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pag. 33 - a c. di R.L.


Pompeyland!

segnalato da Leonardo Perretti

 

Pompei rinasce come Disneyland
(di Angela Zoppo, MF, 23 aprile 2003)

«Se ne era parlato, e parecchio, un paio di anni fa, quando per il progetto di un parco a tema, che facesse rivivere l'antica Pompei com'era prima dell'eruzione del Vesuvio, si era mobilitata anche l'Unione europea, dando via libera a un finanziamento intorno ai 70 mld delle vecchie lire, circa 35 milioni di euro, poco più di un terzo dell'investimento complessivo. Poi, più nulla o quasi, fino a pochi giorni fa, quando la Pompei tech world, la spa costituita proprio per realizzare quel progetto, è tornata alla ribalta mettendo in cantiere un primo aumento di capitale e promettendo un rapido avvio dei lavori, se arriveranno le autorizzazioni definitive della regione Campania e delle altre amministrazioni locali coinvolte.

L'assemblea dei soci chiamata a deliberare la ricapitalizzazione dovrebbe tenersi il prossimo 20 maggio (in seconda convocazione). Il capitale verrà prima abbattuto da 103 mila euro a 20 mila, a copertura integrale delle perdite del bilancio 2002. Quindi, verrà ricostituito con un'iniezione di mezzi freschi per 2 milioni di euro. La parte del leone spetterà al gruppo metallurgico Abate, che alla sua quota iniziale del 35% ha aggiunto anche quella del 20% detenuta dalla Domenico Moras & C. costruzioni, controllata del gruppo Impregilo. Gli altri azionisti sono la società napoletana Cosmofilm (15%), che però potrebbe a sua volta cedere la partecipazione, Carmine Salvatore (25%), che è anche amministratore unico di Pompei tech world, e Giampaolo Guarino (5%), entrambi legati al gruppo Abate. La ricapitalizzazione in programma è solo un primo passo. Secondo gli accordi con il commissario Ue, Mario Monti, infatti, la prima rata del finanziamento, da erogare in tre tranches, "è subordinata a un aumento di capitale da parte dell'impresa per 27 mln di euro".

Ricreare Pompei, ricorrendo alla realtà virtuale e ad altri effetti speciali, costerà circa 90 milioni di curo. Il progetto del parco, che dovrebbe sorgere accanto al sito archeologico, fa parte del contratto d'area torresestabiese per la riqualificazione dei vecchi insediamenti industriali dismessi, compresi quelli inquinati e collocati in aree degradate, come ricorda la stessa Ue. Perché il cantiere possa partire, garantiscono alla Pompei tech world, mancano soltanto gli ultimi passaggi tecnici. Uno riguarda proprio la completa bonifica dell'area, un ex sito industriale, dove sono stati rilevati residui d'amianto. Sulla carta, il parco a tema prevede la realizzazione di una sala con 450 posti per la proiezione di filmati in 3D, un teatro con maxi-schermo e simulatore (un impianto simile c'è al Caesar palace di Las Vegas), il Virtual game center per viaggi virtuali nell'antica Pompei, un museo virtuale degli scavi e un cinema multisala. Nel parco, che sarebbe il primo del genere nel Mezzogiorno, ci sarà spazio anche per attrazioni che con l'antica Pompei hanno poco a che fare, come lo Shuttle park, che ospiterà i modelli delle navette spaziali. I sostenitori del progetto prevedono un flusso di visitatori stimato in oltre 2 milioni l'anno e la creazione di circa 300 nuovi posti di lavoro».

Dal sito Patrimoniosos.it

Pompei: riprende quota progetto per parco a tema virtuale
(D. T., Ansa, 23 aprile 2003)

«Se ne parla da anni, ma ora sembra riprendere quota il progetto per la realizzazione di un grande parco a tema a Pompei, con ricostruzioni virtuali dell'antica città romana e attrazioni più moderne. La Regione Campania attende per la prossima estate il progetto definitivo della struttura: poi dovrà cominciare l'iter per le necessarie autorizzazioni urbanistiche, e finalmente si potrebbe dare il via ai lavori. Al progetto - che sarà attuato da una spa appositamente costituita - sta lavorando l'architetto Francesco Venezia.

Secondo le prime anticipazioni - delle quali da' conto oggi 'Milano Finanza' - il parco, da realizzare sull'area di un ex sito industriale, dovrebbe comprendere una ricostruzione virtuale dell'antica Pompei, una sala cinematografica dove proiettare pellicole tridimensionali e forse anche un cinema multiplex. ''Non c'è ancora nulla di definito - spiega l'assessore regionale all'Urbanistica, Marco Di Lello - anche se sappiamo che il progetto completo dovrebbe arrivare prima dell'estate. Da parte nostra ci siamo impegnati ad abbreviare il più possibile i tempi per le autorizzazioni''. Tempi che varieranno, e di molto, in base all'impatto del progetto: se bastasse una variante urbanistica sarebbe sufficiente un atto amministrativo, se fosse necessaria la variante paesistico-ambientale dovrebbe pronunciarsi il Consiglio regionale, con un iter sicuramente più lungo. La Regione non è direttamente coinvolta nel progetto, che era previsto fin dal 1998 all'interno del contratto d'area torrese-stabiese: ''L'iniziativa - assicura Di Lello - è comunque coerente con il piano di sviluppo del territorio che la Giunta sta portando avanti. Pompei è uno dei sei grandi attrattori culturali della Campania cui abbiamo destinato ingenti risorse, per uno sviluppo che valorizzi le risorse dell'ambiente, dell'arte e dell'archeologia''». 

