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TUTTE LE FORTIFICAZIONI DELLA PROVINCIA DI CAGLIARI

in sintesi

I castelli della provincia trattati da collaboratori del sito sono esaminati nelle rispettive schede. I testi presentati nella pagina presente sono tratti invece da altri siti internet: della correttezza dei dati riportati, castello per castello, sono responsabili i rispettivi siti.

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CAGLIARI (bastioni, cinta muraria)

Dal sito www.infopointcagliari.it   Dal sito www.sardegnacultura.it

«Le mura di Cagliari circondano per l'intero perimetro il quartiere storico di Castello, il più importante della città, e comprendono due torri integralmente superstiti: quella di San Pancrazio e quella dell'Elefante. Cagliari è la città più importante della Sardegna. Nel suo territorio si concentra un terzo della popolazione sarda. Fondata fra l'VIII e il VII secolo a.C. dai Fenici, ha conosciuto importanti fasi di occupazione in età punica, romana, bizantina e giudicale, assurgendo nel XIV secolo a capitale del Regno di Sardegna. Passata dagli Aragonesi agli Spagnoli, quindi ai Piemontesi, conserva rilevanti tracce monumentali del suo passato. Fra queste sono le antiche torri e mura, che cingono Castello e dominano i quartieri storici di Villanova a E, di Stampace a O e della Marina a S. Durante il viceregno di Dusay (1491-1508) fu eretto in Castello un piccolo baluardo di fronte alla chiesa di Santa Croce, un altro nel luogo dell'attuale Balice e il bastione della Fontana Bona, nella zona occupata oggi dal Bastione Saint Remy. Più in basso si costruì il baluardo della Leona verso l'antico antemurale pisano e, verso N, a difesa della zona di Buon Cammino, un fronte bastionato carenato con mura verticali e relativa porta. Quest'ultima opera fu aspramente criticata per la scarsa efficienza. In seguito il viceré De Cardona, nel 1534, fece costruire due bastioni nel porto, chiamati rispettivamente di Levante e di Sant'Agostino, ad E e O, di cui non si conosce né la forma né la tecnica muraria. Nel Castello, inoltre, fece erigere un tratto di mura fra la Torre dell'Elefante e la Torre Mordente (zona Santa Croce). Le opere del porto furono riprese dall'architetto Pons l'anno successivo; egli progettò due bastioni all'interno della ripa e poi li collegò ai due terrapieni di Sant'Agostino e di Levante con cortine murarie che cinsero il fronte a mare del quartiere de Lapola. Fra il 1552 e il 1571, un nuovo riassetto difensivo fu messo in opera dell'architetto cremonese Capellino, che nel Castello realizzò, ad O, il bastione di Sant'Antonio, con una parte della muraglia del Balice; a Santa Croce, avanzò un mezzo baluardo in sostituzione di quello di Dusay, costeggiando la fossa di San Gregorio e innestandosi nelle mura all'altezza della Purissima. Infine edificò un bastione a tenaglia a difesa della torre di San Pancrazio. Nuove modifiche furono eseguite sotto Jacopo Palearo Fratino, che ingrandì la tenaglia di San Pancrazio, trasformò il mezzobaluardo di Santa Croce in baluardo pentagonale e completò il baluardo di Sant'Antonio (Balice). Giorgio Fratino, fratello di Jacopo, a Cagliari dal 1573, ultimò i suoi progetti ampliando il baluardo di Sant'Agostino e completando le cortine murarie della Marina. Un nuovo baluardo verso Villanova fu realizzato sotto il capitano Arcaine nel 1638, mentre attorno alla metà del secolo furono riorganizzate le fortificazioni del porto e della Marina. L'ultimo intervento spagnolo, nel 1707, riguardò il prolungamento del molo e la realizzazione, sull'estremità, del fortino di San Giacomo».

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=17850&v=2&c=2488&c1=2123&visb=&t=1


CAGLIARI (castello di Castro)

Dal sito archilink.it   Dal sito it.wikipedia.org

«...l giudicato di Cagliari era suddiviso in 13 curatorie e la capitale (con certezza dalla fine del Mille fino al 1258, anno della sua distruzione) fu la città di Santa Igia, sulle sponde della laguna di Santa Gilla, non distante dall' antica e semidistrutta città di Karales. Prima del Mille non abbiamo alcuna documentazione scritta e tuttavia possiamo verosimilmente credere che le corti fossero itineranti, dal momento che lo rimasero ancora a lungo. Ed è proprio in questo contesto che si inserì la presenza pisana. Grazie a studi fatti si è potuto risalire con precisione al punto preciso in cui sorgeva la Cagliari giudicale: si estendeva nella parte bassa della città attuale, ai piedi dei colli di San Michele, Monte Claro, Monte Orpino, Castello, Bonaria. Quindi: dalla laguna di Santa Gilla a Bonaria. Ed è proprio alla Cagliari giudicale che appartengono i ruderi ritrovati alla fine degli anni '70, fra la strada ferrata e la strada statale, nella zona denominata "Campo Scipione", o più genericamente "Campo di S. Gilla" vicino al Palazzo delle poste di via Simeto. Si tratta di due pozzi, di due "tombe a tetto", di un numero imprecisabile di altre tombe, di una decina di metri di "muratura a sacco" (strutturata a corsie orizzontali); di un basamento murario quadrangolare, probabile parte di una torre o di una porta d' ingresso alla villa fortificata. La zona periferica nella quale sono state rinvenute tombe e ruderi di edifici, fa parte dell'area in cui probabilmente si trovava il Palazzo di città del Giudice del cagliaritano. In quest'area sorgeva anche la cattedrale di Santa Cecilia o Gilla in cui risiedeva il vescovo, la chiesa di S. Maria di Clauso, la chiesa di S. Paolo e quella di S.Pietro. Le prime notizie riguardanti il centro medioevale di S. Igia, risalgono circa al 1070; in quegli anni S.Igia esisteva già ma non sappiamo se fosse un piccolo villaggio o un grosso centro né da quando e da chi fosse stato fondato. Gli storiografi, ne hanno sempre parlato come se fosse la capitale del giudicato di Cagliari, divenuta tale dopo lo spopolamento e la distruzione dell'antica Càrali, da parte dei Saraceni. Nel '200 S.Igia era dunque una città di notevoli dimensioni, insidiata tuttavia da un'altra città che nasceva allora, su un colle donato dall'improvvida giudicessa Benedetta ai Pisani: castello di Castro, l'odierna Cagliari. Adesso analizziamo più a fondo le mura che evidenziavano il perimetro della città di Cagliari. Nella via Università, alla base delle mura dell' ex convento degli scolopi, eretto nel 1640 sede della sezione staccata del liceo Artistico statale ed alla base del muro perimetrale Ovest del palazzo Zapata, esiste una struttura muraria priva di fondamenta che si eleva direttamente sulla roccia spianata. I blocchi calcarei sono disposti orizzontalmente secondo la larghezza e la lunghezza ed accostate in assestamento isodomo. Potrebbero essere le mura che cingevano ad ovest il castello, se non la base di torri interpolate. Diversa e la struttura dei conci usati per la costruzione delle torri, del XIV secolo S. Pancrazio e dell'elefante. Anche le dimensioni delle pietre sono diverse. Per quanto riguarda le altre torri, interpolate nelle mura del castello si conoscono solo i nomi: la "Passarina", la "Falcona", del "Comta", la "Franca" e la "Tudesquina". Queste ultime due furono indicate quali le più vicine alla torre di S. Pancrazio. Vi è un'altra torre in prossimità della torre dell'elefante, di fronte al bastione di S. Croce; da molti anni è utilizzata come abitazione civile (casa Pintor, con ingresso in via corte d'Appello). Quando gli Aragonesi misero gli occhi sopra la città pisana di Castel di Castro, cioè il nostro quartiere di castello, questo contava circa 20.000 abitanti. Fortificato e cinto di mura e torri è solo il Castello: una volta che arriveranno gli Aragonesi imporranno delle tasse per costruire le fortificazioni del quartiere di Lapola (Marina attuale). Nel 1324 gli Aragonesi occuparono il colle di Bonaria e da lì assediarono la città pisana. L'assedio era lungo ed ebbero tutto il tempo di fortificare il colle dove erano accampati: di queste fortificazioni resta solo una torre ottagonale, oggi campanile della chiesa di Bonaria».

http://www.archilink.it/index.php?option=com_content&task=view&id=114&Itemid=155&limit=1&limitstart=8


CAGLIARI (castello di San Michele)

Dal sito www.flickr.com   Dal sito www.comune.cagliari.it

«In una posizione strategica e panoramica, circondato da un'area verde attrezzata, il castello oltre alla sua importanza storica oggi è uno dei monumenti più significativi della città di Cagliari. Il Castello San Michele si erge al di sopra dell'omonimo colle situato a nord della città di Cagliari. Per la sua posizione strategica, 120 metri sul livello del mare, fu considerato per secoli una fortezza di avanguardia di difesa della città in quanto da quella postazione era possibile controllare le vie d'accesso principali a Cagliari ma anche alla città di Santa Igia.
1325. Anno di inizio costruzione a spese di Berengario Carroz, un nobile valenzano, sopra i resti di una chiesa altomedievale.
1331. I consiglieri comunali di Cagliari chiedono al re che il maniero venga requisito e distrutto poiché lamentano abusi commessi dal Carroz: questi dava rifugio a delinquenti fuggiti dalla città, compiva omicidi e grassazioni ai danni dei suoi vicini o avversari politici.
1336. Morte di Berengario Carroz. L'edificio rischia la demolizione in quanto, essendo stato edificato su proprietà della chiesa, gli amministratori della città chiedono al re di evitare di farlo passare in mano all'arcivescovo auspicandone l'avocazione al Demanio, oppure la sua distruzione. L'edificio rimase comunque di proprietà dei Carroz.
1353. Durante la guerra tra il giudicato di Arborea ed Aragonesi, per la sua posizione strategica venne utilizzato come avanguardia settentrionale della città.
1369. A seguito dell'invasione del sud dell'isola da parte di Mariano IV d'Arborea, il re Aragonese finanziò gli approviggionamenti della fortezza, con l'ordine che fosse difeso da un'adeguata guarnigione.
1381. Nel tentativo di impadronirsi di Cagliari, le truppe arborensi assediano il castello ma senza risultato.
1383. Il re riconferma la fortezza a Violante Carroz, figlia di Berengario.
1469. Esplosione che causa un incendio e la morte del conte Giacomo Carroz.
1470. Il maniero fu occupato per breve tempo dal marchese Leonardo Alagon.
1511. Lo eredita Guglielmo De Centelles, nipote di Violante Carroz, che lo concede al Demanio statale, al quale rimase fino all'unità d'Italia.
1655. Durante la peste fu trasformato in lazzaretto.
1895. Fu venduto a Roberto di San Tommaso che lo fece restaurare dall'ingegner Dionigi Scano.
1930-1977. Sede della stazione radio gestita dalla Marina Militare italiana.
Oggi. è di proprietà del Comune di Cagliari ed è adibito a spazio museale.
Circondato da un fossato facilmente superabile con un ponte levatoio il maniero presenta una forma quadrilatera con tre torri angolari a pianta quadrata. Nel lato ovest si riconoscono due ingressi affiancati: è quanto rimane della chiesetta altomedievale a due navate, dalla quale il maniero prende il nome. Venne fatto restaurare dal Comune di Cagliari tra 1988 e il 1994. Per risparmiare sulle spese di costruzione il Carroz utilizzò materiale proveniente dalla distruzione di alcuni ambienti dell'abbazia di S. Saturnino di Cagliari. Dal Castello di San Michele si può vedere nelle giornate limpide il Castello di Acquafredda in territorio di Siliqua.».

