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TUTTE LE FORTIFICAZIONI DELLA PROVINCIA DI BERGAMO
in sintesi
I castelli della provincia trattati da collaboratori del sito sono esaminati nelle rispettive schede. I testi presentati nella pagina presente sono tratti invece da altri siti internet: della correttezza dei dati riportati, castello per castello, sono responsabili i rispettivi siti.

«Il castello di Albegno è un castello che si trova ad Albegno, frazione di Treviolo in provincia di Bergamo. La fortezza, forse già esistente XI secolo, viene citata in alcuni documenti del XII secolo, in occasione dell'occupazione del paese da parte della famiglia Suardi, di fazione ghibellina. Dell'edificio sono rimasti la torre, l'ingresso e una porzione della cinta muraria».
http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Albegno
BERGAMO (castello di San Vigilio)
«Il Castello di San Vigilio si
trova sul colle omonimo, nella parte nord della Città alta di Bergamo. Situato
ad un'altezza di circa 496 metri s.l.m., è una costruzione che da sempre è posta
a difesa dei colli della città Orobica, considerati una porta d'accesso
strategica verso la città stessa. Dalla sommità della struttura difatti è
possibile controllare l'adiacente monte Bastia, nonché i paesi sottostanti. Tra
questi vi sono sia quelli posti nell'antica val Breno (Valbrembo e Paladina) che
l'intera spianata di Almenno, un tempo zona di grandissima importanza con il
nome di Lemine. Oltre a questi si possono aggiungere i borghi collocati lungo la
strada che porta all'imbocco della Val Brembana, nonché una grande visuale sulla
catena montuosa delle Prealpi Orobie. Questa condizione di eccellenza
altimetrica portò il colle di San Vigilio ad essere un ottimo luogo di
avvistamento, tanto che si pensa che già in epoca romana vi fosse collocata una
piccola torre di avvistamento.
Tuttavia le prime notizie di una fortificazione risalgono all'incirca al VI
secolo, anche se fino al IX secolo non vi si verificarono episodi di rilievo. In
quel tempo infatti nella zona si era insediata una piccola comunità
ecclesiastica, la quale vi costruì un piccolo edificio di culto intitolato a
Santa Maria Maddalena. Le dimensioni del luogo sacro erano tuttavia molto
ridotte, tanto che questo non veniva identificato come santuario o chiesa, ma
con l'appellativo di cappella. Conseguentemente la piccola fortezza che si era
creata nel corso dei tre secoli precedenti venne chiamata Castello della
Cappella. La posizione era tanto vantaggiosa strategicamente che ben presto
cominciò ad essere al centro delle mire delle personalità militari più in vista,
tanto che nel 889 il futuro re d'Italia Arnolfo di Carinzia ne decise la
conquista, a scapito della piccola comunità religiosa presente, che si oppose
fieramente, ma che nulla poté contro i militari Franchi. Tra i difensori del
luogo si segnalò il chierico Gotefrido strenuo oppositore del re tanto da essere
giustiziato dallo stesso. Il luogo venne quindi utilizzato per fini militari,
principalmente come roccaforte a scopo difensivo e con un'elevata importanza
strategica, tanto che nel 1166 il Consiglio Comunale della città di Bergamo
decise di edificarvi un castello dalle maggiori dimensioni. Questo venne
ulteriormente ingrandito e rafforzato con l'arrivo della potente famiglia dei
Visconti, i quali nel 1335 ne completarono la fortificazione.
Il secolo successivo vide l'inizio della dominazione della Repubblica di Venezia, durante il quale la struttura assunse un ruolo di primissimo piano nella gestione della città. Numerose modifiche vennero apportate alla struttura sul finire del XV secolo, tra cui i quattro torrioni muniti di cannoniere e feritoie, collegati tra loro con un muraglione di cinta di forma poligonale, nonché un fossato di protezione. Difatti nel corso del XVI secolo vi si verificarono numerosi assedi, tra cui si segnalano quello del 1509 in cui il Provveditore veneto fu attaccato dalle truppe francesi del Ducato di Milano, situazione ribaltata tre anni dopo, quando i militari della Serenissima ripresero il controllo del forte dopo mesi di scontri, durante i quali i soldati transalpini riuscirono a lungo a tenere in scacco gli avversari. Nuovi scontri si ebbero l'anno successivo (1513), con protagonisti gli Spagnoli che, interessati al controllo della Lombardia, fecero largo utilizzo di cannoni e colubrine, danneggiando la struttura.
Ma fu con la costruzione delle Mura di Bergamo che il castello venne interessato da un progetto volto a farne un baluardo inespugnabile: venne infatti deciso di cingere la parte collinare della città con un'imponente cinta muraria. Il castello di San Vigilio, che la dominava dall'alto, vi fu collegato ad essa tramite un passaggio segreto sotterraneo che partiva dalla parte nord delle mura, denominata Forte di San Marco. I lavori portarono inoltre sia alla demolizione della torre centrale (tipica dei castelli medievali), al fine di garantire maggiore spazio alle guarnigioni militari, che all'allargamento della struttura in direzione della città, permettendo la creazione della casa del castellano e degli alloggi dei soldati. La pianta dell'edificio, arricchita dalla fastosa porta d'accesso, opera dell'architetto Mauro Codussi, assunse una forma simile a quella di una stella.
Il potenziamento della struttura comportò la creazione anche di un passaggio segreto da una torre ad una casamatta, oggi inutilizzabile a causa di una frana che vi ha crato un piccolissimo laghetto, nonché l'installazione di grandi cisterne per la raccolta dell'acqua. Si prese anche in considerazione la possibilità di abbassare il colle Bastia, a causa del fatto che in un eventuale attacco il nemico avrebbe potuto piazzarvi dei cannoni con cui colpire i difensori del castello. Quest'opzione venne tuttavia accantonata, lasciando intatto il paesaggio collinare adiacente.
L'importanza che il castello
aveva assunto fu resa tangibile dal fatto che, quando le truppe francesi
della Repubblica Cisalpina entrarono in città a causa del disfacimento della
Repubblica di Venezia, sancito con il Trattato di Campoformio, come prima
cosa si insediarono nel castello di San Vigilio. Due decenni più tardi il
poter fu preso dagli austriaci, i quali intrapresero una politica di
smantellamento della principali strutture militari. Nel 1829 furono infatti
demolite alcune parti del castello, tra cui la monumentale porta di accesso.
Sul finire del XIX secolo l'intera struttura fu ceduta a privati, che vi
insediarono un ristorante e diedero il via, nel 1912, alla creazione di una
funicolare che collegava il castello con il piazzale attiguo alla Porta
Sant'Alessandro, coprendo una distanza di 621 metri con un dislivello pari a
91 metri. Nel frattempo l'intera struttura era stata riacquistata dal comune
di Bergamo, che ne decise il recupero, rendendo accessibile al pubblico
l'intero castello nel 1962. Anche la funicolare, che funzionò fino al 1976,
venne ripristinata nel 1991, quando si conclusero i lavori di restauro.
Attualmente è ancora possibile visitare il passaggio segreto che collegava
il Forte di San Marco con il castello stesso, grazie all'attività del gruppo
speleologico Le Nottole, che garantiscono visite guidate su prenotazione».
http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_San_Vigilio
«La costruzione della fortezza che sorge sul colle di S. Eufemia a Bergamo si deve a Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia, che nel 1331 iniziò i lavori intervenendo su un fortilizio preesistente. Considerata la sua posizione strategica, la Rocca ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella difesa e nel presidio della città per tutti i signori che si sono succeduti alla sua guida, dai Visconti ai Veneziani, dai Francesi agli Austriaci. Il complesso architettonico ha subito poche modifiche nel corso del tempo, tra cui la più evidente è costituita dal torrione circolare che caratterizza in modo inconfondibile il profilo della fortezza».
http://turismo.provincia.bergamo.it/site/index.php/it/arteacultura/il-romanico/210
«La torre del Gombito, con i suoi 52 metri di altezza, che sarebbero stati addirittura 64 se, nell'800, non si fosse provveduto a demolire la parte superiore, pare per motivi di sicurezza. La sua particolare e strategica posizione, in corrispondenza del principale incrocio cittadino (compitum in latino significa bivio, crocicchio), ha probabilmente portato, nel corso dei secoli, al nome attuale di Gombito. Per avere una migliore visione, è consigliabile salire lungo via Lupo, dalla quale la torre appare in tutta la sua imponenza. Caratterizzata da una compatta ed elegante struttura in pietra, che presenta pochissime e piccole aperture, la torre evidenzia in pieno la sua originaria vocazione militare.
Eretta nel XII secolo, mantenne la sua funzione difensiva fino al '500, quando venne convertita a usi civili, trasformandosi nella "torre dell'hostaria del Gombedo", come risulta da una relazione del Capitano veneto Da Lezze, datata 1596. Nel 1849 la torre fu coinvolta nei movimenti risorgimentali che agitarono anche Bergamo: dalla sua sommità, i cittadini in rivolta spararono contro la torre della Rocca, presidiata dalle truppe austriache, le quali risposero minacciando l'abbattimento parziale dell'antica torre. Donata al Comune nel 1877, e restaurata agli inizi del '900, la torre del Gombito continua a svettare sulle strette vie selciate della città medievale, ora percorse da migliaia e migliaia di turisti, che non possono fare a meno di ammirare questo vero e proprio grattacielo, vecchio almeno 800 anni che sovrasta e vigila la città».
http://www.savoldelli.net/castelli/torri/torre_gombito.html
a c. dell'Associazione di Promozione Culturale e Turistica Pro Bianzano
a c. dell'Associazione di Promozione Culturale e Turistica Pro Bianzano
BRIGNANO GERA D'ADDA (castello-palazzo Visconti)
«La permanenza ancor oggi del nome "castello" attribuito al Palazzo, fa supporre che l'originario nucleo difensivo di Brignano occupasse una porzione dell'attuale Palazzo Vecchio: le recenti opere di restauro hanno permesso di evidenziare strutture fortificate in prossimità di un preesistente ponte levatoio, le cui tracce sono visibili nella zona di raccordo tra Palazzo Vecchio e Palazzo Nuovo. Nel corso del XV secolo, con la definitiva investitura feudale fatta dal Duca di Milano Galeazzo Maria Visconti ai fratelli Pierfrancesco e Sagramoro, il fortilizio assume una connotazione maggiormente residenziale, avviando così la serie di interventi che porteranno, nel XVII secolo, alla completa trasformazione del Castello in Palazzo.
