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           MEDIOEVO TEMPLARE

    a cura di Vito Ricci


 

di Vito Ricci


1.1 Aspetti generali  -  1.2 Gli insediamenti  -  1.3 L'organizzazione


 

1.1 Aspetti generali

I Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone («Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis»), ordine monastico-cavalleresco fondato in Terra Santa nel 1118 (o 1119) da Hugues de Payns (o Payens), nobile dello Champagne imparentato con i conti di Troyes, o da Ugo de’ Pagani1, nobile dell’Italia meridionale originario di Nocera Inferiore, assieme ad altri otto cavalieri con lo scopo di proteggere i pellegrini, già dopo alcuni decenni dalla fondazione era presente in diverse regioni europee, tra cui la Penisola italiana.

Non si conosce con precisione quando l’Ordine del Tempio cominciò ad insediarsi nella nostra penisola: alcuni studiosi ritengono che il primo insediamento italiano fu a Messina nel 1131, altri nel 1138 a Roma presso S. Maria dell’Aventino, altri ancora a Milano a S. Maria del Tempio nel 1134. Dall’esame dei regesti diplomatici2 tuttavia emerge che nel 1130 la città di Ivrea assegnò ai cavalieri rossocrociati la chiesa di S. Nazario. Quindi sicuramente dopo il 1130, a circa dodici anni dalla costituzione, l’Ordine era già attivo in Italia. La prima testimonianza scritta che attesta la presenza dei Cavalieri nel regno di Sicilia risale al 1143 in una cronaca di Amando, diacono di Trani, che annota la partecipazione dei Templari ad una cerimonia religiosa.

La presenza dei Templari in Italia riguardava tanto le regioni settentrionali (ad esempio lungo la via Francigena, una delle arterie principali lungo le quali i pellegrini dalla Francia giungevano a Roma), quanto nelle regioni meridionali e, tra queste, un sicuro ruolo di preminenza fu svolto dalla Puglia per la posizione strategica occupata da questa regione da sempre crocevia tra Occidente ed Oriente.

La causa dell’espansione dei Templari in Italia è da ricondurre a due motivazioni principali: la viabilità terrestre e la possibilità di adoperare i porti, in modo speciale quelli della costa pugliese (Manfredonia, Barletta, Trani, Molfetta, Bari, Brindisi), per l’imbarco verso la Terra Santa dei pellegrini e dei Crociati ed il loro rientro, nonché per la spedizione di vettovagliamento e derrate alimentari alle guarnigioni templari in Outremer. L’espansione dell’Ordine (tra la seconda metà del XII secolo e la fine del XIII secolo) avveniva secondo una logica ben precisa tendente a privilegiare in primo luogo le località costiere per poi procedere verso l’entroterra. Secondo una stima approssimata per difetto, in Italia erano presenti almeno 150 insediamenti appartenenti all’Ordine del Tempio, di questi meno di un terzo si trovavano nella parte meridionale della penisola. La maggiore concentrazione di domus templari, molto probabilmente, era nella terra di Puglia ove, tra l’altro, aveva sede, presso S. Maria Maddalena a Barletta, il Maestro Provinciale da cui dipendevano tutte le case del Regno di Sicilia. Gli insediamenti dei Templari erano chiamati in Italia “precettorie” o “mansioni” a seconda della loro importanza, mentre in Francia prendevano il nome di “Commanderies”. Anche in Puglia l’espansione sul territorio delle case templari seguì la dinamica sopra esposta: dagli avamposti sul mar Adriatico i Templari cominciarono a penetrare all’interno del territorio pugliese e, in particolare, nelle fertili pianure della Capitanata nell’entroterra garganico e della Murgia in Terra di Bari.

