttora precisa, in attesa dello studio puntuale dei materiali dello scavo. Appare tuttavia evidente la loro anteriorità rispetto al Palazzo Ducale, sia per la diversa distribuzione planimetrica che per la sovrapposizione dei muri tramezzi e perimetrali dell'edificio, che tagliano diversi di questi vani. Sembra probabile che si tratti di cantine relative ad abitazioni cinquecentesche, dato il gran numero di ceramiche di questo periodo rinvenute insieme ad altre più recenti nel riempimento uniforme, costituito da materiali di demolizione che li colmavano completamente. Altre tracce di strutture ipogeiche simili documentate anni fa al di sotto della piazzetta antistante l'edificio del Comune, e tuttora esistenti in un'abitazione sul lato opposto di via S. Caterina, oltre alla già citata prosecuzione delle cantine sotto la stessa via, testimoniano l'esistenza di un tessuto urbano anteriore, profondamente modificato dalla costruzione del Palazzo del Duca dell'Asinara o da quello di famiglia ad esso preesistente».

http://www.comune.sassari.it/persona/turista/palazzo_ducale/intervento_scavo.html (a cura di Daniela Rovina)


SASSARI (porte)

Dal sito http://web.tiscalinet.it/semprethathari/   Dal sito http://web.tiscalinet.it/semprethathari

«Porta Sant’Antonio: è l’antica "Sanctu Flasiu" cioè San Biagio, qui si trova una delle torri oggi sopravvissute, ancora in buone condizioni. L'antico nome di questa porta deriva dalla chiesetta ubicata vicino alla stazione ferroviaria e demolita nel 1926. Il nome attuale le viene invece dalla vicina chiesa di Sant’Antonio.
Porta Rosello: continuando per Corso Trinità si arriva al punto dove nei tempi andati era ubicata la "Porta Gurusele", poi "Porta Rosello", di cui oggi rimane soltanto il cardine sul quale la porta poggiava.
Porta Castello: negli Statuti del 1259 è chiamata "Porta Capu de villa" ed era quella aperta verso mezzogiorno. Dopo la costruzione del castello aragonese, nel 1327, prese il nome di "Porta di Castello". Questa porta fu la prima a essere demolita. Oggi dove un tempo era sorto il Castello si trova la caserma militare Lamarmora.
Porta Utzeri: era la porta che guardava a ovest. Di essa oggi non è rimasto niente.
Porta Nuova: fu aperta nel 1614 per comodità dei gesuiti che volevano uscire all'aperto senza fare un lungo giro. Anche questa porta è stata completamente demolita. I sassaresi si sentivano soffocare dentro la cinta delle muraglie costretti a vivere come in una prigione. La situazione cambiò soltanto nel luglio del 1840, quando il Municipio chiese il permesso di lasciar aperte le cinque porte della città per le esigenze della popolazione, in particolare per i campagnoli e per i viaggiatori. Da allora in poi, a poco a poco, venne distrutta tutta la cinta muraria».

http://spazioinwind.libero.it/sassari_centrostorico/testi/antiche_mura.htm


SASSARI (resti del castello aragonese)

Dal sito http://sardegna.blogosfere.it   Dal sito www.ssardinia.com

«Il Castello di Sassari ha origine nel XIV secolo, intorno al 1330 al tempo delle due ribellioni di Sassari alla Corona aragonese, e durante le varie dominazioni della città è stato utilizzato per diversi scopi. In epoca di dominazione spagnola venne utilizzato come sede del presidio armato agli ordini del governatore della città. Dal 1535 fu l’unica sede della Inquisizione in Sardegna mentre in epoca sabauda fu utilizzata come caserma del Regio Esercito Italiano fino al 1877, anno della parziale demolizione. Nel castello furono rinchiusi prigionieri ed eseguite condanne capitali. La prigione del maniero, infatti, fu prevalentemente nobiliare ed ecclesiastica. La forma di questa fortezza era trapezoidale con cinque torri agli angoli e una al centro della facciata, ai piedi della quale si accedeva tramite una porta posta a sud come le tre torri anteriori rivolte verso la parte più alta del centro storico di Sassari. La facciata del castello risultava in pietra viva. Dinanzi al maniero fu costruito un fossato profondo diversi metri. Nel corso dei secoli questa misura difensiva fu rafforzata fino a divenire un barbacane, con percorsi sotterranei e bocche di fuoco rivolte verso il centro abitato. Ad oggi i lavori archeologici riguardano il suddetto barbacane. Per fare posto alla caserma Lamarmora, sede attuale della Fanteria Meccanizzata dell’Esercito Italiano Brigata Sassari che ora occupa la cosiddetta Piazza Castello, nel 1877 si decise di eliminare la fortezza simbolo della precedente dominazione sulla città. I Savoia decisero, con l’appoggio del consiglio comunale, governato dalla Sinistra liberale, di far abbattere l’antica costruzione e di dotare le cosiddette “appendici” della città di nuove piazze e portici. L’abbattimento, tuttavia, non fu completo: una parte del castello, nella parte bassa della omonima piazza, non fu completamente rasa al suolo.

