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pag. 43 - a c. di R.L. |
...VADO A PREPARARMI E SCENDO SUBITO...
Normanni e Svevi in una storia a fumetti
(a cura di Astrid e R.L.)

«Adoro i fumetti, e riconosco agli autori di quelle storie ispirate a fatti reali la necessità di manipolare un po’ gli episodi per renderli più accattivanti, più adatti al genere fumetto, per colpire meglio la fantasia di chi legge, specie i bambini, affinché alcuni concetti possano essere comunicati con maggior forza. Ma a volte, forse (?!), si esagera.
Ho letto un fumetto a tema storico: belli i disegni, ma i testi qualche volta…
Giudicate voi da alcune delle didascalie:
1) «Nel 1085 il Guiscardo muore e viene sepolto a
Napoli».
Ma Roberto il Guiscardo non è sepolto a Melfi? Il Normanno era morto fuori dei suoi domini, nel tentativo di accrescerli attaccando l'attuale Albania, all'epoca parte integrante dell'impero bizantino. Dobbiamo immaginare (ed apprendere) che, riportando la salma nei suoi possedimenti, qualcuno l'avesse "sbarcata" e temporaneamente "appoggiata" a Napoli, che non faceva neppure parte del ducato di Puglia? Con tutti i porti che c'erano in Puglia?!

2) «Stupido! Ecco cosa sei
Ruggero. Non meriti di essere né mio figlio e né mio schiavo, per cui ti
ucciderò».
Nessuna pietà, in questa vignetta, per il Ruggero figlio di Guglielmo I (sarà poi detto, senza troppi demeriti, "il Malo"): il padre prima lo chiama "stupido", lo rinnega come figlio, lo valuta meno di uno schiavo, poi decide (non sempre "e figlie so' piezz' e core") di ucciderlo con la sua stessa spada. Terribilmente "medievale"! Crudeltà per crudeltà: noi che cosa dovremmo fargli, a questo Guglielmo, per quel terribile «e né»? E che cosa dovremmo fare al suo secondogenito e successore Guglielmo II (sarà poi detto, senza troppi meriti, "il Buono"), che si mette ad arringare il «popolo» - in una scena che sembra un incrocio tra un comizio da un balcone (di piazza Venezia?) e una riunione condominiale... - con un democratico e familiarissimo «miei cari», e con la promessa (ahi, quanto attuale!) di «alleggerire le gabelle»?
3)
«Tancredi ed Enrico VI riescono a controllare un periodo lungo e
tormentato. Spunta Federico Barbarossa che grazie al comportamento del Papa
riesce abilmente ad acquistare il regno senza spargimento di sangue,
attraverso le nozze di suo figlio Enrico con Costanza figlia illegittima di
Ruggiero».
Ma Federico Barbarossa era «spuntato» indubbiamente prima di Enrico VI, suo figlio; anche nelle vicende italiane. Inoltre il Barbarossa non
«spunterà» praticamente mai nel regno di Sicilia proprio grazie a quell’accordo matrimoniale, oltre che
per altri problemucci suoi.
Tancredi ed Enrico VI, poi, non mi pare che siano riusciti a «controllare» il periodo seguito alla morte di Guglielmo
II. Anche perché, ferocemente in lotta l'uno contro l'altro, sono per
l'appunto la causa principale della situazione conflittuale e di crisi
che caratterizza quel «periodo tormentato».
4)
«Qualche anno prima Ruggero II, per volere del Barbarossa, fa sì che
Costanza ed Enrico si unissero in matrimonio».
Ruggero II, da dove? Dall’oltretomba? Visto che era morto prima che la figlia Costanza
venisse alla luce!
Che volessero scrivere invece Romualdo II (il vescovo salernitano che rappresentò
re Guglielmo
II all'incontro di Venezia: fu in quell'occasione che si stabilì il matrimonio tra Costanza ed
Enrico), invece che Ruggero II? La frase, così, avrebbe maggior senso.
Non basta: è difficile accettare l'immagine di una Costanza che qui appare fanciulla, e comunque più giovane del marito; era vero il contrario, ma ormai un lifting non si nega più a nessuno... Nulla da dire, invece, sugli abiti che Costanza ed Enrico indossano già verso la fine del secolo XII: rigorosamente rinascimentali. è noto infatti che gli Altavilla e gli Svevi precorrevano i tempi: non a caso sono i genitori di Federico II.
5)
Un’altra tavola del fumetto che mi strappa un sorriso (ma la giustifico con le esigenze “fumettistiche” su esposte) è quella raffigurante
Giovanni da Procida e messer Capece.
Didascalia: «Giovanni da Procida, avendo bisogno per la sua iniziativa bellica di uomini armati chiede aiuti a messer Capece»;
fumetto emesso da Giovanni: «Vengo da voi, messer Capece, perché la corona ha bisogno dell’aiuto vostro e di altri nobili
valorosi»;
fumetto (in risposta) che esce dalle labbra di messer Capece: «Vado a prepararmi e scendo
subito».
Nella tavola successiva il cavaliere appare con indosso tanto di armatura, ripulito (pure la barba sembra più curata), più bello, con un’espressione fresca e riposata...
Ricordate il cartone animato giapponese
Goldrake, degli anni ‘70? L’eroe che conduceva Goldrake si lanciava in un tunnel, una sorta di scivolo per la biancheria sporca o per l’immondizia, come ce n’erano in alcuni condomini, e durante la discesa, in pochi secondi, si ritrovava magicamente vestito ed equipaggiato per l’impresa? Che roba del genere esistesse già nel
Medioevo, o anche da prima, come la
pizza? Se sì, si potrebbe ripristinare qualcosa di analogo? Specie per le donne che, si
dice (e qualcuno confermerà certamente), impieghino troppo tempo per prepararsi ad uscire.
Al di là dei testi, la mia impressione è che originariamente questo lavoro consistesse di molte più tavole e che la storia fosse narrata in maniera più omogenea in capitoli più lunghi e completi, e che il volume ora in commercio sia stato compilato prendendo alla rinfusa solo alcune parti dell’opera.
Ma, ripeto, è una mia impressione. Non so se ci siano fatti a conferma.
Il titolo dell’opera è: La storia di Salerno a fumetti
dalle origini ai moti rivoluzionari repubblicani
Edizione: Publiarte Promozioni
Testi (per molti altri aspetti apprezzabili) di Lazzaro Romano
© aprile 2004