 

1.2 Gli insediamenti

I cavalieri templari sovente alloggiavano in chiese minori, oratori, cappelle dipendenti da episcopi o cattedrali o in monasteri cui spesso erano annessi ospizi per l’accoglienza dei pellegrini. Grazie all’intervento dei pontefici il Tempio riusciva ad ottenere in concessione perpetua o temporanea immobili appartenenti ad Enti ecclesiastici dietro pagamento di un censo annuo. A volte erano gli stessi Templari a costruire delle chiese, anche se in Italia tale attività sembra essere alquanto ridotta. Ma è soprattutto grazie alle donazioni e ai lasciti dei benefattori che il patrimonio templare vide una rapida crescita sia nelle città che nelle campagne. Le domus templari italiane raramente erano isolate e sovente facevano parte di ecclesiae, con le quali finivano per confondersi. Le domus erano anche costituite nell’ambito delle mansiones, composte nella forma più elementare da un ricovero per i viaggiatori ed una stalla per i cavalli. Le domus-mansiones erano collocate nei centri di transito o confluenza delle principali correnti di traffici e pellegrinaggi che percorrevano l’Italia. La funzione assistenziale era altresì svolta grazie a domus con annessi degli hospitales.

Caratteristica comune a tutti gli insediamenti urbani è la loro collocazione al di fuori della cinta muraria. Le precettorie a volte erano delle vere e proprie fortezze difese da torri e alte mura. Si trattava di complessi autosufficienti che comprendevano di norma: una cappella (in alcuni casi vi era una cappella ad uso esclusivo dei fratres ed un’altra aperta al pubblico), le scuderie, la selleria, le fucine, l’armeria, il mulino, la cantina, il forno, i depositi per conservare le derrate alimentari, l’infermeria e l’ospitale, il cimitero e il vivarium (pescheria) ove si allevavano pesci, molto consumati dai Templari durante i periodi di astinenza dalle carni precedenti il Natale e la Pasqua.

Nelle zone interne della Puglia sorgevano grandi casali e masserie appartenenti al Tempio con notevoli estensioni terriere che prendevano il nome di grancie o grangie. Spesso le terre venivano affidate a dei concessionari (conductores) che provvedevano a lavorarla dietro il pagamento di un canone d’affitto, mentre nelle comunità più numerose erano gli stessi cavalieri a dedicarsi all’attività agricola. Le colture più diffuse erano il frumento (soprattutto in Capitanata) e l’olivo (nella Terra di Bari particolarmente rinomati erano le olive e l’olio della mansione di Molfetta, come risulta da alcuni atti dell’epoca); non mancavano la vite, diffusa un po’ ovunque nella regione, e i legumi. Accanto alla coltivazione della terra era diffuso anche l’allevamento del bestiame: da carne, da latte e da lana. La Murgia offriva ricchi pascoli alle cospicue mandrie di buoi e bufali appartenenti al Tempio. La produzione agricola era destinata al consumo interno delle domus pugliesi; le eccedenze venivano vendute e una parte del  ricavato era versato nelle casse della Sede Centrale sotto forma di responsiones. Nella seconda metà del XII secolo i cereali e i legumi pugliesi erano inviati agli insediamenti in Siria i quali, perdendo terreno a vantaggio dei Musulmani, divenivano sempre più dipendenti dall’Occidente per quanto riguardava i rifornimenti. 

Con la fine delle Crociate e la disfatta dei regni latini in Terra Santa venne meno la finalità istitutiva dell’Ordine templare, ovvero la protezione dei pellegrini e la lotta agli infedeli. Tornati in Europa, i Milites Christi, che nel frattempo avevano accumulato un immenso patrimonio fondiario e godevano di notevoli benefici e privilegi accordati loro nel corso del tempo dalla Chiesa, cominciarono a dedicarsi ad attività amministrative e finanziarie, prestando somme di denaro considerevoli a sovrani e pontefici: a loro si deve l’invenzione della lettera di credito che facilitava il movimento dei capitali da una nazione all’altra. Nel giro di breve tempo l’Ordine dei monaci-guerrieri diventò una potenza politica ed economica tale da suscitare le invidie sia dei laici che degli ecclesiastici. Sarà proprio il potere accumulato dai Templari a determinare la persecuzione dei cavalieri da parte del re di Francia Filippo IV detto il Bello, bramoso di mettere mano sul tesoro templare, e la soppressione dell’Ordine decisa dal pontefice Clemente V (1312) con la bolla Vox clamantis in excelso durante il concilio di Vienne.

