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pag. 22c - a c. di R.L. |
Papè Satan, papè Satan, aleppe!
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Dove si dimostra che Federico II, uomo del «tempo storico» e del «non-tempo storico», costruì Noncastel del Monte per farsi una corona in pietra

Presentiamo in questa pagina l'intervista di C. Z. a R. L. pubblicata su «la Repubblica» del giorno 30 agosto 2002, edizione regionale Bari. Le risposte dell'intervistato non hanno bisogno di alcun commento.

Castel del Monte, messe nere e Sacro Graal. R. L.: quante fantasie. La più famosa fortezza di Puglia è un luogo magico? Interviene il docente di Storia della Facoltà di Lettere.
Il Medioevo, questo sconosciuto. Un drappello di cavalieri nella notte del Solstizio di primavera
arrivò a Castel del Monte. Federico II avvolto in un mantello scuro li attendeva in una stanza segreta. Aspettava un dono prezioso: il «Sacro Graal», il calice con il sangue di Cristo. Un altro mistero, un altro mito su Castel del Monte, che per alcuni studiosi potrebbe essere lo scrigno della reliquia cristiana, ricercata dai tempi dei cavalieri della Tavola rotonda fino ai moderni Indiana Jones.Dopo le tesi di V. D., che legge il maniero come un
castello esoterico, collegato alla Stella Vega e sede delle riunioni segrete dell'Imperatore con gli ordini religiosi più importanti del tempo, e la risposta di G. L. che sostiene, invece, che Federico II addirittura non mise mai piede ad Andria, R. L., professore di Storia medievale alle facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Bari lancia una provocazione ai sostenitori delle tesi esoteriche:«E se Castel del Monte fosse semplicemente un castello?».
Insomma niente Sacro Graal, niente percorso iniziatico: niente di niente...
R. L.: «Lo stesso Medioevo è insieme un tempo storico e un non tempo storico. Rassegniamoci al fatto che non conosceremo mai il periodo che noi chiamiamo medievale. E lo stesso è per Castel del Monte».
Ma chi potrebbe aver portato il Sacro Graal nel Castello?
R. L.: «Questa è una domanda trabocchetto. Nessuno ovviamente. Perché il Sacro Graal non esiste. È un'invenzione letteraria (e questa espressione non è mia ma di un altro grande storico, Franco Cardini). E cioè un oggetto di natura letteraria, che ha delle importanti valenze simboliche per la cultura cristiana, ma non è un oggetto reale, né è possibile dire in quale posto sia. Per cui tutte le teorie sono delle fantasie letterarie e nient'altro».
E allora la pianta ottagonale e il numero otto, che per alcuni studiosi sono la prova che Federico II costruì questo castello con dei numeri "magici", per lei sono solo coincidenze?
R. L.: «No. Anche per me l'ottagono ha un valore simbolico, ma non lo cerco nell'esoterismo. La Cappella palatina di Aquisgrana ha pianta ottagonale».
E cosa c'entra...
R. L.: «È la cappella in cui Federico II (nato nel 1194 a Jesi, Ancona, e morto a Castelfiorentino, Foggia, nel 1250) fu incoronato re di Germania nel 1215, quando Castel del Monte non esisteva neanche. Il punto di partenza obbligato per ogni indagine su Castel Del Monte è infatti il 29 gennaio 1240, data in cui Federico II invia da Gubbio un mandato al Giustiziere di Capitanata, Riccardo di Montefuscolo, per richiedere il materiale necessario al completamento dell'actractum, cioè il tetto. E ottagonale, in rame dorato, è anche il grande lampadario che si trova nella cappella palatina di Aquisgrana che ha otto sportellini e otto torri. Chi l'ha fatto costruire? Il nonno di Federico II, cioè il "Barbarossa". Chi osserva questo grande lampadario dal basso ha l'impressione di vedere Castel del Monte».
Magia...

R. L.: «No. È più semplice: ottagonale è la corona Hohenstaufen. E Castel del Monte non è l'unico né il primo maniero ottagonale. Già gli Svevi un secolo prima di Castel Del Monte, cioè nel XII secolo, edificavano costruzioni ottagonali».
E questo cosa prova?
R. L.: «Prova che la fortezza di Andria non è una cosa unica, e quindi non è mitica. L'ottagono è il logo degli Svevi. Rappresenta il potere imperiale, come ha scritto lo storico Giosuè Musca: è la realizzazione in pietra del potere imperiale».
È un po' come togliere il fascino a un uomo, se cancella il mito, Castel del Monte diventa solo un bell'insieme di pietre, da catalogare e studiare sui libri di una scuola anche un po' noiosa.
R. L.: «Non si può fare la storia con il mito ma si può fare la storia del mito».
Giochi di parole.
R. L.: «No. Voglio dire che in tutt'Italia di castelli bellissimi ne abbiamo tanti, ma il più bello è proprio Castel del Monte perciò non ha bisogno di belletti o di invenzioni per essere valorizzato. Forse non tutti sanno che, quando è venuto in Puglia l'ispettore dell'Unesco, non voleva riconoscere il titolo perché aveva letto, in uno di questi libri esoterici, che nel restauro non si era tenuto conto dell'esistenza di una cupola d'oro. Per fortuna alla fine si è reso conto dell'errore».
Ma proprio nella visita guidata al Castello, le guide ufficiali parlano di percorso iniziatico e di misteri.
R. L.: «Le teorie suggestive piacciono a tutti, o meglio a molti. Ma possono incrementare il turismo uno o due anni, ma hanno un contraccolpo negativo cioè la diseducazione alla critica, alla storia».
Cosa dovrebbero dire, allora?
R. L.: «Che è un castello medievale, un maniero che condensa in sé molte delle strutture medievali: funzione simbolica, abitativa, rappresentativa, funzione militare e difensiva. E mi creda, è una teoria tutt'altro che noiosa, ma affascinante e piena di segreti. È storia».
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settembre 2002b