Durante gli scavi del 2008 e 2009 furono riportati alla luce i basamenti delle mura, soprattutto interne. La piazza presumibilmente fu livellata, ma rimasero sotto il livello stradale diversi metri di fortificazione. In alcuni punti, soprattutto dov’è situato il barbacane, si salvarono ben 2 piani di fortificazioni. Una parte della attuale caserma è costruita sopra le fondamenta del castello. Nella piazza antistante l’antemurale difensivo fu inserito un giardino ad oggi presente ma chiuso al pubblico. Il piano terra del castello aragonese si è salvato dalla demolizione dell’Ottocento. In piazza Cavallino de Honestis, alla fine di via Politeama, gli archeologi hanno riportato alla luce una parte della facciata, rimasta sepolta per oltre un secolo, e il portale d’accesso. Per ora la porzione riemersa è alta circa tre metri e larga una decina, ma l’antico piano stradale potrebbe trovarsi ancora più in profondità. Sono rimasti intatti 50 metri di corridoi e, probabilmente, alcune sale. Che sotto piazza Castello ci fossero i resti della fortezza aragonese, lo si sapeva da tempo. Non si aveva idea, invece, del fatto che una parte dell’edificio fosse rimasta intatta. La demolizione ha risparmiato tutto il piano terra, che si trovava a un livello molto più profondo, rispetto al piano stradale attuale. La fortezza, in effetti, era stata costruita su una superficie scoscesa. La parte posteriore si trovava molto più in alto rispetto all’ingresso. Per questo, il piazzale interno si doveva sviluppare all’altezza del primo piano. Il ritrovamento della porta d’accesso del castello, inoltre, ha fatto emergere un altro dato fino a ieri sconosciuto. Gli archeologi dovranno aggiornare le loro mappe. L’intero edificio medievale dovrà essere «riposizionato». L’ingresso, infatti, si trova a circa quindici metri di distanza dal punto in cui fino a oggi era stato collocato. La muratura a forma di zoccolo, alla base della torre centrale, è spuntata sul lato di piazza Cavallino de Honestis che costeggia largo Cavallotti. La torre di sinistra, invece, dovrebbe trovarsi sotto il gazebo del ristorante che si affaccia sulla piazzetta».

http://sardegnaomnia.altervista.org/sassari-ricostruzione-del-castello


STINTINO (torre del Falcone)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.cstcsardegna.it

  

«La torre del Falcone è una torre che fa parte del complesso di strutture fortificate che, dall'alto Medioevo sino alla metà del diciannovesimo secolo, hanno costituito il sistema difensivo, di avvistamento e di comunicazione della fascia costiera della Sardegna. È situata sulla cima all'omonimo promontorio, a 189 m s.l.m., e grazie all’ottima visuale di cui gode è da li possibile ammirare un eccezionale panorama a 360° che abbraccia il golfo dell'Asinara - e la stessa isola - e tutta la Nurra. Da qui si vedono le torri della Pelosa, dell'Isola Piana, di Trabucado, delle Saline, di Porto Torres e di Frigiano. L'Asinara vista dalla torre. Al centro della foto si scorgono le torri della Pelosa e dell'Isola Piana. Costruita con pietrame di scisto recuperato sul luogo, la torre presenta forma troncoconica, ha un diametro esterno di 9,5 metri, un'altezza di 8 metri dallo zoccolo al lastrico e muri perimetrali dello spessore di circa 1,5 metri. L'ingresso, posto a 4 metri di quota dal suolo, avviene grazie una scala esterna che introduce in una camera circolare del diametro di 5,6 metri nella quale una pilastro centrale sostiene la volta a cupola; radialmente all'ingresso vi sono due troniere o feritoie. Attraverso una stretta e ripida scala a ridosso del muro perimetrale si accede alla terrazza o piazza d'armi; una garitta in muratura protegge il boccaporto dagli agenti atmosferici. Sopra la terrazza era presente la c.d. mezzaluna, una struttura leggera dalla forma di semicerchio fatta di coppi e canne, che si poggiava sul parapetto, realizzata allo scopo di dare riparo ai soldati e alle munizioni. La torre del Falcone compare per la prima volta nella Carta di Rocco Cappellino. Da ciò si può determinare che la sua edificazione avvenne con molta probabilità nel 1577. Considerando la sua posizione strategica, più che una torre gagliarda o una senzilla (così venivano chiamate le torri da difesa) essa si può considerare una torrezilla, cioè una postazione di avvistamento e segnalazione; la guarnigione era formata da due soldati che avevano a disposizione un armamento composto da due fucili e due spingarde. Nonostante una condizione strutturale accettabile, i significativi cedimenti del coronamento superiore richiedono un urgente intervento di recupero».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_del_Falcone


