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TUTTE LE FORTIFICAZIONI DELLA PROVINCIA DI BARI

in sintesi, pagina 1

I castelli della provincia trattati da collaboratori del sito sono esaminati nelle rispettive schede. I testi presentati nella pagina presente sono tratti invece da altri siti internet: della correttezza dei dati riportati, castello per castello, sono responsabili i rispettivi siti.

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Acquaviva delle Fonti (centro storico)

Foto di Michele Nardella, dal sito http://rete.comuni-italiani.it   Dal sito www.cassarmonica.it

«All'interno delle vecchie mura cittadine, con una forma quasi circolare, c'è il centro storico, oggetto negli ultimi anni di una riscoperta e rivalorizzazione che è tutt'ora in corso, nelle cui stradine è possibile trovare angoli molto suggestivi. Nel centro storico troviamo la Chiesa di Santa Chiara. La chiesa è a pianta centrale allungata. All'interno si possono ammirare pregevoli tele del pittore bitontino Carlo Rosa. Davanti all'altare maggiore, un gruppo di 16 bellissime piastrelle raffigurano un pellicano che, ferendosi il petto, procura nutrimento ai suoi piccoli. In tempi remoti la chiesa faceva parte di un monastero di clausura. Sempre nel centro storico troviamo la Chiesa di San Benedetto. La chiesa si presenta a pianta centrale allungata con un'imponente facciata di pietra e tufo, con cupola e lanterna centrali e un campanile ricco di influssi arabi. Nell'interno si può ammirare una Pietà fra S. Benedetto e S. Bernardo e un organo positivo del XVII secolo.

Fuori dalle vecchie mura la Chiesa di Santa Maria Maggiore che si colloca fra il XV e XVII secolo. All'interno ha cappelle laterali comunicanti fra loro, campanile, cantoria con influenze andaluse, varie tele del XVII e XVIII secolo e un bellissimo organo barocco. La Chiesa di San Domenico, anche questa fuori dalle mura, è a pianta longitudinale a croce latina, ampliata nel 1617 è ricca di stucchi di pregevole fattura. Sul portale di ingresso, un'iscrizione incisa sull'architrave, testimonia i simboli dell'ordine domenicano (il giglio, la stella, la palma, il cane che reca una fiaccola, la corona della Vergine del Rosario). All'interno, degne di ammirazione, sono le Cappelle laterali. Nella cappella del Rosario si ammirano una grande tela raffigurante la Vergine del Rosario e i Misteri e l'Altare del Crocifisso con tela raffigurante S. Teresa d'Avila e S. Caterina da Siena che adorano la Croce e un Crocifisso ligneo del secolo XVII. Nella Cappella di S. Nicola un imponente altare in muratura e stucco appare unica testimonianza degli arredi del luogo in cui il Feudatario di Acquaviva Carlo De Mari volle eretto il luogo di sepoltura per sé e per i membri della famiglia.

Nei pressi della Cattedrale e di Palazzo de Mari troviamo piazza dei Martiri del 1799, dominata dalla Torre dell'Orologio. La Torre ha il piano terra con un severo bugnato ed il primo piano in cui si ammirano due blasoni che riproducono lo stemma della Città ed al centro la croce Sabauda sormontata dalla Corona Reale inserita nel 1861 quando fu proclamata l'unità d'Italia. Appena fuori dalle vecchie mura si trova Villa De Mari, detta Giardino del Duca perché un tempo circondata da giardini con piante e fiori per tutte le stagioni. Chiesetta di San Rocco Arco in Via San Rocco Residenza preferita del figlio del Principe Carlo De Mari, è un monumento di grande interesse artistico nonché storico, costruito nella seconda metà del '600. A piano terra è situata una ricca fontana con vasca polilobata, in cui sono raffigurati simboli dei De Mari e dei Doria. Di particolare suggestione la decorazione della volta del portico che rappresenta il carro del sole guidato da Fetonte mentre precipita nel fiume Eridano, allusione contro le ambizioni smodate. Di fronte alla villa, si trova ancora oggi l'Arco del Duca, grandioso arco trionfale di villa De Mari che immetteva in un viale fiancheggiato da pini e piante fiorite in ogni stagione, situato sull'antica strada che portava a Cassano delle Murge. Attualmente la villa è un'abitazione privata, il viale una strada ed il giardino una zona residenziale completamente edificata».

http://www.itccolamonico.it/dove-siamo/acquaviva/centro-storico-e-dintorni.html


Acquaviva delle Fonti (palazzo De Mari)

a c. di Luigi Bressan

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Giovanni Sollazzo (https://www.facebook.com/gsolazzo1)


Adelfia (casina di don Cataldo o masseria Fascina)

redazionale


Adelfia (Palazzo Marchesale di Montrone)

redazionale


Adelfia (torre normanna di Canneto)

redazionale


ADELFIA (torre Rubini o De Cristofaro)

Dal sito www.facebook.com/AdelfiaCannetoMontrone   Dal sito www.facebook.com/AdelfiaCannetoMontrone

Si trova sulla strada provinciale 31 Bari-Canneto. In rete non sono reperibili notizie storiche sulla torre.


Alberobello (centro storico)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.sitiunesco.it

«Alberobello rappresenta il cuore della Valle dei Trulli. Alberobello fu fondata nel XV secolo dai conti Acquaviva. Alberobello è un pittoresco centro agricolo e turistico formato in gran parte da trulli che gli conferiscono, oltre ad una vaga aria fiabesca, notevole interesse architettonico riconosciuto nel 1996 Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'UNESCO. Nella sola Alberobello ci sono circa 1.500 trulli di vario tipo. Alberobello, città dei trulli, occupa un terreno ricco di rocce calcaree stratificate, che offrono il materiale di costruzione che rende unica non solo l'immagine della stessa Alberobello ma tutto il territorio prettamente limitrofo ad Alberobello. Le ragioni storiche del trullo di Alberobello come costruzione a secco sono riconducibili all'abuso di potere dei feudatari. Se si pensa che agli inizi del seicento i diversi nuclei familiari che si erano stabiliti nel territorio di Alberobello - attirati anche dalle franchigie concesse dai conti di Conversano - risultavano a tutti gli effetti abitanti della vicina Noci, si comprende benissimo la problematica presente al tempo nella oggi fantastica Alberobello. L'immagine del trullo di Alberobello è da sempre associata alla Puglia, dove affonda le radici Alberobello, come una delle espressioni più tipiche della zona.

Presentandosi nelle province di Bari, Brindisi e Taranto, i trulli trovano la consacrazione assoluta e monumentale nella città di Alberobello.Oggi i trulli di Alberobello sono circa un migliaio, presentando l'importante definizione di monumento nazionale dal 1930 e di recente entrati a far parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO. A vederli da lontano i trulli di Alberobello appaiono grandi cumuli di pietre, ma raggruppate in alcune zone, come il centro storico di Alberobello, ci si immerge in una visione fantastica e unica. Dal greco "tholos", il trullo è una costruzione a pianta centrale circolare o quadrata realizzato a secco. Alla sua sommità c'è una cupola a forma di cono realizzata in "chiancarelle", pietre calcaree posate anch'esse a secco in cerchi concentrici e bloccate all'apice da una pietra (serraglia) e da un pinnacolo. La diffusione del trullo nel territorio di Alberobello risale al XVII secolo, durante il dominio del conte di Conversano Giangirolamo II Acquaviva d'Aragona, detto il "Guercio di Puglia", il quale mirava a sviluppare un feudo indipendente dalla Corte di Napoli senza chiedere l'autorizzazione al Re. A questo scopo, oltre ad erigere nel 1635 una dimora per sé tutt'ora esistente ad Alberobello, fece trasferire un gruppo di coloni cui era concesso coltivare la terra e costruirsi un'abitazione, purché questa fosse realizzata a secco e non con calce, in modo da poter essere abbattuta velocemente in caso di ispezione regia. Nel 1779 la Selva si svincolò dal vassallaggio feudale divenendo comune Regio. Decadde così il vincolo di costruire solo case a trullo. Il villaggio prese il nome di Alberobello, toponimo derivante da "Sylva Arboris Belli" (selva dell'albero della guerra), da un querceto che anticamente ricopriva la zona. La prima costruzione difforme dai trulli (Alberobello) si può ammirare in Piazza Plebiscito: è la Casa D'Amore, eretta con malta e mattoni e persino dotata di un balcone, proprio di fronte alla dimora dei conti. Le mete da visitare ad Alberobello sono numerose: le stradine dei rioni Monti e Aia Piccola si diramano tra una moltitudine di trulli che esaltano lo splendore della semplicità. Il trullo più grande è il Trullo Sovrano, eretto nella seconda metà del 700, l'unico con piano sopraelevato. Fa da sfondo il Santuario dei SS. Medici costruito sul finire dell'800. A forma di trullo anche la chiesa in stile Romanico-pugliese di S. Antonio costruita nel 1926. ...».

http://www.trulliland.com/it/terra-dei-trulli/157-alberobello


Altamura (centro storico)

Dal sito www.cicloamici.it   Dal sito www.sassiweb.it

«All'interno delle mura (oggi abbattute quasi del tutto) si sviluppa il centro storico, avente una forma circolare, con una serie di strade e vicoli stretti e contorti che sembrano quasi ruotare attorno alla cattedrale. L'unica strada quasi perfettamente dritta è Corso Federico II di Svevia, che, passando anche davanti alla cattedrale, taglia in due il centro storico. L'espansione esterna avviene seguendo inizialmente le principali direttrici di traffico, quindi lottizzando secondo uno schema a maglie quadrate. Gli interventi urbanistici più significativi, che caratterizzano la città oltre le mura, sono l'ampio rettilineo di viale Martiri 1799, via Vittorio Veneto, corso Vittorio Emanuele e il collegamento, dopo la costruzione della ferrovia, del centro storico con la stazione. ... I claustri sono tipiche piazzette o larghi che si aprono sulle vie principali del centro storico altamurano. Nel dialetto locale si chiamano Gnostr e sono unici nell'architettura popolare. Se ne contano circa 80 e rappresentano l'aggregarsi spontaneo di gruppi familiari o etnici (Latini, Greci, Mori, Giudei). La loro conformazione assolveva, oltre che ad una funzione sociale anche ad una difensiva: il claustro, con l'unica entrata, costituiva una trappola per i nemici che, se si fossero avventurati fin lì sarebbero rimasti imprigionati e subissati da lanci di pietre, acqua o altro. Esistono due tipi di claustri: quello di stile greco con il largo tondeggiante e al centro un pozzo o un albero; quello di stile arabo stretto e lungo con una piccola strada chiusa e in fondo un pozzo per le acque piovane. Fra i più pittoreschi e caratteristici ci sono i claustri Giudecca, Inferno, Tradimento. Purtroppo parecchi claustri sono stati abbandonati e quindi oggi sono disabitati e mal ridotti».

http://it.wikipedia.org/wiki/Altamura


Altamura (masseria fortificata Calderoni)

Dal sito rilievo.stereofot.it/studenti/aa02/sanrocco   Dal sito http://rilievo.stereofot.it

«La masseria è raggiungibile percorrendo per circa 12 KM la Sp.378 (Altamura–Corato), fino alla Contrada Parisi. Il complesso è costituito da due corpi di fabbrica a due piani e da uno basso, disposti in modo da formare un cortile chiuso su tre lati, mentre il quarto lato libero permette di dominare con lo sguardo la città di Altamura. Data l’assenza di jazzi sia contigui che nei dintorni, è presumibile che la costruzione sia nata come masseria da campo, ossia per gestire i possedimenti della famiglia Calderoni, che si è stabilita proprio qui come si può ben capire dalle particolari caratteristiche auliche del corpo di fabbrica principale. In più qui sono presenti diversi accorgimenti difensivi: primo fra tutti il torrino che presenta nella cupola quattro feritoie per poter controllare meglio il territorio circostante e poter avvisare i lavoratori nei campi di eventuali pericoli. Anche il terrazzino al primo piano è difficilmente raggiungibile per l’assenza di scale esterne, che invece sono presenti nelle abitazioni di campagna della ricca borghesia, segno che quindi la masseria è stata costruita intorno al XV–XVI secolo e non più tardi, come l’importanza della costruzione potrebbe far pensare. Sul retro vi è una garitta pensile con feritoie per controllare il territorio. Infine bisogna notare i muri in pietra a secco, che in alcuni punti raggiungono anche l’altezza di 5 mt e lo spessore alla base di circa 3 mt; in più sono costruiti in modo da non avere cavità o pietre sporgenti dove potersi poggiare per superarlo. L’altro corpo di fabbrica, che ha la stessa altezza del primo, non presenta le stesse raffinate caratteristiche, certamente perché era l’abitazione di coloro che lavoravano nell’azienda: al piano superiore vi era l’abitazione del fattore, ossia di colui che gestiva per conto del padrone la masseria stessa ed aveva diritto ad una piccola percentuale in natura sui prodotti, ma non sul ricavato economico. Al piano inferiore invece abitavano i lavoratori stagionali, che si stabilivano lì nei periodi di più intensa attività agricola (semina, raccolto). A lato, costruito posteriormente, vi è un grande forno per la cottura di alimenti, in primo luogo del pane, per evitare di dover raggiungere ogni giorno il paese per poterne acquistare. Le aperture sono state fatte in epoca recente, quando il forno non è stato più utilizzato, dato che oggi la rapidità dei mezzi permette di arrivare in città in pochi minuti. L’edificio basso, infine, era internamente diviso in due parti, entrambe servite dallo stesso ingresso: la parte più grande era la stalla per gli animali da lavoro (muli, buoi, cavalli), l’altra era la rimessa per i mezzi di trasporto ed il deposito degli attrezzi. L’ambiente è coperto con capriate che sorreggono un tavolato continuo ed il manto di tegole ben conservatosi nel tempo, forse per le continue manutenzioni e riparazioni fatte».

http://rilievo.stereofot.it/studenti/aa02/sanrocco/masserie/calderoni.html


Altamura (masseria fortificata De Angelis)

Dal sito www.unibas.it/ruraliasudorientale/   Dal sito www.unibas.it/ruraliasudorientale/

«Il nucleo originario, rappresentato dall'abitazione dei fattori e dalla gran parte degli edifici produttivi, può farsi risalire agli inizio del XVII secolo, anche se i più significativi ampliamenti edilizi, abitazione patronale, recano la data del 1893. Il Casino De Angelis (Masseria da campo) dal punto di vista funzionale e produttivo, risultava complementare alla masseria da pecora “Corte Cicero” ricadente nella medesima proprietà fondiaria (Famiglia Viti di Altamura)».

http://it.wikipedia.org/wiki/Masserie_fortificate_di_Altamura#Masseria_De_Angelis


Altamura (masseria fortificata Dominante)

