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pag. 35 - a c. di R.L.


TORCITOland!

(di Paul Arthur, Giuseppe Resta e Livio Romano)

 

A proposito di un altro incredibile progetto di un «parco a tema» che si vorrebbe realizzare in Puglia, presso la masseria Torcito di Cannole (provincia di Lecce), sul sito di un villaggio altomedievale, ancora una volta con un massiccio utilizzo di fondi pubblici...

Pare che il parco, con un investimento iniziale di euro 88.900.000,00 che dovrebbe impegnare il lavoro di 231 persone e interessare «a regime, un milione e mezzo di visitatori l'anno», comprenderà una superficie coperta di 12.600 mq (padiglioni), più altri 1.300 (Géode), e una superficie scoperta di 20.000 mq (lago).

Il professor Paul Arthur, docente di Archeologia medievale nell'Università di Lecce, che quel territorio ha sottoposto a ricognizioni e indagini, giustamente lamenta che «il tutto è farneticante, ma in linea con le grosse speculazioni che sfruttano la parola cultura per scopi puramente economici». E ci ha inviato la denuncia, che qui pubblichiamo e facciamo nostra, di questo ennesimo monstrum. Seguono sul tema due interventi, il primo dell'architetto Giuseppe Resta, il secondo dello scrittore ed ecologista Livio Romano.

 

IL MEDIOEVO DI TORCITO


«Esiste un gran vuoto nella storia del Salento. Corrisponde, grosso modo, ai 500 anni della dominazione bizantina quando appunto, prima della conquista normanna dell'undicesimo secolo, questo territorio era sottoposto a Costantinopoli. Negli ultimi anni è stata soprattutto l'archeologia praticata dall'Università di Lecce ad avviare una lettura di quel periodo quando nacquero, prima dell'anno Mille, i numerosi piccoli centri che tuttora caratterizzano la provincia di Lecce, spesso in qualità di capoluoghi comunali. Il lavoro di ricostruzione storica sarà lungo e arduo e dipenderà, in primo luogo, dalla nostra capacità di riconoscere, tutelare e valorizzare i resti materiali disseminati nel territorio.

Con l'assistenza finanziaria dal Consorzio Universitario Interprovinciale Salentino (CUIS), è stato avviato da parte del Dipartimento di Beni Culturali dell'Università un censimento delle testimonianze di età medievale nelle tre province salentine. Fra le poche testimonianze del periodo bizantino rinvenute, quelle nei pressi di Masseria Torcito (Cannole) sembrano di particolare importanza, dimostrando che il casale di Cerceto, attestato, per la prima volta nel 1274, nei Registri Angioini, era, in verità, già in esistenza più di mezzo millenio prima (VIII-IX secolo circa). Doveva possedere una o più chiese, di una ci è pervenuta l'intitolazione a S. Elia. Sono noti vari feudatari, compresa la famiglia de Castelli, che possedete pure feudi ad Andrano, Bagnolo ed Acquarica di Lecce nel corso del Trecento. Le testimonianze archeologiche dell'insediamento medievale tuttora visibili consistono, attualmente, in due gruppi di tombe scavate nella roccia, entrambe saccheggiate parecchi anni fa. Il villaggio medievale non è sopravissuto al XVI secolo ed ora gli alquanto preziosi, oltre che labili, resti sono sepolti sotto i terreni posti nelle vicinanze della masseria seicentesca, che divenne fulcro del feudo dei Personé. Solo un accurato progetto di archeologia li potrà recuperare e valorizzare nel loro giusto contesto storico ed ambientale, fornendo valore aggiunto all'esperienza di visita a Torcito. 

Preoccupa, perciò, il sentir parlare e leggere della proposta di un progetto per la creazione di un parco a tema che rischia di sconvolgere le tracce sopravissute, invece di far tesoro dell'inedito capitolo di storia locale e mediterranea che il luogo naturalmente ci propone. Solo chi si occupa quotidianamente dell'archeologia salentina ha una percezione dell'entità della distruzione delle testimonianze materiali che il Salento ha subito in questi ultimi decenni, a stregua del progresso, con il vero rischio di non poter mai più ricucire la nostra storia.

