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di Lawrence M.F. Sudbury

  

A volte, leggendo i testi di storia antica e altomedievale, parrebbe quasi che la nostra visione, riguardo a determinati periodi storici, non sia poi molto diversa da quella dei nostri antenati latini: il mondo finisce là dove finiva l'Impero (o, prima di esso, dove finivano gli stanziamenti consolidati delle popolazioni mediterranee) e si allarga là dove l'Impero si espandeva. Niente di più.
In questo modo, però, si rischia di avere una visione limitata del mondo antico e, soprattutto, di avere improvvise sorprese, con la comparsa di questo o quel popolo che non si capisce bene da dove derivi.
ScitiE' quello che capita spesso, ad esempio, quando si trovano menzionati  per la prima volta nella storia greca gli Sciti, ovviamente visti come barbari, provenienti da un non meglio specificato oriente più o meno misterioso e mai visti nel loro sviluppo storico..
In realtà, però, gli Sciti erano, secondo parametri un po' più moderni, un antico popolo iraniano di pastori nomadi a cavallo, per molti versi tutt'altro che "barbaro", che in tutta l'antichità classica ha dominato la Steppa dell'area Ponto-Caspica oggi nota come Scizia, per poi essere inglobato nella grande ondata sarmata. Certamente, dunque, meriterebbe un approfondimento ben maggiore di quello che, normalmente, nel comune eurocentismo che domina la nostra storiografia, viene loro concesso.
  • LE ORIGINI MISTERIOSE
SciziaGli studiosi sono soliti classificare la lingua degli Sciti come parte del ceppo irano-orientale: si pensa, quindi, che  essi abbiano avuto origine dall'Asia centrale e, in particolare, dalla regione definita "Iran Maggiore" (attuale Persia), dalla quale si sarebbero distaccati durante il periodo di espansione verso le steppe settentrionali degli Irani intorno al 1000 aC. [1]
Secondo Sulimirski, forse il maggiore studioso di questo popolo, Erodoto, da cui, come vedremo, ci vengono la maggior parte delle informazioni sulla fase più antica della storia scitica, fornisce una rappresentazione sostanzialmente corretta dei loro sviluppi, non fosse che il grande storico greco sapeva ben poco della parte orientale della Scizia e, a tratti, sembra confondere popoli diversi [2].
Secondo Erodoto, i Persiani antichi chiamavano tutti gli Sciti  "Saca" (Erodoto. VII, 64) ma la  loro tribù principale, gli "Sciti Reali", che occupavano la zona centrale del territorio poi noto come "Scizia" (Erodoto. IV, 20), si autodefiniva "Skolotoi", che, secondo Oswald  Szemerényi (che ha dedica un lungo studio all'etimologia di tale termine [3]) semplicemente significava, dall'antico indo-europeo "* skuza", "Arceri" (da cui deriverebbe l'odierno termine iraniano "Ishkuzi").
Quando scrive, comunque, Erodoto segnala tre possibili versioni riguardo alle origini degli Sciti, ma ritiene più probabile la seguente: Areal Uralico - Scita"Gli Sciti erranti un tempo abitavano in Asia, e, dopo aver combattuto con insuccesso contro i Massageti, decisero di  abbandonare le loro case, attraversarono l'Aras ed entrarono  nella terra di Cimmeria". [4]

Lasciando da parte Erodoto, sappiamo con certezza che, intorno al 676 aC, gli Sciti (guidati da un tale Ishpaki), in alleanza con i Mannei, attaccarono l'Assiria (il gruppo appare per la prima volta negli annali assiri, sotto il nome "Ishkuzai", in quel periodo) ma, secondo un breve passaggio dell'iscrizione di Esarhaddon, l'Impero Assiro riusci a sconfiggere l'alleanza. La successiva menzione degli Sciti si trova in testi babilonesi che li pongono in Media e, poi, in alcuni scritti antico-persiani e greci arcaici che li collocano nelle steppe tra i fiumi Dnepr e Don, mentre Giuseppe Flavio, in seguito e con un tocco di fantasia, li farò discendere da Magog, nipote di Noé [5].
Mummia scitaCercando di interpretare queste scarsissime testimonianze letterarie e archeologiche, gli studiosi contemporanei hanno sviluppato due teorie principali. La prima, come visto con Sulimirski, segue Erodoto nel ritenere che gli Sciti fossero un gruppo iranico proveniente dall'Asia interna, mentre una seconda scuola di pensiero suggerisce uno sviluppo autoctono nella steppa pontico/caucasica, sostenendo che essi sarebbero emersi da gruppi locali della "Cultura  di Timber Grave" (ampiamente associata con i Cimmeri). Questa seconda teoria sembra recentemente supportata da elementi antropologici di prova dai quale è emerso che i crani sciti sono assai simili proprio a quelli ritrovati Timber Grave, mentre risultano distinti da quelli "Saca" della dell'Asia centrale [6].

