Sei in: Mondi medievali ® La memoria dimenticata. Microstorie

       LA MEMORIA DIMENTICATA

a cura di Teresa Maria Rauzino


  


Territorio della Difesa.

       

Denominazione e ubicazione

La Difesa della Regia Razza delle Giumente o Difesa Re è una contrada del comune di Cagnano Varano, da cui dista circa 5 km, ed è raggiungibile percorrendo una strada comunale, che parte all’altezza dell’attuale edificio-scuola superiore, passa davanti alla grotta di San Michele Arcangelo, prosegue per valle Sant’Angelo, e – dopo averla attraversata – si dirige verso San Nicola Imbuti, costeggiando la riva sud-occidentale del lago di Varano.

Questa tenuta boscosa, un tempo estesa Ha 1700 circa, è denominata anche Difesa di Cagnano, Difesa della Fascia, Difesa di San Giacomo, di Difesa dell’arca, anche se i cagnanesi la chiamano semplicemente con la voce dialettale Dufésa.

   

Cenni storici

Difesa Re, proprio perché occupa un posto particolare nella storia di Cagnano, merita un approfondimento. L’avvocato Luigi Pepe, nella sua interessante e puntuale monografia sull'argomento, afferma con certezza che nel XV secolo il feudatario di Cagnano di allora, Gian Paolo della Marra, volle cedere arbitrariamente parte del tenimento di Cagnano al re Alfonso d’Aragona.

Egli ricavò la terra in questione per una porzione dal feudo ecclesiastico di San Nicola Imbuti, che era posseduto dal Monastero di Santa Maria di Tremiti dal XII secolo, per una porzione dal demanio universale di Cagnano, e per una parte, infine, da terreni privati.

Il documento parla di «abuso feudale»: senza il consenso dell’università e dei cittadini, all’unico scopo di “donare” al re un fondo, dove far pascolare «la Regia Razza delle Giumente». In compenso, ai cittadini fu riservata la fruizione degli usi civici [legnare, pascere e raccogliere manna], l’esenzione dal servizio militare e dai tributi. Nel 1484 il re Ferdinando, confermando la cessione fatta al suo predecessore re Alfonso, fece trasportare la Regia Razza delle Giumente a Cagnano. Pochi anni dopo, però, il re Federico d’Aragona concesse il privilegio sulla regia razza a Troiano Mormile. In quell’occasione fu redatto un documento che indica così i confini del fondo:

le confine della Difesa di S. to Jacobo incominciano da capo la Valle del Lauro e passano abbasso cresta cresta sopra la grotta di S.to Leonardo e calano a Vado S. Angelo, et tirano sopra via e vanno alla confine di S.to Nicola dello Imbuto, et poi tirano e saglieno suso all’Ancarano fino alle cime delle Coste grande, et voltano cresta cresta per lo nido di Corvo et chiude alla valle del Lauro donde ebbero principio.

Nella seconda metà del XVII secolo, allorché la Corona attraversò momenti critici, la Difesa fu alienata dal Governo Regio, ritenuta inutile per la Regia Camera la spesa che si faceva nel mantenimento di detta «cavallerizza e razza» (come da dispaccio del re di Spagna e di Napoli 7 gennaio 1689). Essa fu quindi venduta col verbale di asta pubblica del 24 settembre 1692 in Regia Camera e da allora è appartenuta ai privati. La regia Razza delle Giumente ebbe perciò 208 anni di vita.

Nella prima metà del Settecento tale difesa, confinante da ponente con la difesa di Tremiti [San Nicola Imbuti] e a sud con Selvapiana demanio di Cagnano, dava la rendita di ducati 200 per fida erbaggi, 200 per estrazione di manna e 400 di fitto tra fertile e infertile, … per un totale di ducati 1333 e 10 once. «Arbustata con querce, elci, ed orna per uso di manna, utilizzata anche ad uso di erba», era allora posseduta dal Principe di Civitella e Duca d’Alvito, principi romani, detto anche Duca Zagaroli.