STINTINO (torre delle Saline)

Foto di Gianni Careddu, dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.stintinovacanze.net

  

«La Torre de Le Saline deve il nome alle antiche Saline che sorgono in quella zona e che sin dal 1200 d.C. vennero sfruttate dai monaci di Santa Maria di Tergu. La Torre sorge all'estremità nord dell'omonima spiaggia ed è una delle torri di avvistamento tra le più antiche della Sardegna. La si può raggiungere percorrendo la SP 34 in direzione Stintino fino al cartello che all'altezza del km 27 indica la corrispondente deviazione. La torre è facilmente visibile anche dalla strada».

http://www.stintinovacanze.net/torre_delle_saline.htm


STINTINO (torre Pelosa)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.nautica.it

  

«La torre della Pelosa è una torre che fa parte del complesso di strutture fortificate che, dall'alto Medioevo sino alla metà del diciannovesimo secolo, hanno costituito il sistema difensivo, di avvistamento e di comunicazione della fascia costiera della Sardegna. È situata su un isolotto posto tra l'Isola Piana e Capo Falcone proprio all'ingresso dello stretto dell'Asinara, posizione strategica per il controllo del traffico delle imbarcazioni che dal "mare di fuori" si dirigevano verso la costa bassa e sabbiosa del Golfo dell'Asinara, facilmente violabile in caso di assalto alle comunità rivierasche della zona. È in contatto visivo con le torri dell'Isola Piana e di Capo Falcone. La torre prende il nome dalla vicina spiaggia chiamata originariamente Sa palosa probabilmente per la presenza di paglia marina (alghe) che vi si deposita in abbondanza. Ha forma troncoconica, un diametro alla base di 16 m, un'altezza di 10 m e uno spessore del muro perimetrale di circa 2,5 m. è costruita con la pietra della zona, scisto, e si trova ad una quota di tre metri s.l.m. Il boccaporto è collocato a sei metri dal suolo e, come per la gran parte delle torri costiere della Sardegna, l'accesso alla torre avveniva con l'ausilio di scale in corda o a pioli che, in caso di pericolo potevano essere ritratte con facilità. La camera presenta una volta a fungo sostenuta da un pilastro centrale ed è divisa in tre vani, ciascuno di essi dotati di feritoia; alla sinistra del boccaporto, ricavata all'interno del muro perimetrale, è presente una stretta e ripida scala grazie alla quale si accede alla terrazza o piazza d'armi. Sopra la terrazza era presente la c.d. "mezzaluna", una struttura leggera dalla forma di semicerchio fatta di coppi e canne, che poggiava sul parapetto, realizzata per dare riparo ai soldati e alle munizioni. La torre della Pelosa venne edificata con certezza prima del 1578, data in cui, in un documento a firma del Viceré De Moncada, già si parla della necessità di intervenire per delle riparazioni. Altri documenti riportano che la tipologia della torre era del tipo de armas o gagliarda, cioè di difesa pesante e che la guarnigione a presidio era formata dal comandante, l'alcaide, un artigliere e tre o quattro soldati i quali avevano a disposizione un armamento composto da tre cannoni di grosso calibro, una spingarda e alcuni fucili. La torre fu dismessa nel 1846, quattro anni dopo la soppressione della Reale Amministrazione delle Torri, l'istituto che gestiva il sistema difensivo costiero dell'isola».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_della_Pelosa


       

      

      

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