http://vivisardegna.info/castelli-medievali/156-castello-michele


CAGLIARI (palazzo Regio)

Dal sito http://digilander.libero.it/pugenz2/cagliari   Dal sito it.wikipedia.org

«Detto anche Palazzo Regio, o Palazzo Reale, il Palazzo Viceregio fu edificato nel 1337 dagli Aragonesi per farne la sede del potere vicereale. E in effetti, nei secoli successivi, il Palazzo fu il centro del potere politico e amministrativo dei viceré che si susseguirono nel governo della città e dell'isola. Agli Aragonesi-catalani successero gli Spagnoli, poi gli Austriaci e i Savoia. Fu proprio durante la presenza sabauda che, intorno al 1729-1730, il palazzo subì le più importanti modifiche, affidate agli ingegneri militari piemontesi. L'aspetto attuale dell'edificio rispecchia il disegno approvato da Carlo Emanuele III di Savoia nel 1769. Dal 1799 al 1815, il palazzo ospitò i Savoia, re di Sardegna, che Napoleone aveva messo in fuga da Torino. Successivamente il palazzo fu acquistato dall'Amministrazione provinciale di Cagliari e accuratamente restaurato. All'interno gli elementi più significativi sono costituiti dalla volta dell'atrio, dallo scalone e dalle sale di rappresentanza. Tra queste ultime la più importante è il Salone Consiliare decorato, fra il 1894 e il 1895, dal pittore perugino Domenico Bruschi , con soggetti legati a momenti alla vita dei Sardi, dall'età romana a quella moderna, fino alla celebrazione allegorica dell'Isola che custodisce lo scudo dei Savoia. In un momento successivo (forse tra 1896 e il 1898) il Bruschi decorò la Sala Gialla con scene mitologiche e di danza. Attualmente il Palazzo ospita la Prefettura: nelle sue sale si riunisce il Consiglio provinciale».

http://guide.travelitalia.com/it/guide/cagliari/palazzo-viceregio/


CAGLIARI (porta Cristina)

Dal sito http://digilander.libero.it/pugenz2/cagliari   Dal sito www.cagliariamoremio.com

«Porta Cristina consente l'accesso da Ovest al quartiere storico di Castello. La porta immette in piazza Arsenale, aperta su quattro lati: a S verso il quartiere storico di Castello; a N verso l'ex Arsenale, oggi Cittadella dei Musei; a O verso il viale Buoncammino; a E verso la simmetrica porta de "S'Avanzada", che consente la discesa verso il quartiere storico di Villanova. Il progetto della porta, affidato al conte Carlo Pilo Boyl, fu approvato da Carlo Felice nel 1824, e nel 1825 l'impresario Efisio Fanari lo condusse a termine, sul luogo dove s'innalzava la seicentesca Porta del Soccorso, per collegare il quartiere di Castello con l'area O dell'antico arsenale regio. La porta prende il nome dalla consorte di re Carlo Felice di Savoia, Maria Cristina di Borbone. È caratterizzata da un arco a sagoma spezzata in tre andamenti, con bugne a cuneo, delimitato da lesene scanalate conclusa da capitelli dorici che sostengono una rilevata cornice. Su questa poggia un lunettone che si apre affiancato da lisce paraste sormontate da capitelli dorici, che reggono l'architrave in forte aggetto. L'insieme richiama un classicismo di ispirazione rinascimentale. Il suo ideatore si richiamò infatti alle forme della Porta Angelica di Roma. Nella lunetta scolpita da Domenico Franco sulla facciata rivolta verso viale Buoncammino si legge l'iscrizione in latino con la dedica: Carolus Felix Rex viam planiorem brevioremque a Castro Caralis ad portam arcis regiam aperuit Maria Cristina Regina - Porte egressus in apertam viam nomen suum imposuit MDCCCXXV. Januario Rotario regni Praeside».

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=21622&v=2&c=2488&c1=2123&visb=&t=1


CAGLIARI (porta dei Leoni)

Dal sito www.sardiniaportal.net   Dal sito www.trivago.it

«La Porta dei Leoni segna il passaggio tra i due quartieri storici di Castello e della Marina, proprio in prossimità del terzo quartiere storico di Villanova. Assieme a Porta Cristina, sul lato opposto di Castello, rappresentava il grande ingresso alla città fortificata. La Porta, venne realizzata in epoca pisana e si trova proprio al di sotto del Bastione Saint Remy. Spesso, nel locale attiguo al grande arco, vengono esposte collezioni e opere d'arte».

http://www.trivago.it/cagliari-88472/monumento-storico/porta-dei-leoni-789376


CAGLIARI (porta e torre di San Pancrazio)

Dal sito http://digilander.libero.it/pugenz2/cagliari/   Dal sito commons.wikimedia.org

«La Torre pisana di S. Pancrazio venne progettata dall'architetto Giovanni Capula nel 1305, a difesa dell'ingresso settentrionale del Castello. Costruita nel punto più alto della collina, dalla sua sommità, ad oltre 130 metri sul livello del mare, era possibile controllare il territorio circostante la città. Nel 1328 il lato aperto veniva tamponato dagli Aragonesi per trasformare l'edificio in abitazione di funzionari, e parte in magazzino. Dal '600, con l'apertura del passaggio nell'attiguo Palazzo delle Seziate, la torre perdeva la funzione d'ingresso alla città, e veniva adibita a carcere sino alla fine dell'800. Agli inizi del ventesimo secolo venne restaurata e riportata alle condizioni originarie, con la riapertura del lato rivolto a Piazza Indipendenza, ed il ripristino dei ballatoi in legno. Un recente restauro ne ha rinforzato le strutture e riscoperto parte dell'apparato difensivo. Insieme alla gemella Torre dell'Elefante, è una delle poche costruzioni medioevali di Cagliari che si sono conservate pressoché intatte. Sono da evidenziare varie soluzioni difensive, come le diverse feritoie che si affacciano a varie altezze, le tracce dei numerosi sbarramenti della sottostante porta, comprendenti due saracinesche e tre portali, e infine, sulla sommità, il coronamento di mensole da cui si potevano bombardare eventuali attaccanti. La torre era circondata da una muraglia detta "barbacane", oltre la quale era un fossato. A varie quote nel lato Nord sono murati stemmi pisani, mentre sull'arcata della porta, dal lato opposto, è una iscrizione latina che ricorda i castellani pisani di Cagliari all'epoca della sua costruzione, l'impresario che eseguì i lavori e l'architetto progettista Giovanni Capula».

http://www.comune.cagliari.it/portale/it/scheda_sito.wp?contentId=SIT488


CAGLIARI (torre de su Perdusemini o del Prezzemolo o di Cala Bernat)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito http://gnemann.blogspot.it/p/sardegna_02.html

«La torre si trova poco fuori dal borgo di Sant'Elia. Vi si giunge in auto seguendo la strada sterrata. Oppure si percorre il viale Calamosca per poi dirigersi a piedi in direzione della torre. La torre sorvegliava la spiaggia sottostante e l'area del Lazzaretto, per segnalare eventuali incursioni verso le saline. Era inoltre in contatto visivo con le vicine torri di Calamosca, Cala Fighera, Sant'Elia e le fortificazioni di Cagliari. Essendo a circa 34 m slm, aveva una portata ottica di circa 23 km. La denominazione della torre variò nei secoli, a partire dal toponimo "Capo Bernat" o anche "Cala Bernat" o "San Bernardo" in epoca spagnola. Nel '700 venne denominata "di Santo Steffano detta del Lazzaretto", "de la Prajola" (della spiaggiola), "Vecchia" nel XX secolo. Il nome attuale "del Prezzemolo" o "de su Perdusemini" o "Petro Semolo", già attestato nel XVIII-XIX secolo, è in realtà preso in prestito dalla torre di Cala Fighera, come risulta da un documento del 1740. Nel 1578 si segnalava la presenza di due torri, una a Calamosca e una Capo Bernat, mantenute a spese della città di Caller. La costruzione della torre risalirebbe a quell'epoca. Ma già nel 1597, dopo pochi anni dalla costruzione, la torre di Capo Bernat era in restauro. All'epoca la guarnigione era costituita da due torrieri. Un ulteriore restauro si ebbe nel 1605, quando fu sistemato nell'ingresso un balconcino pensile. Nel 1606 e 1615 venne aumentata la guarnigione. La torre è presente nella carta spagnola dell'Archivio di Simancas datata 1625. La torre del Prezzemolo è una costruzione dalla classica forma troncoconica ma di dimensioni ridotte. Tra le torri costiere è quella più piccola avendo un diametro di fondazione di appena 4,5 m e un'altezza residua di 11 m. Ciò è dovuto all'angustia del sito dove fu edificata, uno spuntone roccioso con accesso da un'unica direzione, a ridosso della caletta sottostante. La torre, destinata soltanto alla funzione di avvistamento, era definita "torrezilla". Come le altre torri del cagliaritano, l'alloggio interno presentava un'unica apertura che corrispondeva all'ingresso. Questo è realizzato con piedritti e architrave in pietra, a circa 4 m dal suolo. Tramite una botola nella volta a cupola si raggiungeva la piazza d'armi, cioè la terrazza esterna, a sua volta coperta da una mezzaluna (tettoia in canne e coppi utilizzata per dare riparo a soldati e munizioni, dalla forma a semicerchio). Nel 1638, in seguito all'entrata in attività della vicina torre di Calamosca, fu dimessa e non comparirà più negli atti ufficiali del XVII e XVIII secolo. In realtà una torre del Lazzaretto compare nella relazione del Cagnoli, I Commissario di Artiglieria, Fabbriche e Fortificazioni, nel 1720. Comunque solo nel 1772 si pensò di riarmarla come punto di posta per fucilieri e per sostegno di una compagnia di fanteria leggera. In occasione dell'attacco francese del 1793, l'ingegnere Lorenzo fece disporre una piccola batteria di cannoni a ridosso della torre, grazie alla quale venne evitato lo sbarco nella spiaggia sottostante. Dopo questo episodio, però, la torre venne definitivamente abbandonata. Nel dicembre 1916 venne restaurata e nel 1967 venne puntellata la roccia su cui sorge, per evitarne lo sfaldamento».