Dal sito Patrimoniosos.it


FERMIAMOLI!

Inviamo alla redazione di Patrimoniosos.it una mail con questo testo:

ALLA REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS.IT

Ho appreso, dal vostro sito e da quello di storiamedievale.net, l'esistenza di un progetto per realizzare a Pompei, presso l'area archeologica, un parco tematico che, oltre alla ricostruzione virtuale dell'antica città, comprenderebbe attrazioni varie, tipo Disneyland o Las Vegas, compreso un incongruo "Shuttle park che ospiterà modelli delle navette spaziali".

La mia indignazione per questo ennesimo esempio di speculazione economica e di mcdonaldizzazione della cultura riguarda anche il fatto che il progetto verrebbe realizzato in parte con fondi pubblici, con un finanziamento di circa 35 milioni di euro, poco più di un terzo dell'investimento complessivo, garantito dall'Unione Europea. 

Contemporaneamente, diminuiscono drasticamente i finanziamenti pubblici verso le istituzioni culturali, del mondo della scuola e della ricerca, al punto che ci sono strutture che, come alcuni Archivi di Stato, non riescono nemmeno più a pagare le bollette dell'elettricità e le tasse sulla spazzatura, e rischiano la chiusura.

Vi chiedo di farvi portavoce di questa indignazione e promotori di una battaglia presso l'opinione pubblica per fermare il progetto che trasformerebbe Pompei in una "Pompeyland", anche proponendo una petizione che mi impegno sin d'ora a sottoscrivere.

Firmato:

 

 

Quali sono i punti cruciali della questione? Due, tra gli altri: la concezione, che si va sempre più diffondendo, del bene culturale, del documento/monumento, della stessa storia, come merce; e il finanziamento pubblico come irrinunciabile sostegno di iniziative private. Su quest'ultimo aspetto (fermo restando che l'iniziativa privata ha il pieno diritto di realizzarsi, nel rispetto di fondamentali e condivisi parametri sociali e culturali, oltre che giuridici), non si può rinunciare ad una gerarchia di investimenti pubblici che privilegi innanzi tutto, appunto, il "pubblico", a partire dalle istituzioni deputate alla tutela e alla trasmissione della memoria storica.

Perché si possa cogliere sino in fondo il senso di questa posizione e la drammatica gravità della situazione del "pubblico" privato di finanziamenti, mentre il "privato" accede a fette cospicue di finanziamenti pubblici per definizione, riportiamo qui di seguito l'appello lanciato qualche settimana fa (31 marzo 2003) da Carla Zarrilli, direttrice dell'Archivio di Stato di Siena (segnalatoci da Gabriella Piccinni, ordinario di Storia medievale nell'Università di Siena). Chi voglia sottoscrivere l'appello, può inviare una mail all'indirizzo: zarrilli@comune.siena.it

 

S.O.S. PER GLI ARCHIVI

«Drastici tagli alle spese hanno colpito in tutta Italia gli istituti archivistici - Archivi di Stato e Soprintendenze archivistiche - dipendenti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. 
Le riduzioni, che interessano soprattutto i capitoli di funzionamento, oscillano tra il 40 e il 60 % del fabbisogno, determinato dagli effettivi consumi di energia elettrica, gas metano, acqua, pulizia locali, tassa di nettezza urbana, manutenzione ordinaria degli impianti. Esse porteranno entro pochi mesi alla totale paralisi di tutte le attività istituzionali, ivi compresa l'erogazione dei servizi al pubblico. 
Sono in pericolo, quindi, le funzioni di tutela, di conservazione e di comunicazione della memoria storica, pubblica e privata, nelle sue straordinarie e molteplici articolazioni: dagli archivi delle persone, delle famiglie, delle comunità locali, fino a quelli delle istituzioni pubbliche e statali. Questa memoria, che costituisce il fondamento dell' identità nazionale, copre un arco cronologico ultramillenario che va, senza interruzioni, dal Medioevo ai giorni nostri e per essa il nostro Paese è famoso e ammirato nel mondo. Una vasta platea di utenti italiani e stranieri - studenti, ricercatori, professionisti, storici, cittadini - trova negli istituti archivistici indispensabili strumenti di lavoro e di conoscenza. Gli archivi, d' altra parte, sono essenziali anche per assicurare la conoscenza storica e quindi la tutela di tutti gli altri beni culturali, da quelli archeologici, a quelli librari, architettonici e artistici. 
La sorte di questo patrimonio documentario di inestimabile valore è ora in pericolo!! 
I responsabili degli Archivi di Stato e delle Soprintendenze Archivistiche, certi che si possa e si debba assicurare la continuità delle fondamentali funzioni di conservazione e di tutela svolte da questi Istituti, denunciano la gravità della situazione al Ministro e ai competenti organi del Ministero, affinché vi pongano rapidamente rimedio; diversamente, la chiusura degli istituti archivistici sarà di fatto inevitabile».

   

    

© maggio 2003

   


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