Dal sito rilievo.stereofot.it/studenti/aa02/sanrocco

«Il complesso è costituito diversi corpi di fabbrica basso, disposti in modo da formare un unico fronte, ad eccezione del corpo di fabbrica principale, che risulta prospiciente rispetto a tutti gli altri: quella in questione è un esempio di residenza di campagna per famiglie ricche, vista sia la posizione della stessa, sia le strutture di cui si compone corpo centrale; l'abitazione presenta uno zoccolo bugnato ed una muratura in pietra a conci irregolari. A dare importanza a questo corpo di fabbrica vi è un torrino centrale che funge da piccionaia. A destra del corpo centrale vi sono gli alloggi per la servitù e poi le rimesse per carrozze e/o calessi per il trasferimento della famiglia dal paese alla residenza di campagna e viceversa. Oggi purtroppo l'ingresso a questi ultimi non è più possibile, dato che le splendide arcate a tutto sesto sono state murate. Sul lato sinistro del corpo centrale, invece, vi sono un piccolo recinto,peraltro ben protetto con muri a secco alti fino a 2 mt, certamente utilizzato da animali di grossa stazza, e direttamente collegato ad una stalla. Vi è poi l'abitazione dei guardiani, costituita da due piccole stanze e da un forno per il fabbisogno interno».

http://it.wikipedia.org/wiki/Masserie_fortificate_di_Altamura#Masseria_Dominante


Altamura (masseria fortificata Jesce)

redazionale


Altamura (masseria fortificata Laudati)

Dal sito www.masserialaudati.it   Dal sito www.masserialaudati.it

«È una delle più antiche del territorio: il corpo centrale è stato edificato nei primi anni del ‘700. Sulla volta a stella della cappella si notano i raggi della croce di Malta con punte a coda di rondine ed al centro lo stemma della famiglia Laudati, rappresentante un leone rampante. Una volta a botte che sorregge la cappella permette l'accesso al cortile delle grotte. Sul fianco occidentale della cappella si sviluppa longitudinalmente il corpo della masseria settecentesca affiancata sul lato nord da una aggiunta ottocentesca. Il corpo centrale della sua configurazione originaria si ispira al modello della masseria Jesce caratterizzato da un corpo superiore ad abitazione signorile sorretto da grandi arcate al piano terra sui lati maggiori. In epoca ottocentesca una serie di corpi di fabbrica a piano terra delimitano la corte caratterizzata da un portale di ingresso con arco».

http://www.masserialaudati.com/la-masseria/


Altamura (masseria fortificata Losurdo)

Dal sito www.pietra-viva.it   Dal sito www.agriturismomasserialosurdo.com/

«è nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, nei pressi delle grotte di Pisciulo (insediamento cavernicolo), nei pressi della via Appia Antica, Regio Tratturo Melfi-Castellaneta, in una zona di notevole interesse paesaggistico e archeologico, vicino la masseria Jesce. La struttura è una masseria del XV secolo con, inferiormente, caverne ipogee del IV-V sec a.C. (adibite, attualmente, a Museo della Civiltà contadina). La struttura è “a corte chiusa” con all'interno un'ampia corte, sale per la ristorazione con archi a vela. L'azienda agrituristica, a conduzione familiare, ha un indirizzo cerealicolo-foraggero, con allevamento ovino e animali di bassa corte. I prodotti tipici offerti sono quelli di stagione.

http://www.tipicamentepuglia.net/agriMusei/agrimuseoMasseriaLosurdo.pdf


Altamura (masseria fortificata Marvulli)

Dal sito rilievo.stereofot.it/studenti/aa02/sanrocco

«L'edificio appare molto compatto e ben difeso: è, infatti, un ottimo esempio di masseria fortificata. Sul lato sud vi è l'unico ingresso, con arco a tutto sesto, al di sopra del quale vi è un'apertura con una sorta di balcone: in realtà, osservando più da vicino tale particolare, si nota che è una caditoia, uno degli strumenti più efficaci per la difesa delle aperture, dato che era possibile colpire l'aggressore senza poter essere colpiti a propria volta. A piano terra, l'edificio presenta poche aperture, tutte in posizioni alte e ben difendibili dall'alto, mentre al piano superiore, dove certamente doveva trovarsi l'abitazione del proprietario, vi sono molte più aperture sia sul lato sud, quello principale, che sugli altri lati. Sugli altri tre lati è invece circondata da un complesso sistema di jazzi e da una cappella. Nei pressi della cappella ci sono cavità ipogee, che essendo luoghi freschi e asciutti, servivano da depositi degli alimenti».

http://it.wikipedia.org/wiki/Masserie_fortificate_di_Altamura#Masseria_Marvulli


Altamura (masseria fortificata San Giovanni)

Dal sito www.cicloamici.it   Dal sito www.vinix.com

«Nel cuore dell'Alta Murgia, dove la loro [della famiglia Moramarco] caparbietà ha permesso il recupero di una delle più grandi masserie del territorio di Altamura, le cui attuali strutture vanno dai secoli XVI al XVIII, posta in sito ove all'età rinascimentale insisteva uno dei più antichi casali della "terra di Altamura", denominato "S. Giovanni delle Matine", prendendo il nome forse da un'antica chiesa ipogea e dagli acquitrini della zona. Essa apparteneva alla famiglia Filo, una delle più antiche casate nobili locali, imparentata poi con i Della Torre di S. Susanna, come è documentato dallo stemma ancora esistente nell'anticamera del salone e dall'ultima discendente della famiglia sposata ad un Sabini, passata poi al figlio del conte Celio. Nata come centro aziendale, divenne ben presto un ameno luogo di soggiorno, trasformandosi nei secoli successivi da masseria fortezza, (ben evidente nella loggetta con feritoie) a casino signorile, anche se continuarono a persistere le strutture portanti e redditizie dalla sua attività agricola. L'enorme importanza storico-culturale oltre che ambientale del complesso è data del ritrovamento di due necropoli risalenti alla fine del VII sec. a.C. e da quattro complessi ipogeici annessi e limitrofi alla masseria, ricavati nella tipica calcarenite (Tufo); proprio su alcuni di questi poggiano con una serie di pilastri ed archi portanti le strutture del complesso. La "Masseria San Giovanni" si articola su tre livelli: il piano terra, con i caratteristici ambienti voltati sede in passato di stalle, depositi e spazi di produzione, oggi adibiti a bellissimi saloni per ricevimenti e meeting; il primo piano con incantevoli saloni affrescati tipici delle dimore signorili; ed infine i meravigliosi ipogei attuale sede di mostre ed eventi culturali. Oggi la "Masseria San Giovanni" è stata trasformata in "Relais"».

http://www.vinix.com/recensioni_detail.php?ID=18#


Altamura (masseria fortificata Solagne)

Dal sito rilievo.stereofot.it/studenti/aa02/sanrocco

«La vera particolarità di questa masseria è il torrino, abilmente mascherato da piccionaia, con merli come cornice: in realtà è un ottimo punto di osservazione sia della zona circostante, ed è costruito in modo tale che sia visibile lo jazzo che sorge a poca distanza. Lo jazzo della masseria è uno dei più grandi della zona. Inizialmente era nato come masseria per pecore indipendente: infatti presenta costruzioni per il ricovero dei pastori,i quali potevano lasciare le loro pecore in uno dei tanti recinti del complesso, attraversato da un tratturo, una sorta di strada in terra battuta per la transumanza delle pecore, che spesso attraversavano masserie di questo tipo, costruite subito dopo l'istituzione della "regia dogana per la mena delle pecore", ed utilizzate fino agli inizi dell'Ottocento».

http://it.wikipedia.org/wiki/Masserie_fortificate_di_Altamura#Masseria_Solagne


Altamura (palazzo baronale De Angelis-Viti, ex Del Balzo)

Dal sito http://eneaportal.unile.it   Dal sito http://www.sdamy.com

«è il palazzo più grande e forse più antico di Altamura, essendo stato costruito, probabilmente, dal principe feudatario Raimondello Orsini del Balzo nel 400 e poi passato alla famiglia de Angelis e infine ai Viti che ancora oggi lo posseggono. La costruzione risale all’inizio del XV secolo, quando la città divenne feudo del ricco Raimondo Orsini del Balzo nel 1392 e poi del figlio Giovanni Antonio, che la resse fino al 1482, quando morì assassinato. Il palazzo fu abitato dalla famiglia Del Balzo fino al 1620, quando passò ai De Angelis. Tra il XVI e XVIII secolo il palazzo subì ampliamenti, compresa la costruzione di una cappella dedicata a Sant’ Angelo. Successivamente il palazzo venne acquisito, in via ereditaria, dalla famiglia Viti, cambiando così il nome del palazzo in De Angelis Viti, ex Del Balzo. La proprietà continuò a subire vari cambiamenti nel tempo, oggi appartiene ai fratelli Masciandaro».

http://www.galterredimurgia.it/2010/index.php?option=com_content&view=article... (anche per altri palazzi storici)


Balsignano (casale fortificato)

a c. di Raffaele Macina


Balsignano (castello)

a c. di Luigi Bressan

Le foto degli amici di Castelli medievali

di Cristina Magrone (https://www.facebook.com/cristina.magrone.50)   di Cristina Magrone (https://www.facebook.com/cristina.magrone.50)   di Cristina Magrone (https://www.facebook.com/cristina.magrone.50)   di Cristina Magrone (https://www.facebook.com/cristina.magrone.50)


Bari (castello)

a c. di Luigi Bressan; testo di approfondimento di Stefania Mola

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Lucia Lioi, https://www.facebook.com/lucia.lioi   Foto di Lucia Lioi, https://www.facebook.com/lucia.lioi   Foto di Lucia Lioi, https://www.facebook.com/lucia.lioi


BaRI (cortina centro storico)

Dal sito http://fabrica.ba.cnr.it

«L'isolato [nel borgo antico] sorge su una piazza creata alla fine del secolo XIX, con la demolizione delle mura della città che si sviluppavano dal castello sino alla vicina chiesa di santa Chiara. Le mappe catastali del 1870 e un dipinto del 1866 mostrano chiaramente la disposizione originaria dell'isolato situato a ridosso di strada San Vito e delle mura cinquecentesche. La composizione edilizia dell'isolato è costituita essenzialmente da case medioevali a torre, di cui è possibile vedere alcuni esemplari recentemente restaurati, e da case "palaziate" cinquecentesche caratterizzate da trasformazioni ed adattamenti ottocenteschi attuati mediante l'accorpamento di alcune unità abitative e la trasformazione dei prospetti con la modifica e la creazione di porte e finestre. ...».

http://fabrica.ba.cnr.it/ita/index.php?id=progetto&id2=casi_di_studio&id3=cortina_centro_storico&pag=02


Bari (fortino di S.Antonio)

a c. di Luigi Bressan

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Tonio Longo (https://www.facebook.com/antonio.longo.31)  ---  Foto di Lucia Lioi, https://www.facebook.com/lucia.lioi

Foto di Edoardo Nicoletti (https://www.facebook.com/edoardo.nicoletti)   Foto di Edoardo Nicoletti (https://www.facebook.com/edoardo.nicoletti)   Foto di Edoardo Nicoletti (https://www.facebook.com/edoardo.nicoletti)   Foto di Edoardo Nicoletti (https://www.facebook.com/edoardo.nicoletti)   Foto di Edoardo Nicoletti (https://www.facebook.com/edoardo.nicoletti)   Foto di Edoardo Nicoletti (https://www.facebook.com/edoardo.nicoletti)   Foto di Edoardo Nicoletti (https://www.facebook.com/edoardo.nicoletti)   Foto di Edoardo Nicoletti (https://www.facebook.com/edoardo.nicoletti)


BaRI (masseria fortificata Tresca)

Dal sito rilievo.stereofot.it/studenti/aa03/resta

«Nel territorio del quartiere Picone. Presenta dimensioni notevoli ed è caratterizzata dalla presenza di una torre con recinto di difesa. Il complesso ipogeo è fuori del recinto. Ascrivibile ai secoli XIII-XIV-XVII. Accesso dalla circonvallazione, sullo svincolo Bari-Foggia».

http://puglia.splinder.com/post/4184905/Bari+-+Insediamenti+rupestri


BaRI (palazzo del "Sedile")

Dal sito www.cepolina.com   Dal sito http://rilievo.stereofot.it

«La prima notizia circa la presenza di una sede municipale vera e propria a Bari si trova in un documento datato 1466 a firma del notaio Giovanni de Lutiis, citato dallo storico barese Giulio Petroni, nel quale viene riportata l’esistenza in Piazza Mercantile di un theatrum (nel significato di luogo di riunioni e non di spettacoli), dove gli amministratori comunali si riunivano per discutere degli affari della Università. è fin troppo chiaro il riferimento al Palazzo del Sedile che oggi conosciamo e nel quale in quei giorni i decurioni incaricarono tali Tommaso de Cariis e Matteo di Rainaldo di recarsi a Milano per ottenere da parte del duca Sforza, al quale la città di Bari era stata di recente donata dal re Ferrante d’Aragona, la conferma dei preesistenti privilegi. Lo storico però probabilmente si contraddisse (o forse si tratta di nuovi lavori da effettuarsi su un immobile preesistente, pratica molto spesso adottata, ndr) quando riferì, in un altro punto della sua Storia di Bari, che il seggio fu costruito dall’architetto Nicolantonio Bonafede, a seguito di convenzione stipulata con i Sindaci, davanti al notaio Vito de Tatiis, in data 28 settembre 1543. Il palazzo, infatti, nel 1543 già esisteva non solo perché risulta dall’atto del 1466, ma anche perché, il 7 giugno 1532, con un atto dello stesso notaio de Tatijs, l’Università aveva contrattato con altri maestri muratori l’esecuzione di lavori nel Seggio. In questo palazzo risiedeva la Cancelleria comunale e si sbrigavano le faccende pubbliche. Qui prendevano possesso della carica i magistrati comunali neo-eletti: i Sindaci nelle ore del mattino e il mastro giurato – responsabile dell’ordine pubblico – nelle ore pomeridiane. Nelle sue sale si riuniva per deliberare il Parlamento cittadino, convocato con il suono della campana della Cattedrale e per mezzo del pubblico banditore; si svolgevano le pubbliche gare e le udienze della regia corte, ossia il potere politico rappresentato da Governatore della città che amministrava anche la giustizia con l’assistenza di un giudice assessore. ... L’attività del Sedile come sede comunale cessò nei primi anni dell’ottocento, quando il municipio si trasferì nella vicina strada che, da Piazza Mercantile, va verso la chiesa di S. Nicola e che, da allora, prese il nome di Via Palazzo di Città. Il Sedile venne allora adibito a teatro pubblico, funzione che assolse fino al 13 luglio 1835, quando una minaccia di crollo interruppe bruscamente lo spettacolo in corso. ...».

http://rilievo.stereofot.it/studenti/aa03/bottalico/tema.html


BaRI (palazzo Simi)

Dal sito www.barinedita.it   Dal sito www.archeopuglia.beniculturali.it

«Palazzo Simi, costruito in epoca cinquecentesca, testimonia l'architettura barese tipica del XVI e del XVII secolo. È stato costruito su una chiesa bizantina, probabilmente intitolata a S. Gregorio de Falconibus. Il palazzo è eretto su fondamenta di epoca imperiale. Il palazzo dalla fine del XVII secolo è diventata proprietà della famiglia Simi de Burgis, i cui appartenenti sono riconosciuti a tutt'oggi patrizi di Lucca in quanto di provenienza e di antica origine lucchese così come sono documentati dall'XI secolo con relativi alberi geneaologici, in Archivio di Stato e presso la Biblioteca Statale, sezione manoscritti, con sede a Palazzo Minutoli, sempre a Lucca. Palazzo Simi a Bari fu rinnovato e ampliato in varie fasi dagli appartenenti al Casato che ne ha tenuto il possesso fino agli inizi del XX secolo: ciò si evince da documenti d'archivio conservati presso l'Archivio di Stato di Bari e dal fondo manoscritti della Biblioteca Sagarriga Visconti Volpi e soprattutto dal manoscritto intitolato Tavola e memoria della famiglia Simi de Burgis iniziato nel 1682 dall'abate Michele Simi (Bari, 1655-1731), di Giovanni e di Livia Antonia di Negro, canonico del Capitolo di San Nicola che ne traccia la relativa storia nell'acquisto e nei successivi ampliamenti della tipica casa palatiata della città vecchia. ...» - «Palazzo Simi, attuale sede del Centro Operativo per l’Archeologia di Bari, è una casa palatiata di epoca rinascimentale che suggella una fitta e serrata stratificazione archeologica sia verticale che orizzontale. All’altomedioevo e all’epoca romanica si riferiscono le stratificazioni murarie visitabili nei sotterranei del palazzo, sorte sui resti di epoca imperiale (I secolo). Gli eleganti spazi del piano terra e dei piani superiori sono il risultato degli ampliamenti e delle trasformazioni dell’originario nucleo medievale in dimora storica, realizzati fra i secoli XVI-XVII».

https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Simi - http://www.archeopuglia.beniculturali.it/index.php?it/105/luoghi-della-cultura/21/palazzo-simi...