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=17805&v=2&c=2466&c1=2640&visb=&t=1


CAGLIARI (torre dei Segnali o di Calamosca)

Dal sito www.nautica.it   Dal sito http://flumini.blogspot.it

«Città mediterranea dal fascino nascosto, perennemente lambita dai venti che profumano di mare e di terra, Cagliari si concede poco a poco, senza fretta, tra vestigia e ricordi delle diverse genti che nei secoli l'hanno popolata. Splendidi sono anche il suo mare, dal nome suggestivo di Golfo degli Angeli, e la grande spiaggia del Poetto che si estende per chilometri di sabbia bianchissima e finissima. Nei pressi del Capo Sant'Elia, la costa si alza e le possenti pareti calcaree disegnano la Sella del Diavolo e si aprono in deliziose insenature. Tra queste, la piccola e incantevole baia di Calamosca è sovrastata dalla Torre dei Segnali, oggi parte integrante del complesso del faro di Sant'Elia. Fu costruita nel 1638, come attesta una lapide marmorea che reca lo stemma del Re di Spagna, sui resti di una torre precedente di cui si hanno scarse notizie. Edificata in calcare con forme possenti, la struttura ha forma troncoconica con un parapetto verticale che reca due cordonature. Il diametro di base è di 18 m, mentre la camera interna, con volta a cupola, misura 11 m. Più volte rimaneggiata nell'Ottocento, si presenta in buono stato di conservazione. Vi si accede per una stradina asfaltata che sale verso destra dal viale Calamosca. La struttura, di proprietà della Marina Militare, non è visitabile all'interno senza richiederne preventivamente il permesso. Dall'alto del promontorio si gode uno splendido panorama su Cagliari e il Golfo degli Angeli».

http://www.nautica.it/charter/torri/01.htm


CAGLIARI (torre dell'Aquila o del Leone)

Dal sito www.comune.cagliari.it   Dal sito www.infopointcagliari.it/

«La torre dell'Aquila o più correttamente torre del Leone è una delle torri edificate dai pisani durante il XIV sec. nell'allora rocca di Castel di Castro, oggi quartiere Castello di Cagliari. La torre dell'Aquila (originariamente torre del Leone) venne progettata dall'architetto sardo-pisano Giovanni Capula, già autore dei progetti della torre dell'Elefante e di San Pancrazio, e venne costruita intorno ai primi del 1300 quando, a seguito dell'infeudazione del Regno di Sardegna agli aragonesi nel 1297, i pisani, temendo l'attacco iberico (che avvenne nel 1324), diedero inizio ai lavori per il potenziamento delle fortificazioni di Cagliari. Il nome è dovuto ad una scultura di rapace scolpita nella grande porta situata nella parte bassa della torre che permetteva l'ingresso in Castello. Nel corso del XVIII secolo la torre subì gravi danni a causa del bombardamento inglese del 1708, spagnolo del 1717 e infine francese nel 1793 che disintegrarono la parte superiore. Le rovine vennero in seguito in parte demolite e in parte riadattate e incorporate nell'ottocentesco palazzo Boyl».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_dell%27Aquila_%28Cagliari%29


CAGLIARI (torre dell'Elefante)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito http://digilander.libero.it/pugenz2/cagliari/

«La grande torre pisana detta dell'Elefante venne progettata dall'architetto Giovanni Capula agli inizi del quattordicesimo secolo, e completata nel 1307. Intorno al 1328 venne chiuso il lato nord dell'edificio per ricavarne magazzini e abitazioni per funzionari. Nel '600 e '700 vennero addossati alla costruzione nuovi edifici che nascosero in parte la sua imponenza. Inoltre, nella seconda metà del diciannovesimo secolo, fu adibita a carcere. Il restauro effettuato nel 1906, con la liberazione del lato murato in età aragonese, permise il ripristino delle sue condizioni originarie. Pressoché identica alla torre di San Pancrazio, ha conservato sino ad oggi la funzione di ingresso al Castello. Presenta quattro piani su soppalchi lignei aperti, secondo il modello pisano, verso l'interno del Castello, offrendo invece sull'esterno della città tre massicci lati in bianco calcare di Bonaria, solo traforati dalle sottilissime aperture delle feritoie. La porta era difesa da numerosi sbarramenti, tre robusti portoni e due saracinesche, mentre, a coronamento dell'edificio, una serie di mensole reggeva un'impalcatura lignea per la difesa dall'alto. Sulla facciata sud, a qualche metro dal selciato, è la scultura dell'elefante, forse coeva alla torre. Ben conservati, a varie quote, sono gli stemmi dei castellani pisani di Cagliari, e, a fianco all'ingresso, è ancora leggibile l'epigrafe in memoria delle maestranze e dell'artefice Giovanni Capula "mai nelle opere sue trovato incapace"».

http://www.comune.cagliari.it/portale/it/scheda_sito.wp?contentId=SIT481


CAGLIARI (torre della Quarta Regia o di Sa Scafa)

Dal sito www.comune.cagliari.it   Dal sito www.unica.it

«La Torre della IV Regia è una costruzione sorta su di un preesistente insediamento, ascrivibile, probabilmente, all'epoca aragonese, quando iniziò ad essere richiesto a coloro che praticavano la pesca all'interno della laguna di Cagliari o di Santa Gilla, il conferimento della quarta parte del pescato. Successivamente, in era spagnola, quasi tutte le peschiere furono strutturate in modo tale che coloro che praticavano la pesca corrispondessero alla Corona di Spagna un canone o altra forma di affitto detta "arrendu" (dallo spagnolo arrendar), corrispondente alla quarta parte del pescato. Da qui l'attuale nome della Torre. Questa sorta di balzello o gabella in natura venne richiesta fino al 1956 in piena era repubblicana, allorquando venne soppresso con legge regionale. L'edificio, che si trova in pessimo stato di conservazione, è composto da due ambienti di cui il principale è costituito da una torre di avvistamento alta circa 8 metri a cui nel corso dei secoli è stata posta, frontalmente alla originaria porta di accesso, una struttura dalla pianta rettangolare. Una violenta mareggiata nel novembre del 1898 danneggiò gravemente la struttura che venne successivamente ricostruita quasi completamente con notevoli rimaneggiamenti. Originariamente la torre era abbastanza piccola, infatti ospitava solo due soldati. Nel dopoguerra la Torre fu adibita a locanda, luogo di abituale ritrovo dei pescatori, dove potevano gustarsi delle pietanze a base di pesce e di frutti di mare. La Torre è situata in località sa Scafa, dove, attorno al XVI secolo, pare che imbarcazioni, "scafi", venissero utilizzate per attraversare il canale uscente dalla laguna in direzione La Playa, oggi Giorgino, verso il Lido "la Maddalena", a Capoterra».

http://www.comune.cagliari.it/portale/it/scheda_sito.wp?contentId=SIT479


CAGLIARI (torre dello Sperone o di San Michele o degli Alberti)

Dal sito www.cagliariturismo.it   Dal sito http://sardegna.italiaguida.it

«La Torre dello Sperone è la più antica torre medievale di Cagliari eretta nel 1293 e che ancora oggi si conserva in perfette condizioni. Come le altre torri della città, è stata costruita con pietra calcarea bianca, a pianta quadrangolare ed ha un'altezza di oltre 20 metri. Sovrasta una grande porta, ad arco a tutto sesto, che rappresentava e rappresenta ancora oggi uno degli accessi al quartiere di Stampace. Presenta delle feritoie e delle piccole luci, più una piccola loggia cieca costituita da quattro piccoli archi a tutto sesto. Chiara la sua funzione protettiva per il quartiere, rappresenta l'unica testimonianza rimasta, delle mura di Stampace. Nell'epigrafe in latino sopra la porta, tutt'oggi si può ancora chiaramente leggere il riferimento all'allora sindaco Alberti, capitano del Castel di Castro, la data di conclusione dei lavori avvenuta nel marzo del 1293, e lo stemma dello stesso Alberti: "In Nomine Domini Amen. Hoc hopus fuit perfectum tempore capitaneatus / Domini gratiae Alberti capitanei comunis et populi Castelli Castri currentibus annis MCCLXXXXIII mense martii". La torre viene anche chiamata Torre degli Alberti e la sua porta invece è detta Porta dello Sperone o Puerta Escalas o ancora Portico di San Michele, quest'ultimo nome gli è stato assegnato per la prossimità con la Chiesa omonima».

http://www.traccedisardegna.it/storia-e-cultura/torre-dello-sperone


CAGLIARI (torre di Sant'Elia o della Lanterna)

Dal sito www.viaggioinsardegna.it   Dal sito http://ilmulinodeltempo.blogspot.it

«Costruita ad opera dell'amministrazione del comune di Pisa nell'anno del signore 1282 dal costruttore Bartolomeo Provincialis su commissione degli allora castellani del Castrum di Cagliari Bondo Camulitano e Colo Frapano. Edificata sulla cima del promotorio di Sant'Elia nei pressi della chiesetta eretta in onore di Elia, rendeva possibile il controllo di tutto lo spazio di mare antistante e quindi garantiva il collegamento visivo con le altre torri costruite lungo il litorale del golfo. Presidiata da 2 guardiani (poi denominati "torrieri" durante la sucessiva Reale Ammministrazione delle Torri) la torre doveva assolvere la funzione di torre faro e di guardia. Lo storico Giorgio Aleo, in un manoscritto seicentesco, descrive la necessità derivante della tempestiva individuazione e segnalazione del naviglio Genovese che, in quel periodo, frequentemente incrociava minaccioso quelle acque. A tal proposito è interessante notare come, oggetto delle ispezioni dell'epoca fosse, tra le altre cose, il quantitativo di legno raccolto e stoccato nei pressi della torre. Questo doveva essere considerato dai superiori sufficiente all'accensione e al mantenimento dei fuochi di segnalazione con i quali il Castrum di Cagliari, ancora privo delle torri dell'Aquila, dell'Elefante e del Leone, doveva essere allertato per la presenza del naviglio nemico. Oltre la funzione militare difensiva la torre era stata pensata per segnalava alle imbarcazioni la giusta rotta da seguire per raggiungere il porto. Fu dismessa solo nel tardo XVIII secolo dopo il tentativo di sbarco Francese (1793/94)».

http://www.contusu.it/personaggi-e-storia/205-la-torre-di-santelia-o-della-lanterna (a cura di Andrea G.)


CALA PIRA (torre di Cala Pira)

Dal sito italia.indettaglio.it   Dal sito www.villasimiusonline.it

«Ricade nel territorio di Castiadas, oggi si trova in ottimo stato di conservazione, è situata a ridosso della spiaggia di Cala Pira, si raggiunge percorrendo la strada che collega Villasimius con Cala Sinzias, questa torre è importante perché essendo in comunicazione visiva con la Torre di San Luigi dell'isola di Serpentara, rappresenta il baluardo più settentrionale della linea difensiva della costa sud-occidentale. è caratterizzata da una sala a volta e sostenuta da un pilastro posto al centro dell'ambiente, attraverso una scala semicircolare si accede alla terrazza soprastante, dove venivano posizionate le armi e le munizioni. Viene classificata come Torre senzillas, cioè di media dimensione presidiata da un alcade, un artigliere e da due o tre soldati, con in dotazione armi del tipo: due cannoni, una spingarda e tre fucili».

http://www.villasimiusonline.it/da_vedere/torri.htm


CAPOTERRA (torre degli Ulivi o di Su Loi)