Papa Clemente V

 

1.3 L’organizzazione

La struttura amministrativa dell’Ordine era articolata su un sistema a tre livelli tale da consentire un’amministrazione centralizzata e, al contempo, efficiente. Il livello più periferico e decentrato era costituito dalla Precettoria (Commanderie in Francia) o Convento o Commenda, a un livello intermedio vi era la Provincia, mentre la Sede Centrale dell’Ordine (prima in Terra Santa e poi nel quartiere del Tempio a Parigi dopo la perdita dei territori d'Oltremare) rappresentava il vertice della struttura.

L’unità di base dell’amministrazione era la Commenda, la cui creazione in una data zona era subordinata al possesso di proprietà da parte dei Templari in grado di consentirne l’esistenza e il mantenimento dei cavalieri. Ogni casa era retta da un ufficiale chiamato Commendatore (Commandeur in francese), Precettore o Priore (Praeceptor e Prior in latino), se era un Cavaliere (o in alcuni casi un soldato), o Abate (in latino Abbas) se apparteneva alla classe dei Canonici, che aveva la responsabilità amministrativa dei beni della domus ed era anche il superiore della comunità; spesso i precettori erano coadiuvati da un claviger o camerarius; inoltre, secondo i costumieri templari, il superiore del convento era tenuto a consultare i confratelli: ogni settimana si teneva regolarmente un capitolo se i membri della comunità erano più di quattro. Tali assemblee svolgevano anche funzioni giudiziarie e potevano infliggere sanzioni disciplinari.

Le precettorie erano raggruppate costituendo le Province anche se, talvolta, nell’ambito provinciale vi erano ufficiali intermedi con autorità su un complesso di conventi. Le province in genere coincidevano con i regni e i principati. Al vertice di ciascuna Provincia vi era un Maestro Provinciale o Gran Precettore che nominava i superiori dei conventi e, nelle province occidentali, riceveva una parte delle rendite delle commanderie. I Maestri Provinciali erano nominati dalla Sede Centrale e svolgevano compiti essenzialmente amministrativi come autorizzare o ratificare la stipula degli atti di compravendita, ricevere donazioni, effettuare permute, intervenire presso l’autorità pontificia o il potere politico per la soluzione di questioni giuridiche, intervenire nella soluzione delle controversie tra le domus templari o tra queste e altri Enti religiosi o ecclesiastici, presiedere alla cerimonia di ricezione nell’ordine dei postulanti; con frequenza annuale si tenevano dei capitoli provinciali a cui prendevano parte i superiori dei conventi durante i quali si discutevano i problemi della Provincia e lo stato delle singole mansioni. Il Magister si faceva aiutare nel governo della Provincia da vicari, procuratores, missi e nunzi. Il controllo da parte delle autorità centrali sulle Province avveniva mediante visite canoniche, con l’invio di un ufficiale, detto Visitatore,  in una o più sedi provinciali.

La direzione dell’Ordine, presso la Sede Centrale, spettava a un Gran Maestro eletto da una commissione di tredici fratres. Dalla fondazione (1118) all’arresto dei cavalieri (1307) si sono succeduti ventitré Gran Maestri, da Hugues de Payns (il primo) a Jacques de Molay (l’ultimo). Come tutti gli altri superiori anche il Gran Maestro era tenuto a consultare gli ufficiali principali dell’Ordine riuniti in un Convento Centrale. Altro organo di governo era il Capitolo Generale costituito dai confratelli indicati dalle province. Probabilmente tale assemblea generale dell’Ordine si riuniva una volta l’anno, nominava gli ufficiali più importanti e si ritiene che emanasse le modifiche alla Regola.

Per quanto riguarda la penisola italiana, essa era divisa in due unità amministrativo-territoriali: la parte centro-settentrionale e la Sardegna, detta provincia d’Italia o di Lombardia, e la parte meridionale, detta provincia di Apulia, che comprendeva tutto il regno di Sicilia, anche se alcuni storici ritengono che la Sicilia potesse costituire una provincia autonoma. Sino alla morte di Federico II, la Sicilia-Calabria ebbe una propria autonomia amministrativa e propri Maestri. A partire da Manfredi e sino a Carlo I d’Angiò le domus del regno di Sicilia furono rette da un unico Gran Precettore di Apulia-Sicilia.