Benché i documenti d'archivio siano piuttosto scarsi di notizie circa gli edifici proprietà dei Visconti in Brignano, possiamo supporre che la sede residenziale dei feudatari fosse all'interno del Palazzo Vecchio, che in un documento del 1523 viene definito parte dei Signori Pallavicino e Ottone Visconti (del ramo di Sagramoro) e parte della Signora Antonia Visconti e del fu Signor Alfonso (del ramo di Pierfrancesco); nel documento citato ad un certo punto si rinviene una breve descrizione del (castello ovvero palazzo del luogo dì Brignano, con i suoi edifici (rustici annessi), sala, camere, quattro canepa solares, vari puthea', e con descrizione dei mobili rinvenuti. Un altro documento, datato 1551, cita il "Palazzo sito nel Borgo di Brignano", con tutti i "suoi edifici" tra cui la "cassina e stalla" e ancora altre "case, la colombara (torre colombaia), e altri edifici con corte, orto ovvero giardino" che confina con la strada pubblica ovvero la fossa del Borgo e con i beni di Pietro Francesco Visconti, con tutte le sue pertinenze. Tale descrizione, oltre a far supporre già l'esistenza di due complessi architettonici distinti (Palazzo Vecchio e Palazzo Nuovo) ci permette di immaginare il Palazzo Vecchio come un complesso di edifici di notevole estensione, arricchito dalla presenza di un orto ovvero un giardino, cioè un orto con fini anche ornamentali, oltre che puramente produttivi.
Un intervento di ampliamento che interessa la parte attualmente denominata Palazzo Vecchio può essere fatto risalire alla prima metà del XVII secolo: la conformazione delle facciate del Palazzo, la foggia delle cornici delle finestre e il sistema decorativo del soffitto a cassettoni del salone del piano nobile confermano tale attribuzione cronologica; tracce di affreschi seicenteschi emergono nelle sale del Palazzo, mentre la data 1675 riportata nella Sala del Trono indica che a tale epoca erano conclusi gli affreschi della stanza e quindi anche le strutture erano state completate. Sempre nella Sala del Trono sono visibili tracce di affresco precedenti ai dipinti datati 1675, a conferma dell'ipotesi che la costruzione del Palazzo può essere fatta risalire al XVI secolo, e che a tale epoca fosse già arricchito con motivi decorativi e ornamentali. Sicuramente già esistente nella seconda metà del XVII secolo anche la parte occidentale di Palazzo Nuovo: tracce di affreschi seicenteschi sono visibili nell'ala meridionale del Palazzo, mentre nell'ala ovest è ben visibile, in una sala del piano nobile, la data 1668.
L'intervento sicuramente più significativo e di cui abbiamo chiara memoria nelle testimonianze grafiche di Marc'Antonio Dal Re, è quello operato da Giovanni Ruggeri Architetto Romano, nei primi decenni del XVIII secolo. Dal Re, nella presentazione del Palazzo di Brignano, sottolinea la presenza in tale luogo di "due palagi cospicui", ovvero di due palazzi di notevoli dimensioni, che vengono unificati con l'intervento ruggeriano, L'unificazione, decorativa e fisico spaziale, viene attuata con la costruzione dell'anfiteatro d'ingresso che immette in Palazzo Nuovo, ma anche attraverso la realizzazione dell'articolato programma decorativo eseguito negli interni e negli esterni di Palazzo Nuovo e Palazzo Vecchio. Il secolo XVIII segna il grande splendore, ancora oggi visibile, di Palazzo Nuovo: viene realizzato il giardino scenografico e vengono affrescate interamente le quaranta sale, le gallerie e i quattro monumentali scaloni. Anche Palazzo Vecchio doveva essere arricchito con pregevoli cicli di affreschi e con un giardino ornamentale di notevole interesse, come testimoniano i disegni di Dal Re e come si può intravedere dalle tracce di dipinti ancora oggi presenti nelle sale. La minor fortuna di Palazzo Vecchio nei secoli successivi ne ha purtroppo segnato un degrado che ha contribuito alla perdita di preziose testimonianze pittoriche, di cui abbiamo un breve assaggio nelle scenografie dello scalone d'accesso alla Sala del Trono e nei trompe d'oeil che si possono ammirare nel portico e nelle sopraporte della loggia d'onore. Non firmati i dipinti dello scalone e delle sale di Palazzo Vecchio (eccezion fatta per i già citati ritratti della Sala del Trono, opera di F. Meda), benché una comune matrice narrativa e lessicale permetta di ascriverne la paternità ai Fratelli Galliari, operativi a Palazzo Nuovo, come testimonia la firma prese. ...».
http://www.comune.brignano.bg.it/categoria.php?ID=225
«L’origine del castello risale
all’anno 1430, come riportato da un’incisione sull’arco d’ingresso. Il
maniero, inserito nel borgo medievale della contrada di Calepio tutt’ora
perfettamente conservato, venne edificato al posto di un precedente
fortilizio che, distante poche decine di metri in direzione nord-est, fu
distrutto dagli attacchi di Niccolò Piccinino nel 1428 e da successivi
scontri nel 1437. I ruderi di questo rimasero visibili fino al XIX secolo,
epoca in cui Gabriele Rosa ne diede un’esaustiva descrizione: si trattava di
una struttura di dimensioni più ridotte e collocata su un promontorio con
burroni che lo cingevano su tre dei quattro lati del perimetro.
Nel contesto dei suddetti scontri, inseriti nelle lotte tra Bergamo e
Venezia, la famiglia Martinengo, proprietaria dell’antica fortezza e di gran
parte dei territori della zona, prese le parti della Serenissima ricevendo,
una volta terminate le lotte con la vittoria dei veneti, sia
l’autorizzazione e l’aiuto economico per la ricostruzione del castello, sia
l’investitura feudale delle terre di Calepio, assumendo quindi il nome di
Conti di Calepio.
Il capostipite del ramo calepino della famiglia fu il conte Trussardo, che
diede il via ai lavori del maniero. Inizialmente la struttura fu impostata
unicamente per scopi difensivi per trasformarsi poi, con continue aggiunte e
modifiche apportate nei secoli, in dimora signorile. Gli interventi maggiori
vennero eseguiti tra il XVII ed il XVIII secolo che, cominciati dal conte
Orazio da Calepio, videro l’aggiunta di numerose stanze e giardini.
Nel 1842, in seguito alla morte dell’ultimo discendente del casato, l’intera
struttura venne donata ad un ente che si prendeva cura delle ragazze dei
paesi del circondario appartenenti ai ceti meno abbienti. Questo ente in
seguito, mutate le condizioni sociali ed economiche degli abitanti a partire
dalla seconda metà del XX secolo, abbandonò la sua missione originale per
occuparsi della valorizzazione del castello, promuovendo interventi di
recupero ed iniziative culturali, tra cui quella dedicata ad Ambrogio
Calepio (figlio del fondatore Trussardo I), inventore del dizionario.
Il maniero è posto in ottima
posizione panoramica sulla valle del fiume Oglio, la quale forma una
scarpata che delimita il lato sud della struttura. La parte ovest è
anch’essa difesa naturalmente da Cimavalle, mentre gli altri due lati, Nord
ed Est, sono invece protetti da un profondo fossato.
Tutto il perimetro è delimitato da una cinta muraria costituita da pietre di
piccole dimensioni con una merlatura guelfa, più tardi sostituita o
integrata con una a coda di rondine quando il maniero divenne residenza
signorile.
Il lato a nord possiede alle due estremità altrettante torri: una di piccole
dimensioni ed un’altra a base quadrata, probabilmente già esistente prima
della costruzione del castello e successivamente integrata in esso, che è
posta a fianco dell’ingresso, a cui si accedeva tramite un ponte levatoio.
A fianco di quest’ultima se ne trova un’altra, anch’essa antecedente al 1430
ed inizialmente esterna al castello. Parzialmente distrutta dagli scontri
della prima metà del XV secolo, a partire dal 1433 venne utilizzata come
cappella dedicata a San Maurizio ed integrata al resto della struttura
durante gli interventi strutturali attuati nella prima metà del XVII secolo.
Questi riguardarono anche l’ampliamento delle mura e l’aggiunta di una nuova
ala posta a nord-est a scopo residenziale, nella quale si trovano sia camere
con decorazioni ed affreschi di Luigi Deleidi (detto il Nebbia) e
tappezzerie francesi, sia un porticato a colonne.
Altri importanti interventi interessarono la zona a Sud-Est che venne dotata
di contrafforti nell’area perimetrale, al fine di dotarla di due grandi
giardini all’italiana, ed una nuova cappella dedicata all’Angelo Custode ed
a San Celestino Martire. Quest’ultima, ricavata da uno spazio tra il ponte
levatoio ed il portone, venne costruita tra il 1693 ed il 1695 ed al proprio
interno vi venne collocato il corpo di San Celestino Martire, da poco
scoperto nelle catacombe romane e precedentemente custodito in modo
provvisorio presso il vicino Castello di Trebecco.
Nell’attuale struttura si possono ammirare anche decorazioni di alta qualità
in stile rococò e neoclassico risalenti rispettivamente al XVIII ed al XIX
secolo, tra cui gli stucchi attribuibili a Muzio Camuzio e gli affreschi di
Innocenzo Carloni. Al centro del cortile inoltre fa bella mostra di sé la
statua del fondatore Trussardo da Calepio».
http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Calepio
«Castel Liteggio, o più
semplicemente Liteggio, è una frazione del comune italiano di Cologno al
Serio, in provincia di Bergamo. Situato all'estremo ovest del territorio
comunale, si trova in posizione piuttosto isolata rispetto al capoluogo.
Venne fatto costruire nel XV secolo dai Visconti in posizione strategica
anche per la posizione immediatamente prossima al Fosso bergamasco, dove
correva il confine con la Repubblica di Venezia. Tuttora sono ancora
visibili parti di muratura merlata ed il fossato, particolari che lo resero
una possente fortificazione all'epoca dell'edificazione. A oggi oltre al
castello medievale (che in passato ebbe anche funzione di scuola
elementare), sono presenti altre abitazioni, che rendono Liteggio un vero e
proprio borgo».
http://it.wikipedia.org/wiki/Castel_Liteggio
«Questo tratto della pianura lombarda porta ancora i segni della divisione in “Centurie” operata ai tempi della colonizzazione romana. Vi transitava una importante ed antica strada, probabilmente già pista preistorica, poi chiamata “Strada dei Malgari” che da Bergamo e le sue valli , passando da Treviglio, si dirigeva a sud verso Crema e Piacenza. Attualmente rimane traccia nella via dei Ceradelli. Nell’anno 1267, inizia la costruzione del “Fosso Bergamasco”, vallo di confine che dividerà trasversalmente, in due entità di diversa competenza politica, la pianura bergamasca dall’Adda all’Oglio per oltre cinquecento anni.