Dal sito www.cstcsardegna.it   Dal sito it.wikipedia.org

«Quella di “Su Loi” è una delle 104 torri che sorgono lungo tutte le coste sarde. Si tratta di una torre di avvistamento, del tipo più piccolo. Il vicerè di Sardegna don Miguel De Moncada ne ordinò la costruzione nel 1578, e già nel 1590 risultano testimonianze certe della sua esistenza. La base è caratterizzata al suo interno da un doppio tramezzo a croce, ossia da due contrafforti intersecati perpendicolarmente con funzione di rinforzo. Gli spazi di risulta erano utilizzati come magazzini, come depositi di armi o anche come riserve d’acqua potabile. Questo tipo di struttura non è molto frequente, si trova infatti solo in poche altre torri tutte dislocate lungo la costa meridionale della Sardegna, nei dintorni di Cagliari. La muratura era in pietrame locale, del tipo “a sacco”. L’ingresso alla torre si trovava a 3.50 metri d’altezza. Di fianco e di fronte al portello, e quindi all’altezza del piano praticabile, sono presenti due rientranze o nicchie che venivano utilizzate per conservare oggetti. Il pavimento del piano praticabile era un tavolato ligneo appoggiato su una risega, cioè una sporgenza continua del perimetro murario. La copertura era a cupola, con apertura a botola che tramite una scala a pioli permetteva l’accesso alla piazza d’armi. A perpendicolo dell’ingresso, per difenderlo mediante il lancio di proiettili, olio bollente etc., c’era una garrita, sostenuta da mensoloni in pietra arenaria, con funzione di piombatoio. Nella piazza d’armi sono anche presenti due mensoloni lignei che reggevano un’altra garitta, probabilmente adibita a santabarbara, cioè a deposito di munizioni: si badava a costruire questo deposito sempre in posizione esterna, rispetto al perimetro dell’edificio, in modo che una sua eventuale esplosione causasse alla struttura il minor danno possibile. Non è ben chiaro se lo spalto fosse dotato del muro di spalamento. Sembrerebbe comunque di no, e in questo caso bisogna pensare che i torrieri si difendessero dalle intemperie (la pioggia d’inverno e il sole d’estate) montando sul terrazzo della torre una tenda o un incantucciato. La torre di Su Loi era stata costruita di così piccole dimensioni perché la zona di Capoterra era rimasta disabitata fin dal XIV secolo, dopo che, durante la guerra di conquista catalano-aragonese, l’antico villaggio medievale era stato distrutto. L’attuale Capoterra fu ripopolata a partire dal 1655, per iniziativa del feudatario del luogo, il barone Girolamo Torrellas, e questo nuovo borgo prese il nome di Villa Nueva de Sant Efis de Caputerra. Capoterra non subì mai incursioni dirette da parte dei corsari barbareschi. È noto soltanto uno sbarco avvenuto nel 1575, quando i pirati arrivarono fino all’eremo di Santa Barbara prendendo prigioniero il frate responsabile della chiesa. Forse fu proprio questo, tra l’altro, il motivo che accelerò la costruzione della torre. I pirati erano a conoscenza del territorio, sapevano della sorgente perenne, perché a volte essi erano cristiani rinnegati, convertiti all’islamismo e quindi capaci di tradire i loro antichi compatrioti. La torre fu costruita a dieci metri sul livello del mare, sul ciglio del cono di deiezione di un fiume proveniente dai monti, oggi ridotto ai due torrenti di Su Loi e Rio San Girolamo. Era il punto più alto della costa e strategico per il rifornimento di acqua potabile. Chi si trovava nella piazza d’armi poteva avvistare imbarcazioni in avvicinamento alla distanza di km 15-16 circa, per cui la popolazione, una volta avvisata, aveva circa tre ore di tempo per prepararsi alla difesa e mettersi in salvo. La sua efficienza, comunque, era aumentata dal fatto che faceva parte di un sistema più complesso. Le torri erano infatti poste in contatto visivo l’una con l’altra, per cui, se ad esempio un’imbarcazione nemica veniva avvistata a Capo Carbonara, tramite segnali luminosi la notizia poteva essere trasmessa ai torrieri di Capoterra con 12 ore di anticipo. La torre di Su Loi, una volta venuta meno la minaccia islamica, servì per prevenire il contrabbando oppure per bloccare l’attracco di navigli sospetti dal punto di vista sanitario. Fu completamente abbandonata nel 1845».

http://www.capoterra.net/arte_cultura/torre_su_loi/torre_su_loi.htm


CHIA (torre Chia)

Dal sito www.catturalasardegna.it   Dal sito http://cagliari.goturismo.it

«Chia si raggiunge da Cagliari seguendo la SS 195 sino al km 44,5 dove si devia per Capo Spartivento-Capo Malfatano. Per arrivare alla torre si lascia Chia e si raggiungere il bivio da cui si dirama il breve tronco (km 0,7) che porta alla spiaggia. Da qui, a piedi, si sale sul promontorio attraverso un sentiero di circa 20 m. La torre è costruita sull'acropoli dell'abitato punico-romano di Bithia. Sorvegliava soprattutto la zona verso S, verso la spiaggia di Chia, ideale per il rifornimento dell'acqua, e teneva sotto controllo un territorio molto esposto allo sbarco dei pirati grazie alla presenza di numerose spiagge. Dalla torre non è però possibile vedere le altre torri costiere, per cui l'amministrazione aveva predisposto due posti di vedetta e trasmissione dei messaggi nelle punte dette Guardia Grande a N/E e Las Cannas sul Capo Spartivento a S/O. La torre nasce per volontà del viceré De Moncada nel 1578, con il compito di difendere la foce del Rio di Chia, che rappresentava una fonte di approvvigionamento idrico per i pirati, contrariamente alla valutazione del capitano Camos (1572). Nel 1592 la torre è detta de "I Santi de Quaranta de Quia", forse per la presenza di una chiesa altomedioevale dedicata ai quaranta martiri di Sebaste. Prima della costruzione del baluardo (1572), l'area era detta anche "la guardia maestra". Già nel 1594 la torre era operativa. Fu una "torre de armas", sempre munita di cannoni del calibro di 6 e 8 libbre ed una guarnigione di 5 persone, più altre due per ciascuna delle due "guardie morte" (cioè le postazioni di vedetta mobili, senza torre). Ha un'altezza di circa 13 m e un diametro di oltre 10 m. Secondo uno schema collaudato e diffuso nell'intero settore S/O, presenta una zoccolatura di base molto pronunciata e all'interno del primo piano la volta è sostenuta da una massiccia colonna centrale. La struttura non poteva contenere più di 5 uomini; infatti, gli uomini delle vedette di Las Cannas e di capo Spartivento, che di notte riparavano nella torre, erano costretti a dormire nel terrazzo sotto la mezzaluna (tettoia di canne e coppi sovrastante la terrazza all'aperto, così detta per la forma a semicerchio). L'ingresso si apriva a circa 5 m dal suolo in direzione N. Lo spessore murario è di circa 2,5 m d'ampiezza, nel cui interno si sviluppa la scala di accesso al terrazzo, costruita in gradini di pietra e coperta in origine con tavole di ginepro. Le mura esterne sono caratterizzate, come le torri di San Macario e del Coltellazzo, da conci di arenaria calcarea ben squadrati, provenienti dall'antica città di Bithia, e da ciottoli arrotondati. Nel 1605 si ha notizia dei primi restauri. Nel 1614 la torre - essendo "alcaide" (comandante della torre) Leonardo Lucio Obino - aveva subito un incendio probabilmente ad opera dei barbareschi che ne assaltarono gli spalti. Nella piazza d'armi sono visibili le tracce di tre cannoniere e di due garitte lignee, che proteggevano i boccaporti e di cui si ha notizia dal 1767. In epoca sabauda la guarnigione scese a tre torrieri più l'artigliere e l'alcaide. Nel 1720 la fortezza era in buono stato. Durante questi anni la torre mantenne la sua importanza e la sua presenza favorì la nascita, nel XVIII secolo, dell'abitato di Domus de Maria. Nel settembre del 1769 l'ingegnere Perin e il misuratore Girolamo Massey preparano un intervento di restauro per le torri di Chia e del Coltellazzo, ma le stesse ne 1773 ebbero bisogno di altri lavori secondo la relazione del misuratore Viana. Un intervento fu realizzato nel 1784, ma già nel 1786 l'alcaide lamentava che la nuova santabarbara fosse già diroccata. Altri lavori furono effettuati con cadenza periodica dal 1806; successivamente nel 1818 dall'architetto Girolamo Melis e nel 1840 dal mastro Rafaele Fadda. Dopo la dismissione, conseguente alla fine dell'Amministrazione delle Torri, fino agli anni '50 del XX secolo, la Torre di Chia fu utilizzata dalla Guardia di Finanza, per contrastare il contrabbando. Nel 1988 e all'inizio degli anni '90 ha subito un pesantissimo restauro».

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=17857&v=2&c=2488&c1=2123&visb=&t=1


Maracalagonis (torre di Su Fenugu)

La torre dopo il restauro, dal sito http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it   La torre prima del restauro, dal sito www.bellasardegna.de

«La torre de su Fenugu è stata edificata molto probabilmente nel 1578 secondo Michele de Monçada. Tuttora l’accessibilità alla torre è difficile perché per entrare è necessario chiedere il permesso al custode. Per giungere alla torre bisogna imboccare una strada che gira intorno al promontorio. Non è possibile entrarvi perché l’ingresso è a circa 4 metri d’altezza. La torre è a 86 m sul livello del mare e si gode di un panorama eccezionale. Si vedono le torri di: Capo Boi, Cala Regina e tutto il golfo di Cagliari. è stata costruita in granito e le sue condizioni statiche e architettoniche sono medie, le possibilità di restauro facili».

http://ospitiweb.indire.it/~camm0001/furat_2i_99_00/6torre.htm


MURAVERA (torre dei 10 Cavalli o della Porta)

Dal sito www.asfodelotrekkingsardegna.it   Dal sito www.viaggioinsardegna.it

«La Torre dei Dieci Cavalli o Torre della Porta si trova nella Marina di S. Giovanni a pochi chilometri dall’abitato di Muravera, a meridione nei pressi dello stagno di Colostrai. Venne edificata nel XVI secolo, in epoca spagnola, con funzioni di controllo e difesa e molto probabilmente deve il suo nome al fatto che fosse presidiata da una guarnigione di dieci uomini. Chiamata anche Torre della Porta, si compone di una torre circolare eretta su un basamento voltato provvisto di una porta attraverso la quale passava la Strada Reale e costituiva l’adito al territorio di Muravera. Inserita nel novero dell’infinita teoria di torri costiere approntate in Sardegna per la difesa dalle frequenti scorrerie saracene, è collocata fra la “Torre delle Saline a sud, e quella di Porto Corallo verso nord. Comune nel suo posizionamento lungo la fascia costiera è altresì particolare per la tecnica costruttiva e per essere ai più sconosciuta, forse perché celata dalle paludi e dai canneti compresi fra la S.S. 125 ed il mare. Incredibilmente non è nemmeno riportata nella cartografia ufficiale (I.G.M.). Strano destino per una bellissima struttura di prima linea nella pluricentenaria lotta contro le grassazioni moresche. Queste razzie, perdurate nei secoli fino agli ultimi anni del 1700, non si limitavano alla predazione di cose e animali, ma erano in particolar modo orientate al rapimento in massa di uomini, donne e bambini che venivano ridotti in schiavitù e utilizzati come merce di scambio. A guardia del fortilizio, con l’intento di allarmare solertemente le popolazioni limitrofe, era costantemente di servizio un nucleo di una decina di “Torrieri” armati di fucili da posta e dotati di uno spingardo. In attività già nel 1581, risulta manutenta nel 1767 con la richiesta di ulteriori dotazioni di munizioni e di un cannocchiale. Dai documenti d’archivio si apprende che l’approvvigionamento di viveri e munizioni era a carico delle ville di Muravera, San Vito e San Priamo. Cessa la sua attività nel 1774 quando il conte Ferrero Della Marmora comunica ai ministri di giustizia e consiglieri della Villa di Muravera l’abbandono della Torre della Porta e il licenziamento della guarnigione».

http://www.asfodelotrekkingsardegna.it/pagine/pagina.php?pagina=105


MURAVERA (torre di Monti Ferru)

Dal sito www.comune.muravera.ca.it   Dal sito www.visitmuravera.it

«Ubicata in Località Capo Ferrato, la Torre di Monte Ferru si trova sulla cima dell’omonimo monte da cui si può ammirare un vero e proprio panorama che abbraccia tutto il territorio di Muravera: a destra verso Costa Rei e a sinistra verso Feraxi. La sua architettura si presenta di forma tronco-conica di pianta circolare. Come tutte le torri costiere risalenti tra il XIV e il XVIII secolo fu fatta costruire in una posizione da cui si poteva vigilare su un vasto settore costiero per difendere il Regno di Sardegna dagli attacchi islamici e barbareschi, con funzioni di avvistamento del nemico e di difesa della popolazione circostante; inoltre era anche adatta a comunicare con le altre due torri costiere (Torre Salinas e Torre dei dieci Cavalli) con il fuoco di notte e il fumo di giorno».