BaRI (torre La Monaca)

Dal sito www.barisera.it   Dal sito http://rilievo.stereofot.it

«Il nome della torre medievale che ha dato il nome a tutto l’insediamento, probabilmente indicava una fortificazione appartenente alle monache di Santa Scolastica, fuggite dall’omonimo monastero barese dopo le distruzioni operate in città da Guglielmo I detto il Malo (1156). Alcune ipotesi accomunano il sito di Torre delle Monache o Torre Monaca a quello citato in fonti trecentesche come "Torre Longa". In epoche successive la struttura divenne di proprietà della nobile famiglia barese Incuria. Questa famiglia giunse a Bari agli inizi del secolo XVI da Norimberga, divenendo molto in vista grazie ai rapporti con Isabella d’Aragona, duchessa di Bari dal 1501 al 1524, data della sua morte. ... L'elemento più rilevante dal punto di vista storico e architettonico è la torre, molto alta e solida, che risale al XIII secolo. Essa è realizzata per quasi metà dell'altezza con blocchi calcarei, per il resto dell’altezza con blocchi di tufo, e presenta numerose aperture su quattro livelli. Tra le aperture vi sono i due ingressi, entrambi a tutto sesto. Quello al piano terra è realizzato nella muratura della scala con ballatoio che conduce al primo piano dall'esterno; l'altro ingresso, più stretto e incorniciato da una ghiera lunata, si trova al primo piano, raggiungibile dalla suddetta scala, in passato forse attraverso un collegamento con ponte levatoio. Sul terrazzo della torre, non più praticabile perché crollato, è impostata la caditoia in asse con la porta di ingresso. Completano la fortificazione strette feritoie dalla caratteristica forma a croce latina con base triangolare: esse servivano per i lanci di frecce in tutte le direzioni, anche verso il basso, a difesa della torre. In epoche successive furono aggiunte le strutture abitative, più basse e realizzate in tufo, che chiudono la torre ai due lati. In alcuni di questi ambienti erano visibili alcuni affreschi, ormai scomparsi. Oltre ad un ipogeo, alle stalle e ai locali di lavoro, una cappella documentata già nel 1643 completava l’insediamento rurale. ...».

http://www.michelemonno.it/masserie/Lamonaca/comeArrivare.htm


BaRI (tutte le masserie)

Dal sito www.barisera.it

«Interesse e richiamo considerevoli vanno suscitando, da parecchi decenni, gli ipogei, le ville e le masserie di valore storico artistico che, in numero di circa una trentina, sono stati individuati nel territorio barese ad opera di ricercatori e studiosi, i quali, in alcuni casi, operano isolati, mentre in altri preferiscono lavorare organizzati in gruppi ed associazioni. Mentre la Civica Amministrazione ha in fase di avanzata elaborazione un progetto per l'acquisizione di tali insediamenti al patrimonio pubblico per una loro adeguata sistemazione, sempre numerosa si manifesta l'affluenza delle persone alle visite guidate predisposte dai cennati sodalizi privati o dalle circoscrizioni comunali, non essendo agevole rintracciare da soli, in aperta campagna, quegli antichi segni della storia. Per completezza d'informazione, si forniscono qui di seguito alcuni dati sommari intorno agli insediamenti conosciuti. ...».

http://puglia.splinder.com  -  http://www.michelemonno.it/masserie/index.htm  -  http://www.mondimedievali.net/Masserie/Puglia/Bari/indice.htm


BITETTO (casa dei Cavalieri di Malta)

Foto di SkyFrank, dal sito it.wikipedia.org   Dall'archivio di Mondi medievali

«In via Leonese, degno di nota è l'edificio medievale noto come la "Casa dei Cavalieri di Malta". Circa l'origine dell'edificio e della sua denominazione, diverse sono le ipotesi, tra le quali quella che lo vorrebbe proprietà dei Cavalieri del Tempio, nonostante la documentazione avara di notizie certe. La misteriosa casa-torre si sviluppa su tre livelli, intorno ad una corte interna, con due lati disposti ad angolo retto prospicienti la strada. Molto interessanti sono le finestre con architravi in pietra decorati a motivi geometrici. Di notevole pregio sono le due bifore all'ultimo piano, di cui una composta da due archetti trilobati sormontati da un archivolto ad ogiva con lunetta traforata a losanga. Anche questo edificio, nel tempo, ha avuto diverse destinazioni e ha subito varie trasformazioni e aggiunte, come il profferlo che porta al primo piano e che invade parte della sede stradale. L'emblema posto sulla porta principale del prospetto Est è attribuito alla nobile famiglia De Nicolò che nel Seicento occupò il palazzo; sotto lo stemma, una epigrafe che reca queste parole "Intrent securi qui querunt vivere pure - 1610" sembra attestare la presenza di alcuni religiosi del Seminario di Conza, che vi rimasero fino al 1648. ...».

http://www.bitettoweb.it/itinerario.php


BITETTO (mura, porte, Sedile)

Porta Piscina o Porta Barese, dal sito http://immobiliare.mitula.it   Porta Piscina o Porta Barese, dall'archivio di Mondi medievali   Il Sedile, foto di SkyFrank, dal sito it.wikipedia.org

«Mura. La muraglia era caratterizzata da imponenza e solidità, che avrebbero garantito la salvezza della città in caso di assedio. in tempi critici, le vie esterne erano vigilate da soldati posti di guardia su alcuni dei trentasei torrioni di forma rettangolare che insistevano sul perimetro della cerchia muraria, a quindici metri l'uno dall'altro, ma a due a due per custodire le porte di accesso. Esternamente appariva compatta e ininterrotta, senza alcuna apertura per non indebolirne le difese. Una prima muraglia viene attestata già dal 1099, epoca in cui vi era una turricella a oriente e una casa vecchia. La preesistenza di una cinta fortificata è confermata da Lorenzo Giustiniani, che scrisse nel 1797: "Sotto Carlo I [Bitetto] incominciò a riedificarsi nel luogo del castello fortificato d'intorno di torri e di mura, verso il 1266 e da quel tempo è rimasta sino al presente di piccola estensione".

Porte. Si poteva accedere alla città attraverso tre porte, abbattute nel XIX secolo durante il processo di espansione della città al di fuori del borgo antico. Esse erano aperte di giorno, dopo che la campana della Cattedrale aveva suonato il Mattutino, fino alle due di notte. Porta Piscina. Si erigeva ad est, accogliendo i viaggiatori da Bari e da Modugno, ed era la porta più importante della città. Era l'onore del Comune e il vanto della famiglia De Angelis: Flaminio De Angelis, infatti, ottenuto il titolo di principe della città volle dimostrare la riconoscenza per i doni ricevuti col feudo rendendo più imponente e ampia la porta (1634). Sul portale anticamente si stagliavano tre stemmi: quello del Comune, quello di Filippo IV di Spagna (allora re di Napoli) e quello della famiglia De Angelis. Porta Comunale. Posta a sud, veniva chiamata anche delle beccherie perché fuori di essa erano situati il macello e le due botteghe del fornello per cuocere la carne di proprietà comunale. Porta della Maddalena.  Era posta a ovest e prendeva il nome dalla cappella lì situata. ...

Il Sedile. Posto di fronte alla Cattedrale, il Sedile, antica sede del Comune, era il punto di riferimento per l'Universitas riguardo l'amministrazione, la giustizia e le attività economiche. Al suo interno erano conservate le unità di misura per il confronto con quelle usate dai forestieri. Qui risiedeva il Mastro Mercato, che regolava lo svolgimento di mercati, fiere e aste. Inizialmente era di forma cubica, con tre grandi arcate ogivali rivolte alla piazza che davano accesso agli uffici per le cause riguardanti piccoli reati e per la redazione degli atti legati alla vita pubblica. Nel XVIII secolo fu innalzato il primo piano e fu costruita una torre campanaria. Al primo piano fu alloggiata, nel XIX secolo, la gendarmeria borbonica. Probabilmente una delle stanze fu adibita a prigioni per i criminali in attesa di trasferimento. Sulla facciata è presente una protome leonina, utilizzata come gogna per i condannati, e una meridiana con gnomone, trasformata in un quadrante di orologio».

https://it.wikipedia.org/wiki/Bitetto#Architetture_militari - ,,,Il_Sedile


Bitetto (palazzo baronale)

a c. di Luigi Bressan


Bitonto (casino del Carmine)

a c. di Pasquale Fallacara


Bitonto ("castello della Matina")

a c. di Pasquale Fallacara


Bitonto (mura, porte)

Dal sito www.ilciclismo.it   Dal sito www.vieniabitonto.it

«Le mura della città oggi costeggiano gran parte del centro storico e in origine erano dotate di cinque porte e ventotto torri fra cilindriche, quadrate, maggiori e minori. La fortificazione della città risale al periodo normanno. In questo periodo infatti, si ha la costruzione di gran parte del tratto murario che costeggia il centro storico, nonché delle torri a base quadrata e delle cinque porte:
1) porta Pendile, situata nei pressi della chiesa di Santa Maria della Porta (Santa Rita), nella parte occidentale e così chiamata perché in passato dava su una zona in "pendio";
2) porta Nova, situata al limite nord del centro storico, nei pressi della chiesa di Santa Maria Annunziata, così chiamata perché fu l'ultima porta ad essere innalzata;
3) porta Robustina, che deve il suo nome alla città verso cui è rivolta, Rubis, l'attuale Ruvo, pertanto situata nella parte nord-occidentale;
4) porta la Maja, chiamata anche Porta del Carmine sia perché si trova di fronte alla chiesa della Madonna del Carmine sia perché è sormontata da una statua della stessa. È situata nella parte meridionale del centro storico, rivolta verso il torrente Tiflis (in dialetto la Maijn, da cui la Maja);
5) porta Baresana, situata nella parte nord-orientale del centro storico, è la più grande e meglio conservata. Il nome deriva, ovviamente, dall'orientazione verso Bari. Il nome originario era "Porta della marina", perché sita in direzione della ex marina bitontina Santo Spirito. Con lo scippo di Santo Spirito nel 1928 da Bitonto a Bari, per opera del podestà fascista di Bari (1926-1928), Araldo di Crollalanza (successivamente anche ministro dei lavori pubblici), la porta assume il nome di "Baresana" in quanto diviene la porta di accesso alla città per chi viene da Bari. Fu costruita presumibilmente nel XVI secolo. Tuttavia un secolo più tardi fu ricostruita in seguito ad un crollo o comunque ad un danneggiamento, conservando, nella facciata anteriore, uno stile rinascimentale. Sempre nella facciata esterna si nota, in cima, la statua dell'Immacolata Concezione, aggiunta nel 1834. Sulla sua base è incisa la dicitura POSUERUNT ME CUSTODEM. Più in basso si nota invece il vano dell'orologio aggiunto nel Novecento insieme all'annessa campana nascosta dietro la statua dell'Immacolata. Agli spigoli si notano gli acroteri seicenteschi. Sotto l'orologio è presente uno stemma dei Savoia che sostituisce uno stemma della città aggiunto nel 1551 in occasione del riscatto della città dal feudatario. Lo stemma sabaudo fu apposto in luogo dello stemma della città dopo l'unificazione d'Italia. L'accesso è costituito da un arco a tutto sesto affiancato da paraste terminanti in un architrave. Su questo è stata aggiunta la copia di una predella policroma, un dipinto rappresentante i santi protettori della città. Ai lati del vano dell'orologio, si notano gli acroteri aggiunti presumibilmente nel XVII secolo. La facciata retrostante presenta un fornice a ghiera affiancato da paraste in bugnato, similmente alla facciata esterna ma con degli zoccoli di basamento più alti. Sull'architrave si erge il timpano in cui è situato, nel mezzo, il secondo quadrante dell'orologio.

Durante il periodo angioino la difesa della città non fu trascurata; furono, infatti, innalzate le torri cilindriche, tra cui il torrione, la torre più imponente e la più resistente, e restaurate porta Pendile e porta Robustina. Tra il XVI e XVII secolo, furono attuati dei restauri e reintegrazioni, interventi si ebbero nel tratto tra Porta La Maja, piazza Castello e Vico Goldoni, portando quest’ultimo tratto di mura in avanzamento rispetto al vecchio allineamento normanno. Fu realizzato il Trione, cioè un torrione, posto sull’estremo orientale della città antica, laddove probabilmente sorgeva una torre più vecchia. Oggi delle mura, rimangono lunghi tratti che delimitano la parte meridionale del centro storico mentre della parte settentrionale rimane ben poco. Delle cinque porte originarie ne rimangono solo due: porta la Maja è comunemente chiamata porta del Carmine per il basso rilievo raffigurante la Madonna del Carmine presente nella parte alta della porta. A porta Baresana sono state aggiunte una statua dell'Immacolata Concezione e due orologi. Infine sono ancora presenti diverse torri, tra cui il torrione angioino».

http://it.wikipedia.org/wiki/Bitonto


Bitonto (palazzi)

Dal sito www.bitonto.biz   Dal sito www.vieniabitonto.it

«Palazzo Sylos-Vulpano. Oggi monumento nazionale, il palazzo fu costruito nella seconda metà del Quattrocento per volere di Giovanni Vulpano, riutilizzando forse una torre medievale del XII secolo. Oltre il portale con elementi tardo-gotici aragonesi, si apre un cortile che riprende lo stile rinascimentale napoletano dove, nel fregio, diversi personaggi del casato sono raffigurati insieme a condottieri ed imperatori romani. Allo stemma della famiglia Vulpano si aggiunse quello della famiglia Sylos, quando con l'estinzione della prima questa divenne proprietaria del palazzo.