I “Rozzone” , famiglia di origini milanesi, acquisisce dalla Comunità Trevigliese, le terre che formeranno l’attuale territorio, edificando verso la fine del XIII secolo, un Castello cinto da fossato. L’edificio era posto a lato della Strada dei Malgari e circa cinquecento metri a sud del nuovo confine di stato del Fosso Bergamasco. Aveva funzione di residenza, avamposto di difesa e postazione di dogana. I Rozzone erano conosciuti ghibellini fra i più accessi della bassa bergamasca e terre limitrofe, furono sempre presenti nelle sanguinose lotte contro l’avversaria fazione guelfa.
Confinanti con i Rozzone, a Brignano Gera D’Adda, c’era la potente famiglia milanese dei Visconti. Costoro, stanchi dei continui soprusi perpetrati contro i loro sottoposti, nell’anno 1386, assaltarono il Castello dei Rozzone con copiose milizie, distruggendo una torre e parte del fronte a sud. Alla fine della battaglia furono sepolti duecento morti, delle due fazioni, all’esterno della fossa. Dopo questa sconfitta, i Rozzone sottoscrissero, nello stesso anno e successivamente nel 1429, accordi di confine e collaborazione con la comunità trevigliese.
Nell’anno 1492, dopo una lunga diatriba in merito al sequestro dei beni di Venturino Rozzone, che aveva sgozzato la moglie ed i figli, con un decreto Ducale di Milano, si assegnarono “in feudo” le terre del Castello dei Rozzone alla famiglia Visconti Ajmi di Brignano Gera D’Adda. Alla parentela Rozzone, venne corrisposto un risarcimento in danaro e solo piccole porzioni di edifici in Castel Rozzone. ...»..
http://www.comune.castelrozzone.bg.it/il-comune/il-comune/cenni-storici (a cura di Pietro Ferri)
CAVERNAGO (castello dei Conti Martinengo-Colleoni)
«Il castello di Cavernago si
trova nel territorio di Cavernago, piccolo comune alle porte di Bergamo.
I canonici della cattedrale di Bergamo erano entrati in possesso di
un'antica costruzione nella stessa località e nel 1470 il celebre
condottiero Bartolomeo Colleoni aveva acquistato con atto pubblico la
struttura e le relative dipendenze. Alla sua morte il feudo di Cavernago e
il relativo castello passarono nelle mani di Gherardo Martinengo-Colleoni
marito di Ursina, una delle figlie del condottiero.
La costruzione attuale risale al '600, in stile barocco. L'edificio a pianta
quadrata, è privo di merlatura e di camminamenti di ronda: questi elementi
lasciano intuire che non si tratta di una fortezza militare, come lo è, per
esempio, il vicino castello di Malpaga, bensì che fu concepito come
residenza familiare, in modo da garantire tutti gli agi che si addicevano ad
una famiglia nobile. Il castello era dotato anche di un ponte levatoio, di
un fossato (ormai privo d'acqua), di un pozzo centrale, oltre che di un
grande giardino.
Il castello dopo esser stato acquistato dai conti Giovannelli prima e dal
conte Mazzotti Biancinelli poi, ora è di proprietà di un erede del principe
Gonzaga di Vescovato».
http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Cavernago
«Il Mazzi afferma che il
castello di Chiuduno esisteva già prima del 1000 e secondo alcuni storici,
il fortilizio sarebbe sorto per il controllo della strada per Brescia. Col
tempo la proprietà andò sempre più frazionandosi a causa di alcune vendite e
di molti passaggi ereditari: il numero dei compartecipi si accrebbe di molto
poiché alle famiglie dei primi investiti ne seguirono altre forestiere. Oggi
la costruzione appartiene al Cav. Ambrogio Magni che con passione e tanto
amore ha provveduto alla realizzazione di importanti lavori di restauro. Il
primo proprietario noto è stato il vescovo bergamasco Reginfredo e solo
nella seconda metà del 1300 venne acquisito da Bernabò Visconti che vi pose
un presidio militare. Con una serie incredibilmente lunga di vicissitudini
militari il castello venne dominato da moltissimi casati. Sotto la
dominazione della Serenissima il maniero venne demolito, ma nel 1447 venne
ricostruito nella forma che ancora oggi si può osservare.
Eretto in posizione elevata in prossimità del luogo dove passava la strada
romana che collegava Bergamo a Brescia, il castello domina il paese
sottostante e le terre vicine. Il castello di Chiuduno doveva essere il
perno attorno al quale si articolò il borgo medioevale sorto ai suoi piedi
nel rispetto di una regola dell'epoca per la quale i popolani costruirono le
proprie abitazioni nelle immediate vicinanze della fortificazione militare.
Le costruzioni sono realizzate in pietre di discrete dimensioni, collocate a
secco e senza regolarità: gli archi delle porte e delle finestre, le logge e
i tetri androni, sono tipici dell'architettura medioevale. Sulla cima del
dosso antistante il cortile del castello, immersa nella vegetazione di uno
splendido parco, sorge maestosa e possente una torre in pietra edificata
probabilmente nella seconda metà del XII secolo. Originariamente la torre
era più alta ma venne troncata per ordine della Repubblica Veneta.
L'interno dell'edificio non presenta importanti elementi a causa dei
numerosi passaggi di proprietà che hanno determinato, nel tempo, usi
differenti degli ambienti. Rimangono comunque diversi saloni con la volta
affrescata realizzati per abbellire i locali destinati ad uso abitativo e
non più militare. Una tradizione locale conferma che i contatti tra il
castello e la vicina chiesa di S. Michele erano molto stretti, a tal punto
che i proprietari del castello per diritto feudale avevano la possibilità di
partecipare ai riti religiosi stando in opportuno luogo ricavato nel recinto
dello stesso castello. ...».
http://www.italiadiscovery.it/news/lombardia/bergamo/chiuduno/castello_di_chiuduno/477.php
«Si suppone che il castello di Clanezzo venne eretto nella prima metà del X secolo da Attone Leuco. Nel XII secolo il castello fu scenario di lotte tra guelfi della valle Imagna e ghibellini della valle Brembilla. Verso la fine del XIV secolo il signore di Clanezzo era Enguerrando Dalmasano noto per i suoi scontri con Pinamonte de Pellegrini, i quali si conclusero poi con la morte di quest'ultimo proprio nel castello di Clanezzo. Superato il periodo delle guerre il territorio bergamasco passò sotto il dominio della Repubblica Veneta. Il castello di Clanezzo, però, rimase un covo di ghibellini pronti a parteggiare ancora per i Visconti, male adattandosi al nuovo regime. I rettori di Bergamo arrestarono diciotto rappresentanti di Brembilla e ordinarono l'evacuazione dei territori brembillesi. Pochi giorni dopo, le milizie della Serenissima invasero il territorio brembillese distruggendo parzialmente il castello. Dopo vari proprietari, nel 1804 il castello passò nelle mani dei Beltrami, i quali incominciarono un'opera di ricostruzione, rifacimento e abbellimento secondo i gusti dell'epoca. I lavori furono poi continuati dai Roncalli i quali diedero all'edificio l'aspetto di palazzotto seicentesco ancora oggi ben conservato. Attualmente il castello è di proprietà di un Istituto di Credito Bergamasco che lo ha dato in gestione a privati per attività di ristoro.
Il castello è situato nel punto dove il torrente Imagna confluisce nel fiume Brembo. Fu costruito in una posizione strategica poiché la conformazione fisica del territorio costituiva un ostacolo insormontabile per i nemici. Questo castello fu distrutto e ricostruito più volte nel corso del basso medioevo. Ha una pianta ad 'L" con i lati rivolti a nord e ad ovest. Molto interessante è il ponte medioevale che con una sola arcata attraversa il torrente assicurando la comunicazione tra la valle Brembilla e la valle Imagna. Anche se è stato costruito più mille anni fa è ancora oggi percorribile. A protezione del ponte vi erano le sentinelle che dimoravano nella torre adiacente. All'interno si può osservare un locale dalla caratteristica volta ad ombrello, interamente affrescato con motivi orientaleggianti. Importante è anche la sala delle foglie, la stanza del caminetto e dei medaglioni, la sala dal soffitto in legno intarsiato e la saletta delle rose. Le differenti tematiche delle decorazioni e degli stili compositi fanno intendere che tali abbellimenti siano stati realizzati in epoche diverse. ...».
http://www.italiadiscovery.it/news/lombardia/bergamo/strozza/castello_di_clanezzo/478.php
COSTA MEZZATE (castello Camozzi Vertova)
«Il castello di Costa di
Mezzate, edificato intorno all’anno 1000, si trova nell’omonimo comune,
piccolo centro a circa 10 chilometri dal capoluogo Bergamo (coordinate 45°
40′ 0′′ N, 9° 48′ 0′′ E).
I primi documenti che attestano l'esistenza del castello risalgono al 1160.
Il castello, fatto edificare dall’imperatore Ottone I, fu acquistato in
seguito dal ghibellino Alberto degli Albertoni dei Capitani di Vertova,
rappresentante della lega lombarda a Lodi, firmatario della pace di Costanza
e console di Bergamo nel 1190. Nei secoli seguenti il castello fu al centro
delle mire espansionistiche di Bernabò Visconti, duca di Milano, che però
non riuscì a violare la fortificazione.
Nel 1433, fu emanato un decreto della Repubblica di Venezia, che esentava
per cinque anni da ogni carico reale, personale "et misto quei di Bagnatica
et Mezzate in riconoscimento della loro fedeltà et in riconoscenza delle
sciagure sofferte". Nei secoli successivi, il castello venne adibito a
residenza della famiglia Camozzi-Vertova, attuali proprietari.
Il castello attualmente non è visitabile.
Esternamente il castello si presenta con un grande giardino composto da
alberi secolari. La cinta muraria possiede torri angolari che garantivano
un’ottima visuale durante i combattimenti. Pare che esistano tunnel
sotterranei che collegano il Castello con altre dimore nei paesi limitrofi.
In epoca rinascimentale il
castello ha subito alcune modifiche. Lungo la cinta muraria si può trovare
un secondo ingresso, su cui sono scolpite nella pietra le insegne araldiche
della famiglia proprietaria, i Vertova. Un leopardo ed un’aquila,
accompagnano il motto di tale casato: "Honor et gloria".