http://www.visitmuravera.it/le-torri-costiere/


MURAVERA (torre Salinas o delle Saline)

Dal sito www.muraveraonline.it   Dal sito www.tropiland.it

«La Torre Salinas o Torre delle Saline è posta in splendida posizione panoramica, su una collinetta rocciosa coperta dalla vegetazione a picco sul mare. Venne costruita nel corso del Seicento per custodire le Saline del Colostri e per difendere le ville e le proprietà della Curatoria del Sarrabus. La Torre Salinas è l'unica torre costiera della Sardegna ad avere un'originale pianta quadrata che si sviluppa su tre piani rastremati verso l'alto, alleggeriti da piccole aperture quadrate. All'interno presenta un solaio piatto con copertura lignea. Con recenti lavori di restauro la struttura è stata rivestita con un intonaco di cemento. La torre domina la bellissima spiaggia delle Saline».

http://www.sardiniaportal.net/detfotolocos.php?id=29&idv=345&foto=2&idfotografia=568


POETTO (torre del Poetto)

Dal sito www.infopointcagliari.it   Dal sito http://archilink.it

«La torre del Poetto è una piccola torre costiera, situata nel promontorio della Sella del Diavolo, a Cagliari. L'edificio, semidiroccato, domina, dalla sua posizione a 87 metri sul livello del mare, il porticciolo di Marina Piccola e la vicina spiaggia del Poetto. La torre, risalente al XVII secolo, appare oggi spezzata in due tronconi lungo l'asse verticale. La struttura è tronco-conica, originariamente voltata a cupola, alta sette metri per cinque di diametro. Il materiale di costruzione è costituito da pietra calcarea. Dal luogo in cui sorge la torre del Poetto, difficilmente raggiungibile, si possono avvistare le torri costiere del golfo di Cagliari comprese tra quella di Mezza Spiaggia e dell'Isola dei Cavoli».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_del_Poetto


POETTO (torre di Mezza Spiaggia o Spagnola)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.beb-cagliari-ilpittoresco.com

  

«La Torre di Mezza Spiaggia è stata costruita nel XVI secolo, utilizzando rocce calcaree. Alta circa 8 metri, ha un diametro alla base di circa 6 e si trova all’altezza del livello del mare. La torre si trova in ottime condizioni strutturali, in quanto periodicamente sottoposta a lavori di restauro, ma non è possibile entrare a visitare l’interno, che presenta un soffitto con volta a cupola, perché l’ingresso è stato murato. Si può entrare solo dal terrazzo, ma è sconsigliabile trovandosi a circa 8 metri da terra. L’edificio fu costruito per sorvegliare questo tratto di costa ed eventualmente per segnalare alle torri vicine la presenza di nemici. Non si conosce con precisione il numero dei soldati che stavano di pattuglia all’interno della torre e nemmeno il quantitativo degli armamenti a loro disposizione. Dalla torre si vedono le altre torri costiere di Su Fenugu, di Cala Regina, di Foxi, di Carcangiolas e del Poetto».

http://www.ichnusa.net/index.php?pagina=dettaglio_arch&Id=511


PULA (torre del Coltellazzo o di Sant'Efisio)

Dal sito www.nautica.it   Dal sito www.foraccess.eu

«Situata sul promontorio che domina la splendida baia di Nora, fu edificata quasi certamente nei primi anni del Seicento in arena calcaria; le sue fondazioni poggiano sui resti di antiche strutture dell'acropoli di Nora. La denominazione "Coltellas" risale al Medioevo, poiché il termine "Cortelazo" è presente nella documentazione del XIV secolo. Dal 1740 il nome della torre si lega anche al vicino santuario di Sant'Efisio, patrono di Cagliari e della Sardegna ("Coltellas de Sant'Efis"). Geografi ed esploratori militari rivelarono la necessità di costruire un posto di guardia fortificato sullo scoglio del Coltellazzo, posizione ideale per vigilare il mare e l'immediato entroterra; la torre di Costellas de Pula entrò in funzione nel 1607. La struttura aveva forma troncoconica con un piccolo parapetto verticale. L'ingresso, aperto a circa 6 metri dal suolo e rivolto a Sud, immetteva in una camera interna, larga 7,5 metri e con volta a cupola, pilastro centrale e costoloni di irrigidimento. Qui erano ricavati alcuni ambienti, tra cui la stanza dell'alcade, l'alloggio per i soldati, la santabarbara, i magazzini, la cambusa e la cucina. A destra dell'ingresso, una scala ricavata dallo spessore murario portava nella piazza d'armi. La terrazza era poi coperta da una mezzaluna. Tra il 1722 e il 1728 la torre venne trasformata in forte ad opera dell'ingegner Antonio Felice de Vincenti, coadiuvato dall'ingegnere Bellin e dal capitano Audibert. Dal XIX secolo subì interventi arbitrari che ne modificarono la fisionomia, come ad esempio l'aggiunta di una scala esterna per facilitare la salita all'ingresso . Attualmente si può salire fino alla base della torre attraverso un sentiero dietro la zona archeologica. La struttura non è visitabile internamente senza un'autorizzazione preventiva della Soprintendenza».

http://www.sbappsaecaor.beniculturali.it/index.php?it/212/monumenti/17/torre-del-coltellazzo


PULA (torre di Cala d'Ostia)

Dal sito www.viaggioinsardegna.it   Dal sito www.foraccess.eu

«Tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII secolo, lungo le coste del territorio dell’attuale comune di Pula, l’amministrazione regia fa costruire tre torri di difesa contro i pirati barbareschi: la torre di San Macario, posta sull’isoletta omonima di fronte alla foce del Rio Pula, la torre di Sant’Efisio o del Coltellazzo, sulla penisoletta di Nora, e la torre di Cala d’Ostia. ... Ma le torri non servirono a molto, in quanto a causa delle scorrerie barbaresche e con l’epidemia di peste del 1652, Pula si spopola nuovamente. ... Nel 1773, la torre di Cala d’Ostia fu ricostruita più grande».

http://www.sufurriadroxu.it/public/?p=1581


PULA (torre di San Macario)

Dal sito http://wikimapia.org   Dal sito www.aboutsardinia.it

«La torre si trova sull'omonima isola a 400 m di distanza dalla punta di S. Vittoria. Prende il nome dal monastero bizantino dedicato a questo santo, che si ergeva nella parte ovest dell'isola, sulla quale si trovano anche, ormai in stato di rudere, una chiesetta e una tonnara. La torre fu costruita intorno al 1595 per difendere la zona del Rio Pula dallo sbarco dei corsari per fare rifornimento di acqua. Era una torre des armas, quindi di difesa pesante ed era presidiata da un alcaide, un artigliere e 4 soldati. Con i suoi cannoni la torre impediva qualsiasi tentativo di sbarco nemico sulle coste, in questo modo, anche i pescatori della zona, potevano lavorare e recarsi alla tonnara senza paura di attacchi corsari. Nei primi anni del '600, ha impedito con i sui cannoni, lo sbarco dei francesi nelle coste di Pula per fare rifornimento. Durante la seconda guerra mondiale il suo ruolo di controllo costiero fu preso dalla batteria antisbarco Boggio che si trova sul colle di Santa Vittoria, di fronte l'isolotto. Ormai la torre è abbandonata, ma la sua struttura dimostra la sua possenza, di forma troncoconica è costruita su due piani, ha un caminetto, una nicchia che porta alla cisterna e le feritoie per i fucili. La scala, fu ricavata nel muro e portava sulla piazza d'armi dove vi sono i resti di tre cannoniere e le tracce dei portali di accesso delle garritte. Si nota anche un parapetto, dove originariamente venivano arroventati i proiettili e delle mensole e anche, i resti di piastrelle in cotto del pavimento. Nel mare presso l'isola è stata rinvenuta una lastra con grifo e pegaso, testimonianza dell'evoluzione della Sardegna bizantina in quella giudicale, di notevole importanza storica, come altre sculture marmoree del periodo, che si trovano nel museo archeologico di Cagliari».

http://www.conoscerelasardegna.it/parchi-naturali/162.html


QUARTU SANT'ELENA (torre di Cala Regina)

Dal sito http://wikimapia.org   Dal sito rete.comuni-italiani.it

«Il nome deriva probabilmente da "arruina" perché è fabbricata su un precipizio che corrisponde ad una caletta. è stata edificata nel 1578 secondo Michele de Monçada e sorge nella località di Cala Regina. Accedervi è difficile perché si trova in un terreno di proprietà privata. Situata a circa 47 m sul livello del mare e si gode di un ottimo panorama, era usata come una torre di osservazione. Le condizioni architettoniche sono scadenti perché essa ha subito interventi di restauro all'interno e nella copertura, comunque le possibilità di restauro sono facili. Come struttura ha una volta a cupola e per costruirla è stato usato il granito. Da essa si vedono le torri di: Su Fenugu, Carcangiolu, Sant'Elia, e tutto il golfo di Cagliari».

http://ospitiweb.indire.it/~camm0001/furat_2i_99_00/7torre.htm


QUARTU SANT'ELENA (torre di Carcangiolas)

Foto di Andrea G., dal sito www.contusu.it   Dal sito http://ospitiweb.indire.it

«La Torre di Carcangiolas, denominata anche anche Torre Crangiolu, è stata eretta dagli spagnoli alla fine del XVI secolo (secondo il Fara prima del 1591) lungo la spiaggia del Poetto dalla parte del comune di Quartu S.Elena. L'edificio, oggi in stato di rudere perché adagiata su un fianco dall'inizio degli anni Ottanta, è costituito dal consueto corpo a sezione circolare e volume troncoconico e realizzato con materiale lapideo eterogeneo (granito e calcare). Durante l'ultimo conflitto mondiale era stata completamente ristrutturata per scopi difensivi e adibita quindi a punto di osservazione trasformando la distribuzione delle originali aperture per realizzare una serie di finestre ad asola lunghe e molto strette connesse con l'unico livello d'uso al primo piano. è interessante per il geologo, in quanto si può osservare l'effetto dell'erosione marina, e il conseguente arretramento della linea di costa avvenuto negli ultimi decenni. Infatti, in origine era ubicata ad una certa distanza dalla battigia, e sino a pochi anni or sono era ancora in piedi, sebbene in mezzo all'acqua: oggi è completamente rovesciata in mare. è erroneamente individuato nella carta I.G.M. come Torre di Serra Pauli e nel quadro d'unione delle Carte Catastale è confuso con la vicina Torre di "Mezza Spiaggia" che si trova invece sul litorale di Cagliari. La denominazione di Torre di Mezza Spiaggia, attualmente attribuita alla vicina Torre che si trova sul litorale di Cagliari era stata attribuita erroneamente a questa Torre sia dal Casalis (1833) che da Evandro Pillosu (1957). La corretta denominazione è comunque desumibile nella "Pianta Topografica del Golfo di Cagliari colle sue vicinanze" realizzata da Gaetano Gandolfo e custodita nell'Archivio di Stato di Torino».

http://www.contusu.it/index.php?option=com_content&task=view&id=182&Itemid=29


QUARTU SANT'ELENA (torre di Foxi)

Dal sito http://flumini.blogspot.it   Foto di Claudio Maullu, dal sito http://commons.wikimedia.org