Palazzo Sylos-Calò. Edificata tra il 1529 e il 1583 da Giovanni Alfonso Sylos, in stile tardo-rinascimentale, la residenza nobiliare ha una facciata irregolare sulla quale si apre un portale inquadrato da lesene e con due effigi imperiali sotto il cornicione. Il loggiato, realizzato su due livelli, è stato considerato l'espressione più ricca del Rinascimento pugliese. Il porticato si erge su otto colonne; l'androne è coperto da volte ribassate con lunette e presenta colonne lisce con capitelli corinzi, ripresi dal rinascimento fiorentino. Dal 2009 l'edificio ospita la Galleria nazionale della Puglia, che custodisce una ricca collezione di dipinti di arte moderna donata allo Stato da Girolamo e Rosaria De Vanna.

Palazzo De Ferraris-Regna. Il nucleo originario risale al XIV secolo e fu realizzato dai De Ferraris, nobile famiglia genovese che si stanziò nel XIV secolo a Bitonto. Anticamente il palazzo si estendeva fino all'Arco Pinto. Tra il 1586 e il 1639 fu ricostruito per volere della famiglia Regna (giunta a Bitonto nel XIII secolo con Paolo Regna, preso in ostaggio a Milano da Federico II). Il palazzo presenta un portale con colonne di ordine dorico poggianti su un semplice basamento. I loggiati interni sono realizzati in epoche diverse: il primo piano e il cortile risalgono al XIV secolo, mentre il piano superiore è più recente. Le finestre sono state trasformate in seguito in balconi. Il portale è in stile tardorinascimentale, con la data (1586) incisa sul portale stesso.

Palazzo De Lerma. Fu fatto costruire accanto alla concattedrale, in un'area precedentemente inclusa nelle proprietà del vescovo nel XVI secolo, da Girolamo De Lerma, duca di Castelmezzano e appartenente ad una famiglia giunta in Italia dalla Spagna verso il 1500. Sulla sua destra preesisteva la chiesetta della Santa Maria della Misericordia, della quale si conserva il portale principale (risalente al 1586) con, sulla parte superiore, il bassorilievo di una pietà. Il palazzo è coronato da un ricco cornicione ed è in stile rinascimentale anche se successivamente vi furono delle trasformazioni e delle aggiunte in stile barocco, cui seguì l'aggiunta dei balconi nel XVIII secolo. La facciata del palazzo è prospiciente con il sagrato della concattedrale e tra di essi vi è una loggia cinquecentesca chiamata loggia delle benedizioni. Essa è realizzata in stile rinascimentale ed è posizionata ad angolo».

http://it.wikipedia.org/wiki/Bitonto


Bitonto (torre angioina)

a c. di Luigi Bressan

  

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Vincenzo Fiore (https://www.facebook.com/labellaveduta)   Foto di Vincenzo Fiore (https://www.facebook.com/labellaveduta)   Foto di Vincenzo Fiore (https://www.facebook.com/labellaveduta)


BITONTO (torre d'Agera)

Foto di Pasquale Fallacara, dal sito www.panoramio.com   Foto di Sergio Chiaffarata, dal sito www.pugliaindifesa.org

«L’antica struttura difensiva è situata in strada vicinale di Torre d’Agera, nel territorio comunale di Bitonto, nei pressi dell’autostrada A14. Trascurata da lungo tempo, oggi continua a resistere alle intemperie e all’abbandono. La torre, realizzata in aperta campagna, fu di proprietà della nobile famiglia Agera. Oggi, la torre nei suoi resti superstiti, sprovvista di vincolo, “catalogata tra le masserie e chiese rurali di particolare interesse storico artistico”, come ci ricorda Pasquale Fallacara, è, oramai, destinata a scomparire tra gli uliveti e le cave di pietrisco presenti nella zone circostanti, “cancellando per sempre una delle tante dimenticate strutture rurali ricche di storia e di bellezza”» (a c. di Sergio Chiaffarata) - «...databile intorno al XV secolo. Di pianta quadrangolare, sviluppata su due livelli, si ergeva su un antico frantoio oleario ed era racchiusa in un ampio recinto, che delimitava un delizioso pometo. Apparteneva alla nobile famiglia Agera, salita agli onori della vita civile ed economica della città nel XVI secolo, grazie a ripetute prove di nobiltà. In tal modo l'emergente famiglia cercò di ottenere un seggio nella piazza di Sant'Anna ... Della Torre, oggi fortemente degradata, residuano minimi elementi architettonici, tra cui una caratteristica bifora, uno stretto ingresso difeso da caditoia ed alcuni possenti muri perimetrali. Al piano terra si evidenzia un ambiente, un tempo voltato a botte ed oggi scoperto, dotato di focolare, nicchie e un probabile cisterna interna, tipica delle torri difensive e forse sepolta sotto l'enorme cumulo di materiale pietroso, dovuto al crollo del piano superiore. Sulla facciata principale, ormai crollata, con molta probabilità spiccava lo stemma araldico degli Agera. All'interno del pericolante complesso, a differenza di altre simili strutture rurali, non vi è alcun ambiente destinato al culto religioso (una cappella). Ciò fa supporre che nei pressi di tale contrada anticamente sorgesse, al servizio del complesso difensivo, una piccola chiesetta rurale, di cui nel tempo si è persa ogni traccia (forse la chiesetta rurale dell'Immacolata, ubicata sulla vicina via del “Cuorchio”). Tutt'intorno sono presenti, sparsi sul suolo, cocci di epoca medievale, testimonianza di una florida viabilità rurale che collegava l'entroterra bitontino al mare di Giovinazzo» (a c. di Pasquale Fallacara, nel sito a c. di Salvatore Capotorto).

http://www.pugliaindifesa.org/segnalazione-aprile-2015.html - http://www.ba.itc.cnr.it/BTN/BTN0067.html


Bitonto (torre del Chiuso)

a c. di Pasquale Fallacara


Bitonto (torre del Conte o casino Ilderis)

a c. di Pasquale Fallacara


Bitonto (torre del Lupomino)

a c. di Pasquale Fallacara


Bitonto (torre dell'Alfiere)

a c. di Pasquale Fallacara


Bitonto (torre di Caccavino)

a c. di Pasquale Fallacara


BITONTO (torre di Cesare - Villa Sylos, detta La Contessa)

Dal sito www.pugliaindifesa.org   Dal sito www.pugliaindifesa.org

«Il complesso, noto come "La Contessa", è situato in un lotto di terreno di oltre 5000 mq nel territorio di Bitonto, in località Torre di Cesare ed è di proprietà demaniale. Immerso in un giardino con alberi secolari, è costituito da: una torre di avvistamento a cui è stato addossato un portico ad una campata, un portale di accesso da cui parte un selciato che conduce al fabbricato principale, la Villa Sylos e la piccola chiesa di S. Tommaso. La costruzione del complesso rustico di Torre di Cesare si articola in diverse fasi a partire dal XV sec, sino a giungere al XX sec., con un'integrazione ad opera dell' Ing. Luigi Sylos, motivo per il quale si attribuisce al bene l'ulteriore denominazione di Villa Sylos. Nella seconda metà del XX sec. il complesso risulta bene a disposizione del Ministero di Grazia e Giustizia che lo utilizza come Casa di Rieducazione e, dopo interventi di rifunzionalizzazione, il complesso diventa bene demaniale nel 1975. Il complesso è in stato di abbandono dal 1978 e si presenta in notevole stato di degrado, con architravi e stipiti danneggiati, impianti divelti, apparato decorativo ed infissi asportati.

Il primo nucleo de "La Contessa" è rappresentato dalla Torre Alitti, una torre di avvistamento risalente al XV secolo, posta all' ingresso del complesso: la torre, a pianta rettangolare, realizzata in conci di pietra calcarea irregolari, si sviluppa su più livelli ed è coperta da un tetto a doppia falda rivestito di chiancarelle. A questa struttura di vedetta viene addossato successivamente un portico ad una campata coperta da volta a crociera; esso è caratterizzato da un tessitura muraria in conci abbastanza regolari di pietra calcarea e si sviluppa su un unico livello. L'accesso alla villa è segnato da un portale di ingresso: la struttura presenta un arco che immette in un piccolo passaggio coperto da volta a botte ribassata; dal lato interno del portale si possono ancora notare i cardini in pietra di un perduto portone d'ingresso; particolare risulta la presenza di un selciato che conduce dal portale di ingresso al vano di accesso della villa. La villa, risultato di addizioni nel corso dei secoli, nella configurazione attuale ha una pianta a forma di L ed è costituita da diversi ambienti; il fabbricato presenta un paramento murario a faccia vista e si articola su un solo livello, ad esclusione del volume giustapposto sul lato sud-est che appare invece costituito da due livelli. L'edificio, costituito da diversi vani coperti sia da volte a botte con teste di padiglione, sia da volte a crociera, sia da solai piani con travi metalliche e bubbole in terracotta, presenta un coronamento costituito da una serie di dentelli, concluso superiormente da una gola diritta.

Il prospetto nord-ovest della villa presenta una piccola finestra ricavata nell'angolo a sinistra e una serie di tre finestre più grandi; il vano di ingresso presenta una modanatura lapidea lungo stipiti e architrave e lo stemma della famiglia Sylos-Labini, recante una croce e tre conchiglie in bassorilievo. Il prospetto nord-est presenta a sinistra una finestra e a destra un'apertura, entrambe caratterizzate dalle stesse modanature riscontrate sul lato nord-ovest; il vano d'ingresso, oltre a riportare lo stesso stemma è arricchito da una iscrizione al di sotto della cornice che così recita: "MATHILDIS SILOS LABINA / REST. ANNO DOMINI MCMXXVIII"; ciò ci consente di collocare temporalmente l'intervento effettuato dall'Ing. Luigi Sylos Labini che realizza questi ambienti coperti con solaio piano. Il prospetto sud-est presenta tre grandi aperture da cui sono stati asportati gli elementi decorativi di stipiti e architrave ed una finestra più piccola. Ortogonalmente a questo corpo di fabbrica e accostato ad esso si sviluppa un edificio costituito da due ambienti e un disimpegno su un unico livello: ad esso è addossato un portico, sicuramente di epoca successiva rispetto al resto della struttura, che si articola in cinque campate con copertura piana sorretta da pilastri in muratura. Il prospetto sud-ovest presenta anche un corpo aggettante, sicuramente di epoca posteriore al resto del complesso, che si sviluppa su più livelli e presenta orizzontamenti presumibilmente in laterocemento. A completamento del complesso si segnala la presenza della cappella rurale di San Tommaso: essa si colloca alla fine del viale in asse con la torre di vedetta ed è costituita da un unico ambiente di pianta pressoché quadrata coperto da una volta a crociera; risultano assenti tutti gli apparati decorativi, sia interni, come l'altare di cui resta solo la predella, che esterni, di cui rimane traccia di alloggiamento per un ipotetico stemma o epigrafe al di sopra del portale d'ingresso».

http://www.pugliaindifesa.org/villa_sylos_-_la_contessa_bitonto.html (a cura di Rossella Caggianelli)


Bitonto (torre e chiesa di Sant'Aneta)

a c. di Pasquale Fallacara


Bitritto (casa-torre, centro storico)

Dal sito www.comune.bitritto.ba.it   Dal sito www.comuniverso.it

«Casa-torre. è un edificio estremamente rappresentativo delle forme di architettura civile della regione. La costruzione, che può considerarsi tre quelle meglio conservate nell'antico tessuto urbanistico cittadino, occupa una superficie di base alquanto ridotta - com'è tipico negli edifici di questo genere - ma s'impone alla vista per il suo considerevole sviluppo altimetrico, articolato su quattro piani. A Nord e ad Ovest è addossata ad altre costruzioni più tarde, che ne impediscono l'esame, ma fortunatamente il prospetto Est (nella foto) e quello Sud sono liberi, in quanto delimitano l'angolo dell'originaria insula abitativa. Il paramento murario a conci rettangolari di pietra calcarea di dimensioni irregolari, legati tra loro con malta, risponde alle caratteristiche costruttive proprie dell'età medioevale e presenta, poco più in basso della metà dell'altezza complessiva, un motivo a beccatelli lungo le due facciate visibili, e che quasi certamente doveva interessare anche gli altri due prospetti, occultati dalle fabbriche posteriori (supponendo che la costruzione sorgesse isolata). Questo motivo, frequentissimo nelle strutture difensive e nelle fortificazioni, introduce un distacco visivo tra la parte basamentale, più chiusa e compatta, e lo sviluppo superiore del fabbricato. ... Più ampia e spaziosa è la finestra del secondo piano, dalle forme chiaramente rinascimentali, con mensola decorata da motivi a foglia e cornice modanata; essa è arricchita dall'inserto di due mensoline scolpite con forme di creature mostruose sui lati e da uno scudo araldico in basso. Quest'ultimo, molto abraso, è stato identificato con uno stemma analogo, ma meglio conservato, che si trova murato sul fronte di una casa attigua a questa, lungo la Via Giusti, denominata "Casa De Filippis": potrebbe trattarsi, come propongono gli studiosi locali cui va il merito di questa identificazione, di un simbolo religioso (riferendosi al fatto che Bitritto costituiva un feudo ecclesiastico), ma non è da escludere, tuttavia, che appartenesse ad una nobile famiglia locale che possedeva l'immobile

Centro storico. Il centro storico di Bitritto si presenta decentrato rispetto all'intero abitato, il cui sviluppo ha risentito nel secolo scorso (e ancora ne risente) della forza attrattiva esercitata dalla vicina città di Bari. Nell'ambito del centro storico il comparto più antico è quello delimitato dalle vie R. Bonghi, N. Balenzano, Settembrini e piazza A. Moro. Questo é chiuso su sé stesso ed ha una cortina di perimetrazione ad andamento pressoché rettilineo sul lato Nord e prevalentemente curvilineo per il restante sviluppo, interrotta in pochissimi punti da vicoli che consentono l'accesso all'interno, dove la viabilità diventa più ampia. L'elemento più interessante dell'assetto urbanistico del borgo è costituito dall'organizzazione ad isolati paralleli, disposti lungo la direzione Est-Ovest, della fascia più settentrionale delimitata da via Bonghi, piazza Leone, via Guglielmi e via Balenzano, dove sono accentrati gli edifici più antichi, risalenti cioè al periodo compreso tra i secoli XI e XV; il resto dell'edilizia, a parte interventi recentissimi, risale al periodo compreso tra i secoli XVI e XIX. ...».

http://rilievo.stereofot.it/studenti/aa99/Consiglio/files_html/casatorre.html  -  http://rilievo.stereofot.it/studenti/aa99/Consiglio/files_html/borgo.html


Bitritto (castello baronale)

a c. di Luigi Bressan


BITRITTO (torre Di Mossa)

Dal sito www.mangiarebene.com   Dal sito www.oliodecarlo.com

Si trova nelle campagne di Bitritto, nella tenuta dell'antica azienda olivicola omonima, di proprietà della famiglia Di Carlo (l’olio veniva prodotto in un frantoio attualmente sotto vincolo della Sovrintendenza dei Beni Culturali). In rete non sono reperibili notizie storiche specifiche sulla torre.