All'interno si possono trovare numerosi dipinti ed affreschi di valore, tra
i quali spicca un ciclo pittorico di Luigi Deleidi. Una epigrafe scolpita
nella pietra reca le seguenti parole a ricordo del capostipite della
famiglia Alberto degli Albertoni dei Capitani di Vertova: ALBERTUS
ALBERTONUS DE CAPITANEIS DE VERTULA AD PACEM COSTANTIAE ORATOR ANNO
MCLXXXIII ANTIQUIOR FAMILIAE D.D. COMITUM ET EQUITUM VERTUAE AUCTOR REPERTUS
ET PROPAGATOR BERGOMI».
http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Costa_di_Mezzate
CREDARO (castello di Montecchio)
«In vetta al colle di Montecchio, in prossimità del nucleo abitato sorge l’omonimo; l’edificio, oggi ubicato all’interno di un’area residenziale privata, fu trasformato alla fine del XVIII secolo dall’architetto austriaco Pollak, il quale, da preesistenti costruzioni civili e religiose, ricavò una sontuosa villa patrizia. Sono ancora visibili le poderose mura di sostegno di un’antica fortificazione che qui dominava sulla valle Calepio e sull’Oglio, trasformata poi nel 1460 in monastero dei Padri Serviti (ordine poi soppresso nel 1767). L’elegante chiostro quattrocentesco del monastero fu rinvenuto solo nel 1926 durante alcuni lavori di restauro dell’edificio. La torre che attualmente sovrasta il fu edificata nel 1862».
http://www.castellomontecchio.it/storia.html
GROMO (castello Avogadri, castello Ginami)
«Le origini della valle Seriana e dei suoi abitanti sono difficilmente verificabili, ma si pensa che sia stata rifugio di quei pacifici popoli che, terrorizzati dalle continue invasioni, cercarono la libertà nei recessi alpini più nascosti. La zona di Gromo fu concessa in feudo da Federico II, nipote del Barbarossa, alla famiglia Ginami dei Licini , che si era trasferita in quelle terre a causa delle lotte di fazione tipiche di quei tempi; infatti questa famiglia venne a vie di fatto con alcune famiglie guelfe della bergamasca, tra le quali quella dei Colleoni, per cui dovette abbandonare frettolosamente Bergamo. Scelsero Gromo per la sua posizione strategica, infatti il castello sorse nel 1226 sullo sperone di una roccia, in posizione dominante rispetto al Serio, che era il punto di transito obbligato.
Il castello sorse, ad opera del primogenito della famiglia, con carattere di residenza famigliare e di rifugio; per questo non fu munito di particolari strutture difensive, al di fuori di un fossato limitato al fronte e ai fianchi e non fu mai sottoposto ad assalti, assedio o minacce di altro genere. Il castello rimase immutato nella sua struttura originale fino al XVI sec. quando la Repubblica Veneta impose la sostituzione del piccolo ponte levatoio con uno più ampio; anche la porticina d'ingresso fu ingrandita al fine di diminuire la potenzialità difensiva dell'insieme. Da allora vi furono altre trasformazioni che mutarono il carattere medioevale anche all'interno dell'edificio, così portando alla costruzione un aspetto sempre più d'abitazione civile.
La parte esterna, che guarda verso la piazzetta del paese, è costruita con grosse pietre a vista, rozzamente squadrate. Nell'angolo di nord-ovest si apre quello che in origine fu l'unico ingresso al castello, caratterizzato da un grande portale ad arco a tutto sesto, che immette nel cortile centrale. Sempre sulla stessa parete spicca con effetto un grande affresco che raffigura San Cristoforo, dipinto intorno agli anni cinquanta. L'imponente torrione duecentesco costituisce il vertice del castello affermando ancora oggi la destinazione della costruzione a rifugio oltre che a residenza. Due corpi di fabbrica realizzati in tempi successivi si innestano nella costruzione originaria; nello spazio rimasto tra le due ali è stato ricavato un elegante cortiletto.
Il parco-giardino è stato realizzato su diversi livelli, separati da muretti in pietra e comunicanti tra di loro per mezzo di scalinate. Nel 1492 venne costruita un'ala sopra la roccia ai piedi della quale scorre il fiume: essa crollò nel 1919 a causa dell'esplosione di alcune mine durante i lavoro per la realizzazione dell'attuale strada provinciale. Le decorazioni iniziarono nel 1760 con i dipinti delle sale rivolte alla piazza del paese e continuarono nel 1836 con gli affreschi, di gusto neoclassico, sulle pareti delle sale interne. Nei saloni interni del castello si possono ammirare pregevoli collezioni di armi antiche, costruite nelle famose fucine di Gromo, e di crocifissi, ai quali è dedicata un'intera stanza. Dipinti di splendida fattura e oggetti artistici in peltro arricchiscono gli ambienti, mentre grandiosi lampadari in cristallo di Murano stanno a testimoniare i frequenti contatti con Venezia. ...».
http://www.majorana.org/progetti/castelli/gromo03.htm
«Il più antico documento che fa
cenno del castello risale al 1222 anche se pare che la costruzione
originaria risalga attorno al mille. L'edificio originariamente apparteneva
alla comunità di Grumello del Monte che, essendo in grosse difficoltà
economiche, fu costretta a cedere il possedimento al cardinale Guglielmo
Longo, intorno al 1307. Nel 1380 il castello venne attaccato dai ghibellini
che, dopo averlo sconfitto, incendiarono il paese e distrussero parzialmente
la fortezza. Seguirono molte sanguinose battaglie tra guelfi e ghibellini
che gettarono nel lutto e nel dolore l'intero paese. Nel 1442, dopo che il
controllo del territorio passò alla Repubblica di Venezia, il castello
divenne uno dei tanti possedimenti di Bartolomeo Colleoni, ma nemmeno così
raggiunse la tranquillità: numerosi atti di violenza coinvolsero ancora la
fortezza costringendo persino il cardinale Carlo Borromeo a far visita alla
parrocchia di Grumello per richiamare la popolazione. Alla morte del
Colleoni il castello divenne possedimento dei conti Suardi; nel 1953 la
proprietà passòall'azienda agricola "Tenuta Castello di Grumello del Monte"
che tutt'oggi ne cura i vigneti con i quali si produce, nelle cantine
sottostanti il castello stesso, il pregiato vino "Valcalepio".
I rifacimenti portati al fabbricato nel corso dei secoli ne hanno cambiato
le caratteristiche principali togliendogli il cupo aspetto esteriore e
modificando la semplicità delle sue linee che gli davano le sembianze di
austera dimora signorile. L'ingresso si apre in un tratto della cinta che,
congiungendosi alla torre, delimita la piccola corte interna aggiunta dopo
gli adattamenti rinascimentali. L'accesso alla torre avviene attraverso un
portale ad arco a sesto ribassato aperto nel fabbricato addossato alla
parete occidentale della torre stessa. La torre risulta massiccia e potente,
edificata per resistere ad ogni forma di attacco e per assicurare un valido
rifugio ai difensori. La tessitura muraria è caratterizzata da grossi conci
accuratamente squadrati e grossolanamente bugnati in corrispondenza dei
cantonali che terminano con uno spigolo particolarmente lavorato. Sul lato
nord vi è solo la sporgente canna fumaria che interrompe la continuità della
parete; sul lato est si aprono tre finestrelle, due ad arco a sesto
ribassato e rettangolare protette da robuste inferiate, la monofora posta
più in alto, ad arco antico. Sul lato rivolto a sud vi è una monofora
identica a quella del lato appena descritto. Sul quarto lato è presente una
feritoia usata dagli addetti alla manovra e alla difesa della saracinesca.
Addossato a questo locale vi è un edificio che appare sincrono con il resto
della fortezza. Sulla parte occidentale di esso furono ricavate grandi
aperture utilizzate come scuderia. Il mastio era quindi un locale angusto e
umido in cui la vita quotidiana era caratterizzata da un assoluta
promiscuità per la continua presenza di soldati e servi. Il "signore" era
poi costretto a mangiare e dormire con i suoi, soffocato dalle troppe
persone ammassate in cosi poco spazio. Attorno al mastio vennero allora
costruiti alcuni locali destinati esclusivamente al castellano e ai sui
famigliari, che avevano il dovere di difendere l'intero castello.
Superata la soglia del castello si entra in uno spazioso androne che immette
al primo piano di quello che fu l'antico mastio. Nella costruzione militare
vi erano delle caditoie usate per dar modo ai difensori di colpire chi si
accingesse ad abbattere o a scardinare la saracinesca. Il primo piano della
torre, interamente occupato da una volta a crociera, è identificabile
probabilmente nella sede del corpo di guardia sulla cui parete nord vi è un
caminetto in cotto, riportato alla luce durante i lavori di restauro. Il
punto più alto è rappresentato dal culmine del torrione che era utilizzato
come posto di vedetta e di avvistamento. Sul pavimento del primo piano si
nota una piccola apertura rettangolare, protetta da una grata metallica, che
guarda nel locale sottostante, usato oggi come dispensa. Il locale
sotterraneo, che costituisce la base della torre, in passato era usato come
prigione. ...».
Luzzana (castello di Giovannelli)
a c. di Stefano Favero
MALPAGA (castello di Bartolomeo Colleoni)
«Poco lontano dalle rive del Serio si trova il castello di Malpaga, nel territorio di Cavernago, piccolo comune alle porte di Bergamo. Non si trova su un'altura o su una collina, per questo con l'introduzione della polvere da sparo si vennero a creare non pochi problemi difensivi che determinarono la necessità di rinforzarne il sistema di protezione.
Il castello, la cui fama è
legata alla gloriosa storia del condottiero Bartoloneo Colleoni, nella sua
struttura complessiva è di forma quadrata, circondato da due cinte murarie e
da due fossati. Entro il primo che non esiste più, c'erano le scuderie e gli
alloggiamenti dei soldati mentre il secondo è ancora visibile dall'esterno
del castello. I materiali da costruzione sono rappresentati da ciottoli
alternati con masselli in cotto. Rimangono esternamente le tracce della
merlatura di origine rinascimentale. Esso esibisce sulle mura esterne, oltre
la soglia d'ingresso grandi dipinti realizzati dal Romanino risalenti al
periodo tra il 1520 e il 1530 in cui il castello si trovava nelle mani dei
nipoti del Colleoni, fin dall'entrata si può percepire ancora tutta
l’atmosfera eroica e il prestigio del periodo rinascimentale.
Internamente al primo piano, accediamo al Salone D’Onore, che celebra la
visita di Re Cristiano I di Danimarca risalente al 1474. Al piano superiore,
si trova la sala ricca di affreschi settecenteschi: Grazie ai dipinti di cui
è ricchissimo il castello, è stata celebrata la grandezza del casato e le
glorie militari del Colleoni: sono abbondantemente rappresentate scene della
vita del castello con il corteo regale, i banchetti, i tornei, le scene di
caccia e il mecenatismo della famiglia Colleoni. In fondo al Salone degli
Affreschi attraversando una porticina, si entra nella Stanza del Capitano
Colleoni, dove egli morì e dove si conserva un prezioso quadro della Madonna
con il Bambino. Lo stile architettonico e decorativo del castello vede
affiancarsi stili appartenenti ad epoche diverse soprattutto riguardanti il
'300, il '400, il '500, prevalgono però gli affreschi in stile francese,
proprio perché il Colleoni amava attorniarsi di pittori provenienti dalla
Borgogna ed ha una vasta influenza il gotico internazionale.