«La torre di Foxi venne edificata nel 1578 secondo Michele De Monçada. Si trova a Foxi, località molto facile da raggiungere: infatti giunti a Foxi bisogna prendere una stradina che costeggia il mare. Dopo 10 minuti si incontra la torre che è situata a 2 metri sopra il livello del mare. Serviva per l'avvistamento e ora è in condizioni scadenti; è difficile il restauro e il materiale usato per la sua costruzione è il granito. Ha una struttura con volta a cupola e da questa torre si possono vedere le torri di "Su Fenugu" "Cargangiolas" e tutta la spiaggia del Poetto».

http://ospitiweb.indire.it/~camm0001/furat_2i_99_00/8torre.htm


QUARTU SANT'ELENA (torre di Is Mortorius o di Mortorio)

Foto di Dous, dal sito http://rete.comuni-italiani.it   Dal sito www.sardegnaturismo.it

«L'edificio è ridotto in stato di rudere ed è localizzato in prossimità dell'omonima tonnara. Parte del sistema difensivo costiero spagnolo, la torre, secondo il Fara, fu realizzata prima del 1591».

http://www.comune.quartusantelena.ca.it/bene_culturale.php?cat=Monumenti&gen=Le%20torri&id=130600


QUARTU SANT'ELENA (torre di Sant'Andrea)

La Torre di Sant'Andrea (Quartu Sant'Elena), oggi completamente distrutta, in una foto dei primi del '900, dal sito http://commons.wikimedia.org   La Torre di Sant'Andrea (Quartu Sant'Elena), oggi completamente distrutta, in una foto degli anni 50 del secolo XX, dal sito www.nuraghediana.it

«L'ubicazione dell'edificio, da tempo in completo stato di rudere, non è riconoscibile perché verosimilmente incorporato all'interno di una lottizzazione. L'edificio sicuramente realizzato prima della fine del XVI secolo, è stato ridotto in stato di rudere ed è incorporato in una lottizzazione che ne ha probabilmente cancellato ogni traccia. L'ubicazione dell'edificio è desumibile dalla Carta della Sardegna di Francois Giaume del 1813».

http://www.comune.quartusantelena.ca.it/bene_culturale.php?cat=Monumenti&gen=Le%20torri&id=80400

«Lungo il litorale di Sant'Andrea, in Comune di Quartu S. Elena (CA), in parte sulla terraferma ed in parte sotto pochi centimetri d'acqua, sono presenti i resti di una delle rare villae costiere romane del Mediterraneo. Si tratta di un complesso residenziale-produttivo con ambienti termali, un piccolo approdo e, quasi certamente, un impianto di acquacoltura risalente al II-IV sec. d. C. Nel XVI secolo sui ruderi della villa romana venne realizzata la torre costiera di S. Andrea nell'ambito del sistema di difesa spagnolo contro le incursioni barbaresche. Un vero condensato di storia e di testimonianze archeologiche che ha resistito ai secoli, alle intemperie, alle scorrerie piratesche, alle guerre, ma non riuscì ad opporsi a quella melma cementizia montante che è la speculazione edilizia alla quartese. Infatti, nel 1965, una carica di esplosivo distrusse la torre costiera e consentì la realizzazione di un bel terrazzamento sul quale venne edificata una residenza stagionale, una "seconda casa", per intenderci. Ogni commento è superfluo».

http://paesaggiosos.blogspot.it/2008/11/quartu-s-elena-villa-romana-di-s-andrea.html


SAMATZAI (torre campanaria)

Dal sito www.sardegnadigitallibrary.it   Dal sito web.tiscali.it/infogiosamatza

«La torre campanaria, risalente al XI secolo, di pianta quadrangolare è posta sulla parte sinistra dell’edificio; essa è costruita in pietra arenaria e mostra nella parte alta quattro finestrelle o “monofore” ampiamente orlate al cui interno trovano sistemazione le tre campane di bronzo. La parte ultima del campanile è caratterizzata da pannelli di pietra intagliati».

http://www.sardegnanelweb.com/comuni-cagliari/276-samatzai.html


SARROCH (torre del Diavolo)

Dal sito www.pasolini.net   Da un video youtube

«Si trova sul promontorio del Monte Arrubiu, a 50 metri s.l.m. ed occorre un buon mezzo per raggiungerla, considerate le condizioni della stradina sterrata. L’ultimo tratto si percorre a piedi in circa 20 minuti. Secondo la carta di Francesco Vico, è del 1639. Il materiale che la compone è un misto di rocce vulcaniche ed andesiti, mentre i fregi sono in arenaria calcarea. Nella volta a cupola è ricavato un foro per accedere al terrazzo».

http://www.bellasardegna.de/torri%20costiere.pdf


SERPENTARA (torre di San Luigi)

Dal sito www.villasimiusonline.it   Dal sito www.villasimiusweb.it

«Si trova sull'isola di Serpentara, ben visibile dalla costa perché posizionata sul punto più alto dell'isola, si trova in un buono stato di conservazione, è visitabile attraverso visite guidate con imbarcazioni, è in comunicazione visiva con le torri di Cala Pira, Isola dei Cavoli, di Porto Giunco e di Porceddus, questa torre è importante perché essendo in comunicazione visiva con le altre torri, rappresenta il baluardo più settentrionale della linea difensiva della costa sud- occidentale. è stata costruita nel 1639, ha un'altezza di 12 mt. e larghezza di mt.12,50, a differenza delle altre torri l'accesso è consentito tramite scala esterna in granito che conduce al portone principale di accesso. Viene classificata come Torre Gagliarda, cioè quella di maggior dimensione, caratterizzata da una sala a volta e sostenuta da un pilastro centrale e circondata da altri ambienti più piccoli utilizzati sicuramente dai guardiani torrieri, presumibilmente sei, e composti da un alcade, un artigliere e quattro soldati. Attraverso una scala a chiocciola si accede alla terrazza soprastante, dove venivano posizionate le armi e le munizioni, la torre suddetta era costituita da quattro cannoni di grosso calibro, due spingarde e cinque fucili».

http://www.villasimiusonline.it/da_vedere/torri.htm


SILIQUA (castello dell'Acquafredda o del Conte Ugolino)

Foto di Mariano Salaris, dal sito www.paradisola.it   Dal sito http://mmedia.kataweb.it

  

«...raggiungiamo i ruderi del bel castello di Acquafredda, forse il più scenografico di tutta la Sardegna, edificato dai Pisani intorno al 1215 in posizione strategica, su una collinetta vulcanica. Intorno al 1257 è divenuto proprietà della famiglia pisana dei conti Donoratico della Gherardesca. La costruzione principale aveva la pianta a U, della quale restano alcuni muri con merlature e feritoie, su cui si possono vedere alcuni stemmi scolpiti, tra cui l'aquila della famiglia della Gherardesca. Tutto intorno, sulle pendici della collina, si trovano i ruderi di un villaggio fortificato. È tradizione locale ritenere che il conte Ugolino della Gherardesca, caduto in disgrazia nei confronti della repubblica di Pisa, sarebbe stato imprigionato in questo castello nella torre della fame, dove sarebbe morto dopo un anno. Le ricostruzioni storiche lo ricordano, invece, imprigionato dai ghibellini, guidati dall'arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini, a Pisa, nella torre della Muda, che fu una durissima prigione per Ugolino, i figli Gaddo e Uguccione, e i nipoti Anselmuccio e Lapo, e che vi morì di fame nel 1288. Il castello divenne proprietà della repubblica pisana per passare, più tardi, in mani Aragonesi e quindi di diverse famiglie feudali, per essere quindi del tutto abbandonato fino ai giorni nostri».

http://www.lamiasardegna.it/files/606.htm


SILIUS (castello di Sassai o di Orguglioso)

Dai siti spazioinwind.libero.it/silius2000, e www.paradisola.it   Dal sito www.beniculturali.it

«Il monumento è ubicato nella parte meridionale dell’altopiano del Gerrei, a Nord-Est dell’abitato di Silius. Il Castello risale al XII secolo, quando fu eretto dai Giudici di Cagliari a difesa dei confini con il Giudicato di Arborea. Indicato dal Fara con il nome di Orguloso, in seguito fu appellato Castello di Sassai. Della sua storia è possibile tracciare un breve cenno a causa della scarsità di fonti scritte. Nel 1353 fu attaccato dai partigiani di Mariano d’Arborea, durante la guerra contro gli Aragonesi. Il Fara afferma che i Sardi che assediarono e presero il Castello Orguglioso erano quasi tutti cagliaritani, partigiani del Giudice d’Arborea. Sempre secondo il Fara il castello disponeva di settecento cavalieri e di numerosa fanteria. Dato in feudo ai Carroz nel 1355, fu fatto demolire dal Giudice Mariano. Nel disegno eseguito dagli aragonesi nel 1358 il castello di Argullos, così da loro indicato, appare ormai diroccato. Ridotto ad un cumulo di rovine fino a non molti anni fa, il monumento è oggi risorto grazie ai lavori di restauro condotti dal Comune di Silius in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici, il Paesaggio, il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Cagliari e Oristano. Gran parte delle strutture sono state riportate alla luce dagli scavi archeologici. Tra le murature sono stati rinvenuti una cisterna e un forno per il pane. Oltre alle mura perimetrali e divisorie e ad una torre a sezione quadra, si distinguono due ambienti sotterranei voltati dotati di alcuni anelli di ferro alle pareti, forse utilizzati come prigioni».

http://www.monumentiaperti.com/scheda.php?idm=440&idc=133


SOLANAS (torre di Capo Boi)

Dal sito www.liceoalberti.it   Dal sito http://conoscerelasardegna.it

«Costruita sul promontorio omonimo a 119 m di altezza, la torre domina l'orizzonte dal litorale di Cagliari a quello di Villasimius. Fu edificata intorno al 1591 e fa parte di quel sistema torri costiere volute dagli aragonesi nel XVI sec, per proteggere la costa meridionale sarda dalle invasioni saracene. Questo sistema difensivo era amministrato dalla Reale Amministrazione delle Torri, che ne gestiva le costruzioni, le manutenzioni e anche l'arruolamento delle guardie. Sono in tutto 8 le torri(questa è la terza che si incontra arrivando da Cagliari) e ciascuna è posta in una posizione tale da avere la visuale sia della torre precedente, che di quella successiva; in questa maniera potevano facilmente comunicare con segnali, l'arrivo di un pericolo. Come le altre non è altissima, meno di 10 m, ha una forma tronco conica ed è costruita in granito e malta. L'entrata è in alto, le guardie infatti entravano con una scala, che una volta all'interno veniva ritirata. La torre di capo Boi è una Torresillas, nella classificazione delle torri questo tipo è la più piccola, serviva esclusivamente per gli avvistamenti e aveva due soldati di guardia poco armati(le altre torri sono le senzillas e le gagliarde, più grandi e armate in base alla posizione). Come arrivare: da Cagliari percorrere la litoranea per Villasimius, dopo Solanas, che merita una visita per la sua bellissima spiaggia, troverete sulla destra uno spiazzo di terra battuta. Si parcheggia e ci si trova su una strada sterrata che circonda il capo Boi. Si può andare in entrambe le direzioni...».

http://conoscerelasardegna.it/archeologia-sardegna/129.html


TEULADA (torre antisaracena di Pixinnì o Piscinnì)

Dal sito www.montessu.it   Dal sito www.portale-hotel.com

«Le monumentali torri costiere di Torre Budello, di Piscinnì e di Capo Malfatano, di notevole importanza storica ed architettonica, si trovano sulla costa, in territorio di Teulada, lungo la strada litoranea da Porto Teulada verso Chia. ... La torre di Piscinnì, costruita nel 1595, si distingue sia per le dimensioni costruttive che per l’importanza strategica, poiché doveva sorvegliare sia l'approdo verso la valle retrostante e lo stagno omonimo, sfruttato da Pietro Porta come riserva ittica. In epoca spagnola la torre fu rinforzata e protetta da un presidio armato».