«L'attenzione della famiglia De Carlo nei confronti della magnifica oliva prodotta dalla propria terra è testimoniata dalle più antiche carte che si conservano su Bitritto. Moltissimi sono gli atti notarili della seconda metà del '500 con i quali gli esponenti della piccola ma operosa famiglia acquistavano e permutavano terre. Dalle carte emerge come per due secoli la famiglia ebbe il doppio cognome "de mariano de carolo". Ad iniziare da quel Carolo de Mariano che compare in un atto del 1598. In quegli anni Marianus de Mariano era sindaco della Magnifica Universitas Bitricti e priore della confraternita del S.S. Sacramento. Nel corso del '600 diversi personaggi si distinsero all'interno della comunità per le loro relazioni con autorità della zona ed in particolare con i Visconti, baroni di Loseto, impegnati su vasta scala nella produzione e commercializzazione dell'olio. Tra questi emerse Nicola de Mariano de Carolo, figlio di Nardo Antonio. Fu lui il "cascero", vale a dire il tesoriere dell'Università, che nel 1651 acquistò una "casa lamia" sita nel suburbio di Bitritto accanto al trappetum novum».

http://www.oliodecarlo.com/ita/azienda/la-storia


Capurso (palazzo baronale, villa Venisti)

Dal sito http://lnx.capurso-online.it   Dal sito www.comune.capurso.bari.it

«Dal punto di vista architettonico, per Capurso, emerge, prima di ogni altra cosa, il suo centro storico, di impianto tipicamente medievale, con i suoi bassi, con le corti, i gaifi o vignali, gli archi, le viuzze lastricate, su cui si affacciano le pochissime case “palazziate”, con bugne (palazzo D'Addosio) e antefisse scolpite con dignità artistica. Gli edifici di maggior pregio architettonico di Capurso sono la Chiesa Madre, del XVI secolo, il convento di San Francesco da Paola, del 1300, i palazzi baronali e il Santuario Basilica della Madonna del Pozzo in stile tardo-barocco ...».

«Villa Venisti. Un tempo “Casa dei Sette Spiriti”, oggi “Villa abbandonata e degradata”, si presenta così la Villa Venisti in zona prolungamento San Carlo. Nel corso degli anni la nostra amministrazione comunale, ha dovuto restaurare (seppur solo esternamente) l’immobile per poi provare per ben due volte a “cedere” al primo che ne facesse richiesta la proprietà, per trasformare la bella “Villa”, donata a tutta la cittadinanza per usi sociali, in usi commerciali. Infatti con la semplice vista, sarà possibile notare due costruzioni iniziate ed abbandonate per la realizzazione di una “Casa di Cura”, anziché una struttura per “anziani indigenti” come da testamento dell’avv. Gennaro Venisti».

http://it.wikipedia.org/wiki/Capurso#Edifici_storici  -  http://lnx.capurso-online.it/html/2009/02/02/villa-venisti...


Carbonara (resti del castello)

a c. di Luigi Bressan


Casamassima (porte, palazzo ducale)

Dal sito http://notizie.comuni-italiani.it   Dal sito www.comune.casamassima.ba.it

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Vito Cassano (https://www.facebook.com/profile.php?id=100006252105008)   Foto di Vito Cassano (https://www.facebook.com/profile.php?id=100006252105008)   Foto di Vito Cassano (https://www.facebook.com/profile.php?id=100006252105008)  ---  La Torre dell'Orologio, foto di Vito Cassano (https://www.facebook.com/profile.php?id=100006252105008)   La Torre dell'Orologio, foto di Vito Cassano (https://www.facebook.com/profile.php?id=100006252105008)   La Torre dell'Orologio, foto di Vito Cassano (https://www.facebook.com/profile.php?id=100006252105008)   La Torre dell'Orologio, foto di Vito Cassano (https://www.facebook.com/profile.php?id=100006252105008)

«Sotto i Normanni il borgo antico di Casamassima viene cinto da mura con ben 33 torri di cui ne rimarrano una decina nel XVIII secolo e solo una, sita nella sua parte orientale, ai giorni nostri. In origine le porte che davano accesso al borgo erano due: la Porta del Lago e la Porta del Molino o della Piazza. Un terzo ingresso urbano, la Porta Nuova fu aggiunta nel XVIII secolo dai De Ponte, feudatari dell’epoca, sul lato nord delle mura. La Porta della Piazza oggi è l’unica superstite delle tre e costituisce il principale ingresso al borgo antico ed oggi presenta il lato esterno, che dà su Piazza Aldo Moro, rifatto nel 1841 (per iniziativa dell’allora sindaco Donato Amenduni jr.) dall’architetto locale Angelo Michele Pesce che aggiunse la troncopiramidale torre dell’orologio, coronata dalla cella campanaria. Da allora la porta si chiamò Porta Orologio. Dal punto di vista urbanistico il borgo antico non presenta più le mura perché esse furono demolite nel corso del XIX secolo per far posto alle nuove abitazioni con le facciate rivolte verso il nuovo abitato che prendeva forma. All’interno dell’antico circuito murario il borgo presenta strade tortuose che delimitano gli isolati che sono organizzati attorno a delle corti a cui danno accesso delle stradine senza uscita chiamate chiassi. Sempre nel XIX furono aperte alcune nuove strade, tra cui Via Chiesa e Via Sirena, per raccordare il borgo antico a quello nuovo. Le abitazioni del borgo antico presentano in facciata i mugnali, scale esterne che collegano il “sottano”, locale al pian terreno, al sovrastante “soprano” che era illuminato da un unica finestra con mensole laterali che denunciano un’influenza dalmata. Inoltre molte abitazioni presentano le facciate tinteggiate di celeste e tale colore è dovuto alla presenza di alluminio nell’intonaco a base di calce, che aveva la funzione di disinfestare l’ambiente contro gli insetti come le zanzare» - «Denominato anche Castello, è situato all’interno del borgo antico. Risalente al XII secolo, è stato dimora di feudatari che nel corso dei secoli lo hanno sottoposto a continui restauri. Ricordiamo le importanti famiglie dei Casamassima, Acquaviva d’Aragona, Vaaz, De Ponte, Caracciolo. Il suo elemento architettonico più interessante è il portale di ispirazione spagnola del XVI sec. con bugnato a punta di diamante. Meritano una citazione anche la torre esterna quadrangolare normanna e la seicentesca balaustra a colonnine della balconata del primo piano».

http://notizie.comuni-italiani.it/foto/25234 - http://castelliere.blogspot.it/2012/09/il-castello-di-sabato-15-settembre.html


Cassano Murge (centro storico)

Dal sito www.comuniverso.it   Dal sito www.telenorba.it

«Il centro storico è tutto un andirivieni di vicoli e stradine, che si incontrano e si intrecciano, si aprono e si chiudono in corti e cortili. E’ degno di visita il Palazzo Miani-Perotti, costruito nel 1763 su progetto del celebre architetto di Cassano, Vincenzo Ruffo, che fu allievo del Vanvitelli e diresse i lavori alla Reggia di Caserta».

http://www.barisera.it/cassano.htm


Castellana Grotte (centro storico)

Dal sito www.carovigno.net/nuke   Dal sito www.comune.castellanagrotte.ba.it

«I palazzi. Il Palazzo Municipale (ex convento della chiesa di San Francesco: il chiostro interno, le sale, le tele di Sergio Niccolò de Bellis), dove sono in via di ultimazione i lavori di adeguamento;il Municipio Vecchio (XVI secolo); le facciate dei palazzi: i settecenteschi di via Roma, gli ottocenteschi di corso Italia e via Risorgimento (progettato dall'architetto Sante Simone, ospita la biblioteca civica). Il centro storico. Tra le strade lastricate si scorgono chiese, palazzi, archi, e case bianche ristrutturate. Per restituire al centro storico decoro, vivibilità e qualificazione ambientale ci sono agevolazioni tributarie per la ristrutturazione di abitazioni private e per le attività commerciali. L'iniziativa rientra in un più ampio programma di recupero previsto nei tre piani particolareggiati del centro storico, uno per ogni zona: il nucleo più antico (XI secolo), gli ampliamenti del 1300-1400, gli sviluppi fuori le mura del 1700-1800. E si sono appena conclusi i lavori di risanamento della voragine di largo Porta Grande. La zona è stata restituita al paesaggio urbano dopo gli effetti del disastroso crollo del 1968 che inghiottì un antico palazzo (i lavori, dal complesso iter procedurale sono iniziati nel 1997)».

http://www.comune.castellanagrotte.ba.it/turismo/itinerari-e-visite-guidate-castellana-grotte/da-visitare-in-citta--nei-dintorni.html


Ceglie del Campo (castello)

a c. di Luigi Bressan

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Carla Morganti (http://www.ascolinelpiceno.it)   Foto di Carla Morganti (http://www.ascolinelpiceno.it)   Foto di Carla Morganti (http://www.ascolinelpiceno.it)   Foto di Carla Morganti (http://www.ascolinelpiceno.it)


Cellamare (resti dell'edificio fortificato)

a c. di Luigi Bressan


Conversano (casino di caccia Marchione)

redazionale


Conversano (castello degli Acquaviva d'Aragona)

a c. di Luigi Bressan


Conversano (centro storico)

Dal sito www.sdamy.com   Dal sito www.agriturismo.net

«Su una piacevole altura delle Murge, a soli 8 km dal mare, sorge Conversano, immersa nella fertile campagna che la circonda. Le origini di Conversano si fanno risalire all’età del ferro, quando allora era conosciuta come Norba. Inserita nell’Impero romano ne subisce l’influenza e la conseguente decadenza a seguito delle invasioni barbariche. Intorno al V secolo, su quello che era il territorio di Norba, sorge una nuova borgata chiamata Cupersanum, dominata dai normanni e in seguito dagli aragonesi il cui più importante esponente fu Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona, più noto come il “Guercio delle Puglie”, la cui storia si intreccia con le sue leggende. Caratteristico è il suo centro storico diviso in tre parti (la città medievale, Casalvecchio e Casalnuovo) su cui troneggia il Castello Aragonese, in una posizione in grado di dominare l'intero territorio circostante fino al mare, e affacciato sull'antico largo della Corte, un'ampia piazza dalla forma irregolare, da sempre fulcro della vita cittadina».

http://www.gopuglia.it/guida-turistica/bari/conversano/comune-conversano.html


Conversano (torre del Brigante)

Dal sito www.torrebrigante.it   Dal sito www.montepaolo.it

«L’agriturismo Montepaolo si presenta come la classica dimora nobiliare di campagna, composto da due corpi: la struttura centrale e, a 200 metri di distanza, la Torre del Brigante, risalente al ‘300 e adibita a resort. ... Edificata nel ‘500 su elementi preesistenti per essere utilizzata come punto d’appoggio durante la stagione di caccia dai Conti Acquaviva D’Aragona, la struttura fu acquistata dal giudice Cataldo Ramunni, antenato dell’attuale proprietaria. Dalla metà dell’‘800, ha subito diverse trasformazioni a seconda dell’uso, di cui attualmente sono ancora visibili le tracce, ma sempre nel rigoroso rispetto dell’originaria architettura. Sull’atrio si affacciano due spazi, attualmente adibiti a sala ristorante: sulla destra il vecchio palmento, l’antico luogo di vinificazione precedente al ‘500, dove è ancora visibile la cisterna utilizzata dai contadini per conservare il vino. Tale ambiente divenne poi la camera residenza della famiglia del massaro (contadino a cui veniva dato in uso parte di un immobile affinché potesse mantenere viva la struttura e i terreni in assenza dei proprietari). Sulla sinistra la Sala delle Carrozze, costruita alla fine dell’800, presenta ancora le arcate delle mangiatoie per i cavalli, ora utilizzate come nicchie e mensole, e dove venivano conservate anche le botti di vino. Di grande importanza storica la chiesetta rurale con affreschi del 1642, che, secondo l’Archivio Comunale di Conversano, è una delle cinque chiese rupestri meglio conservate del territorio cittadino e con molta probabilità, uno dei quattro eremi di Sant’Antonio da Padova. A circa 200 metri dalla struttura principale, all’uscita del boschetto di macchia mediterranea, si erge la “Torre del Brigante“, risalente al ‘300 e riconosciuta come bene di interesse storico-architettonico. Interamente costruita in pietra locale e ristrutturata seguendo un progetto specifico per i beni storici, approvato dal Ministero dei Beni Culturali, conserva intatto il fascino medievale».

http://www.montepaolo.it/lang/it/il-resort/cenni-storici-agriturismo-montepaolo


Conversano (torre di Castiglione)

redazionale


Corato (arco Ripoli, palazzo De Mattis)

Dal sito www.coratolive.it   Dal sito it.wikipedia.org

«Nel 1922, anno in cui la falda freatica raggiunse il più alto livello, crollarono, o furono in seguito abbattute a causa dei gravi danni subiti, importanti edifici situati in Piazza di Vagno come il Palazzo della Noya o la Chiesa del Monte di Pietà. Di questo disastro il centro antico di Corato risente le conseguenze ancora oggi: un po’ ovunque si possono vedere costruzioni pericolanti, edifici abbandonati e invasi dalle erbacce. In questo generale stato di abbandono sorprende la sopravvivenza quasi miracolosa di alcune testimonianze architettoniche del passato come, per esempio alcuni archi che fungono da collegamento tra un edificio e l’altro svolgendo la funzione, a volte, di vera e propria “corte”. Uno di questi è l’Arco Ripoli oltrepassando il quale, sulla sinistra, in alto, è possibile ammirare una bella bifora trilobata del primo ‘400 caratterizzata da una decorazione a piccole bugne a punta di diamante che riprende il motivo del rivestimento in pietra del Palazzo de Mattis in via Roma, già ispirato al più famoso Palazzo dei Diamanti di Ferrara. La collocazione originaria della bifora è diversa da quella in cui oggi è possibile ammirarla: si tratta probabilmente di un reperto, poi riutilizzato, proveniente dal castello di Corato, castello che ospitò per circa un mese anche il re Carlo d’Angiò. La bifora, assieme ad altri lacerti sparsi un po’ ovunque nel centro storico, fornisce una testimonianza importante per ricostruire il volto della città tra la fine del ‘400 e la fine del ‘500.

http://www.coratolive.it/City/16/VistaSez.aspx (a cura di Marilena Torelli)

«L’edificio che il Molinini dice eretto da Martius Patroni nel 1579, successivamente passato ai Patroni Griffi, è ora noto come Palazzo de Mattis. Planimetricamente si tratta di un edificio a pianta rettangolare occupante un intero isolato del nucleo antico di Corato ed in particolare del lotto all’intersezione fra gli assi Via Roma e l’omonima Via de Mattis. Il valore architettonico dell’edificio lo si deduce dal tipo di bugnato utilizzato ai piani alti. L’edificio noto anche come “u palazz de re pète pezzate” presenta al di sopra della cornice marcadavanzale un piano nobile totalmente rivestito con Bugne a punta di diamante probabilmente di fattura e derivazione Ferrarese. Ciò lo si deduce dalla presenza di dimostrati rapporti culturali intrattenuti nel 500 fra Ferrara e la terra di Bari, e nello specifico attraversa la figura di Lucrezia Borgia. Lo stesso tipo di decorazione ritorna nelle tredici bugne assai più sporgenti che incorniciano e gerarchizzano il portale d’accesso; nelle diciotto dimensionalmente più raffinate che incorniciano le singole finestre ed infine negli elementi a punta che scandiscono il basamento lungo la via Roma. Tipologie decorative simili sono rintracciabili a Corato in un edificio sulla via Santa Caterina oltre che nel distrutto Palazzo Ducale, oltre che in alcuni edifici biscegliesi. Nello specifico il prototipo base dovrebbe essere costituito dal Palazzo dei diamanti a Ferrara opera di Biagio Rossetti. Sul piano nobile, allo spigolo fra via Roma e via de Mattis campeggia lo stemma patronale della famiglia Patroni Griffi, altre volte presente negli edifici coratini. Lo stemma in questione presenta una divisione netta in due parti, l’una per i Patroni e l’altra per i Griffi, con due simboli differenti, da un lato una mano sorregge un’ancora, dall’altra un grifone. L’effetto visivo attuale è traviato rispetto a quella che doveva essere la vista post edificazione. Le bugne erano tutte bianche e non rosacee, come appare attualmente, ed inoltre la precisa stereotomia ed il combinarsi delle stesse, dimensionalmente diverse, garantiva apprezzabilissimi effetti chiaroscurali e giochi di luce ed ombra sapientemente studiati dall’architetto progettista».