Il castello di Malpaga risale
la metà del '300, quando fu costruito per iniziativa ghibellina. Il fossato
che lo proteggeva, lo rendeva una fortezza inespugnabile fino a quando con
l'introduzione della polvere da sparo si scoprì la sua vulnerabilità. Subì
un periodo di decadenza e di abbandono dopo la scorribanda fatta da Tognotto
da Rota che rubò il denaro custodito nell'edificio,cui seguì la cessione al
Comune di Bergamo, per poi essere protagonista di una grande rinascita
durante il Rinascimento. Bartolomeo Colleoni (1395-1475) nominato Capitano
Generale di tutte le milizie della Repubblica di Venezia, ebbe la
concessione dal Senato della Serenissima, il 24 giugno 1455, di scegliere
come dimora un castello situato sul confine a difesa della Repubblica dalle
invasioni provenienti dal Ducato di Milano. Il 29 aprile 1456 egli decide
invece di comperare il Castello di Malpaga dal Comune di Bergamo per 100
ducati d'oro. Successivamente ai cambiamenti apportati dall'invenzione della
polvere da sparo alle modalità belliche, il castello non è più una sicura
fortezza e il Colleoni si adopera per rinforzarlo attraverso grandi lavori
di ristrutturazione come l'innalzamento delle mura, la costruzione di
alloggi per le truppe e di un secondo fossato. Nel 1458 il Colleoni ne fa la
sua dimora stabile insieme con la moglie Tisbe Martinengo. Qui intrattiene
una brillante vita di corte ospitando artisti e ricevendo i Grandi del
tempo.
Celebrata anche da numerosi dipinti, la memorabile visita di Cristiano I, re
di Danimarca in pellegrinaggio a Roma, accompagnato dal Duca di Sassonia e
da 200 cavalieri. Il Colleoni per invitarlo al castello gli va incontro con
un seguito di 500 cavalieri. Tra i grandi del tempo ospitati nel castello
ricordiamo Borso d'Este, i figli di Francesco Sforza, Carlo il Temerario
duca di Borgogna, imitato da tutta l'Europa per la magnificenza della sua
corte. Nel castello venivano organizzate cacce, tornei, giochi e
pantagruelici banchetti. Bartolomeo Colleoni si dedica al mecenatismo
secondo la consuetudine del tempo, circondandosi di valenti artisti del
tempo, provenienti la maggior parte dalla Borgogna, altri da territori
vicini. Da menzionare il grande Gerolamo Romanino da Brescia cui è
attribuito l'affresco della parete del cortile, di fronte all'ingresso, che
rappresenta la Battaglia della Riccardina o della Molinella, una delle più
valorose imprese del Colleoni. Trovandosi all'aperto ha subito dei
deterioramenti ma è ancora ammirabile, per il realismo della scena bellica,
e la composizione di figure di combattenti, armature, cavalli che rendono un
senso di movimento e dinamicità.
Ci sono anche degli episodi scabrosi che si sono verificati nel Castello:
nell'estate del 1469 tre sicari inviati di Galeazzo Sforza riuscirono ad
entrare nel castello, incendiando le stalle e tentando di rapire il
capitano, ma furono catturati. Nel 1472 furono scoperti altri due mercenari
dello Sforza, Ambrogio Vismara ed il figlio Francesco che avevano avuto
accesso al castello con l'inganno essi furono processati e condannati a
morte ad una fine terribile e raccapricciante. Il castello di Malpaga fu
frequentato anche da umanisti, bergamaschi come Jacopo Tiraboschi e Giovanni
Michele Carrara, ma anche forestieri come il Pagello ed Antonio Cornazzano
che scrisse la biografia di Bartolomeo Colleoni, sicuramente su sua stessa
commissione. Nonostante il mecenatismo e la mondanità rimane il ricordo di
Bartolomeo Colleoni, soprattutto come di un rude guerriero amante
principalmente delle imprese eroiche e militari. Il condottiero ebbe solo
discendenze femminili: Ursina, Isotta, Caterina, Medea, Dorotina, Riccadonna,
Cassandra, Polissena. Dopo la sua morte (2 novembre 1475), il castello di
Malpaga fu ereditato dai suoi nipoti».
http://www.icastelli.it/castle-1235235968-castello_di_malpaga-it.php
«Marne è una frazione di Filago e dista 2 km da Madone, sorge alla confluenza del torrente Dordo nel Brembo, ancora oggi in questo punto sono visibili i resti di un ponte probabilmente romano. Il torrente Dordo qui forma un breve, ma pittoresco "canion", nella parente del quale si apre un condotto, da tempo chiuso, che si presume collegasse il castello di Marne con quello di Trezzo. è proprio in questa zona che si innalza il castello di Marne.
Le origini del castello risalgono alla prima metà del XIV secolo. Della prima opera fortilizia rimane solo la struttura consistente la parte bassa della torre con la porta d'ingresso. Di proprietà della famiglia guelfa degli Avogadri fu testimone di lotte di fazione. Nel 1398 Giangaleazzo Visconti, signore di Milano, mandò le sue truppe per occupare i castelli di Ghisalba, Redona, Comonte e Marne. Il castellano di Marne, Marco Avogadri, dovette cedere alle prepotenze del duca. Negli anni che seguirono, particolarmente nel 1403 e ancor più nel 1404, si verificarono fatti d'arme nei paesi dell'Isola, fra cui Marne, che furono assaltati e devastati dalle squadre guidate da Pandolfo Malatesta. Nel 1406 subì anche le ribalderie di Giacomo dal Verme.
Il castello, durante tutte queste traversie, fu danneggiato più volte tanto che il Senato Veneto, dopo averlo dato in feudo nuovamente agli Avogadri, con il decreto del 3 giugno 1429, concedeva loro di "ricostruire il ruinato castello con le solite opportune esenzioni".
Ancora nel 1705, al tempo della
guerra di successione di Spagna, durante le scorribande in Lombardia dei
francesi i dei tedeschi, Marne e molti paesi dell'Isola furono devastati e
saccheggiati dai tedeschi e si dice che il castello Fermo Avogadri fosse
costretto a fuggire a Ponte S.Pietro per cercare aiuto.
Negli ultimi decenni dell'Ottocento, dopo essere passato in altre proprietà, fu
acquistato dai conti Colleoni che lo possiedono tuttora. Per iniziativa di
Marino Colleoni fu restaurato e trasformato in residenza estiva; i suoi
discendenti completarono l'opera di ristrutturazione con un arredamento
signorile di gusto medioevalizzante e adattando a parco il lungo spalto
dominante il Brembo.
Oggi la signorile dimora ci appare di notevoli dimensioni per aggiunta di due ali ad angolo fra loro, con portico e sale al pianterreno e locali di abitazione al piano superiore, erette nel secolo scorso. L'interno del castello è visitabile solo in occasione di mostre od esposizioni».
http://www.gruppoarcheologicobergamasco.org/Fortificazioni/Pagine%20Castelli/Marne.htm (a cura di Paolo Moschini)
«Il castello di Monasterolo è un castello situato nell’omonimo comune in Val Cavallina, in Provincia di Bergamo.
Le origini del castello sono
tutt’ora controverse. Pare infatti che l’attuale struttura venne edificata
in luogo di un precedente edificio risalente all’alto Medioevo adibito a
monastero benedettino ed abbattuto al termine dell’VIII secolo dall’esercito
dei Franchi (anche se altre ipotesi indicherebbero Federico Barbarossa).
Tale teoria è suffragata dal ritrovamento delle fondamenta di tale
costruzione, tipiche dell’architettura benedettina. La nuova struttura
invece è di difficile datazione, in quanto mancano documenti che ne
attestino l’esistenza: fino a qualche tempo fa si pensava che "castra
monasteriolo" riportato in atti del 989 e del 1022, fosse riferito al
castello in questione, mentre più probabilmente è da ricollegare al borgo
medievale di Monasterolo, sito nel comune di Robecco d'Oglio in provincia di
Cremona.
Il primo documento attribuibile in modo certo risale invece al 1130, epoca
in cui si pensa che il maniero fosse utilizzato sia per scopi difensivi che
residenziali. Si presume inoltre che la fortificazione fosse anche adibita
al deposito di animali e scorte alimentari durante il passaggio di eserciti
nemici, nonché come rifugio degli abitanti della piccola comunità durante
tali situazioni di pericolo. I primi proprietari furono gli appartenenti
della famiglia Mozzo, a cui poi subentrò la famiglia Suardi, che ricopriva
un ruolo predominante sull’intera vallata quindi i Terzi.
Nessun episodio di rilievo si verificò fino all’arrivo della Repubblica di
Venezia (prima metà del XV secolo) la quale, al fine di porre fine alle
lotte tra guelfi e ghibellini, ordinò la distruzione di tutte le
fortificazioni. La famiglia Suardi, al fine di evitare la demolizione del
castello, decise di renderlo una dimora signorile a tutti gli effetti.
I secoli seguenti videro un progressivo ma inesorabile abbandono della
struttura, fino al punto da renderla fatiscente ed a rischio di crolli.
Negli anni trenta venne ceduto dalla famiglia Terzi alla contessa britannica
Winifred Terni dè Gregori e soltanto nel 1937 vennero iniziati i lavori di
restauro che, protratti fino al 1945, videro il recupero sia degli interni
che dei giardini.
Attualmente il castello, di proprietà privata, viene utilizzato per
banchetti e cerimonie. Ha fatto da set cinematografico per il film Tutti
gli uomini del deficiente della Gialappa's band, dove rappresentava la
sede centrale della Totem Arts.
L’edificio, che si trova su una piccola collinetta di origine morenica posta
tra l’estremità meridionale del Lago di Endine e la sponda sinistra del
fiume Cherio, è circondato su tre dei quattro lati da una cinta muraria,
mentre a nord è delimitato dal lago e, nei secoli scorsi, da paludi. La
muratura è costituita da conci grossolani e pietre poco lavorate, con
dimensioni diverse a seconda dell’altezza a cui sono poste.
L’ingresso è posto nel lato a sud, ed è costituito da un portale in stile
gotico a forma ogivale: da questo si accede alla cosiddetta Corte bassa,
costituita da un cortile a pianta quadrata circondato da cinta muraria
dotata di camminamento di ronda e merlature: queste ultime non sono altro
che un motivo ornamentale, aggiunte in un secondo momento rispetto al resto
della struttura. A sinistra dell’ingresso inoltre si trova un piccolo
Oratorio, dedicato a Sant’Anna, risalente al XVII secolo.