  • UNA LUNGA STORIA
In realtà, anche Erodoto collega, in qualche modo, Sciti e Cimmeri, ma vede questi ultimi come una tribù distinta e autoctona, espulsa dagli Sciti stessi dalla costa settentrionale del Mar Nero (Erodoto 4,11-12).
Lo storico greco distingue, piuttosto, (Erodoto 4,6) la popolazione in quattro grandi tribù: gli Auchatae, i Catiaroi, i Traspiani e i Paralatae (o "Sciti Reali" di cui si è già fatta menzione). Soprattutto, in tutta la sua opera egli distingue specificamente  tra gli Sciti nomadi del sud e gli Sciti agricoli a nord.
Emissari Sciti presso il Re DarioSempre secondo Erodoto, nel 512 aC, quando il re Dario il Grande di Persia attaccò gli Sciti, l'imperatore sarebbe penetrato nella terra scitica dopo aver attraversato il Danubio, ma gli Sciti nomadi sarebbero riusciti a frustrare i disegni dell'esercito persiano lasciandolo marciare attraverso l'intero paese senza attaccarlo, fino a che le truppe imperiali giunsero al  Volga e furono costrette a ritirarsi  per mancanza di approvvigionamenti.

Di fatto, tra V e II secolo a.C., gli Sciti devono aver conosciuto una grande prosperità: già nel V secolo, Erodoto stesso distingue tra una Scizia Minore, che comprende le odierne Romania e  Bulgaria, e una  "Scizia Maggiore", che si estendeva per  20 giorni di viaggio ad est  dal Danubio, attraverso la steppe orientali dell'odierna Ucraina fino al  bacino del Don meridionale. Tenendo conto che il Don (allora chiamato Tanais), rappresentava una delle più importanti vie commerciali del tempo, è altamente probabile che proprio dal suo controllo gli Sciti abbiano ottenuto l'altissimo grado di ricchezza che, stando ai manufatti rinvenuti, li caratterizza. Tale ricchezza, comunque, potrebbe essere dervata anche dal florido commercio di schiavi provenienti dalla Grecia settentrionale che avveniva nei porti del Mar Nero quali Olvia, Cherson e Gorgippia, noti anche per la compravendita di grano, greggi e formaggio, sempre provenienti dalla Grecia [7].

Strabone (c. 63 a.C. - 24 d.C.) riferisce che il re Ateas riuscì, nel IV secolo a.C., ad unire sotto il suo potere tutte le tribù che vivevano tra il Mar d'Azov e il Danubio e iniziò una espansione verso ovest  che lo portò in conflitto con Filippo II di Macedonia (che regnò dal 359-336 aC): quest'ultimo mosse, dunque, contro gli Sciti e li sconfisse in battaglia nel 339 a.C.. Ateas morì nello Re scitascontro e il suo impero si disintegrò: è probabile che, a seguito di questa sconfitta, i Celti siano riusciti a scacciare gli Sciti dall'area balcanica, mentre a sud della Russia si stava sviluppando una tribù affine, quella dei Sarmati, che avrebbe in seguito preso il sopravvento [8].

E', comunque, certo che, al momento del racconto di Strabone (primi decenni del primo millennio d.C.), gli Sciti di Crimea avevano creato un nuovo regno che si estendeva dal basso Dniepr al Crimea, dopo che i  re  Skilurus e Palakus avevano mosso guerra a Mitridate il Grande (che regnò dal 120-63 aC) per il controllo del litorale di Crimea e dei porti di Cherson e del Bosforo.
Loro capitale era la città di Neapolis Scitica (più o meno alla periferia della moderna Simferopol), distrutta in seguito, a metà del 3 secolo d.C., dai Goti [9].

Indo-ScitiNel frattempo, nel II secolo a.C., un gruppo di tribù scite, oggi conosciuto come "Indo-Sciti", era migrato in Batriana, Sogdiana e Arachosia, per esservi  poi scacciati dai Cusci (che occupavano l'area prima della migrazione unna): intorno all'85 a.C., guidati dal loro re Maues, tali gruppi si sarebbero, di conseguenza, diretti verso il  Punjab e il Kashmir, dove abbatterono  il regno degii Indo-greci al  tempo di  Azes II (che regnò circa  tra 35-12 a.C.) e si insediarono, creando uno stato che, dunque,  portava, ancora nel V secolo d.C., la presenza Scita dall'Europa centrale all'India [10].