http://www.coratolive.it/City/28/VistaSez.aspx (a cura di Ada Loiodice, Filippo Loiodice, Mario Piccarreta)


Corato (Sedile e palazzo Gioia, già castello)

Dal sito www.coratolive.it   Dal sito www.coratolive.it

«Palazzo Gioia e piazza Sedile hanno sempre rappresentato il centro della vita cittadina, a partire dal medioevo: il nome stesso di piazza Sedile, ricorda i tempi in cui su questa piazza si governava la città da un punto di vista giuridico-amministrativo. Un bassorilievo, chiaramente visibile ai lati del portale di palazzo Gioia che fronteggia la biblioteca comunale, rappresenta un’antica stadera che riuniva simbolicamente tre significati: era il simbolo dei Carafa, antichi feudatari di Corato; era, in quanto bilancia, simbolo dell’equità della giustizia che veniva amministrata nel palazzo della pretura; ed era simbolo del commercio, in quanto sulla piazza si teneva il mercato cittadino. La leggenda vuole che sull’attuale sito del palazzo sorgesse il castello della Corato medievale eretto dai Normanni assieme alle mura della città che seguivano il tracciato dell’attuale Stradone; è molto probabile che in adiacenza all’edificio fosse collocata una delle quattro porte della città, quella rivolta verso Ruvo, ma nessuna evidenza storico-archeologica ci testimonia la presenza di un castello medievale, sede del potente locale, idea che resta nell’ambito delle supposizioni. Il palazzo nella veste in cui si presenta a noi oggi è ottocentesco, costruito a partire dal 1837, su progetto dell’architetto Mastropasqua di Giovinazzo. Il bellissimo palazzo che si presenta come un unico blocco isolato dalle costruzioni circostanti fu ricostruito a metà ottocento, mentre Corato viveva forti cambiamenti dal punto di vista urbanistico: l’antico tracciato murario venne lastricato per creare un largo stradone cittadino che apriva la città ad una nuova espansione. Tutti i palazzi che si ritrovavano a ridosso della cinta muraria furono ripensati o ricostruiti nell’ottica di questo cambiamento di fronte. La nuova architettura del palazzo ben tenne in conto il fatto che l’edificio, in quella posizione, nei secoli aveva rappresentato un punto nodale nella storia della città.

Si tratta di un edificio molto complesso nell’organizzazione interna, ma regolare e simmetrico nell’aspetto esteriore; è un fabbricato su tre piani, caratterizzato sui quattro prospetti da un bugnato massiccio che evidenzia tutto il piano basamentale e gli spigoli. I due livelli principali sono ben scanditi dalla successione di pietra e intonaco; del terzo, il mezzanino ricavato tra gli altri due, al di sopra delle alte volte dei locali del pianterreno, si intuisce la presenza dalle piccole bucature nel piano del basamento. Il palazzo si apre con due portali sia sul corso che su piazza Sedile, allineati a coppie; due di questi sono posti in asse anche con via Roma, in modo che quando i portoni sono aperti si crea una interessante prospettiva che partendo da corso Mazzini , passando per piazza Sedile, rende visibile tutto lo sviluppo di via Roma che all’epoca della costruzione, ancor più di oggi, rappresentava uno degli assi portanti della vita della città. I due atri interni sono sostanzialmente asimmetrici, perché in passato erano adibiti a funzioni completamente diverse; il primo a cui si accede dai portali posti in asse con via Roma aveva funzione di rappresentanza e ingresso ufficiale agli appartamenti; il secondo, il cui ingresso avviene dal portale di fronte alla biblioteca, era un atrio di servizio che serviva per aerare e illuminare gli ambienti più interni. Infatti, pur essendo geometricamente in asse, questi due portali non sono tra loro collegati. Il portone principale ha un ampio vano d’ingresso a cui fa seguito una doppia fila di colonne che segna il percorso che conduce dal portone al cortile interno; le colonne, semplici nel loro disegno (che riprende le caratteristiche delle colonne delle monumentali sale ipostile degli antichi tempi egizi), sono tutte in pietra scolpita a blocchi sovrapposti di forma troncoconica conclusi da un sobrio capitello, decorato ad ovoli. I blocchi, inoltre, sono intervallati da fasce più sottili, motivo ripreso anche nel bugnato del cortile. Nel terzo intercolumnio, da entrambi i lati, salgono due ampi scaloni che si incontrano, dopo una rampa, su un unico pianerottolo da cui tramite un’altra rampa si arriva su una loggia che oltre a dare accesso alle residenze si affaccia su un ampio cortile interno di forma trapezoidale. Notevole è l’accorgimento prospettico dell’architetto nel disegno del colonnato: le colonne, infatti, sono lievemente inclinate verso l’interno per accentuare il senso prospettico della vista di cui si poteva godere con l’apertura dei due portoni su via Roma».

http://www.coratolive.it/City/29/VistaSez.aspx (a cura di Vincenzo Tandoi)


Corato (torri)

Resti di Torre Palomba, foto di Nicola Stucci   Resti di Torre Palomba, dal sito www.coratolive.it

«Nel 1042 i Normanni, ad opera di Drogone, occuparono la città portuale di Tarenum. Il conte Drogone dominatore di Trani e di Venosa aveva un altro fratello di nome Pietro: entrambi non potendo essere signori di Tarenum giunsero alla decisione di ampliare il loro dominio territoriale spingendosi nell’entroterra. Nell’anno 1046 Pietro il Normanno occupò senza spargere troppo sangue e senza colpo ferire quelle piccole casupole di contadini e pastori che trovò addossate sulla collinetta premurgiana. Il Duca subito dopo l’atto simbolico costitutivo della fondazione ordinò ai capo maestri di erigere le famose quattro torri e le storiche mura, tutte in pietra squadrata e calce, secondo le tecniche dell’arte edificatoria di quei tempi. Presumibilmente le quattro torri di guardia e le mura furono costruite quasi contemporaneamente nel giro di pochissimi anni: i blocchi di pietra venivano trasportati per mezzo di pesanti carri trainati da buoi o da cavalli dalle vicine cave di pietra non lontane dall’abitato, mentre le pietre ornamentali provenivano da Trani. Delle antiche quattro torri e delle mura di difesa restano ancora labili tracce: la torre meglio conservata è quella si trova in Vico Gisotti. La seconda torre, dalla parte opposta è sita dietro la chiesa di Santa Maria Greca; la terza torre invece è ancora individuabile idealmente e collocabile oltre la curva muraria esistente a via Santa Caterina; mentre la quarta e ultima torre è ora del tutto inesistente, perché evidentemente crollata o rasa al suolo: si ergeva sopra all’arco “Petrucci” nel quartiere Abbazia. Oltre a questi elementi ritroviamo altre caratteristiche di una città medioevale: un castello, quattro porte di accesso e di uscita dalla cittadella con ponte levatoio e fossato e due strade principali incrociatesi al centro dell’aria urbana. Queste due strade presero il nome di via Duomo perché adiacente alla maggiore ed unica chiesa (Chiesa di Santa Maria Maggiore) e via Roma così denominata perché facendo angolo retto con la via della chiesa indicava l’esatta direzione Nord-Ovest della via e anche della porta verso Andria dalla quale ci si incamminava verso Canosa e Roma, attraverso le vie Traiana e Appia. La chiesa di Santa Maria Maggiore fu fatta erigere verso la fine dell’XI sec. intorno al 1090 circa. Alcuni di elementi sono visibili nello stemma della città che presenta sulle quattro campiture verdi inquadrate insieme alle quattro torri, un cuore rosso al centro che può essere interpretato sia come radice etimologica del nome Corato sia come riferimento preciso e simbolico alla cordialità, al coraggio, e alla ospitalità dei cittadini stessi. ...».

http://www.coratolive.it/city/23/profiloSez.aspx  (a c. di Rosanna Scaringella e Antonella Rosito)


Gioia del Colle (castello)

a c. di Luigi Bressan

  

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Teresa Follino (https://www.facebook.com/teresafollinoartista)   Foto di Teresa Follino (https://www.facebook.com/teresafollinoartista)   Sala del Forno, foto di Teresa Follino (https://www.facebook.com/teresafollinoartista)


GIOVINAZZO (borgo storico, mura, palazzi)

Foto di Salvatore Ambrosi, dal sito www.comune-italia.it   Dal sito http://rilievo.poliba.it

«La nostra passeggiata nel centro storico di Giovinazzo inizia da Piazza Umberto I, l’antica piazza del Governatore, situata a destra del Palazzo di Città. Arrivando da Piazza Vittorio Emanuele possiamo già ammirare, di fronte, il Palazzo Uva o Sagarriga (XVI-XVIII sec.) e, a destra, il Palazzo del Governatore (XV-XIX sec.); una visita al Centro Documentazione della Pro Loco, che ha sede nei locali sottostanti quest’ultimo Palazzo, ci permetterà di ammirare i reperti archeologici di varie epoche che qui sono custoditi. L' Arco Traiano, situato nei pressi di una delle antiche porte di accesso a Giovinazzo (è così chiamato perché ingloba quattro colonne miliari della variante marina della vecchia Via Traiana che da Roma conduceva sino a Brindisi), ci introduce nel cuore dell'antico centro storico. La prima piazzetta che ci appare è Piazza Costantinopoli, già Piazza Maggiore, con la chiesa dedicata alla Madonna di Costantinopoli (anno 1528), un tempo sede dell’antico seggio dei nobili, e prima ancora tempio pagano dedicato alla dea Minerva. Sul lato destro della chiesa è collocata la statua di San Cristoforo; sull’altro lato della piazza, la statua di San Michele; entrambe in pietra, sono state realizzate dallo scultore giovinazzese Antonio Altieri. Proseguiamo su Via Cattedrale (a destra guardando la chiesetta); incrociamo Vico Freddo, con strutture murarie trecentesche ed una graziosa finestra a bifora; subito dopo, sullo stesso lato, la chiesetta di S. Carlo ( o S. Andrea Apostolo - anno 1571) e il settecentesco palazzo De Risis (attualmente della famiglia Marziani). Superato il primo arco, ci appare la chiesa di S. Maria del Carmine (datata fine I millennio), con il suo alto campanile a vela. Attraverso un secondo arco possiamo già intravedere il portale della Cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta in cielo. ... Di fronte vi è il Palazzo dei Framarino dei Malatesta (XIV-XIX sec.), mentre addossato alla Cattedrale il Palazzo Vescovile (XIV-XV secolo); vicino si erge il Palazzo Ducale (1657).

Superati alcuni scalini che costeggiano il Palazzo Framarino, arriviamo in piazza Meschino e in Via Lecce. Proseguendo a destra troviamo il Palazzo Vernice (XVI secolo) e il Palazzo dei Sasso. Ritorniamo in piazza Meschino e percorriamo Via Lecce nella direzione opposta; superata la torre medioevale, troviamo a sinistra il Palazzo Morula e, più avanti, il Palazzo Lupis (XIII secolo). Costeggiando a destra, arriviamo in piazza Zurlo (chiamata anche Piazza delle Benedettine), con l'omonimo Palazzo Zurlo del XVI sec. (il capitano Francesco fu uno dei giudici della disfida di Barletta) e la chiesa di S. Giovanni Battista (conosciuta anche con il nome di San Francesco) del IV sec., addossata all’antico Monastero delle suore Benedettine. Proseguiamo a destra per Via Spirito Santo: troviamo il Palazzo Gramegna (1687) e sul lato opposto la chiesa dello Spirito Santo. Fatta edificare nel 1395 dal nobile giovinazzese Pavone Griffi, la chiesa ottenne dalla Santa Sede il privilegio di costituire una Collegiata di Preti direttamente dipendenti dalla Santa Sede. Caratteristiche sono le cupole piramidali, le cui coperture sono realizzate con "chianche" di pietra locale; il campanile è a vela a doppio fornice; alla sommità la facciata termina con una cornice ad archetti trilobati. Costeggiando la scalinata della chiesa e oltrepassato l’arco di Vico dell’Aquila arriviamo in Via Gelso. Quasi di fronte si erge la chiesetta di San Lorenzo (XIV sec.; fu completata nel 1305), con un pregevole bassorilievo incastonato nella facciata. Proseguiamo a sinistra su Via Gelso; sullo stesso lato della chiesa troviamo la rinascimentale corte De Ritiis; quasi di fronte l’elegante dimora dei Pavone Griffi (XIV sec.); a fianco Corte Castiglia (XIV sec.); poco oltre, sul lato opposto, il Palazzo Saraceno (XVI sec.) con un caratteristico bugnato allo zoccolo, una magnifica scalinata esterna, un piccolo giardino pensile ed un grazioso pozzo in pietra scolpita; quasi di fronte l’antica dimora ove nell' anno 1193 nacque il Beato Nicolò Paglia. Proseguiamo su Via Gelso; superato un altro arco, arriviamo in piazza Sant’Anna, quindi in piazza San Salvatore ed infine in Via Santa Maria degli Angeli, con l’omonima chiesa, edificata verso l'anno 1200. Vicino, la Casa-Torre Spinelli (XIII secolo) con le sue famose finestre a bifora e il grazioso giardino pensile. Qui nacque e visse Matteo Spinelli, autore dei famosi Diurnali che in prosa volgare narrano gli avvenimenti del Regno di Napoli dal 1249 al 1268. Più avanti, Via S. Lorenzo e infine piazza S Felice con l’omonima chiesetta sconsacrata, diventata prima sede di mercato ortofrutticolo e, solo di recente, centro di attività culturali. Attraverso Arco Municipio Vecchio ritorniamo in piazza Umberto I, il luogo da cui è iniziata la nostra passeggiata che ci ha permesso di conoscere, pure se in parte, i tanti tesori che l'antico centro storico di Giovinazzo, gelosamente, ancora custodisce».

http://www.giovinazzomia.it/Centro%20storico.htm


GIOVINAZZO (palazzo Ducale)

Dal sito it.wikipedia.org   Dal sito www.giovinazzolive.it

«Il palazzo Ducale fu costruito dai Giudice nel secolo XVII per volontà di Nicolò, duca di Giovinazzo e principe di Cellammare divenne in seguito la dimora del marchese di Rende dopo il matrimonio con una Fanelli. L'edificio fu tutto costruito in blocchi di pietra squadrati di diversa pezzatura (70 metri di facciata - 60 metri di profondità - più di 200 stanze e giardino annesso). Il fronte verso il mare è a nord. Il portale d’ingresso, sul fronte sud, immette, attraverso un androne, nell'ampia corte. Un pozzo, al centro del cortile, raccoglie le acque piovane. Il palazzo, tranne l'ala ad ovest abitata dai Fanelli e l'ala opposta, è in uno stato deplorevole. Il cortile ha una superficie di 490 mq ca., i quattro prospetti interni hanno una lunghezza di circa 20-22 m».

