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testo di Giuseppe Travaglini; immagini di Sergio Ialacci (tranne l'ultima)
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immagini: pag.
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scheda
cenni
storici
Immagini del castello
Il castello come si presentava prima dell'ultimo intervento
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Conservazione: struttura precaria.
Come arrivarci: dall'autostrada A14.
Con la sconfitta di Giacomo Caldora, Alfonso d'Aragona, nel 1442, prende la decisione di costruire una possente struttura difensiva con pianta trapezoidale sul promontorio conosciuto oggi con il significativo nome di "la Pizzuta".
L'intero impianto è di forma prettamente quadra e possiede cortine murarie di diverse dimensioni: quelle esposte a nord ed a sud sono infatti maggiori rispetto alle altre. I torrioni prendono forma dagli angoli ed arrivano alle stesse altezze delle rispettive cortine che rivelano una struttura composta da diversi materiali, come pietre di dimensioni eterogenee, mattoni e ciottoli.
Il mastio centrale fu volutamente abbattuto in una ristrutturazione risalente al XVI secolo per far posto ad una torre di dimensioni meno importanti, tuttavia, già nel secolo successivo, la fortezza incomincia a dare segni di disfacimento, passa di famiglia in famiglia; prima ai De Sanctis, poi con forma enfiteutica, ai Moro, quindi alla famiglia Massari, poi ai Teti che infine decidono di affittarlo come polveriera: una destinazione non proprio indovinata visto la natura franosa del terreno.
Nel 1946, proprio a causa di una frana, il castello perderà buona parte delle mura di nord-ovest peggiorando le già precarie condizioni dell'intera struttura.
Ad oggi poco o nulla è stato tentato per cercare di recuperare almeno le strutture portanti sopravvissute e siamo costretti a chiederci, ancora una volta, il perché di tanto lassismo nei confronti di una costruzione di notevole rilievo storico e culturale.
©2003 Giuseppe Travaglini e Sergio Ialacci; l'ultima immagine è tratta dal sito www.abruzzo.beniculturali.it.