La struttura prosegue
quindi con la Corte alta, a forma trapezoidale: costituita da un corpo ad
"L" su due piani che possiede un porticato dotato di archi e colonne nonché
numerose stanze, è completata da un altro piccolo cortile a forma
irregolare».
http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Monasterolo
«Il castello di Pagazzano è un
castello situato nell’omonima località in Provincia di Bergamo. L’attuale
struttura risale all’inizio del XIV secolo, quando venne edificata in luogo
di una precedente costruzione difensiva che avrebbe dovuto sorgere nei
pressi della chiesa dedicata ai santi Nazario e Celso. Era infatti
consuetudine che le fortificazioni altomedievali della pianura bergamasca
venissero costruite a fianco di edifici sacri, allora al centro della vita
popolare. E, come gran parte dei castelli di quel periodo, venne abbandonato
e riposizionato poco distante tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo
nella prima area edificabile libera ai margini del centro abitato.
La necessità di un castello difensivo era dovuta alla forte instabilità
politica nell’età medievale del borgo di Pagazzano e di tutta la pianura
centrale bergamasca: dapprima assegnato ai conti di Bergamo nell’XI secolo,
passò a Milano dopo la pace di Costanza, unitamente agli altri castelli
della Gera d'Adda. Il dominio nella città milanese venne esercitato prima
dai Torriani e, dopo numerose lotte, dai Visconti.
Furono proprio questi ultimi ad
edificare il nuovo castello durante la reggenza di Giovanni, alla morte del
quale (1354) subentrò Bernabò. A quel periodo risale una lapide che, posta
all’interno del maniero, ricorda un ricevimento (forse il primo nella nuova
struttura) in onore di Filippo Borromeo avvenuto nell’anno 1355. La
tradizione vuole inoltre che nelle stanze dell’edificio dimorò per qualche
tempo il poeta Francesco Petrarca il quale intercesse presso Bernabò al fine
di preservare e migliorare la struttura stessa del castello.
Nel corso del XV secolo Gian Galeazzo Visconti diede il castello prima a
Bertolino Zamboni di Cremona, poi alla famiglia Suardi. Il successivo
insediamento di Filippo Maria Visconti portò nuovamente il castello alla
famiglia cremonese degli Zamboni, che ne mantennero il possesso fino al
1428, anno in cui i territori vennero acquisiti dalla Repubblica di Venezia.
Cominciò un periodo di fortissima instabilità, con la zona contesa da Milano
e Venezia: in quegli anni il maniero venne affidato prima a Sagramoro,
appartenente al ramo di Brignano dei Visconti, e poi a Francesco de’Isacchi
di Treviglio. Nel 1447, con l’instaurazione a Milano della Repubblica
Ambrosiana, la Gera d’Adda passò nuovamente alla Serenissima, ed il castello
di Pagazzano venne nuovamente assegnato al ramo brignanese dei Visconti.
Questa famiglia mantenne il controllo dell’edificio anche quando, con la
costruzione del fosso bergamasco e la definitiva stabilizzazione dei
confini, Pagazzano ritornò sotto l’influenza di Milano. La stabilità,
sancita da un atto notarile che, datato 1465, confermava il pieno possesso
dello stabile a Sagramoro II Visconti, portò il castello ad una serie di
interventi di ammodernamento: venne ampliato sia il fossato che il perimetro
di cinta, la cui parte esterna venne rivestita in laterizio, a cui furono
aggiunte quattro torri agli angoli.
Nel 1551 il castello di Pagazzano passò a Galeazzo Visconti, arciprete del
paese, il quale attuò una serie di modifiche che lo avvicinarono ad una
dimora signorile: nel lato sud vennero distrutte le due torri e tutta la
merlatura, mentre il lato nord (quello rivolto verso il confine con la
Repubblica di Venezia) venne lasciato integro nelle sue funzioni difensive.
Nel 1657 morì senza eredi l’ultimo dei discendenti del ramo brignanese dei
Visconti, dopodiché il castello passò alla famiglia milanese dei Bigli.
Questi compirono ulteriori opere di rimodernamento, tra cui la costruzione
di un loggiato e di una scalinata a ventaglio, nonché numerose decorazioni.
Nel 1828 la marchesa Fulvia Bigli lasciò il castello in eredità al marchese
Paolo Crivelli, appartenente al casato del marito, la cui famiglia utilizzò
la struttura come azienda agricola, mantenendone la proprietà fino al 1968.
Da allora vi subentrarono altri proprietari fino a quando, nel 1999, il
castello venne acquistato dal comune di Pagazzano.
Il castello presenta una pianta a sezione quadrata circondata da un fossato
difensivo ancora oggi adacquato, unico esempio in tutta la bergamasca. La
cinta muraria, perfettamente conservata, presenta una cortina esterna in
laterizio e due torri (delle quattro originali), agli angoli del lato
rivolto a nord, che possiedono arciere e fori circolari per le armi di
allora, quali bombardelle e colubrine. Svetta inoltre il mastio che, dotato
di beccatelli lunghi e stretti e di saracinesca ed argano, è posto a
protezione dell’ingresso, a cui si accedeva tramite un ponte levatoio
principale ed uno pedonale.
Se l’esterno ha conservato la fisionomia di costruzione difensiva, l’interno
ha subito numerose modifiche nel corso dei secoli, trasformandosi prima in
dimora signorile poi in villa padronale. Al riguardo si possono trovare
affreschi cinquecenteschi che affiorano sotto riquadrature settecentesche,
nonché le numerose aggiunte, tra cui il loggiato e la scalinata».
http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Pagazzano
«II castello, costruito in Solza, paese posto all'estremità occidentale della provincia di Bergamo, a 9 km da Medolago, e sul ciglione delimitante ad est la valle dell'Adda, lungo il confine tra l'antico ducato di Milano e lo stato di Bergamo, è stato possesso per secoli della famiglia Colleoni,una delle maggiori famiglie di Bergamo che ebbe cariche ed uffici nella vita cittadina dal XII al XV secolo.
Paolo Colleoni,genitore del grande condottiero Bartolomeo, abitando a Solza, nel 1405, conquistò il fortissimo baluardo di Trezzo, appartenente ai ghibellini,e vi si stabili. Ma, nell'ottobre dello stesso anno, Facino Cane e, nel 1406, Giacomo del Verme, unitisi ai cugini di Paolo Colleoni, assalirono il castello uccidendo il proprietario. Nel 1395, nel castello di Solza, era nato, da Paolo Colleoni e da Riccadonna dei Valvassori di Medolago, Bartolomeo. Alla morte del conte Riccadonna dei Valvassori, rilasciata dopo un anno di prigionia e spogliata di beni del marito, fu costretta a vivere con il piccolo Bartolomeo nel castello di Solza. All'età di diciassette anni Bartolomeo si recò a Piacenza al servizio di Filippo Arcelli, signore della città. Poco dopo, poco più che ventenne si accinse a compiere a piedi il viaggio da Piacenza a Napoli, dove si arruolò nelle schiere del capitano Braccio. Al fianco di Braccio partecipò alla battaglia dell'Aguila in difesa della regina di Napoli, Giovanna II d'Angiò che lo insigni, per il coraggio e l'audacia dimostrati, dello stemma dalle due bande con le teste di leon Nel 1425 offri il suo braccio e i suoi servigi al Carmagnola che gli affidò le sue truppe. Dopo la pace di Maclodio firmata a Ferrara il 19 aprile 1428 tra il ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, la Serenissima estese il suo dominio sui territori di Bergamo e Brescia. Era giunto il momento perché si potesse realizzare il sogno di Bartolomeo. Le sue prodi imprese gli permisero di iniziare la carriera di capitano di ventura che lo avrebbe portato al comando delle truppe della Serenissima.
Il castello, oggi, presenta i suoi lati sud ed ovest, l'inverno, da secoli, è abitazione rurale ed è stato recentemente risstrutturato ed è sede di mostre ed eventi. Pietre squadrate ai cantonali e nel portale, pietrame misto a ciottoli di fiume del vicino Adda e del Torrente Grandone ne costituiscono il corpo di fabbrica. All'angolo fra le due strade doveva elevarsi una torre, mozzata con il passare in altre proprietà. Una lapide ricorda che fra queste mura nacque Bartolomeo Colleoni, che la storia riconosce tra i più grandi condottieri del suo tempo».
www.gruppoarcheologicobergamasco.org/Bergamo/Castelli_Solza.htm (a cura di Paolo Moschini)
«Il castello dei Foresti a Sovere era molto importante perché era posizionato in un punto nodale dei traffici commerciali in epoca medioevale. Sovere era infatti un passaggio obbligatorio che congiungeva la val Seriana con val Cavallina e il Sebino, attraverso la strada che passava sulla sponda destra del Borlezza. A Sovere, questa strada, si divideva in tre parti: una costeggiava i paesi di Rovetta, Fino del Monte e Castione fino ad arrivare alla valle di Scalve, importante per le sue miniere di ferro; un'altra parte, arrivava a Lovere dopo aver attraversato il torrente Borlezza con un ponte in pietra, di cui non sono restate tracce e che poi, nell'ottocento, fu sostituito da un altro ponte che univa le due rocciose rive opposte del fiume; la terza via andava ad allacciarsi con la val Cavallina fino a giungere alla strada che costeggiava il lato sud del lago, passando per Castro e per gli altri paesi rivieraschi.
La strada per la val Borlezza era una facile via commerciale che collegava l'alta valle Seriana alla valle di Scalve fino a giungere in territorio di Brescia; per questo i traffici lungo di essa furono sempre ostacolati da Bergamo che nel XIII secolo costruì la strada che collegava la città alla val Seriana, riattivando gran parte dell'antico tracciato romano. In seguito Bergamo proibì che le merci prodotte nei paesi della valle Seriana venissero mandate nel territori bresciano, concedendo solo che le merci bresciane venissero vendute nel mercato di Castro.
Per rafforzare il potere
commerciale di Bergamo, Ludovico Maionom nel 1571 progettò la costruzione di un
canale navigabile da Sovere fino a Bergamo attraversando tutta la valle
Cavallina, appoggiandosi al lago di Gaiano, quello di Endine e al fiume Cherio.
L'intenzione era quella di contrapporsi alla via di comunicazione che da Lovere
portava a Brescia stabilendo a Sovere un porto che evitasse quello più antico di
Lovere.
Il castello nacque per ragioni militari imposte dalle continue lotte tra Guelfi
e Ghibellini. La torre sorse nel XIII secolo sulla sponda destra del torrente
Borlezza verso la chiesa di san Martino lungo la strada per la valle Borlezza.
Il castello venne costruito in un
posizione favorevole da cui si poteva controllare tutta la zona. Le mura sono
caratterizzate da grossi conci quadrati, disposti simmetricamente, le cui
dimensioni diminuiscono gradualmente nella parte superiore. Sui vari lati vi
sono varie aperture rettangolari: quelle al piano terra sono protette da
inferriate. Il castello fu ampliato nel 1550 affiancando alla torre un
palazzetto rinascimentale caratterizzato da un porticato formato da quattro
grandi archi a tutto sesto, poggianti su eleganti colonne in pietra. Tutto
l'edificio è stato costruito i tempi diversi pertanto lo stile non è armonico.