http://fabrica.ba.cnr.it/ita/index.php?id=progetto&id2=casi_di_studio&id3=palazzo_ducale_giovinazzo&pag=02


GIOVINAZZO (torre Bonvino)

Dal sito www.giovinazzolive.it   Dal sito www.giovinazzolive.it

«Torre costruita su due piani e su un lato è presente un’iscrizione commemorativa della sua costruzione con data 1718 ed il nome del costruttore, cioè Rodrigo Bonvino, ricco agrimensore di Giovinazzo».

http://www.giovinazzolive.it/City/244/VistaSez.aspx (a cura di Nicola Miccione)


GIOVINAZZO (torre delle Pietre Rosse)

Foto Antonio 17, dal sito www.panoramio.com   Dal sito www.giovinazzomia.it

«Percorrendo la S.S. 16 per Santo Spirito, girando a destra prima del "Tourist Village", si supera la ferrovia e proseguendo diritto si arriva alla Torre. Torre adibita a vedetta costruita su tre piani. Il piano terra è adibito a magazzino e il primo piano, parzialmente pericolante, è privo di scale per l'accesso. è munita di due caditoie, di merli, di feritoie e di una colombaia. Sull'architrave della finestra, al primo piano, c'è lo stemma della famiglia Paglia. Non sembra proprio che questa torre, ancora in discrete condizioni, possa dirsi una costruzione del XVIII sec. (o XVII sec. forse eretta dalla famiglia Cirillo di Giovinazzo), come asserisce qualcuno. La torre deve essere antica, prima dell'invenzione delle armi da fuoco. La Puglia era attraversata da due importanti strade: la via Traiana e la via Egnazia, quest'ultima si snodava parallelamente alla costa, unendo la Puglia toccando Eca (Troia), Canosa, Ruvo, Brindisi. Fin quando non cominciò la decadenza dell'impero le vie furono sicure; col crollo dell'impero e l'avanzata delle orde musulmane verso l'Occidente le coste non furono più sicure e lungo la costa e nell'interno sorsero le torri. I viaggiatori preferiscono prendere le vie interne per raggiungere Bari da Molfetta e Giovinazzo. Di qui la costruzione della Torre Pietre Rosse. La denominazione non indica un fatto storico. Siccome sorse in una zona argillosa le pietre che si cavavano erano rosse. Di qui la denominazione».

http://www.comune.giovinazzo.ba.it/turismo/patrimoniorurale2.asp?patrimonio=torredellepietre


GIOVINAZZO (torre Don Ciccio)

Dal sito www.giovinazzomia.it   Dal sito www.giovinazzolive.it

«Percorrendo la strada provinciale Giovinazzo-Terlizzi, all'altezza del cavalcavia dell'autostrada, a sinistra si trova la Torre. Contro la costruzione , che attira l'ammirazione di chi l'osserva per il leggiadro porticato cinquecentesco che la completa, si è accanita dopo la seconda guerra mondiale, l'opera di devastazione dei nuovi barbari. Il complesso è formato da una Torre ad un piano e da una cappella. La torre, a piano terra, ha locali adibito ad uso agricolo, con vasche sotto il porticato frontale. Il piano superiore, a cui si accede tramite scala esterna, ha locali adibiti ad abitazione; è presente un forno a forma circolare sporgente verso l'esterno; in un ambiente a forma circolare sono presenti quattro nicchie e una volta a cupola; sul terrazzo sono presenti colombaie e resti di altri ambienti a ridosso di una successione di archi a tutto sesto sulla facciata principale. La chiesa adiacente alla Torre, dedicata all'Annunziata, presenta resti di portale quasi completamente trafugato; sul tetto è presente una decorazione a motivi floreali; all'interno sono presenti un cornicione in stucco, volte a botte lunettata, finestre a ventaglio e resti di altare. Dovette sorgere dopo il '200 e fu costruita da un tedesco forse stabilitosi al tempo degli svevi, che il popolo chiamava don Ciccio, dall'originale nome Melciacca Alemanno. La costruzione fu completata in diverse epoche e non siamo certi se fu dapprima una casa Torre e successivamente adattata a casa di campagna signorile con annessa chiesa e giardino. Nella seconda guerra mondiale la Torre fu straziata dalle truppe inglesi ivi alloggiati durante l'occupazione. Fu demolito anche l'altare che era nella cappella, dove esisteva anche una lapide con su scritto "Non v'è asilo per i perseguitati della Giustizia" che era posta sul portale d'ingresso. Nell'autunno 1992 i sei archi frontali a tutto sesto ed i relativi pilastri squadrati in muratura, che costituivano il grande loggiato, una volta coperto a tetto, e crollato vittima dell'incuria umana, del vandalismo e forse depredazioni».

http://www.comune.giovinazzo.ba.it/turismo/patrimoniorurale2.asp?patrimonio=torredonciccio


GIOVINAZZO (torre Memoragia)

Dal sito www.giovinazzomia.it   Dal sito www.giovinazzolive.it

«Percorrendo la strada di San Pietro Pago e svoltando a destra, si trova il viale che porta alla Torre. Torre a base rettangolare costruita su due piani con recinto davanti all'ingresso e pozzi sul retro; presenta resti di caditoia sormontante l'ingresso. Da un lato presenta un giardino cintato di mura con arco d'ingresso a pieno centro. Di recente è stato trafugato lo stemma della famiglia Framarino che si trovava sulla porta d'ingresso. Si presenta in buono stato di conservazione».

http://www.comune.giovinazzo.ba.it/turismo/patrimoniorurale2.asp?patrimonio=torrememoragia


GIOVINAZZO (torre Montedoro)

Dal sito www.giovinazzomia.it

«Liberata da un alto e massiccio muro di recinzione, la Torre di Montedoro sembra essersi scrollata di dosso la grigia coltre dei secoli, riemergendo in tutto l'antico vigore della sua pietra nuda. Posta in contrada Zurlo, la massiccia costruzione si sviluppa su due piani. Al pianterreno, un impianto produttivo legato all'olivicoltura ed una piccola cappella; al piano superiore, realizzate in epoca più tarda, le stanze d'alloggio. Una di queste, dalla caratteristica volta a forma di stella, immette nelle due garitte, dalla caratteristica copertura a chiancarelle, disposte agli angoli della facciata principale».

http://www.giovinazzomia.it/Torri.htm#montedoro


GIOVINAZZO (torre Rufolo)

Foto di Mimmo Pazienza, dal sito www.panoramio.com   Foto di Stefania Casalino, dal sito www.terredelmediterraneo.org

«Soffocata da una natura prepotente e selvaggia, tra cespugli carnosi di fichidindia e macchie di rovi, affiora, come un tormentato relitto di tempi lontani, la Torre Rufolo. Originariamente era un vero e proprio castello, con un piano superiore difeso da quattro torri angolari, i cui ruderi sono evidenti sull'attuale terrazzo. La storia racconta che Ruggero Rufolo di Ravello, abbandonata nel 1307 la sua patria dilaniata dalle fazioni politiche, si rifugiò nell'agro giovinazzese e, desideroso di pace, vi eresse la sua dimora. Messa a sacco e fuoco nel 1529 dal Principe di Taranto, del prestigioso maniero restò salva la parte inferiore, alla quale si accede attraverso un elegante portale a sesto acuto, unico elemento tuttora visibile dell'intera facciata principale, completamente nascosta, da diversi anni, da un brutto muro di tufi, eretto a prevenire un eventuale crollo. Numerosi ambienti formano il piano basso del fortilizio, al quale sono annessi alcuni locali periferici, uno dei quali adibito certamente a cappelletta, perché conserva tuttora una parete affrescata con le immagini di S. Girolamo Dalmata, S. Nicola di Bari e S. Leonardo francese. Immense volte ogivali sovrastano ampie masse murarie, una vigorosa evidenza di valori architettonici perpetuati nella pietra che qui regna sovrana. Donata nell'anno 1974 dalla proprietaria sig.ra Rosa Dell'Erba al Ministero della Pubblica Istruzione, ha recentemente subìto numerosi lavori di consolidamento e restauro; dopo un lungo periodo di degrado e abbandono ritornerà nuovamente a vivere: nei suoi ampi locali, infatti, ospiterà ben presto il Museo dell'olio d'oliva».

http://www.giovinazzomia.it/Torri.htm#rufolo


GIOVINAZZO (torre S. Eustachio)

Dal sito www.giovinazzomia.it   Foto di Nicola Ditillo, dal sito http://rilievo.stereofot.itt

«Il complesso sorge ai limiti del territorio di Giovinazzo ai confini con Bitonto, si compone di una chiesetta, una torre, resti dell’antico casale di Padula e strutture di successiva costruzione: una costruzione abitativa, un trappeto, e giardini murati. Il complesso è chiuso da un muro di cinta con portale del XVII secolo. La chiesa dell'XI secolo appartiene alla tipologia a cupole in asse: l’aula rettangolare è divisa in due campate uguali coperte da volte a vela su arcate a tutto sesto. La struttura delle cupole ricorda il duomo di Canosa, mentre la tipologia a due cupole in asse è comune alla chiesa di S. Valentino di Bitonto e S. Rocco di Turi. Sulle pareti interne restano le tracce di intonaci settecenteschi, mentre all’esterno il rivestimento conico a chiancarelle delle cupole riporta l’edificio nell’ambito delle architetture rurali. La torre si compone di cinque livelli collegati da un sistema di scale di pietra; gli ambienti del secondo e terzo livello consentivano un presidio costante e l’avvistamento attraverso una loggia posta alla terza quota, mentre al quinto livello è presente una caditoia che sovrasta l’ingresso della chiesa. Questo sistema difensivo aveva, come tuttora si può constatare, un'ampia visuale sulla costa e sull'agro».

http://www.terredelmediterraneo.org/itinerari/giovinazzo.htm


GIOVINAZZO (torre S. Martino)

Dal sito rilievo.stereofot.it/studenti/aa04/degennaro   Dal sito rilievo.stereofot.it/studenti/aa04/degennaro

«...L'edificio è di notevole pregio architettonico oltre che storico. Infatti la chiesa, ad una sola navata, fu costruita nel 1124 e sorgeva al limite con il territorio di Bitonto e ne segnava il confine. Accanto ad essa nel XV secolo sorse la sede estiva del vescovo di Giovinazzo, data la posizione elevata del casale. Con atto del notaio Francesco De Angeli del 10 dicembre 1555, il nobile giovinazzese Giacomo Zurlo, dimorante in Napoli, lascia al vescovo di Giovinazzo mons. Bricianos de Ribera, familiare di Carlo V Imperatore "terre, piscina, edifici, chiesa S. Martino, torre San Martino, ed altro, in cambio di suffragi annuali per l'anima sua e dei suoi famigliari". La "casina" comprende numerosi vani e una alta torre a base quadrangolare. ...».

http://www.giovinazzomia.it/Recensioni/S.Martino/Pagina.htm


GIOVINAZZO (torrione aragonese)

Dal sito www.giovinazzomia.it   Foto di Moondespace, dal sito http://rete.comuni-italiani.it

«Costruito per scopi militari (le prime notizie certe della sua esistenza sono datate 1488) si inserisce a guardia della cinta muraria quale opera di difesa del porticciolo e dell’intero borgo. Nel corso dei secoli ha subito diversi rimaneggiamenti sempre come opera di difesa. La denominazione "il Forte" la assume nel 1500, dopo che in epoca aragonese fu rinforzato per meglio assolvere ai compiti di difesa. La costruzione è ben visibile nelle prime carte topografiche tra cui quella dell’ingegnere militare Carlo Gambacorta (1598) e quella più famosa di Giambattista Pacichelli del 1703. Dagli inizi dell’800 l’intera costruzione diventa ufficio del telegrafo, di questa destinazione se ne ricava traccia in una delibera di un consiglio comunale datato 1871. Cade in stato di abbandono negli anni ’50».

http://www.memoriaeconoscenza.it


Gravina in Puglia (bastione "medievale")

di Vincenzo Zito


Gravina in Puglia (castello svevo)

a c. di Luigi Bressan

  

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Vincenzo Zito (https://www.facebook.com/vincenzo.zito.946)  --  Foto di Barbara Michela Iurilli (https://www.facebook.com/michela.iurilli)   Foto di Barbara Michela Iurilli (https://www.facebook.com/michela.iurilli)   Foto di Barbara Michela Iurilli (https://www.facebook.com/michela.iurilli)  --

  --  Foto di Paky Cassano (https://www.facebook.com/pakicassano)   Foto di Paky Cassano (https://www.facebook.com/pakicassano)   Foto di Paky Cassano (https://www.facebook.com/pakicassano)   Foto di Paky Cassano (https://www.facebook.com/pakicassano)   Foto di Paky Cassano (https://www.facebook.com/pakicassano)


Gravina in Puglia (castello svevo: aggiornamento)

di Francesco Mastromatteo

  


Gravina in Puglia (centro storico, palazzi)

Dal sito www.villadelsol.it   Dal sito www.sudweb.it

«Nel Centro Storico del paese ci sono i due rioni Piaggio e Fondovico, dove la popolazione si spostò, abbandonando le abitazioni rupestri. Camminando lungo il rione Fondovico, si arriva nella Piazza Notar Domenico dove è situata la biblioteca più antica di Puglia, "Finya", sulla destra si trova la Chiesa di S. Maria del Suffragio; nel mezzo della piazza possiamo ammirare la Fontana Pubblica denominata (quattro fontane) per le 4 bocche che erogano acqua. Percorrendo la strada verso P.zza Benedetto XIII, cè il Palazzo ex sede Seminario Vescovile (1500) dove ai giorni odierni si trova il Museo di Arte Sacra, in fondo alla piazza la Basilica Cattedrale del 1700, la statua del Papa BenedettoXIII, e a sinistra il convento Santa Maria delle Domenicane. Molti sono i palazzi storici che troviamo nelle strade del centro storico, come il Palazzo Ducale Orsini, Pelicciari, Gramegna, e numerose chiese , chiesa di San Nicola, chiesa di San Francesco, chiesa di San Basilio, chiesa di Santa Sofia e S. Agostino. Nel mezzo del centro storico è situato il Museo "Ettore Pomarici Santomasi».

http://www.villadelsol.it/hotel_gravina_in_puglia/centro-storico-gravina-in-puglia.html


Gravina in Puglia (ruderi della torre di Belmonte)

Foto di Fabio Raguso, dal sito www.gravinaoggi.it   Dal sito www.facebook.com/gravinanaturambiente

«A pochi chilometri di distanza dal centro abitato di Gravina e al limite dell'odierno bosco comunale, andando dal tratturo Chimienti, esisteva in quest'epoca una chiesa con un fiorente villaggio rurale, a ridosso di una collina aspra e rocciosa. Coeva di quella di S. Angelo del Frassineto, era anche essa di origine benedettina ed era intitolata a S. Donato della Selva, per la sua vicinanza al bosco comunale allora chiamato "Selva". Il più antico documento a noi pervenuto circa questa chiesa porta la data del gennaio 1084. Esso contiene il succitato privilegio dell’arcivescovo Arnaldo di Acerenza a favore dell'Abate di S. Lorenzo di Aversa, ma in esso non si fa alcun accenno all'antistante villaggio che pure esisteva. Però, in un documento della seconda metà del XII secolo, mentre la chiesa con le sue adiacenze e pertinenze appare sotto la diretta giurisdizione dell'abate di Aversa, il villaggio e suo relativo territorio viene riportato come feudo a se sotto il nome di “Castrum belli montis”. Posseduto in quest'epoca da un tal Guglielmo de Garreis, suffeudatario del conte di Gravina Gilberto dell’Aigle, era tassato in caso di guerra per quattro militi, portati poi a 14, e otto inservienti. In una nota di epoca successiva, riportata nel Ragguaglio “per la università ed uomini di Gravina”, è detto che nel 1274 era signore di questo piccolo feudo un tal Lodovico De Medioblandi. Stando, poi al Beatillo (Storia di Bari) parrebbe che al De Medioblandi fossero succeduti nel possesso i fratelli Nicola e Matteo Effrem di Bari (1276). Un documento del 16 novembre 1307, contenuto nei Registri Angioini ci fa intravedere il suo avvenuto passaggio al R. Demanio, per cui re Carlo d'Angiò lo concedeva sotto questa data ad un certo milite Oddone Rapa, precettore dei suoi figli minorenni Giovanni e Pietro, in complemento di once quaranta d'oro dovute per suo stipendio. ...