La valorizzazione delle caratteristiche storiche ed ambientali locali di Torcito, magari comprendendo anche quelle del vicino villaggio medievale e masseria seicentesca di Anfiano, sempre nel Comune di Cannole, potrebbe essere condotta efficacemente attraverso la costituzione di un ecomuseo. Il sistema ecomuseale, che tanto successo ha riscosso in Piemonte, ed altri territori d'Europa, negli ultimi anni, è più consono sia alla valorizzazione del luogo stesso di Torcito, sia alla filosofia del recupero delle caratteristiche e delle identità locali promossa dall'Unione Europea. Ma qualsiasi soluzione si decida di adottare per la valorizzazione di questa parte ancora ben preservata del Salento, mi sembra preferibile puntare sull'offerta spontanea del territorio, che ci aiuterà a sostenere quel quadro variopinto che è l'Europa, piuttosto che a progetti tesi a massificare artificialmente la cultura. Tali artificiosità possono, eventualmente, trovare sfogo nelle aree già severamente deturpate (aree di cava o discariche), dove azioni di bonifica sarebbero alquanto opportune (intanto la Pro Loco segnala uno sbancamento di parte dei resti di età bizantina in data 23 giugno (vedi foto in basso), per realizzare un parcheggio...)».

Paul ARTHUR
Docente di Archeologia Medievale, Università degli Studi di Lecce.

 


 

TorciTo? No, grazie!


«Sento e leggo di molti che hanno scoperto il Salento da pochi anni e se ne sono innamorati. Io ci abito da quarantacinque anni - dalla nascita - e ancora non lo conosco! 

"La Terra del rimorso e dell'incanto" mi presenta sempre nuovi panorami, nuovi profumi, magie, turbamenti, tensioni, asperità, distensioni, colori, orizzonti, pietre… cultura! Ogni spostamento all'interno delle strade meno battute, così anche in quelle consuete, diventa un Viaggio. Diversa e magica, questa Terra, ad ogni ora del giorno. Ogni condizione di luce le fa cambiare carattere, sia che ci sia l'untuoso scirocco che la tagliente tramontana. Il Viaggiatore la legge così, stupefatto. Così legge le case bianche di calce e tufo, le stanze a volta profumate di legno e pietra, gli orti dipinti di verde sulla rossa terra, i fiori ridondanti dalle banchine stradali, le acque turchesi, l'odore forte del timo. 

Il Viaggiatore non vuole né ha bisogno di megastrutture tecnologiche che riassumano falsamente l'autentico che c'è intorno. Il Viaggiatore visita il Salento perché cerca l'asprigna essenza della terra vera. Non farebbe mille chilometri in più per scivolare su acquascivoli o per godere dell'ariacondizionata del diorama del paese che, altrimenti, ha già attorno: si fermerebbe nella Riviera di Romagna (la Romagna dell'interno è invece autentica, intrigante, gioiosa ed ospitale come, e forse di più, del Salento!). Lì troverebbe l'Italia in miniatura l'acquario marino le onde finte le superdiscoteche a tema. Perché fare mille chilometri in più?

Perché i nostri politici cercano di investire sull'effimero quando si potrebbe investire a lungo termine sull'essenza vera di questa Terra? Sono della cultura del "tanto bello da sembrare finto"? Sono accesi amanti di bambole gonfiabili? Perché non si investe sul restauro e sulla tutela? Perché costruire pietra finte in vetroresina quando menhir, dolmen, specchie, castelli, masserie, chiese, grotte e cuneddhre vengono lasciate nell'incuria e nell'oblio? Non sarebbe meglio preservare e valorizzare il Vero anziché inventarsi il Falso? Per carità: il falso lasciamolo a chi le cose non le ha! Impariamo a migliorare la fruibilità del nostro patrimonio, non abbandoniamolo per crearne uno finto.

