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testi e foto a cura di Luigi Bressan

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Veduta dal lato sud dei resti del castello

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Gravina  Gravina

 

Lato sud: veduta del castello    Pianta

 

Lato sud: strutture addossate al muro  Lato sud: strutture esterne a perpedagno  Lato sud: finestra ad arco e tracce di preesistenti arcate  Lato sud: finestra ogivale

 

Lato ovest: pietra calcarea in evidenza  Lato ovest: resti delle pareti superiori  Lato ovest: finestroni ad arco del piano superiore  Lato ovest: finestrone ad arco sormontato da due finestre più piccole

 

Lato ovest: veduta dell'interno del cortile e dei resti del muro perimetrale  Lato ovest, interno: particolare di finestre strombate e finestrone ad arco  Lato ovest: i resti della sala del trono a pian terreno  Lato ovest, interno: resti di un camino e finestra strombata

 

Spigolo di nord-ovest: finestre ad arco  Lato nord  Lato nord: serie di archetti pensili

 

Facciata lato est  Ingresso lato est  Particolare dell'ingresso: traccia di arco ogivato e fori simmetrici  Lato est: finestra a losanga  Lato est: "oculo"

 

Gravina       

 

 

 

       


Epoca: prima metà del XIII secolo.

Conservazione: ruderi.

Come arrivarci: da Bari percorrendo la strada statale 96 Altamura-Gravina, quindi imboccando la strada statale 97 Gravina-Spinazzola: il castello è dopo circa un km, sulla destra.

    

Cenni storici.  

Il castrum di Gravina fu voluto da Federico II di Svevia sia come struttura di controllo sull'abitato e sul territorio, sia per rafforzare in area murgiana il suo sistema castellare (da ricordare che l'imperatore aveva a Gravina anche una domus, quasi certamente una struttura fortificata con compiti produttivi o di allevamento), sia infine come residenza per gli svaghi venatori. L'edificio, a pianta rettangolare (di dimensioni di circa 58 x 30 metri), costruito su due livelli utilizzando il tufo locale (mazzaro), privo di torri angolari ma circondato da un muro di cinta alto circa 30 metri, fu terminato intorno agli anni 1227-1231, secondo fonti trecentesche ad opera dell'architetto militare fiorentino Fuccio, e fu sede di periodiche riunioni della Curia federiciana inerenti l'amministrazione pubblica. In tal senso fu anche utilizzato successivamente dagli Angioini.

Un documento del 1309 ce ne descrive le strutture, citando tra l'altro anche una torre, oggi scomparsa, e una barca: segno dell'utilizzo di un vicino laghetto. La distanza dal centro abitato e la posizione isolata furono causa del lento ma graduale degrado del castello che, anche saccheggiato delle suppellettili marmoree e del materiale laterizio, andò definitivamente in rovina tra Seicento e Settecento. Sino al 1806 proprietà degli Orsini, quindi dei Pomarici-Santostaso, il castello fu da questi ultimi donato al Comune.

   

Testo di approfondimento

  

   

©2002 Luigi Bressan

   


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