Sicuramente, con la guerra del Vespro (1282) e con il passaggio della Sicilia agli Aragonesi (1302) l’isola cessò di dipendere dalla provincia di Apulia e il centro amministrativo dell’Ordine divenne Messina. Ciascuna provincia era retta da un Gran Precettore che aveva la propria dimora presso la casa madre della provincia. A S. Maria dell’Aventino (Roma) risiedevano i Maestri Provinciali della Lombardia, anche se, nel corso del tempo, questa domus perse d’importanza a vantaggio di quelle di Bologna e Piacenza; mentre a S. Maria Maddalena (Barletta) aveva la residenza il Gran Precettore dell’Apulia. Al di sopra dei Maestri Provinciali vi era un ufficiale responsabile per tutta la penisola chiamato Magister Totius Italiae.

Come già detto, a volte esistevano funzionari di rango intermedio con giurisdizione su un insieme di conventi che non costituivano una provincia. In Italia queste unità territoriali più circoscritte erano: Ducato di Puglia, Terra di Lavoro, Terra di Roma, Patrimonio del Beato Pietro in Tuscia, Ducato di Spoleto, Marca Anconitana e Marca Trevigiana. Nella provincia settentrionale i Gran Precettori, in particolare, e gli alti funzionari, in generale, provenivano dalla nobiltà locale; nel Regno di Sicilia c’era la prevalenza dei francesi, soprattutto dopo l’avvento della casa d’Angiò sul trono del regno di Napoli. Due Maestri delle province meridionali divennero Gran Maestri dell’Ordine: Armand de Peragors (1232-44) che fu Magister della Sicilia-Calabria nel 1229, e Guillaume de Beaujeu (1273-91), Magister Apuliae nel 1271.

La comunità-tipo della domus templare italiana era di solito molto ristretta ed era guidata da un Praeceptor o Prior, più raramente da un Magister e/o Minister. Il Precettore attuava le disposizioni impartite dal Magister Provinciale e amministrava il patrimonio della domus. Presso le comunità più importanti il Precettore era affiancato da missi, priores e yconomi.

Nei primi anni di vita dell’Ordine non esisteva distinzione di classi tra i Templari e il termine miles era usato come sinonimo di frater; i chierici erano ammessi come cappellani. Successivamente i membri laici vennero divisi in due classi distinte: i milites (cavalieri) e i servientes (soldati). I milites avevano ascendenza aristocratica, sovente si trattava dei figli cadetti dediti alla cavalleria secondo gli usi medievali; mentre per diventare servientes era sufficiente essere uomini liberi. All’interno del gruppo dei servientes si distinguevano i frère des mestiers, che di solito non partecipavano ai combattimenti, e si dedicavano ai lavori all’interno della mansione; e i servientes-rustici che erano di origine contadina e svolgevano mansioni bracciantili all’interno delle comunità templari, consentendo all’Ordine di coltivare e migliorare le proprie terre.

La presenza dei servientes-rustici era collegata all’estensione del patrimonio da coltivare e alle colture praticate e fra le domus con il maggior numero di tali serventi vi erano quelle della Capitanata; i servientes erano fratelli combattenti, distinti dai cavalieri per abito ed equipaggiamento. I cavalieri vestivano di bianco e portavano la croce patente rossa, i servientes indossavano abiti scuri. Nel governo dell’Ordine prevaleva l’elemento cavalleresco e gli ufficiali più importanti erano milites, tuttavia in Occidente, ove i cavalieri erano pochi, i servientes potevano assumere la carica di precettore. All’interno delle case templari spesso si trovavano uomini, noti come donati, che vivevano tra i fratres, condividendone la vita quotidiana, senza emettere i voti. Inoltre l’Ordine si avvaleva della collaborazione di servitori retribuiti.


NOTE

1 Come sostenuto da Domenico Rotundo in Templari, misteri e cattedrali, Roma 1983.

2 Cfr. Fulvio Bramato, Storia dell’Ordine dei Templari in Italia, vol. II: Le Inquisizioni. Le Fonti, 1994, p. 77.

  

  

©2004 Vito Ricci

    


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