Gli interni del castello e della torre sono stati adattati più volte a residenza
in varie epoche, anche recenti, e di fatto è stata modificata l'originaria
disposizione degli spazi.
Oggi il castello di Sovere appare in un preoccupante stato di degrado e solo un
serio intervento di restauro conservativo potrebbe assicurarne la sopravvivenza
e restituirlo alle esigenze quotidiane dell'intera comunità senza alterare la
storia della costruzione. L'ultimo ma il più chiaro tentativo, per altro
incompiuto, di risolvere quella contraddizione che si era sviluppata nel corso
della storia per cui gran parte della valle Seriana e della val Cavallina, la
valle Borlezza stessa e i paesi delle montagne circostanti, che di fatto
appartenevano al territorio di Bergamo, si trovavano invece per le loro
condizioni geografiche più unite direttamente al territorio o alla città di
Brescia, è rappresentato dal progetto eseguito da Ludovico Moianoni nel 1571 per
la costruzione di un canale navigabile da Sovere a Bergamo».
http://www.majorana.org/progetti/castelli/sovere00.htm
TAVERNOLA (torre dei Fenaroli)
«...Del borgo fortificato medievale di Tavernola sono rimasti la trecentesca torre in pietre squadrate dei Fenaroli (gli antichi feudatari) che, restaurata nella parte alta, serve da campanile per la parrocchiale; accanto ad essa, un tratto di muro coronato da merlature e, in via Torre, la porta e frammenti del castello che comprendeva quasi tutto l'abitato. Scomparsa alla vista è invece una seconda torre, che era orientata verso il porto ed è incorporata nella casa parrocchiale. Apparteneva alla stessa famiglia Fenaroli anche la villa, circondata da un grande parco botanico, posta sul lungolago all'ingresso del paese: ampliata a fine '700 sulla precedente dimora cinquecentesca, presenta una loggia a piano terra che riprende quella del corpo sporgente al piano superiore; sul portale in pietra locale è incuneato lo stemma dell'antica famiglia. A fianco della villa Fenaroli un complesso di antiche case, con resti di decorazioni sulla facciata e ampi poggioli in ferro battuto, è ciò che resta delle abitazioni litoranee esistenti prima dell'avvallamento di inizio secolo; alcune di esse erano di notevole prestigio, in particolare palazzo Caprioli, con loggia del Donegani e galleria affacciate al lago.
La forma urbana del centro storico si è invece mantenuta, con la via principale (via Pero - via Chiesa) da cui si dipartono le strade di risalita al monte e i vicoli di raccordo con il lago: uno schema comune a molti paesi sebini. I caseggiati tra le vie Bisacola, Torre e Pero sono forse i resti della "Ca' de la Conta", il palazzo in cui aveva sede il feudatario locale: prima di proprietà dei conti Suardi o dei Martinengo, passò in seguito ai Fenaroli. La sua costruzione è antecedente il 1490, come documentavano la data e l'iscrizione in caratteri gotici con il nome della casata Fenaroli visibili prima della recente ristrutturazione dell' edificio. ...».
http://www.globalnet.it/romanino/tavernola1.htm
«Non si conosce l'esatto periodo dell'edificazione di questa torre, ma si sa che verso la metà del 400 venne riadattata a fortezza, con finalità puramente militari, da Tristano Sforza; infatti in quel periodo la costruzione era nota come Torre di Tristano. Nel 1484 passò in mano alla dinastia dei Pallavicino, da cui prese l'attuale nome, in seguito al matrimonio tra Galeazzo Pallavicino ed Elisabetta, figlia di Tristano Sforza e di Beatrice D'Este. Il loro nome, pare, derivi da Pelavicini (deruba i vicini). Si dice infatti che i Pelavicini, poi Pallavicini, si chiamassero con quel soprannome perché erano facili ad impadronirsi dei beni altrui.
Galeazzo Pallavicino dei marchesi
di Busseto fu un abilissimo guerriero: venne nominato cavaliere nel 1478 ed
eletto consigliere ducale nel 1483 da Gian Galeazzo Maria Sforza per essersi
distinto in molte battaglie. Combatté con gli Sforza contro i francesi e poi con
i francesi contro gli Sforza. Morì nel 1520 senza vedere il ritorno degli Sforza
a Milano. I discendenti fecero costruire anche due oratori: uno fu fondato dal
figlio Adalberto nel 1568 e fu dedicato a S.Lucia, l'altro, ultimato nel 1638,
dal nipote Alessandro Galeazzo che lo dedicò alla Vergine di Loreto e lo dotò di
un legato per i bisogni del culto. La linea maschile della dinastia terminò
verso il 1850 con Giuseppe, il quale non ebbe discendenti: l'intero patrimonio
passò così alla sorella che aveva sposato Gerolamo Barbò. Dai Pallavicino ebbero
origine anche le famiglie degli Estensi, degli Obizzo, dei Massa e dei Malaspina.
La torre, realizzata interamente in mattoni, è munita sui quattro lati di
beccatelli sporgenti e piombatoi che ne garantivano la difesa dall'alto. La
merlatura è stata inglobata dal sopralzo realizzato in epoca rinascimentale. Una
passerella, originale nella sua struttura, mette in comunicazione l'antica torre
di difesa con lo splendido palazzo residenziale fatto costruire nel 1550 da
Adalberto Pallavicino. Il fronte principale della costruzione è caratterizzato
da un portico sorretto da archi sopra i quali spiccano, scolpiti nella pietra,
stemmi nobiliari, mentre sotto i portici sono affrescati quelli delle famiglie
che si succedettero nel possesso della costruzione.
Tutte le finestre e le porte d'accesso portano la scritta "AD.MA.PA" (Adalberto Marchese Pallavicino) a ricordo perenne del nome dell'edificatore. I locali situati nella parte originaria della roccaforte non vantano decorazioni di alcun genere mentre nelle sale del sopralzo i soffitti sono intagliati. All'interno del palazzo, al piano terreno, c'è un grande salone con la volta tutta affrescata con motivi mitologici. Al primo piano vi è invece una sala con un camino adornato con sculture di pregevole fattura. Le altre sale sono completamente affrescate e i soffitti in legno intarsiato sono di grande effetto. Alcune opere risalgono all'inizio del 1500, altre alla fine del 1700.
Si tramanda che truci vicende siano avvenute tra queste mura e anche se la fantasia popolare, con il passare del tempo, ha aggiunto molto, certamente non ha costruito dal nulla. Al termine della scala che porta ai sotterranei si apriva un profondo pozzo sul fondo e sulle pareti del quale erano infisse delle lame taglienti rivolte verso l'alto. Lì dentro si poteva facilmente cadere semplicemente ponendo i piedi al di fuori di un tracciato prestabilito; un passo incauto poteva infatti rompere l'equilibrio del coperchio della botola che ruotava sopra un perno centrale. L'apertura di questo pozzo è stata chiusa soltanto durante l'ultimo conflitto mondiale. ...».
http://www.majorana.org/progetti/castelli/pallav00.htm
«Situato su uno sperone roccioso compreso tra il torrente Uria ed il fiume Oglio, il castello sovrasta una piana alluvionale in posizione discosta dal centro di Credaro. La sua struttura, rimasta sostanzialmente inalterata nel corso dei secoli, è un esempio di come poteva essere una piccola cittadella medievale: presenta una forma a triangolo isoscele con la base, in cui è posto l'ingresso, rivolta verso est. Il lato nord-ovest è delimitato dal corso del torrente Uria, che in quel tratto presenta un profondo alveo che ha sempre garantito inaccessibilità.
L'unico ingresso è costituito da una torre fortificata a base quadrata posta al centro del lato rivolto ad est. Dotata di un’altezza non troppo elevata, presenta una merlatura risalente ad epoche successive alla costruzione originale, ed un portone a forma di arco costruito in pietra di Credaro. Il resto della fortificazione esterna, della quale alcuni tratti e caratteristiche sono andati perduti nel corso dei secoli, è costituita da grossi ciottoli e presenta un’altezza piuttosto limitata, di poco superiore ad un paio di metri. All'interno si sviluppa un vero e proprio piccolo borgo: subito dopo l'ingresso vi sono numerose piccole corti disposte in modo irregolare, separate tra loro da una piccola strada che taglia in due in modo longitudinale l’intera struttura.
Probabilmente la costruzione del castello al risalirebbe al X secolo, anche se il primo documento che ne attesta l'esistenza è datato 4 settembre 1032. Si tratta di una disposizione testamentaria nella quale tale Lanfranco da Martinengo riceve in eredità dal padre Lanfranco i possedimenti "infra castro Durbego". La famiglia Martinengo o conti di Calepio ebbe infatti il possesso del castello già in quel periodo. Divenuto centro di una curtis medievale, Trebecco assunse notevole importanza anche grazie alla notevole importanza strategica che ricopriva. A fianco di esso infatti passava un'importante via di comunicazione che da Calepio raggiungeva Credaro, per poi diramasi nelle direzioni di Adrara, Villongo e Sarnico.
Questa strada, che collega il borgo al paese di Credaro, è tutt'ora esistente, anche se relegata ad un ruolo secondario nella viabilità attuale. Inoltre poco distante era presente un ponte sul fiume Oglio, corso d'acqua che ha sempre diviso il territorio bergamasco da quello bresciano, facilmente controllabile dal castello. La zona quindi si trovò al centro di numerosi scontri tra le due fazioni, soprattutto in epoca medievale: gli episodi di maggior importanza si verificarono il 12 settembre 1392, quando guelfi bresciani della Val Trompia dopo una battaglia con i ghibellini bergamaschi dovettero fuggire tramite il ponte di Trebecco.
In quei secoli all'interno del castello risiedevano i feudatari con i loro massari, con i primi posti negli appartamenti signorili ed i secondi nelle piccole corti. Sempre all'interno della cinta muraria si trovava una piccola chiesa, ora non più esistente, dedicata a Sant'Andrea. All'interno di questa fu anche collocato il corpo di San Celestino Martire, da poco scoperto nelle catacombe romane, in attesa di trasferirlo nel vicino castello di Calepio. Questo luogo di culto venne poi trasformato in un oratorio privato nel corso del XVII secolo, per poi risentire del decadimento dell'intero edificio a partire dall’inizio del XVIII secolo.
All'inizio del XIX secolo venne stilata, per opera del regime napoleonico, la prima mappa catastale del castello che risulta essere pressoché identica all’attuale. I proprietari del castello rimasero i conti Calepio fino al 1811, quando cedettero la struttura alla famiglia Zanchi, pur mantenendo il possesso sui campi limitrofi e sul palazzo attiguo. Successivi cambi di proprietà hanno portato ad un frazionamento delle proprietà, che hanno contribuito in modo rilevante al decadimento del borgo stesso, peraltro già in atto dalla prima metà del XVIII secolo.