http://www.montessu.it/montessu/export/sites/default/italiano/Schedario/Teulada/torriTeulada.html


TEULADA (torre bizantina di Sant'Isidoro)

Dal sito www.montessu.it   Dal sito www.mclink.it

«La costruzione della torre di S. Isidoro data ai primi anni del 1600 ed è da ricollegarsi alla politica difensiva della prammatica del 1587 di Filippo II sulla costruzione delle torri litoranee , per tutelare pesca e commercio, agricoltura, pascoli e igiene. La nostra, però, ha una pianta quadrata e due piani senza terrazza, con sotterraneo e con scarpata sguarnita di cordone. Era più precisamente una casa-forte, che non aveva altro che funzioni di rifugio per proteggere dalle improvvise temporanee invasioni di pirati barbareschi. Aveva, inoltre, funzioni di allarme sulla via di Teulada e, come centro di trasmissione diurna e notturna, di segnalazioni visive, con fumate e luci, e acustiche col suono del corno o col tuonare di una colubrina: tutto regolato e convenzionato. A seconda delle situazioni la gente fuggiva o si armava. La colubrina era, fino ai primi decenni del novecento, abbandonata nella rimessa delle carrozze del palazzo baronale. Nei pressi della torre di S. Isidoro, il 15 settembre 1628 fu combattuta un’aspra battaglia, il cui esito fu favorevole ai Teuladini. Dice la cronaca: “ I barbareschi, molti per numero e per ferocia, si scontrarono con i Teuladini e di essi sperimentarono quale forza fosse in quei pochi. Finalmente avvenne che i nemici desistessero e si ritirassero, inseguiti nella precipitosa fuga. Perivane gran numero presso lo stagno, il porto e il mare”. Di proprietà baronale, la torre era e fu attiva fino al 1867, anno in cui si compì il destino di tutte le torri costiere. Prima e dopo questo anno vi soggiornava un eremita, sacrista e custode della chiesa contigua. Un cabro o registro d’amministrazione ricorda che S. Isidoro aveva cassa propria con tre chiavi e che da questa cassa si attingesse una somma per l’acquisto di un cavallo e di molto tabacco per il sant’uomo».

http://www.monumentiaperti.com/scheda.php?idm=668&idc=111


TEULADA (torre Budello)

Dal sito www.inteulada.it   Dal sito it.wikipwdia.org

«Le monumentali torri costiere di Torre Budello, di Piscinnì e di Capo Malfatano, di notevole importanza storica ed architettonica, si trovano sulla costa, in territorio di Teulada, lungo la strada litoranea da Porto Teulada verso Chia. La torre del Budello venne fatta costruire dal mercante Pietro Porta nel 1601 sul promontorio che domina la stretta insenatura di Porto Budello, per controllarne l'ingresso e difendere la peschiera di Teulada, situata nel bacino interno. L’imponente edificio, alto circa 12 metri e con una circonferenza alla base di ben 33 metri, presenta una camera interna sormontata da una cupola, sostenuta da una larga colonna centrale, ed è munita di camino, lucernario e due feritoie. Una porta interna immette alla scala che porta sul terrazzo».

http://www.montessu.it/montessu/export/sites/default/italiano/Schedario/Teulada/torriTeulada.html


TEULADA (torre di Cala Piombo)

Foto di @rceo, dal sito www.catturalasardegna.it   Dal sito www.bellasardegna.de

«Questa torre fu edificata intorno al 1639; anch'essa si trova all'interno del poligono militare di Capo Teulada, sopra il promontorio, a 193 metri di altezza. Le condizioni della struttura sono molto scadenti, è ridotta ad un rudere. il materiale utilizzato per la costruzione è il granito locale. Da questa favorevole posizione si vedono le torri di Porto Scudo, Cannai e Palmas, oltre ad avere un'ottima visuale su tutto il golfo di Porto Pino. Anche questa postazione fu abbandonata intorno al 1851. Questo punto di riferimento era molto importante per le navi che facevano navigazione costiera, in quanto a circa mezzo miglio dal promontorio vi è una secca che affiora sino a due metri dalla superficie, che in passato è stata la causa di numerosi naufragi, come testimoniano i cimeli rinvenuti dai sub in tutti questi anni».

http://www.portopino.net/storia/torredicalapiombo.htm


TEULADA (torre di Malfatano)

Foto di Lunik, dal sito http://rete.comuni-italiani.it   Dal sito www.cstcsardegna.it

«Le monumentali torri costiere di Torre Budello, di Piscinnì e di Capo Malfatano, di notevole importanza storica ed architettonica, si trovano sulla costa, in territorio di Teulada, lungo la strada litoranea da Porto Teulada verso Chia. La torre di Capo Malfatano, la più antica delle tre, venne edificata nel ‘400 ma agli inizi del XVII secolo, durante la dominazione spagnola della Sardegna, fu ristrutturata e ampliata. Venne ubicata sull’omonimo promontorio, già sede in antico di insediamenti punici e romani che dimostrano a difesa del retroterra. La porta-finestra, a cui si accedeva mediante una scala retrattile, si trova circa 7 m di altezza».

http://www.montessu.it/montessu/export/sites/default/italiano/Schedario/Teulada/torriTeulada.html


VILLAPUTZU (resti del castello di Gibas)

Foto di Sarrabus 72-Tina, dal sito http://wikimapia.org   Dal sito www.sardiniaportal.com

«Il castello di Gibas venne edificato nel corso del Cinquecento dagli Spagnoli, con funzioni di avvistamento e controllo dalle incursioni barbariche. Si trova su un alto colle visibile percorrendo la strada che conduce a Porto Corallo. Attualmente della fortezza si conservano solamente i ruderi».

http://www.sardiniaportal.net/dettaglioluogo.php?idv=590&id=49


VILLAPUTZU (resti del castello di Quirra)

Dal sito http://spazioinwind.libero.it/villaputzu1_2/casttorri.htm   Dal sito www.sardegnasudest.com

«Villaputzu si trova a circa 70 km da Cagliari, lungo la SS 125. I ruderi del castello di Quirra, indicati dai cartelli, sono in un sito campestre fuori dell'abitato e si raggiungono solo dopo una salita impervia. A ridosso delle colline del Sarrabus, Villaputzu si colloca in un tratto alluvionale del fiume Flumendosa. Il castello di Quirra è ubicato sulla cima del monte Cudias, in posizione panoramica vicino al fiume omonimo e in prossimità della chiesa di San Nicola. Il castello di Quirra fu costruito nel XII secolo dai sovrani del regno di Cagliari a difesa del confine con quello di Gallura e fu teatro di diversi eventi politici a partire dal 1324, anno in cui fu occupato dalle truppe catalano-aragonesi. Proprio questo castello fu il baluardo opposto dagli iberici all'assedio delle truppe d'Arborea unite a quelle della famiglia Doria, che speravano di poter conquistare, invano, uno sbocco al mare e l'accesso alle miniere del Sarrabus. Nel 1349, dopo vari passaggi di mano, divenne castellano di Quirra Berengario Carròs, che successivamente riuscì a far elevare il suo feudo a contea, acquisendo un potere notevole. Il castello di Quirra passò alla storia in quanto residenza della figlia di Berengario, donna Violante Carròs, descritta come avida e sanguinaria, morta (secondo la tradizione) proprio a Quirra. A partire dal 1475 il castello entrò nel patrimonio della Corona d'Aragona. I resti materiali della fortificazione si limitano a tre porzioni di paramento murario diroccato, situati a N, a S e ad E, e una serie di cisterne interrate lungo il lato O e N, parzialmente intonacate e voltate a botte. Nello spigolo S/E si trovano i resti di una torre triangolare con cisterna, profonda circa 3,50 m, concepita per raccogliere l'acqua piovana».

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=17893&v=2&c=2488&c1=2123&visb=&t=1


VILLAPUTZU (torre di Murtas)

Dal sito www.webalice.it/silvio.mascia/STORIA.html   Dal sito www.cstcsardegna.it

«La Torre di Murtas, fortificazione del Regno di Sardegna, si trova su un’altura che domina la bellissima spiaggia di Murtas. La torre presenta la caratteristica forma tronco conica con diverse aperture e volta a cupola. Venne costruita fra il 1792 e il 1794 con funzioni di avvistamento e difesa. La torre di Murtas è raggiungibile percorrendo una stretta strada in salita fra la vegetazione. La Spiaggia di Murtas o spiaggia di Quirra si trova in una zona militare, cosa che non la rende liberamente accessibile in ogni parte dell’anno. È una lunga e meravigliosa distesa di sabbia dorata e granulosa arricchita da splendidi scogli, lambita da un mare limpido e incontaminato e cinta da una lussureggiante e profumata macchia mediterranea. Davanti, circondato da un mare profondo ed azzurro, si scorge il suggestivo isolotto granitico di Quirra».

http://www.paradisola.it/foto-sardegna/passalafotosardegna/188-concorso-02/2342-torre-di-murtas-comune-di-villaputzu


VILLAPUTZU (torre di capo San Lorenzo)

Dal sito picasaweb.google.com   Dal sito www.bellasardegna.de

«Si trova all’interno del poligono militare di Capo San Lorenzo a 185 metri s.l.m. ed occorre apposita autorizzazione per raggiungerla. Lasciata l’auto si cammina per circa 20 minuti. Secondo Francesco Vico, risale al 1639. La sua struttura, composta da graniti e scisti, presenta una volta a cupola».

http://www.bellasardegna.de/torri%20costiere.pdf


VILLAPUTZU (torre di Porto Giunco)

Dal sito www.sardegnaturismo.it   Dal sito it.wikipedia.org

  

«La Torre di Porto Giunco è una torre di avvistamento aragonese che si trova sul versante est del promontorio di Capo Carbonara, nel territorio di Villasimius. È raggiungibile a piedi dalla caletta di Porto Giunco seguendo un sentiero che si snoda nella macchia mediterranea che ricopre il promontorio, oppure in auto dal versante di Capo Carbonara. La torre si trova ad una altezza di circa 50 metri sul livello del mare e dalla sua posizione domina la sottostante spiaggia di Porto giunco e lo Stagno di Notteri. La Torre alta circa 9 metri è di forma tronco-conica e fu edificata probabilmente nel 1578. Il materiale da costruzione utilizzato è il granito locale. La struttura originaria aveva una volta a cupola. La cima della torre è raggiungibile tramite una scala a chiocciola interna. La Torre viene classificata fra le torri senzillas, cioè quelle di media grandezza. Nel tempo la torre subì diversi attacchi e fu ristrutturata più volte, nel 1721 fu abbandonata, ma riprese la sua funzione nel 1758. Nel 1812, quando la Sardegna era già parte dello stato sabaudo, la torre fu assediata da una flotta di navi da guerra tunisine che avevano attaccato anche le torri dell'Isola dei Cavoli, di Serpentara, e di San Giovanni di Sarrala, ma resistette. L'ultima citazione nota la dà ancora in servizio nel 1843, anche se fu abbandonata poco dopo. La Torre di Porto Giunco fa parte di un sistema di torri costiere che furono costruita dagli aragonesi nel XVI secolo sui promontori delle coste della sardegna meridionale per avvistare i pirati saraceni. Venendo da Cagliari si incontrano nell’ordine: la Torre di Cala Regina, la Torre De su Fenogu, la Torre di Capo Boi, la Fortezza Vecchia di Villasimius, la Torre dell’Isola dei Cavoli, la Torre di Porto Giunco, la Torre dell’Isola di Serpentara, la Torre di Cala Pira. Ciascuna torre è posta in modo che sia visibile la torre precedente e la successiva, consentendo così una veloce comunicazione lungo tutta la costa con luci e segnali».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Porto_Giunco