Il Parco lo abbiamo già: basta guardarsi attorno con il distacco del Viaggiatore, con la curiosità della scoperta, con l'amore per il proprio sangue. Il Parco c'è ed è diffuso. VALORIZZIAMOLO. I benefici ricadrebbero su tutti e non solo su di una rapace società d'affari. Il Sud Tirolo, l'Umbria, la Toscana hanno mai "escogitato" una "trovata" simile?

Già a Bari si è (forse) sventato l'altro megaparco neotemplare, ma fintomedievale, di Kanam; ora tocca mobilitarsi per quest'altra follia a Lecce? La strada che si sta prendendo potrebbe essere pericolosa.

E se si creasse, per esempio, da qualche parte, sperduto in una macchia incontaminata, un finto Palazzo dei Celestini, tutto in vetroresina, con Consiglieri e Giunta robotizzati, dalla faccia di gomma vera, tanto efficienti, programmati e preparati da non cedere alle lusinghe delle Arpie del Capitale e alle Sirene dell'effimero investimento? 

Che ne pensate? Forse, questo, non sarebbe un danno...».

Giuseppe RESTA
Architetto, Galatone (Lecce)


 

IL PARCO DI TorciTo

 

Quando qualcuno, la scorsa estate, mi raccontò di questo baraccone che vogliono fare a ridosso di Otranto, pensai subito che fosse l’ennesima trovata comica del simpatico interlocutore che mi trovavo davanti a cena e che per tutta la sera aveva deliziato i commensali coi suoi racconti di battaglie a difesa dell’ambiente salentino. 

Purtroppo però il luna park che dovrebbe attirare milioni di visitatori, questa specie di agghiacciante miniatura delle bellezze pugliesi con annessi laghetti artificiali e negozi a centinaia e parcheggi e affini amenità hi-tech, è un progetto bello e buono che giace sui tavoli degli amministratori provinciali e che parrebbe prossimo - altro che battute - a una sua concreta realizzazione. 

Suvvia, amici della sinistra. 

Quale bizzarro ragionamento vi ha indotti a sostenere una simile follia? Attraverso quali riferimenti economico-sociali siete arrivati alla conclusione che un circo delle meraviglie piazzato, manco a dirlo, nel bel mezzo di un territorio incontaminato e ricco di storia e preistoria, possa essere il volano per lo sviluppo turistico del Salento? 

Davvero non riesco a credere che gente in gamba e avvertita come quella che compone la Giunta Provinciale possa aver architettato un bruttura del genere. Non eravamo noi che predicavamo lo sviluppo sostenibile, il recupero del patrimonio storico e architettonico che il Salento possiede già, le strutture a basso impatto ambientale da mettere in rete fra di loro e far funzionare tutto l’anno cercando di attirare un turismo di qualità? 

Non era la sinistra che combatteva le mega strutture che squarciano le nostre coste per il diletto e il profitto di pochi ricconi e quasi nessuna ricaduta occupazionale? 

Ma sul serio un architetto postmoderno in cerca di bonzi nelle periferie dell’Europa può convincere un numero cospicuo di bravi e fin qui accorti amministratori che metter su una contraffazione architettonica, e delirare di farlo in uno dei posti più suggestivi d’Italia, sia La Soluzione Finale al problema della ricettività turistica? Io già mi immagino i risolini di scherno che emetterà il mio amico olandese innamorato del Salento. 

Da quelle parti recuperano pure un’aia del diciannovesimo secolo sperduta fra le campagne e ci portano corrierate di turisti in mutandoni e canottiera. 

Figurarsi noi che abbiamo una tale densità di Bellezza e Arte cosa potremmo realizzare se seguissimo l’esempio dei Paesi progrediti.

Una diecina d’anni fa, durante un viaggio in Marocco, fra i tanti prodigi esotici che ci portarono a vedere, alla nostra guida Mustafà venne la brillante idea di concludere il tour in una specie di baraccone holliwoodiano di impressionante estensione dentro al quale c’era, in piccolo, tutto l’immaginario mediorientale. 