Un importante intervento di recupero attuato all'inizio del XXI secolo dalle autorità locali, ha permesso al borgo di riacquisire parte del suo antico splendore senza che venisse snaturata l'antica natura medievale dell'edificio».
www.flickr.com/photos/ballcla/5123983251/ - http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Trebecco
TRESCORE BALNEARIO (castello Alle Stanze o dei Lanzi)
«All'esterno della contrada detta Strada, dominava l'antica rocca dei Lanzi, della quale rimangono dati storici incerti. Dell'antico castello sono giunti a noi numerosi resti, ma delle torri nemmeno la traccia, solo muri del Xlll e XlV secolo che delimitano un vasto cortile.
Nel castello, secondo quanto riferisce il Rinaldi, i Lanzi ospitarono nel 1327 Ludovico il Bavaro e nel 1355 l'imperatore Carlo lV. L'attribuzione al castello "Alle stanze" è dovuta alla presenza di pregevoli affreschi trecenteschi di soggetto cavalleresco che decorano alcuni locali nei quali probabilmente alloggiarono gli imperatori».
www.gruppoarcheologicobergamasco.org/Bergamo/Castelli_Trescore.htm (a cura di Paolo Moschini)
TRESCORE BALNEARIO (castello del Niardo)
«Il colle del Niardo si innalza tra paese di Trescore e la valle del Cherio. Certamente doveva essere un punto importante di difesa perché controllava dall'alto l'imbocco nord-est della Val Cavallina. Sul colle fu costruito non solo il castello, che si fa risalire XIII secolo, ma anche una rocca posta verso nord-ovest e distante dal castello duecento metri. I due edifici erano collegati probabilmente da un cunicolo sotterraneo.
Del castello e della rocca rimangono solo alcuni avanzi: la torre, l' antico mastio, che si eleva all' interno del cortile, costruita con blocchi di pietra dalle dimensioni e dal peso inconsueti; si accede ad essa mediante una porticina alta da terra sette metri; alcuni locali adattati a residenza intorno ai quali si sono aggiunte nuove costruzioni in epoche posteriori».
www.gruppoarcheologicobergamasco.org/Bergamo/Castelli_Trescore.htm (a cura di Paolo Moschini)

TRESCORE BALNEARIO (castello della Mnella)
«Il castello restò fuori de paese Trescore sul colle della Mnela (vecchio nome di Molendinella derivato forse dalla presenza di mulini sul sottostante torrente Tadone) verso occidente. Apparteneva anticamente alla famiglia Lanzi che lo eresse nei primi anni del' 200 e lo possedette fino al 1428. Da quell'anno la costruzione prese la funzione di baluardo difensivo e fu lasciata andare in rovina, le torri abbattute, la cinta muraria abbassata e il mastio smantellato. Nel 1467 venne in potere, anche se per poco, dei Suardi. In epoche posteriori passò in altre proprietà.
Il castello per la sua posizione e per le opere difensive (aveva una doppia cinta murata, una periferica ed una intorno al nucleo di abitazione) era considerato inespugnabile. Infatti, secondo quanto riferisce il Calvi, Pandolfo Malatesta in dieci mesi d'assedio non riuscì ad ottenerne la resa. Oggi si riconoscono le vestigia dell'antica cinta perimetrale entro la quale sono state costruite nel 1700 e nel 1800 edifici d'abitazione e una chiesetta dedicata a S.Michele».
www.gruppoarcheologicobergamasco.org/Bergamo/Castelli_Trescore.htm (a cura di Paolo Moschini)
Trescore Balneario (torre dei Suardi)
a c. di Stefano Favero
TRESCORE BALNEARIO (villa Suardi)
«A Trescore Balneario [...] la costruzione più importante è villa Suardi; all’ interno si trova una chiesa, dedicata a Santa Barbara e Santa Brigida, del XV secolo. Costruita tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo per conto di GiovanBattista e Maffeo Suardi, affrescata da Lorenzo Lotto nel 1524 (tranne l'abside opera di un anonimo nel 1502) nella quale è ritratta l’intera famiglia dei commissionanti. Notevoli sono gli affreschi riguardanti passi del Vangelo e la vita delle due sante a cui la chiesa è dedicata. All’esterno di essa vi sono tombe di importanti esponenti della famiglia: una è di Lanfranco di Baldino Suardi, potestà di Genova nel XIV secolo.
Ulteriori ristrutturazioni sono state eseguite dal conte Gianforte Suardi. Sempre in val Cavallina si possono ammirare costruzioni che possono far comprendere l’importanza di questa famiglia: a Gaverina Terme (nella frazione Piano) è ancora presente una torre, mentre poco lontano, a Bianzano, un castello da loro fatto erigere tra il XIII ed il XIV secolo, domina imponente il paesaggio sul lago sottostante».
http://it.wikipedia.org/wiki/Famiglia_Suardi (a cura di Paolo Moschini)
«La scelta dell'ubicazione del Castello di Urgnano sfrutta sicuramente il vantaggio della posizione strategica all'incrocio di due importanti vie di comunicazione la strada "Francesca" che giungeva da Milano e proseguiva verso Ghisalba, portando a Brescia e la strada 'Cremasca' che univa Bergamo a Crema. Il castello ha una struttura a pianta quadrata, con quattro torri agli angoli, con altre due sopra le porte d'ingresso. è circondato dal fossato, efficace difesa contro i nemici. E' realizzato interamente in cotto, secondo una tradizione che risale all'età viscontea. Ha due entrate, una nel lato nord e si apre nel corpo del massiccio torrione posto a guardia del ponte levatoio; il secondo ingresso si apre nel lato opposto nel corpo dell'altro torrione. Delle due torri angolari rimane solo quella a nord-est mentre quella a sud-est crollò completamente nel 1968. L'area complessiva interna è divisa a metà: sul lato ovest il cortile, sul lato est il giardino pensile, dove vi sono nove statue nane caricaturali, tipiche espressioni del grottesco Settecento.
Il castello di Urgnano venne costruito nel febbraio del 1354, dopo che il governo del Ducato di Milano, morto Luchino Visconti, era passato nelle mani del fratello Giovanni, arcivescovo della città stessa. Il castello fra il '300 ed il '400 fu teatro di lotte fra le fazioni che si combatterono in questo territorio. Alcuni decenni più tardi i veneziani occuparono la rocca di Urgnano che poi venne cinta d'assedio dalle truppe del duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti e nel 1391 fu costretta alla resa. Divenne di proprietà di Venezia nel 1428, quando Bergamo passò spontaneamente sotto il dominio della Repubblica della Serenissima. Nel 1454 la val Camonica ed il bergamasco divennero in potere di Bartolomeo Colleoni che in disaccordo con Venezia era passato temporaneamente sotto la bandiera di Francesco Sforza. Alla morte di Bartolomeo Colleoni, il castello passò alla famiglia degli Albani, in particolare quello che lasciò maggiormente il segno nella storia del castello fu G. Gerolamo Albani (1509-1591) che divenne cardinale in seguito, dopo la morte della moglie con cui aveva avuto sette figli. Educato alle lettere greche e latine,e aveva studiato a Padova con i migliori maestri dell'epoca, dimostrò sempre una propensione per il diritto Canonico e civile in cui si laureò a pieni voti. Nel 1529 fu inisignito del titolo di "Cavaliere Aurato" dal doge di Venezia Andrea Gritti e ricevette molti privilegi dall'imperatore Carlo V.
Un episodio molto importante della
vita del castello fu quando la città di Bergamo in periodo d'inquisizione fu
protagonista del sorgere di un moto ereticale. Papa Giulio III inviò allora a
Bergamo un suo emissario, Fra Michele Ghisleri (che diventerà Papa egli stesso
con il nome di Pio V), con il compito di verificare tali sospetti, in
quest'occasione Frà Ghisleri rischiò di essere assassinato nella notte del 5
dicembre 1550. Riuscito a fuggire, trovò riparo nel Castello di Urgano, presso
G. Gerolamo Albani, che lo ospitò in gran segreto. A testimonianza di tale 'soggiorno',
oggi rimane una lapide posta sopra la porta della scala di accesso al torrione
nord questa circostanza, al frate Ghisleri sarà determinante negli eventi che
andiamo a raccontare per la sorte del Conte bergamasco. Frà Ghisleri venne
eletto papa con il nome di Pio V e fu il papa della Battaglia di Lepanto,in cui
i cristiani vinsero sui Turchi. Venne santificato nel 1710 da papa Clemente XI.
Intanto un'avvenimento drammatico aveva turbato la vita della famiglia Albani. I
figli di G. Gerolamo, G. Francesco e G. Domenico, furono coinvolti in un
omicidio, nel 1563, aiutati forse anche dall'altro fratello Gian Domenico,
maggiore responsabile, che fuggì a Ferrara dalla sorella Lucia e poi in Francia,
mentre gli altri due fratelli, che avevano preso parte all'agguato mortale, Gian
Francesco e Gian Battista Albani, furono arrestati nella loro casa. G. Gerolamo,
il padre, si fece arrestare a Venezia.
Seguì un processo lungo, in cui alla fine vennero emesse varie condanne,che
prevedevano il bando perpetuo per G. Domenico e la morte qualora si fosse
ripresentato nei territori veneziani; G. Francesco venne confinato a Retimo in
perpetuo e G. Battista per cinque anni a Cherso,dopodichè sarebbe stato bandito
in perpetuo dalle terre veneziane. Il Conte padre fu confinato in Dalmazia, a
Lesina, per cinque anni.
Quando nel 1566 fu eletto papa Pio V, il conte Albani, terminato il periodo di
confino, andò a Roma dal suo vecchio amico cui aveva dato ospitalità nel 1550.
Il papa Pio V non si dimostrò ingrato e,anzi, lo nominò governatore della marca
di Ancona. Nel 1570 il papa lo elevò alla sacra porpora cardinalizia con il
titolo presbiteriale di S. Giovanni ante portam latinam. A questo punto,
Venezia, nel 1571, tolse infatti il bando; la stessa cosa fu fatta nei confronti
dei suoi figli. Il cardinale Albani godette di tale considerazione in ambito
Vaticano da essere proposto ben due volte nel Conclave come papa,ma non venne
eletto. Morì nel 1591 e fu deposto nella Basilica di S. Maria del Popolo a Roma,
lasciando ai posteri molti scritti. La rocca di Urgnano rimase ai conti Albani
fino al secolo scorso quando passò alla famiglia Fuzier. Fu poi dei Sala, dei
Gelmini e infine del Comune».
http://www.icastelli.it/castle-1238161504-castello_albani_di_urgnano-it.php
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