In un apprezzo si legge che «in essa difesa l’Università di Cagnano tiene lo iusso di legnare, cioè legna viva, cruci e legna morta da basso, e viene anche preferita la fida dell’orna». Che la difesa sia stata utile ai cittadini, per procacciarsi la legna da ardere, trova conferma in un documento del 1838, dove il relatore architetto forestale Avellino, affrontando il conflitto insorto tra pastori, parchisti e allevatori di animali grossi e minuti, e accennando all’economia forestale, evidenzia che i cittadini di Cagnano non avevano bisogno della legna dei parchi, dato che per soddisfare le loro necessità era sufficiente quella raccolta nei boschi dei Forquet e dalla Pallavicino, nuova proprietaria di Difesa Re. 

Nel 1774 la Difesa Regia, «in gran parte coverta di alberi selvaggi e orni», era destinata al pascolo degli animali grossi, che vi trascorrevano l’inverno, e alla produzione della manna. Il documento dice che essa aveva un’estensione di 70 carra, ma aggiunge che la misurazione fu difficile per l’alpestre situazione di alcuni luoghi, per la qualità delle spine e macchie che vi sono intorno agli alberi, che rendono i luoghi infrequentabili. Secondo i periti, la Difesa avrebbe potuto soddisfare in inverno il fabbisogno di 500 vacche dando una rendita annuale di ducati 500, oltre ad una rendita di 75 ducati per fida di manna, esigendo 5 carlini per soma sulla fida. Al netto delle spese per la custodia, l’esazione e l’amministrazione, dava un introito di 525 ducati annui, mentre l’intera proprietà della difesa fu stimata ducati 17.500. Il documento informa, inoltre, che essa è stata da sempre data in affitto 

a cittadini del luogo, o per uso dei propri armenti o per fare negozio con altri, ad un prezzo via via in ribasso, con un estaglio [variazione] che negli anni si è ridotto da 600 a 400 ducati, dato che veniva poco curata. Qualora il possessore avesse fatto tagliare le spine e macchie, avrebbe però reso di più.

L’avvocato Pepe, nel 1929, evidenziava che il fondo, di natura demaniale universale, era in gran parte boscoso e pieno di fratte; aggiungeva che vi erano stati anche ottimi terreni, dove erano prodotte grandi quantità di frumento, però poi un incendio «forse per malizia» aveva distrutto tutto.

Territorio della Difesa.

  

La questione della Difesa

La Difesa fu oggetto di donazioni e contese per secoli, fin dal 1515 per l’esattezza, quando la famiglia Mormile aveva ottenuto il feudo in beneficio e si era scontrata con i diritti e gli interessi degli affittuari, il Comune di Cagnano e la Regia Corte.

Da sempre le questioni prioritarie erano state due: chi poteva vantare il diritto di proprietà su quei terreni [la Regia Corte, il monastero di Santa Maria di Tremiti, il Comune o i feudatari di Cagnano]; se e quali usi civici fossero, comunque, garantiti ai cittadini di Cagnano.

La prima questione si trascinò fino al 1900, quando qualcuno ancora avanzava il dubbio che il fondo fosse parte del demanio. Varie sentenze, però, in passato avevano stabilito che il legittimo possessore della zona fino al 1692 fu la Regia Corte, dopo di che essa fu proprietà di privati: i Loffredo, il principe d’Ischitella, il Duca d’Alvito, la Contessa Pallavicino e i suoi eredi, i Marefoschi. In merito al secondo punto, numerosi documenti ribadirono il diritto degli usi civici dei cagnanesi:

in detta Difesa l’Università teneva lo jusso di legnare, cioè legna viva dalli cruci, e legna morta da basso, era inoltre preferita nella fida dell’orna ai forestieri;

avendo bisogno di frasche ed altri legnami per uso della pesca ed altro, [i cittadini] si erano sempre serviti degli alberi situati nel territorio, e i boschi di qualsivoglia possessori sito nella giurisdizione;

i cittadini di Cagnano vi presentano gli usi civici di legnare a vivo e a secco per uso proprio, di raccogliere le ghiande ed altri frutti, per estrazione anche per tutto uso.

Va evidenziato, inoltre, che la Difesa confinava con la riva del lago di Varano e che era percorsa dall’unica strada che, passando per san Nicola Imbuti, giungeva a Sannicandro. Ecco dunque sorgere un’altra controversia: la strada passava rasente la riva del lago o distante da esso?