Comunque, nella seconda metà del XIV secolo il feudo appare ancora abitato ed in piena efficienza, come si rileva da un documento del 1° gennaio 1362 riguardante una vertenza avvenuta tra l'abate Ugone del monastero di S. Lorenzo di Aversa e il Vescovo di Gravina, allora Mons. Giovanni di Gallinaria. Un documento del 1488 del Re Ferdinando I d'Aragona riporta tale feudo tra i beni del Duca di Gravina Francesco di Raimondo Orsini, ma col villaggio già diruto e disabitato. Il Beatillo lo dice distrutto ad opera dei Gravinesi per le continue ed impertinenti devastazioni compiute da quei terrazzani a loro danno; ma noi, tenendo presente i danni arrecati dal terremoto del 1456, riferiamo a questo accidente la sua completa rovina, tanto più che la stessa Chiesa, dopo quest'epoca, appare gravemente danneggiata e poi riparata e riconsacrata sotto il nuovo titolo di S. Maria di Belmonte e sotto la giurisdizione dei vescovi di Gravina (Archivio Vescovile). Abbandonato il diruto villaggio, ma restaurata la chiesa, questa continuò a rimanere aperta al culto dei coloni fino al 1788. Dopo questa data, danneggiata nuovamente e gravemente da altre scosse di terremoto, abbandonata e priva delle necessario urgenti riparazioni, crollò fino alle fondamenta, sicché oggi non rimane sul posto che un rudere attribuito al suo campanile, che, a giudicare da quello che ne resta dovette avere i caratteri di una torre fortilizia a forma quadrata, il che dava al feudo l'aspetto e giustificava il titolo di Castrum» (da Domenico Nardone, Notizie storiche sulla città di Gravina).

http://www.gravinaoggi.it/i_ruderi_di_belmonte.html


Locorotondo (centro storico)

Dal sito http://digilander.iol.it/locomind/murgia/a.htm   Dal sito www.comune.locorotondo.ba.it

«...Ci immettiamo nella piazzetta Vittorio Emanuele Il (già piazza Castello) attraverso l'entrata ove un tempo sorgeva la vecchia Porta Napoli, uno dei due ingressi principali al paese. Davanti a noi si nota una antica struttura muraria con un arco lunato i cui conci sono ornati da vari motivi tardomedievali; di esso s'ignora l'originaria collocazione, probabilmente costituiva la suddetta porta. Girando a destra, scendendo per via Papatodero raggiungiamo largo Soccorso che prende il nome dell'omonima chiesetta. Il vecchio palazzo comunale (Biblioteca Civica). La più antica sede del Comune o dell'Università, come allora si chiamava il governo municipale. era costituita dalla cosiddetta Sala, un edificio non più esistente, ubicato di fronte al castello, sul lato destro dell'ingresso all'attuale piazza Vittorio Emanuele. L'attuale edificio, adibito a Biblioteca civica (intitolato ad Antonio Bruno) e centro di coordinamento di altre iniziative culturali, sorse probabilmente poco prima del `700 e solo successivamente ospitò la sede dell'Università. In occasione della costruzione di questo, venne alterata l'antica via Maggiore, che andava rettilinea da piazza castello (attuale piazza Vittorio Emanuele 11) fino alla Chiesa Madre. La tozza torretta, che si vede in alto a filo col prospetto. venne eretta nel 1819 per collocarvi l'orologio proveniente dal campanile dell'antica Chiesa Madre. Nel 1870 l'originaria costruzione fu rinnovata in alcune parti; venne rifatto il prospetto e la torretta venne ingentilita dalla sovrapposizione di una edicoletta circolare a colonnato tuscanico, che un tempo costituiva uno dei due campanili minori fiancheggianti la cupola dell'attuale Chiesa Madre. Contemporaneamente alcune delle stanze all'ultimo piano continuarono a funzionare come celle carcerarie, tanto che ancor oggi, sul pavimento si vedono i segni e le iscrizioni di coloro che vi furono rinchiusi. Attaccato a quest'ultimo spicca il magnifico palazzo Morelli. è certamente l'unica dimora signorile che ha conservato integra l'impostazione architettonica barocca, di primo settecento, della facciata. Sull'asimmetrico prospetto risaltano lo splendido portale e i ridondanti e graziosi balconcini con ringhiere in ferro battuto a petto d'oca. Nel cortiletto d'ingresso si nota la distribuzione gerarchica degli spazi, intorno alla scala esterna, tipica delle abitazioni dominicali...».

http://www.comune.locorotondo.ba.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/290


Modugno (centro storico)

Dal sito www.modugno.it   Dal sito www.pcase.it

«Modugno va soggetta nel corso dei secoli alle varie dominazioni che si sono avvicendate in Italia meridionale, ma già sotto gli Svevi e per un certo periodo sotto gli Angioini (XIII-XIV sec.), essendo feudo degli arcivescovi di Bari, gode di una condizione privilegiata, in quanto è esentata dal pagamento di contribuzioni regie. Nel 1349 l’arcivescovo Bartolomeo Carafa, per difendere il paese dagli assalti delle due frazioni che si contendono la successione al trono angioino, provvede alla costruzione di vere e proprie mura munite di torri e porte, successivamente ampliate nel XVI-XVII sec. .... Il borgo antico di forma quasi trapezoidale, delimitato dalle odierne C.so V. Emanuele, C.so Umberto, C.so Cavour e P.za Sedile, sviluppandosi attorno al castello tra XI e XVII sec., per successivi accrescimenti urbanistici, derivati dall’incremento demografico, si pensi ai profughi del casale di Balsignano, segue il perimetro della muraglia, che dal XVI ingloba un quartiere meridionale il suburbio. Nel XVI sec. Modugno, sotto il ducato degli Sforza di Milano (1501-1557), retto dalla duchessa Isabella d’Aragona e poi dalla figlia Regina di Polonia, Bona Sforza, vive un cinquantennio felice di rigoglio economico e fervore architettonico, grazie alla presenza sul territorio di famiglie nobili e mercanti dell’Italia centro - settentrionale, venuti al seguito delle due donne. Questi, da una parte favoriscono l’arricchimento dei Modugnesi proprietari o conduttori di oliveti, dall’altra reimpiegano i capitali, gareggiando tra loro per rendere il paese più bello con l’edificazione di chiese e palazzi signorili. Anche sotto gli Spagnoli e i Borboni (XVI -XVIII) Modugno si avvale di certe prerogative in virtù del suo status di città regia, che la libera dalla soggezione feudale e le consente di godere di esenzioni fiscali e di una certa autonomia economica. Appartengono proprio a questo periodo la gran parte dei monumenti, ammirabili percorrendo le vie del centro storico, per lo più di tenore tardo - rinascimentale, con qualche esempio di sobrio barocco locale. Piazza del Popolo, infatti, originario contenitore della vita sociale ed economica medievale dell’intera cittadinanza, vede ampliata ed abbellita la medievale Chiesa Matrice in uno stile tardo - rinascimentale, si arricchisce di un’altra chiesa, S. Maria della Croce, con annesso convento di benedettine olivetane (ora sede del Comune) e di case-palaziate aristocratiche, di cui il maestoso Pascale-Scarli costituisce l’esemplare più antico e prestigioso, ma notevoli sono pure i palazzi Cornale, Piepoli e Maranta, questi ultimi settecenteschi».

http://www.modugno.it/archivio/2003/08/per_un_itinerar_1.php (testo di Anna Gernone)


MODUGNO (masseria fortificata Carrara)

Dal sito www.barinedita.it   Dal sito www.modugnonline.it   Dal sito http://masseriacarrara.wordpress

«Masseria Carrara è ubicata nel territorio comunale di Modugno, a confine con il territorio comunale di Bari, in Contrada Carrara. La Contrada prende il nome da un’antica strada carrabile che, superando gli ultimi terrazzamenti, si avvicinava al litorale del Mare Adriatico, seguendo il tracciato e a volte sovrapponendosi al percorso delle parti vallive del solco erosivo alluvionale di Lama Balice, antica via d’acqua lunga 40 Km che, partendo dalle colline dell’Altopiano dell’Alta Murgia, oggi Parco Nazionale, raggiunge il territorio di Bari dove trova la sua foce. ... Il complesso architettonico di Masseria Carrara è composto da un corpo di fabbrica centrale fortificato con affacci principali orientati nella direzione Est-Ovest e da un insieme di manufatti che si attestano sul viale principale che corre lungo tutto il Parco rappresentati da una piccola cappella e da una stalla e deposito. L’edificio principale assume l’aspetto di una residenza in villa ed è realizzato su due livelli, ciascuno dei quali si sviluppa su una superficie di circa 220 mq, con blocchi in tufo squadrati. A piano terra trova spazio un’ampia sala su cui affacciano sia a destra che a sinistra dei lati lunghi due vani; una scala di collegamento interna consente di salire a livello superiore che è anche raggiungibile attraverso un ballatoio dalla scala esterna: anche al primo piano il salone principale è fiancheggiato da due vani a destra e a sinistra dei lati lunghi; la scala interna a metà del suo percorso serve un ampio vano che si sviluppa sul manufatto fuori sagoma dell’edificio principale. Dalla sala centrale del piano terra, una porta in ferro lascia accedere al Giardino interno, chiuso da un alto muro in tufo e in cui è stata allestita una profonda vasca per la raccolta delle acque piovane, utili alla irrigazione delle piante ospitate. Vi si ammirano alberi adulti di ciliegio, mandarino, pompelmo, limone, oltre ancora ad allori; la diffusione operata dagli uccelli ha aggiunto dei fichi.

Sulla facciata principale, ad ovest, un muro di recinzione a forma di piccola esedra chiude gli accessi alla masseria: al centro il muro si apre con un cancello retto da pilastri terminanti a bulbo, mentre in corrispondenza dell’attacco con il manufatto architettonico principale è rialzato attraverso l’uso di una decorazione mistilinea che mutua l’esigenza di difesa attraverso delicati disegni nel tufo. Oltre il cancello, si raggiunge il portone, collocato sotto un arco a sesto ribassato che regge il soprastante ballatoio; qui terminano le due rampe della scala a tenaglia e una porta finestra introduce nel salone di rappresentanza al primo piano. Le finestre che si distribuiscono simmetricamente sulle quattro facciate, presentano architravi a vista e gocciolatoi sporgenti. La masseria chiude verso l’alto con un cornicione modanato su cui un tempo si ammiravano vasi decorativi. Al centro della facciata, in asse con la porta finestra del primo piano e con il portone di ingresso si evidenzia un campanile a vela mistilineo particolarmente curato nella decorazione; la medesima decorazione è ripresa anche nei rialzi angolari che sul terrazzo proteggevano le sentinelle. La fortificazione della masseria si conclude con due garitte pensili dotate di feritoie, poste ai lati del prospetto principale: gli elementi di difesa sono resi meno evidenti nelle forme attraverso l’uso di un linguaggio decorativo raffinato. Sul fianco Sud del Corpo Principale si imposta una torre a base quadrata le cui prime file di muratura, partendo dal basso, presentano interessanti conci calcarei bugnati appartenenti probabilmente ad una torre di epoca anteriore. Lo stesso tipo di muratura si nota su parte dei muri perimetrali dei lati posti a Nord e a Sud. Lungo il viale che collega la masseria all’originario accesso principale su via Carrara si attestano i corpi di fabbrica di una stalla e deposito attrezzi e di una cappella; quest’ultima presenta un portale architravato, un gocciolatoio modanato e un oculo sopraluce; in corrispondenza della cappella sul ciglio opposto dello stesso viale , nascosta tra i cespugli su una panca in pietra , probabile punto di preghiera, è possibile leggere una iscrizione “PLACET SI VIS DOMINE”».

http://masseriacarrara.wordpress.com/dove-siamo


MODUGNO (torre della Bella Mora)

Pagliaio in contrada Misciano, dal sito www.barinedita.it   Contrada Misciano, dal sito www.barinedita.it

«La Torre della Bella Mora è un’antica costruzione che si trova nel territorio comunale di Modugno (BA) in Contrada Misciano, lungo la strada che si dirama dalla strada Misciano, a nord della zona archeologica. È probabilmente di origine medioevale, ma ha subito diversi rimaneggiamenti nel corso del tempo, e la sua storia è circondata dalla leggenda. Il suo nome sarebbe dovuto ad un episodio accaduto nel periodo delle scorribande saracene in terra di Puglia (IX-X secolo) quando un pastore modugnese che pascolava il proprio gregge sulla spiaggia di Santo Spirito salvò una bambina “mora” vittima di un naufragio. Il pastore ospitò la bambina nella torre dove abitava. Un’altra storia narra di una paesana modugnese che, innamoratasi di un saraceno e calunniata dai suoi compaesani, si rifugiò in questa torre. L'opera di narrativa scritta da Nicola Bozzi e intitolata "La Mora e la Motta" riporta un'altra versione di questa leggenda. Una bella ragazza modugnese uccise il comandante bizantino del castello della Motta, il quale l'aveva rapita per passare una notte d'amore con la ragazza».

http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_della_Bella_Mora


Mola di Bari (castello angioino)

a c. di Luigi Bressan

Le foto degli amici di Castelli medievali

Foto di Antonio Federici (https://www.facebook.com/antonio.federici.39)


Mola di Bari (centro storico)

Dal sito francy5890.tripod.com/   Dal sito www.defontemare.com

«Fortificata con una cinta muraria ed un castello da Carlo d'Angiò, divenne feudo nel 1436 di Alfonso I re di Napoli. Successivamente la città fu ceduta dapprima ai Maramaldo, poi ai Carafa ed infine divenne proprietà del demanio. Il centro storico è costituito da un nucleo medievale che si insedia su un promontorio roccioso».

http://www.pugliacitycard.com/it/mola-di-bari/home.htm


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