VILLAPUTZU (torre Motta)

Dal sito www.comune.villaputzu.ca.it   Dal sito www.comune.villaputzu.ca.it

«Si trova sulla sommità del Monte Rosso, a 132 metri s.l.m. raggiungibile da Porto Corallo, in parte in auto ed in parte a piedi. Secondo Michele de Moncada, risale al 1578. Ha una volta a cupola ed è composta da graniti e scisti.».

http://www.bellasardegna.de/torri%20costiere.pdf


VILLAPUTZU (torre spagnola di Porto Corallo)

Dal sito www.nautica.it   Dal sito www.webalice.it/silvio.mascia/STORIA.html

«Provenendo dalla SS 125 da Muravera, bisogna oltrepassare Villaputzu e, alla periferia N/E del paese, imboccare la diramazione per Porto Corallo. La denominazione della torre risale già al XVI secolo per la forte presenza, nell'area, di corallari. La torre controllava una zona strategica: la foce del Flumendosa. Quest'area era già frequentata in epoca punica, come approdo della città di Sarcapos/Sarrabos e, in epoca medievale, era difesa dallo scomparso castello di Malvicino o Sarrabos. Il fortilizio attuale, a 15 m s.l.m., era in contatto visivo con la torre di Monte Rosso, a N, e quelle delle Saline e di Capo Ferrato, a S. La torre venne costruita dalla Reale Amministrazione delle Torri nell'ultimo decennio del XVI secolo. La forma è cilindrica, con un leggero svasamento; l'altezza, dal livello di terra fino alla sommità dello spalamento della terrazza, è di 14 m. L'ingresso al primo piano è aperto a 6,5 m da terra; la camera interna, circolare, presenta un diametro di 6 m, una volta cupolata e tre troniere. Questo ambiente, detto anche casamatta, cioè la camera interna a prova di bomba, alla destra dell'ingresso, presenta una scala che porta al piano superiore e interna alla muratura. Sempre nel primo piano si possono notare un caminetto e la botola per discendere nella cisterna sottostante. Nel piano superiore, originariamente aperto, detto anche piazza d'armi, era costruita la mezzaluna, una struttura leggera, dalla forma semicircolare, realizzata in canne e coppi, che si appoggiava nel parapetto fronte terra; il suo scopo era quello di proteggere le munizioni e gli uomini della torre per la notte; nel lato mare, invece, la muratura era merlata per l'alloggiamento dei cannoni. La torre, in una relazione del 1720, appare in buono stato; cinquant'anni dopo, il manufatto necessitava di restauro e così, fra il 1777 e il 1778, fu demolita e ricostruita la struttura superiore fino al livello del boccaporto; altri interventi furono realizzati nel 1791 e nel 1798. La torre, nella relazione del 1767 del piemontese Ripol, è indicata come torre di guardia con una piccola guarnigione composta da un alcaide, due soldati e un armamento costituito da due sole spingarde. Nel secolo XIX il piano superiore venne chiuso, fu innalzato tutto il parapetto e tutte le merlature vennero trasformate in finestre; nello stesso periodo venne addossata alla torre una scala in pietra. La torre di Porto Corallo, come scrive Della Marmora, subì l'attacco nel 1812 di una flotta di barbareschi della Tunisia, respinto grazie all'intervento di genti di Villaputzu e Muravera. Attorno agli anni trenta dell'Ottocento la torre venne riparata su progetto dell'architetto Melis; quindi, dopo il 1842, data della soppressione della Reale Amministrazione delle Torri, adibita ad altri scopi. È stata restaurata nel 1984».

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=18374&v=2&c=2488&c1=2123&visb=&t=1


VILLASIMIUS (Fortezza Vecchia e torre)

Dal sito www.cstcsardegna.it   Dal sito www.sardegnacultura.it

«Dall'abitato di Villasimius si segue la strada per il porto; dopo averla superata si prende una strada sterrata sulla d. che conduce, dopo 100 m, alla fortezza. La torre controllava il porto di capo Carbonara, già attestato dal 1566 e frequentato da corallari e pescatori, oltreché la foce del Rio di Carbonara, possibile ormeggio per rifornimento d'acqua e legna per eventuali pirati. La fortezza, in vista sul mare, era visibile dalle torri di Capo Boi, Porto Giunco e Cala Caterina. La penisola di Capo Carbonara e i litorali limitrofi erano pattugliati da un sistema di sorveglianza dall'inizio del XVI secolo a spese della città di Cagliari. Ma nel 1572 la zona non disponeva di fortificazioni, sebbene nel porto esistesse una struttura, corrispondente forse al nucleo centrale del fortilizio attuale, su cui quindi si innestò l'intervento spagnolo degli anni 1580-90. In origine la fortezza presentava pianta triangolare equilatera, con i lati di circa 11 m, spessore murario di circa 1,20 m e altezza di circa 10 m. L'ingresso sopraelevato era rivolto verso il mare, protetto alla base da un rivellino, cioè da un opera addizionale più bassa, a forma di V. All'interno di questa muraglia, già alla fine del Cinquecento venivano ricoverate le barche dei corallari, dei pescatori di tonno e veniva custodito il pescato. Nel 1590-91 nella "Fortalesa Biesa de Carbonayre" fu insediata una guarnigione che doveva difendere la tonnara. Da un documento del 1599 risulta che la torre era inserita nella IV divisione (che parte dalle pendici di Villanova fino al Sarrabus). Da allora acquisì un ruolo sempre più importante, svolgendo le funzioni di guardia e difesa. In epoca sabauda, nel 1767, come si ricava dalla relazione del Ripol, la torre ospitava un capitano, tre soldati e due cannoni. Per quanto riguarda la sua manutenzione, dal 1720 furono necessari diverse riparazioni. Restaurata nel 1769-70 su progetto dall'ingegnere Belgrano da Famolasco, nel 1790 ebbe un secondo intervento più radicale. Su disegno dell'ingegner Quaglia, il mastio triangolare venne trasformato in un piccolo complesso a quattro lobi a spigolo vivo, innestando dei minibastioni ai vertici del triangolo. Questo schema permetteva l'eliminazione degli angoli morti al fuoco di fucileria negli scontri ravvicinati. Nel complesso lo schema planimetrico di base non venne variato, conservandosi inalterato sino ai nostri giorni. Nel 1803 furono eseguite altre opere di restauro. Nel 1812 risulta che la torre respinse un attacco di barbareschi che avevano conquistato le torri di Serpentara e dell'Isola dei Cavoli. Il fortilizio rimase quindi in opera fino al 1847, quando venne licenziato l'ultimo "alcaide" (capitano della torre). La torre versò in stato di abbandono fino al 1968, quando venne realizzato un restauro, a cura della Soprintendenza ai BAAAS di Cagliari, che durò fino al 1973. Nel 1987 furono inoltre realizzate altre opere di manutenzione e scavi nell'area del recinto».

http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=17948&v=2&c=2488&c1=2123&visb=&t=1


VILLASIMIUS (torre dell'Isola dei Cavoli)

Dal sito www.domuincantada.it   Dal sito www.bellasardegna.de

«Si trova sulla parte alta dell’Isola dei Cavoli, ad una quota di 40 metri s.l.m., che è raggiungibile con imbarcazioni private. La salita, a piedi, dura circa 15 minuti. Fa parte del faro di segnalazione ed ospita un centro di ricerche marine. Secondo il Fara, è precedente al 1591. è attualmente disposta su tre livelli ed i soffitti degli ambienti sono sostenuti da un pilastro centrale».

http://www.bellasardegna.de/torri%20costiere.pdf


VILLASOR (castello aragonese Siviller o casaforte degli Alagon)

Dal sito www.villasor.it   Dal sito www.panoramio.com

«Situata al centro del paese, la "Casa Forte degli Alagon", meglio nota come "Castello Siviller", rappresenta un raro esempio di architettura civile e militare in Sardegna. Fu costruito nel 1415 per volontà di Giovanni Sivilleris (doganiere del Castello di Cagliari e procuratore reale, nominato feudatario del paese il 27 ottobre 1414), su autorizzazione dell'arcivescovo di Cagliari, Pietro III Spinola, sulle rovine della chiesa parrocchiale di Santa Maria, al fine di proteggere la zona dalle incursioni dei ribelli arborensi, superstiti della guerra tra gli Arborea e gli Aragona durata oltre cinquanta anni. Esso è il simbolo della rinascita del paese perchè prima della sua costruzione Villasor era uno dei tanti paesi della decadente curatoria di Gippi. Il suo aspetto risente ancora delle forme dei castelli medievali, ma le sue dimensioni e le sue caratteristiche costruttive, modificate attraverso i secoli, gli conferiscono le sembianze di una residenza emergente nel contesto del centro abitato. La struttura presenta una pianta a forma di "U", ma sembra che originariamente fosse presente un'altra ala simile a quella odierna e ad essa affiancata. Le mura presentano alle sommità delle merlature guelfe. Sono presenti delle finestre a cortina che ingentiliscono il severo edificio sul prospetto. Sopra il portale principale è scolpito uno stemma di forma circolare sormontato dalla corona marchionale. Esso raffigura, nella metà di sinistra, sei palle, arma della famiglia dei Da Silva, sovrapposte all'albero sradicato simbolo del Giudicato Arborense, e, nella metà di destra, i pali, stemma del regno di Aragona, e una torre alata rappresentante la famiglia Alagon. Lo stemma sembrerebbe appartenere al casato degli Alagon Arborea De Silva, cioè alla famiglia erede della fusione, avvenuta agli inizi del 1700, tra il casato degli Alagon (illustre famiglia della Sardegna del 1400, a cui aveva appartenuto, per matrimonio, la figlia di Giovanni Sivilleri, Isabella) ed il casato dei De Silva, con il matrimonio tra Emanuela Alagon, marchesa di Villasor e Giuseppe De Silva Fernandez de Cordoba, conte di Cifuentes. Nel corso della storia, a seguito dell'abolizione del feudalesimo, l'edificio è stato adibito a diversi usi: caserma, prigione, sede scolastica, per essere infine abbandonato e destinato a semplice rimessa agricola da parte dei proprietari. La fortezza è stata acquisita al patrimonio comunale solo nel 1991 e da quel momento, sottoposta a diverse opere di restauro, è stata oggetto di rivalutazione da parte degli amministratori locali. Attualmente le sale del piano terra sono sede della biblioteca comunale e spesso ospitano mostre e convegni. In un locale adiacente ha sede la sala di riunione del Consiglio Comunale, adibita per le occasioni a sala di celebrazione dei matrimoni civili o di incontri di natura socio-culturale, organizzati dal Comune o da privati, su autorizzazione comunale. piano superiore. Le sale del piano superiore attualmente non sono utilizzate, ma è intenzione dell'amministrazione comunale destinarle ad usi che possano permettere una rivalutazione della fortezza e dell'intero territorio comunale, in termini culturali ed economici. Il cortile esterno e quello interno all'edificio vengono spesso utilizzati per ospitare manifestazioni culturali (concerti, rappresentazioni). Sono possibili visite ai locali previo contatto con il Comune di Villasor».

http://www.comune.villasor.ca.it/info/castello.htm


    

      

      

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