Consultando i testi si vede che con il tempo nel lago di Varano il livello dell’acqua si era abbassato, lasciando emergere una fascia di terreni paludosi. Proprio su quella fascia tra Vado Sant’Angelo e monastero di San Nicola Imbuti i pescatori di Cagnano avevano costruito gli approdi, le capanne, gli spanditoi e un piccolo porto. Una sentenza del tribunale di Lucera nel 1902 costrinse i pescatori a sgombrare l’area occupata [circa 25 ettari], accogliendo la richiesta dei proprietari, la famiglia Marefoschi.

A proposito della strada, nel secolo scorso sorse un altro dubbio ne prendiamo conoscenza da alcuni documenti del 1930 allorché era ridotta ad una mulattiera: ma era sempre stata tale o era ciò che rimaneva di un tratturo regio largo sessanta passi? In altre parole, lungo tale via si erano già consolidate delle usurpazioni? La questione non fu chiarita. Molti hanno opinato che la zona fosse attraversata da un tratturo di sessanta passi. L’avvocato Monti era della seguente opinione:

Nel 1750 si accenna ad un tratturo, ma esso è detto sempre “tratturo pubblico (Apprezzo), o “tratturo seu via publica (Rivela dell’Università). Cioè non si accenna mai a uno dei tratturi regi, da servire per le mandrie provenienti dagli Abruzzi, di sessanta passi, ma viceversa all’accezione più generica del vocabolo tratturo nel significato di via. Il che è confermato dal fatto che, in alcuni punti, attualmente non vi sarebbe la larghezza di sessanta passi fra il limite via mulattiera-Difesa Re e il Lago, e soprattutto dal fatto che un Tratturo regio per la Dogana della Mena delle Pecore non risulta in nessun documento del Regio Archivio e relativo di Foggia, né dai precisi Atlantici e piante per quanto ricerche minute io vi abbia condotto o fatto condurre.

Nella Relazione del 1545 è precisato che la via pubblica serviva per esercitare l’uso civico di pascere in Difesa San Nicola Imbuti, attigua a Difesa Re, e per esercitare la pesca nel lago, diritto riconfermato dalla sentenza della Commissione feudale nel 1810 e dalla Ordinanza Zurlo del 1811.

Perché tanto interesse per tale via? Era importante conoscere la tipologia della strada compresa tra Difesa Re e Lago di Varano, perché se essa fosse stata compresa tra i regi tratturi, la competenza di tutelare sui diritti dei cittadini sarebbe spettata allo Stato, mentre se fosse rientrata tra le vie del Comune, la tutela del pubblico passaggio sarebbe stata di competenza del Comune.

Secondo l’avvocato del Comune, Monti, la delibera della reintegra della via pubblica spettava sia al Regio Commissariato Usi Civici di Bari, sia al podestà di Cagnano, perché su tale via il diritto di pubblico transito coesisteva con gli usi civici suddetti. Allo stesso regio Commissariato e non al tribunale delle Acque interne affidava la competenza di aggiudicare sulla vertenza relativa al rilascio della parte della sponda del lago occorrente per l’uso civico e uso di pesca per i cagnanesi.

Attualmente la via in questione è pubblica e l’area sottostante è stata in gran parte colonizzata da cittadini di Cagnano, coloni e pescatori, i nuovi proprietari, che – dopo aver riscattato il proprio appezzamento di terra – hanno continuato a lavorarlo, praticando le colture orticole e olivicole ed esercitando la pesca nelle acque prospicienti. Con il loro attaccamento alla terra hanno prodotto miglioramenti all’economia familiare e tutela al territorio. Degli antichi orni, da cui si estraeva manna, e dell’antica foresta sono rimaste tracce nei luoghi più elevati di Difesa Re.

Dispiace, tuttavia, al viaggiatore autentico non poter approdare in riva alla laguna, per via delle recinzioni, mentre con un po’ di attenzione si sarebbero potuto creare degli spazi per consentire di accedere al lago e godere delle sue bellezze.                                          

            
               

©2006 Leonarda Crisetti

    


 Torna su

La memoria dimenticata: indice Home