Verso la  fine dell'Era Antica la nozione di etnia scita di fa via via più vaga, andando ad includere numerosi popoli della Steppa del Ponto-Caspica, indipendentemente dalla loro lingua, tanto che come "Sciti", Prisco, un emissario bizantina a Attila, indica addirittura gli alleati di quest'ultimo che Eunapio, Cladiano Claudio e Olimpiodoro indicano invece come "Goti". In realtà, proprio le migrazioni gotiche avevano, già nel II secolo, portato Sciti e Sarmati più vicino alla frontiera romana, e all'inizio del Medioevo, le migrazioni turche emarginaranno sempre più i "Saka", fino a condurli ad una completa assimilazione linguistica [11].
  • MIGRAZIONI E MEMORIE
Etnia ScitaAnche se gli Sciti in senso stretto possono essere in gran parte scomparsi dal I secolo a.C., i Romani dell'Est hanno continuato a parlare in modo convenzionale di "Sciti" per designare sia tribù e confederazioni Germaniche che cavallieri barbari nomadi eurasiatici. Così, ad esempio, i  Sarmati (compresi Alani e persino Osseti) vengono considerati come Sciti in senso lato in quanto parlanti lingue iraniche nord-orientali e fonti bizantine (forse a partire addirittura dal Patriarca Fozio) fanno riferimento ai razziatori Rus che attaccarono Costantinopoli circa nel 860 d.C. come "Taurosciti" a causa della loro origine geografica e malgrado la mancanza di qualsiasi relazione etnica con gli Sciti.
E' forse a causa di questa imprecisione nell'uso del termine che, in molte nazioni europee, si fa riferimento ad una origine scita di parte della popolazione. Così, in Irlanda, Edmund Spencer ha parlato di una origine scitica dei Chefest che vi si stabilirono probabilmente in contemporanea con gli ultimi nuclei celti; in Polonia, il cronista del XV secolo Jan Dlugosz fu il primo a collegare il preistoria della Polonia con i Sarmato-Sciti, e la connessione è stata ripresa da altri storici e cronisti e, nei secoli XVII  e XVIII, molti stranieri consideravano il Russi come discendenti degli Sciti.
ScitiAllo stesso modo, alcune leggende di Pitti, Gaelici, Ungheresi, Serbi e Croati (tra gli altri) parlano di origini scite, il secondo paragrafo della "Dichiarazione di Arbroath" del 1320  i nobili scozzesi ritengono la la Scizia antica patria degli Scozzesi  e alcuni  autori sostengono che Sciti figurano nella formazione dell 'impero dei Medi e anche dell'Albania. Persino Gregorio di Tour arriva ad affermare che forse i Merovingi, come Sicambrii, avevano origine in  un ramo Scita-Cimmerico.
In realtà, però, gli unici popoli odierni  che, per le loro caratteristiche fisiche (in particolare l'alta statura rispetto ai vicini ) possono ad oggi vantare una ascendenza  sono Osseti, Pashtun, Kazaki e Jakuti [12]
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Sciti

NOTE:

(1)  E.V. Cernenko, A. McBride, Scythians 700-300 B.C., Osprey Publishing  1983, p. 24.
(2)  T.Sulimirski, "The Scyths" in I. Gershevitch  (a cura di), Cambridge History of Iran, Cambridge University Press1985, V.II, pp. 149-99.

(3) O. Szemerényi, "Four old Iranian ethnic names: Scythian - Skudra - Sogdian - Saka", in  Sitzungsberichte der Österreichischen Akademie der Wissenschaften 371,  Scripta Minora 1980, V.IV, pp. 2051-2093.
(4)
Erodoto, Storie, V.IV, 6.2.
(5) A. Karasulas, A McBride, Mounted Archers of the Steppe 600 BC-AD 1300, Osprey Publishing  2000, passim.
(6)  Ivi.
(7)  T. Talbot Rice, The Scythians: Ancient Peoples and Places, Frederick A. Praeger 1958, pp. 102-118.
(8)  Strabone, Geografia, V.XI, 8,11.

(9)  A. Karasulas, A McBride, Citato, pp. 196 ss.
(10) J.E. Van Lohuizen-De Leeuw, Scythian Period: An Approach to the History, Art, Epigraphy, and Paleography of North India from the First Century B.C. to the Third Century A.D, Munshirm Manoharlal Pub. 1995, passim.

(11)  A. Karasulas, A McBride, Citato, pp. 237 ss.
(12) A.D. Smith, The Ethnic Origins of Nations, Wiley-Blackwell 2009, passim.

    

    

©2009 Lawrence M.F. Sudbury

     


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