Dalle povere criste che dimenavano il ventre davanti agli americani ai cammelli che ti portavano verso un deserto posticcio con tanto di oasi e fontane e palme in pvc. 

Dal piccolo suk con i venditori di spezie si passava poi, attraverso un tunnel tutto cielo azzurro e stelle e luna d’oriente, dritti verso un ristorante pieno di suonatori di tamburi e giocolieri e, a richiesta, nel menu, potevi persino avere pastasciutta e hot dogs. 

Se andavi fuori a prendere aria potevi mirare imponenti torrioni a due dimensioni come le quinte cinematografiche che riproducevano moschee, palazzi imperiali, castelli berberi. 

Fu un’esperienza che alla massa di forestieri, perlopiù yankee, pareva eccitante e dilettevole. 

A noi lasciò un senso di straniamento e di rabbia verso quella guida che ci aveva fatto sprecare una notte del nostro viaggio per visitare una simile robaccia. 

E qualche mese fa, lo scrittore Gabriele Frasca e il sottoscritto, capitammo su un trenino da golf che correva all’impazzata su una sconfinata piana vicino a Cagliari, di proprietà del Presidente del Consiglio, dentro alla quale erano stati costruiti rivoltanti nuraghi in miniatura col pratino inglese intorno e le piscine a due passi e gli immancabili vecchietti sardi che nelle sale da pranzo, gilè nero e camicia bianca, intonavano canti d’altri tempi al ritmo dance che emanava un campionatore alle loro spalle per il sollucchero di una trentina di pischerle di Parma abbronzatissime in gennaio come si può esserlo alle Seichelles. Gabriele Frasca, mentre cercava di non far cadere la valigia e si teneva a me per non rovinare su quel suolo di ciottoli (verosimilmente in plastica), co’ ‘sto tipo che guidava il trenino e che per accompagnarci nelle nostre camere trottava fra i viali a una velocità molto vicina ai centocinquanta chilometri orari, mi guardò e disse: “Stanlio, cosa diranno le nostre mogli? Pensano di averci spediti a un serio convegno su Letteratura e Mercato Editoriale e noi ce la stiamo spassando a Honululu”. 

Per carità, amici della sinistra: desistete da questo progetto dissennato. 

Alcuni seri notabili emiliani che hanno trovato appagamento e relax in una serie di case estive dalle parti di Tricase, tempo fa hanno messo su un comitato che si propone di valorizzare non i pur Grandiosi e Magnifici Monumenti della nostra terra, bensì proprio l’edilizia popolare, quelle nostre casette bianche a terrazza, quelle dimore contadine che stanno per essere spazzate via dall’oscenità dilagante delle piastrelle da bagno utilizzate come rivestimento esterno o dalla recente moda delle balaustre in pietra leccese con vialetto in pietruzze scintillanti al chiarore dei lampioncini di plastica smerigliata. Pensano di comprare una qualche bruttura, di convocare tutte le testate televisive e giornalistiche, e di far saltare in aria con la dinamite l’obbrobrio stesso a mo’ di dimostrazione pedagogica di vasta risonanza massmediatica. 

Noi non racconteremo di Torcito ai signori bolognesi. Son capacissimi di farsi dare dei miliardi da una frotta di industriali settentrionali, e di comprarselo, il luna park vicino a Otranto, nella sciagurata ipotesi lo si dovesse sul serio realizzare. Indi son capaci, questi amici, di inscenare la più grossa demolizione, sempre a scopo pedagogico, che la storia italiana ricordi. 

Preferiamo pensare - e  qualcosa ci dice che avverrà così - che quei soldi verranno spesi in maniera più savia.

Livio ROMANO
scrittore ed ecologista

articolo già presente sul sito www.lavocedinardò.it  e pubblicato sulla "Gazzetta del Mezzogiorno"
    

   

   

© luglio 2003

   


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